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Verstappen arbitro del campionato, dopo Singapore decide ancora la gara di Vettel. Il tedesco rimonta fino al quarto posto. Hamilton, tamponato dal ferrarista ed ultimo al primo giro, rimonta con difficoltà ma si assicura il titolo.

di Matteo Landi

Quarto titolo mondiale, come Prost ed il rivale Vettel. In Messico, com'era prevedibile, Hamilton ha conquistato il mondiale con due gare d'anticipo. Avrebbe voluto festeggiare anche la vittoria di tappa. Ma dopo l'incidente iniziale ha cambiato idea. Ha rimontato con difficoltà, si è ritrovato ai margini della zona punti, in lotta con Alonso. Ha chiesto più volte alla squadra quale fosse la posizione da raggiungere per assicurarsi la corona iridata. Voleva togliersi il pensiero, scrollarsi di dosso tutte le paure residue e vincerla subito. Quando ha tagliato il traguardo in nona posizione, doppiato, la sensazione sgradevole della sconfitta è stata spazzata via dalla gioia. Un mondiale che poteva diventare stregato, come quello del 2007, ma allora l'inglese era alla stagione del debutto, immaturo e scherzò con il fuoco perdendo un campionato quasi vinto. Stavolta Hamilton ha mantenuto la freddezza e con una delle peggiori gare della sua carriera ha toccato il cielo con un dito, issandosi nell'olimpo dei campionissimi, dietro solo ai 5 titoli mondiali conquistati da Fangio ed ai 7 vinti del campionissimo Schumacher. L'inglese, uscito sconfitto dall'ultimo confronto con Rosberg, quest'anno ha avuto vita facile con il compagno Bottas, ottimizzando il rendimento della sua Mercedes e sfruttando le debacle della Ferrari. Vettel, tagliato il traguardo in quarta posizione, dopo una gara difficile e quasi eroica, ha avvicinato il campione del mondo 2017 rendendogli omaggio con gesti di approvazione e scortandolo per centinaia di metri mentre lentamente si avviavano verso i box durante il giro d'onore post gara.

Verstappen, arbitro del mondiale: è un campione ma deve calmarsi

Un mondiale che porta l'impronta di Verstappen, arbitro di un campionato che avremmo potuto vedere assegnato all'ultima gara. In Messico Vettel ha conquistato la pole position con un giro memorabile, al termine di una bella lotta con il giovane olandese. Alla partenza della gara, come a Singapore, tappa spartiacque di questo 2017, è successo quello di cui Vettel non aveva assolutamente bisogno, dovendo cercare la vittoria per poter tenere aperta la lotta mondiale anche dopo la gara messicana. Il ferrarista è scattato bene dalla prima posizione ma Verstappen, approfittando della scia sul lungo rettilineo che separa la griglia di partenza dalla prima curva, ha tentato il sorpasso sul poleman. I due sono arrivati al contatto, Vettel si è ritrovato in uscita di curva addirittura dietro ad Hamilton non riuscendo ad evitare il tamponamento. Risultato: Verstappen primo, ed impunito, Vettel ai box per la sostizione dell'ala anteriore ed Hamilton si è ritrovato ultimo con una gomma a terra. I commissari hanno archiviato le vicissitudini delle prime curve come normali contatti di gara ed analizzando i due casi specifici, contatto Verstappen-Vettel e tamponamento Vettel-Hamilton, si può dire che la decisione sia tutto sommato corretta. C'è comunque da rimarcare che ogni volta che Verstappen vede Rosso succede la "frittata", con l'olandese immune da qualsiasi sanzione. Le uniche gli vengono comminate per "taglio" di percorso, altra specialità della casa, vedi il Gp del Messico dello scorso anno e la gara corsa una settimana fa ad Austin. Spesso sopra le righe, anche oggi il pilota Red Bull si è contraddistinto per la sua guida aggressiva che gli ha permesso di ritrovarsi in prima posizione dopo pochi metri di gara. Il giovane olandese è già un campione, guida come pochi ed è un piacere vederlo aggredire i cordoli alla ricerca della migliore traiettoria. Quando nell'ultima parte di gara il suo box gli ha consigliato di rallentare il ritmo vista la moria di motori Renault – Ricciardo, Hartley ed i due piloti della squadra ufficiale sono stati costretti al ritiro dalle loro power unit – Verstappen ha dovuto forzare la sua natura aggressiva per attenersi alle istruzioni della sua squadra. Detto questo se i commissari continueranno a non intervenire prima o poi la sua guida playstation style lo porterà a qualche carambola ben peggiore, stile Grosjean a Spa nel 2012.

Vettel ed Hamilton costretti alla rimonta

Dopo il contatto iniziale Vettel si è ritrovato nelle ultimissime posizioni, poco davanti ad Hamilton. A differenza dell'inglese, parso timoroso nei suoi tentativi di sorpasso, il tedesco ha attaccato gli avversari che mano a mano raggiungeva quasi con spregiudicatezza, ma sempre entro i limiti, conscio che le residue speranze mondiali potevano rimanere vive solo con un'impresa quasi impossibile. Bellissimi sorpassi, in alcuni casi facilitati dal gioco delle scie, in altri frutto solo della sua determinazione, quando era palese il deficit di velocità che spesso accusava in rettilineo nei confronti delle vetture motorizzate Mercedes. Perchè si compisse il miracolo il tedesco aveva bisogno che qualche problema tecnico colpisse le vetture di testa di Verstappen e Bottas. La sfortuna aveva già scelto Ricciardo fra i piloti Red Bull, mentre sperare in una debacle Mercedes, in un anno in cui le due frecce d'argento si sono confermate come carri armati indistruttibili, era pure utopia. Così ha chiuso quarto, dietro anche a Raikkonen. Il finlandese è stato autore di una gara consistente, compromessa da una pessima qualifica ed uno start infelice: la terza posizione era il massimo a cui potesse aspirare.

