Lunedì, 09 Marzo 2020 18:54

Qui bisogna fermare tutto il Paese!

Appello al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Unica soluzione per limitare i contagi e il collasso del sistema sanitario ed economico italiano

di Francesca Caggiati - Parma 9 marzo 2020 - La situazione è sfuggita di mano. Prendiamone atto. L’ultimo decreto entrato in vigore in pratica da oggi - al di là degli esodi incontrollati verso il sud del Paese nella finestra tra la sua approvazione e la sua applicazione e qualche ora di “bozza” - è comunque insufficiente ad arginare efficacemente la diffusione del coronavirus e lascia ampi spazi ai singoli di decidere quando è necessario o meno muoversi, continuare ad andare al lavoro e quindi a contatto con altre persone, anche prendendo delle “precauzioni” di distanza e di igiene personale come lavarsi le mani frequentemente e starnutire nella piaga del gomito. E questo non è accettabile. Non è accettabile in uno stato di emergenza come questo far passare il messaggio che “si ok è grave, però…”

Siamo seri una volta tanto, dimostriamo al mondo di essere responsabili, coscienziosi e consapevoli che la situazione non è grave, è gravissima e insostenibile con le attuali misure, troppo di manica larga e insufficienti per scongiurare il peggio.

Ormai i contagi sono ovunque, su tutto il territorio nazionale. Non possiamo tergiversare!

Come ha spiegato il Primario di Malattie Infettive dell’Ospedale Sacco di Milano prof. Massimo Galli - già a partire dai suoi primi interventi sulle reti televisive nazionali - il coronavirus “non è mai stata una semplice influenza”, si tratta di una malattia nuova e - anche se non è possibile stabilirlo a priori con precisione - nel 10-15% di popolazione adulta che si infetta sfocia in polmonite e in molti casi necessita di cure ospedaliere nei reparti di terapia intensiva. “In particolare gli anziani, ma anche giovani con patologie pregresse e altri motivi che non conosciamo, possono arrivare a non farcela.”

I morti sono già centinaia, diverse migliaia sono i contagiati conclamati e in cura - ricordiamo che medicinali specifici non ne esistono comunque, come non esiste un vaccino che possa prevenire i contagi nelle persone ancora sane.

È ora di starsene tutti in casa – come ho già scritto in un precedente articolo uscito ancor prima fosse divulgata la bozza del decreto che ha limitato gli spostamenti in Lombardia e altre 14 province –
https://www.gazzettadellemilia.it/parma/item/26838-siamo-in-stato-di-emergenza-sanitaria-piantiamola-di-raccontarcela-stiamo-in-casa.html
è ora di fermarci. Ma fermarci tutti quanti da nord a sud. Stiamo in casa, senza se e senza ma.

Nessun politico ha finora avuto il coraggio di dirlo chiaramente. Tutti succubi della paura che crolli l’economia, tutti focalizzati sul soldo – in primis i cittadini - più che sulla salute delle persone.
Sento il dovere morale, come giornalista, di appellarmi al Presidente di tutti gli Italiani, affinché – stravolgendo le regole e anticipando i tempi il più possibile – prenda in mano, in prima persona, questa situazione di emergenza ormai fuori controllo.

Auspico che il Presidente della Repubblica Italiana Sergio Mattarella, se non vuole farlo il capo del Governo, dica chiaro e tondo a tutti gli Italiani da nord a sud di stare tassativamente in casa e autorizzi solo gli spostamenti per il personale che lavora negli ospedali. Farmacie e supermercati attivi solo per consegne a domicilio con personale protetto e pochissime altre categorie come Esercito e Forze dell’Ordine.

Tre cose chiare mi auspico verranno dette:
- State tutti in casa
- Non preoccupatevi dei soldi, congeliamo tutti i pagamenti e garantiamo pensioni e stipendi per sopravvivere
- Fidatevi dello Stato e non appena sarà finita questa emergenza, troveremo il modo per far ripartire l’economia. Ve lo prometto!

Ora tutti fermi. Fino a nuovo ordine. Non sarebbe dittatura questa, ma coscienza e responsabilità. Sarebbe coraggio e volontà di voler salvare il salvabile per quanto è ancora possibile. È l’unico modo per superare questo evento epocale, essendo di esempio per il mondo intero.

Confido che le parole, di una sconosciuta giornalista di Parma, arrivino al Presidente Mattarella e che portino alla decisione che ritiene essere la migliore per il Suo e il Nostro Paese.

L'ultima disgustosa infografica della CNN è la conferma di una volontà di affossare l'Italia da parte dei nostri antichi alleati. Ormai, tra le vignette di Charlie Hebdo, piuttosto che del video di Canal+ o delle satire dei media tedeschi, siamo diventati un bersaglio troppo facile. E' ora di svegliarsi e rispondere colpo su colpo e dopo l'emergenza dettata dal coronavirus occorre ripensare seriamente alla nostra posizione nello scacchiere occidentale. Siamo pur sempre la settima potenza mondiale e la seconda manifatturiera europea.
 
Di Lamberto Colla Parma, 8 marzo 2020 - E' indubbio che il nostro Governo, nella questione coronavirus,  si sia mosso in modo assolutamente criticabile; inizialmente intervenendo in ritardo, concentrato come era  a polemizzare su ogni osservazione o provocazione dell'opposizione,  poi muovendosi nella comunicazione con la delicatezza di un elefante in una cristalleria.
 
Una comunicazione altamente distonica tra immagine e testo. Un premier, noto per l'eleganza della sua pochette a 5 punte,  stona e insospettisce quando si presenta in maglioncino tattico (alla Salvini per esempio) e si rivolge alla popolazione italiana dal bunker asettico e tecnologico della Protezione Civile.
 
Il  Bisogna stare calmi, che a molti ha riportato alla memoria il "stai sereno" di Renzi, perché le azioni preventive  messe in atto sarebbero state efficaci a contenere l'espansione del virus è stata percepita come una bufala quando, in  una bella mattina a Codogno in Lombardia, Vo' in Veneto e dintorni, la popolazione  si svegliò nella stessa situazione di Whuan: chiusi nei loro "ghetti" e  cinturati dalle forze dell'ordine. Nessuno più sarebbe potuto uscire e entrare dalle due zona rosse, mentre alle zone gialle, molte delle quali da oggi sono state promosse  a rosse, ovvero Lombardia, Veneto e Emilia Romagna, vennero imposte rigide prescrizioni in accompagnamento alla chiusura di scuole, teatri, musei, e sospese tutte le manifestazioni pubbliche e private, sportive e laiche.
 
A questo punto la popolazione è naturale che si isterizzi e si polarizzi in due fronti opposti,  entrambi giustificati ma altrettanto pericolosi per l'elevata instabilità sociale:
- Chi accoglie l'invito alla calma e si adegua un po' scettico su tutto questo can-can del governo e tra questi molti però nemmeno prendono in considerazione di adattarsi alla prudenza invocata;
- Chi invece non crede alle parole e si allarma per gli effetti concreti delle frequentissime comparsate di un Giuseppe Conte, impeccabile nel ruolo di "comandante in campo" ma con la pecca di non avere la situazione sotto controllo, troppo attento a giustificare il suo operato "sentiti i tecnici".

Un disastro comunicativo che ha rallentato enormemente l'adeguamento della popolazione alle più sane e responsabili modalità utili a affrontare una emergenza che mette a rischio  la vita di molti e non solo "degli anziani",  come per molti giorni hanno tento di giustificare pensando di ridurre l'allarme, sia navigati politici che giornalisti un po' distratti, come se gli anziani avessero minore dignità e diritto a una vita sana.
 
Insomma meglio gli anzianotti di altri, sembrava il messaggio sottostante.
 
Ma a fronte di questo teatrino ridicolo  c'era un servizio sanitario che si dimostrava impeccabile. Tamponi su tamponi, riorganizzazione di reparti, allargamento delle aree di clinica, apertura di triage esterni, ricerca scientifica sulle molecole del virus, richiamo dei medici e degli infermieri in pensione e inserimento dei medici militari, adattamento a turni infernali del personale medico e paramedico ai quali è stato chiesto sacrificio in termini di salute e di isolamento dagli affetti familiari.
 
Di fatto una reale emergenza improvvisa che ha quindi colto impreparata mezza Italia e gli ospedali stessi che si sono trovati decine e decine di pazienti alle porte, alcuni gravissimi, ai quali dare un'assistenza e nel frattempo a ricercare il fantomatico paziente zero.   Stranamente tutto partiva dal paziente numero 1, peraltro uno sportivo 38enne ancora in terapia intensiva.
 
Mentre gli ospedali si muovevano rapidamente verso il collasso per la concentrazione contemporanea di molti, troppi contagiati, ogni 12 ore un bollettino "di guerra" aggiornava sullo stato del contagi; degli infettati, dei morti e delle nuove zone aggredite dal coronavirus.
 
E così ci accorgiamo che dopo la Cina i malati si contavano praticamente soltanto in Corea del Sud, in Iran, e in Italia.
 
E guarda caso, come d'incanto, l'Italia diventa il bersaglio preferito di mezzo mondo e in tutto questo dall'Unione Europea il nulla, solo silenzio.
 
Un silenzio assordante, spaventosamente chiassoso. Un continente dove al solo contagiato Belga (ovviamente infettato a Lodi) si associavano circa 130 morti e 81000 contagiati tedeschi, ma di sola influenza, si sono preoccupati di dire, e i cuginetti francesi che invece avevano testato la malattia con soli 300 tamponi, gli stessi che nel medesimo periodo in Italia erano stati utilizzati nella sola provincia di Piacenza, si divertivano a schernirci come nella più classica delle tradizioni transalpine.
 
Canal+ se ne è uscito con quel vergognoso spot "Corona Pizza" di dubbia eleganza e nemmeno spiritoso come d'altra parte ben poco spiritose furono le vignette di Charlie Hebdo sul ponte di Genova, sul terremoto del Centro Italia, o di altri fumettisti sia francesi che  tedeschi (vedi la raccolta in gallery).
 
Il nostro tafazzismo è stato perciò accolto a braccia aperte dai nostri splendidi alleati per schiacciarci ancor più economicamente fingendo, con la complicità dei vertici della UE (Gentiloni compreso), di essere praticamente immuni dal coronavirus solo per il fatto di non averlo cercato.
 
Ma adesso l'inganno sta per uscire allo scoperto  in tutta la sua gravità e quel contagiato numero "zero" italiano non si trovava per il solo fatto che era un manager tedesco di 33 anni che aveva ereditato il virus (24 gennaio!!) da una collega di Shangai e poi portato all'interno del nostro territorio. Il sospetto è diventata certezza quando nelle scorse ore finalmente i tedeschi hanno ammesso di avere i focolai come in Italia e Francia e predisposto anch'essi la chiusura delle scuole e individuate le zone rosse nel Nordreno-Vestfalia.
 
E allora adesso basta! Di questa infame Europa non se ne può più. Complice nel silenzio pur di far piacere alla Merkel. Una Unione Europea sempre più simile a uno scassato condominio (Condominio Europa) con una pettegola per portinaia. 
 
Una UE, che sino a pochi giorni prima del virus, tutti sacrosanti giorni mandava in TV qualcuno a raccontare di quanti peli era composto il lato B di chiunque, preferibilmente italiano, che ogni tre per due imponeva nuove regole e sindacava su ogni parola che non fosse inquadrabile perfettamente nella classificazione del "politically correct", da oltre un mese tace su tutti i fronti e soprattutto non ha speso parola per il coronavirus.
 
Ci accorgiamo quindi che l'inutile e costoso apparato burocratico europeo aveva dimenticato di pianificare un protocollo di emergenza sanitaria e quel che è peggio non è intervenuta  a sostegno di una nazione in difficoltà rendendosi complice della negligenza "mortale" dei tedeschi, dei francesi e probabilmente di tutti gli altri paeselli dell'area di influenza germanica.  
 
Ebbene, ancora pochi giorni e il coronavirus si scoprirà diffuso in tutto il mondo e in Europa a portarlo sono stati proprio i tedeschi i quali, solo venerdi 6 marzo, hanno ammesso di avere circa 700 casi in 24 ore e che a portarlo non sono stati gli italiani.
 
Una ammissione tardiva che giunge all'indomani di una inguardabile infografica diffusa dalla CNN in cui vengono elencati i paesi infettati a partire dall'Italia.
 
Un danno di immagine e economico difficile da quantificare e soprattutto un danno alla nostra salute per aver taciuto dei loro focolai e conseguentemente per non essere intervenuti, almeno in misura analoga all'Italia,  a contenere il virus della cui aggressività reale si saprà solo fra qualche anno perché ora sembra classificato "TOP SECRET". Bocche cucite tra i medici e nessun comunicato stampa si è visto pervenire dalle ASL. Di risultati di autopsie non vi è traccia e tuto ciò fa pensare che sotto i ferri dei medici legali si sia trovato qualcosa di molto strano e forse sconosciuto, dalla forza devastante nell'area polmonare e bronchiale.
 
Supposizioni, ovviamente, ma legittimate dal silenzio inquietante che è calato sulla malattia e sugli effetti.
 
Alla fine di questo pesantissimo periodo si dovrà ripensare alla nostra posizione all'interno dello scacchiere occidentale, alla nostra posizione cooperativa nei confronti di una UE inutile e dannosa, arrivando a riposizionarci su posizioni autarchiche almeno per quanto concerne i prodotti strategici: agricoltura (latte compreso) di cui siamo altamente deficitari per avere ottemperato alle direttive socio economiche della CEE 159. 160 e 161 del 1972  e ai "Montanti Compensativi" a favore della Germania che poi diedero origine ai regolamenti sulle quote latte) e quant'altro fosse necessario per la nostra salute e difesa.
 
Infine sarebbe opportuno  fare la conta dei danni e chiedere il risarcimento anche ai vertici UE, per non essere intervenuti sul fronte sanitario e avere assecondato il mimetismo di Germania, Francia e degli altri Paesi  UE che hanno così penosamente mascherato la bomba sanitaria del coronavirus, pregiudicando il contenimento del contagio e favorendo il decesso, presumibilmente, di centinaia di migliaia di persone, anziani o meno che saranno, schernendo gli italiani che invece, con tutti i difetti sopra descritti, hanno affrontato da soli e responsabilmente, una emergenza epocale.

Links:
https://www.welfarenetwork.it/coronavirus-la-germania-ammette-abbiamo-focolai-come-italia-e-francia-20200307/ 
 
https://www.gazzettadellemilia.it/politica/item/18735-anche-il-die-welt-interviene-sull-italia-ma-se-pensassero-ai-problemi-loro.html
 
https://www.gazzettadellemilia.it/politica/item/7331-la-portinaia-del-condominio-europa.html
 
https://www.gazzettadellemilia.it/politica/item/26026-ciaone-italiani-prima-vi-spolpiamo-e-poi-ce-ne-andiamo.html
 
https://www.gazzettadellemilia.it/politica/item/26772-tafazzi-gongola-col-covinps-19-e-dimentica-il-referendum-costituzionale-del-29-marzo.html
 
https://www.gazzettadellemilia.it/cronaca/item/26812-germania,-cade-la-balla-dell-influenza-e-comunque-sono-stati-pi%C3%B9-astuti-o-quantomeno-discreti-di-noi.html
 
 

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Referendum, Partito Radicale denuncia RAI, Mediaset e LA7. Appello ai comitati referendari. Non accettate passivamente quanto sta accadendo

Bologna 5 marzo 2020 - Il Partito Radicale e la Lista Marco Pannella hanno inoltrato all’AgCom denuncia contro MEDIASET e LA7 che fanno seguito alla denuncia presentata due giorni fa contro la RAI.

