Mercoledì, 30 Marzo 2022 15:46

Leishmaniosi del cane: cause, sintomi e rimedi In evidenza

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Nota anche come Leishmania, la Leishmaniosi (dal nome del suo scopritore, il biologo scozzese William Boog Leishman) è una delle malattie più pericolose che possono colpire il cane, in quanto si tratta di una patologia cronica e non completamente curabile.

Ragion per cui, chiunque possieda un cane domestico deve prestare particolare attenzione ai sintomi, così da diagnosticare l’eventuale presenza della malattia in maniera tempestiva; al contempo, è indispensabile adottare le corrette misure di prevenzione, così da proteggere il più possibile il proprio cane. In questo articolo, vediamo tutto quando c’è da sapere in merito.

Cos’è la Leishmaniosi

Come riportato dal sito ufficiale del Ministero della Salute, la Leishmaniosi “è una malattia infettiva di origine parassitaria causata da protozoi del genere Leishmania, parassita intracellulare obbligato del sistema reticolo-istocitario dell’uomo e di altri mammiferi, trasmesso da agenti vettori, che colpisce sia gli animali (canidi e roditori) domestici e selvatici che l’uomo”.

Il vettore biologico di trasmissione della malattia è il flebotomo (noto anche come pappatacio), un insetto ematofago (ovvero si nutre del sangue dell’animale che lo ospita) dalle dimensioni estremamente ridotte (2 o 3 mm) e molto simile ad una piccola zanzara.

La malattia colpisce principalmente i cani (benché anche gatti e roditori selvatici siano suscettibili all’infezione); come si legge sul portale specializzato Parassitistop, le razze maggiormente a rischio sono il Pastore tedesco, il Boxer, il Rottweiler, e il Coker spaniel.

I sintomi della malattia

I sintomi della Leishmaniosi possono variare sensibilmente (in alcuni casi, si presenta in forma asintomatica); i più comuni sono:

  • presenza di forfora;
  • caduta del pelo;
  • ulcerazioni localizzate;
  • crescita anormale delle unghie;
  • ingrossamento della milza e dei linfonodi;
  • insufficienza renale (nella fase terminale della malattia);
  • lesioni oculari;
  • epistassi;
  • poliuria (abbondante e frequente produzione di urine);
  • polidipsia (sensazione intensa di sete che porta all’ingestione di grandi quantità di acqua);
  • problemi di locomozione.

Modalità di diagnosi

Per diagnosticare la Leishmaniosi, è necessario sottoporre il cane ad appositi esami di laboratorio, indispensabili anche a scopo preventivo. Nello specifico, è possibile effettuare un esame parassitologico (tramite il metodo di Giemsa), un esame sierologico, un esame molecolare oppure un isolamento colturale che, come sottolinea il Ministero della Salute, “ai fini diagnostici rappresenta il test d’eccellenza, perché consente di ottenere la certezza assoluta della presenza del protozoo nell’ospite”. In alternativa, è possibile ricorrere ad un semplice esame del sangue; la scelta dello strumento diagnostico spetta al medico veterinario, in relazione al quadro clinico dell’animale.

Come si cura

Mediante gli opportuni rilievi diagnostici, è possibile stabilire con certezza quale sia lo stadio di avanzamento della malattia e, di conseguenza, inquadrare l’esemplare come “esposto”, “infetto”, “malato”, “malato con quadro clinico grave” oppure “refrattario al trattamento”. Il trattamento della Leishmaniosi può essere approntato utilizzando diversi presidi farmacologici; tra questi, vi sono: i composti antimoniali, l’allopurinolo, la miltefosina, l’amfotericina B, l’amminosidina, la pentamidina, la spiramicina, il metronidazolo, il domperidone oppure l’associazione antimoniato di N-metilglucammina/allopurinolo; quest’ultima è generalmente considerata come il trattamento più efficace.

L’importanza della prevenzione

Per via del carattere cronico della Leishmaniosi, è indispensabile adottare adeguate misure preventive per cercare di evitare l’infezione. In particolare, è necessario proteggere il cane utilizzando prodotti antiparassitari specifici, previo consulto con il medico veterinario di fiducia. In genere, occorre somministrare all’animale formulazioni in grado di agire in maniera mirata contro i flebotomi, implementando un’azione protettiva e repellente; si tratta perlopiù di antiparassitari destinati all’uso topico, disponibili in formato spot-on (le cosiddette ‘pipette’) per l’applicazione diretta sulla pelle. In aggiunta, nelle zone in cui l’infestazione da flebotomi è endemica, è consigliabile tenere in casa gli animali durante la notte; più in generale, non bisogna trascurare l’igiene del cane né quella degli ambienti in cui trascorre la maggior parte del tempo.

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