L'auto su cui viaggiano quattro giovani della provincia di Reggio Emilia è uscita di strada ad un chilometro dal casello di Parma. La ragazza è morta alcune ore dopo all'Ospedale Maggiore.
Reggio Emilia, 19 giugno 2017
La giovane vittima stava rientrando dal concerto dei Linkin Park, tenutosi a Monza, quando l'auto nel tratto sulla carreggiata sud dell'A1, all'altezza dell'allacciamento con l'A15 tra Parma e Fidenza, è uscita di strada. Erano circa le tre di notte di sabato scorso e sull'Autostrada del Sole viaggiavano due coppie della provincia di Reggio Emilia, tra cui Monica Bazzani di Bibbiano, rimasta vittima dell'incidente. La Grande Punto su cui viaggiavano è uscita di strada ad un chilometro dal casello di Parma. L'auto si è ribaltata più volte e la ragazza, che sedeva dietro, è stata sbalzava fuori dall'abitacolo. Non si conoscono le cause, forse un colpo di sonno. Subito sono intervenuti il 118, la polizia stradale e i vigili del fuoco. Mentre gli altri tre giovani hanno riportato lesioni non gravi, la 22enne, trasportata d'urgenza all'Ospedale Maggiore di Parma, è morta poco dopo.
Domenica 11 giugno scorso, personale della Sottosezione della Polizia Stradale di Modena Nord ha tratto in arresto, per detenzione e spaccio di sostanza stupefacente, A.A. cittadina nigeriana di anni 30.
La donna a seguito di un controllo, presso lo svincolo A/22, è apparsa agli agenti molto nervosa e con uno strano malessere addominale.
Le radiografie autorizzate dal P.M. di turno hanno permesso di scoprire nella cavità addominale della donna 85 ovuli di sostanza del tipo cocaina.
La droga presumibilmente diretta alle città emiliane si aggira ad un valore di mercato di oltre 100.000 euro.
Scoperta dalla Polizia di Stato una banda specializzata nei furti in danno dei distributori di carburante.
Modena, 15 giugno 2017
Si è conclusa, in questi giorni, un'importante attività di polizia giudiziaria del Commissariato di P.S. di Carpi con cui sono stati individuati e deferiti per il reato di furto aggravato in concorso alla Procura della Repubblica di Modena due cittadini italiani di 50 anni, G.G e G.G. entrambi dimoranti nel ravennate.
I due fratelli, con a carico diversi precedenti di polizia, il 1° maggio scorso avevano forzato le casseforti delle colonnine self-service dell'area di servizio di via Traversa San Giorgio di Carpi riuscendo ad asportare l'incasso del fine settimana, 20.000 euro circa.
Sequestrati nel corso delle perquisizioni materiale utilizzato per il compimento dell'attività delittuosa.
L'incidente ha visto coinvolti due mezzi pesanti e due auto. Vittima un autotrasportatore. Traffico bloccato verso Bologna.
Modena, 15 giugno 2017
Terribile incidente nel tardo pomeriggio di ieri, verso le 18, sull'autostrada A1 Milano-Napoli nel tratto tra l'allacciamento A1/A22 e Modena Nord in direzione di Bologna. Sono rimasti coinvolti un mezzo pesante, un autocarro e due vetture. Nell'incidente ha perso la vita l'autista del mezzo pesante restando schiacciato dalla cabina accartocciata del suo mezzo. Altre tre persone sono rimaste ferite. Sul luogo dell'evento oltre al personale della Direzione 3° Tronco di Bologna sono intervenute le pattuglie della Polizia Stradale, i Vigili del fuoco, i soccorsi meccanici e sanitari. Il traffico è rimasto bloccato verso Bologna, con lunghe code a partire da Reggio Emilia.
I pedagogisti difendono gli atenei dopo le polemiche sulla bocciatura di 5mila aspiranti maestri: "Impreparati non per colpa dell'università"
Bologna, 14 giugno 2017
Di chi è la colpa se 5mila maestri vengono respinti a un concorso?
E' la domanda che nasce spontanea; perché 5mila non sono proprio pochi e non può essere un caso.
All'indomani di una bocciatura di massa le prime a subire critiche sono state le università. Ma i pedagogisti sono insorti e si sono schierati dalla parte degli atenei, cercando una risposta in candidati con il solo diploma magistrale.
"Candidati non preparati? Non date la colpa all'università", hanno detto in un articolo apparso su Repubblica, dopo che il direttore dell'ufficio scolastico regionale Stefano Versari aveva detto che i docenti "non hanno idea di come si insegni, perché arrivano con una formazione troppo teorica dalle università".
