Assunzione della Beata Vergine Maria. Un altro anno è trascorso tra guerre genocidi e fake news. Le nostre redazioni si prenderanno un po’ di giorni distacco dai giornali, che rimarranno on-line con i motori “al minimo” giusto per non perdere il contatto con i nostri splendidi lettori.
Viviamo nell’epoca che ama definirsi la più libera, la più inclusiva e la più avanzata della storia.
Spin Time, tredici anni di occupazione, un incendio e una città ancora senza una soluzione. La politica dell’emergenza presenta il conto
Di Emilio Graziuso 8 agosto 2026 - Oggi sono a Riccione, dove alle 12,30, sarò in diretta dalla Spiaggia del Cuore 110 (www.laspiaggiadelcuore.com), per parlare ai microfoni di Radio Vetrina (www.radiovetrina.it) con Riccardo Ronchietto (Editore Radio Vetrina) dei diritti dei consumatori, in generale, e dei turisti, in particolare.
Di Andrea Caldart (Quotidianoweb.it) Cagliari, 5 agosto 2026 - C'è un'immagine che racconta meglio di qualsiasi sondaggio lo stato della nostra società. Milioni di persone con lo sguardo incollato allo schermo di uno smartphone. Scorrono notizie, video, polemiche, scandali, tragedie. Si indignano, commentano, litigano, e condividono. Poi spengono il telefono e la vita continua esattamente come prima.
Di Francesca della Valle (Quotidianoweb.it) Roma, 5 agosto 2026 - I recenti passaggi parlamentari alla Camera dei Deputati, in materia di riordino e rinnovo delle professioni, hanno riacceso i riflettori su una crisi che consuma da tempo il mondo dell’informazione.
Di Emilio Graziuso, 1 agosto 2026 - Cari lettori dell’ “Agorà del Diritto” c’è una nuova truffa di tipo sextortion alla quale prestare attenzione.
Una bussola per orientare le abitudini quotidiane sia dei minori che dei genitori (allegato Vademecum)
Di Marco Santoro, 30 luglio 2026 - Dio esiste, ha agito nella Storia, con prodigi, miracoli e profezie, dimostrando, con fatti soprannaturali, la Sua esistenza e la Sua essenza. Ma già la Natura delle cose parla di Lui, con l'organizzazione intelligente della realtà, che non può essere casuale (e cos'è poi il caso? esiste?), dove tutto è estremamente complesso, connesso e finalistico, e quindi pure matematico, per quanto tale scienza riesca ad approssimarlo. Dunque, l'intelligenza umana da sola, senza l'aiuto della Rivelazione, può conoscere Dio, in parte. E San Paolo scrive ai Romani:
"Infatti la collera di Dio esplode dall'alto dei cieli contro ogni empietà e ingiustizia degli uomini, i quali per la loro ingiustizia [cioè per l'amore al peccato, spiega Gesù, cf. Gv 3,19-21, ndr.] trattengono prigioniera la verità: perché ciò che di Dio si può conoscere è manifesto tra loro; Dio lo ha manifestato. Infatti le sue perfezioni invisibili, la sua eterna potenza e la sua divinità sono rese evidenti all'intelligenza, dopo la creazione del mondo, per mezzo delle sue opere".
(Citazione di Rm 1,19-21, in E. Gilson, "La filosofia nel Medioevo", Introduzione).
Conoscere parzialmente Dio con la sola intelligenza umana, a prescindere dalla Rivelazione, è infatti capitato a filosofi (come Socrate, Platone, Aristotele, gli Stoici, ecc.) o scienziati (come Einstein), ed è spesso accaduto, altrettanto parzialmente, nelle culture tradizionali dei vari popoli. Mi vengono ora in mente, a titolo di esempio, i nativi del Nord America, per lo più sterminati poi dagli occupanti anglosassoni, che avevano una religione naturale molto saggia.
In un modo, cioè mediante le Sue opere soprannaturali, manifestate soprattutto presso gli antichi Ebrei e poi presso i Cristiani, oppure nell'altro, ovvero analizzando la realtà naturale, gli esseri umani hanno potuto e possono conoscere Dio, autore della Natura e di ciò che la supera.
