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Domenica, 23 Ottobre 2016 11:58

10 idee per la Silicon Valley

Innovazione. La Regione seleziona 10 idee da inviare nella Silicon Valley. Per il quarto anno un gruppo di aspiranti imprenditori verrà sostenuto in un percorso formativo nel più importante ecosistema mondiale dell'innovazione. Scadenza per le candidature il 30 ottobre

Bologna - Lezioni e workshop su investimenti, aspetti finanziari, perfezionamento del proprio business plan e attività di networking con venture capitalist, business angel e imprenditori. E ancora visite a incubatori, acceleratori, università e centri di ricerca: è quanto prevede la quarta edizione del Silicon Valley Mindset Program, il programma con cui la Regione Emilia-Romagna insieme ad Aster, consorzio regionale per l'innovazione e la ricerca industriale, consentirà a 10 aspiranti imprenditori con un'idea innovativa d'impresa di partecipare gratuitamente a due settimane di formazione intensiva nella Silicon Valley (5-16 dicembre).

Il bando per le candidature è pubblicato sul sito http://www.emiliaromagnastartup.it/innovative-creative/articoli/2016/10/silicon-valley-mindset-program-10-percorsi-gratuiti-silicon 

Scadenza delle candidature il 30 ottobre.

Requisiti essenziali sono l'aver compiuto almeno 21 anni entro il 5 dicembre 2016 e avere la residenza o il domicilio in Emilia-Romagna.

I candidati dovranno allegare alla domanda di selezione il proprio curriculum vitae e una presentazione dettagliata dell'idea d'impresa, indicando anche l'eventuale stato di avanzamento del progetto. E' richiesta anche la preparazione di un video della durata massima di 5 minuti, in lingua inglese, in cui gli aspiranti imprenditori presentano se stessi e la propria idea di impresa. Il video andrà poi caricato su YouTube, Vimeo (o altre piattaforme simili) e il link inserito nel modulo di candidatura.

Grazie alla collaborazione tra Aster, Regione Emilia-Romagna e il partner tecnico Us Mac, i 10 aspiranti imprenditori avranno la possibilità di conoscere dall'interno il mercato americano e incontrare imprenditori e investitori, acquisendo così la mentalità della Silicon Valley. Le lezioni teoriche approfondiranno temi di grande interesse per una startup: come raccogliere investimenti, gestire le finanze, costruire collaborazioni sul mercato americano, sviluppare il pitch perfetto (ossia la breve presentazione del progetto d'impresa).

A completare il programma di formazione ci saranno visite a incubatori, venture capital, business angel, grandi aziende, università e centri di ricerca della Silicon Valley.

(Fonte Regione Emilia Romagna 18/10/2016)

Modena capitale dei circuiti stampati. Aperta la filiale commerciale in Italia, che ha l'obiettivo di diventare leader nazionale nella fornitura di componenti elettronici ed elettromeccanici. Un fatturato di oltre 100 milioni di euro

Modena, 1 settembre 2016. Un volume di vendite annuo che supererà quest'anno i 100 milioni di euro, con una fortissima crescita annuale del 20% dal 2011 al 2015, più di un migliaio di clienti in 65 Paesi di tutto il mondo, 450 mila circuiti stampati consegnati ogni giorno, oltre 100 aziende partner, fornitrici di "pcb" (printed circuit boards) e componenti elettromeccanici, con produzioni direttamente coordinate e controllate da più di 150 tecnici, propri dipendenti, distaccati all'interno delle imprese stesse.

Il gruppo commerciale Icape, leader nel settore dei circuiti stampati, con particolare riferimento a produzioni di eccellenza provenienti dal continente asiatico, con sede centrale in Francia, a Parigi, è approdato nel cuore del nostro Paese, in Emilia-Romagna, a Modena.

"E' stata una scelta strategica - sottolinea Renato Farruggio, direttore Icape per l'Italia - perché il mercato nazionale dell'elettronica di elevato livello qualitativo rappresenta una 'piazza' per cui la nostra azienda ha un particolare interesse e in cui vuole investire con grande impegno. Da un punto di vista logistico, invece, è stata individuata la sede nella città di Modena perché 'centrale', perché immersa in un contesto regionale di notevole sviluppo industriale in cui, accanto ad alcune grandi e famose aziende, sorgono imprese, prevalentemente medie e piccole, che da sempre puntano sulla qualità, e perché lungo uno snodo fondamentale della rete dei collegamenti italiana".

