Martedì, 26 Marzo 2024 06:28

Lettere al Direttore. A proposito di salari bassi. In evidenza

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Di Rino Basili Parma, 24 marzo 2024 -

Egregio Direttore,

i lavoratori italiani non si sentono più europei. Non è una frase a effetto, ma solo un “titolo” per dare l’idea della percezione che, nel nostro Paese, chi vive del proprio lavoro o della propria pensione ha il salario non adeguato. Lontani dall’Europa quindi, impoveriti e senza grandi speranze di miglioramento. È una vecchia storia, quella di non sentirsi al passo dei redditi europei, ma adesso la percezione si è acuita. Vi è la sensazione di un elevato divario tra le proprie retribuzioni e quelle del resto dei Paesi Ue. Infatti gli italiani percepiscono salari più bassi rispetto alla media europea, e affrontano anche orari di lavoro più lunghi. L’Irpef, la tassa sulle retribuzioni, la pagano  lavoratori e pensionati ed è ritenuta alla fonte, "pertanto non la vedono neanche", poi  le imposte locali sono altissime, quindi a fronte di un costo del lavoro che è nella media europea, il peso delle tasse sui lavoratori e pensionati resta elevato, tutto questo a fronte di un quadro che vede un'evasione fiscale enorme nel nostro paese.  La mancata tutela da parte dei sindacati, poi la pandemia e le guerre nel mondo, hanno un peso enorme  sul dislivello, retribuzioni/costo della vita. I sindacati dovrebbero lavorare con il governo per leggi che garantiscano retribuzioni più adeguate, appoggiare le aziende perché siano sottoposte a una minore pressione fiscale, destinando maggiori risorse alle retribuzioni, contrattando  stipendi più elevati. Ma frammentazione e precarizzazione hanno reso molto difficile la rappresentanza sindacale, un lavoratore precario è spesso ricattabile, non si avvicina al sindacato e si sente solo. Fino al secolo scorso in Italia, le leggi sostenevano il lavoro, ma dalla fine degli anni Novanta a oggi hanno smesso di farlo, c'è stata una inversione di rotta e per troppo tempo la legislazione è andata contro i lavoratori. Il diritto del lavoro ha subito un’erosione senza precedenti, e di conseguenza si sono ridotti anche i salari, ma è un'illusione che ci si possa difendere da soli. Il sindacato quindi è indispensabile per garantire i diritti dei lavoratori, purtroppo le leggi sono andate in direzione contraria, perchè non è il sindacato che le ha scritte, però non è stato neanche in grado di contrastarle. Che fare dunque? Innanzitutto, occorre un intervento sul cuneo fiscale, cioè sulle tasse che gravano sul costo del lavoro, che vada tutto a vantaggio dei lavoratori. Serve poi una normativa sul salario minimo, accompagnata da una legge sulla rappresentanza, che indichi i sindacati rappresentativi e i contratti collettivi di riferimento. Tutto questo al fine di misurare il salario minimo stesso, che andrebbe indicato anche per legge: ossia una cifra sotto la quale non si possa scendere, perché in settori deboli, ci sono contratti che sono sotto la soglia dell'accettabilità.

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