Un aiuto contro il rischio dei furti ci arriva dalla tecnologia, in particolare dal nostro smartphone. Negli ultimi anni i sistemi di sicurezza si sono evoluti rapidamente e hanno iniziato a dialogare con il nostro cellulare.
Bastano pochi semplici gesti sulla app installata sullo smartphone per inserire e disinserire l'impianto di allarme antintrusione dell'abitazione anche quando siamo lontani da casa. Oppure se vogliamo sentirci sicuri quando siamo dentro casa con la nostra famiglia possiamo decidere di inserire parzialmente specifiche aree per attivare, ad esempio, la protezione del perimetro e dell'area esterna.
Ma la app ci offre altre funzionalità uniche, ben più importanti.

Nel corso della giornata possiamo avviare in qualsiasi momento la video verifica e controllare, attraverso le telecamere o le fotocamere installate nei dispositivi di sicurezza, ciò che sta accadendo all'interno dell'abitazione per sentirci vicino ai nostri cari ovunque ci troviamo.
Sono passati solo pochi anni da quando i sistemi antifurto si limitavano ad inviare un messaggio vocale al telefono per avvisarci di un presunto tentativo di intrusione. Oggi, in caso di allarme, il sistema è in grado di mandare sul nostro cellulare in tempo reale le immagini provenienti dalla fotocamera incorporata nel rilevatore di movimento così da aiutarci a prendere la migliore decisione su come agire.

Ma di fronte ad un tentativo di intrusione o addirittura alla presenza di malviventi all'interno dell'abitazione non è il caso di affrontare da soli situazioni di pericolo reale o potenziale. Per questo motivo, la scelta migliore è collegare l'impianto di allarme all'Istituto di Vigilanza Coopservice. La centrale operativa, attiva 24 ore su 24, dopo aver verificato l'effettività dell'allarme è in grado di attivare le forze dell'ordine e/o inviare sul posto una pattuglia con guardia giurata armata per effettuare specifici controlli e ripristinare le condizioni di sicurezza senza rischi per noi e la nostra famiglia.

L'Istituto di Vigilanza privata Coopservice vanta oltre 40 anni di esperienza nella sicurezza ed è presente sull'intero territorio nazionale con 21 sedi operative, più di 2.000 guardie giurate, 10 centrali operative tecnologicamente all'avanguardia e oltre 400 automezzi operativi.

Per maggiori informazioni sui servizi di sicurezza e vigilanza di Coopservice, visitate il sito www.coopservice.it .

 

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Non solo Corea e Giappone, ma anche Cina. Quando si parla di tecnologia la "sfida" orientale al miglior prodotto diventa serrata e le risposte sul mercato non si fanno attendere. Anche nel settore della telefonia, in cui la battaglia a colpi di smartphone non sembra arrestarsi. E in questo scenario vuole collocarsi anche la senza dubbio anche la Cina: basta fare un click su https://blog.yeppon.it/migliori-smartphone-cinesi/ per dare uno sguardo ai migliori smartphone cinesi in circolazione.

Se facciamo riferimento ai cellulari di nuova generazione, il ventaglio è ampio e le opzioni a disposizione sono moltissime. Concentriamoci ora su un paio di modelli di fascia media, i migliori dal nostro punto di vista se si vuole spendere una cifra inferiore ai 300 euro.

Xiaomi Mi 5X

Questo smartphone rappresenta il perfetto compromesso per chi vuole acquistare un telefono di fascia media ma di grande qualità. Il fiore all'occhiello è costituito senza dubbio dall'hardware e dalla doppia fotocamera; quest'ultima permette infatti di applicare uno zoom e un effetto di sfocatura davvero interessanti. Da non trascurare affatto la linea estetica: si tratta di un cellulare che pur non presentando particolari sfumature di design, resta si presenta comodo e maneggevole. Inoltre il display e i tasti retro illuminati garantiscono un effetto visivo sempre piacevole.

In generale Xiaomi Mi 5 X è un modello che offre prestazioni elevate, leggermente sopra la media considerando il suo costo di vendita che si aggira attorno ai 250 euro. Questo è possibile anche grazie al software Miui 9 e ad una batteria che garantiscono una forza al processore e un'autonomia invidiabili.