In Asia, e in particolare in Cina, "dove opera la quasi totalità delle nostre realtà partner - spiega Michele Giorgi, ufficio commerciale Italia - collaboriamo con le aziende 'top player' in questo settore, che sono di altissimo livello e che forniscono prodotti di elevatissima qualità, certificati. In Italia, ad esempio, non sono molte le ditte che possono competere con gli standard delle imprese cinesi che lavorano per conto di Icape, solo dopo aver superato severissimi esami in tutte le fasi del processo produttivo".

Un'altra carta vincente della multinazionale dei circuiti stampati, fondata nel 1999 (che è oggi presente, oltre che in Francia ed Italia, in Germania, Spagna, Polonia, Canada, Stati Uniti, Brasile, Iran, India, Cina e Indonesia, con oltre 250 dipendenti) "è l'estrema flessibilità - afferma Giulia Zanini, assistente alle vendite, nel suo ufficio modenese di via Ungaretti 30 - che offriamo alla nostra clientela, dalla fornitura di un singolo a illimitate quantità di pezzi, a seconda delle esigenze di ciascuno. Mettiamo inoltre a disposizione una serie di servizi collaterali, come l'assistenza tecnica, i supporti logistici, finanziari e assicurativi".

Continua il direttore della filiale commerciale italiana di Icape Group: "In questi primissimi mesi di attività in Italia abbiamo già riscontrato l'interesse di diverse aziende elettroniche di primaria importanza. Il nostro obiettivo è quello di attestarci e crescere velocemente sul mercato nazionale. A livello mondiale siamo fornitori di industrie quali Canon, Panasonic, Aeg e di molti altri marchi protagonisti di mercato".
Conclude Renato Farruggio: "Oltre ai circuiti stampati di ogni tipo, anche grazie a Cipem, realtà appartenente al nostro gruppo, forniamo inoltre parti tecniche custom dedicate al mondo dell'elettronica industriale, quali elementi e contenitori metallici, componenti in plastica e stampi, tastiere, cavi e connettori, alimentatori e caricabatterie, display lcd e led, moduli, prodotti e telecomandi. L'insieme di tutti questi elementi permettono ad Icape di presentarsi sul mercato come un fornitore completo, affidabile ed efficiente, caratteristiche che gli consentono di attestarsi tra le realtà più importanti nel panorama internazionale del settore".

Icape Group - Controllo qualita 1

Pubblicato in Economia Modena
Domenica, 12 Giugno 2016 09:09

Emilia-Romagna regione dell'innovazione

680 Start up e 19 Fab-Lab, Emilia-Romagna regione dell'innovazione. In Emilia-Romagna oltre una Start up innovativa su dieci di quelle che nascono in Italia, mentre si affermano i Fab-Lab, piccoli spazi per grandi idee, ormai strutturati in tutte le province

Sono 680 le Start up in Emilia-Romagna, l'11,7% del totale nazionale (5.803 imprese): con questi dati il territorio emiliano-romagnolo si conferma, anche nel primo semestre 2016, fra i più ricettivi in Italia di start up innovative iscritte alla sezione speciale del registro imprese. Bologna (169) è la prima provincia, seguita da Modena (137), Reggio Emilia (75), Parma (66), Rimini (53), Ravenna (52), Forlì-Cesena (49), Ferrara (40), Piacenza (39). Sul totale (680), 151 nascono per lo sfruttamento di un brevetto, mentre il 25% occupa personale altamente qualificato (il 95% conta fino a 9 addetti).

Il meglio delle start up emiliano-romagnole è in mostra 9 e 10 giugno a Bologna a Start2B, la sezione speciale di R2B2016 – inaugurata oggi alla Fiera di Bologna - dedicata alle nuove imprese, agli incubatori, agli spazi di coworking e a tutti i soggetti che sostengono la creazione d'impresa.
Le 40 start up selezionate quest'anno propongono innovazioni rivolte a tutti i settori produttivi, dal biomedicale alla meccanica, dalle imprese del packaging a quelle della nautica, ma anche a istituzioni locali e pubbliche amministrazioni.

