Dalla piramide al cerchio

Dalla piramide al cerchio

Guido Zaccarelli, è docente di informatica, giornalista, saggista, consulente aziendale e collaboratore redazionale di Gazzetta dell'Emilia. È laureato in Comunicazione e Marketing, ha conseguito un Master in Management per il coordinamento delle professioni sanitarie e frequentato la scuola di alta specializzazione per formatore e consulente d'impresa. È stato referente del Servizio Informativo dell'Azienda Sanitaria di Modena, presso il distretto di Mirandola e dal 2008 al 2018 docente a contratto di informatica presso l'Università di Modena Reggio.

Bibliografia: Informatica, insieme verso la conoscenza (2010) - La conoscenza condivisa, verso un nuovo modello organizzativo (2012) - Finestre di casa nostra (2013) - Dalla piramide al cerchio, la persona al centro della azienda (2016).
 
Bibliografia:
  1. Informatica, insieme verso la conoscenza (2010) -
  2. La conoscenza condivisa, verso un nuovo modello organizzativo (2012) -
  3. Finestre di casa nostra (2013) -  
  4. Dalla piramide al cerchio, la persona al centro della azienda (2016).

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«Il virus stenta a perdere la corona». La rapidità con la quale si muove in modo invisibile nell’aria per aggrapparsi all’uomo fino a distruggerne l’esistenza, sta modificando il sistema delle relazioni sociali e colpendo in modo trasversale tutte le connessioni strategiche, e operative, dell’economia mondiale, limitando la libertà e affossando le mani dell’uomo nel suo invenire quotidiano del fare.

di Guido Zaccarelli 28 marzo 2020 - Purtroppo, la potenza del virus non si esaurisce nel momento in cui si traduce in atto, ovvero di entrare nella cellula, riprodursi, e farla scomparire, «ma mantiene la sua potenza anche nel presente, «esibendo la stessa identità come propensione nel futuro». Quale è la finalità del virus? Il suo “essere” al tempo stesso “presenza” in un corpo vivente, la cellula, fino ad annullarne l’identità e raggiungere la scomparsa.

Ernesto de Martino, antropologo e filosofo italiano, ha definito la Presenza: «farsi prendere alla situazione. Significa trascendere il valore, staccarsi da essa valorizzandola ed emergere come presenza in virtù di tale valorizzazione, nella misura in cui ha luogo il trascendimento valorizzante». Il farsi presente è legato all’uomo e in quanto “essere”.
Lasciamo questa prospettiva al filosofo, per accogliere l’osservazione di uno qualunque, senza un proprio interesse, ma anche con un interesse responsabile, per assumere come riferimento il virus che si fa presenza, un presente che diventa atto, che si moltiplica in un luogo del presente ma che è già trasceso nel futuro, ancora tutto da determinare (o determinato).

Il virus si muove rapido stante la sua primordiale identità di attaccare l’uomo mettendo a dura prova il suo arsenale di armi da impiegare nella battaglia per vincere la guerra. L’agire non si cancella nella cellula vivente, ma rimane potenza nel determinarsi in altre cellule, dopo aver superato i limiti imposti dalla membrana cellulare. «Il presente si fa storia». I
Il passato rappresenta il mondo dell’archeologo che deve scavare per ripensare il presente in una diversa modalità d’azione per ridurre, e porre limiti, alla potenza dell’atto in quanto tale. Il “qui e ora” deve setacciare il tempo appena passato e analizzare il contesto mutuando tra loro «necessità e responsabilità, che sono i fili del reticolo da usare per distinguere ciò che si deve lasciare passare rispetto a quello che deve rimanere in superficie».

L’arma letale deve essere impugnata per mettere le une contro le altre, le singole azioni che l’umano è in grado di fare affiorare dalla conoscenza dello scibile umano, per sconfiggere il virus attraverso l’analisi comparativa dei mondi circostanti, «per dare scienza al nuovo, attraverso la partecipazione retta di tutti in un rapido invenire delle cose e delle circostanze».

Il compito dell’uomo è di tradurre come attore principale da un lato, e da osservatore dall’altro, le prospettive che di volta in volta appaiono, (o possono apparire) nell’atto che si sta compiendo, facendo esperire la storia in quanto tale, non come fonte archeologica lasciata a se stessa, «e museata» (non prendere in considerazione le esperienze altrui), ma come oggetto degno di essere continuamente scavato, per riportare in superficie quello che ancora non era stato dato, che non era stato opportunamente osservato, perché al momento pareva non degno d’interesse, ma che, trasceso dal passato, doveva ,e poteva, divenire come dato attuale, per la sua capacità di essere ancora potenza nel presente perché non ancora sommerso del tutto.

