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Domenica, 26 Maggio 2019 09:15

La vita riflessa nelle onde del mare

Poche volte sono stato in barca a veleggiare. Il beccheggio in mare aperto mi ha sempre procurato un forte senso di nausea che limitava la piacevole sensazione di essere cullato dal lento ondeggiare del mare e accarezzato da una dolce brezza marina.

Di Guido Zaccarelli Mirandola, 25 maggio 2019 - Una sola volta, da adulto, mi sono tuffato in mare aperto per assaporare la piacevole sensazione di galleggiare, senza impiegare una cintura salvagente per rimanere a galla.

Un azzardo avvolto nella speranza di trovare conforto nei corsi di nuoto praticati in giovane età. Vedevo in lontananza barche che sfrecciavano veloci senza batter ciglio e alcuni amici intorno a me che si divertivano, e nuotavano senza dimostrare alcun timore. Momenti vissuti in controluce dove il senso di libertà si confrontava con la preoccupazione di andare a fondo. Un timore reverenziale vissuto anche in una lontana occasione, quando dalla battigia ho nuotato facilmente fino alla prima linea di boa e il ritorno è stato reso difficile dal vento contrario che rendeva faticoso l'approdo. Rimanere là in mezzo al mare, senza avere un facile appiglio sul quale fare presa, mi ha portato rapidamente allo sconforto riducendo la possibilità di trovare una facile soluzione al problema. Poi, preso fiato e raccolto ogni energia preziosa sono riuscito a raggiungere la spiaggia affollata di persone intente nel loro relax.

"Là in mezzo al mare" è anche il titolo di un libro scritto dall'autore spagnolo Miquel Reina che racconta la vita di due coniugi, Harold Grapes e Mary Rose, che vivono la loro vita in una abitazione costruita sulla roccia, anche dopo la scomparsa prematura del figlio Dylan, avvenuta in seguito a un incidente. L'abitazione era il luogo della memoria tenuta felicemente in vita dai ricordi del figlio che, per loro, non aveva mai abbandonato la casa. Il senso dell'abbandono non è rimasto solo. Ha trovato facile compagnia quando Harold e Mary Rose sono stati costretti a lasciare l'abitazione in seguito all'erosione della roccia. L'ultima notte, prima del distacco, un fulmine si è abbattuto su di loro e la casa è scivolata lentamente in un mare in tempesta, iniziando a galleggiare come fosse avvolta da una cintura salvagente. L'abbandono ci porta al suo significato vero, dare (essere) in balìa dell'ignoto. Mai come in questo caso, l'immagine evocata dalla condizione "essere in mare aperto in balìa delle onde" porta l'uomo alla riflessione messa in relazione con la impossibilità di aggrapparsi all'ancora di salvataggio quando la vita toglie, e dà, senza un preciso (apparente) ordine delle cose, comportandosi come le onde del mare, che raggiungono la costa frizzanti e pieni di energia per poi abbandonarla e tornare rapidamente su se stesse: «mi basta pensare che lì finisce il movimento di un'onda e da lì riprende energia, che prende nuovamente la spinta perché se ne formi un'altra e poi un'altra ancora.»

Per molto tempo sono stato in balia delle onde e ho fatto fatica a tenere il timone in pugno, soprattutto quando sono andato per mare e mi è mancato l'appoggio. A volte ho incontrato mondi troppo lontani, imbarcazioni troppo lente o veloci dalle quali è stato meglio tenersi alla larga, in altri casi il vero sostegno per continuare. Momenti dove le onde davano energia e onde che, quando si ritiravano, toglievano energia. Un moto ondoso dove è stato difficile rimanere in superficie a stretto contatto con la linea sottile che divideva l'azzurro del cielo e il verde dell'acqua del mare.

Tra un'onda è l'altra, ho trovato l'energia per prendere una pausa necessaria per voltarmi indietro e guardare la scia che mentre nuotavo stavo lasciando dietro di me, per scoprire che non è mai stata dritta. Come la barca che segue una rotta precisa, ho notato che a volte mi attardavo in lunghe curve per riprendere fiato e continuare a nuotare. Il riflesso dell'acqua mi riportava l'immagine di un volto scavato che scompariva in profondità per tornare in superficie ad ogni sbuffo di acqua salata, che le onde alzavano la cresta per prendere il respiro e trarre dalla luce del sole l'energia per dare un senso alla loro presenza in quel preciso istante della vita, evitando di farmi scendere a picco fino a raggiungere le profondità marine. Istanti nei quali il pensiero ha retto fino a condurlo alla riflessione dove incontrare l'immagine dell'attesa: «solo fermandoti comprendi dove stai andando e quale direzione sta prendendo il corso della tua vita.» Il tempo avanza anche in balìa delle onde, e tutto muta e tutto si trasforma, in attesa che le nuvole si alzino e lo sguardo corra verso la luce che in quel momento unisce il cielo azzurro e il mare cristallino. Mi è bastato considerare che oltre le nuvole c'era la luce del sole: il desiderio di vivere.

L'onda della vita riprende il movimento di sempre, continui a nuotare senza cintura di salvagente perché ormai la tempesta è passata e hai imparato che nuotando puoi incontrare gli scogli più insidiosi, che ti arriveranno ancora degli spruzzi in faccia, degli schiaffi del mare e le sferzate di sale negli occhi, ma incontrerai anche una comunità nomade come è capitato ai coniugi Grapes che ti aiuteranno a dare il senso profondo della vita: «Aga guardò Harold seria e abbozzò un debole sorriso. «Siamo tutti nomadi, signor Grapes.» Quella frase lo sconcertò. «Non sono le pareti e nemmeno un posto a fare una casa. Sono le nostre esperienze, le persone che incontriamo nel percorso e, soprattutto, il modo in cui decidiamo di vivere la nostra vita. La vita è movimento. Un equilibrio instabile che può mutare da un momento all'altro.»