Il silenzio mediatico sul referendum è oggettivo e prescinde dall’emergenza sanitaria del coronavirus, essendo pratica che ha accompagnato tutte le campagne referendarie, e tutte le iniziative politiche, promosse dal Partito Radicale.

Chiediamo ai comitati referendari del SI e del NO di presentare analoghe denunce, altrimenti non si capisce che senso abbia chiedere più informazione senza chiedere sanzioni non monetarie ma di spazi di dibattito a RAI MEDIASET LA7.

Il testo integrale della denuncia si trova sul sito www.partitoradicale.it

 

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REFERENDUM - PARTITO RADICALE : VOTARE IL 29 MARZO E' UN ATTENTATO AI DIRITTI CIVILI E POLITICI DEI CITTADINI (ART.294 CODICE PENALE). E' NECESSARIO RINVIARE IL VOTO PER PROLUNGARE ED APPROFONDIRE GLI SPAZI DI CONFRONTO E INFORMAZIONE.

Votare il 29 marzo è un attentato ai diritti civili e politici dei cittadini, così come configurato dall'articolo 294 del codice penale.
Siamo di fronte a una violazione del diritto dei cittadini ad essere informati, anche a seguito della violazione dell'ordine impartito dall'AgCom alla RAI e da noi formalmente denunciato; l'impossibilità di tenere manifestazioni pubbliche in buona parte del paese; non c'è comunque certezza che il 29 marzo ci saranno le condizioni per tutti i cittadini di votare; perché ci risulta che le procedure per garantire il voto degli italiani all'estero sono molto in ritardo.

Ribadiamo la richiesta di tenere il referendum il 29 maggio allungando ed aumentando i tempi della campagna di informazione e confronto.

 

Una interminabile crisi economica, sociale e politica, aggravata dal micidiale e selettivo coronavirus, è stata presa per mano dal Tafazzi di turno, che gongola sull’esportazione nel mondo (già 20 paesi infettati da connazionali o autoctoni rientrati da Codogno, la Chernobyl italiana. Con un messaggio rassicurante, trasmesso in diretta a reti unificate dal bunker antinucleare della protezione civile, di sincero invito a mantenere la calma. Un messaggio accolto immediatamente dagli italiani che hanno saccheggiati i supermarket e dall’estero chiudendo le frontiere o invitando a non trasferirsi in Italia se non strettamente necessario.

Intanto il referendum del 29 marzo è andato nel dimenticatoio.
 
Di Lamberto Colla Parma 1 marzo 2020 -

La tragedia del coronavirus si tinge pericolosamente di ridicolo!

Dopo una battuta d’arresto totale dell’economia italiana colpita al cuore turistico col 90% di disdette sulle prenotazioni alberghiere, tanto per dirne una a Parma, Capitale Italiana della Cultura, sono giunte le disdette pesino per il festival Verdiano del prossimo ottobre, dopo che i militari sono a presidio di Codogno come da due mesi sta accadendo a Whuan, dopo che è stata data disposizione di chiudere i teatri, le palestre, i campi da calcio, i circoli, le manifestazioni e le sfilate dei carri allegorici, le gite scolastiche, le chiese ma di tenere aperti i mercati rionali, dopo che i cinesi sono stati oggetto di aggressioni verbali e non, dopo che mezzo mondo ha chiuso le frontiere agli italiani (a dire il vero anche il Molise nei confronti dei lombardi, veneti e emiliani!) rei di avere infettato almeno 20 paesi, stando alla ufficialità di sabato mattina, ecco arrivare il contro ordine.

“Fare appello alla scienza e alla conoscenza”, tuona il presidente Sergio Mattarella, un po’ tardivamente e, immagino, parafrasando il Dante, quello della Divina Commedia, il quale sosteneva, inascoltato ai tempi moderni, “Fatti non foste a viver come bruti ma a servir virtute e canoscenza”.

Gli fa eco il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, rigorosamente ripreso nel “bunker” della protezione civile dove sembra avere pernottato da almeno una settimana, per dire che occorre abbassare i toni.

E per dimostrare che tutto è sotto controllo viene consentito ai bar di Milano di essere nuovamente frequentati a partire dalle 18,30 (presumibilmente l’orario di sosta del coronavirus), il Domm de Milan, protetto dalla sua Madonnina, verrà riaperto lunedi prossimo ma solo su prenotazione online, al contrario le scuole e gli asili resteranno ancora off-limits nelle tre regioni più contagiose ma verrà derogato sulle giornate minime (200) di frequenza delle lezioni scolastiche per non rischiare di far perdere l’anno a troppi incolpevoli e felici studenti.

Un disastro per di più ridicolo.
Giusto per non smentirsi, dopo l’andare e venire di notizie, le più assurde e ridicole, che sembravano create a vanvera per occupare il 90% dei TG da un mese a questa parte, ecco che per attenuare i toni, dal Sole 24 Ore, giusto per raccontarne una molto recente, esce la notizia che la Grecia vuole la certificazione “Virus Free” per una partita di Grana Padano.
Immediatamente il Presidente del Consorzio di tutela del Grana Padano Cesare Baldrighi si è preoccupato di apparire sui canali nazionali sostenendo essere noto il fatto che la trasmissione del virus non avviene per mezzo di cose, mentre il Direttore Generale dello stesso Consorzio, Stefano Berni, si occupava di invitare, per mezzo di una nota stampa, alla “responsabilità dei media per ripristinare la verità a tutela del consumatore del mercato e delle filiere del Grana Padano”. Un appello subito accolto tanto é che alle 7,30 di sabato mattina, il giorno seguente, il TG5 riportava ancora la notizia del blocco greco.

Noi, piccola testata locale, probabilmente tacciata di esser una generatrice di fake news solo per il fatto di esser digitali, avevamo responsabilmente deciso di non rilanciare la notizia, per tutta una sequenza di ragioni che di seguito elenco:
- generare inutile allarmismo che avrebbe potuto ridondare su altri prodotti d’eccellenza. Ad esempio il FRANCIACORTA, confezionato nel bresciano, sarà pur stato infettato da qualche malsano lombardo, o no?
- era da verificare la legalità di una tale azione da parte della Grecia;
- era da accertare la effettiva trasmissibilità del virus tra cose e persone. Infatti, nonostante l’affermazione del Presidente Baldrighi, nei primi giorni della crisi da Coronavirus, e il tutto sostenuto da immagini di schiere di cinesi, “intutati” da capo a piedi come marziani, erano intenti a pulire i corrimani delle scale di una edificio pubblico con l’accuratezza di tanti bradipi, venne data la straordinaria informazione che il terribile coronavirus era capace di resistere sulle superfici per oltre 7 giorni a differenza delle poche ore dei più convenzionali e familiari virus influenzali che annualmente sterminano migliaia di persone e che avrebbe recentemente già stroncato 130 tedeschi (influenza dicono loro).

Quindi delle due l’una: il coronavirus resiste sulle superfici e resta perciò contagioso per oltre una settimana o è una fake news e ha ragione Baldrighi che non vi è trasmissione tra cose e persone?.

Comunque, proprio per rispetto dei nostri prodotti e in accoglimento degli inviti a stemperare i toni, che tra l’altro noi abbiamo sempre mantenuto bassissimi, e nonostante non abbiamo alcun vantaggio economico, a differenza delle grandi testate che possono godere di milioni di euro di pubblicità investiti dal Consorzio del Grana Padano, mentre a noi non vien regalato nemmeno uno snack, abbiamo responsabilmente ritenuto di perdere un po’ di like pur di non contribuire a una cattiva informazione verso una delle eccellenze nazionali, per quanto la succulenta notizia o fake news fosse stata diffusa dall’autorevole organo economico confindustriale.

Rispetto e prudenza che noi piccoli abbiamo adottato ma che invece i grandi e “autorevoli” organi di informazione non hanno voluto onorare.

referendum.jpgProbabilmente la scelta dei media nazionali è stata dettata dall’opportunità di non lasciare spazi a altre informazioni non si sa mai che resti qualche colonna per informare del 29 marzo data di chiamata alle urne per il referendum costituzionale sulla riduzione dei parlamentari. Un referendum tanto sentito che nemmeno da parte grillina sembra ci sia tanta smania di promuoverlo. Anzi potrebbe essere che venga sospeso anch’esso in forza del decreto-legge 23 febbraio 2020, n. 6, recante Misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da Covid-19, che ha come orizzonte proprio il 29/3/2020 come limite all’interdizione alla realizzazione di manifestazioni pubbliche.

Ma un altro fatto sconcertante che val la pena di registrare in questo primo periodo di crisi virale è l’aspetto deontologico più volte calpestato.
Giustappunto per non creare allarmismi infondati, esimi giornalisti, uno dei quali il direttore di Sky Tg24 Giuseppe De Bellis mostrando chiari segni di debolezza, forse da influenza, ha chiosato che “il COVID19 (da oggi lo chiameremo CovINPS-19 ndr) non è nocivo, colpisce solo gli anziani o quelli che sono già malati”.
Il puntuale e sarcastico Vittorio Feltri ha immediatamente colto lo scivolone del collega e, attraverso un tweet, ha così commentato: "Contrordine: non è vero che non esista il razzismo. C’è e colpisce i vecchi. La prova consiste nel fatto che il virus uccide le persone su di età e ciò sembra consolare chi ha paura di Corona. Finché crepano i Matusalemme non è il caso di allarmarsi” 

Purtroppo il Tafazzismo è entrato di diritto nel costume (o mutanda) italico, e non ce ne libereremo mai più!


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Neologismo: Tafazzismo. Tafazzi, definito dallo stesso trio Aldo, Giovanni e Giacomo, come privo di comicità e pieno di insulsaggine, da tanta inutilità è nato addirittura innalzato a un modo di comportarsi e di pensare il tafazzismo appunto, ovvero quello stile di vita che fa del masochismo il fulcro del suo esistere.
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 Grecia_Acropoli.jpg

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Domenica, 23 Febbraio 2020 09:20

Di demagogia si può morire!

La demagogia ha già portato a due decessi e a alcuni casi gravi (38enne piacentino in particolare) contribuendo a conquistare il primato europeo per contagi da Covid-19.
 
Di Lamberto Colla Parma 23 febbraio 2020 -

Ecco fatto, raggiunto un altro nefasto primato europeo. Dopo il primato per pressione fiscale arriva il maggior numero di contagiati sono in Italia.

Nonostante abbiamo i migliori servizi sanitari al mondo che già ci salvaguardarono dalla BSE e dalle varie “aviarie”, dalla stessa influenza H1N1 che al mondo fece 400.000 morti, con il “Covid-19” invece il governo, sostenuto da una massa di nostri miseri intellettualoidi da strapazzo, ha voluto fare lo splendido e ha chiuso le stalle quando i buoi erano già scappati e il “coronavirus” era già entrato nel Bel Paese.

Mentre già dalla Cina filtravano immagini e testimonianze allucinanti rilasciate dagli oltre 60 milioni di persone costrette in casa dalla forza delle armi, qui invece si lasciò sbarcare tutto un aereo, proveniente dalla Cina, senza aver controllato i passeggeri, e si lasciò che i bambini cinesi, di ritorno dal paese d’origine tornassero a scuola senza alcuna precauzione.

Fosse stato per ignoranza la condotta del governo sarebbe anche stata giustificabile, ma le conoscenze sulla infettività del coronavirus erano già abbondantemente note e ciononostante, pur di dar contro a Matteo Salvini prima, che chiedeva la chiusura delle frontiere applicando protocolli di sicurezza ben maggiori e poi dei governatori di Lombardia, Veneto e Trentino (guarda caso tutti e tre della Lega) che chiedevano di non far andare a scuola i bambini di rientro dalla Cina, che perciò vennero tacciati di “razzismo” e xenofobia.

Ma come si fa a essere più ottusi di quesa massa di “rincoglioniti” dall’abuso del “politically correct” e dalla demagogia sfrenata e insensata.

A Luca Zaia, Attilio Fontana, Massimiliano Fedriga, tutti e tre della Lega, la replica dell’Istituto Superiore di Sanità fu che “Le misure finora adottate tutelano già la salute dei bambini e della popolazione”.

Fortunatamente, seppure ormai tardivamente, il virologo Roberto Burioni intervenne a difesa della iniziativa dei governatori del nord, ai quali nel frattempo si aggiunse anche Arno Kompatscher del Trentino, il quale scriveva: "Giusta la richiesta di alcuni Presidenti di Regione della Lega di avere maggiore attenzione prima di riammettere bambini provenienti dalla Cina nelle nostre scuole".

Ebbene, dopo aver perso tempo a accusare di razzismo invece di preoccuparsi della salute pubblica, ecco che oggi, in men che non si dica, in Italia si sta diffondendo il virus con le prime serie conseguenze. Un padovano di 78 anni è deceduto, seguito poche ore dopo da una donna 75enne del pavese, un giovane piacentino di 38 anni è molto grave, alcuni paesi lombardi del lodigiano sono stati isolati, (50.000 persone), tutte le scuole e sospesi tutti gli eventi sportivi di Piacenza, e così nel giro di pochi giorni, l’Italia ha scalato la classifica europea giungendo in testa per numero di contagiati (29 in lombardia e veneto). Dopo di noi la Francia con 12 casi, chiude il Belgio con 1 solo caso secondo la mappa elaborata dall'ateneo di Baltimora che monitora la diffusione del virus nel mondo.

Da tempo accusiamo la politica, di sinistra e di destra, italiana e europea, di eccesso di demagogia, di scollamento dalla realtà economica e sociale, e invitiamo a deporre le armi per iniziare a “ricostruire il bene comune”.

Ma niente da fare, è più forte di loro e anzi a ogni osservazione di un esponente di destra, a sinistra si infiammano gli animi e giù con gli insulti fino a arrivare a chiedere per la Meloni la morte e che venga appesa a testa in giù come Mussolini come richiesto dalla assessora (PD) ai lavori pubblici di Reggio Emilia, Valeria Montanari, lo scorso luglio.

Non ci resta che querelare il Presidente del Consiglio e tutto il governo per non avere difeso la salute pubblica.

Se di demagogia si muore di demagogia si perde almeno la poltrona!

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Video: https://youtu.be/d0dqTAyY_kk

Editoriale del 2/2/2020 - "Coincidenze inquietanti":  https://www.gazzettadellemilia.it/politica/item/26478-coincidenze-inquietanti-quando-la-fantasia-anticipa-la-realt%C3%A0.html 

https://www.globalist.it/politics/2020/02/04/salvini-cavalca-razzismo-e-paura-il-coronavirus-puo-arrivare-dall-africa-2052535.html 

https://www.ilgiornale.it/news/cronache/burioni-smentisce-conte-bimbi-cinesi-scuola-ha-ragione-lega-1821417.html 

 

https://www.lastampa.it/cronaca/2020/02/03/news/coronavirus-atterrato-a-pratica-di-mare-l-aereo-con-56-italiani-partiti-da-wuhan-1.38419025 

 

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Domenica, 16 Febbraio 2020 07:36

Stato di dissesto o Stato in dissesto?

