"All'indomani della manifestazione tenutasi in molte piazze italiane, compresa quella di Parma, contro le modifiche che la Presidente Commissione Giustizia, Giulia Bongiorno, propone di apportare al testo del così definito DDL Stupri, sorge la necessità di mantenere alta l'attenzione sul tema - afferma la Briganti - La questione verte, molto semplicemente, sul sostituire le parole "consenso libero e attuale" nella formulazione scritta che descrive il reato di stupro, con "volontà contraria all'atto sessuale", per definire se si è in presenza del reato.
Inoltre, l'avv. ta Bongiorno chiarisce che il reato si configurerà ogni qualvolta la violenza sia compiuta "a sorpresa", cioè in una situazione che non abbia agevolato la chiara espressione di dissenso della donna. Premettendo che già l’idea di violenza a sorpresa sottende una certa confusione verso la materia da parte di colei che propone le modifiche, appare necessario fare degli esempi chiarificatori: se io non esprimo il mio dissenso non è stupro, in quanto si desume che la mancanza di espressione di dissenso sia consenso.
Una sorta di silenzio assenso che, di norma, è molto più aderente al mondo delle normative che regolano la burocrazia italiana piuttosto che a quello delle relazioni umane. Ci sono motivi per i quali una donna si può trovare a non poter o saper esprimere il proprio dissenso? Me ne vengono in mente tantissime: donne in posizione di inferiorità economica o di subalternità dal punto di vista professionale rispetto all'uomo, situazioni di abusi psicologici anche in contesti domestici o familiari.
Se una ragazza giovane proveniente da un paese difficile, con basso grado di scolarizzazione e una profonda necessità di guadagnare denaro, trova lavoro presso un'abitazione di ricchi italiani, siamo sicuri che riesca ad avere la forza di esprimere il dissenso? o forse, il suo grado di vulnerabilità e l'assenza di forza economica, la renderanno vittima due volte?". Secondo la Briganti si tratta di una legge che "non aiuta le donne. Le rende vittime più volte".











































































