Visualizza articoli per tag: Sanità

Luoghi di Prevenzione è il centro di riferimento della Regione Emilia-Romagna per la formazione degli operatori socio-sanitari sui temi della promozione della salute e la sperimentazione, il monitoraggio e la valutazione di modalità di intervento innovativo. -

Reggio Emilia, 15 maggio 2015 -

E' stata inaugurata ieri, la nuova sede di Luoghi di Prevenzione, Centro regionale di didattica multimediale sui temi della promozione della salute, a Villa Rossi nel Campus San Lazzaro a Reggio Emilia, che consente di aumentare in modo considerevole gli spazi e le aule didattiche.

Luoghi di Prevenzione è il centro di riferimento della Regione Emilia-Romagna per la formazione degli operatori socio-sanitari sui temi della promozione della salute e la sperimentazione, il monitoraggio e la valutazione di modalità di intervento innovativo. 
Le attività sono coordinate dalla Lega contro i tumori Onlus di Reggio Emilia, in collaborazione con l'Azienda Usl di Reggio Emilia.

La dr.ssa Galeone ha aperto l'inaugurazione, ringraziando per l'invito a nome del Ministero della Salute, dichiarando che "Luoghi di Prevenzioni rappresenta un punto di riferimento non solo in Emilia-Romagna ma in tante regioni italiane, un luogo dove definire percorsi e processi rivolti alla prevenzione, dove accogliere nuovi percorsi, nuove strade, nuove esperienze da condividere nel prossimo Piano Nazionale della Prevenzione".

L'assessore regionale politiche per la salute Sergio Venturi ha sottolineato come "Spesso la prevenzione non la si vede, perché per sua natura si occupa di cose che devono ancora accadere. Luoghi di Prevenzione è lo spazio in cui la prevenzione si manifesta con maggiore qualità ed impegno. A Reggio Emilia, in particolare, questo è possibile grazie all'integrazione delle competenze di istituzioni diverse, la Regione, le Aziende sanitarie, l'Università, il privato sociale e il volontariato, un esempio da imitare anche fuori dalla nostra Regione."

Ha chiuso gli interventi il Direttore Generale dell'Ausl di Reggio Emilia, Fausto Nicolini, ricordando che "spesso le persone considerano la salute e la sanità come la stessa cosa, mentre il 75% di quello che riguarda la salute non dipende direttamente dalla sanità ma da altri fattori come gli stili di vita, il rispetto per l'ambiente, la cultura civica. La mortalità della popolazione si può ridurre grazie alla sanità per un 11% che impegna però il 94% delle risorse; grazie agli stili di vita la mortalità si può ridurre del 34%, investendo solo l'1,5% delle risorse".

Ha poi ringraziato il Direttore sanitario dell'Ausl reggiana, Daniela Riccò, che ha fortemente voluto il trasferimento della nuova sede di Luoghi di Prevenzione a Villa Rossi, nel Campus del S. Lazzaro, trovando le risorse economiche necessarie per la riqualificazione di questo edificio (circa 700.000€) nei fondi recuperati con le sanzioni riscosse dal Servizio di Prevenzione, scegliendo di reinvestire in prevenzione primaria.

Luoghi di Prevenzione è una proposta rivolta a individui, studenti e gruppi per approfondire una riflessione sulle relazioni fra immaginario, stili di vita, comportamenti, ambiente e consapevolezza nella scelta.
I tratti caratterizzanti la metodologia utilizzata dal Centro sono l'attenzione alla pluridisciplinarità e alla intersettorialità e l'offerta di percorsi di sostegno al cambiamento dei comportamenti a rischio.

Tali obiettivi, condivisi da più istituzioni, enti e associazioni nella logica della programmazione sostenibile, hanno contribuito a definire un nuovo paradigma della promozione della salute attraverso:
• un programma di formazione continua e di supporto logistico, organizzativo e progettuale agli operatori socio-sanitari e del settore educativo della Regione Emilia-Romagna sull'utilizzo di metodologie interattive favorenti la motivazione e la capacità di contrattare e realizzare obiettivi di salute;
• la diffusione di strategie di pianificazione partecipata per la realizzazione di buoni interventi di promozione della salute;
• la sperimentazione di progetti di ricerca azione finalizzati a favorire la prevenzione delle malattie croniche legate agli stili di vita, attraverso l'approccio motivazionale come strumento a supporto della gestione dei processi di cambiamento dei comportamenti a rischio;
• la progettazione, realizzazione e diffusione di percorsi di educazione alla salute sui temi della prevenzione dell'abitudine al fumo, del consumo/ abuso di alcol, dell'interazione fra salute e ambiente, delle relazioni fra salute e comportamenti alimentari, della relazione fra salute e corporeità, della prevenzione delle dipendenze, del rapporto salute- malattia.

