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Uno di quei luoghi che rendono ricco il nostro Paese grazie all'intuizione e alla volontà di una grande imprenditrice quale è Miuccia Prada a cui si deve la creazione di uno spazio d'arte d'eccellenza, la Fondazione Prada a Milano.

di Federica Fasoli

Milano, 4 febbraio 2017

Vecchio e nuovo, aperto e chiuso, verticale ed orizzontale: vive di ossimori e di (apparenti) contraddizioni la struttura architettonica della Fondazione Prada a Milano, istituzione dedicata all'arte e alla cultura contemporanea presieduta da Miuccia Prada e dal marito Patrizio Bertelli.

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Sita in Largo Isarco e sviluppata su ben 19.000 metri quadri di spazio, la sede milanese, ideata dallo studio OMA, nasce dalla riqualificazione di un'antica distilleria degli anni dieci del Novecento, arricchita da tre nuovi edifici (di cui uno, la Torre, ancora in via di completamento) volti a rappresentare nell'insieme una coesistenza continua tra passato e presente, dialogo attivo tra la conservazione di opere preesistenti e l'innovazione dell'arte volta al futuro.

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All'interno dell'intera struttura la parola d'ordine è avanguardia: i progetti in esposizione, suddivisi tra installazioni permanenti e mostre temporanee, hanno come obiettivo quello di dimostrare l'importanza dell'impegno culturale odierno, di come l'arte sia estremamente utile, necessaria e, al tempo stesso, didascalica ed attrattiva. Per mezzo di diverse discipline, che spaziano dalla pittura al cinema rivisitate in chiave contemporanea e quasi postmoderna, il messaggio che la Fondazione Prada intende mandare è uno solo: il bisogno di intersezione quotidiana tra le idee creative e la vita di tutti i giorni, generando imprevedibili collegamenti e sovrapposizioni.

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Carica di particolare suggestione è la cosidetta Haunted House, uno degli edifici della distilleria del primo Novecento ristrutturato mantenendo la sua conformazione originale. Rivestita esternamente con uno strato di foglia d'oro, la "casa degli spiriti" domina con il suo inconfondibile riverbero il paesaggio urbano circostante, celando al suo interno quattro piani espositivi di forte impatto emotivo: ai piani superiori le opere di Robert Gober, la cui arte reinventa elementi di vita quotidiana generando oggetti ibridi, collegate attraverso una stretta scala in pietra al primo piano e a due lavori di Louise Bourgeois.

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Non meno interessante è il caffè presente all'interno della struttura, il Bar Luce, progettato dall'eclettico regista Wes Anderson: arredi, sedute, mobili di formica, pavimento, pannelli di legno impiallacciato e colori ricordano in maniera inconfondibile la tipica atmosfera della vecchia Milano, romanticamente riportata alla mente anche attraverso la riproduzione "in miniatura" della copertura in vetro del soffitto della Galleria Vittorio Emanuele II.

Fondazione-Prada-Milano-arte-cultura-osservatorio-nuovo-spazioespositivo 

Ed è proprio in Galleria Vittorio Emanuele che la Fondazione Prada, circa un mese fa, ha inaugurato il suo nuovo spazio espositivo: Osservatorio, un panoramico museo di 800 metri quadrati "sospeso" sul cuore di Milano ed interamente dedicato alla fotografia e ai linguaggi visivi.

With the Courtesy of: fondazioneprada.org – ilpost.it – arte.sky.it – hal1974.com – adspazio.it – wikipedia.org – gamberorosso.it – fuoriposto.com

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A Maggio tre giorni dedicati alla poetessa del rock: laurea ad honorem, il concerto al Regio e la mostra a Palazzo del Governatore. Le iniziative coordinate da Università e Comune di Parma.

Parma, 31 gennaio 2017

Il 3, 4 e 5 maggio una "tre giorni" di iniziative con la poetessa del rock coordinata da Università e Comune di Parma.
Patti Smith, grande icona del rock, cantante, compositrice, poetessa, fotografa e scrittrice riceverà la laurea magistrale ad honorem in "Lettere Classiche e Moderne" su proposta del Dipartimento di Discipline Umanistiche, Sociali e delle Imprese Culturali.

Si prospetta dunque una "tre giorni" densa di avvenimenti coordinata da Università e Comune di Parma con la collaborazione del Teatro Regio, volta in primis a essere un tributo all'eccellenza di una delle più innovative e poliedriche artiste contemporanee, che ha lasciato un segno indelebile nel panorama culturale americano e internazionale durante una carriera di oltre quarant'anni.

Mercoledì 3 maggio alle ore 17 l'Ateneo conferirà la laurea magistrale ad honorem - prima laurea ad honorem per l'artista in Europa - in una cerimonia che si terrà all'Auditorium Paganini e che si annuncia ricca di fascino. La tradizionale lectio del laureato ad honorem, infatti, si arricchirà in questo caso di alcune letture scelte dall'artista, che prenderà la parola appena dopo la tradizionale consegna della pergamena e del tocco da parte del Rettore Loris Borghi.

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Concerto al Teatro Regio in programma poi per giovedì 4 maggio alle ore 21, organizzato da International Music in collaborazione con il Teatro Regio. "Patti Smith – Grateful" il titolo scelto dall'artista, che arriva a distanza di due anni dal tour acustico "The Smiths' Family" e nel quale Patti Smith sarà accompagnata sul palco dai figli Jackson e Jesse e dal chitarrista Tony Shanahan. Con questo spettacolo la Smith intende esprimere il suo profondo senso di gratitudine nei confronti dell'Italia, con la quale ha un legame particolare. "Grateful" ricorda l'omonima canzone presente nell'album "Gung Ho" del 2000, ed è il sentimento scelto dalla poetessa del rock per esprimere una vicinanza speciale verso chi da sempre la ama e la sostiene. Per il pubblico sarà un'occasione da non perdere per apprezzare ancora una volta lo spessore di un'artista che, dopo oltre quarant'anni di carriera, riesce a esibirsi con la stessa grinta degli esordi.

