Mercoledì, 01 Maggio 2024 06:29

Festa del primo maggio: Portella della Ginestra. In evidenza

Scritto da Francesco Graziano

Per non dimenticare.

Di Francesco Graziano Bologna 1 maggio 2024 - Oggi, primo maggio, è la festa del lavoro in un’Italia sempre più stanca e disillusa dove le persone continuano- ormai da anni – nella lotta per trovare un impiego che dia loro la dignità e che contribuisca al benessere della Repubblica italiana che, insieme alla salute, mette il lavoro al primo posto; nessuna politica, alla lunga rivelatasi assistenzialista ha migliorato i parametri presenti prima dell’introduzione della legge a cui mi riferisco  (nel presente articolo non si vuole demonizzare il RdC in sé, perché, chi verga queste righe  ha conosciuto persone oneste a cui le cose nella vita non sono andate bene ed effettivamente – da elettore non pentastellato- ammetto che il tanto odiato Reddito qualche beneficio a loro ha portato). Ma come si sa la madre dei furbi è sempre incinta e partorisce ogni anno una cospicua nidiata di gente priva di senso dello Stato.

Se oggi pubblichiamo questo articolo è per uscire fuori dai banali festeggiamenti di questo giorno, scanditi da concertoni buoni solo per esibire le ultime scoperte artistiche di San Remo, e ricordare un evento che dovrebbe essere impresso nella memoria di tutti noi.

Partirò dal 1946 cercando di essere il più breve possibile. In un’Italia appena uscita dal conflitta armato, distrutta e violentata tanto da apparire lontana dal “bell’ovile” dell’infanzia che Dante, l’exilus inmeritus, sepolto proprio da noi in Romagna, cita sempre ai suoi amici poeti del dolce Stilnovo, in un clima di tensioni alle elezioni per l’assemblea costituente del 2 giugno 1946 la lista socialista ottenne 3.497 voti ( 45.35%), molti di più di quelli del Movimento Indipendentista siciliano ( 1.163; 15,08%) e della Democrazia Cristiana ( 1.155, 14,97%).

Nella tornata delle amministrative del 6 ottobre del 1946 con il 63,11% delle preferenze la sinistra ebbe la maggioranza in comune e come sindaco  di Corleone fu eletto il socialista Bernardino Streva.

Un anno dopo viene registrato il successo più eclatante. Alle Regionali del 20 aprile del 1947 la lista “ Blocco del Popolo” conquistò 3.413 voti , pari al 44,1%.

Fu in quel momento che la mafia pensò di alzare il tiro.

Il primo maggio del ’47 la storia ricorderà questa data come la strage di Portella della Ginestra . Quel giorno ci furono 11 morti  e 27 feriti.

Da quel momento in poi oltre ad uno sciopero generale nazionale proclamato il 3 maggio a Palermo, si susseguirono le interrogazioni parlamentari che attaccavano l’alleanza agrari- mafia e la banda giuliano, accusati di aver sparato sulla folla pur di fermare le lotte del movimento contadino.

Dopo la strage di Portella Giuseppe Saragat e i suoi lasciarono il Psi per dar vita al partito Socialdemocratico  (scissione di Palazzo Barberini) a cui seguì la rottura dei governi di unità nazionale, con l’estromissione dei comunisti e dei socialisti e la rottura nella Cgil.

Purtroppo le violenze e gli attentati non si fermarono alla strage di Portella della Ginestra. Qualche giorno dopo – infatti- l’otto maggio venne ucciso il contadino Michelangelo Salvia . E il 22 giugno contro le sezioni comuniste di Partinico, Borgetto e Cinisi e contro le sedi della Camera del lavoro di Carini e San Giuseppe Jato  e contro la sezione socialista di Monreale vennero lanciate bombe a mano.

La firma sugli atti venne messa a Partinico dal bandito Giuliano che scrisse un volantino per incitare tutti i siciliani a lottare contro la “ canea rossa”.

Al processo di Viterbo, solo il bandito narrato nel bel film di Francesco Rosi, insieme alla sua banda vennero condannati come esecutori della strage del primo maggio.

Come in tutti i grandi misteri italiani- soprattutto quelli che riguardano le stragi- si sa chi furono i mandanti ( non v’è dubbio alcuno che le stragi di Piazza Fontana , per fare un breve salto in avanti, o di Brescia del ’74 sono stragi neofasciste) e i colpevoli rimasero impuniti.

E poco importa che quasi ventiquattro ore dopo l’eccidio di Portella, Vincenzo Petrotta, segretario del Pci di Piana degli Albanesi dichiarò al Procuratore della Repubblica di Palermo, Rosario Miceli, di aver visto nella collina opposta a quella dove era posizionata la banda Giuliano un commando paramilitare di trenta persone.

Sulla storia continueranno gli storici ad indagare sine ire ac studio, a noi comuni cittadini domani toccherà – e qui lancio una proposta- stare un minuto in silenzio, in ricordo di quegli uomini che perirono per la barbarie di chi sulla nostra bandiera tricolore ha sputato come se fosse un pezzo di stoffa privo di significato e valore. Ecco, per ribadire un po’ di senso civico, smettiamola per un secondo di berciare le ultime mediocri canzoni di un’industria canora scaduta ai livelli più bassi e dove – non so se ci avete fatto caso – domina la velocità nei testi accompagnati, sinceramente da un ottimo ritmo, che non fanno comprendere nulla.

Domani, anche solo per sessanta secondi facciamo dominare la lentezza, scandiamo bene le parole. In nome della memoria che oggi ci consente, con tutte le difficoltà, di prenderci questo giorno di serenità.

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(immagine copertina: //www.flickr.com/people/80267449@N00">Rino Porrovecchio from Palermo, Italy)

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