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Il ROI è un indicatore di bilancio importante che mette in evidenza quanto rende il capitale investito da un imprenditore, o azionista, in un azienda. Lo aiuta a valutare la scelta da compiere innanzi alla decisione.

Di Guido Zaccarelli Mirandola 8 febbraio 2019 - Non è interesse di questo articolo entrare nei dettagli dell'indicatore, né di prenderne in considerazione altri, ma essere un luogo d'incontro dove fare convergere riflessioni, e fare nascere suggerimenti e proposte, che possano aiutare le persone a rivedere i meccanismi che animano il «welfare culturale, sociale ed economico» della nostra nazione. Prima che la globalizzazione facesse il suo ingresso sul palcoscenico dell'economia del terzo millennio, abbracciando i mercati dell'intero continente, la formazione scolastica italiana riusciva a formare studenti con conoscenze e competenze altamente specializzate, che incontravano immediatamente il favore del mondo del lavoro e la possibilità di essere inseriti in breve tempo in contesti aziendali fiorenti.

La globalizzazione ha mutato gli scenari cambiando le previsioni degli analisti sulle previsioni future e spingendo la scuola ad adottare modelli didattici più aderenti ai nuovi modelli di business, superando i contenuti di molte materie considerate fino a qualche tempo prima pietre miliari intoccabili. Cosa è successo?

Che la crisi innestata al termine degli anni 2000 ha indotto le imprese a chiudere, se legati a modelli organizzativi e produttivi ancorati al motto: «abbiamo sempre fatto così», oppure a modificare le linee di produzione e i modelli di business per competere all'esterno dei propri distretti produttivi nazionali. L'economia ha ripreso a correre veloce sul binario dell'innovazione e la formazione scolastica ha continuato per molto tempo a formare gli studenti con i modelli didattici predenti l'arrivo della crisi, senza avvertire l'opportunità del momento. Il mondo ha iniziato a girare in modo sempre più veloce grazie alla presenza della tecnologia 4.0 che ha ulteriormente accelerato l'inserimento in azienda di modelli organizzativi completamente innovativi.

La scuola ha iniziato a implementare la nascita di nuovi modelli didattici. È nata una nuova consapevolezza che ha coinvolto tutto il corpo decenti nel mettere a frutto le conoscenze e competenze per formare i giovani al futuro globale. Il mondo economico nazionale mostra ancora segni di sofferenza dovuti al vento della globalizzazione e alla mancanza di una serenità e sicurezza imprenditoriale che non aiutano ad assorbire gli studenti che lasciano la scuola per entrare a fare parte del mondo produttivo. La tecnologia ha ridotto drasticamente la presenza di lavoratori che devono approdare ad assumere competenze specifiche in ambiti costantemente soggetti a trasformazioni.

«Il gap che si è creato, ovvero il surplus della forza lavoro giovanile, viene colmato mettendosi in viaggio oltre i confini nazionali con il solo biglietto di andata alla ricerca di un luogo di lavoro disposto a valorizzare l'identità personale e professionale dei giovani».

Terre lontane ma prossime agli ideali e alle passioni che governano le persone nel loro fare quotidiano. La parte restante spesso subisce il momento e si adegua alle circostanze soffrendo l'impossibilità di godere di una dimensione lavorativa appagante. La situazione è molto delicata.

Il ROI, abbiamo detto, essere un indicatore di bilancio. Poniamoci a questo punto una domanda: «quanto costa alla nazione investire nel «welfare culturale, sociale ed economico» della popolazione giovanile, se al termine del percorso scolastico si reca all'estero con il solo biglietto di andata, incontrando stati o nazioni che non hanno investito una sola moneta nella loro istruzione, formazione ed educazione?»

La risposta è in mano ad ogni singolo lettore che potrà fare propria la riflessione in base alla singole esperienze e prospettive socio culturali. Corre l'obbligo avviare un'azione sociale ed economica che veda negli investimenti rivolti al mondo dell'impresa, delle infrastrutture e della cultura, la possibilità di generare nuovi fronti occupazionali in grado di assorbire le conoscenze e le competenze generate dalla didattica nazionale, per creare un modello circolare che si autoalimenta grazie alla spinta propulsiva dei giovani che mettono a frutto i doni ricevuti dalla formazione nella propria nazione. Tutto questo al fine di contrastare la fuga delle persone all'estero: « Adesso partono anche famiglie e over 60. I dati dei connazionali residenti negli altri Paesi: 140 mila nuovi iscritti nel 2018, sono sempre di più i giovani laureati. Fonte: La Stampa - Francesca Sforza - 07 Febbraio 2019».

Solo in questo modo saremo in grado di generare un nuova condizione di benessere sociale e personale sostenuto dalla fiducia dei giovani verso la nazione e della nazione che si affida ai giovani per crescere nel bene comune.

GUIDO ZACCARELLI

Bibliografia: Informatica, insieme verso la conoscenza (2010) - La conoscenza condivisa, verso un nuovo modello organizzativo (2012) - Finestre di casa nostra (2013) - Dalla piramide al cerchio, la persona al centro della azienda (2016)
CURRICULUM
Guido Zaccarelli, è docente di informatica, consulente aziendale, saggista e collaboratore redazionale con Gazzetta dell'Emilia. È laureato in Comunicazione e Marketing, ha conseguito un Master in Management per il coordinamento delle professioni sanitarie e frequentato la scuola di alta specializzazione per formatore e consulente d'impresa. È stato referente del Servizio Informativo dell'Azienda Sanitaria di Modena, presso il distretto di Mirandola e dal 2008 al 2018 docente a contratto di informatica presso l'Università di Modena Reggio.

Pubblicato in Economia Emilia
Giovedì, 07 Febbraio 2019 17:47

Come si diventa marketing manager?

Parlare di marketing manager vuol dire fare riferimento a una serie di figure professionali che, pur essendo accomunate dal marketing, hanno specializzazioni e mansioni differenti: dal web marketing manager al brand manager, passando per il product manager, a mutare non sono solo i compiti svolti, ma anche le competenze richieste. Nel caso di un product manager, per esempio, la responsabilità è quella di coordinare e di programmare le attività che devono garantire il successo di un certo prodotto. Il manager è chiamato, dunque, a definire gli obiettivi dal punto di vista commerciale per ciò che riguarda le quote di mercato, il fatturato e le vendite; in base a tali obiettivi, devono essere pianificate delle strategie di marketing ad hoc che consentano di attuarli. Questo vuol dire, tra l'altro, individuare i mezzi di comunicazione da sfruttare per le campagne promozionali, ma anche decidere il prezzo da proporre e scegliere la confezione migliore.