Sono stati inseriti nel Centro percorsi interattivi dedicati alla relazione fra sport, attività fisica e identità personale, nel contesto scolastico e nel tempo libero; percorsi per l'approfondimento della relazione fra sessualità, affettività e corporeità e percorsi sulla prevenzione dei disturbi del comportamento alimentare.
Il Centro Luoghi di Prevenzione ha un'affluenza di circa 20.000 presenze all'anno, suddivise fra operatori socio-sanitari (20%), docenti e popolazione generale (20%) e studenti (60%).

(Fonte: ufficio stampa Usl RE)

Pubblicato in Cronaca Reggio Emilia

Il 19 maggio in occasione dello sciopero dei medici di medicina generale e dei pediatri di libera sceltasi potrebbero verificare disagi nella consueta attività. -

Parma, 14 maggio 2015 -

La Direzione Generale dell'AUSL di Parma informa i cittadini che in occasione dello sciopero dei medici di medicina generale e dei pediatri di libera scelta indetto dalle Organizzazioni Sindacali FIMMG, FIMP e CIPe nella giornata del 19 maggio si potrebbero verificare disagi nella consueta attività.
Sono comunque garantite le prestazioni indispensabili, secondo le modalità organizzative previste dalla vigente normativa.

(Fonte: Ufficio stampa Usl Parma)

Pubblicato in Comunicati Sanità Parma

Un progetto di ricerca davvero unico selezionato tra 70 proposte provenienti da tutto il mondo. Il Servizio di Ingegneria Clinica dell'azienda sanitaria studierà il funzionamento di particolari algoritmi in grado di incrociare ed elaborare migliaia di dati clinici, analoghi a quelli registrati da un astronauta durante il suo viaggio fuori dall'orbita terrestre per mettere a punto un sistema di analisi in grado di prevedere complicazioni per la salute fisica o psichica dei cosmonauti. -

Modena, 5 maggio 2015 -

Chi non conosce la celebre frase della missione Apollo 13: "Houston, abbiamo un problema"? Da oggi, grazie a milioni di dati biomedici raccolti a Modena, gli astronauti avranno una soluzione in più. Saranno infatti le analisi dei modenesi, elaborate dall'Azienda Usl, a essere utilizzate dall'European Space Agency (ESA) per controllare la salute degli astronauti impegnati nello spazio.

L'ESA sta cercando di sviluppare nuovi metodi per garantire l'autosufficienza clinica all'interno di un'astronave, requisito fondamentale per realizzare missioni spaziali sempre più lunghe.
Un progetto di ricerca davvero unico, questo, interamente finanziato (150mila euro) dall'Agenzia Spaziale Europea e selezionato tra 70 proposte provenienti da tutto il mondo, che impegnerà nei prossimi dieci mesi il Servizio di Ingegneria Clinica dell'Ausl di Modena, diretto da Massimo Garagnani, e l'azienda veneziana SATE, leader nazionale nel settore della simulazione, della modellistica e dell'ingegneria di sistemi.

Il progetto muoverà i primi passi proprio in questi giorni con uno studio sul funzionamento di particolari algoritmi in grado di incrociare ed elaborare migliaia di dati clinici, analoghi a quelli registrati da un astronauta durante il suo viaggio fuori dall'orbita terrestre. Obiettivo della 'missione' è mettere a punto un sistema di analisi in grado di prevedere complicazioni per la salute fisica o psichica dei cosmonauti.

Il progetto nel dettaglio

AO8112: è questa la sigla con la quale l'ESA ha chiamato la 'missione' Autonomous Medical Monitoring System and Diagnosis che ha lo scopo di individuare possibili correlazioni, ancora sconosciute, tra l'insorgere di una malattia e l'esposizione a particolari fattori ambientali. La ricerca sperimentale tenterà anche di valutare il rischio che determinati esami clinici considerati 'nella norma' possano evolvere in modo negativo e cercherà di capire in che modo più parametri biomedici interagiscano tra loro, dando la possibilità di 'prevedere' emergenze non ancora avvenute o patologie ancora non sviluppate.
Il progetto sarà realizzato a Modena poiché l'Azienda USL dispone di un'enorme quantità di dati clinici – oltre 18 milioni di test di laboratorio (come le analisi del sangue) e 60 mila tracciati elettrocardiografici (ECG) – che, messi a confronto in modo anonimo e nel pieno rispetto della normativa sulla privacy, potrebbero far scoprire collegamenti sconosciuti tra diversi parametri medici.

Non tutti sanno che...