Xiaomi Mi Max 2

Lo potremmo considerare una naturale evoluzione del modello visto in precedenza, con un prezzo solo leggermente superiore (sui 270 euro circa). Ma perché parliamo di evoluzione? Innanzitutto perché si tratta di un cosiddetto phablet, ovvero un modello che per caratteristiche (in particolar modo per le dimensioni) è un incrocio tra uno smartphone e un tablet. Ma il nostro è un riferimento anche alle specifiche tecniche di questo cellulare, che vanno a migliorare le prestazioni complessive rispetto al Xiaomi Mi 5 X pur senza snaturarle. Il vero punto di forza di questo smartphone è l'autonomia: grazie alla batteria da 5300 mAh si può infatti arrivare anche a tre giorni pieni senza metterlo in carica. Positivo anche sotto il profilo dell'hardware (dotato di un bel processore Snapdragon 625 octa core), questo cellulare ha un buon equilibrio anche per quanto riguarda la potenza del software (Miui 8.5) e la luminosità del display. Non eccelle per quanto riguarda fotocamera (di 12 megapixel) ma resta complessivamente ottimo in relazione al prezzo.

I parametri di scelta di uno smartphone

Quando si sceglie uno smartphone, così come qualunque altro prodotto, esistono dei parametri oggettivi. Ciò non toglie che le valutazioni da fare siano assolutamente personali: nel caso dello smartphone ad esempio c'è chi dà molta più importanza alla fotocamera e chi al comparto hrdware/software, oppure chi fa valutazioni più semplicistiche (ma non meno valide) legate all'autonomia della batteria o semplicemente alla linea estetica. Per questo noi abbiamo provato a fare una "media" tra i requisiti principali, che sono:

-display: la luminosità è un elemento chiave e immediato in un cellulare

-hardware e software: si tratta della parte più tecnica. Non tutti hanno le competenze per valutarla al meglio ma ci si può regolare in base alle proprie esigenze (soprattutto nel caso dei software)

-fotocamera: le foto sono un aspetto che incontra sempre più il favore degli appassionati ma anche un approccio dei neofiti

-autonomia: la durata della batteria e il risparmio energetico rappresentano un altro tema molto caro a una moltitudine sempre crescente di persone.

Scegliere di installare un impianto di allarme per proteggersi dai furti è certamente un'ottima soluzione per difendersi dai tentativi di intrusione. Ma quali caratteristiche minime deve avere un impianto per essere davvero efficace?

Tre sono gli elementi fondamentali: qualità dei componenti, progettazione adeguata dell'impianto e installazione corretta.

Infatti se un rilevatore di movimento non viene posizionato nel modo giusto oppure è di scarsa qualità può incappare in false rilevazioni. Anche un semplice contatto magnetico montato male su una finestra in una giornata di vento può generare una quantità tale di falsi allarmi da trasformarsi in un vero incubo.

Come essere certi che la segnalazione di un allarme sia realmente collegata ad un tentativo di intrusione?
Ogni volta che scatta un allarme in noi si attiva un forte stato di ansia e di preoccupazione. È quindi fondamentale che l'allarme sia attendibile e verificabile immediatamente per evitare di attivare azioni non necessarie e creare inutili tensioni.

Il consiglio è di installare almeno un rilevatore di movimento dotato di fotocamera o videocamera che, in caso di allarme, può restituirci in tempo reale le immagini fotografiche o video di ciò che accade all'interno o nei pressi della nostra abitazione direttamente sullo smartphone grazie ad una semplice app.

La stessa app che ci consente di attivare e disattivare l'impianto anche a distanza, di verificare chi entra e chi esce dall'abitazione e di effettuare delle videoverifiche su nostra stessa richiesta.

La documentazione fotografica o video che accompagna la segnalazione d'allarme ci permette di controllare se sono realmente presenti degli intrusi oppure se l'allarme è stato generato involontariamente da un nostro familiare che non ha seguito la corretta procedura al suo ingresso in casa.

Il videocontrollo diventa quindi decisivo per le scelte che decideremo di attuare in risposta all'allarme ricevuto. In particolari situazioni, il videocontrollo può essere affidato all'Istituto di Vigilanza Coopservice che può eseguire ispezioni programmate o casuali ed agire tempestivamente in caso di allarme e di pericolo effettivo inviando sul posto una guardia giurata a bordo di una delle numerose pattuglie di pronto intervento sul territorio.

L'Istituto di Vigilanza privata Coopservice vanta oltre 40 anni di esperienza nella sicurezza ed è presente sull'intero territorio nazionale con 21 sedi operative, più di 2.000 guardie giurate, 10 centrali operative tecnologicamente all'avanguardia e oltre 400 automezzi operativi.