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L'ultimo appuntamento di Patti Smith a Parma sarà la presenza, venerdì 5 maggio, alla sua mostra fotografica "Higher Learning" sviluppata appositamente per Parma e per l'occasione, aperta dall'8 aprile al secondo piano del Palazzo del Governatore. La mostra, promossa da Università e Comune di Parma, è una rivisitazione di "Eighteen Stations", presentata a New York ed esposta in questo momento al Kulturhuset Stadsteatern di Stoccolma. Quella di Parma sarà l'unica tappa italiana dell'esposizione, che rimarrà aperta al Palazzo del Governatore fino al 16 luglio 2017. Saranno esposte più di 100 opere scattate in bianco e nero da Patti Smith durante i suoi viaggi per il mondo, con una macchina fotografica vintage Land 250 Polaroid della fine degli anni Sessanta.

All'interno della mostra sarà allestita anche la Patti Smith Library, con un centinaio di opere letterarie che hanno ispirato e guidato il lavoro dell'artista nel corso della sua vita.

È possibile rivedere la conferenza stampa di questa mattina, trasmessa in diretta streaming, sul canale Youtube dell'Università di Parma, al seguente link.

I biglietti del concerto saranno in vendita dal 1° febbraio presso la Biglietteria del Teatro Regio di Parma: tel. +39 0521 203999 Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..

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Dopo il successo ottenuto dalle precedenti collaborazioni tra Mantova Outlet Village e ONO arte contemporanea, il nuovo evento sarà la mostra fotografica "Da Andy Warhol a Jean-Michel Basquiat. Dalla Pop Art alla Street Art". L'esposizione è curata da ONO arte contemporanea e sarà inaugurata da Daniela Sogliani, storica dell'Arte, domenica 8 gennaio alle ore 16.30.

Parma, 28 gennaio 2016

Trentasei fotografie in diversi formati protagoniste della mostra nata dalla collaborazione tra Mantova Outlet Village e ONO arte contemporanea. Un percorso che attraversa la fotografia racconta due icone dell'arte contemporanea come Andy Warhol a Jean-Michel Basquiat.

Dopo aver studiato arte pubblicitaria nel corso degli anni Cinquanta ed aver capito l'impatto che poteva avere sui media e sul pubblico, Andy Warhol, nel corso del decennio successivo sarà uno degli artisti che rivoluzionerà per sempre il mondo dell'arte, facendosi portatore di un'idea di estetica "bassa", che dalle sale dei musei doveva necessariamente uscire e fondersi con il mondo massmediatico e soprattutto con il grande pubblico.
Concetti come la serialità, l'esposizione di sé, la ripetizione e il prodotto di fabbrica diventano le chiavi di volta per leggere la Pop Art che, sebbene fosse nata nel 1956 a Londra con Richard Hamilton, esploderà poi a New York nel decennio successivo, proprio grazie alle intuizioni di Andy Warhol. Le sue operazioni estetiche, a colpi di serigrafie seriali, ponevano sullo stesso livello mercificatorio lattine di zuppa di pomodoro, riproduzioni di Marylin e immagini di incidenti stradali riprese dai giornali. Warhol era riuscito insomma a campionare la maggior parte delle icone della musica, della moda e dello star system in generale, arrivando ad offrirci quasi un compendio dei vari prodotti della pop culture, che proprio in quegli anni sta raggiungendo il suo apice. Ma quella stessa cultura popolare Warhol non si accontenta di prenderla "già fatta", dal di fuori, ma vorrà contribuire lui stesso a crearla. Così nasce la Factory, paradiso artificiale di sperimentazione che aveva aperto i battenti all'inizio degli anni sessanta ed era stata una vera e propria fucina di talenti e macchina di creazione di "Superstar". L'arte era così diventata popolare e in questo processo si era trasformata definitivamente. Musica, pittura, fotografia, performance: ora tutto concorre a dare vita ad una nuova sinestesia, alla ricerca dell'opera d'arte totale. Man mano che gli anni passano, la carica travolgente di Warhol rimane invariata: la Factory e tutti i personaggi che la popolano, nel corso degli anni Settanta e Ottanta, si riversano nelle strade di New York, sia quella più "estroversa", fatta di glam, feste e di lustrini, così come quella più legata al sotterraneo, che si sviluppa tra le metropolitane e tra i vicoli di Manhattan. Inevitabile è quindi l'incontro con un altro grande artista, Jean-Michel Basquiat. La sua attività come graffitista era iniziata nel 1977. All'epoca Basquiat aveva 17 anni e insieme all'amico Al Diaz - un giovane che operava sui muri della Jacob Riis, a Manhattan – inizia a realizzare graffiti per le strade di New York firmandosi come SAMO, acronimo di "SAMe Old shit" (letteralmente sempre la stessa merda). Nel 1978, dopo aver lasciato gli studi, comincia a guadagnarsi da vivere vendendo delle cartoline illustrate da lui. E sarà proprio questa attività a farlo notare da Andy Warhol che, avvicinato in un ristorante di SoHo comprerà alcune delle sue opere.

Dopo aver frequentato per anni gli stessi locali – come il Club 57 ed il Mudd Club, frequentati anche da Madonna (con la quale avrà una relazione) e da Keith Haring, con il quale stringerà un'amicizia che durerà fino alla morte -, sarà proprio Warhol che lo aiuterà a sfondare nel mondo dell'arte, attraverso il trampolino di lancio che all'epoca era la sua Factory. I loro rapporti si intensificano al punto da iniziare a lavorare fianco a fianco nella produzione di alcune opere a quattro mani, in cui Basquiat inseriva tratti espressionisti, slogan e scritte. Una pittura istintuale e primitiva che si andava a miscelare a quella serigrafica, seriale di Warhol. Il loro rapporto era diventato quasi simbiotico, ma come spesso accade, due caratteri così dominanti, non saranno destinati a durare a lungo. Quando Warhol muore nel 1987, Basquiat ne sarà profondamente toccato. In breve, l'abuso di droga unita ai problemi mentali, lo portano ad una morte prematura: il 12 agosto del 1988 Basquiat muore di overdose nel suo appartamento newyorkese. Da molti considerato il padre della Street Art insieme a Keith Haring, è stato colui che ha saputo portare alla ribalta il graffitismo e ha chiuso l'epoca d'oro dell'arte contemporanea che negli anni '90 sposterà il proprio epicentro da New York a Londra.