Riferimenti bibliografici:
Guido Zaccarelli, La Conoscenza Condivisa, verso un nuovo modello di organizzazione aziendale e Dalla Piramide al Cerchio, la persona al centro dell'azienda, Franco Angeli Editore.
Miquel R., 2018, La casa in mezzo al mare, Nord Editore, Milano
Riferimenti sitografici:
https://www.wikipedia.org/ 
https://www.miquelreina.com/ 
https://letturedikatja.com/la-casa-mezzo-al-mare-miquel-reina-nord/ 

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GUIDO ZACCARELLI

CURRICULUM - Guido Zaccarelli, è docente di informatica, consulente aziendale, saggista e collaboratore redazionale di Gazzetta dell'Emilia. È laureato in Comunicazione e Marketing, ha conseguito un Master in Management per il coordinamento delle professioni sanitarie e frequentato la scuola di alta specializzazione per formatore e consulente d'impresa. È stato referente del Servizio Informativo dell'Azienda Sanitaria di Modena, presso il distretto di Mirandola e dal 2008 al 2018 docente a contratto di informatica presso l'Università di Modena Reggio.

Bibliografia: Informatica, insieme verso la conoscenza (2010) - La conoscenza condivisa, verso un nuovo modello organizzativo (2012) - Finestre di casa nostra (2013) - Dalla piramide al cerchio, la persona al centro della azienda (2016)

Pubblicato in Cultura Emilia

"Sarà perché l'aria che qui si respira è la stessa che respirò Pico della Mirandola, illustre umanista rinascimentale, più noto per la sua proverbiale memoria che per il suo pensiero filosofico che poneva "l'uomo" al centro del mondo e con esso la sua dignità e la sua libertà di stabilire il proprio destino.

di Guido Zaccarelli Mirandola (MO) 19 maggio 2019 - La memoria è il filo conduttore che tiene annodato le esperienze del passato al trascorrere del tempo, vissuti dall'uomo in ogni momento della sua esistenza alla continua ricerca della propria identità.

La memoria ricorda quando l'esperienza soggettiva trascorsa è immersa nell'alone della sensorialità e s'appropria dell'emozione impiegando l'intelligenza per associare le informazioni passate con quelle nuove.

Il primo studioso che ha osservato le tecniche da impiegare per memorizzare è stato Aristotele il quale ha posto al primo livello la vista, per la capacità di vedere e selezionare gli oggetti della realtà. Al secondo livello ha collocato le sensazioni, che rappresentano l'insieme degli stimoli che con la memoria contribuiscono a sviluppare l'intelligenza. Il ricordo transita dalla possibilità di recuperare le sensazioni che le emozioni hanno indotto nell'uomo nella fase di registrazione dell'esperienza.

L'identità porta la persona a rivedersi allo specchio nel vedere corrisposta l'immagine esteriore al suo essere uomo dentro. L'osservazione diventa il crocevia per attribuire valore alla memoria che trasuda la sua presenza anche davanti allo specchio, che non inganna se stessa essendo il frutto della verità. Guardarsi allo specchio è vitale per affinare ciò che si era in relazione a ciò che si è, da destinare ad una dimensione futura per edificare la nascita di una uguaglianza costruita sulle orme dell'esperienza pregressa. Perché identità significa, uguale a se stessi. Ecco che allora la memoria e l'identità s'involano per abbracciare altri ricordi da disporre a fattore comune per il bene dell'organizzazione.

I ricordi condivisi contribuiscono alla crescita collettiva essendo l'espressione nobile del fare comune e l'energia vitale dell'efficienza e dell'efficacia del'azione organizzativa che migliora grazie alla partecipazione di tutte le persone, nessuna esclusa. La memoria diventa a questo punto il punto di partenza per realizzare la nuova mappa mentale delle persone che supera, per dirla come il filosofo e matematico polacco Alfred Korzybski: «le convinzioni, le credenze, le deduzioni e i valori che le esperienze di vita hanno portato ad assumere gli uomini creando una soggettiva idea del mondo». Godere della memoria altrui è un passo avanti importante per le persone e per le aziende che possono beneficiare di informazioni fondamentali per lo sviluppo e per la sopravvivenza, riflettendosi sulla efficienza, sulla efficacia e sulla economicità che compongono i pilastri del tempio della redditività dell'impresa.

La memoria scorre sul filo del tempo e la storia in ogni istante definisce se stessa alla luce dei fatti e degli accadimenti che ogni giorno si schiudono agli occhi del mondo. Dal fare manuale delle prime comunità si è passati al fare automatico delle macchine che in poco tempo devono realizzare una elevata quantità di prodotti per rispondere rapidamente ai bisogni della popolazione. In questo passaggio epocale del nostro tempo, la tecnologia ha sostituito l'uomo nelle attività produttive incapace di trasferire la memoria umana nella memoria digitale dei computer che è diventata la protagonista assoluta dell'industria 4.0.

L'azienda ha lasciato per strada un elevato numero di lavoratori che rappresentavano l'unità d'intenti e la memoria storica dell'impresa. Il ricordo del singolo diventava patrimonio comune in grado di orientare, e agevolare, il comportamento dei colleghi in una direzione o nell'altra favorendo la contrazione dei costi e l'incremento della redditività. Oggi, sembra che le persone abbiano perso la memoria e la capacità di ricordare... e demandano... «chiedi ad a ...» riversando nell'altro, nel "non so" e nelle esternalizzazioni i vuoti creati nell'azienda.

I nuovi modelli organizzativi hanno smarrito i ricordi dei lavoratori e sciupato il valore aggiunto della loro memoria. I ricordi che venivano condivisi tra le persone godevano di una energia elitaria frutto dello stare insieme che animava lo spirito della relazione all'interno della comunità imprenditoriale. Frammentare i ricordi del passato significa, sfumare il valore intrinseco della relazione sociale delle persone riducendo progressivamente il valore dello stare insieme. L'identità 4.0 nasce per suggerire al mondo imprenditoriale che le persone devono essere messe nelle condizioni di condividere la memoria e trovare nei ricordi i punti di contatto per tratteggiare una nuova linea che recuperi dal passato il valore della relazione da piantare nel presente, per godere dei sui frutti nel futuro.

Le aziende devono ripensare all'intera filiera organizzativa per riportarla ai principi cardini della conversazione tra persone che si scambiano informazioni utili alla continua ricerca di relazioni di condivisione. Agendo in questa direzione di marcia, la memoria torna ad assumere il ruolo chiave che ha avuto nel tempo contribuendo ad elevare l'asticella dell'apprendimento collettivo e l'innesto di una nuova credenza condivisa che trova nella "memoria circolare collettiva" la genesi dell'identità 4.0, dove le persone diventando risorse preziose per il futuro di intere generazioni.