Per maggiori informazioni sui servizi di sicurezza e vigilanza di Coopservice, visitate il sito www.coopservice.it .

 

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Aumentano le vittime di sextorsion. I ricattati online sono sempre di più. L'allerta della Polizia Postale sulla pagina Facebook "Commissariato di PS Online". Lo "Sportello dei Diritti" rilancia i consigli della Polizia: "Anche se allettanti non accettate mai offerte di conversazioni o altro in cam con sconosciuti". E se cadete nella trappola denunciate prontamente.

post_allettante.jpgSta raggiungendo numeri da capogiro, quello che, purtroppo, sta diventando un fenomeno criminale di massa e del quale lo "Sportello dei Diritti" ha parlato più volte: la cosiddetta sextorsion. Non si contano più, infatti, le segnalazioni online e i fatti di cronaca che riguardano questo tipo di ricatto che viene effettuato attraverso l'adescamento e il coinvolgimento di ignari utenti della rete che diventano vittime, loro malgrado di tentativi o vere e proprie estorsioni di denaro o favori sessuali. E a fronte della miriade di denunce ricevute dall'autorità, vi è la certezza che altrettante vittime preferiscano il silenzio per vergogna e per non far sapere che si è caduti nella trappola.

A ricordarci costantemente di prestare la massima attenzione ai messaggi che riceviamo da sconosciuti e che ci propongono allettanti conversazioni che diventano via via sempre più "piccanti" è la Polizia di Stato sulla sua pagina Facebook "Commissariato di PS On Line – Italia". Proprio in data odierna, la Polizia Postale ha pubblicato un post con tanto di screenshot di uno dei messaggi tipo che possono giungere sulle nostre messaggerie istantanee come Messenger di Facebook da parte di contatti ignoti e che ci propongono chat erotiche. Solitamente si presentano con immagini carpite da altri profili di belle ragazze o ragazzi e che proprio per questo diventano ancor più allettanti.

Ovviamente, ricorda Giovanni D'Agata, presidente dello "Sportello dei Diritti", si tratta di malintenzionati di ogni tipo che nascondono la loro vera identità dietro profili virtuali quasi sempre falsi e il cui unico scopo è quello di estorcerci del denaro o prestazioni sessuali. L'unico modo di evitare di cadere nella trappola, come ricorda la Polizia Postale, è quello di non rispondere mai o attivare le nostre cam quando riceviamo messaggi di questo tipo da parte di sconosciuti. E se purtroppo si è incappati nel tranello e quindi nel ricatto, è sempre opportuno provvedere a sporgere prontamente denuncia all'autorità giudiziaria che, è bene ricordare, ha sempre un obbligo di riservatezza nei confronti delle vittime di reati e quindi anche in questo particolare tipo di estorsione.

(18 aprile 2018)

Mercoledì, 04 Aprile 2018 10:37

Come proteggersi dalle intrusioni

L'aumento della criminalità e dei furti nelle abitazioni negli ultimi anni ha assunto proporzioni preoccupanti. Ma ancor più del numero, preoccupano le modalità con cui i malviventi compiono i loro atti illeciti. Se fino a qualche anno fa ad essere prese di mira erano le abitazioni isolate o nelle quali i proprietari erano assenti, oggi i furti vengono compiuti in ogni ora del giorno e della notte, anche in presenza di persone all'interno.

Non si tratta più di proteggere solo i vostri beni, ma soprattutto di tutelare la vostra famiglia e voi stessi dal rischio di intrusioni, con un sistema in grado di rilevare i tentativi di effrazione anche quando siete in casa.

Oggi esistono sul mercato un'infinità di sistemi di allarme per tutte le tasche. Ma non è facile orientarsi e capire qual è la soluzione più adatta. Le soluzioni fai-da-te sono certamente economiche ma non tengono conto delle specificità della vostra abitazione, della composizione della famiglia, delle vostre abitudini o della presenza di animali domestici.

Per fare una scelta accorta ed efficace, affidatevi ad un professionista della sicurezza capace di individuare con precisione cosa serve per proteggere la vostra casa e la vostra famiglia.

Ad esempio, una scelta apparentemente semplice come l'installazione di un sensore sulle finestre porta con sé delle valutazioni più ampie, come la necessità di tenere aperte le finestre per un salutare ricambio d'aria o di lasciare le tapparelle alzate per far entrare luce a sufficienza.