Due gare alla fine

Adesso restano due gare, in cui la Ferrari dovrà indiscutibilmente tornare alla vittoria. La merita per le ultime performance espresse e considerando che avrebbe potuto e dovuto ottenere qualcosa di più delle quattro vittorie di tappa. Consapevoli comunque di essere tornati ai vertici dopo un 2016 da incubo, unici avversari temibili per Hamilton e la Mercedes. Onore quindi ad Arrivabene e soci, illustri sconfitti e tante congratulazioni ad Hamilton, quattro volte campione del mondo. Se l'è meritato più che mai.

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Vettel ci prova ma contro questo Hamilton c'è poco da fare. Adesso per l'inglese il titolo è quasi scontato. Mercedes campione del mondo costruttori. La Ferrari, però, rialza la testa dopo un periodo nero e torna sul podio anche con Raikkonen.

di Matteo Landi

Sconfitto da un Hamilton imperioso in perfetta simbiosi con la sua Mercedes. Vettel c'ha provato in tutti i modi a vincere una gara che dopo le qualifiche sembrava già nelle mani di Hamilton. Il tedesco della Ferrari ha sfoderato un giro magistrale al sabato, arrivando a soli due decimi dalla prestazione del poleman Hamilton, in gara è scattato meglio del rivale e si è subito portato in testa. A differenza del recente passato nessuna terribile sventura ha privato la Ferrari del successo. Semplicemente Hamilton e la sua Mercedes stavolta erano imbattibili e l'inglese ha impiegato pochi giri prima di superare il tedesco e prendersi il comando della gara. Una superiorità del binomio macchina-uomo, perchè la Mercedes nelle mani di Bottas è sembrata una vettura tutt'altro che vincente: il finlandese ha tagliato il traguardo solamente in quinta posizione, lontano anni luce non solo dal compagno di squadra ma anche dal podio. Pensare che lo scorso anno la squadra teutonica si trovava a gestire la rivalità Hamilton-Rosberg ed adesso ha fra le mani quello che ormai possiamo definire il "caso Bottas" è un sollievo per l'inglese ma un pensiero per Mercedes che ha da tempo confermato il pilota finlandese anche per la prossima stagione.

Mercedes mondiale. Vettel, grande gara: il titolo non l'ha perso ad Austin

Scarse prestazioni di Bottas a parte, Mercedes può già festeggiare il titolo mondiale costruttori, forte di un Hamilton capoclassifica con ben 66 punti di vantaggio su Vettel. Per il tedesco il titolo piloti è ormai un miraggio e Hamilton sarà campione del mondo in Messico fra una settimana, a meno di catastrofi. A Maranello non devono disperarsi per il secondo posto ottenuto negli States, accompagnato dal bel terzo di Raikkonen, ma fare mea culpa per i problemi tecnici che hanno azzoppato sulle piste asiatiche la rimonta ferrarista, in cui Vettel aveva realmente la possibilità di vincere. Se si pensa specialmente a quanto gettato al vento a Singapore viene la pelle d'oca: la Ferrari avrebbe probabilmente ottenuto una facile doppietta senza l'incidente con Verstappen, ottenendo punti pesanti per la corsa al titolo.

Verstappen, per una volta penalizzato

A proposito del pilota olandese, ad Austin Verstappen ha compiuto una rimonta straordinaria dalla 16esima posizione della griglia di partenza, arrivando a contendere il podio a Raikkonen. All'ultimo giro l'ha passato con un'azione tanto spettacolare quanto irregolare: il finlandese si era difeso egregiamente non lasciando varchi liberi al rivale che per sopravanzarlo è uscito di pista con tutte e quattro le ruote. Per una volta i commissari si sono ricordati che le regole sono uguali per tutti e Raikkonen si è visto riconsegnare il podio proprio mentre Verstappen si stava preparando a salirci. Una scena comica ma Raikkonen ha così potuto festeggiare, con il suo abituale aplomb, un terzo posto che innalza il morale e muove la classifica dopo cinque gare avare di soddisfazioni. Bello inoltre il suo sorpasso su Bottas, infilato in modo spettacolare anche da Vettel, in rimonta con gomme più fresche in virtù di una strategia modificata in corsa e basata sulle due soste in luogo dell'unica prevista. Le prestazioni dei due piloti Ferrari hanno regalato sorrisi ad Arrivabene e compagni, quei sorrisi che alla ripresa del mondiale dalla pausa estiva avevano dimenticato. Ma è ancora troppo poco per contendere il mondiale ad un Hamilton che, piaccia o no, oggi se lo merita più che mai: veloce, affidabile, perfetto. Adesso ad un passo dal quarto titolo.

Ricciardo "sfortunato". Ocon e Sainz i migliori dietro i top team. Hartley al debutto

Alle spalle dei tre top team, Ricciardo a parte, ritirato con la power unit in panne, abbiamo assistito all'ennesima gara tutta grinta e sostanza di Ocon ed alla prestazione maiuscola di Sainz, al debutto sulla Renault: sesto e settimo il francese e lo spagnolo. In Toro Rosso per ovviare alla dipartita del loro top scorer, quasi tutti i punti della squadra faentina sono stati conquistati dal neo pilota Renault, hanno richiamato Brendon Hartley. Già nel vivaio Red Bull ma scartato nel 2010 ha trovato fortuna nell'endurance, vincendo nel 2015 il mondiale e nel 2017 la 24 ore di Le Mans. Ad Austin la squadra faentina gli ha regalato il debutto in F1. Resta da vedere se avrà altre possibilità, vista la buona prestazione di Kvyat (decimo ed a punti) e dato che dalla prossima gara Gasly tornerà in Toro Rosso: weekend sfortunato per lui che doveva correre l'ultima gara della Super Formula giapponese ma il campionato è stato interrotto anzitempo a causa di un tifone ed il pilota francese ha perso la possibilità di giocarsi il titolo, dopo aver rinunciato alla gara di F1 negli States. Hartley ha fatto il possibile, mettendosi in gioco con una vettura che non conosceva, costretto a partire dal fondo dello schieramento dopo la penalità ricevuta per cambio del motore. Ha visto il traguardo in 13esima posizione ma ha mostrato professionalità ed affidabilità, doti acquisite nella sua carriera da pilota endurance.