ONO arte è particolarmente lieta di collaborare con Mantova Outlet Village. I risultati ottenuti nelle precedenti mostre sono talmente positivi da consolidare la nostra partnership e programmare nuove esposizioni legate sempre alla fotografia e alla cultura.

Mantova Outlet Village, inaugurato nel 2003, attualmente conta oltre 110 punti vendita dei brand di moda più famosi. Di proprietà del Gruppo Blackstone e gestito da Multi Outlet Management Italy Srl e di recente oggetto di riqualificazione, rappresenta insieme a Franciacorta, Valdichiana, Palmanova e Molfetta Outlet Village, uno dei principali Network italiani del settore. È meta ambita di un importante numero di visitatori (3.000.000/anno) e turisti - vista la vicinanza con il Lago di Garda e la città di Verona, oltre che al posizionamento strategico sull'A22, uscita di Mantova Sud.
L'Outlet, che nasce per essere una realtà commerciale, si caratterizza ed è noto sul mercato, come struttura promotrice e attiva nell'organizzare al suo interno grandi eventi di carattere artistico (mostre d'arte), culturale (rassegne cinematografiche e incontri letterari con autori di spicco), musicale (grandi concerti, opere liriche, circo contemporaneo) e molti altri. L'influenza e la collaborazione con la città di Mantova, famosa per i grandi Festival, oltre che per il patrimonio culturale (quest'anno ha ricevuto al nomina di Capitale Italiana della Cultura 2016) hanno sicuramente promosso lo sviluppo di queste caratteristiche da parte del Village.

La mostra (8 gennaio – 5 marzo 2017) è composta da 36 fotografie in diversi formati, l'ingresso è libero.

DOVE:
Mantova Outlet Village
Via Marco Biagi
Bagnolo San Vito (MN)
Per info e orari: 0376/25041
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. 
www.mantovaoutlet.it  

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"La seconda generazione" di Michel Kichka inaugura al Museo ebraico di Bologna le celebrazioni in ricordo delle vittime della Shoah. In prima assoluta la mostra di uno dei più grandi caricaturisti e illustratori israeliani. Il presidente della Regione Bonaccini: "Sanare la frattura dell'Olocausto attraverso la memoria e il riconoscimento per non sottrarsi alla responsabilità del male".

Bologna, 23 gennaio 2017

La Shoah raccontata attraverso gli occhi dei figli dei sopravvissuti e trasformata in tavole grafiche in bianco e nero. Un lavoro che ha occupato per dieci anni Michel Kichka, celebre illustratore e caricaturista israeliano, professore di Belle arti a Gerusalemme e membro di Cartooning for peace (la fondazione svizzera creata nel 2006 dall'allora segretario generale delle Nazioni Unite, Kofi Annan, per sostenere i vignettisti della carta stampata nel loro lavoro in difesa dei diritti umani, della libertà d'espressione e della tolleranza).
Ora, al Museo ebraico di Bologna, in prima assoluta, è possibile ripercorrere la storia del maggiore di due figli maschi di un padre sopravvissuto alla Shoah: un'esperienza che permea tutta la famiglia, un trauma 'indiretto' che invade però totalmente silenzi, racconti e vissuti. La mostra "La seconda generazione" di Kichka, è stata inaugurata ieri alla presenza dei rappresentanti delle istituzioni e della Comunità ebraica bolognese. L'appuntamento apre la serie di eventi previsti nel capoluogo regionale e in tutta l'Emilia-Romagna per il Giorno della Memoria in ricordo delle vittime dello sterminio nazista, fissato il 27 gennaio di ogni anno, la data che nel 1945 vide la liberazione del campo di concentramento di Auschwitz.

 

Pubblicato in Cultura Emilia

Dopo il successo ottenuto dalle precedenti collaborazioni tra Mantova Outlet Village e ONO arte contemporanea, il nuovo evento sarà la mostra fotografica "Da Andy Warhol a Jean-Michel Basquiat. Dalla Pop Art alla Street Art". L'esposizione è curata da ONO arte contemporanea e sarà inaugurata da Daniela Sogliani, storica dell'Arte, domenica 8 gennaio alle ore 16.30.

Parma, 5 gennaio 2016

Trentasei fotografie in diversi formati protagoniste della mostra nata dalla collaborazione tra Mantova Outlet Village e ONO arte contemporanea. Un percorso che attraversa la fotografia racconta due icone dell'arte contemporanea come Andy Warhol a Jean-Michel Basquiat.