Solo un esperto potrà aiutarvi a compiere una scelta più consapevole perché proteggersi dai ladri non deve significare sentirsi reclusi in casa propria.

Per maggiori informazioni sui servizi di sicurezza e vigilanza di Coopservice, visitate il sito www.coopservice.it .

 

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Con riferimento alla notizia "LENOVO RICHIAMA NOTEBOOK THINKPAD X1 CARBON" riportiamo di seguito la dichiarazione ufficiale di Lenovo rilasciata in data 7 febbraio 2018.

Dichiarazione di Lenovo sul richiamo di ThinkPad X1 Carbon:

In collaborazione con la U.S. Consumer Product Safety Commission (CPSC), Lenovo sta mettendo in atto un'azione di richiamo volontaria di un lotto di laptop ThinkPad X1 Carbon di quinta generazione prodotti fra dicembre 2016 e ottobre 2017. Lenovo ha valutato che un numero limitato di macchine possa contenere una vite non correttamente avvitata che potrebbe danneggiare la batteria causando surriscaldamenti, con un potenziale rischio di incendio.

Nell'interesse della sicurezza dei propri clienti, con effetto immediato, Lenovo offre verifiche gratuite su tutti i laptop ThinkPad X1 Carbon interessati, prodotti tra le date indicate sopra.

I dettagli del richiamo sui ThinkPad X1 Carbon di quinta generazione sono disponibili qui: https://support.lenovo.com/X1C_5GEN_RECALL 
Comunicato U.S. Consumer Product Safety Commission: https://www.cpsc.gov/Recalls/2018/Lenovo-Recalls-ThinkPad-Laptops-Due-to-Fire-Hazard 

La sicurezza dei clienti è la nostra priorità. Siamo spiacenti per qualsiasi inconveniente che questa azione di richiamo possa causare.

(seguito alla nostra notizia del 24 marzo 2018)

Domenica, 25 Marzo 2018 08:10

Lenovo richiama notebook ThinkPad X1 Carbon

Nell'interesse della sicurezza pubblica e in collaborazione con le autorità di regolamentazione dell'Unione europea competenti, Lenovo sta richiamando alcuni lotti di notebook ThinkPad X1 Carbon a causa di una vite non avvitata che potrebbe contribuire al surriscaldamento della batteria del notebook, rappresentando un potenziale rischio di incendio.

Nello specifico "sussiste la possibilità di surriscaldamento con conseguente rischio di fusione della custodia di plastica, emissione di fumi e incendio". Ad essere interessati, sono i portatili di quinta generazione (tipi: 20HQ, 20HR, 20K3, 20K4) prodotti tra dicembre 2016 e ottobre 2017.

Gli apparecchi sono stati venduti direttamente ai clienti, tramite partner commerciali o sul sito Lenovo.com. I clienti possono verificare se il loro notebook è coinvolto dal richiamo consultando il sito internet https://support.lenovo.com/ch/it/solutions/ht504453 .

Chi dispone di un portatile di questo tipo, evidenzia Giovanni D'Agata, presidente dello "Sportello dei Diritti", è invitato a disattivare il sistema, interrompere l'utilizzo dell'apparecchio e sottoporlo ad un servizio di verifica e di eventuale riparazione gratuito. Per maggiori informazioni è possibile contattare il servizio di assistenza Lenovo.

(24 marzo 2018)

Dalla Regione 1,5 milioni di euro per finanziare sistemi intelligenti di guida. Questa mattina il taglio del nastro. Oltre un migliaio di mq su tre livelli, con spazi dedicati a studenti e dottorandi. Le risorse previste nel pacchetto dei progetti per il Tecnopolo nell'ambito del Por Fesr 2007-2013

Parma 12 febbraio 2018 -  Taglio del nastro questa mattina per la nuova sede di VisLab di Parma nel padiglione sperimentale del Polo dell'Innovazionedella città emiliana, un progetto Mastercampus che porterà circa trenta aziende ad alta innovazione all'interno del Campus Scienze e Tecnologie entro il 2018. Alla cerimonia era presente anche l'assessore regionale alle Attività produttive.

Nella sede anche i nuovi laboratori cofinanziati al 50% dalla Regione, nell'ambito del Tecnopolo di Parma, con il Por Feasr 2007-2013 per una dotazione finanziaria complessiva di 3,1 milioni di euro.

Nato come spin-off dell'Università, la storia di VisLab si identifica con l'attività del gruppo di ricerca del Dipartimento di ingegneria dell'informazione dell'Università di Parma sui sistemi intelligenti per l'aiuto alla guida.