Prossima settimana Mexico City: la fine dei giochi?

Da Austin a Città del Messico, fra una settimana i sogni mondiali della Ferrari potrebbero concludersi. Almeno per quest'anno. Un anno di gioie e dolori, con ben quattro vittorie condite da altrettante pole position che hanno riconsegnato una Ferrari ai vertici. Forse non è abbastanza per i tanti tifosi che attendono un mondiale da anni, ma bisogna sempre ricordarsi da dove si viene. E la Ferrari viene da anni di stravolgimenti di organico, addii importanti, uno su tutti quello del Presidente Montezemolo, sconfitte brucianti e campionati senza soddisfazioni. "Un anno fa" dice Marchionne "se avessi detto che nel 2017 avremmo lottato per il titolo mi avrebbero deriso". Pensando a com'è andato il mondiale 2016 non ha torto. Adesso il sogno mondiale per la Ferrari sembra destinato a rimanere tale. Però...hai visto mai...

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Trasferta asiatica da dimenticare per Maranello. Delusione anche a Suzuka: Vettel ritirato, Raikkonen quinto. Vince Hamilton, adesso vicinissimo al titolo, davanti a Verstappen e Ricciardo. In Ferrari più che guardare al mondiale devono ritrovare la bussola.

di Matteo Landi

Se dopo il Gran Premio di Malesia potevamo sperare in uno sprint finale stile Raikkonen 2007, campione nonostante a due gare dalla fine avesse ben 17 punti su 20 da recuperare, adesso il campionato di Formula 1 2017 tende a prendere le sembianze di quello "perso" da Michele Alboreto nel 1985 che si illuse di lottare per il titolo con Alain Prost, su McLaren, prima di incappare in 5 ritiri consecutivi nelle ultime 5 gare. Come avevamo detto, "affidabilità" sarebbe stata la parola chiave di questo finale di stagione, considerando che le prestazioni fra Mercedes e Ferrari sono ormai analoghe, anche se in Giappone il ritmo gara di Raikkonen ha destato perplessità. E così sta andando, purtroppo per gli uomini di Maranello: pochi km dopo il via una candela ha fermato Vettel e messo alle corde il tedesco sul ring di questo mondiale, adesso lontano 59 punti (tanto è il distacco dal sempre più leader Hamilton) a quattro gare dalla fine. Durante tutto l'anno abbiamo sentito gli uomini Ferrari, Mercedes e tutti gli addetti ai lavori ripetere che questo campionato si sarebbe deciso ad Abu Dhabi ma adesso Hamilton potrebbe addirittura assicurarsi il titolo già ad Austin, vincendo con ben tre gare di vantaggio. Più che le parole elargite durante questo 2017 torna in mente quanto un prudente Michael Schumacher diceva nei suoi primi anni in Ferrari, quando veniva dato in lotta per il titolo e raffreddava gli entusiasmi dandosi quasi mai come favorito. Adesso ripetere l'impresa di Raikkonen sembra un miraggio, dicevamo, anche perchè se nel 2007 Hamilton aveva in squadra il coriaceo Alonso adesso può "gestire" a suo piacimento le gare del compagno Bottas.

Hamilton impeccabile. Bottas, al servizio del caposquadra, frena Verstappen

A Suzuka l'inglese non ha sbagliato una virgola: pole position e gara sempre nelle sue mani. Quando Verstappen, autore di una bellissima prova, si è fatto minaccioso, Hamilton ha chiesto aiuto al suo box e Bottas, primo ma con ancora il pit-stop da eseguire, si è lasciato sfilare dal compagno di squadra per poi fare da tappo al pilota Red Bull. Pochi km hanno compromesso la gara del giovane olandese, sfortunato anche nel finale quando ha incontrato il doppiato Alonso. Lo spagnolo si è incistato fra il leader ed il rivale facendo perdere tempo prezioso a Verstappen che si era portato a meno di un secondo di distacco da Hamilton. Una condotta poco sportiva da parte del pilota McLaren, ancora una volta fuori dai punti. Intanto, mentre i due là davanti si giocavano la gara, Raikkonen sprofondava a più di venti secondi da Bottas, tagliando il traguardo in quinta posizione dietro al connazionale.

Finlandesi opachi: Bottas poco incisivo, Raikkonen dispersivo

Gara non convincente per i due finlandesi. Entrambi hanno dovuto scontare 5 posizioni di penalità in griglia di partenza per la sostituzione del cambio, ma se Bottas può appellarsi ad un problema di affidabilità, Raikkonen ha da fare mea culpa per l'incidente di cui si è reso protagonista nelle prove libere, recando danni irreparabili alla sua trasmissione. Le sue speranze di salire sul podio sono definitivamente tramontate nei primissimi giri di gara quando con troppa aggressività ha cercato di risalire il gruppo, finendo anche fuori pista. Il ferrarista ha poi ritrovato serenità con il trascorrere dei giri, superando con autorità gli avversari fino alla quinta posizione che ha confermato alla bandiera a scacchi.