Dopo aver studiato arte pubblicitaria nel corso degli anni Cinquanta ed aver capito l'impatto che poteva avere sui media e sul pubblico, Andy Warhol, nel corso del decennio successivo sarà uno degli artisti che rivoluzionerà per sempre il mondo dell'arte, facendosi portatore di un'idea di estetica "bassa", che dalle sale dei musei doveva necessariamente uscire e fondersi con il mondo massmediatico e soprattutto con il grande pubblico.
Concetti come la serialità, l'esposizione di sé, la ripetizione e il prodotto di fabbrica diventano le chiavi di volta per leggere la Pop Art che, sebbene fosse nata nel 1956 a Londra con Richard Hamilton, esploderà poi a New York nel decennio successivo, proprio grazie alle intuizioni di Andy Warhol. Le sue operazioni estetiche, a colpi di serigrafie seriali, ponevano sullo stesso livello mercificatorio lattine di zuppa di pomodoro, riproduzioni di Marylin e immagini di incidenti stradali riprese dai giornali. Warhol era riuscito insomma a campionare la maggior parte delle icone della musica, della moda e dello star system in generale, arrivando ad offrirci quasi un compendio dei vari prodotti della pop culture, che proprio in quegli anni sta raggiungendo il suo apice. Ma quella stessa cultura popolare Warhol non si accontenta di prenderla "già fatta", dal di fuori, ma vorrà contribuire lui stesso a crearla. Così nasce la Factory, paradiso artificiale di sperimentazione che aveva aperto i battenti all'inizio degli anni sessanta ed era stata una vera e propria fucina di talenti e macchina di creazione di "Superstar". L'arte era così diventata popolare e in questo processo si era trasformata definitivamente. Musica, pittura, fotografia, performance: ora tutto concorre a dare vita ad una nuova sinestesia, alla ricerca dell'opera d'arte totale. Man mano che gli anni passano, la carica travolgente di Warhol rimane invariata: la Factory e tutti i personaggi che la popolano, nel corso degli anni Settanta e Ottanta, si riversano nelle strade di New York, sia quella più "estroversa", fatta di glam, feste e di lustrini, così come quella più legata al sotterraneo, che si sviluppa tra le metropolitane e tra i vicoli di Manhattan. Inevitabile è quindi l'incontro con un altro grande artista, Jean-Michel Basquiat. La sua attività come graffitista era iniziata nel 1977. All'epoca Basquiat aveva 17 anni e insieme all'amico Al Diaz - un giovane che operava sui muri della Jacob Riis, a Manhattan – inizia a realizzare graffiti per le strade di New York firmandosi come SAMO, acronimo di "SAMe Old shit" (letteralmente sempre la stessa merda). Nel 1978, dopo aver lasciato gli studi, comincia a guadagnarsi da vivere vendendo delle cartoline illustrate da lui. E sarà proprio questa attività a farlo notare da Andy Warhol che, avvicinato in un ristorante di SoHo comprerà alcune delle sue opere.

Dopo aver frequentato per anni gli stessi locali – come il Club 57 ed il Mudd Club, frequentati anche da Madonna (con la quale avrà una relazione) e da Keith Haring, con il quale stringerà un'amicizia che durerà fino alla morte -, sarà proprio Warhol che lo aiuterà a sfondare nel mondo dell'arte, attraverso il trampolino di lancio che all'epoca era la sua Factory. I loro rapporti si intensificano al punto da iniziare a lavorare fianco a fianco nella produzione di alcune opere a quattro mani, in cui Basquiat inseriva tratti espressionisti, slogan e scritte. Una pittura istintuale e primitiva che si andava a miscelare a quella serigrafica, seriale di Warhol. Il loro rapporto era diventato quasi simbiotico, ma come spesso accade, due caratteri così dominanti, non saranno destinati a durare a lungo. Quando Warhol muore nel 1987, Basquiat ne sarà profondamente toccato. In breve, l'abuso di droga unita ai problemi mentali, lo portano ad una morte prematura: il 12 agosto del 1988 Basquiat muore di overdose nel suo appartamento newyorkese. Da molti considerato il padre della Street Art insieme a Keith Haring, è stato colui che ha saputo portare alla ribalta il graffitismo e ha chiuso l'epoca d'oro dell'arte contemporanea che negli anni '90 sposterà il proprio epicentro da New York a Londra.

ONO arte è particolarmente lieta di collaborare con Mantova Outlet Village. I risultati ottenuti nelle precedenti mostre sono talmente positivi da consolidare la nostra partnership e programmare nuove esposizioni legate sempre alla fotografia e alla cultura.

Mantova Outlet Village, inaugurato nel 2003, attualmente conta oltre 110 punti vendita dei brand di moda più famosi. Di proprietà del Gruppo Blackstone e gestito da Multi Outlet Management Italy Srl e di recente oggetto di riqualificazione, rappresenta insieme a Franciacorta, Valdichiana, Palmanova e Molfetta Outlet Village, uno dei principali Network italiani del settore. È meta ambita di un importante numero di visitatori (3.000.000/anno) e turisti - vista la vicinanza con il Lago di Garda e la città di Verona, oltre che al posizionamento strategico sull'A22, uscita di Mantova Sud.
L'Outlet, che nasce per essere una realtà commerciale, si caratterizza ed è noto sul mercato, come struttura promotrice e attiva nell'organizzare al suo interno grandi eventi di carattere artistico (mostre d'arte), culturale (rassegne cinematografiche e incontri letterari con autori di spicco), musicale (grandi concerti, opere liriche, circo contemporaneo) e molti altri. L'influenza e la collaborazione con la città di Mantova, famosa per i grandi Festival, oltre che per il patrimonio culturale (quest'anno ha ricevuto al nomina di Capitale Italiana della Cultura 2016) hanno sicuramente promosso lo sviluppo di queste caratteristiche da parte del Village.

La mostra (8 gennaio – 5 marzo 2017) è composta da 36 fotografie in diversi formati, l'ingresso è libero.

DOVE:
Mantova Outlet Village
Via Marco Biagi
Bagnolo San Vito (MN)
Per info e orari: 0376/25041
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Una mostra di grande fascino e ispirazione della grandissima artista e pittrice Frida Kahlo. Per chi volesse approfittare dei giorni di festa consigliamo di visitare la mostra a Bologna presso Palazzo Albergati, visitabile fino al 26 Marzo.

di Federica Fasoli

La donna, la vita, i suoi amori, la sua arte: dal 19 Novembre è in esposizione presso Palazzo Albergati a Bologna una mostra dedicata alla grande Frida Kahlo, pittrice protagonista della "Rinascita Messicana" che ha interessato i decenni compresi tra il 1920 ed il 1960.