Anche all'interno di una stazione spaziale o di uno shuttle i componenti dell'equipaggio umano devono sottoporsi con regolarità a severi controlli di tipo sanitario, come le analisi del sangue o l'elettrocardiogramma. Non solo per raccogliere dati su come l'uomo reagisce a un soggiorno più o meno prolungato nello spazio, ma anche per controllare lo stato di benessere del singolo e, dove possibile, intervenire in anticipo su eventuali rischi per la sua salute.

Pubblicato in Cronaca Modena

Il Policlinico è il primo ospedale della Regione a dotarsi di questa attrezzatura. La sonda molecolare rintraccia le metastasi nel linfonodo sentinella permettendo di decidere la terapia già durante l'intervento. -

Modena, 14 aprile 2015 -

Una nuova arma nella lotta al tumore al seno acquisita in questi giorni dal Policlinico di Modena. Si tratta della sonda molecolare (OSNA) che permette di analizzare il linfonodo sentinella in 30 minuti, contro gli attuali 7-10 giorni; questo consente di avere l'esito durante l'intervento di asportazione del tumore, con la possibilità di decidere subito il tipo di trattamento chirurgico. Il Policlinico è il primo ospedale della Regione a dotarsi di questa attrezzatura.

"La biopsia del linfonodo sentinella – spiega il prof. Giovanni Tazzioli, responsabile della Struttura di Chirurgia Oncologica e Senologica e del Punto Amico – Percorso Senologico presso l'Azienda Ospedaliero - Universitaria Policlinico di Modena – serve a valutare la diffusione a livello di sistema linfatico della neoplasia mammaria nel cavo ascellare. Essa, quindi, è fondamentale per decidere l'estensione dell'asportazione del tumore e il piano terapeutico. Con la metodica tradizionale, però, l'esame impone tempi di risposta di 7-10 giorni, perché lo studio del campione si basa sull'indagine di molteplici sezioni del frammento prelevato e indagini approfondite per la ricerca delle micrometastasi. Questo ritardo obbliga a una scelta: eseguire la biopsia prima dell'intervento, in modo da avere i risultati al momento opportuno o farla durante l'intervento col rischio, in caso di esito, positivo di dover sottoporre la paziente a un secondo intervento per la dissezione del cavo ascellare."

Il test OSNA, invece, consente di avere una diagnosi durante l'intervento e quindi è possibile prendere in tempo reale la decisione clinica sull'ulteriore svolgimento dell'intervento chirurgico. L'apparecchiatura è stata fornita in prova per 3 mesi dalla ditta Sysmex Life Science, per uno studio su un gruppo di 80 pazienti operate presso la Struttura Semplice di Chirurgia Oncologica Senologica, e viene utilizzata dagli esperti dell'Anatomia Patologica, diretta dal prof. Antonino Maiorana. Una volta completata la sperimentazione, OSNA diventerà lo standard per il Policlinico nell'analisi del linfonodo sentinella.

"Questo test – spiega il dottor Guido Ficarra, anatomopatologo responsabile della Struttura Semplice di Patologia Mammaria, – si basa sulla ricerca di citocheratine nelle cellule epiteliali eventualmente presenti nel linfonodo asportato in sala operatoria. Queste sostanze sono costituenti di tutte le cellule epiteliali ghiandolari dell'organismo, comprese le cellule tumorali del cancro della mammella e non si ritrovano nei linfonodi normali. Per questo motivo, la presenza di cellule epiteliali nel linfonodo è un criterio oggettivo di presenza di metastasi. La sonda evidenzia queste molecole ed è in grado di fare una valutazione quantitativa determinando anche la dimensione della metastasi. Si tratta di un criterio veloce e oggettivo che tra l'altro è decisamente più efficace della metodica tradizionale per quanto riguarda la ricerca delle micrometastasi."

Il Policlinico e la lotta al tumore mammario

Il Policlinico di Modena, con la Struttura Semplice Interdipartimentale di Chirurgia Senologica, il Percorso Senologico e l'attività laboratoristica della Struttura Complessa di Anatomia Patologica, è la struttura di riferimento a livello provinciale per la cura del carcinoma mammario. Il primo livello del percorso è lo Screening mammografico; in caso di positività al test le pazienti vengono inserite nel percorso e inviate al PUNTO Amico Senologico, dove un team multidisciplinare - chirurghi senologi, chirurghi plastici, oncologi, radioterapisti, anatomopatologi, fisiatri, psicologi, in stretto legame con i radiologi senologi – prendono in carico la paziente in ogni aspetto del percorso terapeutico. Ogni anno sono circa 500 le donne che si rivolgono al PUNTO per una patologia neoplastica al seno. Gli interventi chirurgici sono circa 600 annui, e sono almeno 450 i linfonodi sentinella valutati annualmente.