Il brand manager e il web marketing manager

Un'altra figura di rilievo nell'ambito del marketing management è quella del brand manager, che è coinvolto nella promozione di una linea di articoli o di servizi a partire dalla loro ideazione, tenendo conto anche della loro presentazione. Il brand manager può essere considerato come il soggetto a cui compete la messa a punto della strategia globale del marchio, e per questo motivo egli di solito è a capo di un gruppo di product manager. Un'altra delle sue mansioni consiste nel verificare che le tattiche scelte dall'impresa siano in linea con la formazione della cosiddetta brand image.

Passando al web marketing manager, il coordinamento delle risorse digitali è il compito principale di tale professionista, dal quale dipendono molte delle azioni che conducono alle vendite. Landing page, siti web e motori di ricerca sono solo alcuni degli ambiti in cui sono impegnati i web marketing manager, sempre più importanti in una società altamente digitalizzata come quella attuale, in cui non si può fare a meno di lavorare online. Grazie agli strumenti di web analytics, alle tattiche Seo e alle strategie Sem, possono essere ottenuti i risultati desiderati, comunque suscettibili di variazioni nel caso in cui le strategie scelte debbano essere corrette. 

Il ruolo degli account manager

La promozione di un servizio o di un prodotto dipende anche dal modus operandi degli account manager, che sono chiamati a individuare le strategie di vendite e a definire la loro evoluzione. Non si tratta di semplici agenti commerciali, ma di figure che devono sviluppare accordi commerciali in virtù delle importanti responsabilità gestionali che sono state loro attribuite. Anche la creazione di pacchetti pensati per i clienti e la gestione dei budget rientrano nel novero delle funzioni di un account manager, che proprio per questo motivo deve dimostrarsi eclettico e versatile.

La formazione

Le competenze economiche sono indispensabili per un marketing manager, ed è per questo che è consigliabile una laurea in scienze economiche, magari supportata da un marketing management di BBS. In alternativa, può essere utile una laurea in scienze della comunicazione: molto dipende dal tipo di percorso lavorativo che si ha intenzione di intraprendere.

Perché c'è bisogno di un master?

Nel contesto del percorso di formazione di un aspirante marketing manager il master ha un ruolo essenziale, soprattutto in considerazione del fatto che la maggior parte dei corsi universitari esclude la trattazione di temi come il search engine marketing o la search engine optimization, che oggi sono indispensabili per chi affronta il marketing sul web. Gli strumenti a disposizione delle aziende per promuoversi sono in costante evoluzione, ed è bene non lasciarsi sorprendere dai cambiamenti delle tecnologie.

Pubblicato in Lavoro Emilia

Dalla Piramide al cerchio inizia il suo cammino ispirandosi al cosmo, all'origine delle cose, dove tutto è ordine, frutto di una esplosione generatrice di vita, perché «la vita è gioia di vivere».

Di Guido Zaccarelli Mirandola 1 febbraio 2019 - Le persone avvertono da tempo il desiderio di cambiamento del loro stile di vita lavorativo, sempre più esposto ai ritmi frenetici del lavoro che viaggia alla velocità della luce.

Il Cosmo respira comportandosi come un polmone, inspira ed espira, si comprime e si dilata, offrendo la vita agli uomini che vivono sulla terra. Il respiro è l'abitudine che tiene in vita le persone, così come il gesto del «dono della conoscenza» è il respiro che tiene in vita le aziende. Per Platone, l'universo è sferico perché «la sfera è la figura geometrica per eccellenza»; mentre pulsa ruota su se stesso mostrandosi all'occhio dell'uomo luminoso al centro: «la luce della vita».

Per raggiungere l'idea del cosmo occorre inventarsi una strategia che consenta di prendere il modello piramidale e immaginarlo circolare togliendo, come affermava Michelangelo: «il marmo in eccesso». Per farlo è necessario ricorrere inizialmente al concetto, all'idea, che porti l'uomo a dare inizio alla fase di trasformazione, alla nascita di un nuova esplosione violenta che rompa gli schemi ancestrali sui quali sono stati costruiti i modelli organizzativi delle imprese. Superare la frase: «abbiamo sempre fatto così».

Lo scopo è portare l'uomo in una nuova dimensione prospettica che lo guidi a disegnare un cerchio sul foglio di carta per osservare la realtà da una posizione differente rispetto al modello piramidale che vive ogni giorno quando entra in contatto con il mondo del lavoro. Le persone disposte in forma circolare avranno la possibilità di osservare la luce dell'azienda da prospettive differenti e l'azienda, con un semplice movimento, avviare rapidamente qualsiasi tipo di relazione paritetica con i lavoratori, in modo diretto o rivolte all'insieme. Per fare questo è necessario fare ruotare su se stessa la piramide imprimendo sempre maggiore energia fino a quando l'immagine che ne deriva è un cerchio che vede la luce nel suo centro: la Persona.

L'immagine allegata mostra uno schema piramidale e uno circolare dove sono stati disposti in cerchio i lavoratori. Nella figura a forma di piramide alcune persone rientrano nello schema mentre altre rimangono esterne al sistema. Non solo, la gerarchia non consente di vedere verso l'alto ma solo in linea orizzontale e verso il basso: l'alto, un miraggio. Relazioni che scompaiono a vantaggio del rapporto gerarchico. Le persone disposte in forma circolare appartengono ad un nuovo cosmo che respira offrendo ai lavoratori la possibilità di ricevere tutti la stessa luce e di relazionarsi con gli altri, e con l'azienda, in forma paritetica. Le persone che prima erano all'esterno del modello piramidale, spesso inascoltate e valorizzate, rientrano a pieno titolo nel modello organizzativo circolare, contribuendo al successo dell'impresa. Si evita il ricorso alla esternalizzazione, coincidente con l'aumento dei costi tangibili, e intangibili, e la contrazione della identità aziendale, cuore pulsante di ogni tipo di organizzazione.

Ogni persona è in grado di definire il suo spazio cosmico consapevole di essere un micro cosmo che ruota, e respira, in forma circolare nell'universo dell'impresa. Pensiamo allo sport, e nello specifico, ai giocatori quando si uniscono prima della partita, o al termine, per condividere in cerchio i risultati, le strategie e gli obiettivi comuni. Sono tutti comportamenti che aiutano a creare la logica del gruppo e alimentare il significato dell'appartenenza verso la visione comune. Il cerchio è simbolo della regolarità assoluta, è il cuore nevralgico e pulsante dove transitano e si costruiscono le relazioni sociali. Esso si muove come la sfera di Maurits Cornelis Escher dove sulla superficie lucida si riflette tutto l'ambiente circostante, e come si vede nell'immagine, le persone sorridono.