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La rassegna, composta da opere appartenenti alla Collezione Gelman, una delle più importanti raccolte d'arte messicana del XX secolo, è formata da dipinti, fotografie, abiti, gioielli, collages, litografie e disegni dei maggiori artisti dell'America Centrale da María Izquierdo a David Alfaro Siqueiros, da Rufino Tamayo a Ángel Zárraga e, a spiccare su tutti, da Frida Kahlo e Diego Rivera, suo compagno d'arte e di vita in un'intesa, profonda e al contempo straziante e tormentata storia d'amore.

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Disposta su più piani del palazzo, la mostra suggerisce un percorso al secondo piano interamente riservato al racconto dell'opera e della vita di Frida Kahlo, attraverso diverse tematiche che spaziano dalla fotografia, ai suoi tormenti fisici, all'amore per gli animali e ai grandi e numerosi gioielli che la pittrice era solita indossare. Per mezzo dei suoi quadri, Frida si è qualificata come la più grande e potente biografa di se stessa, delineando in maniera precipua tutti i passi fondamentali e gli snodi più cruciali della sua vita di donna non immune alle sofferenze: l'incidente sull'autobus che le compromise la struttura della colonna vertebrale, gli aborti, la travagliata storia con Diego, i tradimenti, il supplizio fisico, la morte prematura. Attraversando le sale della mostra si rivivono con lei emozioni e dolori, in un continuo alternarsi di pathos e stupore.

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Alla collezione di dipinti, inoltre, si aggiunge una deliziosa sezione di approfondimento dedicata a Frida Kahlo "icona fashion": per la prima volta sono esposti anche gli abiti dei più grandi stilisti di fama internazionale che si sono ispirati nel corso degli anni alla pittrice messicana. Tra fantasie floreali, colori accesi e bizzarri, motivi esotici ed evocazioni di scenari lontani, è possibile così ammirare una splendida rassegna di capi senza tempo, di pezzi unici appartenenti alle più disparate collezioni degli stilisti di ogni parte del globo. Protagonisti dell'esposizione sono la drammatica costrizione del bustino, magistralmente presentata da Gianfranco Ferrè e Jean Paul Gaultier, la ricchezza dei tessuti dal sapore folkloristico di Raffaella Curiel e Antonio Marras e i preziosi ornamenti di Valentino che ricordano l'elaborata flora e fauna del Messico, luogo prediletto degli scenari di Frida Kahlo.

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La mostra, curata da Gioia Mori e organizzata da Arthemisia Group con il patrocinio del Comune di Bologna, sarà aperta al pubblico fino al 26 Marzo 2017.

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Photo Credits: PAOLA MOMBRINI Photo
With the Courtesy of: bolognatoday.it – palazzoalbergati.com – acasadellaross.com

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E' stata inaugurata nei giorni scorsi a Milano una mostra che merita decisamente una visita per chi è soprattutto appassionati di gioielli e design.
"Il gioiello Italiano del XX secolo" raccoglie 150 pezzi di altissima oreficeria "Made in Italy" nei prestigiosi saloni del Museo Poldi Pezzoli in via Manzoni.

Di Federica Fasoli

Al museo Poldi Pezzoli di Milano, dal 24 Novembre 2016 sino al 20 Marzo 2017, è in esposizione la mostra interamente dedicata al gioiello italiano del XX secolo, un raffinato e prezioso omaggio al saper fare artigianale del Bel Paese. Avvolti in un allestimento lineare e moderno votato ad esaltare lo splendore e lo scintillio dei monili, più di centocinquanta pezzi di alta oreficeria made in Italy, disposti secondo un ordine cronologico ed affiancati da brevi storie del loro tempo, in relazione alla loro committenza, agli eventi ad essi legati e al contesto storico e stilistico entro il quale vanno a posizionarsi.

Il gioiello Italiano del XX secolo

La mostra, a cura della storica del gioiello Melissa Gabardi, ripercorre con meticolosa ricerca la nascita e l'evoluzione dell'arte orafa italiana, spostando l'attenzione dalla già annoverata gioielleria d'Oltralpe e mettendo in risalto la competenza ed il gusto tipicamente nostrano. "Ad un certo punto della mia vita ho sentito la necessità di dedicarmi all'eccellenza italiana – ha asserito la Gabardi durante la conferenza stampa – ho sentito il bisogno di mostrare pezzi che temevo fossero caduti nell'oblio, complice anche la tendenza del dopoguerra di fondere l'oro per ricavarne nuovi gioielli, senza curarsi dello stile e dello spessore culturale che il vecchio monile portava in sé. La mia ricerca si è rivolta in maniera principale agli archivi e ai collezionisti privati, maggiormente sensibili all'altissimo valore artigianale di questi splendidi capolavori".

Il gioiello Italiano del XX secolo mostra milano

Partendo dal periodo Neostoricista che contempla tiare e diademi del secolo precedente, passando per l'epoca Liberty, Art Déco, alla produzione degli anni Trenta, Quaranta, Cinquanta ed infine agli anni Sessanta, periodo di svolta per la gioielleria italiana ed il trionfo di Bulgari sulla scena internazionale, l'esposizione va poi a concludersi con gli anni Settanta, Ottanta e Novanta, mettendo in risalto i cambiamenti di stili e materiali e dedicando delle vetrine di approfondimento alla Scuola di Padova e ai lussuosi gioielli creati appositamente per le prime del Teatro alla Scala.

Il gioiello Italiano del XX secolo mostra

Tra i nomi importanti, oltre il già citato Bulgari, spiccano le firme di Mario e poi Gianmaria Buccellati, Alfredo Ravasco, Mario Masenza, Arnoldo e Giò Pomodoro, Pomellato e Rivière: pilastri portanti della storia della gioielleria italiana, quintessenza del gusto e della raffinatezza dei mestieri d'arte che il museo Poldi Pezzoli intende mostrare al pubblico: "La rassegna è strettamente collegata alla collezione di oreficeria che il museo già possiede – ha dichiarato la direttrice del museo, Annalisa Zanni – Come voleva il suo fondatore, il museo continua ad essere al passo con i tempi, entrando nella contemporaneità e creando un link continuo tra presente e passato. L'alta qualità e la varietà delle opere esposte fanno sì che il Poldi Pezzoli sia un'eccellenza culturale nel cuore di Milano e famosa in tutto il mondo".