Conad - Auchan, (5.300 posti a rischio) Air Italy (1.500), Unicredit (5.000), Whirlpool (430). 12.200 nuove famiglie entreranno nel girone dei dannati
 
Di Lamberto Colla Parma 16 febbraio 2020 - La produzione industriale è calata del 4,3% in un anno (peggior trimestre dal 2012 quello registrato in chiusura 2019), le previsioni di crescita per il 2020 sono state tagliate allo 0,3% e seppure in raddoppio, il 2021 segnerà un misero 0,6%. Tutti gli indicatori economici al ribasso tranne la pressione fiscale che proprio quest’anno ha celebrato il primato continentale raggiungendo quota 64,8%.

E poi la questione del lavoro che va di pari passo con la marcia del gambero dell’economia. In questi ultimi mesi a rammentare lo stato di crisi nazionale ci hanno pensato la Whirlpool di Napoli e i suoi circa 430 lavoratori già sulla soglia del licenziamento, L’Unicredit che ha dichiarato circa 5.000 esuberi, Conad-Auchan (5.300 posti in bilico) e Air Italy (Ex Meridiana) che sta precipitando con i suoi 1.500 passeggeri.

Oltre 12.000 posti di lavoro che prenderanno il volo ai quali si aggiungeranno quelli derivanti dalle crisi indotte nei vari processi di filiera che vedono coinvolte queste imprese.

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4 imprese simbolo di una crisi industriale che però è molto più ampia. Complessivamente sul tavolo del Ministero Dell’Industria, a fine 2019, erano ben 149 i casi disperati ai quali verosimilmente se ne dovranno sommare altri tre, posto che la vertenza napoletana era già conteggiata.

Secondo i dati del ministero ci sono 102 tavoli di crisi, pari al 68,5%, che sono attivi da più di tre anni e 28 invece aperti da più di 7 anni. Il maggior numero di tavoli (20) riguarda aziende con sedi o unità produttive in Lombardia (13,4% del totale). Seguono poi l'Abruzzo (11 aziende), la Campania (10), il Piemonte, il Lazio e la Toscana con 9 aziende.

Tra queste abbiamo marchi storici, come Alitalia, ex ILVA, Mercatone Uno e la Berloni alle quali si affiancano i marchi più noti a livello locale ma che comunque hanno a libretto paga un sostanzioso numero di dipendenti, come la molisana GAM (Amadori) e i suoi 260 dipendenti che attendono di conoscere il loro destino.

A questa situazione di incertezza occorre aggiungerle l’incognita Coronavirus. Turismo, beni di lusso, prodotti agroalimentari, sono i primi settori che hanno già cominciato a avvertire i primi sintomi della malattia.

Il rovescio della medaglia vede invece la Gammadis di Civitanova che da 50.000 mascherine vendute all’anno è passata a 200.000 a settimana dovendo perciò assumere nuovo personale per soddisfare gli ordini.
Finita l’emergenza i nuovi esuberi torneranno nel girone dantesco, ma almeno avranno vissuto qualche mese in dignità.

Non dimentichiamo che lavoro vuol dire dignità!

Ricordatelo Voi che avete gli scranni caldi, magari fossero bollenti, Voi che state discutendo sulla prescrizione come se fosse un capriccio di Renzi e che grazie al coronavirus i giornali non si stanno occupando sufficientemente della vostra inefficienza e inconsistenza. E noi intanto proseguiamo a nuotare in mezzo a un inutile branco di sardine.

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Finalmente il tanto atteso e desiderato momento del distacco è avvenuto e il Regno Unito, almeno per il momento, procede come se nulla fosse successo.
 
Di Lamberto Colla Parma 9 febbraio 2020 - Non è successo nulla!
La Borsa di Londra, alla quale peraltro è collegata quella di Milano, non ha subito tracolli o impennate, i supermercati non sono stati presi d’assalto dai cittadini di Sua Maestà la Regina Elisabetta, come molti tentarono di farci credere, mentre al contrario le scene di giubilo andate in onda hanno molto ricordato il giorno dell’entra in vigore dell’Euro il 1 gennaio 2002.

A 18 anni di distanza, il Regno Unito, senza mai essere entrato in tutto e per tutto, ha abbandonato la “goliardica combriccola” europea e non sembra affatto preoccupato del futuro, liberato da opprimenti lacci e laccioli, e condizionamenti quotidiani sulla vita, gli interessi e i diritti delle persone.

A tal proposito, e con dispiacere, è condivisibile il discorso di commiato dall’UE di Nigel Paul Farage, leader del Partito della Brexit, che riassume in buona parte il pensiero di molti cittadini europei, non tanto euroscettici come vengono etichettati dagli euroinomani e dagli uemanoidi, quanto fortemente delusi dalla UE post ECU, che non è un discount bensì la moneta fittizia europea, in vigore dal 1979, alla quale si parametrizzavano le diverse valute in base a un paniere composto da importi determinati di ciascuna valuta comunitaria, ponderati in funzione dell’importanza relativa delle economie nazionali, in termini di prodotto interno lordo e di commercio intracomunitario (ECU-European Currency Unit).

L’Euro invece, stando alle promesse, avrebbe dovuto lanciare l’Europa verso il benessere globale, consentirci di lavorare un giorno di meno guadagnando come se si lavorasse un giorno di più, come il nostro prode traghettatore all’euro andava farneticando.

Le cose sono andate ben diversamente e quella che doveva diventare una solida unione è diventata una famiglia isterica mettendo in evidenza tutti i limiti di ogni Stato e soprattutto dei loro governi.

Ecco quindi che le parole di Farage devono diventare un forte invito alla riflessione.

“Noi adoriamo l’Europa, ma detestiamo l’Unione europea” ha affermato a un certo punto del suo discorso il leader d’oltre manica. Un passaggio che seguiva una intera analisi degli scenari e delle aspettative di coloro che avevano vissuto la creazione di una casa comune.
Un passaggio che ben rappresenta i desiderata di quelli che oggi vengono etichettati come populisti.
Gran parte di questo popolo “critico” adora l’Europa intesa come “comunità” di Stati indipendenti e pacificamente cooperanti, ma non sopporta più questo tipo di “unione” forzata fra gli stessi. “I miei genitori, aveva introdotto Nigel Farage, aderirono a un mercato comune, non a un’unione politica, non a bandiere, inni, presidenti”.

Inizialmente l’entusiasmo dei singoli cittadini era alle stelle nei confronti di questi progetto europeo perché non intaccava la loro indipendenza anzi avrebbe dovuto aggiungere maggiore fratellanza e travasare le positività di ogni Stato otre i confini migliorando la vita di ciascuno, indipendentemente dai credo e dai nazionalismi.

Ad un certo punto il discorso dell’indipendentista si fa più concreto e la domanda che pone è particolarmente condivisibile: “Cosa vogliamo dall’Europa? Se vogliamo commercio, amicizia, collaborazione, reciprocità non abbiamo bisogno di una Commissione europea, della Corte europea di giustizia, di tutte queste istituzioni e di tutto questo potere”.

L’attacco è evidentemente alle inutili sovrastrutture dell’Unione attuale. Un “nido” di burocrati il cui vertice pianifica con ossessione patologica i bilanci dei singoli stati di semestre in semestre, entrando nella discussione sino alla seconda cifra decimale.

Non è certamente questo che gli europei e soprattutto i loro padri nobili avevano in mente quando ipotizzarono il futuro dei propri paesi.
Intenzioni e desideri traditi dagli eventi successivi, dall’aver traghettato gli europei da quel disegno comunitario e di impronta economica e di pacifica convivenza verso uno totalmente diverso.

Come dargli torto? prima di vedere sgretolare l’UE sotto attacco dai suoi stessi ottusi vertici, sarebbe opportuno meditare sulle parole del politico di Sua Maestà per porre rimedio alle “nefandezze” dei traditori e tornare far sognare gli europei.

Deve finire il tempo dei “guru” alla Oliviero Toscani, deboli coi forti, forti coi deboli e magari anche l......o. dei potenti per interessi personali e non certamente collettivi.

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Nigel Paul Farage è un politico britannico, dal 2019 leader del Partito della Brexit e in precedenza, dal 2010 al 2016, leader del Partito per l'Indipendenza del Regno Unito. Il discorso all'UE https://www.youtube.com/watch?v=fm-WmtZkz7M

Oliviero Toscani a “Un giorno da pecora” aveva dichiarato, rispondendo alla foto delle Sardine in compagnia e ospiti di Benetton “Ma a chi interessa se casca un ponte...)
 
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I “Simpson” o meglio i loro autori, sono ormai considerati dei moderni oracoli anticipando, nei loro episodi, eventi, alle volte banali, altre volte invece straordinari, che si sarebbero in seguito avverati. Ma le coincidenze tra il video gioco e il film  da questo tratto (Resident Evil) e i fatti che registriamo in questi giorni per il “corona virus” sono oltremodo inquietanti.
 
Di Lamberto Colla Parma 2 febbraio 2020 - Le anticipazioni dei "Simpson" sono divertenti leggende. La fantasia spinta degli autori ha portato a prevedere l’elezione di Donad Trump, piuttosto che alla "rottura” della attrezzatura elettorale che convertiva i voti di Obama a favore del suo avversario, o come piuttosto la anticipazione dello skyline di Londra con il grattacelo Shard, descritto e disegnato quasi identico, per posizione e colore, ben 14 anni prima che venisse realizzato. Sono tantissimi gli episodi nei quali, con il cinismo della famiglia media americana dei Simpson, vengono narrate esagerazioni che infine, a distanza di molto tempo, si sarebbero avverate.
 
Non sembra ancora certo se abbiano effettivamente anticipato l'epidemia del "corona virus" cinese, ma quel che ormai è certo è che questa tragica previsione sia stata anticipata da un video gioco famosissimo e dalla sua trasposizione cinematografica (Resident Evil) con la partecipazione della splendida Mila Jovovic.
 
Nella finzione cinematografica, il colosso aziendale Umbrella Corporation detta legge su tutti i fronti. Nove persone su dieci utilizzano un suo prodotto, ma a Racoon City, l'immaginaria e stereotipata cittadina del midwest americano dove ha sede la potente azienda che offre lavoro a oltre i 3/4 della popolazione, nasconde nei propri sotterranei un gigantesco laboratorio segreto chiamato “L’Alveare”. Un laboratorio biologico all'interno del quale vengono condotte sperimentazioni illegali, nel campo della batteriologia e della ingegneria genetica. Nonostante le accortezze necessarie per un simile terrificante opificio, l'incidente accade e la fuga del virus letale inizia a contaminare la popolazione, a partire dai ricercatori per poi espandersi ai dipendenti e alla popolazione esterna.
 
Nessuna analogia con la pandemia che si sta diffondendo da Wuhan? Molte, anzi troppe per credere che siano solo coincidenze.
Innanzitutto la sequenza dei fatti sembra la narrazione dei telegiornali di tutto il mondo dei giorni scorsi. Ma ancor più inquietante è che Racoon, la città sede della Umbrella Corporotion è l'anagramma di "Corona" e, dulcis in fundo, il "logo" della famigerata compagnia, l’Umbrella Corporation, è praticamente identico a quello del laboratorio cinese dove si suppone sia partita la epidemia che, alla data attuale, vede 70 milioni di persone confinate in casa (pari alla popolazione italiana e a quella del Belgio!) e presidiate da cordoni armati. E' fatto loro divieto di circolare con le automobili e la gente esce solo per gli approvvigionamenti alimentari, che comunque scarseggiano. Immagini e racconti spettrali quelli che sono riusciti a filtrare all’esterno realizzati da dagli occidentali là confinati che contribuiscono a alimentare sospetti e paure. 

C'è chi dice che siano addirittura 9.000 i morti e non, come raccontano le fonti ufficiali i contagiati e così via, i numeri si diffondono senza controllo e la paura fa 90, col rischio di fare esplodere focolai di razzismo nei confronti dei cinesi, anche verso coloro che non hanno più visitato la loro terra di origine dal giorno del loro espatrio o dalla loro nascita in terra europea.
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(il logo del laboratorio cinese a sinistra e a destra il logo del laboratorio nella finzione cinematografica)


Coincidenze inquietanti che però hanno costellato la storia o la vita comune delle persone. Curiose, ad esempio, le coincidenze che hanno assimilato le storie di due grandi presidenti degli USA.
John Fitzgerald Kennedy e Abraham Lincoln avevano molte similitudini, oltre all’essere stati entrambi assassinati:
- Kennedy e Lincoln sono stati eletti a 100 anni di distanza.
- Entrambi sono stati succeduti dal vice presidente, in entrambi casi si chiamava Johnson 
- il presidente Kennedy aveva un segretario di nome Lincoln, mentre il presidente Lincoln aveva un segretario di nome Kennedy
- Lincoln fu assassinato in un teatro, e l’omicida fu catturato in un magazzino, a Kennedy spararono da un magazzino e l’assassino fu catturato in un teatro
- Lincoln fu ucciso nel teatro Ford, mentre Kennedy fu ucciso a bordo di una Ford Lincoln
 
Che Matrix sia un altro caso di realtà anticipata cinematograficamente?

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Video Fake?: https://youtu.be/d0dqTAyY_kk
 
I SIMPSON Come NOSTRADAMUS ma meglio interpretabili:
https://movieplayer.it/articoli/i-simpson-tutte-previsioni-avverate_22359/


Resident Evil:
http://ilsotterraneodelretronauta.com/resident-evil-film-umbrella-contro-milla/


Coincidenze:
https://nonelaradio.it/10-incredibili-coincidenze-accadute-realmente/


 
 
 
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Lunedì, 27 Gennaio 2020 06:56

Bonaccini: "Tana libera tutti"

L'Emilia Romagna rimane saldamente nelle mani del PD. Una affluenza record rende il voto ancor più autorevole a dimostrazione del senso civico degli Emiliano Romagnoli. Praticamente scomparso il M5S, mentre il PD si è fortemente rianimato.

Di Lamberto Colla Parma 27 gennaio 2020 - Il testa a testa tra i due principali candidati, Stefano Bonaccini e Lucia Borgonzoni, si è risolto con una conferma netta del Governatore uscente, ottenendo peraltro un triplice risultato politico:
- La riconferma al vertice dell'Emilia Romagna;
- Il rafforzamento del PD che torna a essere il maggior partito regionale (34,6% da confermare);
- La liquefazione del M5S, avendo drenato direttamente o tramite il voto disgiunto voti da quel contenitore

Una performance, quella di Stefano Bonaccini, che probabilmente nessuno si attendeva e il clima di odio che trasudava negli ultimi giorni di campagna elettorale dalle frange della sinistra, arrivando a augurare la morte a Salvini, Berlusconi e la Borgonzoni e il cancro ai loro elettori era il termometro del disagio e del timore della sconfitta. "Secondo me si dovrebbe fare un bel fascio e bruciarlo, lui con Giorgia Meloni e Silvio Berlusconi. Ci ha portato indietro di 60 anni - diceva la sardina piuttosto datata in piazza a Ravenna - il nuovo nazifascismo è rappresentato da Salvini. Che gli venga un cancro a lui e a chi lo vota", augurio analogo venne riservato anche all'allenatore del Bologna, Sinisa Mihajlovic peraltro in cura per la leucemia, quando, qualche giorno prima, aveva espresso la sua simpatia per Matteo Salvini.