Un modo per riportare il mondo infinito, in un punto finito, da cui far nascere un nuovo infinito che pulsa di una nuova energia: «la Persona al centro». L'organizzazione del futuro, se vuole rimanere in vita, deve vivere gli stessi attimi che hanno coinciso con l'origine della vita solare, per costruire un modello cosmico a immagine della persona. «Rivolgo ogni giorno lo sguardo al cielo, mentre navigo in mare aperto alla ricerca della felicità».

Riferimenti bibliografici:
Guido Zaccarelli, La Conoscenza Condivisa, verso un nuovo modello di organizzazione aziendale e Dalla Piramide al Cerchio, la persona al centro dell'azienda, Franco Angeli Editore

GUIDO ZACCARELLI

Bibliografia: Informatica, insieme verso la conoscenza (2010) - La conoscenza condivisa, verso un nuovo modello organizzativo (2012) - Finestre di casa nostra (2013) - Dalla piramide al cerchio, la persona al centro della azienda (2016)
CURRICULUM
Guido Zaccarelli, è docente di informatica, consulente aziendale, saggista e collaboratore redazionale con Gazzetta dell'Emilia. È laureato in Comunicazione e Marketing, ha conseguito un Master in Management per il coordinamento delle professioni sanitarie e frequentato la scuola di alta specializzazione per formatore e consulente d'impresa. È stato referente del Servizio Informativo dell'Azienda Sanitaria di Modena, presso il distretto di Mirandola e dal 2008 al 2018 docente a contratto di informatica presso l'Università di Modena Reggio.

Pubblicato in Economia Emilia

Il futuro?: «dal welfare aziendale» al «welfare culturale» della Conoscenza Condivisa, un sogno da realizzare per l'imprenditore che pone la Persona al centro della sua azienda.
Seneca: «non esiste vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare». Con questa celebre frase Seneca riporta il lettore ad affrontare il coraggio, la paura nel futuro e nella capacità di osservare la realtà da una prospettiva diversa rispetto a quella che ha caratterizzato il solco della vita di ogni persona. Gli obiettivi sono dei punti, che ogni giorno la persona riporta uno di seguito all'altro, fino ad ottenere una linea unica che testimoni le cose fatte e indichi la strada per quelle da fare,con le quali raggiungere la meta.

Di Guido Zaccarelli Mirandola 25 gennaio 2019 - La strada non è sempre in discesa, spesso è irta e piena di ostacoli. La forza dell'uomo sta proprio nella capacità di superare in modo consapevole i propri limiti, senza mai andare oltre i livelli di guardia, che potrebbero vanificare gli sforzi compiuti, e le aspettative per il futuro.
«L'imprenditore nasce per fare impresa» e lo spirito che lo anima ogni giorno è di realizzare il proprio sogno, avendo cura dei propri collaboratori, dei clienti, dei fornitori e della società civile per raggiungere gli obiettivi. Il bilancio è il ritratto del comportamento dell'azienda; fornisce la base d'appoggio per definire la strategia aziendale in relazione agli indicatori di crescita, o di decrescita, delle aree interne ed esterne all'impresa. Il ROI è un indicatore importante per saggiare il ritorno dell'investimento, che indica quanto rende, ad esempio, un euro investito in un determinato ambito o settore. In questo caso, il ROI, è un dato quantitativo che valorizza le azioni e i comportamenti dell'imprenditore agevolandolo nell'analisi di altri indicatori con i quali saggiare lo stato di salute dell'azienda. Il ROI qualitativo mette invece in crisi l'imprenditore perché manca di riferimenti tangibili sui quali veicolare le proprie certezze fondato sui numeri reali, che si toccano con mano. Il ROI qualitativo appartiene al capitale umano e alla formazione e ad altri ambiti lasciati a futura trattazione.

Cambiare il modello organizzativo, da piramidale a circolare, senza avere un ritorno certo che identifichi in modo puntuale il ROI qualitativo, lo fa desistere dall'investimento. «Abbiamo sempre fatto così, perché cambiare?», «la mia azienda sta ottenendo elevate marginalità, perché cambiare?», ancora «quando potrò ritornare del mio investimento?».

La formazione è una voce importante per l'azienda. «L'istruzione» consente di verificare in tempi definiti il livello e il grado di preparazione conseguito dalle persone, offrendo la possibilità di modellare il percorso di addestramento in relazione alle specifiche individuali. È una voce di costo che immediatamente porta all'imprenditore il ROI quantitativo dell'investimento. «La formazione» coinvolge le persone in un percorso culturale legato alla capacità di identificarsi con lo spirito e la comunità aziendali e di condividerne i valori.

«L'educazione» consente di fare emergere – estraendo dal di dentro – il valore della persona e tutto ciò che lo caratterizza nella sua identità e professionalità. La formazione e l'educazione rientrano nel ROI qualitativo dove è impossibile stabilire il valore dell'investimento. Queste considerazioni facilitano l'ingresso in una nuova dimensione del welfare, termine nato in Inghilterra, la cui etimologia ci porta al termine benessere. L'imprenditore percorre la strada del welfare aziendale offrendo al lavoratore i benefit che ritiene utili facendoli rientrare sotto il cappello del benessere della persona che accoglie positivamente per il valore conveniente che portano con sé. L'azione economica messa in atto considera la seguente espressione: un'azienda che premia i lavoratori migliora il proprio benessere.

Siamo proprio certi che questo avvenga, ovvero, che queste azioni contribuiscano a migliorare il benessere del lavoratore? Se questa condizione fosse vera, per quanto tempo può regge l'impegno?. Per crescere, e durare nel tempo, l'impresa deve fare seguire al «welfare aziendale» una vera e innovativa politica di »welfare culturale» senza la quale sarà difficile garantire nel tempo i fondamenti del welfare aziendale.

Le aziende che si muovono nella direzione dell'«Economia 5.0» devono necessariamente mettere in atto azioni che portano ad «elevare la cultura dell'impresa» coinvolgendo i lavoratori nel condividere la conoscenza e a collaborare per modificare la struttura relazionale, da piramidale a circolare. Non è sufficiente modificare l'orario di lavoro, fare corsi o erogare compensi annuali per affermare che le persone stanno bene con loro stesse, e in relazione con le altre, mantenendo inalterato la struttura organizzativa dell'azienda Serve molto di più, in quanto sono interventi di breve raggio che nel tempo necessitano di essere continuamente sottoposti a revisione per il crescere delle aspettative dei singoli e dell'intera comunità. Quello che alimenta la vita dell'azienda è la cultura coniata nel «welfare culturale della conoscenza condivisa» alla quale è possibile successivamente aggiungere i benefit inseriti nel welfare aziendale per completare il progetto «il benessere dei lavoratori». Il futuro è in questa frase di Lucio Anneo Seneca: «È l'animo che devi cambiare, non il cielo sotto cui vivi!»