(Fonte: ufficio stampa Ausl MO)

Alla 10a Conferenza Nazionale della Fondazione GIMBE - Gruppo Italiano per la Medicina Basata sulle Evidenze - l'Azienda USL di Reggio Emilia per il progetto, sviluppato dal Programma Cure Primarie - dott. Sebastian Grazioso e dott.ssa Mila Fanti, sotto la direzione della dott.ssa Eletta Bellocchio, Direttore del Programma - e svolto con la collaborazione del dott. Pierpaolo Pattacini. -

Reggio Emilia, 2 aprile 2015 - 

In occasione della 10a Conferenza Nazionale della Fondazione GIMBE (Gruppo Italiano per la Medicina Basata sulle Evidenze), svoltasi a Bologna il 27 marzo 2015, l'Azienda USL di Reggio Emilia ha partecipato ai lavori presentando un progetto per la valutazione sistematica dell'appropriatezza delle prescrizioni di risonanza magnetica.

Il progetto, sviluppato dal Programma Cure Primarie (dott. Sebastian Grazioso e dott.ssa Mila Fanti, sotto la direzione della dott.ssa Eletta Bellocchio, Direttore del Programma) e svolto con la collaborazione del dott. Pierpaolo Pattacini, Direttore del Servizio interaziendale di diagnostica per immagini e medicina di laboratorio, consente di valutare con strumenti informatici l'adesione delle prescrizioni mediche ai principi di appropriatezza presenti nei protocolli interaziendali. Scopo del progetto stabilire un modello di riferimento per valutare l'appropriatezza prescrittiva in maniera sistematica, analitica e condivisa con i professionisti, ponendo le basi per la riorganizzazione dell'offerta e la riduzione dei tempi di attesa.

Per le caratteristiche innovative, il rigore metodologico e la rilevanza dei risultati, il contributo è stato premiato con il GIMBE Award 2015.
Alla conferenza ed alla consegna del premio era presente anche il Direttore Generale dell'Azienda Usl, Fausto Nicolini.

(Fonte: Ufficio Comunicazione
 Azienda Usl di Reggio Emilia)

In occasione del mese della prevenzione alcologica, iniziative in tutta la provincia per evidenziare come l'alcol sia un importante fattore di rischio per questa fascia di popolazione particolarmente vulnerabile. Un 15enne su dieci presenta comportamenti a rischio legati al consumo di bevande alcoliche. -

Modena, 31 marzo 2015 -

Secondo gli ultimi dati elaborati dall'Istat in Italia un 15enne su dieci presenta comportamenti a rischio legati al consumo di bevande alcoliche. Tra i minori è un fenomeno in preoccupante espansione: da una parte diminuisce sempre di più l'età di iniziazione al consumo di alcol (in media 11-12 anni), dall'altra cresce la quota di minori che hanno comportamenti "a rischio" fin da giovanissimi.

Per questo è importante ricordare che, come recita il nuovo slogan della campagna di prevenzione alcologica delle Aziende sanitarie modenesi, quando si parla di alcol e minori "il massimo è zero". Un messaggio rivolto prima di tutto al mondo degli adulti che possono (e devono) vigilare sui comportamenti dei minorenni.

Tante le iniziative in calendario per tutto il mese di aprile, presentate questa mattina da Claudio Annovi, responsabile progetto Alcol dell'Azienda USL di Modena; Federica Ronchetti, referente Centri Adolescenza Ausl Modena; Giuseppe Fattori, responsabile Programma Promozione della Salute Ausl Modena e Giulio Guerzoni, assessore alle Politiche giovanili Comune di Modena.

"Nonostante la legge italiana lo proibisca, sono troppi i minori che consumano bevande alcoliche – spiega Claudio Annovi –. L'alcol è un fattore di rischio per la salute degli adolescenti, soprattutto perché sotto i 16 anni gli enzimi in grado di metabolizzare l'alcol sono completamente assenti, mentre fino ai 21 anni la loro metabolizzazione è più difficoltosa e lenta. La dipendenza dall'alcol arriva prima ed è più marcato il rischio di danni al fegato e al cervello. Il tema centrale della campagna di quest'anno è come gli adulti - genitori, educatori, insegnanti, operatori socio sanitari - possano veicolare informazioni corrette ed essere anche modelli di riferimento per i minori che non dovrebbero mai consumare bevande alcoliche".

"Il Comune di Modena – sottolinea l'assessore Giulio Guerzoni – è da sempre impegnato sul tema dei 'fattori di rischio' che riguardano i ragazzi, anche con progetti come Buonalanotte che riguardano chi si mette alla guida. Ma, soprattutto, il nostro impegno riguarda il controllo assiduo sul rispetto del divieto di vendita di alcolici ai minori, nei locali ma anche nei negozi in un'ottica di responsabilità sia dei ragazzi che delle loro famiglie".