Ancora una volta il popolo Emiliano Romagnolo ha dato dimostrazione di una alta sensibilità politica sottolineando che le votazioni sono il migliore e unico strumento democratico per scegliere i propri rappresentanti.
Con una affluenza alle urne del 67,67% (alle regionali del 2014 era stata del 37,7%), la vittoria dell'uno o dell'altro candidato non poteva che essere rappresentativa e infatti, a poche centinaia di sezioni da scrutinare, Stefano Bonaccini prevale in modo netto con un 51,33% e la sfidante Lucia Borgonzoni si ferma (si fa per dire) al 43,76%, mentre il candidato grillino Simone Benini implode a un misero 4,72% ( dati da confermare).

Quindi, onore ai vincitori!
Ora finalmente questa dura e a tratti ben poco elegante campagna elettorale si è conclusa, il tempo raffredderà gli animi più infiammati, ma ne riscalderà subito molti altri.

Infatti l risultato dell'Emilia Romagna non potrà non avere ripercussioni sul Governo centrale del Paese. Se Salvini ha tentato di dare lui stesso una spallata al Governo puntando tutto sull'Emilia Romagna e scatenando una reazione popolare che si è consumata solo sulle urne, la débâcle del Movimento 5 Stelle non passerà sotto l'uscio, soprattutto a fronte di un pesante rafforzamento del PD che, come abbiamo visto, supera quota 34%.

Bonaccini ha fatto "tana ibera tutti", contenendo una ulteriore avanzata del Centro Destra. Ma non tutte le ciambelle vengono col buco e tenuta del Governo potrà essere compromessa a seguito della sublimazione dei grillini. Infine il PD dovrà trovare il modo di sdebitarsi dai fedeli portatori d'acqua, il movimento delle "sardine", i nuovi "butta dentro" della sinistra.

Vedremo nelle prossime ore cosa accadrà in casa di Giuseppe Conte e del M5S.

 

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Il mistero dello spread, questo cataclismatico indicatore economico e sociale che, solo per pura coincidenza, emerge e si riattiva in presenza di governi sgraditi.
 
Di Lamberto Colla Parma 26 gennaio 2020 - Uno dei vantaggi di essere governati dal Centro-Sinistra è senza ombra di dubbio il mutismo, quasi assordante, di Bruxelles. Le quotidiane “ramanzine” di Angela Merkel, del simpatico Pierre Moscovici o da un qualsiasi sconosciuto commissario UE di turno, piuttosto che del FMI, per voce della impeccabile Christine Lagarde (oggi alla BCE al posto di Mario Draghi), sono magicamente scomparse.
E con il loro silenzio si è acchetato anche lo spred, il "cane da guardia" dei nostri conti pubblici e delle intenzioni del governo, di centro destra ovviamente.
 
Il Governo giallo verde, inquinato da Salvini, ebbe ben maggiori difficoltà a compilare il DEF (documento di economia e finanza), obbligati a rispettare, senza concessione di alcuna deroga, dei parametri bassissimi. E da quella soglia non ci si poté allontanare.

Tutti infuriati nella capitale Belga al solo tentativo di proporre una leggera quota di manovra a maggior debito per finanziare opere straordinarie. Alle sfuriate di Bruxelles fecero subito eco quelle di Berlino, Parigi, Madrid e lo spread, giorno dopo giorno, sempre più nervoso, riprese a salire siano a quando il Ministro dell'Economia e Finanze dovette cedere.

Quest'anno, con il buon Gentiloni commissario europeo, una compagine governativa giallo rossa, epurata perciò della quota di destra, ecco che il silenzio impera. Lo spread dorme sonni tranquilli, appena scosso dal solo rischio di una guerra nucleare tra USA e IRAN, ma niente di preoccupante, e soprattutto il via libera a una manovra di bilancio a debito (metà della manovra da 32 miliardi, dunque, viene finanziata in deficit - sino al 2,2% Debito/PIL) che ha consentito a rifinanziare il reddito di cittadinanza, a regalare un nuovo "Bonus" di circa 100€/mese ai lavoratori dipendenti (12 milioni di persone) facendolo passare per abbattimento del cuneo fiscale (sarebbe stata una operazione di ristrutturazione fiscale e invece nulla) mentre è solo una nuova regalia, compensato in parte dalla eliminazione della Flat Tax e da un ulteriore  inasprimento fiscale e burocratico per li piccoli artigiani e tutto quel mondo di partite iva, spesso aperte nel tentativo di sopravvivere alla crisi di lavoro.
 
Tutto nella norma e non ci si faccia illusioni. Dalle elezioni di oggi, comunque vadano le cose, nulla cambierà. La legislatura terminerà il suo percorso, le sardine continueranno a fare opposizione all'opposizione, il PD cambierà vestito per l'ennesima volta tra proclami rivoluzionari e impegni farciti di buonismo, il M5S pian piano abbandonerà la piattaforma della democrazia partecipativa per assumere quella ben più comoda della democrazia verticistica e la nostra economia imploderà sempre più e con essa anche la società civile.
 
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Spread 2011 - 2012

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Seggi aperti domani, domenica 26 gennaio, dalle ore 7 alle 23 in 4.520 sezioni dei 328 comuni emiliano-romagnoli. Sono chiamati alle urne oltre 3,5 milioni di elettori. Risultati in diretta sul sito della Regione

Bologna - Domani, domenica 26 gennaio, si vota per eleggere il presidente della Regione Emilia-Romagna e i componenti l’Assemblea legislativa regionale.

Sono chiamati alle urne oltre 3,5 milioni di elettori: più esattamente, secondo la rilevazione del Ministero dell’Interno a 15 giorni dal voto, gli aventi diritto sono 3.508.332. Di essi, 1.704.295 sono uomini e 1.804.037 donne. Sono 4.520 le sezioni in cui sarà possibile votare.

Immediatamente dopo la chiusura delle operazioni di voto inizierà lo scrutinio. Sarà possibile seguire i risultati dello scrutinio in diretta sul sito della Regione.

Sono disponibili on line, sul sito regionale dedicato alle elezioni 2020, realizzato in collaborazione tra Giunta e Assemblea legislativa della Regione, le liste con tutti i nominativi dei candidati nonché i fac-simile per ciascuna delle 9 circoscrizioni dell’Emilia-Romagna. Inoltre, sulle stesse pagine web, tutte le indicazioni di servizio per gli elettori, con informazioni utili sui diversi aspetti della consultazione elettorale. Tra esse un “come si vota” (anche con una animazione creata ad hoc), il “voto a domicilio”, quello “in ospedale, “seggi volanti e speciali” nonché il “voto accompagnato”.

Sono stati presentati 17 simboli di liste, ma non tutti sono presenti nelle 9 circoscrizioni. Ricordiamo che in ogni caso è possibile votare il candidato presidente, che sarà sempre presente sulla scheda elettorale anche se la lista a sostegno non è stata presentata in quella determinata circoscrizione.

Sono sette i candidati alla presidenza della Giunta regionale dell’Emilia-Romagna. Invece sono complessivamente 788 i candidati consigliere per l’Assemblea Legislativa, anche se quelli effettivi scendono a 739 per effetto delle pluricandidature.

 

 

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Per maggiori informazioni consultare: https://www.regione.emilia-romagna.it/elezioni

 

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COME SI VOTA
Nella sola giornata di domenica 26 gennaio 2020 si vota per l’elezione del presidente e per il rinnovo dell’Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna: i seggi sono aperti dalle ore 7 alle 23
L'elettore deve presentarsi al seggio con un documento di identità valido e la tessera elettorale. Chi non ha la tessera o l'ha smarrita può richiederla all'ufficio elettorale del comune di residenza.

Per quanto attiene la modalità di voto, ciascun elettore può:

- votare a favore solo di una lista tracciando un segno sul contrassegno; in tale caso il voto si intende espresso anche a favore del candidato presidente della Giunta regionale a essa collegato;
- votare solo per un candidato alla carica di presidente della Giunta regionale tracciando un segno sul relativo rettangolo;
- votare per un candidato alla carica di presidente della Giunta regionale, tracciando un segno sul relativo rettangolo, e per una delle liste a esso collegate, tracciando un segno sul contrassegno di una di tali liste;
- votare disgiuntamente per un candidato alla carica di presidente della Giunta regionale, tracciando un segno sul relativo rettangolo, e per una delle altre liste a esso non collegate, tracciando un segno sul contrassegno di una di tali liste.

L'elettore può esprimere nelle apposite righe della scheda, uno o due voti di preferenza per un candidato a consigliere regionale, scrivendo il cognome (o il cognome e nome) del candidato o dei due candidati compresi nella stessa lista.

Nel caso di espressione di due preferenze, esse devono riguardare candidati di sesso diverso della stessa lista, pena l'annullamento della seconda preferenza.

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Casi particolari:

1. è possibile il voto disgiunto

2. nel caso di due preferenze devono essere un uomo e una donna pena l'annullamento

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Di redazione 24 gennaio 2020 - Daisy Bizzi, candidata indipendente in Fratelli D'Italia per il consiglio regionale dell'Emilia Romagna, ha chiuso davanti a un attento quanto affezionato pubblico riunito all'Hotel San Marco nel pomeriggio di venerdi, la lunga campagna elettorale per la conquista della Regione Emilia Romagna.

A presentare l'evento e la candidata in quota "Giorgia Meloni" è stato il direttore della Gazzetta dell'Emilia, Lamberto Colla, il quale ha inteso sottolineare come "per Daisy Bizzi sia stato un impegno gravoso anche e soprattutto perché intrpreso con grande responsabilità. Come grandi responsabilità si Daisy assume nella vita civile di Imprenditrice , mamma, moglie e nell'amministrazione di Noceto, (abbiamo presente il Sindaco Fabio Fecci) dove al ruolo di Vice sindaco associa varie deleghe tra le quali quella al commercio. Insomma stasera finisce la prima parte, quella onerosa, quella di andare su e giù per la provincia a farsi conoscere e a convincere e chissà che domenica inizi la seconda parte quella di Consigliera regionale."
Alla presentazione, particolarmente imperniata sul garbo e sulla ferrea determinazione e onestà della candidata, hanno portato il loro contributo anche il Sindaco di Noceto, Fabio Fecci, e il consigliere di Vezzano sul Crostolo (RE), Luca Mulé.

Il Sindaco di Noceto ha voluto portare il proprio personale sostegno alla sua "vice sindaco" , felice che abbia deciso di tentare una carriera politica superiore che, oltre a gratificare la donna, la politica e l'amministratrice, nel caso di elezione, potrà portare avanti le istanze di Parma e della provincia intera ma anche di tutti i comuni.
Luca Mulé invece, nonostante la giovane età, può già vantare l'interessante esperienza di assistente a un euro deputato e di attivo consigliere di Vezzano sul Crostolo (RE) dove si sta distinguendo per un interessante progetto della montagna, ovvero una risposta concreta alla chiusura dei Centri Nascita. Un progetto però molto più ampio e che comunque deve mettere sotto osservazione i territori a alto rischio di spopolamento. Una esperienza che Mulè ha dichiarato di mettere a disposizione di Daisy Bizzi.

Prima di invitare al voto Daisy Bizzi ha voluto rammentare i suoi obiettivi elettorali, la sua ricetta per contribuire allo sviluppo dei territori. Forte delle sue attitudini e esperienze imprenditoriali e amministrative del bene comune, il primo punto da aggredire sarà il commercio. Il commercio di vicinato del territorio è messo a dura prova da diversi fattori:
1) dal mercato “ON LINE“ o e-commerce;
2) dalla desertificazione dei centri storici per eccessiva tassazione e fiscalità;
3) dal proliferare di centri commerciali limitrofi alle città e medi centri urbani.
L’obiettivo è ovviamente quello di proteggere il negozio “OFF LINE” quello che funge anche da presidio sulla microcriminalità, una luce accesa, un passaggio costante di persone, un decoro urbano scoraggia indubbiamente il verificarsi di fatti criminosi. 
Non solo Commercio, ma anche l'agricoltura è al centro delle attenzioni della candidata BIZZI.
Occorre educare le famiglie e le nuove generazioni al consumo dei prodotti del territorio, supportando le Associazioni di categoria a promuovere nelle scuole dalle materne fino alle scuole medie inferiori il consumo e la conoscenza del nostro patrimonio enogastronomico.
Ma alla base di tutto, secondo Daisy Bizzi, ci stanno la famiglia i giovani ed è proprio su questi due pilastri che si potrà impiantare la costruzione del futuro della società, del territorio e dell'economia sostenibile.

Durante la convention sono giunti anche i saluti e gli incoraggiamenti di Raffaele Fitto. Infine, un ultimo incoraggiamento è arrivato da Raached Mejri che ha voluto testimoniare come la comunità nocetana l'abbia perfettamente accolto e aiutato a trovare gli strumenti per raggiungere l'indipendenza e la completa e serena integrazione per sé e per la sua famiglia, "i bambini sono nati a Noceto", ha dichiarato, e la moglie ha acquisto la cittadinanza proprio pochi giorni fa.

Un lungo applauso ha quindi chiuso la campagna di Daisy Bizzi, candidata indipendente di Fratelli D'Italia.

 

L'incontro è avvenuto alle 11.30 di giovedì 23 gennaio presso il locale "Le Bistro" in piazza Garibaldi a Parma. 

Di Nicola Comparato 23 gennaio 2020 - A tre giorni dal voto, Stefania Craxi, di ritorno da Hammamet in Tunisia per la commemorazione dei 20 anni dalla morte di suo padre, il leader socialista Bettino Craxi, è stata ospite della città ducale per dare il suo contributo a Laura Schianchi, candidata socialista/riformista/craxiana tra le file di Forza Italia. Ad Alfredo Stocchi, ex assessore socialista di Parma e marito di Laura, l'importante compito di aprire il dibattito per passare successivamente la parola alla moglie/candidata.

Laura Schianchi, attiva nel sindacato UGL come Responsabile Regionale delle Politiche della Disabilità e Presidente dell'Associazione di promozione sociale "Prima gli ultimi", nata con lo scopo di sostenere i disabili e le loro famiglie, fin da subito durante l'incontro lascia intendere le sue posizioni come candidata nel consiglio regionale. Vengono analizzate le problematiche della città ducale riguardo ai problemi delle persone in difficoltà, citando anche il mancato appoggio che spesso subiscono i disabili dalle istituzioni locali, con un accenno alla cattiva gestione della questione migratoria. Non mancano le critiche alla sinistra di cui viene giustamente esaltata solo l'eredità socialista dei precedenti amministratori.

In chiusura Stefania Craxi ha ricordato suo padre Bettino, dichiarando infine il suo completo sostegno alla candidata Laura Schianchi.

Dichiarazione di Simone Benini, candidato del MoVimento 5 Stelle alla presidenza della Regione Emilia-Romagna, sulle dimissioni di Luigi Di Maio da capo politico del MoVimento 5 Stelle.