Riferimenti bibliografici:
Guido Zaccarelli, La Conoscenza Condivisa, verso un nuovo modello di organizzazione aziendale e Dalla Piramide al Cerchio, la persona al centro dell'azienda, Franco Angeli Editore.
Sitografia: https://it.wikipedia.org 

GUIDO ZACCARELLI

Bibliografia: Informatica, insieme verso la conoscenza (2010) - La conoscenza condivisa, verso un nuovo modello organizzativo (2012) - Finestre di casa nostra (2013) - Dalla piramide al cerchio, la persona al centro della azienda (2016)
CURRICULUM
Guido Zaccarelli, è docente di informatica, consulente aziendale, saggista e collaboratore redazionale con Gazzetta dell'Emilia. È laureato in Comunicazione e Marketing, ha conseguito un Master in Management per il coordinamento delle professioni sanitarie e frequentato la scuola di alta specializzazione per formatore e consulente d'impresa. È stato referente del Servizio Informativo dell'Azienda Sanitaria di Modena, presso il distretto di Mirandola e dal 2008 al 2018 docente di informatica presso l'Università di Modena Reggio.

Pubblicato in Economia Emilia

Un primato importante e meritatissimo per la Ferrari, che si aggiudica il prestigioso titolo di brand più influente al mondo, dimostrando di avere non solo una altissima competitività, ma quel mix vincente, fatto di sapienza ed esperienza, che coniuga tradizione e innovazione, per reinventarsi e rinnovarsi, con investimenti sempre al passo con i tempi. Un marchio che rappresenta, promuove e porta alto il nome di Maranello, dei modenesi e degli emiliano-romagnoli nel mondo e le eccellenze di una imprenditoria sana, forte, produttiva, che da sempre si rimbocca le maniche e che ci rende, ogni giorno, orgogliosi di appartenere a questa terra.


Lo dichiara Anna Maria Bernini, presidente Gruppo FI al Senato

 

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Pubblicato in Economia Emilia
Domenica, 20 Gennaio 2019 07:05

Realtà aumentata e nuovi modelli formativi

La realtà aumentata nella scuola, nelle aziende e nella sanità del futuro, nuovi modelli formativi per i giovani, il lavoro e la cura del domani.

Di Guido Zaccarelli, Mirandola 20 gennaio 2019 - La realtà aumentata è entrata a fare parte della nostra quotidianità. Ogni giorno assume il ruolo incontrastato di attrice protagonista sul palcoscenico delle moderne, e future, tecnologie dell'informazione e della comunicazione.

L'attenzione è qui rivolta alla tecnologia adottata e agli ambiti applicativi da mettere in campo per uno sviluppo etico e culturale della nostra società. L'uomo osserva la realtà che lo circonda tramite la percezione che sintetizza i dati provenienti dai recettori somato – sensoriali, (che contengono gli stimoli provenienti dal mondo esterno), in strutture dotate di significato, per aiutarlo a codificare la realtà. La percezione ha lo scopo principale di rilevare le somiglianze, le differenze fra gli individui e gli oggetti che osserva e di semplificare la realtà attraverso il processo di categorizzazione.

La percezione è il luogo principale dove si forma l'identità del singolo individuo, il Sé. Aiuta a costruire la conoscenza che avviene impiegando gli schemi, le mappe mentali, che contengono tutte le informazioni su un particolare oggetto della conoscenza grazie alla quale è possibile verificare i legami (forti o deboli) con l'oggetto della realtà che si sta osservando. Favorisce l'inferenza, che educa l'uomo alla risoluzione dei problemi: risolvere problemi significa, riempire o togliere le parti mancanti, o eccedenti, per ottenere una struttura logica dotata di significato, che conduca alla soluzione del quesito. Come sostiene lo psicologo britannico di origine polacca, Henry Taifel, uno dei padri fondatori della "teoria dell'identità sociale", «gli individui registrano solo quello che per loro ha significato, ciò che si può collegare, in modo più o meno stretto, ad oggetti già conosciuti per esperienza diretta o indiretta. Gli oggetti possiedono delle caratteristiche che appaiono pressoché invariabili. Grazie alla stabilità dellʹambiente, e alla coerenza psicologica, lʹindividuo può fare previsioni e crearsi aspettative sugli oggetti, sulle persone, sugli avvenimenti sociali».

Grazie a questi assunti è possibile iniziare a pensare alla "realtà aumentata" come fattore di progresso di nuovi modelli didattici aderenti ai piani di sviluppo della società contemporanea.

La realtà aumentata consente di aggiungere una ulteriore dimensione informativa al patrimonio di conoscenza dell'uomo. Grazie alle moderne tecnologie dell'informazione e della comunicazione, la realtà viene comunemente osservata con l'occhio digitale di un telefono, di uno smartphone o di occhiali dedicati. Gli stimoli ricevuti vengono successivamente trasformati in informazioni digitali per ottenere, ad esempio, una immagine o la riproduzione di un suono.

Con l'introduzione della realtà aumentata, è possibile aumentare il patrimonio informativo a favore dell'individuo, aggiungendo notizie di vario genere, rispetto alla dotazione precedente. Osservando un quadro, è possibile avere istantaneamente a disposizione la vita del pittore, la tecnica impiegata, l'anno di produzione dell'opera ed altre importanti informazioni aggiuntive. La realtà aumentata potrebbe avere importanti implicazioni nella scuola attraverso l'adozione di piani di studio integrati volti a favorire l'apprendimento di specifiche e dedicate aree d'interesse personale, culturale, sociale ed economico. In alcuni casi specifici, ad esempio, l'impiego potrebbe essere esteso per recuperare gli studenti affetti da DSA, Disturbi dell'Apprendimento, comunemente causato da un problema sensoriale, legato alla percezione, al linguaggio o di natura cognitivo.

Un altro ambito potrebbe essere legato alla Discalculia, intesa come la difficoltà a leggere i numeri e ad interpretare la matematica. I Disturbi dello Spettro dell'Autismo potrebbero essere interessati all'uso e alla applicazione della realtà aumentata. Il problem solving è uno degli ambiti profittevoli al quale aggiungere il metodo "imparare facendo". Ultimo, ma non meno importante, l'uso della tecnologia nel progetto "alternanza scuola - lavoro", dove il personale dell'azienda può aiutare i giovani studenti in aula nella soluzione dei problemi e gli insegnati sostenere i giovani sul piano didattico, quando sono in azienda.

