Domenica, 02 Giugno 2024 06:59

“La biblioteca del lavoro”: Marco Bentivogli In evidenza

Scritto da Francesca Dallatana

Errore audace. Social Earthquake

Di Francesca Dallatana Parma, 2 giugno 2024 -

Indice puntato: “Licenziate i padroni.”  Il messaggio è rivolto ai frequentatori del mondo del lavoro, a tutti: occupati e disoccupati, pensionati e lavoratori precari.

E anche a loro: ai padroni. Marco Bentivogli alza la penna e la voce.

Non tuona da una cattedra, ma dimostra: “Come i capi hanno rovinato il lavoro”.

Il libro, edito da Rizzoli alla fine del 2023, traccia le coordinate del forte mutamento sociale in atto, con risvolti relazionali e ricadute economiche.

Il lavoro è relazione, prima di essere regolato dalla formalizzazione del contratto.

Loro, i padroni, sono i capi ai quali è capitato di decidere in nome e per conto delle imprese e, spesso, sulla testa degli operai.

Marco Bentivogli è stato un sindacalista della Cisl fino al 2020, esperto di politiche del lavoro, ora coordinatore nazionale della startup civica indipendente Base Italia. Inscrive i padroni da licenziare nelle coordinate inquietanti del mondo dell’impresa, “terreno fertile per la crescita e l’innovazione ma anche campo minato di egocentrismo e mediocrità.”

Abili nel dire. E nel pronunciare la parola “partecipazione”. Spesso dannosi nel fare impresa. In modo subdolo e strisciante. I capi di oggi non sono così diversi dal Megadirettore Galattico del ragionier Ugo Fantozzi. Sono una sua attuale declinazione.

Nella catarsi delle conclusioni, l’autore riassume la motivazione che lo ha spinto a scrivere il libro: “L’autenticità, la capacità di apprendere dai fallimenti e l’umiltà sono i tratti distintivi dei leader veri”, liberando il potenziale creativo delle imprese dalle catene del narcisismo dei pochi al comando e dei personalismi miopi. Lo scrive alla fine di una serrata analisi, dedicata al mutamento in corso. Lo dice in modo diretto, quasi a sottolineare quanto sia importante dare un nome ai fenomeni che inquinano la vita quotidiana delle imprese. E i giorni e il tempo delle persone.

Mediocrità e narcisismo: sono questi i vizi capitali dei padroni, cioè dei capi non degni di questo nome.

Prima di lui, oltre una decina di anni fa, il referente di una impresa metalmeccanica emiliana dalla produzione altamente specializzata aveva parlato espressamente di crisi della “classe dirigente”. Marco Bentivogli dimostra quando fondato fosse quell’allarme lanciato in un passato temporalmente prossimo e, per alcuni aspetti, addirittura remoto. E sottolinea quanto importante sia diffondere cultura del lavoro e dell’organizzazione.

Significa avvicinare la visione del lavoro di chi nelle fabbriche produce e chi le dirige. Significa non sottovalutare chi si sporca le mani e si rompe la schiena e dare voce alle intelligenze che trainano il mercato del lavoro, classe operaia oppure dirigente.

E’ una possibilità per dare nuova vitalità al senso del lavoro e per superare l’asfissia del lavoro povero, quello inchiodato a uno spazio ristretto e a un tempo definito e rigido ed economicamente non soddisfacente. Per riscattarsi dallo sfruttamento e dai mulinelli del lavoro grigio.

Lavorare di meno con le braccia e dedicare più tempo al pensiero e ai processi. E combattere il lavoro povero, in nome di una solidarietà al rialzo spinta dalla corrente virtuosa della formazione permanente.

E’ una possibile terapia per arginare l’inquinamento del lavoro povero.