La risposta di chi prepara i futuri maestri non si è fatta attendere.
"Vogliamo capire chi si è presentato a questi concorsi, visto che in Italia abbiamo una sacca di 30mila persone che hanno solo il diploma magistrale e che sono state ammesse per sentenza ai concorsi", si chiede sempre su Repubblica Luigi Guerra, direttore del dipartimento di Scienze dell'educazione dell'università di Bologna. "Ho chiesto i dati sui candidati, voglio approfondire. Non erano nostri studenti, in Emilia Romagna non abbiamo nemmeno docenti nelle graduatorie ad esaurimento (Gae), la Calabria ne ha novemila". E ancora: "Facile scaricare la colpa sui candidati e sulle istituzioni formative e non mettere mai in discussione gli strumenti che si utilizzano cioè il "concorsone" che non è solo farraginoso, ma inadatto a selezionare i futuri insegnanti", replica Mariagrazia Contini, che a Bologna ha visto nascere e presieduto la laurea che forma i maestri.
Non sono da meno i docenti dell'ateneo di Modena-Reggio Emilia. "I bocciati sono tanti, e questo è un dato inoppugnabile che preoccupa anche le università. Ma aldilà di tali numeri non vengono citate analisi statistiche sull'identità dei candidati", scrivono Giorgio Zanetti, direttore del dipartimento di Scienze dell'educazione, Roberta Cardarello, docente di didattica e pedagogia speciale e Maria Giuseppina Bartolini, presidente del corso di laurea in scienze della formazione primaria che ha sede a Reggio Emilia.
Sono le cause di tante bocciature ad animare il dibattito. "Il nodo è chiarire quali siano tali competenze fondamentali acquisibili nella formazione iniziale" continua la lettera dei docenti dell'università Modena e Reggio che con Bologna offre gli unici corsi in Scienze della formazione primaria in Regione. "Su questo tema- che è nevralgico sia per il sistema scuola sia per l'università-, occorrerebbe un confronto serrato, concreto, operativo tra il sistema della scuola ( quello che ha gestito i concorsi) e il sistema accademico che cerca di formare gli insegnanti".
"Quando si parla di concorsi per diventare avvocati o magistrati, che hanno anch'essi percentuali di bocciati molto alte, ma nessuno mi pare si sia permesso di mettere sotto accusa i corsi in Giurisprudenza", osserva Nicola Barbieri, professore di storia dell'educazione. "Dedico con passione gran parte del tempo di docente alla formazione dei futuri e delle future maestre di scuola dell'infanzia e primaria, ne ho fatti laureare diverse decine dal 2004 ad oggi, li vedo operare nelle scuole di Modena, Reggio, Parma, Mantova con grande soddisfazione da parte delle scuole e degli studenti loro affidati"..
Luigi Guerra ammette: "Sulla formazione degli insegnanti c'è un problema generale che riguarda le scarse competenze grammaticali. Ma gli studenti che arrivano all'università hanno già questo problema, chiunque di noi sa che correggere una tesi vuol dire prima di tutto correggere l'italiano della tesi". Guerra difende la qualità dei laureati: "Non dico che sforniamo un prodotto perfetto, ma non posso neanche non obiettare all'accusa che il nostro insegnamento sia troppo teorico. E' vero che occorre fare più didattica, che c'è un conflitto nazionale coi cosiddetti disciplinaristi, matematici e linguisti. Ma la parte pratica c'è. La laurea, da noi come a Modena, prevede 600 ore di tirocinio". L'invito di Guerra è al confronto: "Discutiamo, ma cerchiamo bene qual è la malattia giusta, per poi curarla". AK
Secondo i dati Istat l'Emilia Romagna detiene il primato del consumo di alcol, anche al femminile. Seguono Valle d'Aosta e Toscana.
14 giugno 2017
L'Emilia Romagna è terra di gaudenti. Non è certo una novità. Ma non tutti sanno che una donna su cinque che abbia almeno superato la scuola primaria beve alcol tutti i giorni.
L'Istat ha studiato il fenomeno del consumo di bevande alcoliche e ha stilato una classifica che indaga sui diversi aspetti della vita quotidiana degli italiani. I dati, che si riferiscono all'anno scorso, dicono tanto sulle abitudini delle famiglie del Belpaese.
Quello che è emerso, in generale, è che in Emilia Romagna oltre una persona su quattro con più di 11 anni (il 28,4% del totale) beve vino, birra e sostanze alcoliche tutti i giorni.