I DATI
L'età di iniziazione al consumo di alcol, anche in Italia, sta diminuendo sempre di più: oggi è attestata intorno agli 11-12 anni. Cresce, in modo parallelo, la quota dei giovanissimi che hanno avuto almeno un comportamento a rischio, legato al consumo di alcolici, nel corso dell'ultimo anno: tra i ragazzi di 11-15 anni le percentuali sono pari al 12,4% per i maschi e al 10% per le femmine (i dati sono stati raccolti dall'Istat nel 2014). Tra i ragazzi di 16-17 anni il quadro dei comportamenti a rischio non è meno rilevante: già a questa età, infatti, il binge drinking, ovvero l'assunzione smodata di più bevande alcoliche in un breve intervallo di tempo, raggiunge livelli superiori a quelli medi della popolazione. Un fenomeno che desta preoccupazione e comporta con gravi rischi per la salute e la sicurezza non solo del singolo ma dell'intera società. Nel 2013 i binge drinkers rappresentano complessivamente il 6,3% della popolazione di 11 anni e più, il 10,4% tra i maschi e il 2,5% tra le femmine.

In provincia di Modena sono quasi 110mila le persone considerate 'a maggior rischio' rispetto all'assunzione di alcolici (dati PASSI). E tra queste, la classe di età nella quale è più diffuso il rischio è quella dei giovani di 18-24 anni (54%). L'indagine HBSC, che ha analizzato la situazione a livello regionale, indica che il 5% degli 11enni, l'8% dei 13enni e il 25% dei 15enni ha già assunto un comportamento alterato con l'alcol. Nei 2014 i 7 centri alcologici dell'Azienda Usl hanno seguito 1.375 persone (255 i nuovi accessi). Di queste, il 77% è rappresentato da uomini mentre gli under 30 sono il 3,8% degli utenti. Anche nell'ultimo anno, inoltre, i medici alcologi hanno supportato la gestione dei percorsi di rivalutazione dell'idoneità alla guida attuata dalla Commissione Medica Locale (dopo una sanzione per guida in stato di ebbrezza) per 887 persone (101 di età inferiore ai 24 anni).

LE CONSEGUENZE
Un giovane che consumi bevande alcoliche può riportare conseguenze patologiche molto serie come l'intossicazione acuta alcolica e l'alcol-dipendenza, ma anche problemi sul piano psicologico e sociale. L'alcol influenza negativamente lo sviluppo cognitivo ed emotivo del ragazzo, peggiora le performance scolastiche e favorisce la sua aggressività. Per prevenirlo è necessario rafforzare la capacità di fronteggiare le pressioni sociali 'al bere' operando a scuola, nei luoghi del divertimento, della socializzazione e dello sport.

LE INIZIATIVE
In aprile saranno diverse le iniziative organizzate sul territorio della provincia di Modena per sensibilizzare genitori, educatori, insegnanti, operatori che lavorano coi minori ed esercenti abilitati alla vendita o alla somministrazione di alcolici. In una sezione web dedicata, sul sito www.ppsmodena.it/alcol  è possibile trovare tutti i materiali realizzati e il dettaglio delle iniziative in programma nei diversi distretti sanitari. "L'atteggiamento" di un giovane verso l'alcol dipende dagli adulti, prima di tutto dai genitori, ma anche dai suoi educatori, insegnanti, operatori socio sanitari, negozianti e persone di riferimento nella società. Figure che non solo dovrebbero veicolare informazioni corrette ma che rappresentano veri "modelli". Per questo le Aziende sanitarie hanno messo a punto, per la campagna di prevenzione alcologica, una cartolina 'vademecum' con 10 suggerimenti rivolti a genitori, educatori e insegnanti.

I PARTNER
La campagna, anche quest'anno, è il frutto della collaborazione tra diversi soggetti istituzionali del territorio. Le iniziative sono promosse dai centri alcologici dell'Azienda USL, grazie alla preziosa collaborazione delle Associazioni di auto mutuo aiuto (Associazioni Club Alcolisti, Alcolisti Anonimi, Al-Anon), al patrocinio dei Comuni della provincia, al sostegno di A.I.O.P. Emilia-Romagna, dell'Ordine provinciale dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri, dell'Ordine provinciale dei Farmacisti, dell'associazione dei titolari di farmacia privata, Federfarma Modena, e delle Farmacie Comunali.