Il gioiello Italiano del XX secolo milano mostra

mostra Il gioiello Italiano del XX secolo

Contestualmente alla mostra, è stato pubblicato un omonimo volume di Melissa Gabardi, edito da Silvana Editoriale, con trecentocinquanta immagini inedite, ben ottanta biografie dei gioiellieri citati ed un ricco glossario volto a rappresentare un catalogo completo e più ampio delleopere OPERdelle opere esposte. 

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Nell'ambito della X edizione del Festival Internazionale del Fumetto di Bologna, un progetto speciale realizzato grazie alla sinergia tra UniCredit e la Fondazione del Monte che ospita Il palazzo della memoria, la prima grande mostra italiana dedicata a uno tra i più noti e influenti fumettisti contemporanei, in programma dal 25 novembre 2016 al 7 gennaio 2017.

Bologna, 24 novembre 2016

Un traguardo importante, quello della decima edizione di BilBOlbul - Festival Internazionale di fumetto (dal 24 al 27 novembre), degno di essere celebrato in grande stile: a Bologna arriva Il palazzo della memoria, la prima mostra monografica italiana – una delle pochissime in Europa- dedicata al genio di Chris Ware, uno dei più influenti e apprezzati fumettisti contemporanei. Un progetto speciale reso possibile grazie alla sinergia tra UniCredit e Fondazione del Monte che ospita la mostra nella sua sede di via delle Donzelle 2 a Bologna. L'inaugurazione in programma venerdì 25 novembre alle ore 18:30, alla presenza dell'autore, precede l'apertura ufficiale della mostra, visitabile da sabato 26 novembre a sabato 7 gennaio 2017.

Ware sarà presente anche in due momenti di incontro con il pubblico, imperdibili data l'eccezionalità della sua presenza, in collaborazione con UniCredit e Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna. Venerdì 25 novembre presso la Scuola di Lettere e Beni Culturali (Aula 5, via Zamboni 38) Ware presiederà il masterclass Disegnare è un modo di pensare, assieme allo scrittore Francesco Pacifico. Sabato 26 novembre presso l'Auditorium Enzo Biagi di Biblioteca Salaborsa (Piazza Nettuno, 3) l'incontro Il futuro nelle origini, conversazione tra Chris Ware e il disegnatore Matthias Lehman dedicato alla riscoperta delle radici e dell'influenza esercitata dagli autori del primo Novecento sull'evoluzione del graphic novel contemporaneo. Un dialogo che parte dalle opere dei due autori per attraversare tutta la storia del fumetto.

Un autore, Chris Ware, che richiamandosi a fonti di ispirazione molteplici – da Tolstoj a Updike, da Hopper a Crumb, da Dave Eggers a Zadie Smith, da Richard McGuire ad Art Spiegelmann–, ha contribuito a riconfigurare radicalmente i parametri del realismo disegnato, infrangendo la barriera tra fumetto e arte figurativa, entrando a pieno diritto nei musei d'arte contemporanea (come il Whitney Museum of American Art e il Museum of Contemporary Art Chicago), mettendo in discussione l'idea stessa di romanzo grafico, esaltandone allo stesso tempo le potenzialità. Nelle definite linee nere che chiudono i suoi personaggi e gli ambienti, nella rigorosa ortogonalità della composizione, nell'intensa emotività del colori, la banalità del quotidiano diventa monumentale. Ma al di là della solida seduzione estetica che i suoi lavori suscitano a un primo impatto, emerge una tensione costante tra realtà e percezione, verità e memoria, ironia e struggimento.

La mostra sarà l'occasione di ripercorrere la carriera dell'autore. Più di novanta lavori originali – opere in cui si potrà apprezzare il segno netto e chirurgico di Ware, un nitido bianco e nero accompagnato dalla matita azzurra che caratterizza il suo disegno – tracciano un percorso dai primi anni Novanta a oggi, dagli esordi con The ACME Novelty Library, sua rivista personale e campo di sperimentazione di forme, stili e narrazioni, passando per i lavori più celebri: Jimmy Corrigan. Il ragazzo più in gamba sulla terra (edito in Italia da Coconino Press – Fandango), ineludibile pietra di paragone nel processo di mutazione estetica e culturale del fumetto; Building Stories (di prossima pubblicazione da Bao Publishing), acuta riflessione sulla percezione del tempo e dello spazio, in equilibrio tra profondità poetica e ricerca formale, di cui saranno mostrati tavole e disegni originali; e ancora le celeberrime copertine del "New Yorker" e Quimby the Mouse, il topo modellato sull'immaginario del Mickey Mouse degli anni '20 e '30, personaggio da teatro dell'assurdo beckettiano nel suo angosciante esistenzialismo. Parallelamente ai disegni in mostra sfilano, come una seconda ossatura del percorso espositivo, le pubblicazioni realizzate da Ware, oggetti da collezionismo spesso introvabili, raffinati e perfetti, nelle storie quanto nei formati e nella veste grafica, che lo stesso Ware cura nei minimi dettagli.

Accompagna la mostra il volume Chris Ware. Il palazzo della memoria. Scritti, disegni, interviste, edito da Coconino Press - Fandango. Un catalogo-libro che, per la prima volta nel nostro paese, presenta una panoramica critica approfondita sull'opera dell'artista, arricchita da numerose interviste mai tradotte e scritti dell'autore.

