Domenica, 07 Aprile 2024 07:23

"Premierato": una riforma piena di ombre In evidenza

Scritto da Daniele Trabucco

Di Daniele Trabucco Belluno, 7 aprile 2024 - La Commissione parlamentare permanente Affari costituzionali del Senato della Repubblica ha approvato l'emendamento che riscrive l'articolo 3 del disegno di legge costituzionale (A.S. n. 935) inerente al cosiddetto "premierato",

prevedendo in particolare l'elezione a suffragio universale e diretto del Presidente del Consiglio dei Ministri pro tempore da parte del corpo elettorale per un massimo di due mandati (elevati a tre qualora nelle precedenti legislature il "Capo dell'Esecutivo" abbia ricoperto l’incarico per un periodo inferiore a sette anni e sei mesi) ed un premio di maggioranza su base nazionale (è stato tolto l'originario riferimento al 55% dei seggi) per la coalizione vincitrice delle elezioni politiche.

Si stabilisce, infatti, che l'elezione del Presidente del Consiglio dei Ministri avvenga contestualmente al rinnovo dei due rami del Parlamento.

Il Ministro senza portafoglio per le Riforme istituzionali della Repubblica italiana, Maria Elisabetta Alberti Casellati (Forza Italia), ha affermato, riguardo alla questione della legge elettorale, che si dovrà  attendere la prima deliberazione da parte delle due Camere del disegno di revisione costituzionale.

Sul punto, il legislatore statale dovrà operare all'interno dei binari delineati dalla Corte costituzionale con la sentenza n. 1/2014, assicurando l'equilibrio tra rappresentanza e governabilità.

A me pare, però, che il tema debba essere affrontato in tempi brevi: stante il rapporto di fiducia tra Governo della Repubblica e Parlamento (non sarebbe stato molto meglio un sistema presidenziale piuttosto che questo "papocchio all'italiana") che succede se c'è un voto disgiunto con inevitabili esiti differenti tra la scelta del Presidente del Consiglio dei Ministri e la maggioranza che esce dalle due Camere (un problema che non vi sarebbe in una forma di Governo di tipo presidenziale ove è preventivato il fenomeno della dissociazione delle maggioranze)?

E se la soglia per il premio di maggioranza, che con l'emendamento approvato dovrà essere indicata dalla legge ordinaria dello Stato, venisse superata solo in un ramo del Parlamento e non nell'altro (anche qui non si può non rilevare la miopia di questa maggioranza che non riflette sulla questione della oramai improcrastinabile differenziazione tra Camera e Senato), che cosa si fa? Non si assegna il premio e si procede ad un riparto proporzionale, oppure si rifanno le elezioni?

Insomma, un approccio superficiale con molte ombre a conferma della mancanza di visione da parte delle forze politiche che sostengono questo Esecutivo Meloni.

 (immagine da Palazzo Chigi)

(*) Autore - prof. Daniele Trabucco.

Associato di Diritto Costituzionale italiano e comparato presso la Libera Accademia degli Studi di Bellinzona (Svizzera)/UNIB – Centro Studi Superiore INDEF (Istituto di Neuroscienze Dinamiche «Erich Fromm»). Professore universitario a contratto in Diritto Internazionale e Diritto Pubblico Comparato e Diritti Umani presso la Scuola Superiore per Mediatori Linguistici/Istituto ad Ordinamento Universitario «Prospero Moisè Loria» di Milano. Dottore di Ricerca in Istituzioni di Diritto Pubblico e titolare di Master universitario di I livello in Integrazione europea: politiche e progettazione comunitaria. Già docente nel Master Executive di II livello in «Diritto, Deontologia e Politiche sanitarie» organizzato dal Dipartimento di Economia e Giurisprudenza dell'Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale. Socio ordinario ARDEF (Associazione per la ricerca e lo sviluppo dei diritti fondamentali nazionali ed europei) e socio SISI (Società italiana di Storia Internazionale). Vice-Referente di UNIDOLOMITI (settore Università ed Alta Formazione) del Centro Consorzi di Belluno.

Sito web personale www.danieletrabucco.it

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