LA NORMATIVA
Il Ministero dello Sviluppo Economico, nel 2013, ha chiarito che l'applicabilità del divieto di vendere bevande alcoliche ai minori vale anche per la somministrazione "sul posto". Oggi, quindi, è vietato sia vendere che somministrare bevande alcoliche a minori. Una disposizione chiara, che se viene violata, può comportare diverse sanzioni che, a seconda del caso, possono essere di natura amministrativa o penale. Chi somministrasse bevande alcoliche a minori di 16 anni, ad esempio, sarebbe punito con l'arresto fino a un anno. Mentre nel caso di somministrazione di alcolici a minori di età compresa tra 16 e 18 anni o di vendita di bevande alcoliche da asporto a minori di anni 18, si applicherebbero sanzioni amministrative da un minimo di 250 fino a un massimo di 1000 euro.

(Fonte: ufficio stampa Ausl MO)

La Casa di Fausta ospiterà i bambini curati dall'Oncoematologia pediatrica e i loro familiari. Testimonial d'eccezione la showgirl Lorella Cuccarini. Si punta a inaugurarla entro la fine del 2015. Per il completamento servono ancora 800mila euro -

Modena, 30 marzo 2015 -

"Un nuovo passo verso la realizzazione di un sogno coltivato da anni" si legge nella nota dell'Azienda Ospedaliera Universitaria di Modena. Sabato infatti, è stata posata la prima pietra de La Casa di Fausta, la struttura voluta da ASEOP (Associazione per il Sostegno dell'Oncoematologia Pediatrica) che sorgerà nei pressi del Policlinico, in via Campi, destinata ad accogliere i piccoli ricoverati in Oncoematologia pediatrica e i loro familiari, durante i periodi di Day Hospital e di controllo. La struttura sarà realizzata dalla Wolf Haus di Vipiteno (BZ), azienda leader nella costruzione di edifici in bioedilizia. La cerimonia è stata trasmessa in diretta nelle televisioni interne dell'ospedale.

Madrina della giornata è stata Lorella Cuccarini in rappresentanza della Fondazione Trenta Ore per la Vita che anche per l'anno 2015 sarà partner di ASEOP nella realizzazione del progetto. Si sono succeduti sul palco Luca Sabattini, Consigliere Regionale, Kyriacoula Petropulacos, Direttore Generale Sanità e Politiche Sociali – Assessorato alla Salute – Regione Emilia Romagna, Giuliana Urbelli Assessore alla Salute del comune di Modena, Ivan Trenti Direttore Generale Azienda Ospedaliero-Universitaria Policlinico di Modena, Lorenzo Iughetti in rappresentanza del Dipartimento Materno Infantile del Policlinico di Modena, Monica Cellini del Reparto di Oncoematologia Pediatrica del Policlinico di Modena, Marco Vinceti, Dipartimento di Medicina Diagnostica, Clinica e di Sanità Pubblica Igiene in rappresentanza del Rettore, Erio Bagni, Presidente di ASEOP, Massimo Ravera a memoria della madre Fausta Massolo, Kurt Schöpfer amministratore delegato di Wolf Haus, Rita Salci Presidente della Fondazione Trenta Ore per la Vita, oltre a genitori che hanno vissuto il dramma della malattia dei propri figli ed il conforto di una casa lontano da casa.

A marzo c'è stato il rogito tra ASEOP e Comune di Modena e sabato, in linea con le previsioni, è stata posta la prima pietra che, idealmente ha dato avvio al cantiere. "Se tutto andrà bene anche sul fronte del reperimento dei fondi, l'obiettivo è quello di inaugurare la Casa di Fausta il prossimo Natale. Per questo ringrazio tutti i volontari, i donatori e le istituzioni che hanno collaborato in questi mesi perché il cantiere partisse. Per ottenere il risultato, però, occorre ancora uno sforzo. Mancano 800mila euro per realizzare questo sogno" ha ricordato Erio Bagni.

"La Casa di Fausta è un dono per la città, un luogo di incontro tra l'Ospedale e il mondo esterno – commenta Ivan Trenti – Sono quindi molto felice di partecipare a questa cerimonia e voglio esprimere il mio ringraziamento ad ASEOP per tutto quello che ha fatto in questi anni per l'Oncoematologia pediatrica del Policlinico. Un grazie va anche a tutti gli operatori del reparto che in questi anni, nel solco tracciato proprio dalla professoressa Fausta Massolo, hanno saputo costruire una delle più belle realtà del nostro Policlinico, che unisce professionalità e grande umanità a beneficio di tutti."

