(Gmajo) – Sono diversi ed interessanti gli spunti di riflessione della seguente conversazione amicale (ci conosciamo dagli ormai lontani tempi delle scuole) con l’ing. Francesco Canali, e non escludo ulteriori approfondimenti: in questa sede, tuttavia, oltre a proporre in calce, sotto al video, l’intera trascrizione del nostro colloquio, vorrei focalizzare l’attenzione sul tema “Conferenza di Servizi”, in quanto, per chi non è un addetto ai lavori, può risultare una perfetta sconosciuta.

In particolare, personalmente ero rimasto piuttosto perplesso quando, ad esempio il Sindaco Michele Guerra, rispondendo al direttore della Gazzetta di Parma, Claudio Rinaldi, nella recente intervista di Capodanno (quella in cui non aveva inserito il Tardini tra le tre priorità della Giunta sino a fine mandato), aveva affermato: “Come si sa, la conferenza dei servizi è stata sospesa su richiesta del Parma calcio che intende lavorare a una variante di progetto che preveda il cantiere a fasi”.Al che io avevo chiosato: “Penso, infatti, che sia piuttosto palese che un progetto a stralci sia del tutto differente da quello originario mono-cantiere, soprattutto se, come asserisce Ampollini, l’architetto firmatario dovesse essere Faroldi e non più Zoppini. E le leggi al riguardo mi pare che siano piuttosto chiare, in merito alle variazioni sostanziali…”
La chiacchierata con l’ing. Canali, non dico che mi abbia fatto cambiare idea sul mio assunto, del quale resto pienamente convinto, però, lo posso riformulare in maniera più corretta: la Conferenza di Servizi, come spiega lo stimato professionista, non è, infatti, una istituzione nominata ad hoc, bensì semplicemente è una procedura accelerata attraverso la quale i vari enti preposti, in modo collegiale, esprimono le proprie valutazioni di competenza. In sostanza, dunque la Conferenza di Servizi non cambia, perché gli enti sempre quelli rimangono, bensì è l’iter che potrebbe ripartire da capo, qualora la stessa Conferenza di Servizi (“che non è un nucleo di persone costituito ad hoc, ma è semplicemente una procedura che costringe ad esprimersi tutti quelli che hanno voce in capitolo”) avrà valutato se il nuovo progetto contenga elementi tali da rendere necessario una ripartenza dell’iter, oppure se il nuovo progetto potrà innestarsi, naturalmente, sul percorso che il vecchio progetto aveva già compiuto… Cosa, però, piuttosto improbabile, non tanto, secondo Canali, perché cambia il progettista firmatario, quanto perché è dirimente il mantenimento della Tribuna Petitot, che, secondo il precedente progetto dell’Archistar Zoppini sarebbe stata demolita.
1 Intervista ing. Canali https://youtu.be/Di5aK8F8ABE
Amici di//www.youtube.com/@GabrieleMajo"> StadioTardini.it, ci troviamo nello studio dell’ingegner Francesco Canali, che a Parma tanti conoscono per alcune sue apparizioni televisive e Lettere al giornale dedicate al tema Stadio Ennio Tardini e siamo venuti a trovarlo per sentire se ha seguito le ultime novità in merito…
“Io sono rimasto alle notizie che anche sul sito StadioTardini.it, debbo dire, compaiono con una certa regolarità, e dunque alla famosa Pec inviata da Cherubini al Comune di Parma e quel minimo di follow up che fra quotidiani, siti, etc., l’amministrazione ha dato a quello, quindi, in sostanza, l’apparente naufragio di un progetto faraonico e la conversione verso un, a mio parere più sensato, progetto di ristrutturazione dell’impianto esistente.”
“Chi fa questo mestiere sa bene che non sono per sempre nemmeno i matrimoni, figurarsi gli incarichi di progettazione: cambiano le circostanze, cambiano gli umori, quindi io non so nulla riguardo l’avvicendamento effettivo di Emilio Faroldi e lo Studio Zoppini, però Emilio Faroldi che conosco, siamo amici, è un professore ed architetto specializzato in questa materia, per cui senz’altro è un campo nel quale può dare un contributo significativo: se mi avessero detto che l’orientamento era quello di rivolgersi ad altri nomi, magari qualche perplessità l’avrei avuta, mentre quello di Faroldi è un nome solido.”