Ferrari: come si perdono i mondiali

Chissà come sarebbe andata con Vettel in pista, considerando anche il passo gara non esaltante di Hamilton, minacciato costantemente da Verstappen, ma in Ferrari ormai si vive di "condizionali". Con gli "avremmo potuto" non si vincono i mondiali. A questo punto a Maranello devono assolutamente migliorare tutta la fase del controllo qualità, perchè i guasti delle ultime gare sono troppi, preoccupanti e ricordano il baratro in cui finì la squadra di Maranello fra il 1991 ed il 1993. Considerando la tempra di Marchionne c'è da credere che se la Ferrari non terminerà dignitosamente il campionato molto presto a Maranello cadranno delle teste.

Virtual Safety Car: procedura da rivedere

Tornando alle vicende di gara c'è da rilevare come ancora una volta l'utilizzo della "virtual safety car" abbia destato delle perplessità: utile ai fini della sicurezza ma di difficile interpretazione per i piloti. Hamilton ha complessivamente guadagnato circa 2 secondi sul rivale Verstappen in una fase in cui i distacchi sarebbero dovuti rimanere immutati. E' vero che la safety car, peraltro utilizzata ad inizio gara quando Sainz si è schiantato contro le barriere, compromette il risultato finale azzerando i distacchi, ma lo fa per tutti, dando più sicurezza ai commissari di pista intenti ad esportare la macchina incidentata del caso. Se lo scopo della "Virtual" è quello di mettere in sicurezza piloti e commissari senza alterare l'andamento della gara questo è, al momento, irraggiungile. Serviranno almeno dei correttivi alla procedura.

La gara degli altri: bene Haas, ottima Force India

Dietro ai top team si fa notare l'ottima gara delle Force India, sesto Ocon e settimo Perez (fra l'altro il proprietario del team Vijay Mallya è stato nuovamente arrestato a Londra, con rilascio su cauzione, per riciclaggio di denaro), e delle due Haas, alle spalle delle due vetture indiane con Magnussen, autore di un bellissimo sorpasso su Massa, davanti al compagno Grosjean. Passo indietro invece delle McLaren, buone in qualifica ma non convincenti proprio sulla pista di casa Honda. Poco convincenti anche le Renault con Hulkenberg appiedato da un problema all'ala mobile e Palmer 12esimo alla sua ultima apparizione nel mondiale: da Austin sarà sostituito da Sainz, in un valzer di volanti che vedrà il ritorno di Kvyat in pista nelle vesti di tappabuchi Toro Rosso. Chi ci guadagnerà? Sainz guiderà una vettura che mostra costanti problemi di affidabilità e prestazioni, Renault si avvarrà dei servigi di un pilota comunque ancora dalle prestazioni altalenanti, Toro Rosso metterà al volante un depresso Kvyat che da promessa Red Bull, capace di fare meglio di Ricciardo nel suo primo anno con la squadra austriaca, si è ritrovato investito dal tornado Verstappen, con tanto di retrocessione nella squadra faentina e successivo appiedamento per far posto al debutto del campione GP2 Pierre Gasly. Si accettano scommesse.

Arrivederci estremo oriente, incubo ferrarista

Con la gara di Suzuka va in archivio la trasferta asiatica del Circus. Tre gare che la Ferrari avrebbe potuto far sue se.....ma con "se" ed i "ma" come detto la storia non si fa. Hamilton avrà il 22 ottobre il primo match point ma in Ferrari più che guardare al titolo dovranno ritrovare la serenità necessaria per guardare con positività al 2018. Consapevoli comunque che dopo un 2016 avaro di soddisfazioni il 2017 ha comunque registrato un notevole passo avanti per le Rosse capaci fino ad ora di 4 vittorie e 4 pole position.

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Domenica, 01 Ottobre 2017 14:06

F1, Malesia: Vettel, il cuore non basta

Troppi problemi di affidabilità in un weekend che la Ferrari avrebbe potuto dominare. Vettel ci mette l'anima e compie una rimonta epica dall'ultima posizione al quarto posto. Vince Verstappen che regola Hamilton. Mondiale ancora più in salita per la Ferrari ma è ancora lecito sognare. Ecco perchè.

di Matteo Landi

Con i "se" e con i "ma" non si fa la storia. Se la Ferrari corresse di nuovo la gara di Singapore e quella malese avrebbe in saccoccia due sonore doppiette. Invece, dopo la totale disfatta di due settimane fa a causa del discusso incidente in partenza con Verstappen, arriva una mezza battuta d'arresto che mette Vettel in una posizione ancora più scomoda per la lotta al titolo. Hamilton se ne va dalla Malesia con 34 punti di vantaggio sul rivale, frutto di un secondo posto quanto mai proficuo considerando le difficoltà prestazionali della Mercedes, lontana dalla Red Bull vincente con Max Verstappen. Il quale passa dalle stalle di Singapore alle stelle della Malesia: mente lucida, partenza senza intoppi, sorpasso vincente su Hamilton e corsa indisturbata fino alla bandiera a scacchi.

Ferrari, che fine ha fatto l'affidabilità?

Per vincere in Formula 1 servono prestazioni ed affidabilità. La sfortuna non esiste ed in Ferrari lo sanno benissimo. A Singapore c'ha pensato Verstappen a mettere fuori gara le due Ferrari, in Malesia la Scuderia di Maranello si è invece complicata la vita da sola. Problemi di affidabilità hanno costretto Vettel a saltare le qualifiche, relegandolo all'ultima posizione sulla griglia di partenza, ed hanno obbligato Raikkonen alla resa prima ancora della disputa della gara. Il finlandese aveva l'occasione per tornare alla vittoria: seconda posizione conquistata in qualifica, vettura velocissima come poi dimostrato da Vettel in gara, ed il compagno di squadra troppo lontano per pensare di dovergli cedere la posizione.