La Nuova Casa di fausta

La nuova struttura sostituirà quella realizzata da ASEOP nel 2008, in occasione del proprio ventennale, intitolata alla fondatrice dell'Oncoematologia pediatrica modenese e cofondatrice di ASEOP Fausta Massolo e attualmente in funzione. Si tratta di sei appartamenti in via Campi che hanno ospitato i bambini e le loro famiglie non residenti in città che necessitano di cure a lungo termine presso la Struttura Complessa di Oncoematologia Pediatrica del Policlinico. Si tratta di pazienti di diversa provenienza, alcuni da centri della provincia di Modena (Finale Emilia, Pievepelago, Pavullo, Rio Lunato, Marano, Sassuolo, Vignola), altri da fuori Regione (Brindisi, Crotone, Messina), e dall'estero (Albania, Cina, Burkina Faso, Eritrea, Marocco, India, Paraguay, Pakistan, Russia, Bielorussia, Ucraina). La nuova struttura verrà realizzata in via Campi, vicino al Policlinico di Modena. Avrà 12 appartamenti, una biblioteca, uno spazio ludico interno, un giardino, una palestra per la riabilitazione, due uffici, un magazzino. Gli alloggi potranno ospitare il bambino con uno o entrambi i genitori allo scopo di creare un ambiente famigliare che aiuti a trascorre nel modo migliore il lungo periodo di permanenza presso la nostra città. Negli alloggi, inoltre, le famiglie hanno a disposizione la propria cucina, un piccolo soggiorno e il bagno oltre ad una stanza da letto, il tutto ad uso individuale. L'idea dell'autonomia assoluta di ogni alloggio è maturata per limitare al massimo il contatto del bambino con persone potenzialmente infette. La struttura verrà dotata di sistemi informatici in rete con l'ospedale ed in particolare con lo Spazio scuola della Pediatria, per consentire al bambino di proseguire il proprio percorso scolastico in diretta relazione con le insegnanti.

Pubblicato in Cronaca Modena

Il direttore generale Luca Baldino ha confermato nel ruolo di direttore sanitario il dottor Guido Pedrazzini e ha scelto, per il ruolo di direttore amministrativo, la dottoressa Maria Gamberini. -

Piacenza, 9 marzo 2015 - 

"Guido Pedrazzini e Maria Gamberini mi affiancheranno per i cinque anni di mandato alla guida dell'Azienda piacentina – spiega il direttore generale Luca Baldino – e apporteranno un contributo prezioso e necessario per gestire il percorso di innovazione che ci consentirà di affrontare al meglio le sfide che ci attendono. A partire da questa squadra, tramite il confronto con gli interlocutori istituzionali e il coinvolgimento dei professionisti, l'Azienda dovrà velocemente sviluppare un ampio ventaglio di proposte che consentano di progettare e costruire il futuro della sanità piacentina. Innovazione e capacità realizzativa sono quindi i principali impegni che chiedo ai direttori e a tutti gli operatori dell'Azienda. Il profilo di competenze ed esperienze maturato dai due professionisti è particolarmente adatto a interpretare al meglio tale contesto e a realizzare le linee di mandato che Regione e Conferenza territoriale sociale e sanitaria individueranno per il prossimo quinquennio".

Guido Pedrazzini e Maria Gamberini hanno già ricoperto ruoli importanti in Azienda e hanno una conoscenza specifica della sanità piacentina e della sua evoluzione nell'ultimo decennio.
Guido Pedrazzini, 58 anni, ha maturato una profonda esperienza di direzione sanitaria: a Piacenza dal 2003 per dirigere la rete ospedaliera aziendale, è stato nominato direttore sanitario nel febbraio del 2013, dopo due anni da direttore sanitario all'Ausl di Modena, dove, tra l'altro, ha gestito l'emergenza terremoto del 2012.

Maria Gamberini, 45 anni, è a Piacenza dal 2004. Oltre a vantare una solida esperienza di pianificazione, programmazione e controllo, è stata per cinque anni direttore del distretto Città di Piacenza e, dall'ottobre 2012, direttore delle attività sociosanitarie dell'Ausl.
"Alla soddisfazione per la scelta - prosegue il direttore generale - si affianca il piacere di nominare una donna a uno dei più importanti ruoli aziendali, in coincidenza con la festa dell'otto marzo. Sono riconoscente a tutti coloro che in questi anni hanno gestito con impegno e competenza l'Azienda, compreso il delicato periodo di transizione tra la direzione precedente e l'attuale. In particolare ringrazio il dottor Giuseppe Arcari, direttore amministrativo uscente, il cui apporto ha consentito di gestire una fase cruciale e di porre le basi per proseguire il percorso di sviluppo della sanità piacentina". Arcari dirigerà da oggi il dipartimento tecnico, struttura essenziale per realizzare i futuri progetti di sviluppo.