Si tratta, tuttavia, di due progetti totalmente differenti (uno mono-cantiere con l’esistente raso al suolo e totale rifacimento, l’altro a fasi), al di là di chi li firma: questo potrebbe comportare una ripartenza della Conferenza di Servizi
“Quello della progettazione è un mondo in cui si chiacchiera molto, un po’ come tutti gli ambienti professionali e non, ma se vogliamo provare ad attenerci agli elementi di fatto, l’indicazione – riportata come contenuta in quella Pec – che la Tribuna Petitot verrebbe salvata, è una indicazione dirimente. Questo significa che il vecchio progetto, che avevo avuto modo di vedere, necessariamente non vale più, al di là del progettista. Quello che sortirà, sarà, necessariamente, un progetto differente, perché il mantenimento della Tribuna Petitot cambia tutto, o buona parte, quello che si era immaginato di fare. A questo punto la Conferenza di Servizi è un pensiero importante da porsi, ma in un qualche modo ancillare. Cioè: la Conferenza di Servizi non è una istituzione nominata ad hoc, semplicemente è una procedura accelerata che, laddove un progetto per essere approvato comporta di passare sul tavolo di numerosi enti, per velocizzare il percorso stesso – non si sorrida – prevede modalità differenti di espressione di quei pareri, I modi delle pubbliche amministrazioni sono molto complessi – tra l’altro, avercene di pubbliche amministrazioni che si comportano come la nostra di Parma, dal punto di vista tecnico, sono persone preparate e competenti -, ognuna ha le sue regole e forse io non le conosco tutte così nel dettaglio, m’immagino, però, che un nuovo progetto, quando fosse pronto, potrebbe essere inviato alla Conferenza di Servizi, che, ripeto, non è un nucleo di persone costituito ad hoc, ma è semplicemente una procedura che costringe ad esprimersi tutti quelli che hanno voce in capitolo. La Conferenza di Servizi valuterà se il nuovo progetto contiene elementi tali da rendere necessario una ripartenza dell’iter, oppure se il nuovo progetto potrà innestarsi, naturalmente, sul percorso che il vecchio progetto aveva già compiuto…”
Se è dirimente il mantenimento della Tribuna Petitot…
“E’ senz’altro un progetto diverso, però, faccio per dire: del vecchio progetto, uno dei problemi principali era la realizzazione del parcheggio interrato: i 130 posti auto ricavati sotto Piazzale Risorgimento, provocavano di fatto – non sembri una affermazione arbitraria, ma ci sono gli studi di modifica dei volumi di traffico, che accompagnavano il progetto prodotto da Zoppini, che lo dicono – nei giorni senza le partite, un intasamento irrimediabile della viabilità del quadrante Sud della città, perché l’ingresso e l’uscita dal parcheggio – l’ingresso avveniva da Via Torelli, l’uscita da Viale Partigiani d’Italia – provocava un rallentamento con code che riverberavano, nelle ore di punta, fin oltre l’Esselunga. Quindi, quell’elemento, che era uno dei grossi problemi del vecchio progetto, con un nuovo progetto che salva la Tribuna Petitot, rimane? Non rimane? E’ da capire… Il primo passaggio che la nuova convocazione della Conferenza di Servizi, quando vi fosse un nuovo progetto, dovrà capire, è questo: il progetto è diverso, ma i temi del progetto possono essere gestiti in sovrapposizione con gli studi già fatti o no? Perché, per esempio, c’è lo stesso un posteggio magari più piccolo, oppure dovrà essere rivisto tutto da capo? Questo è difficile dirlo ora.”
Oltre alla parte tecnica, c’è la parte politica, con la componente economica, il Pef…
“Quello è un tema veramente complesso, io, personalmente, avevo provato anche a buttare lì un mio pensiero, in quei passaggi televisivi che c’erano stati: da un certo punto di vista, l’idea di un imprenditore che decide di investire quattrini in un settore come quello, è un’occasione da non perdere. Certo, i conti li deve fare lui, però a quel punto la città dovrebbe aiutarlo a fare in modo che questa sua voglia, questo suo desiderio, trovi sempre più terreno fertile per crescere. Uno stadio fatto oggi, con i criteri della contemporaneità, con tutti i friccichi che possano rendere interessante un investimento del genere, nel sito del Tardini non ci sta. Quindi, è un po’ come guardare una 500 di quelle che si facevano negli anni 60-70 e la 500 rifatta adesso: quella fatta adesso è circa il doppio, anche se è sempre una 500… Scusate il paragone un po’ ridicolo, ma è giusto per dare l’idea: in realtà, dunque, uno stadio moderno, nel sito del vecchio Tardini, non ci sta. Ed anche il Piano economico finanziario, forse, tradisce questa difficoltà, cercando di trovare delle marginalità, come nella durata della concessione e nelle attività collaterali. Aver consentito un impianto del genere in un sito diverso, secondo me sarebbe stata una grande occasione per la città.”