"Luigi ha fatto una scelta di testa e cuore come ha sempre fatto, mettendo i cittadini davanti a se stesso. Lo aveva già fatto nel 2018, quando dopo che il Movimento 5 Stelle aveva trionfato nelle urne, rinunciò a fare il Presidente del Consiglio rifiutandosi di incontrare Berlusconi.
Lo ha fatto questa estate non cedendo alle lusinghe di Salvini dopo che il segretario leghista aveva fatto cadere il governo Conte 1. Non si è mai tirato indietro. Neanche in Emilia-Romagna, dove ci ha sostenuto con forza con iniziative pubbliche. La sua è una scelta di testa e cuore, per il bene del Movimento 5 Stelle e dell’Italia, visto il ruolo che ricopre, che lo impegna a livello internazionale fuori dall’Italia molto spesso.
Condivido anche il pensiero di Luigi, che è il pensiero della stragrande maggioranza di cittadini, iscritti, attivisti, consiglieri comunali ed eletti del Movimento 5 Stelle in Emilia-Romagna. Dopo centinaia di banchetti nelle piazze e mercati in questa bellissima campagna elettorale, lo posso confermare.
Il Movimento 5 Stelle è forza politica e culturale indipendente e alternativa alle lobby liberiste ed alle ideologie di destra e sinistra. E tale deve rimanere. Una forza indipendente, sempre in grado di mettere al centro dell’azione politica progetti e raggiungere gli obiettivi di cui per anni si è solo parlato. Sia al governo che all’opposizione, con chiunque. Le 40 leggi approvate in un anno e mezzo parlano chiaro. Prima i temi, prima le idee del futuro.
Grazie Luigi. Avanti MoVimento 5 Stelle!"

Consiglio, 739 candidati in lizza: il 51% uomini, età media di 46,9 anni e per il 60% è la prima esperienza. Una fotografia di liste e candidati in corsa nelle 9 circoscrizioni elettorali dell'Emilia-Romagna: dati e statistiche

Bologna 22 gennaio 2020 - Sono sette i candidati alla presidenza della Giunta della Regione (uno in più della precedente tornata) sostenuti da 17 liste (più 6 rispetto al 2014). Mentre 739 candidati (in crescita rispetto al 2014 quando furono 507) sono in corsa per uno dei 50 posti nell’Assemblea legislativa (di questi due seggi sono riservati al presidente eletto e al candidato presidente secondo classificato). Il 51% dei candidati consiglieri è di sesso maschile, tra tutti l’età media è di 46,9 anni (in crescita rispetto a cinque anni fa, quand’era di 45,5 anni) e per 6 sui 10 di loro la sfida alle regionali è la prima esperienza elettorale.

È una fotografia dei candidati in lizza per le elezioni regionali del 26 gennaio 2020 dove, che eleggeranno il presidente e rinnoveranno l’Assemblea della Regione. I dati sono stati elaborati per il sito della Regione, realizzato in collaborazione tra Giunta e Assemblea legislativa, dedicato alle prossime elezioni.

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Gli elettori
Sono chiamati alle urne oltre 3,5 milioni di elettori: più esattamente, secondo la rilevazione del Ministero dell’Interno a 15 giorni dal voto, gli aventi diritto al voto sono 3.508.332. Di essi, 1.704.295 sono uomini e1.804.037 donne. Sono 4.520 le sezioni in cui sarà possibile votare.

I simboli

Sono stati presentati 17 simboli, ma non tutti sono presenti nelle 9 circoscrizioni: Giovani per l’ambiente non c’è a Reggio Emilia; Popolo della Famiglia non si presenta a Bologna, Ferrara, Piacenza; Movimento 3V manca a Reggio Emilia; il Partito Comunista non c’è a Ferrara, Piacenza, Ravenna; Potere al Popolo! non si presenta a Ferrara, Piacenza, Reggio-Emilia e Rimini. Ricordiamo che in ogni caso è possibile votare il candidato presidente, che sarà sempre presente sulla scheda elettorale, anche se la lista a sostegno non è stata presentata.

I candidati consigliere
Complessivamente sono 788 i candidati, anche se quelli effettivi scendono a 739 per effetto delle pluricandidature: 33 candidati si sono presentati in più circoscrizioni. Dei 739 candidati, il 49,1% è composto da donne, 50,9% uomini. L’età media è di 46,9 anni (46,1 anni per le donne e 47,7 per gli uomini). Sono 8 i candidati diciottenni e 2 i candidati che hanno oltre 80 anni. Il 63,5% dei candidati è nato nella stessa circoscrizione in cui si presenta; il 13,1% in un’altra circoscrizione (provincia) dell’Emilia-Romagna. Il 6,2% proviene da una regione del nord Italia, il 4,1% del centro Italia, il 10,8% del sud Italia e il 2,3% di essi è nato all’estero.

Esperienza politica
Il 58,6% dei candidati non ha avuto nessuna esperienza politica precedente. C’è un ex Parlamentare europeo, 8 sono Deputati o ex Deputati. Sono 10 i sindaci in carica. Se si considerano nel complesso tutti quelli che in passato abbiano ricoperto la carica di sindaco in un Comune, si sale a 35 candidati, pari al 4,7%. Si ricandidano 5 assessori regionali uscenti e 38 consiglieri regionali uscenti. Se si considera anche chi in passato abbia ricoperto incarichi in Regione, i casi salgono a 49, pari al 6,6%. Il 34% ha ricoperto incarichi amministrativi in altri enti: 29 sono assessori comunali in carica, oltre una novantina sono consiglieri comunali in carica, un centinaio sono invece stati in passato consiglieri e assessori comunali. Sei provengono da organismi amministrativi di grandi comuni, 4 sono ex consiglieri provinciali.

Nelle circoscrizioni
Nelle circoscrizioni di Piacenza e di Ferrara è candidato il 50% di uomini e il 50% di donne. Le donne superano gli uomini nelle circoscrizioni di Forlì-Cesena (59%) e di Modena (51,1%), mentre sono meno presenti nelle circoscrizioni di Parma (42,9%) e Rimini (46,8%).
L’età media è più alta nella circoscrizione di Piacenza (48,3 anni) e più bassa nella circoscrizione di Forlì-Cesena (43,1 anni).
Le circoscrizioni con più candidati nati nel territorio sono Ravenna (70,3%) e Modena (70,2%). La circoscrizione con più candidati provenienti dalle altre province dell’Emilia-Romagna è Rimini con il 24,2%. I nati all’estero sono il 4,1% nella circoscrizione di Bologna, non ce ne sono nelle circoscrizioni di Piacenza e Ravenna. Per quanto riguarda il resto d’Italia, i candidati provenienti dalle regioni del Nord sono più rappresentati nelle circoscrizioni di Piacenza (10,7%) e Parma (9,5%), quelli dalle regioni del Centro nelle circoscrizioni di Reggio-Emilia (7,2%), Ferrara (7,1%) e Bologna (7,1%), quelli dalle regioni del Sud nelle circoscrizioni di Parma (16,7%) e Bologna (14,8%).
I candidati senza alcuna esperienza politica sono di più nelle circoscrizioni di Rimini (69,4%) e di Bologna (64,5%). I candidati che hanno maggiori esperienze nelle amministrazioni si presentano nelle circoscrizioni di Reggio-Emilia (37,3%), Modena e Parma (entrambe 35,7%), hanno o hanno avuto incarichi in regione l’8,9% dei candidati di Piacenza e il 7,2% dei candidati di Reggio-Emilia.

Le liste
Nella lista Bonaccini Presidente sono candidati metà uomini e metà donne. Le donne superano gli uomini nelle liste di Popolo della Famiglia (54,8%), l’Altra Emilia-Romagna (53,3%) e +Europa (52%), mentre sono meno presenti liste di Partito Comunista (43,3%) e Emilia-Romagna Coraggiosa (44,9%).
Più giovani i candidati delle liste Giovani per l’Ambiente (età media 22,3 anni), Volt (33,5 anni), Partito comunista (37,3 anni) e Potere al popolo! (40,1 anni). Le liste con l’età media più alta sono Forza Italia (53,7 anni), Borgonzoni Presidente (53,3 anni) e Fratelli d’Italia (52,2 anni).
La Lista con più candidati nati nella circoscrizione in cui si candidano è la Lega (80,4%) mentre la lista con più candidati nati comunque in Emilia-Romagna è Europa Verde (22,2%). La lista con più candidati nati all’estero è Emilia-Romagna Coraggiosa (8,2%), la lista con più candidati provenienti dal nord Italia è +Europa (10%), dal centro Italia è l’Altra Emilia-Romagna (11,1%) e dal sud Italia è Potere al popolo! (21,4%).

Per maggiori informazioni consultare: https://www.regione.emilia-romagna.it/elezioni

 

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COME SI VOTA
Nella sola giornata di domenica 26 gennaio 2020 si vota per l’elezione del presidente e per il rinnovo dell’Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna: i seggi sono aperti dalle ore 7 alle 23
L'elettore deve presentarsi al seggio con un documento di identità valido e la tessera elettorale. Chi non ha la tessera o l'ha smarrita può richiederla all'ufficio elettorale del comune di residenza.

Per quanto attiene la modalità di voto, ciascun elettore può:

- votare a favore solo di una lista tracciando un segno sul contrassegno; in tale caso il voto si intende espresso anche a favore del candidato presidente della Giunta regionale a essa collegato;
- votare solo per un candidato alla carica di presidente della Giunta regionale tracciando un segno sul relativo rettangolo;
- votare per un candidato alla carica di presidente della Giunta regionale, tracciando un segno sul relativo rettangolo, e per una delle liste a esso collegate, tracciando un segno sul contrassegno di una di tali liste;
- votare disgiuntamente per un candidato alla carica di presidente della Giunta regionale, tracciando un segno sul relativo rettangolo, e per una delle altre liste a esso non collegate, tracciando un segno sul contrassegno di una di tali liste.

L'elettore può esprimere nelle apposite righe della scheda, uno o due voti di preferenza per un candidato a consigliere regionale, scrivendo il cognome (o il cognome e nome) del candidato o dei due candidati compresi nella stessa lista.

Nel caso di espressione di due preferenze, esse devono riguardare candidati di sesso diverso della stessa lista, pena l'annullamento della seconda preferenza.

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Casi particolari:

1. è possibile il voto disgiunto

2. nel caso di due preferenze devono essere un uomo e una donna pena l'annullamento

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Salvini sbeffeggia sui social candidata di Bonaccini, Caterina Pagani. l’interessata: “metodi bambineschi, non ci sono argomentazioni”

Tra gli innumerevoli post su Facebook di Matteo Salvini, questo pomeriggio uno ha colpito una candidata piacentina della lista civica “Bonaccini Presidente”, Caterina Pagani, in lizza per un posto in Consiglio Regionale dal 27 gennaio. Nel post in questione si vede Largo Battisti in un momento di scarso passaggio, il gazebo elettorale con l’immagine ben visibile della candidata e la didascalia: “Non spingete!”. Il tutto con l'aggiunta di una foto di un Bonaccini, quasi irriconoscibile, di qualche anno fa.

Inutile dire che il post è stato subito preso d’assalto con commenti compiaciuti dei fan del leader della Lega, ma ha anche attirato commenti di ben altra natura, soprattutto si fa notare Piazza Maggiore di Bologna stipata di “Sardine” in concomitanza. La risposta della diretta interessata, Caterina Pagani, arriva ironica: "Matteo, non essere timido, se volevi un selfie con me, bastava chiederlo. La prossima volta fai.... #unpassoavanti". In calce, in risposta alla foto di Bonaccini nel post del leader della Lega, Pagani aggiunge una altrettanto irriconoscibile foto di Salvini degli inizi.

“Inutile dire che la campagna elettorale infinita di Salvini si giochi anche sui social network, ma un uso corretto sarebbe gradito. Anzi, questa immagine è un chiaro segnale di timore in vista del 26 gennaio. Non sono sorpresa che Salvini nell'ultima settimana di campagna elettorale dedichi tante energie a sbeffeggiare i suoi avversari politici con metodi bambineschi, evidentemente non riesce ad elaborare argomentazioni migliori per convincere gli indecisi e gioca ancora una volta la carta del bullismo. Ne prendiamo atto e andiamo avanti. Starà agli elettori valutare nel merito in quale stile si riconoscono”.

 

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Care Sardine, discutiamo insieme dell'emergenza ambientale e climatica. Lettera aperta dei portavoce di Europa Verde Emilia-Romagna: "Nuotiamo con voi nel mare di una politica gentile, fatta di impegno, dialogo e proposte"
Zamboni e Galletti: Farvi conoscere le nostre idee e proposte potrebbe contribuire a quella ricostruzione di una politica adeguata alle sfide del presente

"Care Sardine,

nuotiamo con voi nel mare di una politica gentile e pulita che sia fatta di impegno, studio, proposte, dialogo e confronto per risolvere i gravi problemi che abbiamo di fronte.

Esiste certamente una emergenza democratica.

L'attacco demagogico alla politica tutta ed il trionfo dell'antipolitica ha rafforzato ulteriormente i poteri finanziari, economici, militari, mediatici che vedono nella democrazia un fastidioso intoppo ai loro obiettivi. Ricostruire una politica credibile, competente e partecipata è oggi un'urgenza democratica.

Esiste certamente una emergenza sociale.

Il crescere delle disuguaglianze, la rottura del cosiddetto ascensore sociale, ha prodotto una crisi dei rapporti sociali e il venir meno della coesione sociale e della vicinanza alle istituzioni. Lottare per ridurre le disuguaglianze è una priorità anche per riacquistare la fiducia dei cittadini verso le istituzioni.

Ci preme però condividere con voi che esiste una emergenza climatica e ambientale, che sulle persone ha ricadute diverse anche in rapporto alle disponibilità reddituali per far fronte alle conseguenze. E' al contempo anche un'emergenza intergenerazionale, come ci ricordano i giovani dei Fridays for future e di Extinction Rebellion che pretendono dagli adulti le misure indispensabili per garantire la loro esistenza sul pianeta.

Noi Verdi - Europa Verde abbiamo raccolto il loro appello e popolato le loro piazze come le vostre.

Noi Verdi esistiamo, organizzati in tutta Europa con il partito verde europeo European Green Party, di cui siamo co-fondatori. Mentre siamo presenti in tutto il mondo come Global Greens.

Ci piacerebbe incontrarvi per farvi conoscere le nostre idee e proposte, che riteniamo possano contribuire a quella ricostruzione di una politica adeguata a 360 gradi alle sfide globali del presente, come voi auspicate."

 

Paolo Galletti e Silvia Zamboni, co-portavoce dell'Emilia-Romagna di Europa Verde e candidati nella circoscrizione di Bologna alle regionali del 26 gennaio

 

Domenica, 19 Gennaio 2020 10:06

Reggio Emilia: Angeli o Demoni?

Bibbiano, la chiusura delle indagini non solo conferma ma aumenta a 108 i capi d’accusa. Ora i “sinistri” torneranno con i piedi sulla terra e la pianteranno di difendere con i loro “princìpi universali” i propri adepti e con gli stessi princìpi invece infangare i loro avversari politici?
 
Di Lamberto Colla 19 gennaio 2020 - A Bibbiano, in provincia di Reggio Emilia, come tutti sanno, è scoppiato uno scandalo di gravità immensa, relativamente a presunti abusi su minori e affidamenti "personalizzati" con sottrazione  ingiustificato dei bimbi dalle famiglie d'origine per essere “traslocati” verso famiglie affidatarie, spesso non tradizionali. Un meccanismo che, secondo quanto scaturito dalla indagini, sarebbe stato indotto anche da forzature e pressioni psicologiche realizzate nei confronti dei bambini stessi trasformando essi stessi in accusatori dei genitori. Una storia perversa che ne ha dell’incredibile (e auguriamoci che non sia vera!) che ha occupato le prime pagine dei giornali per un po’ di tempo, e comunque non tanto quanto fossero stati coinvolti soggetti che non appartenessero al mondo della sinistra e dei loro protetti. Ed è stato proprio per questo che, quasi da subito, si è avviata una vera e propria operazione di "camouflage".