Raikkonen, la sfortuna non esiste, ne siamo sicuri? Ma la speranza di Vettel viene dal passato del finlandese

Ecco, nel caso di Raikkonen si fa fatica a credere che non esista qualcosa che va al di là della ragione e della logica, si può comunque affermare che l'ultimo campione del mondo Ferrari ha il difetto di trovarsi spesso e volentieri al momento sbagliato nel posto sbagliato. Eppure è prendendo spunto dalla sua precedente storia in Ferrari che Vettel e compagni possono ancora sperare nel titolo mondiale: correva la stagione 2007, a due gare dalla fine Raikkonen era staccato di ben 17 punti dal leader Hamilton, al tempo la vittoria ne assegnava solo 10, ed abbiamo ancora nelle mente il ricordo del finlandese festoso (per i suoi standard, ovviamente) e titolato sull'ultimo podio di quella stagione. Oggi per Vettel il mondiale è quasi un miraggio ma la velocità che ha mostrato in pista fa ben sperare. Il cuore non manca al tedesco, capace di una rimonta epica dalla 20esima posizione (19esima se si considera la debacle del compagno di squadra) alla 4a, sfiorando il podio dopo aver viaggiato constantemente più veloce di tutti gli altri. Un piccolo campanello d'allarme ha frenato l'attacco finale alla terza posizione di Ricciardo quando dal box hanno invitato Vettel a gestire la meccanica della sua vettura affaticata dal suo ritmo indiavolato. Probabilmente se un disattento (?) Alonso non avesse reso difficile il doppiaggio al collega di rosso vestito, allora Vettel avrebbe avuto qualche chance in più ma come detto, con i "se" e con i "ma" la storia non si fa. Se la velocità delle Rosse da qualche speranza, la sopraggiunta carenza di affidabilità proprio nelle fasi cruciali della disputa mondiale preoccupa molto i fans del Cavallino: i troppi problemi lasciano pensare che la Ferrari sia arrivata con il fiato corto a questo punto del mondiale o che gli sviluppi portati in pista l'abbiano resa tanto veloce quanto fragile. Con una sola settimana a disposizione, fra 7 giorni si disputerà il Gran Premio del Giappone, non sarà facile per il box Ferrari capire le cause dei vari inconvenienti occorsi nel difficile weekend malese. Sarà un alba da ricordare per i ferraristi o un giorno da dimenticare?

Vandoorne il migliore degli altri: che gara! Fra i peggiori Stroll: stacca la ruota a Vettel nel giro d'onore

Una volta parlato dei due rivali al titolo e del grande protagonista di giornata Verstappen, alla seconda vittoria in carriera, qualche parola merita di essere spesa per il miglior attore non protagonista della puntata n. 15 di questo mondiale: Stoffel Vandoorne, il quale si è preso il lusso di "bastonare" per tutto il weekend il top driver Fernando Alonso. Il belga, settimo al traguardo, ha fornito una prestazione decisamente convincente, tanto più se si pensa appunto al risultato del compagno di squadra, 11esimo e fuori dai punti. I peggiori di giornata sono invece Bottas, a quasi un minuto dal vincitore e Stroll, franato su Vettel nel giro di rientro ai box dopo la gara. Vettel ha abbandonato in pista la propria vettura con la sospensione posteriore sinistra distrutta. Speriamo che questo non abbia causato ulteriori problemi alla sua Ferrari, altrimenti il prossimo weekend della Rossa potrebbe partire nuovamente in salita con tanto di penalità per la sostituzione del cambio.

Addio Malesia, è stato un piacere

Con la gara appena trascorsa la Malesia dà l'addio alla Formula 1. Il ricordo va al primo Gran Premio della sua storia, nel 1999, con Schumacher rientrante dopo l'infortunio alla gamba e la doppietta Rossa, al 2000, con lo stesso Schumacher e compagni con in testa una parrucca rossa festosi per la vittoria del mondiale costruttori. Un circuito tecnico, uno dei pochi, se non l'unico, di nuova generazione in grado di fornire sempre gare interessanti con i suoi curvoni veloci, allunghi e staccate in grado di regalare sorpassi. Addio Malesia, sperando sia un arrivederci. E' stato un piacere. Quasi per salutarci con il sorriso il weekend malese ci ha regalato una simpatica nota di colore: nella gara di contorno in F.4 nessuna vettura ha visto il traguardo, calcoli errati e tutti a secco di carburante.

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Domenica, 17 Settembre 2017 20:57

F1, Gp di Singapore: il regalo di Verstappen

Poteva essere la vittoria della svolta ma Verstappen ha detto no. Vettel e Raikkonen out. Hamilton vince e vede il titolo più vicino. Ferrari, è la fine del sogno?

di Matteo Landi

Una qualifica esaltante, da pelle d'oca. Vettel aveva conquistato la pole position accarezzando muretti, pennellando curve, spremendo ogni cavallo dalla sua Ferrari. Le premesse per cancellare la pessima prestazione monzese c'erano tutte. Pronti al colpaccio, per tornare in testa al mondiale. Invece la gara di Vettel, anzi di entrambe le Ferrari, è durata pochi metri. Dopo la seconda posizione conquistata in qualifica Verstappen aveva giurato battaglia a Vettel: si sarebbe giocato la gara subito, al primo giro. Peccato che la corsa sia finita immediatamente contro la ruota posteriore destra di Raikkonen, il quale è carambolato contro Vettel. Hamilton, solo quinto in qualifica, un pò ci aveva sperato. E come nella migliore recente tradizione la fortuna c'ha visto benissimo, la sfiga...no. Perchè non è il caso di parlare di sfortuna.