Negli ultimi anni i prototipi intelligenti realizzati da VisLab hanno assunto un rilievo internazionale. Nel 2010 quattro veicoli elettrici hanno guidato automaticamente da Parma a Shanghai, mentre nel 2013 un altro mezzo, partito dal Campus di Parma, ha raggiunto il centro cittadino senza alcun intervento umano. Per rimanere competitiva con i grandi competitors, nel 2015 VisLab si è unita ad Ambarella, marchio della Silicon Valley, leader nel settore dei video ad alta definizione.

La sede inaugurata oggi occupa una superficie di oltre un migliaio di mq su tre livelli, con spazi dedicati a studenti e dottorandi che desiderano trascorrere periodi di ricerca e potrà essere affiancata da un padiglione gemello per eventuali progetti futuri. Vi opererà il personale dell'azienda, quasi 40 unità tra amministrativi e ingegneri. L'intervento è stato progettato dall'ufficio tecnico dell'Università di Parma e da Mastercampus Lab. /AA

 

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Osservatorio Smart AgriFood. Il digitale migliora la competitività dell'agroalimentare italiano. L'agricoltura 4.0 in Italia vale già 100 milioni di euro.

Oltre 300 soluzioni Smart AgriFood in Italia: le tecnologie digitali garantiscono più qualità dei prodotti e più efficienza nella filiera. Meno dell'1% della superficie coltivata è gestito con l'Agricoltura 4.0. Cruciale per lo sviluppo la raccolta dei dati: nei campi utilizzate soprattutto soluzioni di Internet of Things, analytics e software di elaborazione. La spinta innovativa delle startup: 481 nuove imprese internazionali dal 2011 nell'AgriFood, l'12% è italiano.

Milano, 23 gennaio 2018 - Dai sensori nei campi a quelli sui trattori, dai droni in campo alla logistica controllata, dallo smart packaging alle etichette intelligenti: sono oltre 300 le applicazioni di Smart AgriFood già diffuse in Italia tra produzione, trasformazione, distribuzione e consumo. Soluzioni che migliorano la competitività del settore agroalimentare italiano, garantendo più qualità ai prodotti e ottimizzazione delle filiere. E che, grazie al digitale, possono contribuire a far partecipare il nostro Paese alla sfida della crescita alimentare globale.

L'Agricoltura 4.0 - l'utilizzo di diverse tecnologie per migliorare resa e sostenibilità delle coltivazioni, qualità produttiva e di trasformazione, nonché condizioni di lavoro – ha un mercato in Italia di circa 100 milioni di euro, il 2,5% di quello globale: nonostante i benefici in termini di riduzione dei costi, di qualità e resa del raccolto, la diffusione di queste soluzioni è ancora limitata e oggi meno dell'1% della superficie coltivata complessiva è gestito con questi sistemi. Molte PMI italiane si stanno attivando nella trasformazione digitale dell'agroalimentare, ma una forte spinta innovativa proviene dalle nuove imprese, con 481 startup internazionali Smart AgriFood nate dal 2011 ad oggi, di cui 60, ben il 12%, italiane.

Sono alcuni dei risultati della ricerca dell'Osservatorio Smart AgriFood della School of Management del Politecnico di Milano (www.osservatori.net)* e del Laboratorio RISE dell'Università degli Studi di Brescia presentati oggi al convegno "Coltiva dati. Raccogli valore. La trasformazione digitale dell'agroalimentare".

"L'innovazione digitale nell'agroalimentare si manifesta dalla produzione in campo alla distribuzione alimentare, passando per la trasformazione e può garantire competitività ad uno dei settori chiave per l'economia italiana, che contribuisce per oltre l'11% del PIL e per il 9% sull'export – afferma Filippo Renga, Condirettore dell'Osservatorio Smart AgriFood -. Lo Smart AgriFood da un lato può ridurre i costi di realizzazione di prodotti di alta qualità, dall'altro far crescere i ricavi grazie ad una maggiore riconoscibilità o garanzia, ad esempio con sistemi di anticontraffazione o di riduzione dei prodotti non conformi esportati. Ma l'innovazione digitale consente anche di intervenire a supporto dell'intera filiera, garantendo sostenibilità a tutti gli attori del settore, inclusa la produzione in campo".