Lo scopo che ne deriva è l’utilità della storia per la vita, dove abituare le persone ad osservare, ma anche ad ascoltare, senza se e senza ma, ciò che gli altri hanno fatto per evitare di partire sempre da un punto zero, nella consapevolezza che la storia deve virare verso il bene comune.

La protezione del territorio avanza con le armi della tecnica e dell’agire che insieme «come gemelle», convolano nella non semplice, e automatica, relazione basata sulla reciprocità, che si fa atto della circostanza e, come tale, espressione autentica del bene comune che trascende verso il futuro come proprietà collettiva da mantenere e sviluppare per il bene dell’intera umanità.

Riferimenti bibliografici: prof. Giulio Traversa, Bellezza naturale, virtù umana. Per una prospettiva osservativa sulla contemporaneità. Apra, Master in consulenza filosofica e antropologia esistenziale.

 

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CURRICULUM - Guido Zaccarelli, è docente di informatica, giornalista, saggista, consulente aziendale e collaboratore redazionale di Gazzetta dell'Emilia. È laureato in Comunicazione e Marketing, ha conseguito un Master in Management per il coordinamento delle professioni sanitarie e frequentato la scuola di alta specializzazione per formatore e consulente d'impresa. È stato referente del Servizio Informativo dell'Azienda Sanitaria di Modena, presso il distretto di Mirandola e dal 2008 al 2018 docente a contratto di informatica presso l'Università di Modena Reggio.
Bibliografia: Informatica, insieme verso la conoscenza (2010) - La conoscenza condivisa, verso un nuovo modello organizzativo (2012) - Finestre di casa nostra (2013) - Dalla piramide al cerchio, la persona al centro della azienda (2016)

 

La libertà è la sorgente cristallina da cui discende la vita stessa dell’uomo che ha cavalcato le civiltà per approdare ai giorni nostri, trovandosi di fronte un limite al quale non era abituata: un virus invisibile che arriva da un paese lontano e, in poco tempo, contagia la terra mobilizzando l’intera umanità verso una cambio di rotta repentino delle proprie abitudini e comportanti, dai contorni ancora incerti.

di Guido Zaccarelli Mirandola 19 marzo 2020 - Le persone da sempre sono state proiettate nel loro fare quotidiano, verso il nuovo che avanza, nella smisurata situazione di perdere ogni istante del tempo presente, pensando che solo il futuro possa soddisfare il desiderio di esistenza, lasciando al qui e ora il solo fare di esserci. Il tempo è l’unità di misura che scandisce la vita terrena e consegna nella mani dell’uomo la consapevolezza che il tutto è in divenire e nulla è mai fermo, e come sostiene Eraclito «è sostanza dell’essere e soggetta alla trasformazione».

Ciò che fino a qualche giorno prima era possibile, ora è vietato. Siamo di fronte a un cambiamento storico, di portata eccezionale, e di fronte alle differenze geografiche nessuna etica, religione o politica è in grado di giustificare ciò che il mondo in questo momento sta attraversando, perché come diceva Pascal «i costumi e i valori cambiano con tre gradi di latitudine, al di là o al di qua dei Pirenei».
Le civiltà che ci hanno preceduto, come quella attuale, e quelle che verranno dopo di noi, sono caratterizzate in forma ciclica da un inizio, da un periodo di massimo splendore per concludersi e diventare il punto di riferimento per la nascita della civiltà successiva, ognuna riflessa nei propri atteggiamenti e nei propri valori.
Può darsi che il contesto attuale, segni il confine storico di questa civiltà perché da questa ne discenda un’altra, distesa verso un minor individualismo economico e maggiormente orientata al valore della Persona e del bene comune.

L’agorà è sempre stato il luogo del confronto e della dialettica, ben espressa nell’arte della interazione tra le persone alla ricerca continua della verità, quella riflessione sociale a cui Platone ambiva durante i dialoghi per raggiungere, attraverso la filosofia, l’idea, quale meta finale della conoscenza.
Tommaso d’Aquino, nelle 5 vie, affermava che il livello della conoscenza umana è tale solo quando si arriva alla scoperta delle sue cause prossime e indica nel divenire, nella casualità, nel partire dal possibile e dal necessario, dai gradi di perfezione e dall’ordine inverso, le circostanze che danno origine all’autonomia della natura: «l’uomo come la natura è stata creata per essere autonoma».
Il luogo, il tempo e la dialettica sono i capisaldi per approdare all’altro, come meta finale della conoscenza che avviene attraverso l’interazione dialogica. Il vuoto e la mancanza sono gli occhi con i quali gli uomini intravedono gli sguardi altrui dietro la maschera che ogni giorno indossano quando escono al mattino di casa e salgono sul palcoscenico della vita quotidiana, per affrontare il mondo (il pubblico) sapendo di essere continuamente oggetto della soggettivazione del giudizio altrui. Come affrontare le luci della ribalta?.