Verstappen fa strike, ma sotto accusa finiscono i piloti Ferrari: perversione in Formula 1

Ogni volta che Verstappen si trova nei paraggi delle due Ferrari sono guai ed il Gp di Singapore non ha fatto eccezione. Analizzando bene l'accaduto la condotta di Verstappen è parsa meno grave di altre volte e, tutto sommato, l'incidente a tre dall'esito drammatico potremmo catalogarlo come incidente di gara. Tuttavia le dichiarazione del giovane pilota, rilasciate a fatto avvenuto, aggravano la sua posizione. Invece che mantenere toni pacati ha preferito addossare la colpa a Vettel il quale, in lotta per il titolo, avrebbe dovuto evitare pericoli non contendendo la posizione al rivale e, con il sorriso di colui che è soddisfatto della perversione appena compiuta, si rivela felice che la sua stessa sorte sia toccata ai due piloti Ferrari. Da torello qual'è, considerando la squadra per cui corre, anche stavolta il rosso gli ha dato alla testa. Nel 2012 Grosjean ricevette una gara di squalifica dopo l'incidente causato al via nel Gp del Belgio. I commissari erano stanchi di averlo sempre al centro delle polemiche e quella volta esagerò. Con l'aggravante dell'aver compromesso le aspirazioni al titolo iridato di Alonso ed Hamilton, messi fuori gara dal francese. Oggi neanche una ramanzina alla giovane star della Formula 1, alla quale tutto è concesso, anche di mettere fine alle speranze iridate di Vettel. Al tedesco adesso servirà un miracolo per tornare a sognare e beffa delle beffe, è stato addirittura messo sotto investigazione per la sua condotta al via, la stessa di tutti i poleman: un accenno a chiudere l'avversario prima di impostare la curva. Assurdo, tanto quanto è stato detto e scritto nei confronti di Raikkonen. Il finlandese si è ritrovato attaccato dai mass media per essere....partito bene. Quando rimane distante dal compagno di squadra è un bollito, quando può vincere non deve perchè lui è lo scudiero, quando è protagonista di uno scatto perentorio al via, beh, poteva rimanere nel suo torpore. Ormai tutto è il contrario di tutto ma statene certi, se al posto di Verstappen ci fosse stato un uomo di Rosso vestito si sarebbe beccato una penalità a caso pescata nel mezzo degli (inutili?) articoli del regolamento sportivo. Ma di Rosso non è, veste una tuta con il marchio Red Bull e baldanzoso si aggira nel paddock della Formula 1 quasi felice del regalo fatto alla squadra per la quale, forse, aspira a correre.

2 ore di gara e protagonisti inattesi dietro ai pochi big superstiti

Peccato che quanto accaduto al via abbia gettato un'ombra sulla gara che, dietro al leader Hamilton, si è rivelata avvincente. Su una pista scivolosa, a causa della pioggia caduta prima del via e cessata durante la gara, non sono mancate le occasioni di sorpasso: Magnussen, poi ritiratosi per problemi tecnici, ha lottato come un leone, facendo anche a ruotate senza eccedere nell'illecito. Lo stesso si può dire di Vandoorne, arrivato al traguardo addirittura in settima posizione. Dietro a Palmer, grande sesto in una delle ultime gare della sua carriera: il prossimo anno Renault fornirà il motore a McLaren, la quale cederà la power unit alla Toro Rosso che non vedrà più Sainz alla guida visto che quest'ultimo si prenderà proprio il sedile che adesso occupa l'inglese. A proposito di Toro Rosso e di Sainz, grande gara di quest'ultimo, quarto e primo degli altri....rimasti in pista. Dei big che hanno visto il traguardo, Bottas non ha convinto ma ha comunque portato a casa i 15 punti del terzo posto e Ricciardo, dopo un venerdì ed un sabato da leone, non è riuscito a contrastare un Hamilton in difficoltà nelle prove ma rinvigorito dal regalo servito da Verstappen. L'inglese è stato fortunato ma bravo a mantenere il sangue freddo nonostante le neutralizzazioni con safety car che hanno portato la gara al limite delle due ore ed è uscito dalla temuta gara di Singapore con ben 28 punti di vantaggio sul rivale Vettel. Alla fine del Gran Premio la mente va al 2008 ed a quella Ferrari che, sempre a Singapore, procedeva nella corsia box con il tubo del rifornimento attaccato. Punti persi per Massa, che a fine stagione fu battuto per un soffio da Hamilton. Singapore 2017, doveva essere la riscossa Ferrari ed invece potrebbe essere l'addio all'iride. Sognare è lecito, ma adesso serve un miracolo ed un....Verstappen lontano cento metri.

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Domenica, 03 Settembre 2017 20:29

F1, Gp d'Italia: Ferrari, che batosta!

Hamilton domina, Bottas lo segue. Vettel va sul podio, unica gioia di una domenica da dimenticare che consegna la leadership mondiale a Hamilton. Ferrari lontanissime dal vincitore: a Maranello c'è ancora tanto lavoro da fare.

di Matteo Landi

La gioia del box Ferrari è tutta concentrata nella persona di Vettel. Sbronzato dalla gioia dei tifosi in delirio per il loro beniamino di Rosso vestito. Vettel saluta felice, come potrebbe essere altrimenti viste le migliaia di persone che lo acclamano? Un amore incondizionato, un tifo sfrenato, nonostante il pilota di punta della Scuderia abbia tagliato il traguardo "solamente" in terza posizione. Lo scorso anno lo stesso risultato venne salutato da Arrivabene e compagni come un trionfo. Quest'anno a Maranello si giocano il mondiale ed un terzo posto significano 10 punti persi da Hamilton che ha dominato davanti al compagno Bottas. Fortuna che almeno Vettel gioisce, caricato dalla vista di cui i primi tre hanno goduto dal podio, perchè in Ferrari al termine dei 53 giri della gara monzese le facce erano tutte scure. Silverstone e Spa erano le piste più temute dagli uomini del Cavallino: in Inghilterra le previsioni hanno trovato conferma in una prestazione sciapa della Ferrari, condizionata anche da imprevisti alle gomme, una settimana fa in Belgio le previsioni venivano addirittura ribaltate da un Vettel vicino alla vittoria. Ormai la Rossa sembrava pronta a tutto, anche a ben figurare sulla velocissima pista di casa. I motori Mercedes facevano paura ma Vettel e Raikkonen erano certi di poter quantomeno battagliare con Hamilton e Bottas.

