Sabato, 22 Marzo 2025 05:51

Cinemanifesto – Cinema & Sostenibilità. Come unire creatività e sostenibilità nel cinema. In evidenza

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In un'epoca in cui il cambiamento climatico e il degrado ambientale dominano le discussioni globali, anche l'industria cinematografica non può sottrarsi all'esame critico. L'adozione di pratiche sostenibili nella produzione di film è diventata una necessità sempre più impellente.

Di Samuel Campanella Rimini, 21 marzo 2025 - Trasformare il settore cinematografico in un'industria a impatto zero rimane un obiettivo ambizioso, attualmente alla portata di pochi. Questo cambiamento richiede investimenti considerevoli, spesso difficili da sostenere per progetti indipendenti. Tuttavia, l'urgenza di conformarsi agli standard di sostenibilità globali e rispondere alle aspettative di un pubblico sempre più consapevole delle questioni ambientali sta spingendo l'industria a innovare, cercando soluzioni che bilancino costi e impatto ecologico. In questo contesto, l'uso creativo dei materiali d'archivio rappresenta un'alternativa promettente.

L'impatto ambientale della produzione cinematografica è una realtà ben documentata. Dalla costruzione di scenografie elaborate al trasporto di cast e troupe, fino alla produzione di rifiuti, l'impronta ecologica di un singolo film può essere impressionante. Secondo alcuni rapporti di settore, le grandi produzioni possono emettere migliaia di tonnellate di CO2 all'anno. Questa consapevolezza ha spinto molti professionisti a collaborare con attivisti e consulenti per sviluppare politiche e pratiche più sostenibili.

In questo scenario, l'uso dei materiali d'archivio sta guadagnando sempre più terreno. Fin dagli albori del cinema, questa tecnica è stata un pilastro della produzione documentaristica e di varie forme di sperimentazione cinematografica. Negli ultimi anni, tuttavia, la sua rilevanza è cresciuta esponenzialmente, non solo per il potenziale artistico ma anche per il contributo alla sostenibilità. Un esempio emblematico è il progetto "The Green Fog" (2017) di Guy Maddin, Evan Johnson e Galen Johnson, che ricostruisce "Vertigo" di Alfred Hitchcock utilizzando esclusivamente filmati d'archivio e vecchie serie televisive girate a San Francisco. Un altro caso significativo è "Memory Box" (2021) di Joana Hadjithomas e Khalil Joreige, un film che integra sapientemente materiali d'archivio nella sua narrazione, rendendoli parte essenziale della storia e conferendo profondità e autenticità all'opera. Il successo del film, selezionato per la 71esima edizione del Festival di Berlino, dimostra l'impatto positivo di questo approccio innovativo.

L'interesse crescente per il cinema sostenibile e l'uso dei materiali d'archivio si riflette anche nel mondo accademico. Diverse università in Europa e negli Stati Uniti hanno introdotto corsi specializzati sulla produzione cinematografica sostenibile, formando una nuova generazione di produttori e registi in grado di promuovere un'industria più etica ed ecologica. Anche la rivista "Journal of Environmental Media" ha pubblicato dal 2020 una serie di articoli dedicati alla ricerca accademica sull'uso dei materiali d'archivio. Questi studi non solo evidenziano il ruolo del riutilizzo delle immagini nel risparmio di risorse, ma esplorano anche il potenziale innovativo che questa pratica può apportare alla narrazione cinematografica.

L'adozione di materiali d'archivio nel cinema sostenibile presenta tuttavia alcune criticità. Riducendo la necessità di nuove riprese, si limita la partecipazione della forza lavoro tradizionale, con un impatto negativo sulle opportunità di impiego, soprattutto nella fase di produzione. Inoltre, la dipendenza da materiali preesistenti restringe la libertà creativa, imponendo vincoli narrativi ed estetici. Le discrepanze nella qualità e nella disponibilità dei materiali possono inoltre complicare il processo produttivo, aumentando tempi e costi di adattamento. Questo approccio rischia di rendere l'industria meno inclusiva, penalizzando alcuni ruoli professionali e trasformando il processo creativo in un esercizio più tecnico che artistico.

Tuttavia, i vantaggi superano di gran lunga questi ostacoli. Riducendo la necessità di nuove riprese, si abbassano significativamente i costi e le emissioni, dimostrando come il riutilizzo dei materiali possa arricchire il racconto cinematografico. Le nuove tecnologie, tra cui l'intelligenza artificiale, potrebbero ottimizzare ulteriormente la selezione e l'uso dei materiali d'archivio, riducendo l'impatto ambientale senza compromettere l'integrità artistica. L'adozione di questi strumenti potrebbe ridefinire le dinamiche del settore, garantendo al contempo maggiore sostenibilità.

Rendere l'industria cinematografica più sostenibile non è solo una questione etica, ma anche culturale ed economica.  Guardando al futuro, l'impatto di queste pratiche sostenibili dovrà andare oltre il successo nei festival e nelle competizioni, con l'obiettivo ultimo di costruire un'industria più responsabile. Il cinema, con la sua straordinaria capacità di sensibilizzare e influenzare il cambiamento sociale, ha un ruolo cruciale nell'affrontare le sfide ambientali globali. L'uso dei materiali d'archivio rappresenta un piccolo ma significativo passo in questa direzione, che, unito ad altri sforzi, può contribuire a una maggiore giustizia ambientale e sociale, di cui il nostro pianeta ha urgente bisogno.

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