Tra i nuovi progetti presenti alla rassegna bolognese, dispositivi medici per la protezione cerebrale nel trattamento di ictus, arresto cardiaco e trauma cranici già sul luogo dell'evento, oppure social network per la gestione dei condomini, app dedicate al turismo e alla cultura con riconoscimento fotografico dei monumenti, brevetti innovativi che sfruttano il grafene per packaging ad alte prestazioni, sistemi che aumentano l'efficienza energetica delle produzioni industriali, prototipazioni rapide e stampa 3D. E ancora: piattaforme che aiutano i processi decisionali delle aziende utilizzando dati provenienti dai social network, sistemi laser di ultima generazione per le aziende metalmeccaniche, sistemi innovativi per l'editoria, l'internet of things applicata a reti di oggetti domestici o industriali, sistemi elettrici per imbarcazioni attualmente mosse da motori diesel che vanno incontro alle nuove direttive europee, app per migliorare la gestione e la formazione delle risorse umane in azienda, dispositivi da applicare alle bottiglie di vino per verificarne la qualità e l'originalità della produzione, applicazioni per migliorare la didattica.

Piccoli spazi, grandi idee: già 19 Fab-Lab
Piccoli spazi per grandi idee, innovative. I Fab-Lab sono i nuovi modelli di business per l'impresa e ad oggi in Emilia-Romagna se ne contano già 19, tutte esperienze strutturate.
Il Fab-Lab (fabrication laboratory o anche faboulous laboratory) è una tipologia di spazio dedicato alla fabbricazione digitale: una piccola officina che offre servizi personalizzati. Spazi aperti, che nascono per portare la digital fabrication e la cultura open source in un luogo fisico, dove macchine, idee, persone e nuovi approcci possono mescolarsi liberamente.

E i Fab-Lab come luoghi di progettazione per la comunità locale, oltre alla collaborazione con le imprese e allo sviluppo di attività educative, sono il cuore dell'iniziativa 'Open Innovation Economy', promossa dalla rete emiliano-romagnola Mak-ER all'interno R2B2016 a Bologna, che ospiterà i principali Fab-Lab nazionali e un nutrito gruppo di esperienze europee eccellenti. L'obiettivo è quello di raccontare le esperienze dei maker che lavorano in Fab-Lab e makerspace italiani, cercando di individuare processi sostenibili di collaborazione con le imprese, partendo dalle migliori esperienze nazionali e internazionali.

In Emilia-Romagna, ad oggi, i Fab-Lab strutturati sono: RaspiBo, MakeInBo e Fablab Imola, Fablab Valsamoggia (Monteveglio), Wake'n'Make (S.Giovanni in Persiceto, Bo), Fablab Casa Corsini (Fiorano Modenese), Fablab Faenza, Fablab Forlì, FabLab Parma, REI (Reggio Emilia), Fablab Romagna (con 3 sedi a Cesena, Rimini e Forlì), Fablab Terre di Castelli (Spilamberto), MakeInCo – Fablab (Comacchio), MakeIt (Modena), Makers Modena Fablab, MakeRN (Rimini), Maker Station Fablab (Bassa Romagna), WASProject (Massa Lombarda, Ra), Urban Hub (Piacenza).

Inaugurazione R2B - SMAU 2016

Pubblicato in Comunicati Lavoro Emilia

Nuovo naming, nuova veste grafica, nuove funzionalità e continui aggiornamenti nell'app di un brand sempre al centro dell'innovazione.

Bologna, 30 maggio 2016 – È Cirio la nuova app che il grande brand italiano ha voluto rinnovare e rendere disponibile gratuitamente sui principali store.
Nuovo naming, nuova veste grafica, nuove funzionalità e continui aggiornamenti con l'obiettivo di portare i suoi utenti ad un'esperienza unica, piacevole e sempre aggiornata.

Grande attenzione a ricerca ed innovazione per garantire prodotti di eccellenza qualitativa
Questo è quello che Cirio ha voluto riservare, oltre che ai suoi prodotti, anche alla nuova piattaforma mobile, introducendo effetti visivi, arricchendo i contenuti e migliorando l'esperienza utente.