I  "media", i buon pensanti (Bonaccini compreso) con la complicità di una commissione regionale all'acqua di rosa e infine con il contributo dell'intellighenzia montante delle "6000 sardine" è tutto rientrato e non più oggetto di attenzioni. E' stata tutta una strumentalizzazione, “Io ritengo assurdo che si continui a parlare di Bibbiano” sosteneva Sartori il leader delle sardine, seppure la frase fosse stata condita di buon generalismo demagogico, invitando perciò i politici a non proporre slogan che colpiscano la pancia bensì orientino i messaggi ai cervelli.
Insomma, dopo la satira politica, buona parte dei simboli universali ecco che i "sinistri" vorrebbero l'esclusiva anche sugli slogan.
 
Purtroppo per loro, chissà se per errore o per vendetta, ecco che a pochi giorni dalle elezioni riaccendersi i riflettori su Bibbiano, con nuove sconcertanti rivelazioni fuoriuscite con la comunicazione di chiusura delle indagini che vede confermati 26 indagati e 108 capi d'accusa mentre inizialmente erano 106:  peculato d’uso, abuso d’ufficio, violenza o minaccia a pubblico ufficiale, falsa perizia anche attraverso l’altrui inganno, frode processuale, depistaggio, rivelazioni di segreto in procedimento penale, falso ideologico in atto pubblico, maltrattamenti in famiglia, violenza privata, lesioni dolose gravissime, truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche. 
 
Le ipotesi accusatorie sono tutte confermate, al Pd rimane poco da contestare. il procuratore della Repubblica di Reggio Emilia Marco Mescolini scrive, in riferimento alla chiusura indagini: “La massiccia attività istruttoria” effettuata mediante consulenze, interrogatori, analisi dei documenti, ha reso possibile “non solo di confermare le ipotesi accusatorie già riconosciute dal gip in fase cautelare“, ma anche “di integrare il quadro probatorio in relazione a talune non riconosciute dal gip stesso in fase di emissione misura e anche di individuare nuove fattispecie”.
 
Particolari da film horror utilizzati per alterare "lo stato psicologico di minori” oltre a  aver posto in uso, in alcuni casi, la “macchinetta dei ricordi” strumento a impulsi elettromagnetici il cui uso non è mai stato riconosciuto dall’ordine degli psicologi in Italia. Un quadro che si complica se si introduce l’elemento delle amicizie e della ”ex” (della principale indagata) la quale sarebbe anche molto prossima al movimento delle “sardine”, cosa che giustificherebbe la difesa incondizionata del “sistema Bibbiano”.
 
Insomma, da un lato Reggio Emilia è meta di professionisti e ricercatori che, in processione da tutto il mondo, vengono per "imparare" la gestione degli asili e dall'altro è il territorio che ospita il malefico esempio di immorale gestione dei bambini che, se dovessero confermarsi le imputazioni, ci sarebbe da chiamare un esercito di "esorcisti" per bonificare ogni angolo della provincia.
 
Ma se un fatto così grave e estremo è accaduta in un luogo di eccellenza educativa, cosa mai potrà venire scoperto se l’indagine si estendesse in altri e meno "civili" angoli della nostra lunga penisola?
 
(Fonti)
https://www.gazzettadellemilia.it/politica/item/24325-il-%E2%80%9Cmercato-degli-affidamenti%E2%80%9D-lo-schifo-gi%C3%A0-noto-ma-%E2%80%9Ctollerato%E2%80%9D.html 
 
https://www.gazzettadellemilia.it/politica/item/24355-inchiesta-val-d-enza,-bonaccini-basta-con-le-strumentalizzazioni.html 
 
https://www.gazzettadellemilia.it/politica/item/24031-e%E2%80%99-proprio-vero-che-mangiano-i-bambini.html 
 
 http://www.ilgiornale.it/news/cronache/inchiesta-angeli-e-demoni-ecco-cosa-facevano-katia-bambina-1718677.html
 
https://www.imolaoggi.it/2020/01/17/bibbiano-indagata-fadia-bassmaji-offre-ospitalita-a-sardine/ 

Nella foto di copertina Castel Sant'Angelo, uno dei luoghi nei quali è ambientato il romanzo "Angeli e Demoni" di Dan Brown.
 

(Per leggere i precedenti editoriali clicca qui)

di redazione Parma Novotel, 18 gennaio 2020 ore 14,00 - Ultimi giorni di campagna elettorale e tutti i leader di partito sono in giro a cavalcare gli stessi palchi nel tentativo di convincere soprattutto gli indecisi, coloro che faranno la differenza in questo scontro che si preannuncia al fotofinish tra Stefano Bonaccini e Lucia Borgonzoni.

Ieri Giorgia Meloni è partita da Piacenza, incontrando gli elettori alle 11,00, poi ha fatto tappa a Parma alle 14,00 dove si è esibita in un talk show condotto da Pietro Adrasto Ferraguti e infine l'hanno accolta a Bologna in serata.
"La vittoria è alla portata e il fatto stesso che si parli di questa opportunità dovrebbe fare interrogare la sinistra, indipendentemente da quale sarà il risultato, su che cosa abbia sbagliato. Fino a cinque anni fa non era nemmeno lontanamente pensabile l'ipotesi che il Centro destra potesse vincere in Emilia Romagna. Siamo vicini a una rivoluzione, non solo per i cittadini della regione, che qui hanno sempre conosciuto sempre e solo la sinistra, ma per l'Italia intera perché se dovessimo vincere qui penso come sia evidente quello che sia distante quello che accade nel "Palazzo" da quello che vuole la gente." Così Giorgia Meloni ieri pomeriggio a Parma di fronte al folto pubblico di ammiratori che l'ha attesa al Novotel. (LGC)

 

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Giorgia Meloni, dopo l'incontro di Piacenza (11,00) farà tappa a Parma, al Novotel di via Trento, 9. Un'occasione di incontro con i parmensi e con la stampa.

Di LGC Trecasali 18 gennaio 2020 - Giorgia Meloni continua a suscitare sempre maggiore interesse anche in ragione della sua cavalcata verso la vetta delle persone più influenti al mondo. Infatti, come ormai è noto, la leader di Fratelli d'Italia è stata inserita, dalla rivista The Times, addirittura al 20esimo posto del ranking globale.

In attesa di vederla nel pomeriggio di sabato 18 gennaio, ore 14,00, all'hotel Novotel di via Trento, 9, i candidati parmensi si sono presentati a Sissa Trecasali accompagnati dal coordinatore provinciale Stefano Bosi.
Gaetana Russo, avvocata di Salsomaggiore Terme, tra i punti di intervento del suo programma metterà le infrastrutture e i ponti. Fattori indispensabili per lo sviluppo economico e sociale dei territori. E per tale ragione, nella prossima settimana, incontrerà Danilo Coppe, il noto esperto di esplosivi, chiamato sia per la demolizione delle "Vele" sia di quel che restava del Ponte Morandi di Genova. Un impegno, quello di consigliera regionale che, se verrà eletta, espleterà con competenza avendo assunto, in passato, anche incarichi nella pubblica amministrazione.

E' stata quindi la volta di Daisy Bizzi a intervenire, imprenditrice e vice sindaco di Noceto, la quale ha posto l'accento sulla ormai approfondita conoscenza delle difficoltà che si incontra a amministrare, in particolare facendo esplicito riferimento alla eccessiva burocratizzazione. I punti fondamentali sui quali impernierà il suo eventuale mandato amministrativo regionale saranno orientati alla "sburocratizzazione", a favorire l'attività commerciale in ogni luogo, anche i più marginali, a "spendermi per il territorio", inteso come ambiente, agricoltura e attività umana, il tutto però ponendo la "famiglia" al centro di tutto.

A Massimo De Matteis il compito di chiudere la serata della "bassa" che, a suo dire "come la nostra provincia merita molto di più". Nello specifico anch'egli fa riferimento alla questione delle infrastrutture e alla loro fragilità. Ricorda ai presenti le sue esperienze di sindaco di montagna e di consigliere provinciale , occasioni nelle quali ha avuto modo di scontrarsi con "centrocrazia bolognese".
"Siamo forti nelle idee, conclude De Matteis, e abbiamo le donne e gli uomini per realizzarle".

 

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Salvini: OH Ragass!, o il 26 gennaio o mai più! Quindi invita tutti a Maranello sabato prossimo alle 3 del pomeriggio, "che è l'unico rosso che ci piace".

Di LGC 13 gennaio 2020 - "L'aria è frizzantina, - dice Matteo Salvini dal palco di Parma, abbiamo fatto due passi in centro a Parma senza dire niente a nessuno e quando vieni fermato da ragazzi, commercianti che ci dicono, "forza non mollate che questa è la volta buona, vuol dire che c'è. Più di 1000 persone a Borgotaro, una domenica sera, siamo stati a Tornolo a Noceto …" Un passaggio è dedicato anche all'agricoltura e al rischio che in Europa vogliono mettere il semaforo rosso al Parmigiano Reggiano che fa male!. "il 26 non è solo un voto per la Regione, sottolinea Salvini, ma c'è qualche genio in Europa che vuole mettere il bollino rosso sul parmigiano reggiano che fa male, guai a chi vuole distruggere la nostra agricoltura i nostri sapori, vogliono mettere fuori norma il parmigiano reggiano e il prosciutto di Parma e noi, a difendere gli interessi italiani che abbiamo a Bruxelles… Gentiloni. OH Ragass!, o il 26 gennaio o mai più e non la faccio lunga perché è il nono incontro di oggi, poi a Salsomaggiore!..." Infine invita tutti per sabato prossimo a Maranello alle 3 del pomeriggio, "che è l'unico rosso che ci piace" chiosa l'ex ministro dell'interno.

(Foto di Francesca Bocchia) 

A seguire l'intervento completo:
https://www.facebook.com/salviniofficial/videos/matteo-salvini-a-parma-130120/461186241501018/ 

Una volta era il “sabato sera” il momento di maggior rischio stradale mentre ora ogni giorno è a rischio di alcolisti e drogati.
 
Di Lamberto Colla 12 gennaio 2020 -

Tutti gli interventi legislativi e punitivi adottati per contenere il numero degli incidenti mortali determinati da un eccessivo uso di alcol e droghe alla guida non hanno sortito l’effetto sperato.

Dai limiti ben contenuti del tasso alcolemico consentito, all’omicidio stradale, nulla è servito per ridurre gli incidenti e i morti sulla strada.

Gli ultimi giorni sono stati particolarmente funesti. Dalla strage in altoadige, dove una sola auto ha sbaragliato una ventina di giovani 7 dei quali non ce l’hanno fatta e altri 10 sono ancora in ospedale, piuttosto che le due ragazze di Roma, falciate da un giovane che ha la “sfortuna” di essere il “figlio di” e perciò le cronache giornalistiche ne hanno mantenuti accesi i riflettori per troppo tempo.

Le condizioni meteo, la strada a alta densità di traffico, il tasso alcolico e probabilmente anche il gioco idiota di attraversare le strade con il semaforo rosso, potrebbero, in parte o tutti i fattori, avere contribuito alla tragica fatalità.
Se poi un principe del foro come l’avv. Franco Coppi si scontra con una regina dei tribunali come l’avvocata Giulia Bongiorno ecco che l’attrattività mediatica si eleva all’ennesima potenza.

Della nuova tendenza giovanile iniziano a manifestarsi segnali uno po’ ovunque.

“Erano in tre scrive LA NAZIONE il 9 gennaio scorso , martedì alle undici di sera, a "sfidare" il pericolossimo viale Alessandro Guidoni, il trait d’union tra la bretella autostradale di Peretola e l’inizio della circonvallazione cittadina. Si tratta della terribile moda (quella di giocare con il destino buttandosi all’improvviso nella carreggiata), che sta prendendo piede tra i giovanissimi?”

Questa sarebbe quindi l’ultima idiota moda per drogarsi di adrenalina. Un modo per distruggere la propria vita, la propria famiglia e l’altrui di un ignaro e sfortunato automobilista, padre di famiglia, che si scontra con la “ganzata” andata male di qualche stupido giovane.

In generale comunque le stime di Istat e Aci, basate sui dati preliminari relativi al primo semestre 2019 e pubblicati a fine anno, sanciscono che la mortalità stradale in Italia continua a crescere, soprattutto sulle autostrade con un +25%.

I dati evidenziano un calo, rispetto allo stesso periodo del 2018, sia di incidenti con lesioni (-1,3%) che di feriti (-2,9%) mentre aumentano le vittime (+1,3%). Dal 1° gennaio al 30 giugno scorso, gli incidenti sono stati 82.048 (in media, 453 al giorno: 19 ogni ora) e hanno causato 1.505 morti (8 al giorno: 1 ogni 3 ore) e 113.765 feriti (628 al giorno: 26 ogni ora).

Non so come si possa fare a contrastare un tale e complesso fenomeno.

SI potrebbe iniziare con una più ferrea e severa educazione sin dalle elementari, un contrasto molto più incisivo allo spaccio di droghe nelle discoteche e luoghi di ritrovo dei giovani (vedi servizi delle Iene del passato e di Striscia la Notizia del 19 dicembre 2019) e infine con strumentazioni da applicare alle vetture che inibiscano la guida a chi presenta sintomi di alcolismo o sia in stato confusionale per qualche ragione anche diversa dalla stessa droga.

Se la tecnologia digitale legge i nostri stati umorali e ci propina dei messaggi promozionali in sintonia con i nostri messaggi non verbali, la medesima sofisticata e collaudata tecnologia non potrebbe essere adattata e messa a disposizione delle case automobilistiche e della pubblica salute?

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(Per leggere i precedenti editoriali clicca qui)

Stefano Bonaccini sembra piacere più di Lucia Borgonzoni e si mantiene in vantaggio sulla rivale in vista delle elezioni regionali in Emilia Romagna del prossimo 26 gennaio. Ma decisive potrebbero essere le liste collegate ai candidati presidenti che vedrebbero il Centro Destra sorpassare il Centro Sinistra. Questo è quanto risulta dal sondaggio nato dalla collaborazione tra agenzia Dire e Istituto Tecnè, con interviste effettuate il 30 e 31 dicembre su un campione di mille persone.

Il tasso di incertezza è però elevatissimo:  tra incerti e astenuti il valore si colloca al 41,5%.

Bonaccini, candidato del centrosinistra, si legge nel report Dire/Tecné,  è avanti nel gradimento rispetto alla rappresentante del centrodestra: positivo il giudizio dell’attuale presidente di Regione per il 39%, mentre la Borgonzoni si ferma al 31%. Più staccato Simone Benini, candidato del Movimento Cinquestelle, che ottiene un giudizio positivo dall’8% e Marta Collet di Potere al Popolo che si attesta al 3%.

Bonaccini è avanti anche nelle intenzioni di voto: il 44% sceglierebbe lui, con Borgonzoni ferma a 43% e Benini a 7,5%. Gli altri candidati al 5,5%. Ma la grande fetta di incerti o astenuti (41,5%) lascia aperto ogni discorso fino all’ultimo giorno.

Cosi’ come decisive potrebbero rivelarsi le intenzioni di voto alle liste collegate ai candidati presidenti.