Ma l'uomo è, dopo Adamo, volontà ribelle e non sempre vuole saperne, preferendo l'amor proprio, i beni e i piaceri materiali (che formano come una falsa trinità).
Il vero Dio, invece, è Spirito, che in principio aleggiava sulle acque (cf. Genesi 1), su cui poi Gesù avrebbe camminato, e le Sue orme, come dice un Salmo, rimasero invisibili. A molti, ma non a tutti. Dio infatti parla da sempre, come detto, all'umanità, ma a suo modo. Ma anche l'umanità ascolta a suo modo, a seconda della natura dei soggetti: omnis recipitur admodum recipientis recipitur, ovvero tutto ciò che è recepito, lo è al modo del ricevente, come notavano già i monaci professori universitari medievali.
Ma il problema riguarda più in generale la conoscenza e la comunicazione umana, ed è stato perciò molto studiato da ben prima che se occupassero, a loro modo, nel Novecento, ad esempio, l'Ermeneutica, da Gadamer in poi, o la Scuola psicologica di Palo Alto. Qui, P. Watzlavick, uno dei suoi più noti esponenti, è giunto a conclusioni epistemologiche costruttiviste: la conoscenza umana, e quindi ciò che un soggetto crede realtà, è solo una sua costruzione psicologica. Tale assunto generale, pur parzialmente fondato, si scontra con l'inemendabilità dei fatti, per dirla con il nostro (noto studioso dell'Università di Torino) prof. M. Ferraris (cf. "Manifesto del nuovo realismo"): un cancro, ad esempio, per spiegarsi brutalmente, non è un'opinione, una costruzione psicologica, è un fatto.
Verosimilmente, mi pare, nella vita quotidiana delle persone sono presenti sia opinioni/costruzioni, soggettive, variamente legate alle loro passioni anche inconsce (vedi Eros e Thanatos), all'educazione, all'appartenenza culturale, e tutto questo crea i pregiudizi, sia percezioni realistiche di fatti reali. Le due modalità conoscitive, ovviamente, a seconda pure del tema, dell'oggetto della conoscenza in questione, sono presenti in proporzioni variabili. La coscienza di sé, con le proprie componenti passionali e culturali, l'almeno relativo distacco da esse, e la intenzionale "messa tra parentesi", l'epochè, come la intendeva Husserl, dei propri conseguenti pregiudizi, consentono al soggetto una percezione realistica, per quanto parziale, della realtà. Se non possiamo sapere tutto, nella misura in cui non siamo succubi delle passioni e fuorviati dalla cultura di appartenenza, possiamo però sapere qualcosa, e questo ci aiuta a vivere e a morire (cosa spesso rimossa nella società contemporanea, lo dicono pure i sociologi).
Un problema evidente, pure a Freud, come già a Cartesio e altri filosofi, è che le persone tendono a pensare ciò che vogliono pensare, ciò che più piace a loro, e fanno resistenza a verità scomode. Più che ragionare, spesso "razionalizzano" secondo convenienza passionale. E i grandi interessi umani, troppo umani, oggi più mai, sono evidentemente legati agli affetti (compreso il successo sociale), alla sessualità, ai soldi. Ognuno ha un "pensiero dominante" (cfr. Leopardi), una problematica personale e un obiettivo di fondo (anche inconscio). Di conseguenza, spesso, più che la verità, interessa solo realizzare i propri desideri nei suddetti ambiti (affetti, sesso, soldi) e si usa la ragione come mezzo per riuscirci. Così la ragione diventa "strumentale", ovvero funzionale ai propri desideri egoistici, come spiegato da Adorno e Horkheimer (cf. "Dialettica dell'Illuminismo"). Eppure già Socrate ammoniva: "Non bisogna anteporre l'uomo alla verità". E aggiungeva che invece "una vita senza la ricerca non è degna di essere vissuta".
