La cittadina fiorentina era stata arrestata nel 2020 per non aver indossato la mascherina mentre portava a passeggio il proprio cane. Un’azione repressiva che ha assunto contorni surreali e ha messo in luce la violenza e la cattiveria con cui furono applicati i DPCM durante la fase più drammatica della pandemia Covid-19.
Quella che avrebbe dovuto essere una semplice sanzione amministrativa si è trasformata in un’operazione di forza sconcertante. Ben 15 agenti della Polizia Municipale di Firenze piombarono sulla Arcidiacono, la ammanettarono e la portarono via tra le proteste dei cittadini che riprendevano la scena con i loro smartphone. Il video della brutale operazione fece rapidamente il giro dei social, sollevando indignazione e sconcerto.
A distanza di quattro anni, il Tribunale di Firenze ha assolto con formula piena la Signora Arcidiacono, smascherando un sistema repressivo che, più che garantire la sicurezza sanitaria, sembrava teso a schiacciare il dissenso e a far rispettare ordini spesso assurdi con un’autorità sproporzionata.
Come ha dichiarato il suo difensore, il Prof. Avv. Edoardo Polacco a QuotidianoWeb: “L’intero processo ha assunto connotati fortemente politici. Gli agenti coinvolti nell’operazione non solo non hanno mai chiesto scusa per l’accaduto, ma si sono addirittura costituiti parte civile, chiedendo un risarcimento alla stessa Arcidiacono, vittima dell’abuso. Un ribaltamento della realtà che dimostra quanto in quel periodo fosse più importante soffocare ogni forma di dissenso piuttosto che tutelare i diritti fondamentali dei cittadini. Ma l’aspetto più inquietante è stato l’accanimento della Procura di Firenze, che ha indagato e rinviato a giudizio ben 87 cittadini colpevoli di aver documentato l’accaduto e aver protestato sui social. Un tentativo evidente di intimidire chiunque osasse mettere in discussione la narrazione ufficiale della pandemia e le modalità con cui le autorità la gestivano”.

Il Prof. Polacco ha poi condiviso con noi un episodio emblematico: “Durante il processo è emerso un ulteriore dettaglio inquietante: mentre la Signora Arcidiacono cercava di contattare il proprio avvocato, il suo telefono le venne strappato di mano dagli agenti, impedendole così di esercitare un suo diritto fondamentale. Un atto che ha ricordato più le dinamiche di uno Stato di polizia che quelle di un paese democratico. A quattro anni di distanza, la giustizia ha finalmente fatto il suo corso, ma il prezzo pagato è stato altissimo”.
Quella della Signora Arcidiacono non è solo la storia di una donna ingiustamente perseguitata, ma il simbolo di un periodo buio della nostra storia recente, in cui la paura è stata usata come arma di controllo e il diritto ha ceduto il passo alla repressione.
Ora, con l’assoluzione della Arcidiacono, si apre una riflessione necessaria: chi pagherà per gli abusi commessi in nome dell’emergenza? Chi risponderà delle vite distrutte e delle libertà violate? Domande che ancora attendono una risposta, mentre il Paese cerca di lasciarsi alle spalle l’ombra lunga della "pandemenza".
Foto copertina: credits www.okfirenze.com