Riferimenti bibliografici e sitografici:
Guido Zaccarelli, La Conoscenza Condivisa, verso un nuovo modello di organizzazione aziendale e Dalla Piramide al Cerchio, la persona al centro dell'azienda, Franco Angeli Editore.
Riferimenti sitografici: https://www.wikipedia.org/ 

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GUIDO ZACCARELLI

CURRICULUM - Guido Zaccarelli, è docente di informatica, consulente aziendale, saggista e collaboratore redazionale di Gazzetta dell'Emilia. È laureato in Comunicazione e Marketing, ha conseguito un Master in Management per il coordinamento delle professioni sanitarie e frequentato la scuola di alta specializzazione per formatore e consulente d'impresa. È stato referente del Servizio Informativo dell'Azienda Sanitaria di Modena, presso il distretto di Mirandola e dal 2008 al 2018 docente a contratto di informatica presso l'Università di Modena Reggio.

Bibliografia: Informatica, insieme verso la conoscenza (2010) - La conoscenza condivisa, verso un nuovo modello organizzativo (2012) - Finestre di casa nostra (2013) - Dalla piramide al cerchio, la persona al centro della azienda (2016)

Pubblicato in Cultura Emilia
Martedì, 14 Maggio 2019 11:11

Roberto Re a Parma con un seminario sui risultati

Giovedì 16 maggio Roberto Re fa tappa all'Hotel Parma & Congressi con un one night seminar di cinque ore dalle 19.00 alle 24.00 dal titolo "Tempo di risultati", in cui insegnerà il suo metodo per sviluppare una mentalità rivolta al raggiungimento degli obiettivi in meno tempo e con minore stress.

Per ulteriori informazioni 0521 18 55 155 o Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. 

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Pubblicato in Comunicati Lavoro Parma

Sono partiti giovedi scorsoall'Hotel Old River di Guastalla i quattro corsi di formazione gratuiti tenuti dal coach Marco Becchi.

Il primo di giovedì 9 maggio ha trattato la "Gestione del tempo", come ottimizzarlo per risparmiare fino a due ore al giorno.

Sarà poi la volta, il 16 maggio, della "Gestione degli obiettivi smart", per definire meglio le priorità e raggiungerle sistematicamente.

Il terzo appuntamento invece, del 23 maggio, è incentrato sulla "Profilazione della clientela" per identificare e meglio targettizzare i clienti.

Infine, giovedì 30 verranno trattati i temi della PNL, della vendita e l'importanza della comunicazione nelle relazioni.

I corsi - con orario 15.00- 19.00 e a numero chiuso – sono organizzati in collaborazione con AZ Business Mentoring e Len.

Per partecipare fino ad esaurimento posti scrivere a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.  oppure chiamare il 370 3159109.

Domenica, 12 Maggio 2019 07:45

In viaggio nelle aziende del futuro

In viaggio nelle aziende del futuro, tra eccellenza e perfezione, dove l'apprendimento diventa l'abitudine del fare ordinato.

Eccellenza e perfezione sono due delle principali parole che vengono impiegate per declinare una azienda in rapporto ad un'altra, nell'esaltarne l'identità imprenditoriale, connessa alla produzione dei beni e dei servizi o allo stile che adotta in relazione ai propri collaboratori, per raggiungere gli obiettivi definiti in sede di pianificazione strategica.

Di Guido Zaccarelli Mirandola 11 maggio 2019 - Eccellenza è un termine che osservato nella sua radice latina (ex – cèllere) porta il lettore a proiettare il proprio sguardo, e la propria immaginazione, verso qualcosa che sta fuori rispetto a ciò che sta dentro alla realtà osservata. L'eccellenza, significa, fare emergere ciò che le persone hanno dentro di sé per portarlo alla conoscenza altrui, come nel caso della Pietà vaticana realizzata da Michelangelo nel 1498 che innanzi alla bellezza dell'opera affermò: «ho solo tolto il marmo in eccesso».
Il marmo che Michelangelo ordinò alle cave di Carrara nel 1497, conteneva già dentro di sé quella che sarebbe poi diventata "la più bella opera di marmo che sia hoge in Roma".

L'eccellenza significa rendere visibile al mondo l'invisibile. Aristotele parla dell'eccellenza, come un'azione ripetuta nel tempo che si raggiunge solo avendo conoscenza e competenza dell'agire e del fare ordinato. Tutto questo inizia in un momento importante della vita delle persone che si concretizza con l'apprendimento inteso "come coscienza delle realtà, secondo la totalità dei suoi fattori, e la totalità dei fattori dell'uomo,continuamente messi al vaglio altrui, per una crescita declinata verso l'eccellenza". Apprendere è un processo di costante affinamento che porta a fissare la conoscenza appresa nel tempo per fissarla in modo permanente al muro del sapere.

L'apprendimento è un fare circolare e ricorrente senza fine che porta, per istanti successivi, all'eccellenza, quale espressione autentica della raffinatezza, che si ottiene nel tempo attraverso l'imitazione del fare condiviso. Tutto questo diventa arte, essenziale per nutrire l'anima dell'uomo e spingerlo ogni giorno a migliorare la propria eccellenza, grazie alla forza dell'attività umana capace di unificare tutti i fili che intrecciano il reticolo dell'essere umano, che si dispone all'unità, per favorire la compenetrazione tra immagine poetica e vita ordinaria, tra la quotidiana esperienza di vita, e la stessa, impiegata per trasformare le azioni ripetute in un linguaggio creativo periodico e infinito. L'eccellenza assume in questo caso una dimensione aurea che si stacca dalla realtà per aspirare al mondo delle idee, e dei sentimenti, con i quali l'uomo dialoga in silenzio alla ricerca di una nuova identità da impiegare per affinare la relazione con se stesso e gli altri.

Se l'eccellenza eleva l'uomo verso nuovi mondi, cos'è quindi la perfezione?: significa portare a termine qualcosa che una volta completato non abbisogna di nulla. Infatti i greci si riferivano ad un flauto, ad una commedia, quindi a qualcosa di concreto, ad un oggetto ad una cosa visibile che l'uomo poteva toccare con mano per vedere in ogni istante se doveva togliere o aggiungere qualche cosa, perché non fosse privo di nulla. Aristotele riporta a noi le tre dimensioni della perfezione, ciò che è completo, che contiene tutte le parti necessarie, ciò che è buono, e che niente potrebbe essere migliore, e ciò che ha raggiunto lo scopo.