In presenza di forme di disagio o di determinate patologie che possono minare la serenità dello studente e l'accesso alla quotidiana vita formativa – educativa, l'uso delle realtà aumentata potrebbe essere visto come un valido supporto da impiegare per completare il percorso di conoscenza – competenza messa in atto dalla nuova progettazione formativa. In ambito lavorativo, la realtà aumentata, potrebbe essere impiegata per consolidare la formazione a distanza degli operatori adibiti all'uso di determinate tecnologie e massimizzarne l'uso; in casi specifici, risolvere problemi grazie alla tempestività dell'intervento. In ambito sanitario, potrebbe senz'altro rendersi utile nell'integrare la formazione professionale del personale a distanza sul campo, ad esempio, nella cura e nell'assistenza del malato allettato che necessita di cure particolari, nella emergenza – urgenza, nel caso un operatore debba rendere funzionante un apparecchio che mostra situazioni di mancata o parziale operatività, alle organizzazioni di volontariato... e ulteriori possibili scenari applicativi.

La realtà aumentata diventerebbe uno strumento prezioso in casi specifici per favorire la risoluzione di problemi insorti al momento per rendere efficace il sistema della gestione del rischio clinico associato al cambiamento del concetto di errore, al monitoraggio e perfezionamento delle tecniche e misure adottate per raggiungere gli obiettivi primari che sono la sicurezza del paziente e la qualità dell'assistenza. L'introduzione della tecnologia 4.0 ha creato forti disparità, e asimmetrie, tra il mondo del lavoro, delle organizzazioni in genere, e il mondo della scuola. Tutti, nessuno escluso, potrebbero trarre utili giovamenti dalla implementazione di questa tecnologia che desidera essere continuamente esplorata per raggiungere la pienezza del suo mandato. Lo scopo è formare ed educare le persone ad un utilizzo consapevole della realtà aumentata per estrarre tutta l'energia in possesso del singolo per il benessere dell'intera collettività.

Riferimenti bibliografici:
UNIMORE, Psicologia Sociale, primo modulo, prof. Nicoletta Cavazza
Guido Zaccarelli, La Conoscenza Condivisa, verso un nuovo modello di organizzazione aziendale e Dalla Piramide al Cerchio, la persona al centro dell'azienda, Franco Angeli Editore.
Sitografia: https://it.wikipedia.org 

GUIDO ZACCARELLI

Bibliografia: Informatica, insieme verso la conoscenza (2010) - La conoscenza condivisa, verso un nuovo modello organizzativo (2012) - Finestre di casa nostra (2013) - Dalla piramide al cerchio, la persona al centro della azienda (2016)
CURRICULUM
Guido Zaccarelli, è docente di informatica, consulente aziendale, saggista e collaboratore redazionale con Gazzetta dell'Emilia. È laureato in Comunicazione e Marketing, ha conseguito un Master in Management per il coordinamento delle professioni sanitarie e frequentato la scuola di alta specializzazione per formatore e consulente d'impresa. È stato referente del Servizio Informativo dell'Azienda Sanitaria di Modena, presso il distretto di Mirandola e dal 2008 al 2018 docente di informatica presso l'Università di Modena Reggio.

Pubblicato in Economia Emilia
Domenica, 13 Gennaio 2019 07:25

Il mondo chiede all'uomo di vincere l'entropia

Il mondo ci osserva da vicino e da lontano, a volte con un solo occhio, a volte con due. Nel mentre riflette sulle condizioni in cui versa l'uomo, nella speranza che i singoli proclami si trasformino in azioni concrete, atte a bloccare l'entropia, per dare una svolta al futuro, lontano dalle illusioni.

Di Guido Zaccarelli Mirandola 11 gennaio 2019 - L'entropia e l'illusione sono parole che vivono di vita propria, ma osservate con un occhio attento, mostrano una sottile prossimità, una comune vicinanza, dove una vive il riflesso dell'altra. L'entropia ci porta a vedere una trasformazione, ambientale, sociale, relazionale ed economica che avviene dal di dentro, spesso invisibile, i cui riflessi non sono immediatamente percepiti all'occhio umano, ma emergono incontrastati nel tempo, quando il fenomeno entra irrimediabilmente nel caos.

L'esempio più immediato ci viene proposto quando versiamo una modesta quantità di vino rosso in un bicchiere che contiene dell'acqua. Il vino si muove rapidamente verso il fondo, seguendo strade che cambiano rapidamente, fino a quando il colore rosso prevale rispetto alla condizione precedente, per raggiungere l'equilibrio. Il colore maschera l'andamento delle molecole che scontrandosi invisibili, le une con le altre, si comportano come le palline del biliardo, quando vengono colpite da una pallina esterna, che vuole modificare il loro stato d'equilibrio: il vino versato nell'acqua.

Nei casi specifici, è possibile tornare alle origini, riportando le palline nella loro condizione iniziale, oppure separare l'acqua dal vino? La risposta viene da sé. Il mago, è la persona che sul palcoscenico del teatro riesce a mostrare come l'acqua e il vino si possono unire e separare. Che lanciando una pallina in mezzo alle altre è possibile ritornare nelle condizioni iniziali. Illude il pubblico giocando con la realtà.

L'illusione nasce come dimensione ludica in cui l'uomo, o le circostanze, danno luogo alle scenografie del gioco, e del divertimento, per assumere nel tempo il ruolo dell'attore protagonista, dove l'abilità del gioco diventa realtà. Il mondo vede l'uomo immerso nell'illusione della realtà, che afferma voler cambiare, non avendo presente bene l'entropia, il caos nel quale è sprofondato, e al quale ogni giorno cerca di dare rimedio con interventi che già all'inizio sanno di sconfitta. Eppure è lì, ogni giorno, fermo in se stesso, sul palcoscenico della magia, nel fare credere al mondo l'esatto contrario.

L'entropia è un problema che l'uomo deve risolvere, evitando di illudere se stesso e il mondo che lo sta osservando, da vicino e da lontano. Socrate non ha lasciato scritti, se non per mano di Platone. Egli riteneva che i problemi degli uomini si potevano risolvere con il dialogo, fondato sul confronto ragionevole delle opinioni, per individuare soluzioni possibili nei singoli momenti e comuni contesti. Il suo pensiero era, ed è tutt'ora, rivolto all'uomo e alla sua responsabilità, nel risolvere i problemi che lui stesso ha creato, invitandolo ad evitare le lotte di classe e ogni azione che contrasti con il bene sociale. Ritornare alle origini? Impossibile. Occorre mostrare, senza illusioni, come si muovono le molecole tra di loro per dare al mondo la possibilità di sostenere l'uomo nel difficile compito di abbandonare l'individualismo economico, fonte dell'entropia, per dare un senso etico alla formazione dell'economia 5.0, dove evitare che la crescita economica, sia ancora una volta frutto del singolo e lo sviluppo sociale distante dal valore etico delle native comunità.