Infatti "Chi cerca trova", dice Gesù, che ha pure detto e dimostrato, con fatti, di essere "la via, la verità e la vita". Quindi chi Lo vuole davvero conoscere, facendo un cammino di ricerca, ci riesce. Nel percorso conosce se stesso e la sua miseria, infine arriva alla Terra Promessa, cioè a Dio: ma "Colui che getta il disprezzo sui potenti [i superbi], li fece vagare in un deserto senza strade", dice un Salmo, parlando, a tutti noi, del viaggio dell'antico Israele, che, uscito dall'Egitto, impiegò 40 anni per arrivare a Canaan, la Terra Promessa, per un tragitto che, fatto correttamente, avrebbe richiesto forse 15 giorni. Perché conoscere se stessi e Dio, data la nostra natura decaduta, segnata dalle dipendenze, tutte tossiche, richiede tempo e fatica dedicata, e anche l'aiuto di una apposita comunità di recupero, che non si limiti alla famiglia (soprattutto cristiana), che, quando funziona, già lo è. Solo dopo tanto cammino arriva il premio, la virtù, che è già premio a sé stessa, come diceva Socrate, perché rende interiormente sereni e soddisfatti. Poi Dio ricompensa grandemente post mortem.
Ma vediamo un altro aspetto: quando parla, Dio contemporaneamente misura il cuore delle persone, che è la loro essenza. Non tutti Lo accettano e con Lui quello che dice. Allora vedono il male fuori di sé e pensano che il problema sia la Sua inesistenza, magari inventata da persone cattive o malate (come ha scritto Nietzsche). Oppure, ai loro occhi miopi, il problema è il Suo - per loro - assurdo insegnamento, in realtà solo scomodo, o, peggio ancora, i devoti, soprattutto i veri cristiani, che risultano cordialmente - col cuore, fino all'odio - antipatici alle persone mondane, ovvero narcisiste, materialiste ed edoniste (che però poi possono cambiare, se toccate dalla Grazia di Dio).
Egli, dal canto suo, ha anche un problema di giustizia, che pure è nella Sua natura, e vuole dare a ciascuno il suo, unicuique suum dice Gesù, come ripete ogni giorno il frontespizio de L'Osservatore Romano, ovvero vuole dare a ognuno quanto gli spetta. Dio, che è amore e Padre, in quanto tale vorrebbe salvare tutti, cosa che per Lui significa poi mettersi in casa della gente degna, e per l'eternità, dunque delle persone capaci di Amore, ovvero di contenere Dio stesso, che è l'Amore, la fonte e l'essenza di esso. L'essere capaci di Amore implica il trasmetterlo al prossimo, innanzitutto a Dio stesso, che vuole essere amato e, oggi più che mai, sulla Terra non lo è, come, letteralmente, gridava una volta già San Francesco d'Assisi ("L'Amore non è amato! L'Amore non è amato!") all'inizio dall'epoca borghese. Insomma l'umanità redenta, quella dei Santi, è e sarà un canale puro, sgombro, libero, in cui Dio può passare, portando Luce (Dio è Luce, dice Gesù, cioè Intelligenza) e Amore, la Sua essenza.
Ma Dio è anche giustizia e vuole dare a ciascuno il posto che gli compete secondo i meriti. Ed i valori di Dio sono l'opposto dei valori di questo mondo (vedi Matteo 5-7) e così la Sua logica, termine che viene da Logos, che è Cristo, l'Intelligenza divina che ha creato e regge l'universo. San Paolo ha provato a spiegare, illuminato da Dio, a tutti noi, un pò di questa logica, che condanna chi usa male la ragione che gli è stata data. Un ben noto passo al riguardo sta nella Prima Lettera ai Corinzi. Scrive San Paolo (1 Cor 1,17-31):
"[17] Cristo infatti non mi ha mandato a battezzare, ma a predicare il vangelo; non però con un discorso sapiente, perché non venga resa vana la croce di Cristo. [18]La parola della croce infatti è stoltezza per quelli cha vanno in perdizione, ma per quelli che si salvano, per noi, è potenza di Dio. [19]Sta scritto infatti:
Distruggerò la sapienza dei sapienti
e annullerò l'intelligenza degli intelligenti.
[20]Dov'è il sapiente? Dov'è il dotto? Dove mai il sottile ragionatore di questo mondo? Non ha forse Dio dimostrato stolta la sapienza di questo mondo? [21]Poiché, infatti, nel disegno sapiente di Dio il mondo, con tutta la sua sapienza, non ha conosciuto Dio, è piaciuto a Dio di salvare i credenti con la stoltezza della predicazione. [22]E mentre i Giudei chiedono i miracoli e i Greci cercano la sapienza, [23]noi predichiamo Cristo crocifisso, scandalo per i Giudei, stoltezza per i pagani; [24]ma per coloro che sono chiamati, sia Giudei che Greci, predichiamo Cristo potenza di Dio e sapienza di Dio. [25]Perché ciò che è stoltezza di Dio è più sapiente degli uomini, e ciò che è debolezza di Dio è più forte degli uomini.