Ferrari, podio amaro: Mercedes troppo lontana. Red Bull si gode Ricciardo.

Le cose sono andate diversamente ed i 36 secondi che hanno separatato Vettel dal vincitore, per non parlare del minuto (!!) subito da Raikkonen, bruciano molto più della testa del mondiale persa a vantaggio dell'inglese della Mercedes che adesso vanta tre punti di vantaggio sul rivale. Pochi, pochissimi, se la Ferrari tornerà immediatamente sui suoi standard dimostrando che il Gran Premio di casa è stato solo uno scivolone isolato. Tantissimi, incolmabili, se la batosta tricolore deriva da un'evoluzione Mercedes che ha lasciato sul posto gli uomini di Maranello. Già dalle qualifiche Vettel e Raikkonen hanno capito che sarebbe stata una gara difficile: sul bagnato, 2 secondi e mezzo di distacco dal poleman Hamilton (69 pole per lui, un record) e terza fila sulla griglia di partenza, regalata dalle penalità subite dalle due Red Bull, altrimenti sarebbe stata addirittura quarta fila. Ma a Maranello sapevano che la gara si sarebbe corsa su asfalto asciutto e quindi non avrebbero incontrato di nuovo le difficoltà palesate in qualifica. Vettel come al solito si è battuto come un leone, superando subito Raikkonen ed i sorprendenti Stroll ed Ocon. Issatosi in terza posizione si è dovuto arrendere alla superiorità Mercedes e, nel finale, difendersi dal rimontante Ricciardo, partito dalla penultima fila ed autore del più bel sorpasso della gara ai danni di Raikkonen. Un'altra prestazione maiuscola dell'australiano che sta ridimensionando la baby-star Verstappen: a Monza l'olandese non è andato oltre la decima posizione finale, mostrando una grinta dispersiva sfociata in una foratura dopo un contatto con la Williams di Massa. Quest'anno la fortuna non è dalla sua parte e tutti i nodi vengono al pettine.

Hamilton e Bottas: cavalcata solitaria in casa del nemico

Senza sbavature invece la prestazione di Hamilton e Bottas, come detto assoluti dominatori in una gara che i tifosi Ferrari speravano andasse diversamente, sbeffeggiati dal giro d'onore percorso in parata dalle due frecce d'argento, quasi a rimarcare la superiorità teutonica che oggi più che mai hanno messo in mostra il nuovo leader del mondiale ed il suo compagno di squadra. Dopo la stupenda pole position conquistata sabato in condizioni di aderenza precaria, Hamilton è scappato subito allo start ottimizzando il rendimento della sua vettura. Bottas, partito quarto, si è divorato gli avversari con una facilità disarmante. Se Vettel ha compensato con la solita grinta una manifesta inferiorità di motore, Raikkonen ha mostrato tutti i limiti della cavalleria Ferrari: non siamo certo ai livelli del 2014, primo anno delle power unit, quando la Ferrari veniva sverniciata in rettilineo non solo da Mercedes ma anche da Williams, Force India e chi più ne ha più ne metta, ma la difficoltà messa in mostra da Raikkonen nell'avere la meglio sui modesti Stroll ed Ocon, entrambi motorizzati Mercedes, non è rassicurante. L'ultimo campione del mondo Ferrari ha poi tagliato il traguardo in quinta posizione confermando la posizione di partenza, dopo aver subito la fantastica rimonta di Ricciardo. Una settimana fa Mercedes punzonava la quarta ed in teoria ultima power unit della stagione, con il sospetto che si trattasse di un modo per aggirare la regola degli 0,9 litri massimi da consumare ogni 100 km (l'immissione di olio in camera di combustione a fini prestazionali e di affidabilità è uno dei temi caldi della stagione in corso), in vigore per tutte le power unit omologate da Monza in avanti. Ferrari ha risposto montando per il Gran Premio d'Italia power unit usate, rispondenti al vecchio limite degli 1,2 litri/100 km. Avesso fatto diversamente, viste le prestazioni monzesi, adesso saremmo in un ciclone di polemiche. Invece in Ferrari non ci sono appigli ed urge rimboccarsi ancora una volta le maniche per rimanere aggrappati al sogno iridato.

Poteva essere la gara degli outsider

A proposito dei già citati giovanissimi Stroll e Ocon! Il canadese, dopo una qualifica da sogno che gli ha consegnato la prima fila, mai un pilota così giovane (poco meno di 19 anni) si è qualificato tanto in alto, si è arreso agli eventi di gara giungendo comunque settimo al traguardo. Ocon, al volante di una velocissima Force India, gli è arrivato appena davanti dopo essere partito in terza posizione. Se sui 53 giri di gara si sono ristabilite le gerarchie, sabato sull'asfalto reso viscido dalla pioggia i due piloti hanno messo in mostra tutte le loro qualità: una conferma per Ocon, una rivincita per Stroll, una ventata di freschezza per tutta la Formula 1.