"Perché le tecnologie digitali dispieghino completamente il proprio potenziale però occorre che si realizzino alcune condizioni – avverte Andrea Bacchetti, Condirettore dell'Osservatorio Smart AgriFood -. Innanzitutto, è necessaria l'estensione della banda larga ed extra-larga anche alle zone rurali per garantire l'interconnessione della filiera. Poi, servono sensibilità, competenza e propensione all'investimento da parte delle imprese, un fatto non scontato, considerando le esigue dimensioni medie. Infine, è imprescindibile la competenza degli operatori sia dell'offerta sia della domanda".

Agricoltura 4.0 – Le tecnologie dell'agricoltura di precisione (che sfrutta Internet of Things e Big Data Analytics) e quelle dell'agricoltura interconnessa (il cosiddetto Internet of Farming) costituiscono l'Agricoltura 4.0 che, attraverso l'analisi incrociata di fattori ambientali, climatici e colturali, consente di stabilire il fabbisogno irriguo e nutritivo delle coltivazioni, prevenire patologie, identificare infestanti prima che proliferino, compiere interventi mirati, risparmiare di tempo e risorse, incidere sulla qualità dei prodotti, oltre a migliorare la resa delle coltivazioni e le condizioni di lavoro. L'Osservatorio Smart AgriFood ha censito 220 soluzioni offerte in Italia da più di 70 aziende, di cui soltanto l'11% abilita l'Internet of Farming, mentre l'89% supporta verticalmente l'agricoltura di precisione. Circa l'80% delle soluzioni offerte è applicabile in fase di coltivazione e solo il 12% in quella di pianificazione. La grande maggioranza delle soluzioni, il 73%, sfrutta dati e analytics, il 41% l'Internet of Things e il 57% sistemi software di elaborazione e interfaccia utente.

La maggior parte delle soluzioni (50%) è utilizzabile a prescindere dal settore agricolo, mentre il 27% è specificamente rivolto all'ortofrutticolo, il 25% al cerealicolo, il 16% al vitivinicolo. In termini di attività, il 48% delle soluzioni abilita mappatura e monitoraggio di terreni e coltivazioni, il 42% monitoraggio e controllo del movimento e delle attività di macchine e attrezzature in campo e il 35% irrigazione e fertilizzazione mirata.

"I soli trattori in Italia generano oltre 1 milione di Gigabyte in un anno, a cui si aggiungono i dati ambientali, di magazzino, degli allevamenti e quelli più generali di carattere aziendale, ma oggi queste informazioni sono scarsamente valorizzate – afferma Filippo Renga -: sono fondamentali la raccolta dei dati, la loro integrazione e valorizzazione all'interno delle aziende agricole e delle filiere. È necessario cioè che le aziende adottino una logica di piattaforma integrata, per far confluire al proprio interno i dati, elaborarli e armonizzarli per supportare decisioni e azioni tempestive".

L'adozione dell'agricoltura 4.0 in Italia incontra diversi ostacoli. Innanzitutto una barriera culturale nei confronti dell'innovazione e una limitata consapevolezza dei benefici, ma anche una certa immaturità da parte degli attori dell'offerta, che solo oggi si stanno strutturando per offrire soluzioni effettivamente in linea con i fabbisogni delle aziende, abituate a intrattenere relazioni con pochissime e consolidate aziende (es. concessionario di fiducia, agronomo amico di famiglia). C'è poi la ridotta dimensione media delle aziende agricole, con la difficoltà a investire e apprezzare i benefici delle tecnologie di precisione. "Per questa ragione emerge con forza la necessità di lavorare sulla formazione ma prima ancora sulla sensibilizzazione delle aziende agricole - dice Andrea Bacchetti - che devono poter apprezzare appieno i benefici potenziali della rivoluzione 4.0, toccando con mano i benefici concreti ottenuti da chi ce l'ha già fatta".

Più qualità – L'innovazione digitale consente oggi alle aziende agroalimentari italiane di migliorare la qualità su tutte le dimensioni dell'Eptagono della Qualità Alimentare, ed in particolare nella valorizzazione dell'origine dei prodotti, sul processo produttivo garantito e nella sicurezza alimentare. L'analisi condotta dall'Osservatorio su 57 case study evidenzia infatti che le tecnologie oggi consentono alle aziende agroalimentari di migliorare e innovare la qualità in diversi modi.
Il 51% delle aziende ha utilizzato le tecnologie digitali per valorizzare la qualità di origine, in particolare nel caso dei prodotti ad alto valore aggiunto (ad es. vino, cacao, caffè); il 46% si è servito del digitale per migliorare la sicurezza alimentare; il 25% si è concentrata sui metodi di produzione, soprattutto per quanto riguarda gli aspetti legati all'impatto ambientale, al benessere degli animali e alle tradizioni agroalimentari dei diversi territori; nel 12% dei casi, infine, le aziende hanno impiegato la tecnologia per migliorare la qualità del servizio, adottando soluzioni innovative per comunicare ai consumatori informazioni di prodotto (consigli nutrizionali) e di processo (origine, tracciabilità e impatto ambientale).