Cirio ha a cuore tutti gli utenti
L'applicazione è disponibile per tutte le piattaforme mobile in commercio: Apple, Android e Windows Phone. È stata inoltre personalizzata l'interfaccia sulla base delle dimensioni e dell'orientamento dei device (Tablet e smartphone), in modo da sfruttarne a pieno le potenzialità.

APP CIRIO MENU APP CIRIO RICETTA

Studio e realizzazione di una nuova user experience
Un menu laterale che permette un accesso rapido ed intuitivo a tutte le funzionalità:
-il vasto ricettario, con scroll verticale ed orizzontale che permette di spostarsi rapidamente tra le diverse portate
-il timer da cucina completamente rinnovato che può essere impostato tramite un solo tocco. Una user experience voluta e studiata proprio per chi vive la cucina a 360°. L'utente potrà dimenticarsene, sarà una notifica push ad avvisarlo che "il timer è scaduto... buon appetito!"
-la sezione "Cos'hai nel frigo?" possiede, ora, regole ed automatismi per ricercare velocemente i piatti realizzabili con gli ingredienti presenti nel frigo e in dispensa
- le pagine social del brand, per seguire gli aggiornamenti ed interagire con Cirio direttamente dalla app.
Immediata, infine, la possibilità di aggiungere ai preferiti le ricette e condividerle attraverso tutti gli account social già registrati nel proprio device.

Cura ed aggiornamento dei contenuti
Viene dato maggior risalto agli aggiornamenti, che avvengono in background ed in presenza di connettività, con l'inserimento costante di nuove ricette ed il menu della settimana sempre in primo piano.
Una app per tutti gli appassionati di cucina e di nuove tecnologie!

La app è stata realizzata da NG99 Group e Ubiq Studio Torino.
La app è scaricabile gratuitamente su www.cirio.it

 

Distribuzioni rivoluzionarie, alcune assunzioni e una nuova divisione per la telemedicina: così la Artech di Cavezzo, dopo la devastazione del 2012, torna a scommettere nel futuro. ll presidente Contini:“Risultato di sacrifici enormi e di duro lavoro, ancora neanche un euro dalle pratiche risarcitorie”

Modena, 30 Maggio 2016 -

Era il 29 maggio 2012 e, con la scossa di terremoto delle 9 di mattina che distrusse edifici e capannoni, della Artech di Cavezzo, piccola impresa distributrice di dispositivi biomedicali all’avanguardia come i cuori artificiali Jarvik 2000 e le protesi valvolari On-x, non rimase che un cumulo di macerie. “Dell’azienda – spiega Emilio Contini, presidente della Artech - restavamo io, mia moglie e i nostri collaboratori. Le persone per fortuna c’erano tutte, anche se piuttosto shoccate. E non c’era altro: computer, archivio, scorte erano persi per sempre. Allora abbiamo sentito banche e fornitori e abbiamo deciso: ripartire, da zero, senza delocalizzare, per rispetto dei nostri dipendenti e di questo territorio da cui eravamo partiti 20 anni prima”.

artech-cavezzo-via cavour-30.5.2012

Dopo quasi tre anni passati in due container nel giardino dei Contini e il trasferimento, l’anno scorso, in una struttura all’avanguardia, realizzata in bioedilizia, negli ultimi mesi Artech ha ottenuto due nuove importanti distribuzioni: le rivoluzionarie sonde htee Imacor, per monitorare il paziente in continuo in terapie intensiva, e i sistemi di monitoraggio da remoto Techmedic NL, per domiciliarizzare i pazienti con la sicurezza di un flusso costante di dati sui parametri vitali, in tempo reale, verso le app dei medici in ospedale e nei data center delle strutture cliniche abilitate. Tutto ciò attraverso connessioni crittografate sia wifi sia su rete cellulare, per trasmettere in totale sicurezza informazioni sensibili sulla condizione del paziente e sulla sua localizzazione. E oltre alle nuove tecnologie, sono arrivate anche nuove persone: tre assunzioni per rinforzare il team.

