Mercoledì, 11 Maggio 2022 15:31

Tommaso contro l’eresia «neoparmenidea» In evidenza

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Parmenide Parmenide

Di Daniele Trabucco (*) Belluno, 11 maggio 2022 - Un concetto fondamentale della teologia cattolica è la creatio ex nihilo, o meglio la creazione libera e dal nulla da parte di Dio di tutto ciò che esiste. Il salmo 32 descrive in maniera sublime questa verità di fede: «Egli parla e tutto è fatto, comanda e tutto esiste».

L’atto stesso del parlare di Dio, come narra l’autore sacro nel capitolo 1 della Genesi, è ontologicamente creativo.

L’obiezione, proveniente da una parte della filosofia contemporanea e presente nel pensiero neoparmenideo del prof. Emanuele Severino (1929-2020), ritiene che la creazione delle cose dal nulla costituisca una contraddizione. Se il non essere non è e non lo si può né dire, né pensare, secondo l’insegnamento di Parmenide espresso nel poema incompleto De natura, bisogna necessariamente concludere che il mondo è eterno proprio qual è l’essere della scuola eleatica («pietrificato», ha scritto il prof. Giovanni Reale).

Nell’ opuscolo intitolato De aeternitate mundi, composto da San Tommaso d’Aquino (1225-1274) tra il 1270 ed il 1271, l’allievo di Alberto Magno dimostra, con rigore logico, l’infondatezza di questa tesi senza pervenire alla conclusione «eretica» dell’eternità del mondo.

L’Aquinate sostiene che il creare dal niente non significhi ammettere prima il non-essere e poi qualcosa, dal momento che, in questo modo, il niente sarebbe un qualcosa antecedente l’essere. Sappiamo, però, in ossequio al principio di non contraddizione già presente nella filosofia parmenidea prima della sua formulazione aristotelica, che ciò che non è non può essere.

Affermare che Dio abbia creato le cose dal niente non significa che prima ci fosse niente e poi il mondo.

Se fosse stato così, questo niente sarebbe stato eterno e, in qualche modo, si sarebbe dovuto decidere se veniva prima o dopo Dio. Creare dal niente significa che ogni cosa riceve il suo essere da altro senza il quale non esisterebbe.

Dio, allora, ha creato le cose ex nihilo, ma non post nihil, (ossia «dopo un niente preesistente»). In altri termini, il mondo riceve il suo essere da Dio, sua causa necessaria senza che si debba pensare che prima del mondo ci fosse qualcosa di eterno che si chiamava il nulla. Non è che l’aria sia luminosa perché prima del sole non era nulla.

È che senza il sole l’aria non ci sarebbe neppure. Né si potrebbe ammettere che un atto della volontà di Dio, esprimentesi nella creazione, preceda il suo effetto nel tempo. Così ragionando, infatti, ci si troverebbe ad immettere in Dio una dimensione temporale, o meglio creata, che è tale unicamente in virtù della parola creativa di Dio e non coesistente all’atto del creare.

(*) Daniele Trabucco (Costituzionalista)

 

 

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Daniele Trabucco (Costituzionalista)

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