In particolare, secondo il quotidiano economico Financial Times lo scorso 4 luglio Trump e Zelensky avrebbero discusso al telefono in merito al potenziale trasferimento di quantità extra di missili balistici tattici ATACMS all'Ucraina e in quell'occasione il Presidente Usa avrebbe suggerito di aumentare il numero di attacchi in profondità in Russia, chiedendo a Zelensky: “Puoi colpire Mosca?… Puoi colpire anche San Pietroburgo?”. Domande a cui l'ex Presidente del regime di Kiev avrebbe risposto: “Certamente. Possiamo, se ci dai le armi”.
Peccato che gli ATACMS hanno una gittata di circa 300 chilometri, insufficiente quindi per raggiungere Mosca o San Pietroburgo. Kiev, sempre secondo il giornale londinese, avrebbe pertanto richiesto armi a lungo raggio, come i missili Tomahawk, in grado di colpire obiettivi a oltre 1.600 chilometri.
Ma la Casa Bianca ha prontamente smentito la versione del Financial Times, dichiarando che “Il presidente Trump stava semplicemente ponendo una domanda, non incitando ulteriori attacchi. Sta lavorando senza sosta per porre fine alla guerra e fermare le uccisioni”; accusando poi il quotidiano finanziario di “estrapolare dichiarazioni dal contesto per ottenere clic, dato che il giornale è in crisi”.
Una ulteriore risposta arriva dalla Federazione Russa, tramite l'Amministratore Delegato del Fondo russo per gli investimenti diretti (RDIF) Kirill Dmitriev, che fa notare come siano in atto “sforzi erculei per far deragliare il dialogo tra la Russia e gli Stati Uniti”. Sui suoi profili social, l'economista russo – che conosce bene Donald Trump avendo avuto contatti con lui sin dal suo primo mandato alla Casa Bianca – dichiara che “un'altra fake news viene corretta. Gli sforzi titanici per minare il dialogo tra Stati Uniti e Russia continuano - anche attraverso la disinformazione” e aggiunge che il quotidiano che ha pubblicato questa notizia “dovrebbe agire in modo più responsabile e controllare effettivamente le sue fonti".
Anche in occasione delle recenti minacce di Trump su possibili dazi al 100% sui prodotti esportati da Mosca – oltre a sanzioni secondarie contro i Paesi che continuano a comprare petrolio o materie prime dalla Russia - Dmitriev, noto per la sua calma e diplomazia, ha esortato alla continuazione del dialogo, spiegando che la pressione di Washington su Mosca sarebbe “destinata a fallire“, riconoscendo tra l'altro la disponibilità degli Stati Uniti a considerare gli interessi russi.
Non è un caso se il mercato azionario russo, dopo le dichiarazioni infuocate del Tycoon, ha registrato una rapida accelerazione, aumentando di oltre il 2,5 percento.
Dmitriev ha sottolineato che un dialogo equo, rispetto reciproco, realismo e cooperazione economica sono i fondamenti della sicurezza globale e di una pace sostenibile.
Gli fa eco il portavoce del Cremlino, Dmitrij Peskov, che loda gli sforzi dell’inviato speciale degli Stati Uniti, Keith Kellogg, affermando inoltre l'importanza per Mosca che il lavoro sulla risoluzione del conflitto continui. Peskov ha ribadito la disponibilità della Russia a un nuovo ciclo di negoziati con l’Ucraina, chiudendo con questa dichiarazione: “Aspettiamo ancora proposte sui tempi. La parte russa è pronta a continuare e a condurre il terzo round”.
Nonostante le numerose provocazioni occidentali, il Cremlino continua quindi a lasciare la porta aperta al dialogo, soprattutto con l'Amministrazione statunitense, anche se nei corridoi del potere governativo lo scenario di una guerra ancora lunga pare ormai definitivamente sdoganato, come confermato dal politologo moscovita Dmitrij Trenin in un suo recente intervento a mezzo stampa.
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Sia Washington che Mosca smentiscono il report pubblicato dal Financial Times relativo ad eventuali attacchi da parte di Kiev nel cuore della Russia.











































