La monografica dedicata a Chris Ware costituisce uno degli appuntamenti centrali dell'edizione 2016 di BilBOlBul che vede UniCredit partner principale e che, dal 24 al 27 novembre, animerà Bologna con un programma fittissimo di appuntamenti destinati a coinvolgere gli appassionati di tutte le età e organizzati grazie alla sinergia tra le istituzioni e la città.

"La Fondazione del Monte è lieta di proseguire la proficua collaborazione con UniCredit e BilBolBul", ha dichiarato la Presidente Giusella Finocchiaro, "che anche quest'anno porta ad una esposizione, nelle nostre sale, di altissimo livello, espressione di avanguardia in un settore a noi ormai familiare."

"Prima Valvoline, poi Magnus, ora Chris Ware. La Fondazione del Monte sostiene da tempo e convinzione BilBolBul perché il fumetto fa parte della tradizione culturale di Bologna", ha sottolineato Maura Pozzati, Consigliere di Amministrazione della Fondazione con delega alle attività culturali. "La mostra è una grande occasione per ripercorrere la carriera dell'autore e poter vedere dal vivo il suo segno preciso e netto per la prima volta in Italia. Ma anche per apprezzare la profondità del suo pensiero grazie al volume Il palazzo della memoria. La presenza di Ware all'inaugurazione nella nostra sede ci rende davvero felici".

"Il nostro – spiega Marco Vinicio Zanella, Responsabile Area commerciale Bologna UniCredit – è un Gruppo bancario internazionale determinato a mantenere forte il radicamento e un rapporto a tutto campo con le comunità nelle quali opera. E non soltanto da un punto di vista strettamente bancario. Per questo UniCredit è attiva anche sul fronte del sostegno a iniziative di rilievo culturale per le realtà in cui è presente. Nel caso di Bologna, esempi tangibili di questo impegno sono i contributi che il Gruppo ha garantito a importanti progetti dedicati all'arte nelle sue diverse declinazioni, accomunate dal fatto di costituire una risorsa preziosa per la comunità. Un impegno che non si ferma e che vede nel sostegno a BilBOlBul un nuovo tassello nel ricco mosaico di iniziative che UniCredit porta avanti a beneficio della comunità".

Biografia dell'autore
Chris Ware nasce a Omaha, Nebraska, nel 1967. Inizia la sua carriera alla fine degli anni Ottanta grazie all'incontro con Art Spiegelman, che gli offre uno spazio sulla sua rivista RAW.
Nel 1992 si sposta a Chicago, dove collabora coi quotidiani New City e Chicago Reader. Parte del materiale realizzato in questi anni va a comporre la serie The ACME Novelty Library (pubblicata da Fantagraphics dal 1993 e poi, dal 2006, da Drawn & Quarterly), che raccoglie storie, illustrazioni e cicli narrativi in divenire.
Sulle pagine di ACME nasce anche il suo primo graphic novel, Jimmy Corrigan. Il ragazzo più in gamba sulla terra (Coconino / Fandango, 2016). Pubblicato a episodi dal 1993 e poi edito in forma di romanzo da Pantheon nel 2000, è una delle opere fondamentali del fumetto contemporaneo, vincitore dell'American Book Award, del First Guardian Book Award e del premio per il miglior album al Festival di Angoulême.
La sua ultima opera completa, Building Stories, di prossima uscita per Bao Publishing, è una scatola contenente quattordici volumi e fascicoli di diverso formato, un "libro multiplo" che travalica i confini del graphic novel canonico. Ware è stato co-editor di McSweeney's 13 (2004) e Best American Comics (Houghton-Mifflin, 2007), ha curato le ristampe di classici del fumetto come Gasoline Alley e Krazy Kat, e ha disegnato diverse copertine per il New Yorker. Al momento sta proseguendo la serie Rusty Brown, opera corale ambientata nella sua città natale. I suoi lavori sono stati esposti in numerosi musei di arte contemporanea negli Stati Uniti e all'estero, tra cui il Whitney Museum of American Art e il Museum of Contemporary Art di Chicago.

"Il palazzo della memoria"
Mostra monografica di Chris Ware
26 novembre 2016 - 7 gennaio 2017
Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna, via delle Donzelle, 2, Bologna
Orari: lunedì-sabato 10-19
Apertura straordinaria: domenica 27 novembre 10-19

Inaugurazione con l'autore
Venerdì 25 novembre h18.30

Incontro e masterclass con l'autore
Venerdì 25 novembre h15, SCUOLA DI LETTERE E BENI CULTURALI - AULA 5 (VIA ZAMBONI 38)
Sabato 26 novembre h12, BIBLIOTECA SALA BORSA AUDITORIUM

Un progetto speciale sostenuto da Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna, Unicredit Spa

In collaborazione con Galerie Martel, Transbook Children's Literature on the Move, Bao Publishing

Nell'ambito di BilBOlbul Festival Internazionale di fumetto - X edizione Bologna, 24 - 27 novembre 2016 a cura di Hamelin Associazione Culturale

Con il sostegno di Comune di Bologna, Regione Emilia-Romagna - Assessorato alla cultura, Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna, Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna, Alma Mater Studiorum Università di Bologna - Scuola di lettere e beni culturali, Accademia di Bell Arti di Bologna, Pinacoteca Nazionale di Bologna
Main Partner Unicredit Spa
Founder Partner Gruppo Hera
Partner: Coop Alleanza 3.0, Arci Bologna, Albergo Al Cappello Rosso, Fabriano, CUBO Centro Unipol Bologna

Festival partner: Cheap on Board, Bologna Jazz Festival, La Violenza illustrata, Live Arts Week, Treviso Comic Book Festival, Viva i fumetti, ARF! Festival di storie, segni e disegni – Roma.

BilBOlbul fa parte della Rete dei Festival del Contemporaneo di Bologna.

