Avvocato, prima di entrare nel merito della questione, relativa alle domande sessiste e discriminatorie a danno della sua persona, può chiarirci che tipo di procedimento è in corso in questo momento?
Sono in corso due tipi di giudizi, uno civile e l’altro penale. Quello penale al momento, è sospeso, perché è stata avanzata la richiesta di archiviazione da parte del Pubblico Ministero, al quale io mi sono opposta. Di conseguenza il Gip, ha ordinato al Pm di espletare nuove indagini, perché le precedenti sono state ritenute insoddisfacenti. In questo momento, per quanto concerne il giudizio penale, restiamo in attesa. Attualmente, è in corso solo il giudizio civile.
Chi sono le parti in causa, nel processo civile?
Siamo io e le mie tre figlie, contro la Asl di Taranto. Io mi presento come parte lesa, perché ritengo di aver subito un danno. Prima del giudizio civile, si è svolto un “giudizio preliminare”, che è detto “accertamento tecnico preventivo”, al quale si ricorre, per evitare tutto il giudizio. Durante il giudizio preliminare, i medici del tribunale hanno accertato, che mio marito è deceduto per responsabilità della struttura sanitaria, a causa della mancanza di cure adeguate. Nonostante ciò, la Asl ha deciso di non conciliare e quindi abbiamo dovuto proseguire, chiedendo un giudizio di merito, dove la Asl si è nuovamente costituita e ha avanzato due richieste, la prima, quella di rinnovare la perizia, con nuovi periti, e la seconda, laddove si dovesse accertare nuovamente la sua responsabilità, di essere condannata al risarcimento diminuito. Inoltre, la stessa Asl, tramite il suo legale, ha chiesto l’interrogatorio formale nei miei confronti.
Del procedimento civile, ad oggi, si è svolta solo la prima udienza.
Avvocato, lei ha parlato della richiesta della Asl di un eventuale risarcimento diminuito? Esiste per legge, questa possibilità?
Si, per legge può essere richiesto il risarcimento diminuito, ma devono ricorrere alcune condizioni. Ad esempio, se si dovesse dimostrare che i coniugi vivevano in disaccordo, questo sarebbe un motivo per un risarcimento diminuito. Su questo punto desidero spiegarmi meglio. Nei casi come il mio, sono previsti due tipi di risarcimento, quello che spetta ai figli o al coniuge superstite, per eredità, la cosiddetta “legittima”, e accanto a questo è previsto il risarcimento per la sofferenza, derivante dalla perdita del proprio caro. Se il risarcimento per eredità spetta sempre, la stessa cosa, non succede per il risarcimento per sofferenza. In questo caso, si deve dimostrare che c’è stato affetto fra le parti, tanto che io, ho prodotto in atti centinaia di fotografie, lettere che io e mio marito ci scambiavamo per provare l’esistenza del rapporto affettivo fra noi. Sempre agli atti ho fatto menzione di persone, vicine alla mia famiglia, che testimonieranno qual è stato il rapporto tra me e mio marito, rapporto che posso definire “simbiotico”. La Asl e il suo legale, pur non avendo nessun testimone, nessun documento, che evidenzi il contrario di quanto da me dimostrato, richiedono l’interrogatorio formale, per me e per le mie tre figlie.
Perché la Asl richiede l’interrogatorio formale?
Per tentare di dimostrare che tra me e mio marito, non esisteva alcun rapporto affettivo, anzi, loro sostengono che io tradissi il mio congiunto, e questo, presumibilmente, al fine di ottenere un risarcimento diminuito.
Su quale base la Asl ha potuto asserire che lei avesse tradito tuo marito?
Sulla base del nulla. Non ci sono elementi, come ho già detto prima a sostegno della tesi della Asl.
Perché, oltre all’ottenimento del risarcimento diminuito, la Asl sostiene che lei abbia tradito suo marito, pur in assenza di elementi oggettivi?
Io penso, che non avendo alcun elemento per provare che io tradivo mio marito, la Asl ha richiesto l’interrogatorio formale, probabilmente per instillare il dubbio nel giudice. Ma questo “modus agendi”, scredita la mia persona, e lo dimostrano le domande, depositate in atti, dell’interrogatorio formale.
Quali sono queste domande a cui lei fai riferimento?
Le domande sono in totale sette e sono le seguenti: se è vero, che prima dell’evento della morte di mio marito, vivevo in un’abitazione e località differenti e distanti dalla sua, da diversi anni; se conducevo una vita autonoma rispetto a quella di mio marito; se coltivavo autonome relazioni affettive ed extrafamiliari oppure, se trascorrevo separatamente dal congiunto tutte le festività e le ricorrenze. Se organizzavo o partecipavo a viaggi e gite separatamente da mio marito; se coltivavo hobbies e interessi separatamente da lui e se trascorrevo il tempo libero con i miei amici e i miei affetti.
Come definirebbe queste domande, e quali sono state le sue emozioni, nel momento in cui ne è venuta a conoscenza?
Io ho definito queste domande sessiste e discriminatorie. In queste domande appare una lettura culturalmente bieca della donna. Pensi, che quando è arrivata la comparsa, io ero talmente incredula, che ho dovuto leggerla diverse volte, e dopo averla letta, ho avvertito un dolore nello stomaco, come un pugno, perché di fronte alla calunnia non hai una difesa, in quanto, non puoi dimostrare, qualcosa che non hai fatto, e il dramma è proprio questo.
Sono stata assalita dalla rabbia, perché ho capito che dietro queste domande, c’è un intento di incastrarmi nello stereotipo della donna “poco di buono”, al fine di denigrare la mia persona, verso la quale ho notato anche una certa aggressività, e questo perché io sono rappresentante di un’associazione, che è il comitato dei parenti delle vittime del Moscati, perché ho scritto il libro, Canale Terminale, dove parlo della mia storia in cui ho subìto la perdita di mio marito e di mio padre a causa della mancanza di cure, mentre erano ricoverati nel nosocomio di Taranto, e accanto alla mia storia ho riportato anche le storie di altre persone. C’è, eventualmente, un tentativo di demonizzarmi, e il modo più semplice per farlo è quello di affibbiarmi lo stereotipo della donna “poco di buono”, che tradiva il marito, e che ha fatto tutto questo solo per apparire, e non per dare giustizia al proprio coniuge. A proposito dell’accusa mossami, di voler apparire, io voglio dire con forza che: “vorrei tanto ritornare nel mio anonimato di semplice avvocato, madre e moglie, felice con mio marito, e non avere vissuto tutto questo e invece “grazie” a loro io non ho più una vita”. Queste domande hanno fatto soffrire me, le mie figlie, e hanno anche offeso mio marito.
Rispetto a questa vicenda come si sente?
Io mi sento violata, mi sento come quando si subisce una violenza, ho come un peso nello stomaco e non so cosa dovrò aspettarmi, che cosa potrebbero fare più di quello che hanno già fatto. Quello che mi auguro è che le istituzioni, si facciano sentire.