Migliore tracciabilità - Il digitale interviene in maniera sostanziale nella tracciabilità alimentare, riducendo i costi, aumentando i ricavi e rendendo più efficienti i processi: il 36% delle aziende agroalimentari analizzate dall'Osservatorio grazie a soluzioni digitali ha riscontrato una riduzione dei tempi e dei costi legati ai processi di raccolta, gestione e trasmissione dei dati. Benefici a cui si aggiungono i vantaggi della disponibilità di dati e informazioni e la possibilità di trasferire valore lungo la filiera.

Gli strumenti più utilizzati per migliorare la tracciabilità sono i barcode (39%), gli RFId (Radio-Frequency Identification, 32%) sistemi gestionali (32%), i Big Data (30%), la tecnologie mobile (21%), mentre tecnologie innovative come l'IoT e la blockchain sono ancora poco esplorate. I settori più interessati dall'innovazione tecnologica per la tracciabilità sono quello ortofrutticolo (30%), la filiera delle carni (23%), i prodotti lattiero-caseari (14%) e caffè - cacao (12%), ma sta interessando in maniera trasversale tutte le filiere.

Le startup – Sono 481 le startup internazionali Smart AgriFood individuate dall'Osservatorio nate dal 2011 ad oggi, di cui il 12% italiane. Escludendo quelle che si occupano di eCommerce, sono 182 le startup internazionali che operano nella filiera e hanno raccolto finanziamenti per 637 milioni di dollari. Fra queste, ben l'11% è italiano, a dimostrazione che il nostro Paese - a differenza di altri settori - non ha affatto un ruolo marginale, anche se il finanziamento medio ricevuto (0,7 milioni di dollari, 14 milioni complessivi) è circa sei volte inferiore alla media mondiale. Invece, sono 218 le startup internazionali dedicate all'eCommerce, finanziate con 2,7 miliardi di dollari complessivi.

L'area con la maggior presenza di startup è costituita dagli Stati Uniti (52% delle 182 startup internazionali), che dimostrano di essere anche quella con la maggior propensione all'investimento nelle nuove imprese (82% dei finanziamenti totali). Una buona parte delle startup offre soluzioni tecnologiche trasversali a più settori sia nella produzione in campo (42%) sia nella trasformazione dei prodotti alimentari (16%). Tra i settori verticali, il più rilevante è l'ortofrutticolo, con il 17% delle startup internazionali e il 28% dei finanziamenti complessivi. La stessa tendenza di riscontra nel panorama italiano, dove i settori specifici riscuotono minore interesse nonostante la loro importanza per l'economia del Paese: anche in Italia il settore più importante è l'ortofrutticolo (14% delle startup italiane), seguito dal vitivinicolo (9%) e dal cerealicolo (7%).

L'agricoltura di precisione e la qualità alimentare sono gli ambiti applicativi più esplorati dalle startup AgriFood (rispettivamente dal 45% e dal 25% delle nuove imprese internazionali) e più interessanti per gli investitori (37% e 34% dei finanziamenti complessivi). In Italia, invece, la qualità e sostenibilità ambientale è l'ambito in cui le startup sono più attive, con il 50% dei finanziamenti raccolti, seguito da agricoltura di precisione (35%) e qualità alimentare (29%).
*L'edizione 2017 dell'Osservatorio Smart AgriFood è stata realizzata in collaborazione con Almaviva, Ama, CRIT – Polo per l'innovazione digitale, Linea Com, Microdata, Oleificio Zucchi, SDF, Unitec, GS1, Penelope, SIA, TeamSystem, Unicredit, Vecomp Software, Systematica-Tec, Auricchio, BCube, Fiere Zootecniche Internazionali di Cremona, Latteria Soresina, Latteria PLAC – Cremona, SovacoPlast.