Oggi viene ufficializzata la Artech Virtual Clinic (AVC), una divisione, sotto forma di nuova società controllata al 100% da Artech, che gestirà i servizi collegati alla telemedicina secondo i modelli proposti nelle linee guida ministeriali sull’argomento. “Ci rivolgiamo in primis al sistema sanitario – dice Contini – ma le applicazioni sono molto indicate anche per le assicurazioni e in generale per tutte le organizzazioni che hanno interesse a far stare bene i propri dipendenti e i propri clienti. Annunceremo presto una nuova distribuzione, un dispositivo che cambierà la vita ai medici italiani e ai loro pazienti perché si potrà avere in pochi minuti un insieme di parametri senza ricorrere a prelievi e procedure invasive, si sfrutta infatti una combinazione di ottica, laser e algoritmi di matematica quantistica”. La AVC si svilupperà con l’inserimento di giovani professionisti “nativi digitali” che  dovranno immaginare e concretizzare sistemi di servizi basati sulle tecnologie distribuite dalla Artech.

La nostra missione – conclude Contini – è di scovare tecnologie promettenti, validate scientificamente, per fare stare meglio i pazienti. Crediamo inoltre nel valore di dare lavoro ai talenti presenti nel nostro territorio. Noi vogliamo proiettarci verso il futuro, sia anticipando le dinamiche di mercato che creando del valore e delle opportunità per Cavezzo. Per questo non tolleriamo più gli appesantimenti burocratici legati alle procedure di risarcimento del terremoto. Non abbiamo a oggi ricevuto un solo euro di rimborso. Se ci fossero stati liquidati i fondi che ci spettano, pari a una piccola frazione del valore del danno che abbiamo subito nel 2012, non avremmo fatto altro che investirli in nuove opportunità di lavoro. Invece le pratiche, dopo mille passaggi, dopo essere state approvate ufficialmente, sono chiuse in qualche ufficio in attesa che qualcuno si ricordi di metterle in pagamento. E la beffa è che nel frattempo le imprese in odore di criminalità organizzata, come leggiamo sui giornali, continuano ad aggirare vincoli e controlli e trovano sempre il modo di addentare il denaro pubblico”.

Pubblicato in Nuove Tecnologie Modena

Oggi le Fiere di Parma hanno dato il benvenuto ancora una volta alla SPS Italia, fiera italiana che affronta le sfide ed i cambiamenti della quarta rivoluzione industriale. Una sesta edizione che si conferma vetrina di prodotti e soluzioni per l'automazione.

Articolo e foto di Chiara Marando 

Parma, 24 Maggio 2016  - Guarda la gallery in fondo alla pagina

Oggi le Fiere di Parma hanno dato il benvenuto ancora una volta alla SPS Italia, fiera italiana che affronta le sfide ed i cambiamenti della quarta rivoluzione industriale. Una sesta edizione che si conferma vetrina di prodotti e soluzioni per l'automazione, ma anche un'occasione per le aziende italiane che desiderano aggiornarsi nella revisione di processi produttivi, nuove tecnologie e cambiamenti organizzativi, per rafforzare la loro competitività e leadership a livello globale.

Donald Wich, Amministratore Delegato Messe Frankfurt Italia ha affermato: "La nostra attenzione è sempre rivolta ai mega trend che riguardano in particolare il settore manifatturiero europeo e italiano: per questo non possiamo ignorare l'impatto che i concetti alla base di Industria 4.0 avranno sul prossimo futuro. La nostra piattaforma espositiva è un'agorà che permette a tutti gli operatori di incontrarsi e confrontarsi per studiare applicazioni, proporre soluzioni e comprendere gli investimenti".

Ad accogliere i visitatori, nel Padiglione 4, la prima mostra in Italia di soluzioni applicative e implementazioni per la manifattura 4.0. Un luogo in cui oltre 25 aziende condividono alcuni modi di uso concreto relativi al mondo della nuova rivoluzione industriale confrontandosi su tutte le componenti e cercando di accompagnare il visitatore non attraverso i prodotti, ma attraverso le idee, le soluzioni, le applicazioni. Nella stessa area sono presenti Industrial Software, Centri di Ricerca e Start-up.
I Padiglioni 2 e 3 raccolgono 674 aziende fornitrici di automazione industriale (+11% rispetto alla passata edizione) unite da un percorso esterno ricco di iniziative che garantiscono un'offerta completa e tutto il mercato a portata di mano.