Ad oggi il centrodestra e’ stimato al 44% e Bonaccini al 42,5%.

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Per votare con HOPINION: 

 

 

 

Orientamento al voto in Emilia Romagna

I sondaggi indicano che in Emilia Romagna sia un testa a testa tra Stefano Bonaccini, Governatore uscente, e Lucia Borgonzoni la sfidante in carico alla Lega. Ma, secondo il sondaggio Dire/Tecnè del 10 gennaio 2020, l’incertezza è diffusa per il 41%. Una cifra elevatissima che vorremmo verificare.

Come al solito la opinione che esprimerete sarà totalmente anonima.

A quale, tra questi candidati, vorreste vedere seduto al vertice della Regione Emilia Romagna? (in ordine alfabetico)

 

 

Interviste a quattro candidati dei due maggiori schieramenti a sostegno di Bonaccini e Borgonzoni:  Matteo Daffadà – Massimo De Matteis - Nicoletta Paci  e Cecilia Zanacca

di Francesca Caggiati Parma 10 gennaio 2020 - A poco più di due settimane dalla tornata elettorale che vede il rinnovo delle cariche di Governatore e Consiglieri della Regione Emilia Romagna, incontriamo quattro candidati – due uomini e due donne - casualmente scelti tra i due principali schieramenti politici di centrosinistra e di centrodestra.
Sono state poste loro le stesse domande per capire meglio non solo le motivazioni personali e politiche della loro candidatura, ma anche le priorità che secondo loro andranno affrontate e i vantaggi che Parma e il suo territorio provinciale trarrebbero dalla loro elezione.

Iniziamo, per “cavalleria” o meglio dovrei dire per affinità di genere, con le due candidate donne Nicoletta Paci – nelle liste di Stefano Bonaccini, Presidente in carica di centrosinistra – e di Cecilia Zanacca – sostenitrice dello schieramento di Lucia Borgonzoni, Presidente in corsa per il centrodestra.

- Qual è il motivo principale che l’ha spinta a candidarsi alle prossime elezioni regionali?
Paci: “È una domanda ricorrente per un candidato. Mi sono candidata perché mossa da spirito di servizio e amore per il mio territorio e le persone che lo vivono. Mi sono candidata perché sono orgogliosa di vivere in una comunità accogliente, solidale, industriosa, piena di idee e di capacità. Nei miei sette anni da amministratrice della città Parma l’ho guardata anche dal punto di vista delle minoranze che la compongono. È un modo di fare che mi appartiene, avendo studiato altre lingue, culture altre, sono portata a considerare le diversità, le piccole componenti come una ricchezza, come un colore che aggiunge vivacità. Mi sono candidata perché Parma mi ha insegnato che è più complesso amministrare considerando e dando possibilità a tutti, ma è molto più giusto ed efficace. Si tratta di un salto di qualità culturale. Che porta equità ma anche una visione allargata, un pensiero ampio alle persone e ai servizi. Vogliamo chiamarlo il lato buono della globalizzazione? In questo momento ho scelto di impegnarmi in questa corsa elettorale proponendomi per tracciare in Regione un cammino che possa essere all’avanguardia, un modello che ci consenta di fare un passo avanti, tutti insieme, senza scordare nessuno”.

Zanacca: “Banale dirlo, ma per cambiare un modus operandi che sta appiattendo il nostro Paese, la nostra Regione e ancora più per ridare fiducia a noi cittadini. Una fiducia che da tempo sta venendo sempre meno nei confronti delle istituzioni. Per fare si che i risultati perseguiti dall’amministrazione regionale non siano una mera ovazione a fini elettorali ma semplicemente un momento di seria comunicazione con i cittadini”.

- Perché gli elettori dovrebbero esprimere la propria preferenza scrivendo il suo nome?
Paci: “Come amministratrice ho visto in prima persona quanto sia importante, per una città laboriosa come la nostra, avere un appoggio in Regione. E’ necessario per Parma avere un filo diretto con la Regione per portare avanti le innovazioni e le politiche che ci stanno a cuore e che significano un sicuro avanzamento per la nostra città. Nell’Assemblea della Regione Emilia-Romagna la mia voce sarà per le istanze del nostro territorio. Sui punti che il Presidente Bonaccini ha tracciato: Scuola e Istruzione, Ambiente, Sanità, Parità di Diritti di tutti e tutte. La Regione in questi ultimi cinque anni, con Stefano Bonaccini e la sua Giunta, ha dato prova di una grande capacità di azione positiva e i numeri lo stanno a dimostrare. Vorrei far parte del prossimo percorso a fianco di questa città e di questa Regione che hanno molti punti in Comune, ma dove Parma può anche rappresentare un territorio apripista e una comunità propositiva più di altre”.

Zanacca: “Perché no? Scherzo naturalmente. Chi mi conosce sa della mia passione politica accompagnata sempre da attenzione per il territorio nei suoi vari aspetti; dalla qualità della vita, al mondo del sociale, della scuola e dell’impresa. Sono una parmigiana doc, legata alla sua città di cui conosce i pregi e le necessità. Necessità di cui, ahimè, l’attuale amministrazione locale, incoraggiata dalla pari amministrazione regionale, sembra non importare molto”.

- Quali sono secondo lei le tre priorità dell'Emilia Romagna?
Paci: “Lo slogan “Fare dell’Emilia Romagna la regione della conoscenza” mi appartiene. Per i prossimi dodici mesi siamo Capitale Italiana della Cultura, abbiamo istituti scolastici che dialogano con l’economia della città e della provincia, abbiamo l’Università migliore d’Italia. Parma è città della conoscenza. E lo sarà sempre più con una Regione che investa sulla Scuola: dal nido fino all’Università. Il Lavoro è ovviamente l’altra priorità principale. La formazione gioca un ruolo fondamentale: dovrà saper aiutare i nostri figli non solo ad acquisire formazione e competenze, ma a restare nella propria terra. L’Ambiente è l’altro tassello, se vogliamo complementare alla formazione di una cultura ambientale nei cittadini, ma per il quale bisogna concretizzare presto con una conversione economica e sociale che ci porti alla transizione verso le energie rinnovabili e l’economia circolare”.

Zanacca: “Come prima cosa sicuramente passare dal centralismo regionale al decentramento territoriale. La Regione avrà il ruolo di “perno degli enti autonomi” evitando tentazioni di un centralismo regionale. Si dovrà rafforzare l’intero sistema autonomistico che vede nei Comuni l’istituzione politica di prossimità più vicina e sensibile alle esigenze, diritti e interessi dei cittadini L’obiettivo dovrà essere meno burocrazia e più cultura del risultato, a favore di cittadini e imprese. La Regione dovrà tutelare, promuovere e valorizzare la famiglia, così come riconosciuta dalla nostra Costituzione, quale primo luogo della solidarietà e luogo nel quale si genera e si forma il capitale sociale umano. La famiglia deve diventare il principale interlocutore delle politiche sociali. L’innovazione risiede nel rivolgersi alla famiglia in quanto tale, non perché povera o in difficoltà, per seguirla in tutte le fasi della propria esperienza. Si configura cosi una politica familiare sostanzialmente differente da quella finora perseguita in Emilia Romagna, rivolta soprattutto alla “famiglia patologica” e indirizzata a sostenerla solo dopo l’insorgere di un problema. Il sistema socio-sanitario regionale, come quello nazionale è ormai all’interno di una “Tempesta perfetta» con l'invecchiamento della popolazione, l'aumento delle malattie croniche e le difficoltà sociali connesse alla crisi economica. A fronte di tale situazione appare inevitabile fondere in un unico approccio le politiche sanitarie con quelle assistenziali, in cui le competenze e le azioni appaiono senza più soluzione di continuità, ma soprattutto le cui risposte appaiono inadeguate. Nonostante importanti aree di eccellenza sia professionale sia tecnologica, il sistema Emiliano Romagnolo comincia ad abbandonare al proprio destino tanti cittadini che non riescono più ad accedere a servizi, sia preventivi sia diagnostici, assistenziali e riabilitativi. Si propone, previa sperimentazione in alcuni servizi, di introdurre un sistema integrato tra pubblico e privato, che scommetta su una virtuosa alleanza tra mercato e solidarietà”.

- Cosa cambierà in Regione Emilia Romagna se vince il suo schieramento?
Paci: “La Regione farà un ulteriore “Passo avanti” rispetto ai tanti risultati già raggiunti negli ultimi cinque anni. Potremo migliorare ulteriormente in tutti i settori di attività portando l’Emilia Romagna ad essere un modello di sviluppo anche per altre regioni italiane. Food Valley, Culture Valley, Green Valley. Potremmo andare avanti ... L’Emilia Romagna ha già numeri eccellenti. Diversità straordinarie che la rendono unica al mondo. Continuare su questa strada significa non interrompere un cammino. Significa puntare alla cima, anziché ripartire e magari perdersi lungo il sentiero”.

Zanacca: “Prima di tutto non cosa ma come: sicuramente in meglio. La regione sarà molto più vicina ai cittadini, con meno burocrazia e più semplificazione anche e soprattutto per chi fa impresa. Faremo prevalere la meritocrazia nella scelta dei posti dirigenziali rispetto a logiche di schieramento. Sarà una regione caratterizzata da enti dotati di autonomia e funzioni proprie, tra loro saldamente connessi e in continue relazioni di collaborazione. Un governo attento al territorio, sia verso le grandi città, ma anche con una road map per i piccoli comuni e una sorta di piano Marshall per la montagna. Insomma, una regione in cui tutti potranno avere l'opportunità di cogliere la propria occasione di benessere”.

- Come Parma potrà beneficiare della sua vittoria?
Paci: “La mia proposta di inserire l’inglese già dai nidi e dalla scuola dell’infanzia è stata favorevolmente accolta da Bonaccini che l’ha inserita come punto fondante delle sue proposte per il settore 0-6 anni. Quindi per me, che ho già fatto esperienza come Assessora ai Servizi educativi e Scuola, il settore educativo è uno dei temi principali su cui vorrò agire portando le istanze del territorio. E a questo si lega fortemente quello delle Pari Opportunità perché da sempre mi batto per i diritti di tutte e tutte e voglio proseguire anche in Regione a favorire un cambiamento culturale che deve partire soprattutto dalle nuove generazioni”.

Zanacca: “In primis, grandi cambiamenti quindi deciso miglioramento relativamente a temi molto “caldi” quali Sicurezza, Degrado, Gestione dei Rifiuti, Rilancio delle attività commerciali, Mobilità e Trasporti che sono settori in cui Parma è in grande sofferenza e sui quali la regione ha ampi margini di intervento. Il decreto Minniti, ha introdotto la possibilità di formulare accordi per la promozione della sicurezza integrata sulla base dei quali le Regioni possono sostenere iniziative e progetti per attuare interventi di promozione della sicurezza integrata nel territorio di riferimento, sostenendo così i Sindaci nella loro azione di garanzia in materia di sicurezza urbana. In merito alla politica sui rifiuti, bisognerà rivedere l'indirizzo dato ad ATERSIR, l’Agenzia di regolazione dei servizi pubblici locali ambientali della regione Emilia-Romagna per ridare voce in capitolo agli enti locali nella strategia di gestione dei rifiuti, a partire dalla definizione di ambiti territoriali omogenei e scardinando il modello di gestione aziendale finalizzato al profitto con costi ingiustificati a carico dell’utenza, bloccando la logica dei subappalti. Il rilancio delle attività commerciali, a partire da quelle dei centri storici, passa da un riequilibrio tra negozi di vicinato e grandi centri commerciali, nonché da politiche di mobilità che accanto alla sostenibilità ambientale garantiscano anche una sostenibilità residenziale, famigliare e commerciale. Infine, per il settore trasporti, oltre a politiche di forte rilancio del trasporto pubblico locale, Parma dovrà avere la fermata AV. Fino a ieri Bonaccini e Pizzarotti hanno detto no, fa piacere che a ridosso delle elezioni sembrano averlo capito anche loro”.

- Quali sono tre suoi pregi e tre suoi difetti?
Paci: “Sono determinata, ma sempre in ascolto degli altri. Questi due modi di agire mi consentono di analizzare le situazioni e spesso di trovare delle soluzioni di sintesi. Credo che questi possano essere interpretati come pregi per chi si trova a dover rappresentare uomini e donne di una comunità. Mina cantava “i miei difetti son talmente tanti”…..sarebbe lunga elencarli. Sono sicura che i miei avversari li sanno tutti”.

Zanacca: “Non sta a me dirlo, anzi spesso la linea che differenzia gli uni e gli altri è davvero sottile. Può essere che in talune situazioni un pregio si trasformi in difetto e viceversa ... tutto è assolutamente relativo. Nello specifico, non posso negare di essere disordinata, talora in ritardo e tendo a fare più cose contemporaneamente … È comunque vero, citando una frase non mia, che i difetti vanno saputi portare perché i pregi stanno bene a tutti!”.

- Quali invece i tre valori in cui crede maggiormente e per cui non scenderebbe mai a compromessi?
Paci: “Scegliendo di candidarmi come amministratrice, onestà e rispetto della legalità devono essere alla base di ogni pensiero e ogni scelta. E poi la parità di diritti; leggi, servizi, opportunità che rispettino le diversità e le situazioni di ognuno, sono la strada che ho scelto di percorrere”.

Zanacca: “Famiglia, solidarietà, coerenza e rispetto per il prossimo. Chi mi conosce sa che non posso venire meno a questi”.

- Che qualità pensa che abbia in più o di diverso una donna rispetto ad un uomo?
Paci: “Parlerei soprattutto di qualità diverse e fra queste sottolineo sicuramente la sensibilità. Al di là degli stereotipi ho sempre visto nelle donne la capacità straordinaria di accostarsi agli altri, di cogliere sfumature. Negli uomini ho spesso assistito invece ad espressioni di aggressività. Le donne sono più inclusive, sono portate alla mediazione, ascoltano le ragioni di tutti. Abbracciano il mondo”.

Zanacca: “Un delle cose che maggiormente detesto e che mi ferisce sono le quote rosa; non capisco perché le istituzioni dovrebbero “aiutare” le donne ad ottenere ciò che possono raggiungere benissimo da sole? Concludendo: “Il gallo può cantare, ma è la gallina che fa l'uovo” come diceva Margaret Thatcher”.

 

Veniamo ora ai due candidati uomini: Matteo Daffadà che appoggia Stefano Bonaccini e Massimo De Matteis che sostiene Lucia Borgonzoni.

- Qual è il motivo principale che l’ha spinta a candidarsi alle prossime elezioni regionali?
Daffadà: “La Regione ha ricadute dirette sulla vita e sulla gestione dei territori. Sono un amministratore pubblico. Il consigliere uscente del PD ha deciso di non candidarsi. Mi è stato chiesto di portare la mia esperienza e dopo aver sentito la famiglia ho accettato. Per portare la testimonianza e le esigenze del territorio a Bologna e per riportare sul territorio quanto di positivo la Regione ha fatto e farà”.

De Matteis: “Desidero mettere al servizio dei parmigiani e dei parmensi tutto il mio impegno e tutta la mia esperienza. Ho l’onore di farlo nelle file di Fratelli d’Italia, forza politica che ho contribuito a fondare a Parma e di cui ho retto il coordinamento provinciale sino a tre mesi fa”.