Eccellenza e perfezione agiscono in forma dinamica sul piano dell'espressione e sul piano del contenuto per concludere la loro azione nella qualità, la dimensione immateriale che vede intrise le due dimensioni forgiate dall'abilità dell'uomo che tende ogni giorno a colmare la distanza che lo separa dall'infinito. La qualità diventa l'elemento di sintesi che identifica l'eccellenza e la perfezione in grado di riportare l'abitudine del fare ordinato, declinato sul valore etico dell'impresa. L'abitudine ci porta ad assumere le consuetudini dei luoghi di vita dell'eccellenza e della perfezione che definisce l'identità, il modo di essere e il fare di una azienda.

Riferimenti bibliografici e sitografici:
Guido Zaccarelli, La Conoscenza Condivisa, verso un nuovo modello di organizzazione aziendale e Dalla Piramide al Cerchio, la persona al centro dell'azienda, Franco Angeli Editore.
Riferimenti sitografici: https://www.wikipedia.org/ 
https://www.etimo.it/?term=eccellente 

 

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GUIDO ZACCARELLI

CURRICULUM - Guido Zaccarelli, è docente di informatica, consulente aziendale, saggista e collaboratore redazionale di Gazzetta dell'Emilia. È laureato in Comunicazione e Marketing, ha conseguito un Master in Management per il coordinamento delle professioni sanitarie e frequentato la scuola di alta specializzazione per formatore e consulente d'impresa. È stato referente del Servizio Informativo dell'Azienda Sanitaria di Modena, presso il distretto di Mirandola e dal 2008 al 2018 docente a contratto di informatica presso l'Università di Modena Reggio.

Bibliografia: Informatica, insieme verso la conoscenza (2010) - La conoscenza condivisa, verso un nuovo modello organizzativo (2012) - Finestre di casa nostra (2013) - Dalla piramide al cerchio, la persona al centro della azienda (2016)

Pubblicato in Cultura Emilia

Partono questo giovedì all'Hotel Old River di Guastalla quattro corsi di formazione gratuiti tenuti dal coach Marco Becchi.

Il primo sarà giovedì 9 maggio e tratterà la "Gestione del tempo", come ottimizzarlo per risparmiare fino a due ore al giorno.

Sarà poi la volta, il 16 maggio, della "Gestione degli obiettivi smart", per definire meglio le priorità e raggiungerle sistematicamente.

Il terzo invece, del 23 maggio, è incentrato sulla "Profilazione della clientela" per identificare e meglio targettizzare i clienti.

Infine, giovedì 30 verranno trattati i temi della PNL, della vendita e l'importanza della comunicazione nelle relazioni.

I corsi - con orario 15.00- 19.00 e a numero chiuso – sono organizzati in collaborazione con AZ Business Mentoring e Len.

Per partecipare fino ad esaurimento posti scrivere a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.  oppure chiamare il 370 3159109.

Platone nella Repubblica scritta tra il 386 e il 370 a. C. riporta a tutti noi il suo modello ideale di società fondata sul principio della giustizia e della equità sociale, che si attua attraverso il dialogo e il confronto dialettico tra le persone.

Di Guido Zaccarelli Mirandola 4 maggio 2019 - Per Platone la società ideale vede la presenza di più persone che insieme ricercano il piacere e operano per la sopravvivenza della comunità, fondata sul lavoro e la cooperazione di tutti coloro che in base alle loro conoscenze, competenze e i propri talenti, si muovono nella direzione del benessere della collettività.

Al pari di Platone, potremmo immaginare l'azienda come un grande villaggio, dove nel tempo nascono le prime comunità (cum-munus) che vivono all'interno di mura comuni (cum-moenia) e s'impegnano per un dovere comune (cum-munia), per raggiungere il bene comune (cum-munis). La società nasce dall'aggregazione di nuclei familiari, fino a comprendere al proprio interno tutti gli elementi necessari a garantirne l'autosufficienza.

Se per Aristotele la famiglia è la prima fase di comunità che possiamo osservare, per Platone la società utopica è divisa in tre classi, quella dei governati che devono amministrare secondo la giustizia e la razionalità e dei filosofi, quella dei difensori dell'ordine pubblico e infine quella degli artigiani e agricoltori. Tema cardine, è l'educazione dei propri cittadini che vengono formati in base alle loro caratteristiche e predisposizioni naturali evitando "le forzature" che nel tempo sarebbero controproducenti per la vita e la fiducia della intera società.

Il talento è il punto di partenza per lo sviluppo della società strettamente slegata dalle condizioni sociali (classi) della famiglia la cui dipendenza agirebbe nel vincolare il sistema delle relazioni della collettività e della economia al principio dell'equità sociale. Una economia quindi fondata sulla relazione e non sul rapporto gerarchico che hanno segnato nel tempo le strutture organizzative aziendali e della intera società: le donne e gli uomini sono uguali tra di loro e l'accesso alla carriera si basa sulle conoscenze e competenze.

Il futuro attende una nuova dimensione di società proprio partendo dal modello platonico che vede nascere una nuova concezione di economia basata strettamente sulla relazione. Come mai è stato necessario partire dalla filosofia greca e in questo caso da Platone, per dare riscontro a questo nuovo paradigma che trova le sue radici nell'economia della relazione?

La filosofia porta l'uomo a riflettere agendo sulla ricerca di qualsiasi campo questa si svolga e dal fatto che quello che si ricerca non la contiene. Questo porta al vero significato e all'importanza che i greci attribuivano alla parola e alla sua etimologia. La parola economia è molto importante per l'uomo e viene spesso associata al valore della moneta, e come tale, quando l'economia sale, scende o rimane stabile, subito la mente è proiettata a pensare alla moneta e agli interessi derivati dal suo possesso. Se osservata attentamente, l'economia è un termine formato dalla parola greca oikos e nòmos che viste nel loro insieme portano alla gestione razionale ed equilibrata della casa secondo le regole ferree della massaia.