Ervin Goffaman ha offerto al mondo il proprio sguardo, riportando in chiave drammaturgica la vita dell’uomo e affermando che: «l’uomo recita il personaggio del momento, indossando una maschera per interpretare ora il ruolo da protagonista o come personaggio di sfondo della scena in atto. Il problema nasce quando, travolto dall’abitudine, la trattiene anche quando è solo e in stretta relazione con se stesso».
La giornate sono sempre scandite all’insegna di una sana quotidianità e il tempo è ciclicamente vissuto tra il lavoro, la casa e il divertimento all’interno della propria comunità.
Il vuoto e la mancanza sono sotto gli occhi di tutti. L’uomo li impiega per osservare la realtà e l’ambiente circostante e per essere visto e riconosciuto nelle infinite dimensioni con le quali si presenta agli altri mondi, talvolta sconosciuti. Ed è in questo gioco di riflessi e di sguardi reciproci, che il vuoto e la mancanza diventano i punti di riferimento sui quali la solitudine edifica la sua presenza negli individui, che agisce favorendo il dialogo tra uomo e macchina e non tra uomo e uomo.

Le persone si ritrovano in luoghi pubblici, utilizzano mezzi pubblici, percorrono le strade delle città immersi nella tecnologia con lo sguardo perennemente riflesso nello schermo del proprio telefono. Tutt’introno il vuoto e la mancanza di adesione sociale. La presenza dell’altro è per dare senso al vuoto, per giustificare a se stessi che non si è soli ma in compagnia della solitudine.
Il senso di vuoto che si è creato negli individui, in relazione alla mancanza di libertà invocata dalle circostanze, ha reso evidente come la tecnologia offra all’uomo la possibilità di mantenere vivo il sistema delle relazioni andando a riempire il vuoto prodotto dalla solitudine della vita domestica. Ma questo non è sufficiente e come afferma la teoria dei gas di Boyle-Mariotte «se l’uomo riesce a comprimere la metà di un gas la pressione che si esercita sul contenitore aumenta del doppio».

Questo a dire che, il perdurare del divieto sulla mancata disponibilità dell’uomo a gioire del senso di libertà, avrà effetti sullo Spirito umano, dal greco pneuma, soffio, che si sentirà compresso come un gas e incapace di riempire la mancanza di vuoto che si è creata tutto intorno.

Qui nasce forte il paradosso, da un lato le persone desiderano vivere continuamente immersi nella comunità reale ma costantemente assorti a dialogare con la tecnologia e isolati dalla realtà circostante. Dall’altro, quando la comunità reale viene a mancare, a seguito di una privazione della libertà, ecco nascere forte il desiderio dell’incontro reale, per colmare il vuoto apparso all’improvviso e senza un perché.
La tecnologia diventa lo strumento per eccellenza che consente di mantenere il filo conduttore con la comunità reale nella speranza che il tempo dedicato ai dialoghi renda consapevole l’uomo che, una volta terminata la pandemia, sia vivido in tutti il desiderio di incrociare gli sguardi e i sorrisi delle persone con le quali si condivide il proprio tempo.

Era necessario incontrare il CoVid-19 per riportare gli uomini a condividere i valori dello stare insieme e del vivere le giornate immerse al tempo presente?

Nasce l’esigenza di una presa cosciente dell’uomo posto in relazione al mutamento dei paradigmi invocati dal momento attuale, che diventano essenziali per riportare la sua idea di centralità all’interno di un nuovo mondo, dove comprendere il valore dell’altro posto in relazione con se stesso.