( www.osservatori.net   23 gennaio 2018)
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La School of Management del Politecnico di Milano, costituita nel 2003, accoglie le molteplici attività di ricerca, formazione e alta consulenza, nel campo dell'economia, del management e dell'industrial engineering, che il Politecnico porta avanti attraverso le sue diverse strutture interne e consortili. La Scuola ha ricevuto nel 2007 il prestigioso accreditamento EQUIS. Nel 2009 è entrata per la prima volta nel ranking del Financial Times delle migliori Business School europee. Nel Marzo 2013 ha ottenuto il prestigioso accreditamento internazionale da AMBA per i programmi MBA e Executive MBA. La Scuola può contare su un corpo docente di più di duecento tra professori, ricercatori, tutor e staff e ogni anno vede oltre seicento matricole entrare nel programma undergraduate. La Scuola è membro PRME, Cladea e QTEM. Fanno parte della Scuola: il Dipartimento di Ingegneria Gestionale e MIP Graduate School of Business che, in particolare, si focalizza sulla formazione executive e sui programmi Master.
Gli Osservatori Digital Innovation della School of Management del Politecnico di Milano (www.osservatori.net) nascono nel 1999 con l'obiettivo di fare cultura in tutti i principali ambiti di Innovazione Digitale. La Vision che guida gli Osservatori è che l'Innovazione Digitale sia un fattore essenziale per lo sviluppo del Paese. La Mission degli Osservatori è produrre e diffondere conoscenza sulle opportunità e gli impatti che le tecnologie digitali hanno su imprese, pubbliche amministrazioni e cittadini, tramite modelli interpretativi basati su solide evidenze empiriche e spazi di confronto indipendenti, pre-competitivi e duraturi nel tempo, che aggregano la domanda e l'offerta di innovazione digitale in Italia. Gli Osservatori sono ormai molteplici e affrontano in particolare tutte le tematiche più innovative: Agenda Digitale, Artificial Intelligence, Big Data Analytics & Business Intelligence, Cloud Transformation, Cloud nella PA, Contract Logistics, Digital Thinking for Business, Digital Transformation Academy, Digital Insurance, eCommerce B2c, eGovernment, Enterprise Application Governance, Export, Fatturazione Elettronica & eCommerce B2b, Fintech & Digital Finance, Food Sustainability, Gestione Progettazione e PLM (GeCo), Gioco Online, HR Innovation Practice, Industria 4.0, Information Security & Privacy, Innovazione Digitale in Sanità, Innovazione Digitale nei Beni e Attività Culturali, Innovazione Digitale nel Retail, Innovazione Digitale nel Turismo, Innovazione Digitale nell'Industria dello Sport, Internet Media, Internet of Things, Mobile B2c Strategy, Mobile Banking, Mobile Payment & Commerce, Multicanalità, Omnichannel Customer Experience, Professionisti e Innovazione Digitale, Smart Agrifood, Smart Working, Startup Hi-tech, Startup Intelligence, Supply Chain Finance.

Venerdì, 26 Gennaio 2018 15:01

Analisi del sangue sull'iPhone

Apple punta sulla salute digitale: gli utenti potranno scaricare automaticamente sull'iPhone la propria cartella clinica con dati sanitari come i risultati delle analisi del sangue o i vaccini, per conservarli e per mostrarli facilmente a un dottore o ai familiari.

L'ultima funzione, lanciata per ora in fase di test negli Stati Uniti, fa parte delle novità di iOS 11.3, l'aggiornamento del sistema operativo di iPhone e iPad che tra l'altro introdurrà anche le funzioni legate al controllo della batteria e delle prestazioni del proprio smartphone promesse da Apple dopo essere stata investita dalla bufera per gli iPhone "rallentati" in caso di batterie non più al top. In arrivo pure nuove Animoji, le icone animate sugli iPhone X, e funzioni più avanzate per la realtà aumentata.

La versione 11.3 di iOS, evidenzia Giovanni D'Agata, presidente dello "Sportello dei Diritti", è disponibile da ieri per gli sviluppatori, mentre per tutti gli utenti arriverà in primavera. La nuova funzione "sanitaria" lanciata da Apple sarà integrata nell'applicazione Salute e permetterà agli utenti di trasferire sul proprio iPhone i dati clinici direttamente da ospedali e dottori.

Apple sottolinea che i dati medici dei suoi utenti saranno criptati e archiviati localmente sugli smartphone, quindi nessun dato sarà accessibile alla compagnia californiana a meno che non sia l'utente a decidere di condividerli. All'iniziativa, ha già aderito una dozzina di istituti sanitari americani.

(Fonte: Lo Sportello dei Diritti)