Questa sesta edizione ha preso il via con un convegno firmato Cisco, che ha scelto SPS Italia per presentare "IoE Talks: la fabbrica in digitale". L'Internet of Everything, alla base della Smart Factory conferma il punto di incontro fra il mondo dell'Automazione Industriale e quello dell'Information Technology e la fiera accompagna l'automazione in questa nuova sfida fatta di tecnologie, competenze e soluzioni innovative.

Ma la fiera, che proseguirà fino al 26 maggio, prevede un ricco calendario tra incontri, seminari e tavole rotonde con ospiti noti ed aziende leader nel panorama dell'automazione, che forniranno un loro prezioso contributo e punto di vista sull'Industria 4.0.

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Pubblicato in Cronaca Parma
Sabato, 30 Aprile 2016 09:24

Le vigne in Hi-Tech

Riusciamo ad immaginare vagamente quanto lavoro e adesso anche quanta tecnologia si cela dietro il nostro buon bicchiere di vino? In provincia di Cuneo sono state installate microcamere che controllano i grappoli ogni ora.

Di Cecilia Novembri

Le vigne del terzo millennio diventano sempre più green e ad alto tasso di tecnologia, grazie ad una rete WiFi posizionata tra i filari per monitorare la crescita dei grappoli d'uva: in provincia di Cuneo sono state installate microcamere che controllano i grappoli ogni ora e addirittura sul cellulare l'agronomo apprende la situazione e i bisogni delle vigne.

Piccolissimi sensori che con microcamere raccontano il vigneto ora dopo ora senza bisogno di consumare scarpe e stivali o benzina per passare da un'azienda all'altra.
I consumi sono bassissimi: quando non c'è il sole, basta una batteria stilo per alimentare il sensore per un anno intero, ogni sensore costa circa 40 euro e ne bastano due ogni ettaro.
L'agronomo, seduto al computer in ufficio o con uno smartphone, può ricevere dati e immagini da decine di aziende.

vigneti hitech 1

Le viti, infatti "comunicano" e allo scadere di ogni ora mandano a dire se hanno caldo o freddo, se le foglie sono umide, secche o bagnate, se il sole le ha scaldate abbastanza, se il terreno le sta nutrendo bene e quanti giorni mancano alla vendemmia.

L'ingegneria delle produzioni viticole, che rappresenta uno dei settori più evoluti, consente di definire le pratiche colturali ottimali (irrigazione, potatura, scelta del tipo di impianto, miglioramento dei suoli, fertilizzazione, trattamenti fitosanitari, vendemmia) non solo per i vigneti nella loro interezza, ma anche per singole porzioni all'interno dello stesso vigneto, permettendo così di variare gli interventi a seconda delle effettive esigenze delle diverse porzioni di vigneto.
Un tempo, per sapere tutto questo, c'era l'uomo che accarezzava le viti, il contadino che ogni giorno camminava nel vigneto, filare dopo filare, e con la mano toccava tralci, foglie, grappoli, era un mestiere imparato dai nonni e dai padri, un lavoro pieno di conoscenze e di segreti, riuscirà la tecnologia a sostituirli?

vigneti hitech 2

CREDITS photo: - lestradedelvino.com - podereforte.it – winenews.it – amicomario.blogspot.com – repubblica.it – youtube.com – deabyday.tv – biasol.com

Grazie alla segnalazione del sito monopattinoelettrico.eu diffondiamo la notizia dal mercato USA di molti hoverboard ritirati dagli scaffali dei principali centri commerciali. 