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A Maranello, dove si costruiscono macchine che osano alte velocità, la cultura dell’errore è patrimonio comune: Enzo Ferrari aveva dedicato una sala alla “galleria degli errori e degli orrori”, dove conservava i pezzi delle auto che avevano ceduto in gara.  L’autore racconta dell’incontro tra il patron della Ferrari e un giovane ingegnere meccanico neo-assunto dall’azienda modenese. Il giovane progettista era il fondatore della Dallara. Laboratorio di pensiero, palestra di innovazione: il museo degli orrori.

“Chi è capace di parlare dei propri errori è più forte degli stessi errori”, sottolinea l’autore.  “Non farà più gli stessi errori. Almeno farà errori nuovi.”: Bentivogli cita Pierre Carniti.

Non si lavora da soli. Chi si assume la responsabilità dell’errore sa anche dare valore al lavoro degli altri, perché si ispira ad una onestà di fondo estranea a mediocrità e narcisismo.

Lucido e diretto nell’analisi, il libro mette al centro dell’attenzione il senso sociale del lavoro. Saper fare, la valorizzazione del talento, la tenuta, la responsabilità sociale, l’impegno, il lavoro di gruppo: sono i motivi ispiratori delle imprese di successo.

A lungo la contrattazione ha considerato solo lo spazio e il tempo come ambiti privilegiati della negoziazione.

Lo spazio, inteso come ambiente e luogo di lavoro: in parte superato dalle nuove modalità ibride di esecuzione delle mansioni che comprendono anche la possibilità di lavorare da remoto. La pandemia ha rappresentato un interessante laboratorio.

Il tempo: lo smartworking presuppone una flessibilità nell’esecuzione del lavoro non sempre codificabile in orari rigidamente definiti. Il lavoro è affidato alla lealtà. La lealtà può essere scomoda perché presuppone onestà intellettuale. La fedeltà, di contro, rappresenta l’allineamento acritico del lavoratore alle posizioni della dirigenza. La fedeltà incondizionata mina l’impresa. Ma gratifica i capi mediocri e narcisisti.

Rimettere al centro il senso del lavoro e i suoi contenuti presuppone ripensare le condizioni di lavoro, a misura di futuro. Il lavoro come contenuto di una relazione tra adulti: è il nodo irrisolto della cultura padronale contemporanea. E’ una peculiarità trasversale alla classe dirigente e ai lavoratori. Superare la fase del moderno paternalismo, insidiato dal lavoro povero e dalle ipocrisie relazionali che millantano processi partecipativi e fasulli e atteggiamenti paritari, significa alzare l’asticella della cultura del lavoro.

Le relazioni di lavoro sono condizionate dalle tre grandi trasformazioni: digitale, climatico-ambientale, demografica. E dall’esigenza di considerare “la cura” come lavoro vero e proprio e non attività residuale a margine della produttività di beni e servizi. Un terremoto relazionale a intensità bassa e frequenza costante capace di condizionare fortemente la vita sociale. L’intelligenza artificiale emula il genere umano. Ma non lo sostituisce.

Il rischio, in questa fase di transizione e di incertezza, è rappresentato dalla polarizzazione delle classi sociali: classe dirigente da una parte ed esecutori del lavoro povero dall’altra, fra chi ha il coraggio e la possibilità di scegliere e chi è confinato alle periferie sociali del lavoro a basso peso specifico di contenuto, quello alienante non completamente delegabile alle macchine.

Muoversi nell’incertezza, sulla terra che si muove invoca doti da condottiero.

Audacia e visione. Proiezione degli investimenti e degli impegni in un futuro a lunga gittata. Capacità di analisi strategica. E generosità professionale.

Per restituire dignità e senso al lavoro.

Marco Bentivogli, Licenziate i padroni. Come i capi hanno rovinato il lavoro, Rizzoli, 2023

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(Link rubrica:  La Biblioteca del lavoro lavoro migrante  https://gazzettadellemilia.it/component/search/?searchword=francesca%20dallatana&searchphrase=all&Itemid=374  )

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