L'Emilia Romagna, in pratica, si piazza al primo posto per questo primato, davanti alla Valle D'Aosta (26,6%) e alla Toscana (26,1%). Supera la soglia del 25% (occupata dal Friuli-Venezia Giulia, quinto) anche la Liguria, quarta in graduatoria. Oltre un milione e centomila persone beve sostanze alcoliche ogni giorno (su una popolazione che supera di poco i quattro milioni). Tra esse, ben 391mila sono donne, ragazze anche giovanissime. È il secondo riferimento in valore assoluto (dopo le 620mila delle over 11 della Lombardia) e il primo a livello percentuale di tutto il Paese. Seguono nella classifica al femminile la Valle d'Aosta (16,7%) e il Friuli-Venezia Giulia (16,6%).
Gli uomini, i ragazzi e i giovanissimi si trovano "soltanto" al terzo posto con il 38,7% del campione di riferimento che consuma alcol almeno una volta al giorno. In questo caso, sale il Molise (41,1%), seguito dalla Toscana (39,4%). In valori numerici, i 744mila maschi in esame rappresentano quasi il doppio delle femmine e (ancora una volta) il secondo riferimento più alto dopo la Lombardia. Tale regione si attesta a quasi un milione e mezzo di uomini e ragazzi sopra 11 anni che bevono sostanze alcoliche almeno una volta al giorno.
Come consumano vino, birra e affini gli emiliano romagnoli? Oltre un milione e trecentomila persone (sempre over 11) bevono spesso lontano dai pasti. Soltanto Lombardia e Veneto ne hanno di più. Infine, le quantità. Il 4% del campione consuma almeno mezzo litro di vino al giorno. Ecco un altro "oro" nella graduatoria, davanti a Molise (3,2%) e Toscana (2,9%). AK
Tra giugno e luglio 2016 avevano messo a segno sette colpi tra Modena, Reggio Emilia, Ferrara e Vicenza. La base operativa è stata identificata presso il campo nomadi abusivo di via Canaletto, in località San Matteo.
MODENA – La base operativa era il campo nomadi sorto sotto al viadotto dell'Alta Velocità di via Canaletto, in località San Matteo, a Modena, dove risiedeva la maggior parte degli undici bosniaci di etnia rom arrestati dai Carabinieri di Modena nell'ambito dell'operazione "Take away", coordinata dal Pm Claudia Natalini della Procura di Modena.
Le misure di custodia cautelare, emesse dal Tribunale di Bologna, a conclusione delle indagini condotte dai militari del nucleo investigativo del reparto operativo del Comando Provinciale, hanno consentito di sgominare una banda specializzata in rapine ai bancomat, che venivano letteralmente sradicati con l'ausilio di un carro attrezzi. Gli arrestati, che risiedono tra Modena, Mantova, Verona, Padova, Rovigo e Rimini, si avvalevano della collaborazione di connazionali che conoscevano bene il territorio e che venivano poi coinvolti nelle fasi esecutive dei furti, messi a segno tra l'Emilia Romagna e il Veneto. Una volta individuato il bancomat da rapinare, una task force composta da tre a otto uomini, con passamontagna e guanti per non lasciare traccia, si avvicinavano all'obiettivo con un carro attrezzi e due auto, rubati poco prima. Il carro veniva utilizzato come un ariete per sfondare le vetrine, mentre il bancomat veniva sradicato e trainato in un posto sicuro. Le auto, invece, servivano per darsi velocemente alla fuga prima dell'arrivo delle Forze dell'Ordine.
Sette i colpi messi a segno dalla banda tra giugno e luglio 2016: il 26 giugno è toccato alla filiale della BPER di Formigine, ma durante la fuga, i malviventi hanno perso la cassaforte con 60 mila euro. Ci hanno riprovato il giorno dopo, a Masi Torello (FE), quando, sempre da una filiale BPER è stato rubato un altro bancomat, sempre con l'ausilio del carro attrezzi. Bottino: 14 mila euro. Il 2 luglio dello scorso anno, la banda si sposta di nuovo nel modenese, a San Cesario dove, dopo aver forzato il cancello e il portone di una ditta, hanno rubato un furgone e lo hanno caricato con attrezzi per un valore di circa 30 mila euro. Tappa a Marano Vicentino, invece, il 4 luglio, quando, con la stessa tecnica del carro-ariete, viene presa di mira una filiale della Banca Alto Vicentino -Bcc. Il furto non va a segno, ma i danni stimati sono di 50-60 mila euro. L'11 luglio la banda ci riprova, questa volta rubando un furgone a Campogalliano (Mo), due giorni dopo rubano un carro attrezzi e due auto a Bibbiano (Re), probabilmente per usarli nelle rapine. I mezzi, tuttavia, vengono abbandonati dopo un inseguimento dei Carabinieri. Il colpo che decreta la fine della banda avviene a Scandiano, sempre ai danni di una filiale BPER. Il bancomat sradicato viene infatti ritrovato dai militari del campo nomadi di via Canaletto Nord, grazie anche all'ausilio di riprese video nei campi nomadi.