[26]Considerate infatti la vostra chiamata, fratelli: non ci sono tra voi molti sapienti secondo la carne, non molti potenti, non molti nobili. [27]Ma Dio ha scelto ciò che nel mondo è stolto per confondere i sapienti, Dio ha scelto ciò che nel mondo è debole per confondere i forti, [28]Dio ha scelto ciò che nel mondo è ignobile e disprezzato e ciò che è nulla per ridurre a nulla le cose che sono, [29]perché nessun uomo possa gloriarsi davanti a Dio. [30]Ed è per lui che voi siete in Cristo Gesù, il quale per opera di Dio è diventato per noi sapienza, giustizia, santificazione e redenzione, [31]perché, come sta scritto:
Chi si vanta si vanti nel Signore."
I testimoni di Dio, quindi, risultano, di solito, agli occhi delle persone di questo mondo, degli inetti o degli esseri di poco valore: poveri e ignoranti, come gli Apostoli; bambini o ragazzi poveri, come in genere nella apparizioni mariane anche recenti; ex peccatori praticanti, come la Maddalena, San Paolo o Sant'Agostino, ecc. ecc.
Non solo Cristo-Logos fu ritenuto un poveraccio (un povero galileo) ed un empio, un pazzo esaltato, dacché si diceva Dio, dai maggiorenti ebrei del tempo, ma la stessa sorte, come Lui aveva profetizzato, tocca ai suoi seguaci nella Storia, anche a quelli che lo sono implicitamente, in ogni epoca e cultura. I testimoni sono dunque "una pietra d'inciampo", al tempo stesso uno strumento e un test che non tutti superano, anche tra i concittadini e i parenti: "un profeta non è disprezzato che nella sua patria e nella sua casa", dice Gesù, e "quello che hanno fatto a me, faranno a voi". Non tutti gli uomini, nella Storia, hanno occhi per vedere, orecchi per ascoltare e cuore abbastanza grande. Perché "Il mondo ama ciò che è suo", dice Gesù, ovvero Ego, beni e piaceri materiali, e chiunque li detenga o li assicuri.
Dio invece è Spirito e Verità.
Ma ogni Verità, espressa da chicchessia, è mossa dallo Spirito Santo, ha detto San Tommaso d'Aquino, il teologo di riferimento della Chiesa (vedi documenti del Concilio Vaticano II). Ci sono semi del Logos, quindi di Verità e di Bene, sparsi ovunque, dacché Egli, Cristo, è connaturato all'anima di ogni essere umano, come avevano già spiegato San Giovanni, San Giustino, San Clemente Alessandrino, e poi Santa Brigida, Santa Teresa d'Avila, ecc.
Ogni testimone, volontario o involontario, della Verità, sia quella esplicitamente relativa a Cristo, o un'altra di minore importanza, è dunque, per le persone di questo mondo, una pietra d'inciampo.
Ma "chi cadrà su quella pietra sarà sfracellato", ammonisce poco diplomaticamente la Scrittura, atteggiamento che credo il clero farebbe bene a riprendere.

(immagine copertina estrapolata da una opera di Christian Michelides)
(*) Autore
Marco Santoro
2° classificato a concorso Professore/ricercatore di Pedagogia generale e sociale c/o Università dell'Aquila 2002.
Già Cultore di Storia della Pedagogia e Pedagogia sociale c/o Università di Cassino
Docente di Filosofia e Storia nei Licei
Professore a contratto all'Università di Cassino. Autore di pubblicazioni scientifiche.
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Di Marco Santoro, 27 luglio 2026 - Continuando a farmi prestare i titoli dalla buon'anima (spero per lui) di Gabriel Garcia Marquez (di cui in realtà ho amato solo "Cent'anni di solitudine", letto in gioventù), condivido alcune riflessioni sul presente, sul recente passato storico e sul futuro sempre più vicino.