Come segnalato dal sito monopattinoelettrico.eu, tutto questo sta accadendo in quanto l'Agenzia di sicurezza federale degli Stati Uniti, pare avesse richiesto una certificazione apposta per evitare che si verificassero fenomeni di auto combustione. Questo problema è legato soprattutto alle batterie che si potevano incendiare a causa del surriscaldamento e alla vicinanza del motore elettrico.
Per questo motivo le grosse catene di negozi hanno ritirato questi hoverboard dalla circolazione e anche ad Amazon è toccato bloccare le vendite dei prodotti privi di questa certificazione.
In Europa invece tutto tace ma altre certificazioni sono state richieste dai produttori di queste tecnologie si innovative, ma che possono diventare pericolose. Inoltre molti di questi prodotti sono utilizzati da bambini e per tale motivo è obbligatorio un occhio di riguardo in più.
Vedremo come andrà a finire questa storia, per ora Amazon USA ha ritirato numerosi hoverboard e la Comunità Europea ha richiesto normative e certificazioni più rigide per la diffusione nei mercati.

Venerdì, 12 Febbraio 2016 20:42

Professione Public Historian

L'Università di Modena e Reggio Emilia è stata la prima in Italia a ospitare un Master in Public History, volto a formare una nuova figura professionale, quella dello Storico per il Pubblico, che si avvale delle nuove tecnologie per divulgare la storia a pubblici diversi, ma senza rinunciare al rigore scientifico.

Di Manuela Fiorini

MODENA - Si chiama Public Historian la nuova figura di studioso della Storia che si avvale di nuovi linguaggi e strumenti per raccontare il passato a pubblici diversi, utilizzando tecniche di comunicazione che vanno dal public speaking alla scrittura on line, dal docu-film alla musica, passando per la televisione, il teatro e il web, ma senza rinunciare al rigore scientifico.

Modena è stata la prima sede in Italia, dopo Parigi e Berlino, a ospitare un Master di II livello per formare questa innovativa figura di storico. Organizzato dall'Università di Modena e Reggio Emilia, e diretto dal Prof Lorenzo Bertucelli, il master è partito lo scorso mese di ottobre, ha una durata annuale e vede coinvolti anche l'Istituto storico di Modena, la Fondazione ex Campo di Fossoli di Carpi, Istoreco di Reggio Emilia e l'Istituto Museo Cervi di Gattatico di Reggio Emilia.

Sono cinquanta i futuri Public Historian che stanno frequentando il master. Tra questi c'è Gabriele Sorrentino, già scrittore e storico.

Gabriele Sorrentino

Lo storico Gabriele Sorrentino - Foto di Daniela Ori

Chi è il Public Historian?
"E' uno storico che utilizza metodi nuovi per raccontare la propria ricerca. E' un accademico che parla un linguaggio non accademico pur mantenendone il rigore, qui sta la difficoltà. In questo approccio deve lavorare in team con altre figure professionali per essere in grado di utilizzare tutti i media possibili per rendere appetibile e comprensibile l'esito di una ricerca storica. Tra questi media vi è la narrativa, la graphic novel, il gioco di ruolo, il documentario, sono al vero e proprio spettacolo teatrale".

Quali sono gli sbocchi professionali di questa figura?
"Nei Paesi anglosassoni dove la disciplina è nata una trentina di anni fa lo storico per il pubblico lavora in diversi campi come le installazioni reali e virtuali, le manifestazioni culturali, le esibizioni fotografiche, le ricostruzioni storiche, gli itinerari geografici e i parchi tematici. Sono questi i campi naturali di questa figura in Italia".

Pensiamo sempre allo storico come al classico studioso che passa il suo tempo su volumi polverosi. Invece, il nuovo approccio, si serve delle nuove tecnologie per parlare del passato anche nel presente e, soprattutto, nel futuro. In che modo la figura "classica" dello storico e i nuovi strumenti possono "andare a braccetto"?
"Lo storico per il Pubblico è uno storico classico che impara a uscire, passami la metafora, dall'archivio. La base del lavoro dello storico di PH è ancora la ricerca e il rispetto di tutte le fonti. La differenza sta nel modo in cui l'esito della ricerca viene esposto, non più attraverso una pubblicazione per iniziati, ma attraverso una serie di media in base al target che si vuole raggiungere. L'equilibrio tra l'appeal e il rigore è la parte più difficile del lavoro dello storico per il pubblico ma, nello stesso tempo, è anche la parte più qualificante di esso: l'obiettivo, infatti, è non lasciare la divulgazione di massa a persone che non hanno la professionalità per fornire contenuti storici adeguati".