Riferimenti bibliografici: Guido Zaccarelli, La Conoscenza Condivisa, verso un nuovo modello di organizzazione aziendale e Dalla Piramide al Cerchio, la persona al centro dell'azienda, Franco Angeli Editore.
Sitografia: http://www.homolaicus.com/teorici/socrate/socrate.htm 

GUIDO ZACCARELLI

Bibliografia: Informatica, insieme verso la conoscenza (2010) - La conoscenza condivisa, verso un nuovo modello organizzativo (2012) - Finestre di casa nostra (2013) - Dalla piramide al cerchio, la persona al centro della azienda (2016)
CURRICULUM
Guido Zaccarelli, è docente di informatica, consulente aziendale, saggista e collaboratore redazionale con Gazzetta dell'Emilia. È laureato in Comunicazione e Marketing, ha conseguito un Master in Management per il coordinamento delle professioni sanitarie e frequentato la scuola di alta specializzazione per formatore e consulente d'impresa. È stato referente del Servizio Informativo dell'Azienda Sanitaria di Modena, presso il distretto di Mirandola e dal 2008 al 2018 docente di informatica presso l'Università di Modena Reggio.

Pubblicato in Economia Emilia
Domenica, 06 Gennaio 2019 08:48

Coraggio e paura

Si sente spesso affermare: «coraggio, non avere paura». Cos'è il coraggio e cos'è la paura? Il coraggio e la paura sembrano vivere in stretta simbiosi, uno accanto all'altro, mentre vivono le stesse situazioni, offrendo al contempo spunti differenti di riflessione e comportamenti.

Di Guido Zaccarelli Mirandola 2 gennaio 2019 - Coraggio è una parola composta, che inizia il proprio cammino etimologico dal cuore: «avere cuore». La paura è un forte turbamento dell'anima che incute timore spingendo l'uomo alla fuga da se stessi, dal mondo, intesa come il tutto, o una sua parte. «Senza coraggio, non si vince la paura». «Coraggio alzati, non avere paura».
«L'imprenditore ha coraggio da vendere, non ha paura di investire il proprio patrimonio nel futuro della propria azienda».

«Il prode Achille affrontava le battaglie con coraggio, assoluto disprezzo del pericolo e senza paura». «Il coraggio del campione, superare i propri limiti, vincere la paura della sconfitta».

Infinite sono le situazioni nelle quali il coraggio e la paura sono gli attori protagonisti del nostro vissuto e del vivere quotidiano. Le frasi idiomatiche con le quali le persone comunicano si vestono del momento, e delle circostanza, nelle quali vengono proferite. Il coraggio deriva dal cuore, che grazie ai suoi battiti, è in grado di dare energia alla vita. Il cuore ha coraggio, e che coraggio. Qualcuno potrebbe dire: «ha coraggio da vendere, e non teme la paura». Il cuore è un condottiere valoroso, come il prode Achille, l'eroe chiave dell'Iliade, noto per la sua ferocia nel combattere, ma anche per la sua capacità di esprimere sentimenti di profonda umanità. Il cuore è un combattente nato e lotta ogni giorno per la vita delle persone, esprimendo in ogni circostanza il lato umano della sua presenza e la forza di generare emozioni. Il battito è il metronomo che tiene in vita il cuore, per consentirgli di produrre l'energia energia, fisica, mentale e spirituale necessaria a compiere azioni e immergere l'uomo nel profondo dei sentimenti. Le differenti circostanze pongono l'individuo nelle condizioni di affrontare con coraggio, o meno, le situazioni nelle quali viene a trovarsi, fortemente condizionate dallo stato d'animo e dalle condizioni fisiche in cui versa il suo cuore. Lo stato d'animo abilita le persone ad affrontare con energia le gioie, o le insidie, derivate dalle azioni messe in campo con il coraggio. Il cuore è sempre in ascolto, sente, percepisce la paura e mette l'uomo nelle condizioni di allerta per condurlo a riflettere, spingendolo a desistere o ad avanzare verso i propri desideri. La paura è l'espressione autentica dell'ignoto, della sfida con se stessi, dall'ombra della sconfitta e del'autostima corrosa dalla invidia altrui.

«La paura di sbagliare, cosa diranno gli altri». «E'un bellissimo progetto, coraggio, lascia perdere, non riuscirai mai a realizzarlo». Il cuore si preoccupa e, innanzi al muro della paura, modifica il proprio ritmo, un sussulto, e la frequenza inizia a farsi più elevata fino a raggiungere un livello dove cambia la consapevolezza del sé.
«Pensavo di avere coraggio, invece ho una paura tremenda, riuscirò nei miei intenti?». Il sangue che saliva e scendeva velocemente per i canali sotterranei, spinto dall'energia dell'essere e del fare, rallenta la corsa verso la razionalità per correre a ripararsi nell'intestino, nel secondo cervello, brain in the gut, dove stabilire una nuova dimora.

Il coraggio e la paura iniziano a duellare. Il terreno di gioco è il luogo dove avviene la sfida avvolto dagli spettatori che inneggiano al propri idoli, spinti dal desiderio di vedere luminosa la luce del loro destino. Il coraggio e la paura nascono insieme? Forse. Rimarrà per sempre un Mistero. Quello che sappiamo con certezza riguarda il contesto, familiare, sociale, relazionale che condiziona lo stato psicofisico della persona, facendo predominare il coraggio rispetto alla paura e viceversa.

Già l'etologo austriaco Konrad Zacharias Lorenz, diede una svolta epocale nella definizione dell'imprinting, posto in relazione al tempo con il quale le oche selvatiche, mamme, rimanevano accanto ai loro piccoli per un tempo minore o superiore alle 36 ore. Il coraggio e la paura sono scritti nell'imprinting, nel registro della persona. La famiglia è uno dei punti di partenza per dare coraggio alle persone e farle vincere la paura. Togliere il respiro al coraggio significa consolidare la paura e fare emergere il fallimento. L'identità del sé scompare a vantaggio del contesto, che eleva se stesso paladino della verità assoluta, incoraggiando in una direzione o nell'altra il corso delle decisioni e dei comportamenti altrui. La scuola e il lavoro per consolidare, e affermare, il valore del coraggio verso traguardi sfidanti. Il coraggio è una energia paragonabile alla forza della natura. La sfida verso NOI stessi?