La casa è costruita sulla base della relazione tra i membri e non da un rapporto gerarchico di subalternità, e si ispira al principio della solidarietà sostenuto dall'agire cooperativo. Quindi una economia più conservativa dei valori e della condivisione dei profitti. Relazione è un termine che ci porta al latino religàre, di legare insieme alla pari, che si esprime all'interno di un contesto circolare necessario per osservare il cuore pulsante dell'economia fondata sui valori e sul senso etico di appartenenza. È necessario pertanto incentivare la nascita di un modello aziendale centrato sulla nascita di un nuovo paradigma basato sull'economia della relazione, dove oltre alla condivisione, i lavoratori "offrono" le loro conoscenze, competenze e saperi alla comunità aziendale.

È il nuovo che avanza.

Le virtù vanno servite come l'oste serve il vino migliore ai propri clienti per accrescere la fiducia nel segno della continuità, come la massaia dispone se stesso per la famiglia. Ecco che l'etica, la passione e la motivazione diventano autopoietici, per se stessi e in relazione agli altri, diventando gli assi portanti per concepire l'economia non solo fondata sulla moneta ma anche sulla forza attribuita alla capacità della relazione di accrescere l'economia dell'etica e del senso di appartenenza. Il tutto rivolto alla ricerca, come affermava Aristotele, di una dimensione "eudaimonica", dove la felicità e il primo il fine ultimo delle azioni umane e la ricchezza il mezzo di cui servirsi in attesa di altro.

La relazione accresce l'intero spettro dell'economia di cui oggi farsi carico per proiettare lo sguardo oltre la siepe di Leopardi quando sul monte Tabor a Recanati ha scritto l'Infinito e s'immagina lo spazio immenso dell'universo che l'uomo può percepire, ma non comprendere, nella sua maestosità. L'economia della relazione deve spingere le persone oltre la siepe per approdare in uno spazio cosmico che Platone chiama iperuranio, oltre la volta celeste, dove realizzare un mondo nel quale l'economia della relazione è in grado di esprimere la nascita di un nuovo cosmo e assolvere appieno ai bisogni delle aziende e ai desideri dei lavoratori per costruire imprese che mettano la persona al centro.

La relazione nasce per questi motivi, per "nutrire" e "offrire" reciprocamente la propria conoscenza altrui. Saranno l'intelligenza e il talento a disposizione dei singoli a generare nuovi spazi di creatività da dedicare all'innovazione e alla genesi di nuove opportunità sociali e imprenditoriali aiutati da un sistema premiante che valorizza i talenti dei singoli per accrescerne il valore e l'identità sociale.

Riferimenti bibliografici e sitografici:
Guido Zaccarelli, La Conoscenza Condivisa, verso un nuovo modello di organizzazione aziendale e Dalla Piramide al Cerchio, la persona al centro dell'azienda, Franco Angeli Editore.
Riferimenti sitografici: https://www.wikipedia.org/ 
https://www.lintellettualedissidente.it/filosofia/platone-e-la-societa-ideale/ 
http://creativefreedom.over-blog.it/article-economia-etimologia-per-cervelli-non-fus-87515550.html 
https://www.skuola.net/appunti-italiano/leopardi-giacomo/leopardi-infinito.html 
https://www.skuola.net/filosofia-antica/aristotele-eudaimonia.html 

 

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GUIDO ZACCARELLI

CURRICULUM - Guido Zaccarelli, è docente di informatica, consulente aziendale, saggista e collaboratore redazionale di Gazzetta dell'Emilia. È laureato in Comunicazione e Marketing, ha conseguito un Master in Management per il coordinamento delle professioni sanitarie e frequentato la scuola di alta specializzazione per formatore e consulente d'impresa. È stato referente del Servizio Informativo dell'Azienda Sanitaria di Modena, presso il distretto di Mirandola e dal 2008 al 2018 docente a contratto di informatica presso l'Università di Modena Reggio.

Bibliografia: Informatica, insieme verso la conoscenza (2010) - La conoscenza condivisa, verso un nuovo modello organizzativo (2012) - Finestre di casa nostra (2013) - Dalla piramide al cerchio, la persona al centro della azienda (2016)

Forse mai come questa volta siamo arrivati qui con la consapevolezza che non siamo in grado di fare durare NOI le cose belle che ci capitano nella vita. E forse mai come oggi siamo stati consapevoli di quanto siamo bisognosi di qualcuno che regga l'urto del tempo rispondendo al nostro sterminato bisogno di durata. Julián Carrón

Di Guido Zaccarelli Mirandola 25 aprile 2019 - Dalla piramide al cerchio è un saggio che è stato scritto pensando all'attività svolta dai lavoratori a catena di montaggio, confrontato con il duro lavoro degli schiavi a bordo delle galee. Le galee erano imbarcazioni lunghe una cinquantina di metri che fecero la loro prima apparizione intorno al XIV secolo e impiegate per scopi bellici e mercantili spostandosi da un porto all'altro del Mediterraneo.

La particolare sagoma le rendeva instabili per navigazioni oltre oceano e nei periodi invernali, limitandone l'uso nei soli periodi estivi. Le ridotte dimensioni della stiva le obbligavano a viaggiare a bordo costa per facilitare il rifornimento delle cisterne d'acqua riservate a dissetare i rematori. Potevano incontrare mari tranquilli e alati che accompagnavano la navigazione oppure incontrare onde vigorose che s'infrangevano contro l'imbarcazione, increspandosi ad ogni sobbalzo dello scafo. Sbuffi di acqua marina pronti ad inondare la nave nel caso l'equipaggio non fosse stato pronto a resistere ai lamenti e ai fragori della natura.

Per farlo dovevano dare il meglio di sé per il bene soggettivo. La vita a bordo era molto dura e spesso portava alla morte a causa delle sofferenze inflitte dall'aguzzino che, armato di frusta, obbligava a remare fino allo sfinimento. Chi non riusciva a reggere il compito veniva sostituito e il più delle volte, considerato lo stato fisico, abbandonato in mare. L'alimentazione era di scarsa qualità e veniva somministrata ogni quattro ore durante una pausa di dieci minuti, preferibilmente all'imbrunire, per non mostrare ai rematori il contenuto di questo miscuglio fatto con farina, acqua e aceto. Era una vera e propria prigione: del resto la parola galera deriva proprio da galea, per indicare un luogo dove veniva limitata, se non abolita, la libertà personale.