L'indagine si era conclusa con la richiesta al Gip di emissione di provvedimenti cautelari da parte della Procura di Modena. Tuttavia, a novembre 2016, l'istanza era stata rigettata. La Procura, allora ha fatto appello al Tribunale del Riesame di Bologna che ha accolto il ricorso, rendendolo esecutivo dopo la pronuncia della Cassazione dello scorso 9 giugno.
Liceo Chierici, Il presidente della Provincia: "Gesto sconsiderato che induce a una seria riflessione: la sicurezza delle scuole è una priorità irrinunciabile, individuare e punire i responsabili".
Reggio Emilia, 7 giugno 2017
Il liceo artistico "Gaetano Chierici", è stato evacuato per un incendio scoppiato oggi a metà mattina, forse causato da alcuni petardi fatti scoppiare per festeggiare l'ultimo giorno di scuola. "Un fatto di particolare gravità. Se le prime risultanze degli accertamenti di Vigili del fuoco e Polizia scientifica – che al momento sembrerebbero escludere la possibilità di un corto circuito, ipotizzando come causa scatenante dell'incendio il lancio di un petardo - troveranno conferma, saremmo di fronte non a una semplice bravata, ma a un atto irresponsabile che deve indurre una seria riflessione da parte del mondo della scuola, a partire dagli studenti e dalle loro famiglie, e da parte di noi tutti". E' quanto dichiara il presidente della Provincia di Reggio Emilia, Giammaria Manghi, che questa mattina si è recato immediatamente al liceo Chierici.
Nell'incendio alcune persone sono rimaste intossicate in modo non grave.
"La Provincia di Reggio Emilia, che è proprietaria dell'edificio, sta eseguendo da alcuni mesi al liceo una serie di consistenti interventi di adeguamento anti-sismico per 2 milioni e mezzo di euro, proprio perché la sicurezza delle scuole è per noi una priorità irrinunciabile – aggiunge il presidente Manghi - In un mondo e in un'epoca già di per sé insicuri, come purtroppo le cronache quotidianamente testimoniano, non è pertanto ammissibile che in maniera sconsiderata si mettano a repentaglio le vite di tante persone e si rischi di distruggere uno storico edificio deputato ad assicurare ai nostri ragazzi la possibilità di imparare, crescere, sviluppare competenze per assicurare alla nostra comunità un futuro migliore. La giovane età e il clima di festa dell'ultimo giorno di scuola non possono in alcun modo rappresentare un alibi. Mi auguro pertanto che, nel caso fosse confermata l'ipotesi dolosa dell'incendio, gli eventuali responsabili siano al più presto individuati e puniti".
"Desidero infine esprimere il mio più sentito ringraziamento, oltre alla dirigente scolastica, ai docenti, alla collaboratrice scolastica e all'agente di Polizia municipale che si sono adoperati con coraggio e competenza per circoscrivere l'incendio ed evitare conseguenze ben più gravi, augurando loro una pronta guarigione – conclude il presidente della Provincia - Ancora una volta il corpo docente reggiano ha confermato la serietà e l'efficacia del lavoro che da anni si svolge sul fronte della sicurezza e della prevenzione".
I danni ammontano ad almeno diecimila euro. Provincia già al lavoro per assicurare il regolare svolgimento degli esami di maturità
Ammontano ad almeno 10.000 euro i danni provocati dall'incendio di questa mattina, secondo quanto emerso da un primo sopralluogo effettuato dalla Provincia con l'impresa che dovrà provvedere al ripristino del corridoio al primo piano della sezione Moda. "Abbiamo già provveduto a sporgere denuncia all'assicurazione, che copre anche incendi dolosi: fortunatamente le fiamme grazie anche al tempestivo intervento degli insegnanti e dei vigili del fuoco non hanno provocato danni strutturali, ma solo ad intonaci e a un modulo dell'impianto di riscaldamento, oltre ovviamente ad annerire le pareti che dovranno essere ritinteggiate", spiega il dirigente del Servizio Infrastrutture della Provincia, Valerio Bussei, che questa mattina si è recato al liceo insieme al presidente Giammaria Manghi e alle colleghe Anna Maria Campeol, Stefania Berni e Nadia Castagnetti.