Essere consapevoli della sua presenza dentro di NOI. Sapere della sua esistenza, conduce le persone a vedere la paura come una grande opportunità da impiegare per raggiungere il successo. Coraggio cuore, corri con me.

https://www.wikipedia.org/ 

GUIDO ZACCARELLI

Bibliografia: Informatica, insieme verso la conoscenza (2010) - La conoscenza condivisa, verso un nuovo modello organizzativo (2012) - Finestre di casa nostra (2013) - Dalla piramide al cerchio, la persona al centro della azienda (2016)
CURRICULUM
Guido Zaccarelli, è docente di informatica, consulente aziendale, saggista e collaboratore redazionale con Gazzetta dell'Emilia. È laureato in Comunicazione e Marketing, ha conseguito un Master in Management per il coordinamento delle professioni sanitarie e frequentato la scuola di alta specializzazione per formatore e consulente d'impresa. È stato referente del Servizio Informativo dell'Azienda Sanitaria di Modena, presso il distretto di Mirandola e dal 2008 al 2018 docente di informatica presso l'Università di Modena Reggio.

Pubblicato in Economia Emilia

Dicembre è il periodo della riflessione e dell'attesa, dove le persone cercano di immergere la propria anima nel silenzio, alla ricerca dell'armonia con se stessi, dove illuminare i sogni di nuove emozioni.

Di Guido Zaccarelli Mirandola 30 dicembre 2018 - Il sogno trova la sua radice etimologia nel sonno, nel riposo, dove donare la quiete al corpo, alla mente e allo spirito, in attesa del giorno che verrà. Il sogno ha mutato nel corso del tempo il significato primordiale, identificandosi ora con i desideri delle persone, che trovano forma quando si addensano di sostanza, e diventano materia a stretto contatto con la realtà. Sognare è proiettare il riflesso della propria anima nella dimensione invisibile della realtà, dove cercare di toccarla con un dito, ogni volta che il sogno appare sempre più luminoso nei propri pensieri.

Platone, per bocca di Socrate, nel V libro della Repubblica, scompone il «sognare con il fare i sogni», ponendo la riflessione che «non è forse vero che quando uno sia nel sonno, sia da sveglio, creda che il simile sia non simile a un altro, ma lo stesso cui assomiglia?»

Sognare è dunque operare uno scambio d'identità, per cui ciò che è identico a se stesso viene dislocato e trasposto in un altro da sé». Non tutti i sogni sono realizzabili, ma cercando di dare loro una vera identità, in ragione delle singole virtù, ecco che l'invisibile diventa visibile, e si manifesta in tutto il suo candido splendore. Scrivere è un sogno che si è materializzato, che è diventato realtà. Significa, portare agli altri ciò che è dentro per donargli il senso di una nuova esistenza, a contatto il mondo circostante. Scrivere è un gesto che ti fa sentire vivo, quando le parole sono addensate di emozioni e di significati, e nella circostanza, trasmigrano altrove per entrare in contatto con altre emozioni, per accrescerne il valore e lo spirito. Una parola emoziona quando ha superato il confine della razionalità e agita il movimento naturale dell'anima. Dirla come Platone «le emozioni impediscono all'anima, alla mente e all'intelletto, di pensare correttamente».

Le emozioni si manifestano quando il sogno (l'immaginazione) incontra sulla propria strada la cultura. Contrariamente, Aristotele stabilisce una relazione tra ragione ed emozione. Sia in un caso che nell'altro, le emozioni sono lì per smuovere e l'uomo avverte immediatamente quando l'energia del corpo subisce un sussulto che lo porta a vivere una situazione rispetto ad un istante prima.
Scrivere è dare ordine ai propri pensieri e metterli in fila con le parole, come elaborare i dati digitali memorizzati in un computer. Le parole sono produzioni linguistiche, dotate di contenuto comunicativo che trovano nella coesione, e nella coerenza, la propria esistenza. La coesione ci riporta alle regole grammaticali che tengono unito un testo. La coerenza si riferisce alla relazione di significato tra le frasi, in modo da osservare il testo come una unità, e non come la disposizione sequenziale di parole, legate tra loro da simboli separati da pause.

Lo scopo è «Il lego per l'Ego», dove togliere l'Ego alle singole parole per legarle tra loro con un filo sottile fino a conferirgli la forma di un testo. Più che alle regole, quello che promana l'interesse del momento, è il valore del testo, per accompagnare il lettore a colmare di significati gli spazi bianchi che incontra tra una parola e l'altra. Vuoti apparenti da riempire con abbondanza, per riempire ciò che il testo non dice. Farsi prendere per mano dalle parole e addensarle di significati con le proprie aspettative, con i propri desideri, con i propri sogni. Fermarsi all'istante, quando l'emozione trabocca, per prendere fiato fino ad elevare se stessi dalla realtà, per accarezzare il sogno alla ricerca di nuove parole, e di nuovi stati d'animo, fino a quando il capitolo non dà ragione di essere stato vissuto nella sua pienezza. Rileggere, per tonare sui propri passi, alla ricerca di quel vuoto inosservato che esigeva di essere perlustrato. Ombre che chiedevano di essere illuminate, oppure luci che desideravano dare prova della propria esistenza. Un anno vissuto accanto alle parole, per donare loro l'eleganza, e la completezza che esigevano in ogni istante del tempo, quando l'inchiostro era pronto per riportare sul foglio di carta il desiderio di essere vissute. Stati d'animo alterni vissuti in prima persona, dove la ragione e l'emozione volevano primeggiare nel variegato campo degli argomenti trattati, assunti come punti di riferimento, per animare il confronto e la dialettica persuasiva e non con tutti i lettori, per donare loro uno spazio di riflessione, dove alleggerire le paure, abbassare l'altezza degli ostacoli e ridurre i limiti delle difficoltà.

Le parole sono gli alimenti principali di cui nutrirsi, perché rappresentano l'energia fondamentale per tenere in vita l'uomo. I Greci separavano l'esperienza della veglia con il sogno. Scrivere è riportare agli altri la propria esperienza, per donargli un momento dove sognare, una realtà distaccata dalla propria identità, dove ritrovare se stessi una volta che il sogno è svanito ed è diventato realtà. Un anno vissuto insieme, un sogno che vive ogni giorno grazie alle vostre emozioni. Buon anno.

Foto di Paolo Rebecchi, tratta dal libro: Finestre di casa nostra, Immagini e racconti di un anno diverso. Uno sguardo oltre le cose. Paolo Rebecchi e Guido Zaccarelli. Itaca edizioni.