- Perché gli elettori dovrebbero esprimere la propria preferenza scrivendo il suo nome?
Daffadà: “Sono anni che sono amministratore pubblico, conosco le esigenze e i bisogni del territorio. Ho sempre messo la mia faccia. Vivo in montagna e lavoro a Parma. Sono la sintesi di chi conosce i problemi della periferia e della città. Faccio il pendolare ogni giorno. Mi sono sempre messo al servizio del cittadino. Giusta esperienza e voglia di misurarmi con una sfida nuova”.

De Matteis: “La mia trentennale esperienza di pubblico amministratore e di militanza nella destra politica rappresenta una garanzia di impegno e di coerenza, da sempre unicamente orientata al bene per la nostra comunità provinciale, alla difesa delle nostre famiglie , alla difesa del lavoro e dell’impresa, alla difesa dei valori fondanti della nostra civiltà”.

- Quali sono secondo lei le tre priorità dell'Emilia Romagna?
Daffadà: “Le priorità sono tante. Ma scegliendone tre dico: famiglia, lavoro e infrastrutture. Famiglia perché dobbiamo invertire il trend che ha visto abbassare cosi tanto la natalità. Aiuto alle famiglie significa crescita, presidio del territorio, sviluppo del territorio. Lavoro, perché è condizione fondamentale allo sviluppo ed al benessere dei cittadini. Dove c’è lavoro ci sono servizi. Infrastrutture, perché consentono l’attrattività e la fruibilità di un territorio sia dal punto di vista economico che turistico”.

De Matteis: “Lotta all’inquinamento, intensificare la produzione di energia pulita. Grande piano per la natalità, sostegno alle famiglie e alle giovani coppie. Rinascita delle zone montane, detassazione per le imprese , start up ricerca e innovazione”.

- Cosa cambierà in Regione Emilia Romagna se vince il suo schieramento?
Daffadà: “Questa Regione in questi anni ha lavorato bene. Lo dicono gli indicatori che la mettono davanti ad ogni altra Regione italiana sia dal punto di vista economico che sanitario. Il tutto deve stimolare per continuare ad essere la locomotiva d’Italia”.

De Matteis: “Dopo 50 anni di ininterrotto e ormai logoro strapotere della sinistra in Emilia Romagna, è giunto finalmente il momento di cambiare e realizzare anche nella nostra Regione l’alternativa di governo, nel metodo, nelle scelte, nella visione di prospettiva e di sviluppo dei nostri territori”.

- Come Parma potrà beneficiare della sua vittoria?
Daffadà: “Per l’impegno costante che metterò nell’ascolto dei cittadini. Importante sarà anche relazionare le attività svolte in Regione”.

De Matteis: “Fratelli d’Italia sarà la forza politica determinante per l’affermazione della coalizione che sostiene Lucia Borgonzoni, e darà considerevole contributo con la serietà delle sue proposte, con la forza delle sue idee e con la coerente determinazione dei suoi candidati al buongoverno della nostra Regione. La rappresentanza, la voce, il ruolo di Parma avranno preminenza in questo progetto di rinnovamento e di buongoverno e garantirà al nostro territorio la considerazione che merita”.

- Quali sono tre suoi pregi e tre suoi difetti?
Daffadà: “Corro in squadra, aiuto il prossimo e credo nelle persone. Testardo, permaloso e frenetico”.

De Matteis: “I miei pregi sono determinazione, coerenza e capacità di ascolto. I miei difetti sono testardaggine, logorrea, permalosità”.

- Quali invece i tre valori in cui crede maggiormente e per cui non scenderebbe mai a compromessi?
Daffadà: “Famiglia, amicizia e onestà”.

De Matteis: “Non sono assolutamente negoziabili la difesa della vita, l’amor di Patria e della famiglia, la mia fede in Dio”.

- Che qualità pensa che abbia in più o di diverso un uomo rispetto ad un donna?
Daffadà: “L’uomo è più diplomatico, la donna più determinata”.

De Matteis: “È diverso, ma non rappresenta una qualità in più della donna, l’uomo deve avere un senso di responsabilità finalizzato al benessere morale e materiale della propria famiglia, intriso di profondo rispetto verso l’intera comunità, esplicandolo nel lavoro e nella vita sociale”.

Il 26 gennaio siamo chiamati tutti al voto. Arrivarci conoscendo meglio intenti e personalità può essere una conferma per chi aveva già deciso o un modo per acquisire nuove informazioni per chi ancora non aveva le idee chiare.
E una cosa l’abbiamo notata, gli uomini sono mediamente più concisi nelle loro risposte … sarà un bene o un male?!

 

“In Italia si parla di 90.000 morti l'anno a causa dello smog e l'Emilia Romagna è una delle zone più inquinate. Gli sforamenti sono continui, l'emergenza è drammatica. Serve un piano per la riconversione totale delle imprese inquinanti e per la mobilità elettrica”: così Simone Benini, candidato del Movimento 5 Stelle alla presidenza della Regione Emilia Romagna, di fronte alla situazione emergenziale dell'aria nella nostra regione. “L'impegno del M5S va nella direzione di rendere l'Emilia Romagna la regione più green d'Italia. Lo dobbiamo ai nostri bambini”.

“Subito dunque un piano straordinario decennale d’investimenti per la transizione che coinvolga Regione, Stato ed Europa e subito uno stop deciso all'austerità sugli investimenti ambientali. Dobbiamo pianificare l'uscita dalle fonti fossili in un tempo massimo di quindici anni, raggiungendo la ottimale efficienza energetica e privilegiando le energie rinnovabili. l' 8 gennaio, sono stato appunto anche a incontrare il presidente del Centro per le Comunità Solari a Medicina (BO). Occorre anche, e noi siamo pronti ad avviarlo, un piano regionale di incentivi alle auto elettriche e per la mobilità ciclabile in area urbana. Siamo in piena emergenza climatica e sanitaria da inquinamento. Cosa aspettiamo? Se si perde tempo ci si gioca il futuro”.

Martedì, 07 Gennaio 2020 10:51

Bizzi, priorità alla famiglia.

Desy Bizzi, candidata per Fratelli D'Italia alle elezioni Regionali del 26 gennaio, punta sulla famiglia e al suo ruolo centrale nella società. Investire sul sociale abbandonando invece le logiche assistenziali, questo in sintesi il cuore del suo programma.

“Alla famiglia deve essere riconosciuto - sottolinea la candidata Bizzi vicesindaco di Noceto (PR) e Assessore alle attività produttive - il suo ruolo di assoluta centralità per il suo fondamentale valore nella società civile, credo che il futuro della nostra Regione debba necessariamente passare attraverso un welfare che sostenga la natalità perché i figli sono il bene sociale: La politica nel sociale deve definitivamente svincolarsi dalle logiche assistenzialistiche del passato, per orientarsi su quelle dell’investimento sociale, volte alla promozione della crescita individuale, nella tutela della dignità di tutti. Bisogna pensare a delle politiche per sostenere le giovani coppie che vogliano acquistare o ristrutturare casa, sostenendo in modo trasversale anche le zone rurali e appenniniche attraverso incentivi ad abitare in centri più delocalizzati. Ripopolare le zone rurali dà valore aggiunto anche alla funzione sociale del territorio decentrato, spesso abitato solo da anziani che rimangono isolati senza servizi. Pensare ad un sostegno a chi volesse aprire attività commerciali che fungano da negozio “multiservizi” sul modello della Regione Valle d’Aosta. Politiche chiare e dirette, cercando di conoscere meglio le problematiche e avendo a cuore il bene comune.

 

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Occhi: “Sanità, infrastrutture, servizi: il 26 per il PD il conto sarà salato”

Parma 6 gennaio 2020 – “Sabato a Parma il candidato PD Stefano Bonaccini ha attaccato Lucia Borgonzoni sostenendo che lui fa proposte, mentre lei no. E’ davvero surreale dover ricordare a Bonaccini che lui è il presidente uscente. Non deve fare proposte: le cose che oggi promette avrebbe dovuto farle nei 5 anni in cui ha governato.
5 anni in cui invece ha distrutto la Sanità a Parma da cui scappano medici e pazienti e la gente comune è costretta a mesi e mesi di attese o emigrare, mentre i ricchi vanno nel privato.
5 anni in cui ha tolto i medici dalle ambulanze e penalizzato la montagna chiudendo punti nascita e declassando ospedali.
5 anni in cui tutte le infrastrutture vitali per Parma, Ti-Bre, Pontremolese, Cispadana, Pedemontana, Ponte di Colorno, messa in sicurezza della Massese sono rimaste ferme nel disinteresse della Regione.
5 anni in cui i soggetti coinvolti nell’inchiesta di Bibbiano sono stati celebrati come modello in tutta la regione.
5 anni in cui nel diritto alla casa e nei servizi gli italiani sono venuti dopo tutti gli altri.
5 anni in cui famiglie con redditi più che normali hanno pagato oltre 600 euro al mese per un asilo nido.
5 anni in cui gli amici degli amici hanno continuato, come in passato, ad avere una corsia preferenziale in tutti i settori, mentre gli altri hanno dovuto sudare il triplo.
Fatti che i parmigiani conoscono bene e che la macchina della propaganda non può nascondere.
Il 26 gennaio il conto per il PD sarà salato”.


Così Emiliano Occhi, capogruppo della Lega in Consiglio Comunale e candidato del Carroccio alle elezioni regionali a sostegno di Lucia Borgonzoni presidente

 

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Bonaccini a Borgonzoni: “facciamo i confronti in ogni tv, da Piacenza a Rimini. io ci sono, e tu?” In diretta FB con Gualmini le proposte su sanità e servizi.
Fondi per la non autosufficienza, tempi dei pronto soccorso, punti nascita in montagna, prevenzione, politiche per le famiglie, assegni di cura, nidi. Sono solo alcune delle tematiche affrontate da Stefano Bonaccini e Elisabetta Gualmini nella diretta di questa mattina su Facebook.

E poi un appello all’avversaria, Lucia Borgonzoni: “Facciamo i confronti. Io ci sono, tu?”.
“Ho accettato la richiesta di un confronto su Rete7, che registreremo il 21 gennaio. Ma facciamone in ogni provincia, in ogni televisione locale, da Piacenza a Rimini, per poterci confrontare davvero sull’Emilia-Romagna e le proposte per la nostra regione. Ci sono questioni da affrontare territorio per territorio, anche perché il 26 gennaio si vota per l’Emilia-Romagna e voler vincere qui per mandare casa Conte è prima di tutto irrispettoso per questa regione, per chi qui vive, studi e lavora. Il 27 gennaio, infatti, presidente della Regione sarò io come ritengo probabile, o Borgonzoni, non Salvini, che il giorno dopo il voto tornerà a Roma, Zingaretti, Di Maio o altri”. Il presidente ha ribadito anche la sua disponibilità per il confronto chiesto dal Carlino, dopo il primo no di Borgonzoni: “Scelga lei data, io, ripeto, ci sono”.

Tanti gli interventi e i suggerimenti giunti via Facebook dai cittadini sulle questioni che riguardano la salute e i servizi, da affrontare nei prossimi 5 anni di governo regionale.
“La prossima legislatura sposteremo la programmazione del Fondo Sociale Europeo sui servizi” ha annunciato Bonaccini.
Sul tema della non autosufficienza ha ricordato come l’Emilia-Romagna abbia appena messo a bilancio nel fondo regionale per la non autosufficienza 11 milioni in più, portandoli a 460, a fronte dei 450 milioni che lo Stato ha stanziato in totale per tutte le regioni. Per quanto riguarda i presìdi sanitari sul territorio, insieme a Gualmini ha ricordato l’apertura delle tante Case della Salute e ha confermato: “Al ministro Speranza ho posto e riporrò il tema dei punti nascita in montagna. Lo avevo fatto già col governo giallo-verde, che in un anno non mi ha mai convocato. Ma ora lavoreremo per capire se si possono cambiare i parametri nazionali, mettendo al primo posto sempre la sicurezza delle mamme e dei nascituri, e nel caso si possano riaprire, la Regione metterà a disposizione risorse, professionisti e misure organizzative per farlo”.
Quanto ai Pronto Soccorso, per Bonaccini “serve una svolta sui tempi” che dovranno essere contenuti (“massimo 6 ore fra l’arrivo, l’eventuale ricovero o il ritorno a casa”). E poi, ancora, il tema delle barriere architettoniche (“dobbiamo impegnarci ancora e investire; il governo ha garantito fondi”), delle badanti (“l’assegno di cura sarà potenziato”), le politiche per le famiglie (“già oggi chi ha più di un figlio non paga il ticket per la prima visita”), i nidi (“vogliamo diventare la prima regione in Italia che risponde al 100% delle richieste”), piano casa (“prevediamo un nuovo piano di edilizia popolare per il recupero e per la costruzione di nuove alloggi”).

 

Domenica, 05 Gennaio 2020 07:40

2020, 20 di guerra

Il nuovo anno non si è certamente aperto secondo i migliori auspici facendo intendere di non voler smentire il detto popolare che lo vorrebbe funesto
 
Di Lamberto Colla 5 gennaio 2020 - La bandiera con la mezza luna turca sventolerà in Libia a sostegno del Governo regolare accettato dall’Onu e dall’Italia e guidato da Fayez al-Sarraj

Dall’altra parte invece il generale Khalīfa Belqāsim Ḥaftar, l’uomo forte della Cirenaica e da sempre fedele a Gheddafi, che sta cercando di conquistare il potere con la forza e il sostegno imbarazzante della Francia, il solito splendido alleato.

A questo punto quanto potrà mai valere la diplomazia europea che vede contrapposte la seconda e terza forza economica fronteggiarsi, l’Italia con il Governo centrale di Tripoli e la Francia con i ribelli? E infine Il terzo incomodo, la Turchia, anch’essa appartenente alla NATO entrare prepotentemente nel conflitto senza alcuna autorizzazione, come di fatto nemmeno i Francesi chiesero ma dovettero confessare dopo che vennero scoperti dei missili nelle aree coperte dal generale Haftar.

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(nella foto centrale Trump e Soleimani quando si sfidarono nel 2018 su twitter in perfetto stile “Game of Thrones”: “Le sanzioni stanno arrivando novembre 5” scriveva Trump e ritratto di profilo Soleimani rispondeva “Venite vi stiamo aspettando”)

E poi l’IRAN che non perde occasione di stuzzicare gli USA e questa volta in territorio Iracheno andando a fomentare una rivolta contro l’ambasciata USA di Badgad dove un mercenario USA (contractor) ha perso la vita.

Poco più di 24 ore dopo la reazione USA, mirata e chirurgica, molto simile alle risposte israeliane agli attacchi dei palestinesi, ha colpito il convoglio che stava trasportando il numero due Iraniano, il Generale Qassim Soleimani, accreditato per diventare il leader supremo e capo dei Quds, i guardiani della rivoluzione, oltre al suo fedelissimo con il quale aveva aizzato la folla irachena contro gli USA.


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Ora la tensione è alle stelle e la diplomazia UE è spuntata a causa della Francia, della Turchia e dalla perdita di Federica Mogherini dalla posizione di Alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, decaduta il 1° dicembre 2019 e ricevuto in carico dal 2014.

La guida della politica estera e di sicurezza comune dell’Unione Europea, solida e efficace, è oggi passata nelle mani dello spagnolo Josep Borrell che sembra voler proseguire lo stile dell’italiana, ovvero il laico, inutile silenzio.

 

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