Quali sono i nuovi metodi di approccio alla storia secondo le nuove tecnologie?
"La premessa è che occorre lavorare in team con tutte le professionalità necessarie sulla base di un progetto ben definito, che tenga conto anche delle risorse. Una volta deciso il target si può studiare un piano di comunicazione scegliendo le nuove tecnologie più adeguate. Sicuramente, la tecnologia permette approcci meravigliosi: pensiamo a uno scavo archeologico dove, tramite un codice QR l'utente può vedere sul suo smartphone com'era e come si è evoluto nel tempo il monumento che ha davanti. O, ancora, tramite una geo-localizzazione può conoscere la storia dell'angolo in cui si trova. Immaginiamo ancora musei in cui è possibile effettuare un'esperienza sensoriale di un evento storico tramite immagini tridimensionali, rumori, odori, luce e assenza di luce. Vi sono poi approcci più tradizionali che utilizzano il teatro di narrazione, il gioco oppure la narrativa".

Alla luce degli sviluppi tecnologici, che cosa intendiamo quando parliamo di fonti? La fonte è qualsiasi documento che può essere interrogato dallo storico per ricostruire un determinato avvenimento. A partire dal XIX secolo, lo storico ha avuto a disposizione molte più fonti di quelle di un "collega" che si occupa di epoche più remote. La nascita della fotografia e del cinema ha permesso la creazione di archivi di immagini che prima non esistevano. Oggi, disponiamo della voce dei protagonisti, una cosa impensabile per Napoleone o Giulio Cesare. Lo stesso web, come i media, possono essere considerate fonti per uno studio su epoche più vicine alla nostra. Insomma, soprattutto chi si occupa di storia contemporanea ha a che fare con un numero più ampio di fonti con le quali misurarsi. L'approccio di storia per il pubblico, però, è applicabile come filosofia anche alle epoche più remote. Non avremo un'intervista reale a Giulio Cesare ma possiamo costruirne una verosimile".

Pubblicato in Cultura Modena
Giovedì, 22 Ottobre 2015 17:21

Netflix: finalmente da oggi anche in Italia

E' un grande giorno per gli amanti delle serie tv e del cinema: da oggi Netflix, la piattaforma tv via internet che ha cambiato le abitudini del pubblico nel mondo, è arrivata anche in Italia. Ai 63 milioni di abbonati in 50 paesi diversi, oggi si aggiungono anche quelli italiani. -

Parma, 22 Ottobre 2015 -

Lo possiamo definire un D-Day perché finalmente, dopo tanta attesa e parlare, Netflix è arrivato anche in Italia. Una piattaforma tv via internet che in pochi anni si è fatta largo nel mondo portando il pubblico a cambiare le proprie abitudini casalinghe perché, diciamolo senza mezzi termini, induce dipendenza. Chi conosce il mezzo saprà certamente di cosa si parla: maratone di serie tv, con tutti gli episodi da guardare uno dopo l'altro, ma anche un catalogo film fornitissimo e semplice da consultare. Il tutto ad un prezzo molto più che competitivo, ovvero il primo mese gratuito e poi con cifre che non superano i 12 euro per avere l'offerta completa.
Quindi, ai 63 milioni di abbonati in 50 paesi diversi, oggi si aggiungono anche quelli italiani.

Netflix è la piattaforma che offre film, serie tv originali e spesso esclusive, ma anche tanti programmi provenienti dal mondo, spesso con la possibilità di scegliere la lingua straniera desiderata, con o senza sottotitoli.
L'arrivo in Italia rappresenta un'ulteriore opportunità per Netflix, come sostiene il creatore Ted Sarandos "siamo qui non per distruggere il sistema italiano, ma per partecipare facendolo crescere e contribuendo alla produzione, il che significa lavoro per gli italiani. Aprire in Italia è un atto di fiducia''.
La grande comodità consiste nel fatto che si potrà accedere da Smart TV, tablet e smartphone, computer e da una serie di console per videogiochi e set-top box connessi a Internet, oltre che da Apple TV e Google Chromecast. All'attivo due le partnership già siglate: Telecom Italia e Vodafone.

Pubblicato in Nuove Tecnologie Emilia
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