Magari al Mall avrebbe risolto qualche altro problema alla municipalità…
“Tutta la fascia a Nord della città: aree pubbliche, aree private, i mercati, c’è già un grande stadio a Moletolo, con un centro sportivo e dei parcheggi vicini al casello dell’Autostrada, però anche la zona dei Mercati ed altre limitrofe erano zone che potevano, a mio avviso, e qui esprimo un parere personale, essere vocate ad ospitare una realizzazione di quell’intervento. Avrebbe avuto vicino tutto: l’aeroporto, la possibile fermata della Mediopadana, se mai arriverà, il casello dell’autostrada, la stazione ferroviaria e comoda anche in bicicletta: io vado d’estate a nuotare a Moletolo e da Piazza Garibaldi alla Piscina di Moletolo in bicicletta ci vuole un quarto d’ora sotto il sole di luglio quindi…”
All’aeroporto, però, forse sarebbe stato anche un po’ troppo vicino: mi pare che per legge non ci possano essere mega strutture limitrofi che radunino migliaia di persone…
“Sì, sì, certo: bisogna valutare per bene tutto, i pro e i contro, le normative tecniche, però, insomma, la zona Nord o un po’ più in là sarebbe stata sicuramente più indicata di quella a Sud.”
Al di là dell’aspetto economico, fondamentale per un imprenditore che investe, si dice che Krause volesse lasciare un’impronta di sé e che gli piacerebbe poco uno “stadio da poveretti”: cosa si potrebbe fare al Tardini per salvare capra e cavoli? Sempre ammesso fosse vero che lui si fosse ostinato a voler stare nell’attuale sito, perché, personalmente, ho qualche dubbio…
“Il Tardini attuale è un impianto che è un po’ nel cuore di tutte le persone, che ha una sua storia: io non sono particolarmente appassionato di calcio, ma so che riscuote un grande gradimento presso chi lo frequenta, quindi una ristrutturazione un po’ come quella che si era fatta agli inizi degli anni ’90, che era una ristrutturazione spinta, ma qui si potrebbe completare, forse, la copertura delle tribune, fare le curve e i distinti in modo più dignitoso, di quanto non sia oggi con la Tribuna Est che ha una struttura in tubo e giunto. Quindi: un intervento di dimensione più limitata non per questo si accompagna ad una scarsa qualità. C’è modo di fare cose anche piccole, ma molto preziose e molto funzionali, certo, accontentandosi di un intervento nel quale non ci sono tutte quelle funzioni collaterali che rendono probabilmente interessante, dal punto di vista economico, l’investimento. D’altra parte bisogna anche pensare, come disse in un’intervista Lorenzo Casini quando era presidente della Lega Serie A, che in Italia il grande problema è che le società calcistiche non sono proprietarie delle aree su cui insistono gli stadi…”
Ed in effetti anche il Tardini è comunale…
“Sì, il Tardini è comunale, mentre un’area privata potrebbe consentire di concepire quel grande spettacolo che è l’organizzazione e la vita di una società di calcio in modo adeguato al pubblico e alle evoluzioni del mercato. Quindi un asset di proprietà, oltre a far bene ai bilanci della società, è anche la miglior garanzia, in futuro, per una società che viva in serie A e faccia bella figura.”
