Mercoledì, 26 Ottobre 2022 15:45

La psicologa Cavallini: "Diagnosticare non significa etichettare, ma aiutare bambini e famiglie a intraprendere un percorso di consapevolezza" In evidenza

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"FORMULARE DIAGNOSI NON SIGNIFICA ETICHETTARE, MA PERMETTERE AI BAMBINI DI CONOSCERSI ED ESPRIMERE IL PROPRIO POTENZIALE": LA PSICOLOGA FRANCESCA CAVALLINI INTERVIENE SUL TEMA SOLLEVATO DAL PEDAGOGISTA DANIELE NOVARA.

 "La diagnosi rappresenta l'avvio di un processo di consapevolezza che aiuta il bambino a scoprirsi e conoscere una comunità di persone che vive le sue stesse sfide"

La Presidente di Tice Francesca Cavallini, psicologa piacentina, interviene sul tema delle diagnosi ai bambini da parte degli operatori della salute mentale: "Da piacentina ho letto con piacere il successo del convegno organizzata dal pedagogista Daniele Novara: nonostante una formazione e delle opinioni molto diverse, credo che parlare e far parlare di educazione rappresenti sempre un grande valore.

Tuttavia, su alcune testate, ho anche letto la seguente frase: «Bambini, genitori e insegnanti si meritano ben altro che questa incredibile aggressività diagnostica dove l'immaturità evolutiva non viene più vista come tale, ma come malattia vera e propria», che mi pare una polemica più o meno velata sul presunto etichettamento dei bambini da parte di neuropsichiatri e/o psicologi clinici dello sviluppo. Polemica su cui credo sia importante aprire una riflessione.

Le considerazioni sull'etichettamento, condivise peraltro da diversi pedagogisti nel nostro Paese, spesso cavalcano il pensiero comune, che sintetizzerei con la frase: «Ai miei tempi non c'erano così tanti disturbi». Ritengo inoltre che Il processo diagnostico venga ingiustamente descritto come etichettamento, mentre lo scopo del processo diagnostico sia tutt'altro, ovvero iniziare un processo di consapevolezza che aiuta il bambino a scoprirsi ("Qual è il mio modo di imparare? Quali sono le strategie per me più funzionali?") e intraprendere un percorso che lo avvicina a comunità di bambini/adulti e famiglie che vivono le stesse sfide e insieme sviluppano azioni di advocacy.

Formulare diagnosi rappresenta un gesto di profondo rispetto delle differenze interindividuali, ed è l'esemplificazione concreta di un modello di rottura dell'approccio biomedico che vedeva nella norma la salute mentale. Ogni bambino è diverso, ma ci sono comunità di bambini accomunati per sfide e punti di forza a cui il processo diagnostico dà la possibilità di sentirsi rappresentati".

Cavallini procede nel ragionamento, interrogandosi su cosa, nel processo diagnostico, debba cambiare: "I panel di esperti stanno rivedendo i manuali diagnostici (DSM e ICD) inserendo cambiamenti volti a modificare il linguaggio rispetto al processo e all'esito diagnostico, mettendo in luce, cioè, non solo gli aspetti 'negativi' delle diagnosi, ma evidenziando invece anche i punti di forza e le peculiarità di funzionamento. Gli importanti movimenti sulle neuro divergenze sono l'esempio concreto e vitale di quanto le comunità di individui dislessici, autistici, iperattivi desiderino scoprire loro stessi, essere riconosciuti e valorizzati.

Definire etichettamento un processo di attenzione e consapevolezza delle differenze emotive, cognitive e comportamentali partecipa, forse senza avvedersene, alla creazione dello stigma sulla diagnosi e sull'intervento psicologico".

 

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