Il corpo dei vogatori era formato dagli schiavi, dai galeotti e dai buonavoglia. Ora, nel XXI le persone che quotidianamente lavorano in una catena di montaggio, a cui viene chiesto di produrre incessantemente per raggiungere elevati livelli di produzione e di redditività aziendale, vivono le stesse condizioni provate dai rematori ai tempi delle Galee, oppure qualcosa è cambiato? La catena di montaggio di molte aziende è infernale. La velocità di scorrimento è elevata e i tempi macchina sono frustranti. Si pensi che in talune situazioni il tempo macchina per svolgere una attività ( più fasi ) è di soli cinque secondi. I turni sono incalzanti e la pausa è di breve durata a metà di ogni mezzo turno. Il lavoratore è immerso nella propria attività e rare sono le occasioni nelle quali viene permesso il dialogo per un confronto. La relazione è verticistica seppur inquadrata all'interno di uno schema a matrice.

Dal taylorismo, al fordismo in avanti, lo schema produttivo è rimasto invariato nella filosofia: le persone svolgono un lavoro parcellizzato il cui requisito fondamentale è l'attenzione da porre alla sequenza delle attività da svolgere per garantire gli standard di qualità. Il turnover è molto elevato per la stanchezza fisica e psichica che il lavoro comporta connesso al clima ambientale e al numero di operazioni routinarie che devono essere eseguite nell'unità di tempo. La catena di montaggio meccanica si trasforma in una catena di montaggio umana dove ogni lavoratore diventa una parte intercambiabile di un altro lavoratore con il quale forma la linea di produzione.

Il sistema familiare e sociale si sfascia per l'incapacità della società di autoregolarsi in una dimensione umana della relazione portando l'individuo all'esasperazione complice la manca di regole che consentano di vivere il tempo nella pienezza. L'economia del benessere è la dimensione che consente di avvicinare la dimensione reale di una società che produce beni e servizi per migliorare gli stili di vita delle persone e dall'altro godere della disponibilità di tempo per vivere nel benessere, ovvero stare bene con se stessi per stare bene con gli altri. In questo millennio, assai lontano dal secolo delle galee sono ancora oggi presenti situazioni lavorative che necessitano di essere trasformate per donare loro quel valore etico che il lavoro possiede e alle persone restituire la loro dignità personale e professionale. Possiamo pensare di trasformare le galee aziendali in imbarcazioni dove lavorare a misura d'uomo?

Julián Carrón a Rimini il 12 Aprile 2019: «E questo stupisce ancora di più, dal momento che viviamo in una società liquida e quindi dovremmo esserci abituati al fatto che niente dura. Siamo tante volte in preda a un vortice di affetti, di sentimenti, in cui tutto si costruisce e si smonta sempre molto in fretta; di conseguenza, facilmente siamo vittime della delusione. Niente sembra tenere, il tempo consuma, svuota tutto; quello che è accaduto ieri perde la sua presa su di noi, il suo fascino». Lo scopo è «... il desiderio cioè di una felicità che duri, che non si dissolva nello spazio di una giornata o di una stagione».

Riferimenti bibliografici:
Guido Zaccarelli, La Conoscenza Condivisa, verso un nuovo modello di organizzazione aziendale e Dalla Piramide al Cerchio, la persona al centro dell'azienda, Franco Angeli Editore.
Che cosa regge l'urto del tempo? Esercizi della Fraternità di Comunione e Liberazione Rimini, 12 aprile 2019 Appunti dall'Introduzione di Julián Carrón
Riferimenti sitografici: https://www.wikipedia.org/ 

 

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GUIDO ZACCARELLI

CURRICULUM - Guido Zaccarelli, è docente di informatica, consulente aziendale, saggista e collaboratore redazionale di Gazzetta dell'Emilia. È laureato in Comunicazione e Marketing, ha conseguito un Master in Management per il coordinamento delle professioni sanitarie e frequentato la scuola di alta specializzazione per formatore e consulente d'impresa. È stato referente del Servizio Informativo dell'Azienda Sanitaria di Modena, presso il distretto di Mirandola e dal 2008 al 2018 docente a contratto di informatica presso l'Università di Modena Reggio.

Bibliografia: Informatica, insieme verso la conoscenza (2010) - La conoscenza condivisa, verso un nuovo modello organizzativo (2012) - Finestre di casa nostra (2013) - Dalla piramide al cerchio, la persona al centro della azienda (2016)

La saggezza è osservare ciò che ci circonda e dare una spiegazione differente a ciò che il mondo propone.

Di Guido Zaccarelli 19 aprile 2019 - La formazione in azienda ha la prerogativa di infondere energia positiva e costruttiva fornendo alle persone gli strumenti per condividere l'identità aziendale e stimolare la capacità di osservare la realtà da prospettive differenti rispetto al passato. La formazione multiprospettica è in grado di assolvere la funzione cardine delle aziende, necessaria alle imprese per competere con i mercati globali: le persone devono imparare a leggere la realtà in modo rapido e multiprospettico evitando di mantenere ancorato il loro pensiero al passato. Il pensiero dinamico è la chiave di volta per superare rapidamente gli sbarramenti che l'impresa incontra nel raggiungere gli obiettivi aziendali evitando di uscire rapidamente dal mercato.

È noto che le persone innanzi ad una domanda rispondono utilizzando le euristiche, scorciatoie cognitive, attingendo dalle loro esperienze, dalla opinione comune e immergendo il pensiero nella credenza diffusa che anche il nuovo possa essere considerato alla stregua del passato. In una economia che avanza in modo veloce e chiede alle organizzazioni di adattarsi rapidamente ai nuovi contesti sociali e produttivi, avere al proprio interno persone che non sono in grado di leggere la realtà in modo veloce, e con cambi di prospettiva differenti, riduce drasticamente la possibilità all'impresa di essere super competitiva nei mercati di riferimento e anche aprire a nuove opportunità. La realtà delle aziende è ancora legata alla presenza di collaboratori che spesso non offrono spunti di riflessione alternativi al flusso di pensiero corrente espresso dalla maggior parte dei colleghi.

Rimangono ancorati ai loro saperi e più che trainare, osservano e rimangono in scia, adottando un comportamento passivo. La mancata flessibilità a cambiare la prospettiva di osservazione, a cogliere in un discorso le parole più importanti legate al contesto per rilanciare l'ambito conversazionale è molto diffuso e si nota frequentemente nei corsi di formazione a tutti i livelli.