L’assessore Bosi, in una maniera un po’ colorita, ha fatto capire di aver perso le speranze, pur continuando ad insistere nel sostenere che siano in attesa dell’arrivo della variante di progetto…
“Io non seguo nel dettaglio, certo, però, partire col piede giusto aiuta: magari ci metti un po’ di più ad avviare la macchina, ma poi il più delle volte arrivi prima. Qui, forse, è successo un po’ il contrario…”
Ma le speranze ci sono ancora? Oppure…
“Se l’imprenditore ha volontà e determinazione a continuare l’avventura, rivedendo il progetto, perché quel tipo d’impianto che si immaginava lì proprio non ci sta, ma passando a un progetto di ristrutturazione che potrà anche essere preziosa, credo che sia un progetto assolutamente praticabile, con quei piccoli handicap e difetti che abbiamo ricordato…”
L’amministrazione comunale, fin dalla campagna elettorale, era partita con grande entusiasmo…
“L’appetito vien mangiando: se si riuscisse ad uscire dall’impasse, chiarendo le idee ed ad avendo chiari i paletti: partire col piede giusto aiuta poi a mettersi in moto e poi, a quel punto l’entusiasmo viene. Forse bisogna semplicemente prender atto delle potenzialità di quel sito, concepire un progetto proporzionale ad esso e, perché no, inserire subito nel piano urbanistico un’area che negli anni a venire, se qualcuno avesse di nuovo progetti molto ambiziosi, possa ospitare un impianto sportivo di grandi dimensioni attorno ad un tessuto più finemente costruito.” Gabriele Majo
2 Intervista ing. Canali https://youtu.be/Di5aK8F8ABE
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Gabriele Majo
Gabriele Majo, 61 anni (giornalista pubblicista dal 1988 e giornalista professionista dal 2002), nel 1975, bambino prodigio di soli 11 anni, inizia a collaborare con Radio Parma, la prima emittente libera italiana, occupandosi dei notiziari e della parte tecnica dei collegamenti esterni. Poi passa a Radio Emilia e quindi a Onda Emilia. Fonda Radio Pilotta Eco Radio. Nel 1990, dopo la promozione del Parma in serie A, è il responsabile dei servizi sportivi di Radio Elle-Lattemiele, seguendo l'epopea della squadra gialloblù in Italia e in Europa, raccontandone in diretta agli ascoltatori i successi. Contemporaneamente è corrispondente da Parma per Tuttosport, Repubblica, Il Messaggero, L'Indipendente, Paese Sera ed altri quotidiani. Dal 1999, per Radio Capital è inviato sui principali campi della serie A, per la trasmissione "Capital Gol" condotta da Mario Giobbe. Quindi diviene corrispondente e radiocronista per Radio Bruno. Nelle estati dal 2000 al 2002 è redattore, in sostituzione estiva, di Sport Mediaset, confezionando servizi per TG 5, TG 4 e Studio Sport. Nel 2004 viene chiamato al Parma F.C. quale "coordinatore della comunicazione" e direttore responsabile del sito ufficiale www.fcparma.com. Nel 2009, in disaccordo con la proprietà Ghirardi, lascia il club ducale. Nel 2010 fonda il blog StadioTardini.com di cui nel 2011 registra in Tribunale la testata giornalistica (StadioTardini.it) divenendone il direttore responsabile. Il rifondato Parma Calcio 1913, nel 2015, gli restituisce l'incarico di responsabile dell'ufficio stampa e comunicazione. Da Luglio 2017 a Dicembre 2023 si occupa dello sviluppo della comunicazione e di progetti di visibilità a favore di Settore Giovanile e Femminile della società. Dal 2010, a conferma di una indiscussa poliedricità, ha iniziato un percorso come attore/figurazione speciale di film e cortometraggi: l'apice l'ha raggiunto con il cammeo (parte parlata) all'interno del pluripremiato film di Giorgio Diritti "Volevo Nascondermi" (con presenza nel trailer ufficiale) e partecipazioni in "Baciato dalla Fortuna", "La Certosa di Parma", "Fai bei sogni" (del regista Marco Bellocchio), "Il Treno dei bambini" di Cristina Comencini, "Postcard from Earth" del regista Darren Aronofsky, "Ferrari" del regista Michael Mann. Apparizioni anche nei cortometraggi nazionali "Tracce", "Variazioni", "L'Assassinio di Davide Menguzzi", "Pausa pranzo di lavoro"; tra i protagonisti (Ispettore Majo) della produzione locale della Mezzani Film "La Spétnèda", e poi nei successivi lavori "ColPo di Genio" e "Franciao".












































