 

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CURRICULUM - Guido Zaccarelli, è docente di informatica, giornalista, saggista, consulente aziendale e collaboratore redazionale di Gazzetta dell'Emilia. È laureato in Comunicazione e Marketing, ha conseguito un Master in Management per il coordinamento delle professioni sanitarie e frequentato la scuola di alta specializzazione per formatore e consulente d'impresa. È stato referente del Servizio Informativo dell'Azienda Sanitaria di Modena, presso il distretto di Mirandola e dal 2008 al 2018 docente a contratto di informatica presso l'Università di Modena Reggio.
Bibliografia: Informatica, insieme verso la conoscenza (2010) - La conoscenza condivisa, verso un nuovo modello organizzativo (2012) - Finestre di casa nostra (2013) - Dalla piramide al cerchio, la persona al centro della azienda (2016)

 

di Guido Zaccarelli Mirandola 13 marzo 2020 - La libertà è una condizione essenziale di vita che necessita di luce e di energia per continuare a vibrare nell’anima degli uomini. La scrittura è la manifestazione più autentica per gioire del senso di libertà che la natura umana ha assegnato all’uomo, per esprimere, con un tratto grafico, i suoi pensieri, i suoi sentimenti e le sue riflessioni nel pieno rispetto della propria identità e di quella altrui.

Le civiltà che ci hanno preceduto, hanno dato ampio rilievo alla scrittura grazie alle quale abbiamo avuto la possibilità di tracciare un filo logico dove legare il passato al nostro presente per proiettarlo nel futuro. La dimensione umana pertanto è centrale in questa analisi per la capacità di aver superato i tratti dell’oralità e approdato alla scrittura con la quale tenere traccia della presenza dell’uomo sulla terra. In questo ambito, la filosofia ha aiutato l’uomo a dipanare la maglia della sua identità per raggiungere, in ogni istante del tempo, l’essenza del suo essere, aprendo ogni giorno l’alba di una nuova epoca.

Nel farsi strada fino ai giorni nostri l’uomo si è certamente domandato il fine della sua presenza sulla terra e il suo ruolo centrale nel mondo, preferendo celebrarsi piuttosto che indagare su se stesso perché troppo sicuro di sé e meno delle sue fragilità che il tempo, come quello che stiamo vivendo con il Coronavirus, mostra in tutta la sua ampiezza e orizzonte concettuale.

Le strade che la scrittura ha preso nel tempo sono state differenti e tutte in relazione ai contesti che man mano si presentavamo agli occhi dell’umanità che disseminava saperi, spesso autoreferenziali, senza la dovuta complicità scientifica, lasciando dietro di sé ciottoli dalle facce taglienti rivolti a coloro che seguivano per farli desistere dai loro intenti.

La certezza vuole che le alterne vicende siano rimaste impresse nella memoria di chi le ha vissute e di chi è riuscito a tramandarle sulla carta, al contrario di Socrate di cui abbiamo pochi riscontri rispetto a tantissimi filosofi e scrittori che hanno lasciato traccia di sé e oggi ne esploriamo i contenuti.

L’avvento delle scienze tecnologiche, avvenute con i primi del ‘900, hanno promosso un cambiamento importante nel sistema delle relazioni sociali e soprattutto l’innesto di nuovi paradigmi, e modelli di scrittura innovativi, rispetto ai precedenti comunemente impiegati dall’uomo per parlare di sé come essere centrale nel mondo e del mondo in quanto tale.

Per Helmut Plessner, che possiamo considerare il padre della antropologia filosofica: «l’uomo realizza la propria natura passando attraverso l’artificio della cultura e delle tecnica e, grazie a quest’ultima, cerca di colmare il divario che lo separa dall’assoluto».

Secondo il filosofo tedesco Martin Heidegger, uno dei filosofi più influenti dell’età contemporanea: «la potenza della tecnica è dappertutto, e ora dopo ora, in una forma qualsiasi di impiego incalza, trascina, avvince l’uomo di oggi. Questa potenza è cresciuta a dismisura e oltrepassa di gran lunga la nostra volontà, la nostra capacità di decisione[…]. Ormai dipendiamo in tutto dai prodotti della tecnica. Essi ci hanno forgiati a nostra insaputa, e così saldamente, che ne siamo ormai schiavi».
Innanzi a questi scenari trattati nel libro l’Abbandono, scritto da Heidegger nel 1959, ben 11 anni prima dell’avvento di Internet la cui nascita risale all’inizio degli anni ’70, il filosofo aveva anticipato un orizzonte nel quale l’uomo sarebbe calato avendone compreso il suo bisogno di trascendere a se stesso, oltre i suoi confini, impiegando proprio la tecnologia perché degna di superare la sua condizione di fragilità.
In questo contesto, che molto lentamente stava prendendo piede, ecco che la tecnologia stava assumendo una dimensione differente dai contesti nei quali aveva mosso i primi passi, diventando un movimento di frontiera al quale aderire per assumere quell’identità troppo spesso non riconosciuta dagli altri ma in primis da se stessi.