(Fonte: Ufficio stampa Ausl Piacenza)

Dal 1 marzo 2015 la ricetta elettronica sarà estesa anche alle prescrizioni di visite specialistiche ed esami diagnostici. Il medico di famiglia, per prescrivere farmaci o visite, compone una ricetta elettronica e non consegna più al cittadino la ricetta rossa, ma solo un promemoria, da consegnare alla prenotazione, così come faceva con la ricetta rossa.-

Reggio Emilia, 27 febbraio 2015 -

La ricetta elettronica, in sostituzione della ricetta rossa per le prescrizioni dei farmaci, è stata introdotta nella provincia di Reggio Emilia dal luglio 2014. La ricetta elettronica, - informa la nota Ausl di Reggio Emilia - prevista dal Decreto Legislativo 179/2012 (Decreto Crescita), è obiettivo dell'agenda digitale del Governo insieme al Fascicolo Sanitario Elettronico e dal 1 marzo 2015 il suo utilizzo verrà esteso anche alle prescrizioni di visite specialistiche ed esami diagnostici. Obiettivo del progetto è quello di "dematerializzare" la ricetta rossa e sostituirla con un foglio bianco, che costituisce il promemoria della prescrizione.

Sul foglio bianco sono riportati con precisione dal proprio medico di famiglia i dati anagrafici, la fascia di reddito, eventuali esenzioni dal ticket e le prestazioni richieste. Il medico di famiglia, per prescrivere farmaci o visite, compone una ricetta elettronica e non consegna più al cittadino la ricetta rossa, ma un promemoria bianco.

Quando il cittadino deve prenotare una visita o un esame, o ritirare un farmaco, consegna il promemoria così come faceva con la ricetta rossa. Gli operatori dell'Azienda sanitaria e i farmacisti recuperano sul computer la ricetta elettronica prescritta dal medico e possono prenotare visite ed esami o consegnare i farmaci necessari.

Al momento solamente i medici di medicina generale sono coinvolti nel progetto - specifica l'Ausl. Successivamente saranno attivati anche gli specialisti ambulatoriali e ospedalieri nonché i pediatri di libera scelta e i medici di continuità assistenziale (ex Guardia medica).

Sarà necessaria la massima collaborazione del cittadino in particolare per: controllare sempre che il promemoria consegnato dal medico contenga tutti i dati anagrafici corretti, la fascia di reddito ed eventuali esenzioni, aggiornare, quando necessario, presso gli uffici SAUB la propria posizione rispetto a esenzioni e/o fasce di reddito.

Inoltre l'Ausl precisa che i cittadini residenti in provincia con scelta del medico di medicina generale in altre Aziende sanitarie della Regione devono dichiarare la fascia di reddito anche presso le anagrafi sanitarie dove hanno espresso la scelta del medico;
una ricetta elettronica, nella quale siano prescritte più prestazioni specialistiche, deve essere utilizzata prenotando esclusivamente all'interno delle strutture sanitarie di una sola provincia.
Non potranno essere accettate correzioni manuali del promemoria, in quanto farà fede il solo dato elettronico.
Per qualsiasi ulteriore informazione è possibile rivolgersi all'Ufficio Relazioni con il Pubblico presente in ogni Distretto.

(Fonte: Ufficio Comunicazione Azienda Usl di Reggio Emilia)

La precisazione dell'Azienda Usl di Modena in merito alla condanna che ha interessato 73 infermieri -

Modena, 24 febbraio 2015 -

Sono ben 73 gli infermieri che sono stati condannati dal Tribunale di Modena per abuso di professione. I fatti risalgono ad accertamenti del 2011 e per fortuna non si riferiscono a un caso di malasanità, ma sono legati ad una pura questione formale: il mancato pagamento della quota annuale al Collegio degli infermieri.

"Tutti all'atto dell'assunzione avevano i requisiti per esercitare in modo legittimo la professione di infermiere." - specifica l'azienda Ausl di Modena. "La questione contestata, è ininfluente rispetto alla preparazione e capacità di svolgere l'attività di assistenza da parte delle persone interessate dal provvedimento." - continua la nota.

Ad intervenire sulla vicenda è direttamente la direzione dell'Azienda che intende in questo modo chiarire che non è mai stata in discussione la qualità dell'assistenza e la preparazione e competenza del personale che la eroga.

Si tratta, aggiunge l'Ausl, di un requisito, l'iscrizione all'IPASVI, la Federazione Nazionale Collegi Infermieri, che sembrerebbe essere venuto meno successivamente all'assunzione. Alla luce di quanto accaduto, i fatti risalgono al 2011, in collaborazione con gli infermieri e l'IPASVI, già in passato si sono poste in essere azioni volte ad eliminare queste incongruenze.

Pubblicato in Cronaca Modena
È GRATIS! Clicca qui sotto e compila il form per ricevere via e-mail la nostra rassegna quotidiana.



"Gazzetta dell'Emilia & Dintorni non riceve finanziamenti pubblici, aiutaci a migliorare il nostro servizio e a conservare la nostra indipendenza, con una piccola donazione. GRAZIE"