"Nei prossimi giorni provvederemo a eseguire le operazioni di pulizia e ritinteggio in modo da assicurare il regolare svolgimento degli esami di maturità che interesseranno anche quell'ala della scuola", aggiunge Bussei.
Il tragico incidente si è verificato ieri, poco dopo l'ora di pranzo, in una abitazione di via Trieste. Il piccolo, di soli due anni, era in casa con la madre quando è riuscito a prendere un frustino per frullatore in cucina e lo ha inserito per gioco in una presa, rimanendo folgorato. La scarica è stata violentissima ed il bimbo ha perso subito conoscenza.
Inutili i soccorsi del 118. Il bimbo è stato immediatamente trasferito all'Ospedale Maggiore di Parma ma è morto poco dopo il ricovero.
Operazione "Bad food", la Guardia di Finanza di Parma sequestra 21 tonnellate di cibo scaduto ed infestato da parassiti. Denunciato a piede libero un parmigiano.
Parma, 6 giugno 2017
Nei giorni scorsi, i militari della Guardia di Finanza della Tenenza di Fidenza hanno eseguito un'importante operazione, denominata "Bad Food", nel settore del contrasto alle frodi agroalimentari e della prevenzione della salute pubblica, sottoponendo a sequestro un ingente quantitativo di materie prime alimentari potenzialmente nocive, destinate alla produzione dei cc.dd. "cibi pronti", di diffuso utilizzo sulle tavole degli italiani.
I Finanzieri, nel corso del pattugliamento per il controllo economico del territorio, sono riusciti ad individuare un deposito sospetto, non dichiarato, collocato nel comune di Fontevivo e riconducibile ad una società di diritto svizzero gestita da un parmigiano.
La pronta perquisizione della struttura, disposta in via cautelare dalla Procura della Repubblica di Parma ed eseguita con la preziosa collaborazione di personale tecnico dell'AUSL di Fidenza – Ufficio SIAN, ha permesso di rinvenire circa 4 tonnellate di prodotti vegetali disidratati, di vario genere (pomodori, cipolle, carote, spinaci, melanzane, funghi porcini e sedano), in gran parte di provenienza estera, in pessime condizioni igienico-sanitarie, con presenza di evidenti segni di alterazione o con date di scadenza superate; in alcuni casi, la merce è stata addirittura trovata infestata da vermi e parassiti. Tali circostanze hanno fatto scattare il sequestro penale della merce, nonché la denuncia a piede libero del rappresentante legale dell'azienda, per i reati di "frode nell'esercizio del commercio" e per ulteriori violazioni penali in materia di igiene dei prodotti alimentari.
Ulteriori 11 tonnellate di merci, riferite al medesimo operatore, sono state sottoposte a sequestro amministrativo in quanto totalmente prive e/o carenti delle etichettature previste dalle norme igienico-sanitarie in tema di tracciabilità. La merce sequestrata è risultata provenire dall'estero, prevalentemente da Cina, Polonia ed India ed era destinata ad industrie alimentari del Centro e Nord Italia. I finanzieri hanno peraltro prontamente provveduto ad attivare altri Reparti della Guardia di Finanza sul territorio nazionale al fine di procedere ad analoghi interventi presso ulteriori soggetti economici risultati clienti della società "svizzera".
Le perquisizioni eseguite presso altre aziende coinvolte, con sedi a Cesena, Pisogne (BS), Pavia, Bra (CN), Silandro (BZ), Castelfranco Veneto (TV), Verona e Belluno, hanno consentito - ad oggi - il rinvenimento ed il sequestro di ulteriori 6 tonnellate di prodotti agricoli che costituiscono un rischio per la salute dei consumatori. Le indagini dei Finanzieri saranno, ovviamente, anche di carattere fiscale e, in particolare, per verificare se la società individuata sia una "esterovestita", vale a dire, se la collocazione all'estero della propria sede abbia il solo scopo di sottrarsi alle imposte italiane.
Sono complessivamente ventuno le tonnellate di derrate alimentari poste sotto sequestro - per profili di natura penale, amministrativo e sanitario - per un valore complessivo di oltre 150 mila euro.
Il responsabile dell'attività illecita rischia la reclusione fino a due anni per il reato di "frode in commercio" e l'arresto da tre mesi ad un anno per il "commercio di prodotti alimentari in cattivo stato di conservazione", oltre a sanzioni amministrative, per un importo compreso tra € 3.500 ed € 18.000, per il "commercio di prodotti alimentari privi delle etichettature previste dalle norme igienico-sanitarie in tema di tracciabilità".