Un esempio: il docente propone il tema della giornata formulando una domanda accompagnata da una slide che contiene al proprio interno una frase formata da alcune parole e da una immagine ad effetto. Le persone vengono immediatamente attratte dalla immagine concentrando la loro attenzione su ciò che in quel momento attira la loro curiosità, perdendo completamente di vista la domanda e la frase proiettata. Poche osservano la frase, (circa 20%), e le altre fissano l'immagine che diventa il luogo dove riflettere e iniziare il dibattito accorgendosi solo successivamente che la domanda e il testo riportavano a risposte differenti. La mancata attenzione alle parole e al linguaggio utilizzato, genera errori e comporta l'avvio di procedure che pesano sui bilanci dell'impresa e nella gestione dei flussi organizzativi interni ed esterni. Lo scopo è fare attenzione alle parole dense e alle sfumature che vengono evocate in accordo con il contesto, verificando il grado di pertinenza qualora fosse distante dall'asse relazionale. Occorre prendere possesso di una nuova metodica didattica per ambire all'Active Learning, all'apprendimento attivo, che vede protagonista la formazione multiprospettica perché capace di sostenere la creatività della parola, del linguaggio e della immaginazione, preparando le persone alla curiosità, che contagia nelle fasi iniziali l'incubazione e l'illuminazione per dirigersi verso la valutazione e concludersi con la possibilità che l'idea venga realizzata.

David Kolb, educatore statunitense, ha teorizzato un processo detto apprendimento esperienziale, che mescola le nozioni acquisite in passato, con l'osservazione della realtà e con le nuove conoscenze ottenute. «L'apprendimento esperienziale è un processo in cui la conoscenza avviene attraverso l'osservazione e la trasformazione dell'esperienza e non attraverso la passiva acquisizione di nozioni, concetti e relazioni».

Queste nuove conoscenze portano le imprese a una nuova consapevolezza, che possiamo chiamare saggezza. Descartes sosteneva che «la saggezza è la scienza della felicità». Applicare la saggezza nelle organizzazioni significa iniziare a definire le basi per la creazione di luoghi di lavoro felicitanti capaci di mettere le persone nelle condizioni di valutare cosa è buon per loro e cosa lo è per il sistema; significa innanzitutto basare le relazioni sull'ascolto reciproco e quindi sull'umiltà che l'ascolto richiede. L'azienda saggia è quella che, tramite la sua esperienza, ha cambiato completamente la rotta di navigazione grazie alla capacità dei suoi collaboratori di cambiare rapidamente il proprio pensiero in ragione degli accadimenti anticipando le fasi evolutive per un'azione multiprospettica in grado di contagiare tutta l'organizzazione per farla convergere verso la saggezza. Rousseau diceva che «chi è saggio è umile»

Riferimenti bibliografici: Guido Zaccarelli, La Conoscenza Condivisa, verso un nuovo modello di organizzazione aziendale e Dalla Piramide al Cerchio, la persona al centro dell'azienda, Franco Angeli Editore.
Riferimenti sitografici: https://www.wikipedia.org/

 

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GUIDO ZACCARELLI

CURRICULUM - Guido Zaccarelli, è docente di informatica, consulente aziendale, saggista e collaboratore redazionale di Gazzetta dell'Emilia. È laureato in Comunicazione e Marketing, ha conseguito un Master in Management per il coordinamento delle professioni sanitarie e frequentato la scuola di alta specializzazione per formatore e consulente d'impresa. È stato referente del Servizio Informativo dell'Azienda Sanitaria di Modena, presso il distretto di Mirandola e dal 2008 al 2018 docente a contratto di informatica presso l'Università di Modena Reggio.

Bibliografia: Informatica, insieme verso la conoscenza (2010) - La conoscenza condivisa, verso un nuovo modello organizzativo (2012) - Finestre di casa nostra (2013) - Dalla piramide al cerchio, la persona al centro della azienda (2016)

Domenica, 14 Aprile 2019 08:42

Il senso dell'essere umano

La Persona è al centro dell'interesse sociale ed economico per la valenza relazione che assume nei contesti familiari e lavorativi, maggiormente esposti al contagio di una società che tende a frammentarsi sui bisogni materiali, e di opinione, facendo emergere l'individuo rispetto all'essere umano.

Di Guido Zaccarelli, Mirandola 14 aprile 2019 - Un tema che da tempo è al centro di un dibattito collettivo che vede diversi attori coinvolti nel cercare di arginare il fenomeno per riportarlo ai valori etici e morali della vita di comunità. L'opportunità di osservare la realtà da un'altra prospettiva è nata dall'incontro inatteso con la Dr.ssa Romana Prostamo, laureata in psicologia, diplomata in Scienze Umane, e specializzata in Neuropsicologia con una lunga esperienza anche a missioni umanitarie, in Kenya, Camerun, Ciad, Ladack, Kashmir, alla quale ho chiesto di fornire il proprio contributo in merito al senso dell'essere umano, tema centrale della Conoscenza Condivisa®.

Cosa significa: il senso dell'essere umano?
L'affettività ha come ingredienti fondamentali: l'amore, la compassione, la generosità e la "pietas" nel senso cristiano della parola. Elementi intimi che si manifestano a vario grado d'intensità nei moti d'animo e negli impulsi fisiologici. Come uomini basiamo la nostra piena realizzazione e serenità, sull'intimo appagamento del bisogno di affetto. Siamo animali sociali, dunque senza forme di affettività come, per esempio, l'amicizia, un abbraccio o uno scambio verbale, le nostre vite ci appaiono vuote, e la solitudine diventa insopportabile. Noi dipendiamo gli uni dagli altri. Questa interdipendenza è una legge di natura e se ci allontaniamo da essa avviene il disconoscimento di chi siamo, e tutte le qualità intrinseche del senso dell'umano, si sgretolano nell'assenza di un terreno su cui ergersi.