BilBOlbul è una tappa di TRANSBOOK- Children's literature on the move, un progetto Europa Creativa 2014/2020 coordinato da Salon du livre et de la presse jeunesse (Francia) in partenariato con Europäische Kinder- und Jugendbuchmesse Saarbrücken (Germania), Tantàgora (Spagna), Arts Basics for Children (Belgio), Nobrow Ltd (UK), Literárne informačné centrum (Slovacchia), Hamelin Associazione Culturale (Italia).

unicredit logo 

(Fonte: ufficio stampa Uncredit)

"The Art of the Brick": la mostra di sculture realizzate con i LEGO. Fino al 29 gennaio 2017 sarà il fiore all'occhiello delle stanze alla Fabbrica del Vapore a Milano. 

Di Pietro Razzini

Parma, 19 novembre 2016

Si chiama "The Art of the Brick" e fino al 29 gennaio 2017 sarà il fiore all'occhiello delle stanze alla Fabbrica del Vapore, in via Procaccini numero 4, a Milano. Una mostra unica nel suo genere perchè caratterizzata da sculture realizzate con i LEGO. Esattamente: proprio i giochi con cui hanno esaltato la loro creatività tante generazioni di bambini. Sono loro i protagonisti dello "spettacolo" messo in scena dall'americano Nathan Sawaya, portato in Italia con grande successo già nei primi giorni.

The Art of the Brick mostra mattoncini Lego

LA MOSTRA - I numeri raccontano di una mostra a dir poco unica: 1 milione di mattoncini utilizzati, oltre 100 sculture realizzate, 1.600 metri quadrati di esposizione a disposizione di tutti coloro che, per qualche ora, decidono di ritornare bambini e immergersi in un mondo fatto di manualità e concentrazione. Ogni sala è legata a un tema, a un mondo, a un tema circoscritto. Capiterà quindi di trovarsi di fronte a opere d'arte legate al passato, a dipinti che non hanno tempo, a ritratti di personaggi più o meno famosi. Particolarmente curioso il gioco fatto tra arti grafiche, associando la realtà della fotografia a quella dei mattoncini colorati. Alcune costruzioni stupiscono per precisione, altre per dimensioni. Imponente, per esempio, è lo scheletro di dinosauro lungo 6 metri e costruito con 80.020 mattoncini LEGO.

The Art of the Brick mostra Lego

L' ARTISTA - "I sogni si realizzano...un mattoncino alla volta!", ecco in sintesi il pensiero di Nathan Sawaya, americano dell'Oregon (ma nato nel distretto di Washington), cresciuto, come tanti altri bambini, giocando con i Lego. Una passione iniziata da piccolo, mai rinnegata da adulto.
La sua prima impresa fu una vera e propria città di mattoncini di 10 metri quadrati (all'età di 10 anni). Poi, davanti al rifiuto dei genitori di adottare un cane, ne costruí uno a grandezza naturale. Sempre con i LEGO.
Il colpo di grazia nel 2000, quando Nathan decise di abbandonare il tavolo delle riunioni per sedersi a terra in un atelier e risvegliare l'artista che era in lui. Nacque cosí un mondo tanto allegro e colorato quanto spiazzante, nel quale Sawaya è riuscito a creare opere d'arte in grado di far sorridere e riflettere sia gli adulti che i bambini.

The Art of the Brick mostra mattoncini Lego milano

 

Pubblicato in Dove andiamo? Emilia

Nell'anno dedicato alle celebrazioni del bicentenario dell'ingresso della Duchessa Maria Luigia a Parma, diverse sono ancora le mostre a lei dedicate. Tra queste, merita una visita la mostra d'arte contemporanea "Femminile Plurale" ospitata nel Palazzo Dalla Rosa Prati presso il TCafé, in pieno centro storico a Parma, a cura di ISOTTA GIULIA SACCANI. 

Di Maria Carla Magni

Nell'ambito delle celebrazioni del bicentenario dell'ingresso di Maria Luigia a Parma tante le iniziative e mostre ancora in corso dedicate a questa amatissima sovrana.

Dal 28 Ottobre e fino al 10 Novembre merita decisamente una visita la mostra d'arte contemporanea "FEMMINILE PLURALE" a cura di Isotta Giulia Saccani e ospitata nelle sale del TCafé a Palazzo Dalla Rosa Prati, antica dimora affacciata su Piazza Duomo nel cuore di Parma.

Femminile plurale mostra Maria Luigia

L'esposizione raccoglie una selezione di opere realizzate per l'occasione da cinque artisti che hanno sviluppato il tema secondo differenti e personali chiavi di lettura in versione contemporanea.

Femminile plurale mostra Maria Luigia

"Una donna in 5 stanze" così si articola l'esposizione, iniziando con le opere del pittore casertano Maurizio Carriero con la stroncante bellezza del molteplice muliebre per procedere alla seconda stanza con la fotografia della parmigiana Erika Sereni.
La terza è la sala dell'architetto e designer milanese Caterina Crepax per continuare nella quarta che ospita i gioielli della designer giapponese Natsuko Toyofuku, l'ultima stanza è occupata da Nikko, grafico fotografo e illustratore italo-svedese, con le sue copertine di dieci vinili di musica degli anni '60.

mostra Maria Luigia parma

"La donna è sempre superiore all'unità. E' plurale per costituzione, per attitudine e per destino.
E questa mostra riproduce alla perfezione, negli spazi del Tcafè, la ricca planimetria del femminile, il suo passare da "me" a un'altra "me" nella stessa casa." Dalla prefazione di Mariagrazia Villa.

Femminile plurale mostra Maria Luigia parma

La collettiva sarà visitabile fino al 10 novembre 2016, tutti i giorni con orario 08.00-20.00 a ingresso libero e successivamente fino al 10 dicembre parte della collettiva rimarrà in esposizione, nei medesimi giorni e orari, nelle sale del Residence di Palazzo dalla Rosa Prati.
Per informazioni: tel. 0039 3356338900, Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. 

mostra collettiva Maria Luigia parma  

SPECIAL THANKS TO: PH. Francesca Bocchia

Pubblicato in Cultura Parma
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