Sitografia:
http://centrostudipsicologiaeletteratura.org/2013/02/il-sogno-in-platone/ 
https://www.wikipedia.org/ 

 

GUIDO ZACCARELLI

Bibliografia: Informatica, insieme verso la conoscenza (2010) - La conoscenza condivisa, verso un nuovo modello organizzativo (2012) - Finestre di casa nostra (2013) - Dalla piramide al cerchio, la persona al centro della azienda (2016)
CURRICULUM
Guido Zaccarelli, è docente di informatica, consulente aziendale, saggista e collaboratore redazionale con Gazzetta dell'Emilia. È laureato in Comunicazione e Marketing, ha conseguito un Master in Management per il coordinamento delle professioni sanitarie e frequentato la scuola di alta specializzazione per formatore e consulente d'impresa. È stato referente del Servizio Informativo dell'Azienda Sanitaria di Modena, presso il distretto di Mirandola e dal 2008 al 2018 docente di informatica presso l'Università di Modena Reggio.

Pubblicato in Economia Emilia
Domenica, 23 Dicembre 2018 06:18

La maschera della felicità

«Come stai?, tutto bene». La maschera della felicità ha assolto in pieno la propria funzione. «E tu?, tutto bene». Le persone, eludono in questo modo la realtà, per uscire rapidamente dal contesto.

Di Guido Zaccarelli Mirandola 18 dicembre 2018 - I bambini indossano la maschera, per osservare il viso di se stessi allo specchio, proiettato in un'altra dimensione del reale. A volte, anche i grandi, indossano la maschera per immergersi nel personaggio, fino a farla diventare la protagonista assoluta della loro quotidianità, per mostrarsi al mondo con una identità mascherata: «difficile trovare persone che ci mettono la faccia». «Chi sei veramente? Si scopre in ritardo la vera identità, complice il non essersi ascoltati, mentendo a se stessi».

Come mai le persone indossano la maschera? La parola persona deriva dal latina personam, che a sua volta proviene dalla radice etrusca phersu che conduce alla maschera dell'attore.
Personare, è un'altra possibilità offerta dall'etimologia, che viene in aiuto, per indicare, il parlare verso qualcuno. In questo caso, è l'attore che parla a qualcuno, che interpreta un personaggio, la cui voce deve raggiungere gli spettatori disposti sugli spalti. La maschera, un tempo, veniva impiegata per interpretare un personaggio teatrale, in alcuni casi, poteva assumere la dimensione apollinea (il Dio Apollo) con riferimento all'armonia delle cose, che grazie all'impulso della bellezza, era in grado di generare un mondo fatto di illusioni, in altri, riferirsi alla dimensione Dionisiaca, che spingeva le persone a vivere oltre le cose, senza freni inibitori, per approdare inevitabilmente nel caos.

La maschera offriva la duale possibilità di vivere la sequela delle situazioni, e di potersi immergere ora in un personaggio, ora nell'altro, senza mostrare la propria vera identità. Secondo Nietzsche, la maschera, veniva indossata per nascondersi dall'origine sensibile della civiltà greca, sempre orientata a scorgere dovunque il dramma della vita e della morte. «Un discepolo di Dionisio, che incarna l'ebbrezza e le passioni del mondo». In uno dei quattro ambiti, che caratterizza il pensiero di Nietzsche, s'intravede la presenza di un superuomo, che è diverso da quello che conosciamo, un uomo nuovo, che il filosofo eleva a seguito della morte di Dio, che toglie le certezze che hanno guidato gli uomini per millenni.

È in questo passaggio, che si può intravedere, una possibile collocazione filosofica della maschera, per nascondersi dalle certezze del mondo e fuggire dal proprio mondo reale, per immergersi in un mondo possibile, lontano anni luce dalla propria vita quotidiana. «L'uomo, in fuga da se stesso», quello che Nietzsche afferma, essere un uomo oltre l'uomo esistente. La maschera, è un argomento ampiamente discusso e preso come riferimento storico e sociologico, dalla filosofia ai giorni nostri.

In questa analisi, il riferimento è verso il sociologo canadese, naturalizzato statunitense, Erving Goffman, che nel libro "La vita quotidiana come rappresentazione", si sofferma sull'utopia della realtà, che non esistendo, indica che la vita quotidiana delle persone è vissuta sul palcoscenico, dove ognuno interpreta la propria parte. Per Goffman, la modernità ha introdotto nella cultura un modo (un potere) per mettere a tacere i dubbi e l'ansia dell'individuo moderno.

La modellizzazione è la fase cruciale del nostro tempo. «Essere conformi al modello, per non essere fuori». Per essere, e rimanere dentro, occorre indossare la maschera, senza la quale, le persone mettono a nudo la loro identità. Le persone non possono permettersi di rimanere fuori, perché sono altri. Per vivere il teatro, occorre indossare la maschera, applaudire l'opera e il personaggio del momento. Gli applausi si fanno dentro, fuori sono grida. Gli stili di vita, e i comportamenti modellizzati, portano alla creazione di superuomini. Qui nasce il vero caos. «Le persone sono immerse, senza saperlo nell'entropia, che sappiamo non avere più ritorno». Il tutto viene fatto vivere come un'opera teatrale, dove gli attori si cambiano l'abito di scena e viene narrata la dimensione Apollinea, dove tutto è bellezza. Ecco che appare del tutto evidente come le persone siano obbligate ad indossare la maschera, per non uscire dal sistema, che regge le forze dell'equilibrio precario, dove le persone hanno perso il riferimento con la loro identità. L'unica via di fuga, è eludere la realtà, dove vivere un equilibrio apparente, in attesa che i Valori riescano a togliere la maschera al mondo dei superuomini, che toglie la felicità e offusca la realtà, obbligando gli individui al conformismo teatrale.

«Ci sono due diversi tipi di persone nel mondo, coloro che vogliono sapere, e coloro che vogliono credere».
Friedrich Nietzsche

Sitografia: https://www.wikipedia.org/ 

 

GUIDO ZACCARELLI

Bibliografia: Informatica, insieme verso la conoscenza (2010) - La conoscenza condivisa, verso un nuovo modello organizzativo (2012) - Finestre di casa nostra (2013) - Dalla piramide al cerchio, la persona al centro della azienda (2016)
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Guido Zaccarelli, è docente di informatica, consulente aziendale, saggista e collaboratore redazionale con Gazzetta dell'Emilia. È laureato in Comunicazione e Marketing, ha conseguito un Master in Management per il coordinamento delle professioni sanitarie e frequentato la scuola di alta specializzazione per formatore e consulente d'impresa. È stato referente del Servizio Informativo dell'Azienda Sanitaria di Modena, presso il distretto di Mirandola e dal 2008 al 2018 docente di informatica presso l'Università di Modena Reggio.

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