Cos'è l'affettività di cui tanto di parla?
L'affettività è un moto universale, crea un ponte di collegamento indistruttibile tra le persone e tra le generazioni, è un'energia che travalica il tempo, filtra come l'acqua in ogni anfratto della nostra natura di esseri senzienti e genera quel senso del donare scevro da ogni ricerca di risarcimento secondario. Gli studi di neurofisiologia e di psicologia hanno riconosciuto da tempo la circolarità dinamica che connette la dimensione dell'affettività a quella della conoscenza e della coscienza. Harry Harlow, psicologo statunitense, con le sue osservazioni sulla natura dell'amore ha dimostrato quanto il bambino, malgrado sia nella fase dell'appagamento dei bisogni primari, dia priorità alla mamma accogliente per ricevere protezione e affetto, e solo in un secondo momento appaga i bisogni fondamentali della fame e della sete. John Bowlby, con la sua teoria dell'Attaccamento conferma le osservazioni di Harlow, dicendo che le motivazioni intrinseche che legano il bambino ad una figura primaria sono la ricerca di protezione, serenità, calore affettivo, sensibilità. In ultima analisi, il motivo per cui l'amore e la compassione portano la felicità più grande risiede semplicemente nel fatto che nessuno nasce libero dal bisogno di amore.

Come si sta caratterizzando la società?
Malgrado i continui riconoscimenti sull'importanza dell'affettività, la società moderna si sta sempre più caratterizzando in senso negativo: rabbia, indifferenza e la spasmodica ricerca dell'appagamento materiale, prevalgono su sentimenti altruistici e compassionevoli tanto che i valori affettivi sembrano accantonati. Una società che ha un altissimo numero di persone che vivono la solitudine, l'abbandono, la ghettizzazione e la discriminazione, urla forte il bisogno di fermarsi a riflettere sulle cause di una vera e propria anestesia emozionale. Un male sociale che ha innescato il declassamento di qualità meravigliose come l'amorevolezza e la generosità d'animo a meri orpelli utili ma non necessari, rendendo molti affamati di amore, di riconoscimento e di pace.

La famiglia è importante per generare l'affettività?
Nascere in una famiglia i cui genitori sono attenti alle esigenze del bambino, con una spiccata propensione al dialogo, alla comprensione e agli abbracci, gli permetterà di costruire paradigmi affettivi ed emozionali positivi. Questi contenuti lo plasmeranno nell'elaborazione delle informazioni provenienti dall'ambiente, nelle forme pensiero e di conseguenza nel comportamento. C'è quindi la necessità di esperire e far esperire l'amore come stato profondamente intimo, stupefacente e gratificante. Quando questo accade, avremo adulti che ricreeranno nei rapporti interpersonali della propria vita le esperienze di relazione della prima infanzia. E' anche vero che noi, forti della nostra possibilità di scegliere, se non trasformiamo la nostra mente, tutto rimarrà com'è ora.

In conclusione, cosa possiamo suggerire ai nostri lettori?
Quale migliore occasione abbiamo, ogni giorno, di non arrenderci allo status quo e diventare fautori del grande cambiamento, rinnovare il nostro senso umano di desiderio di socialità e accoglienza e dimostrare che abbiamo compreso come essere migliori di chi ci ha preceduto e imparare a donare col cuore aperto. Dobbiamo ricordarci che "per far felice una persona non devi condividere le tue ricchezze ma fargli scoprire le sue".

Romana_Prostamo.jpgDiplomata in Medicina Tradizionale Cinese, Fitoterapia, Training neurosensoriale. Romana Prostamo inizia la sua esperienza professionale presso il reparto oncologico del Niguarda Cà Granda e poi, nella Clinica "Città di Milano". Studia da 25 anni la filosofia buddhista che amplierà la sua visione personale e di terapista. Praticante delle tecniche meditative, tra cui la Vipassana e la Mindfulness. Ha acquisito il Diploma di Operatore Ayurvedico al "Center for Study and Research on Alternative Medicine" a Milano e ha frequentato i corsi di Julian Barnard per la Floriterapia di Bach e a quelli di Iam White sui Bush Flowers australiani. Dopo gli studi in logopedia, inizia la sua esperienza in Francia, Stati Uniti e Paesi in via di sviluppo, approfondendo così le tecniche di training riabilitativo lavorando giornalmente con persone affette da malattie neurodegenerative progressive. Nel periodo in cui lavora nell'Hospital of Leh, India del nord, approfondisce lo studio della Medicina Ayurvedica, assistendo al lavoro dei medici Amchi, ladakhi e tibetani, e in loco inizia il suo apprendimento come allieva tantrico buddhista Mahayana sui percorsi di ricerca spirituale e guarigione. Tornata a Milano, al fine di poter aprire un Centro per un approccio terapeutico alternativo alle disabilità, frequenta per due anni la facoltà di Scienze Biologiche all'Università Statale di Milano, per la necessità di comprendere più a fondo l'organizzazione funzionale del corpo umano, grazie alla quale riesce ad approfondire lo studio delle strutture e delle funzionalità cellulari. Nello stesso periodo intraprende, come volontaria, la terapia riabilitativa a domicilio ai malati di Corea di Huntington. Consegue la laurea in "Scienze e Tecniche Psicologiche" con la tesi "Le mille strade per il cambiamento" e successivamente in "Psicologia" con la tesi "BDSM tra psicopatologia e normalità". Successivamente comincia a prendere forma la D.C.P.A. (Dinamiche di Cambiamento e Potenziamento delle Abilità), nel riconoscimento che ciascuna persona è diversa e di conseguenza anche al percorso terapeutico viene richiesto un "taglio sartoriale".

Nel 2014 fonda il Centro Biopsicotronico per il benessere Nerudo al cui interno operano diverse figure professionali per il miglioramento e la guarigione delle persone. https://www.divulgazionemetafisicamilano.it/curriculum 

 

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GUIDO ZACCARELLI

CURRICULUM - Guido Zaccarelli, è docente di informatica, consulente aziendale, saggista e collaboratore redazionale di Gazzetta dell'Emilia. È laureato in Comunicazione e Marketing, ha conseguito un Master in Management per il coordinamento delle professioni sanitarie e frequentato la scuola di alta specializzazione per formatore e consulente d'impresa. È stato referente del Servizio Informativo dell'Azienda Sanitaria di Modena, presso il distretto di Mirandola e dal 2008 al 2018 docente a contratto di informatica presso l'Università di Modena Reggio.

Bibliografia: Informatica, insieme verso la conoscenza (2010) - La conoscenza condivisa, verso un nuovo modello organizzativo (2012) - Finestre di casa nostra (2013) - Dalla piramide al cerchio, la persona al centro della azienda (2016)

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