Da questa manifesta condizione, e di alterne altre situazioni, che lo collocano ora verso la ragione e ora verso lo spirito, condizionandone lo stato d’animo, l’uomo deve trovare una via di fuga da una realtà che non lo riconosce per cercare di dare una risposta alla sua fragilità e alle sue insicurezze, da troppo tempo inevase dal proprio destino.
Il filosofo e antropologo tedesco Arnold Gehlen, nel libro Prospettive antropologiche uscito nel 1967, riporta che: «egli è chiamato all’azione, alla modificazione intelligente di qualsivoglia condizione naturale incontrata».

Grazie all’influsso e alla presenza di questa nuova tecnologia, inizia a dare prova di sé scrivendo in un luogo digitale, spesso anche in modo pulsionale, ciò che la mente, il cuore e le emozioni manifestano in quel momento, in forma libera e senza veli, proprio come davanti ad un foglio di carta bianca.

Il Web, a differenza della carta stampata che può subire l’onta della distruzione, tiene traccia indelebile di ogni informazione ricordandosi in ogni momento di chi sei e a posteriori, chi eri, in modo perenne.
L’uomo, la sua natura, il suo posto nel mondo, ci riporta ad un passaggio importante, quello di un uomo che è in grado di «reinterpretare la sua natura e perciò assumere un atteggiamento attivo e tale da prendere posizione rispetto a se stesso e rispetto agli altri…».

La natura di questi comportamenti, e atteggiamenti, considerandosi ancora al centro del mondo lo ha portato a superare l’orizzonte nel quale aveva definito il limite della sua esistenza, come essere finito, trascendendo verso un mondo di cui non conosceva, e non conosce tutt’ora, i confini, un mondo nel quale l’uomo cerca un nuovo sviluppo identitario, un autopiesi rigenerante.
In questo mondo digitale, dissemina qua e là parole e pensieri di cui vantarsi, spesso lontani dalla verità, solo per vedere riportata a galla l’essenza di una esistenza che ha bisogno di luce per vivere il riflesso autentico dell’umanità. Cerchi di relazioni che si creano, che si allargano e restringono a macchia d’olio fino a superare il punto di non ritorno, quel confine sperduto dell’oltre digitale che diventa senza controllo e incapace di governare percorsi a ritroso verso la purezza. Una dimensione che vede l’uomo nella presunzione di controllare il mondo, i processi e le azioni, dai quali trarre giovamento per dire al mondo: ci sono anch’io, che appare disorientato e in possesso di una conoscenza parcellizzata.

Le fake news sono la maschera che l’uomo utilizza quando si presenta sul palcoscenico del web. Utilizza le informazioni come campo minato per esprimere il proprio potere e alimentare e condizionare l’agire umano nella direzione opposta rispetto ai valori etici e morali che avvolgono la dimensione umana.
Per questo è necessario aprire un dibattito sociale sulla dimensione della deriva della informazione digitale come linea di demarcazione da abbattere per dare inizio ad una nuova frontiera dalla quale recuperare il senso di libertà e di purezza che anche il mondo del web sta invocando.

L’uomo ha bisogno di affermare una identità illusoria, di potenza, di abilità per rendersi attraente agli occhi degli altri: di essere ammirato e di ricevere attenzione. L’illusione è riferita agli altri che vedono ciò che non è per la dissonanza cognitiva messa in atto dai comportamenti. E’ un attore che interpreta un personaggio che di volta in volta cambia in base al contesto che appare al momento e continuamente soggetto a continui mutamenti.

Il coronavirus sta condizionando l’agire sociale scompaginando la quotidiana azione dell’uomo verso una forte contrazione della libertà. Le fake news sono informazioni subdole, il coronavirus è subdolo.
Mai come in questo momento la scienza, che l’uomo ha impiegato come leva verso la trascendenza, deve essere impiegata per ridare gioia e offrire un nuovo senso di libertà e di purezza all’uomo che lo conduca alla catarsi digitale per riportare l’uomo a vivere in una nuova epoca, la nuova frontiera del web, immerso in luoghi rassicuranti nello Spirito, nella ragione avvolto dall’etica della sazietà.

Tutto questo per evitare di svegliarsi al mattino e trovare il web invaso da un virus letale come il coronavirus. Sarà il momento dove gli uomini non dovranno recriminare nulla al prossimo ma solo a se stessi.

Rif.bibliografici: prof. Claudio Bonito, Postumanesimo, una questione antropologica

 

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Bibliografia: Informatica, insieme verso la conoscenza (2010) - La conoscenza condivisa, verso un nuovo modello organizzativo (2012) - Finestre di casa nostra (2013) - Dalla piramide al cerchio, la persona al centro della azienda (2016)

 

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