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Hamilton vince, la Ferrari convince. Vettel è secondo dopo una lotta al millesimo con l'inglese. La Ferrari va forte anche su una pista a lei meno congeniale.

di Matteo Landi

La Formula 1 torna dalla pausa estiva e lo fa sulla pista più affascinante del mondiale: Spa-Francorchamps,  un circuito veloce e molto tecnico, pronto ad esaltare l'efficienza aerodinamica delle Mercedes e la potenza della loro power unit. Una gara vinta com'era facile pronosticare da Hamilton, ma che lascia più di un sorriso in casa Ferrari per com'è maturata la sconfitta di Vettel. Dopo la doppietta ungherese gioire per un secondo posto può sembrare alquanto anacronistico, ma in Ferrari fanno bene a farlo per come è maturato: una gara costantemente negli scarichi della Mercedes di Hamilton, una guerra di nervi, vissuta sui decimi di secondo, con l'altra Mercedes, quella di Bottas, che mai ha impensierito il secondo posto di Vettel. Una gara che dà alla Ferrari la certezza di essere più che mai in lotta per il mondiale, tanto quanto la straripante vittoria ottenuta sulla pista di Budapest, insieme a Montecarlo la più congeniale alle caratteristiche delle vetture di Maranello. Se a Silverstone la Ferrari era uscita con le ossa rotte, dalla pista belga, l'altra tanto temuta dagli uomini di Arrivabene, se ne va con la consapevolezza di avere ormai (quasi) raggiunto le prestazioni della Mercedes non solo sulle piste lente, dove ormai è appurata la superiorità delle vetture del Cavallino, ma anche sulle piste veloci con ampie curve, in cui appunto è determinante avere un'ottima efficienza aerodinamica. Alle Ferrari manca ancora un pò di motore. Si è visto quando nell'ultima parte di gara Vettel ha affiancato Hamilton alla ripartenza dopo il regime di safety car ma nulla ha potuto contro la velocità sul dritto della Mercedes ed ha dovuto desistere. Qualche cavallo in più ed ora festeggeremmo un'inaspettata vittoria Rossa.

Hamilton vince dopo la pole position dei record: 68 come Schumacher, ma attenti ai paragoni

Hamilton tuttavia non ha demeritato, anzi ha messo sul tavolo tutte le sue carte migliori a partire dalla qualifica: 68esima pole position in carriera, al pari del record assoluto di Michael Schumacher. Altri periodi, altre ere, paragoni difficili. Da una parte Hamilton, un pilota che ha debuttato su McLaren, al top nel 2007 insieme a Ferrari, lasciandola, prima del declino attuale, per la Mercedes dominatrice dei tempi nostri. Dall'altra Schumacher, un pilota che debuttò nel lontano 1991 su Jordan, immediamente passato alla buona ma non ottima Benetton di Briatore - squadra che lo stesso tedesco accompagnò con dedizione al titolo mondiale, mai neanche sfiorato in precedenza dalla squadra della nota azienda di abbigliamento - e che lasciò, dopo essersi ripetuto iridato, per fare la storia con la Ferrari, divenendo 7 volte mondiale con una squadra che, quando lo accolse nel 1996, era senza direzione, con prospettive nebulose, senza mondiali piloti dal 1979 e costruttori dal 1983. L'ultima parte di carriera del tedesco, dedicata allo sviluppo della Mercedes divenuta poi invincibile anche grazie ai suoi sacrifici, lo rese fra i piloti più longevi di sempre. Se Hamilton potrà addirittura migliorare il record di pole position che adesso detiene in coabitazione con il campionissimo tedesco lo deve anche a Schumacher, senza nulla togliere alla classe cristallina dell'inglese che quando è concentrato risulta praticamente imbattibile. Chiedere a Vettel, appunto, che gli ha fiatato sul collo per tutti i 44 giri di gara nell'attesa dell'errore che Hamilton non ha mai compiuto. Adesso l'inglese ha ridotto il distacco in classifica mondiale a soli 7 punti da Vettel e fra una settimana a Monza si prevedono scintille per un nuovo capitolo di una delle battaglie mondiali più belle degli ultimi anni.

Raikkonen aggressivo e sbadato: è quarto

A Spa la Ferrari ha sfiorato un doppio podio ma Raikkonen, autore a fine gara di un bellissimo sorpasso ai danni di Bottas, è stato incostante per tutta la gara, beccandosi inoltre una penalità di 10 secondi per non aver rallentato in regime di bandiera gialla: penalità severa ma giusta per un'infrazione sulla quale la Federazione non transige, dopo la tragedia di Bianchi. Il finlandese, fresco di conferma in Rosso anche per il 2018, si merita una sufficienza per l'aggressività mostrata nei sorpassi che lo hanno portato al quarto posto, ma alla Ferrari servirà il miglior Raikkonen per contrastare la Mercedes nell'ultima parte di stagione, quello per intendersi protagonista di una gara da antologia a Budapest. Intanto i tifosi Ferrari si possono rilassare, con la conferma di Raikkonen è arrivata anche quella di Vettel: fino al 2020 il tedesco vestirà di rosso.

Ricciardo, altra grande gara. Hulkenberg il migliore degli altri

Fra Vettel ed il compagno di squadra ha terminato Ricciardo, capace ancora una volta di sfruttare tutte le variabili di gara a proprio favore e terminare a podio anche su piste in cui Red Bull non può spiccare a causa del deficit di potenza del motore Renault. Una stagione meravigliosa quella dell'australiano, capace di mettere spesso in ombra il predestinato Verstappen, ancora una volta bersagliato però dalla sfortuna e destinato al ritiro per problemi tecnici. Grande gara anche di Hulkenberg, sesto al traguardo: da solo sta tenendo in corsa la Renault contro Williams, Toro Rosso e Haas nella lotta per il quinto posto finale fra i costruttori, anche se il suo compagno Palmer per una volta era sembrato veramente in palla fin dalle qualifiche ma tartassato da problemi di affidabilità non è riuscito ad andare oltre al 13esimo posto.

Force India: adesso la rivalità Perez-Ocon è pericolosa

Con il quarto posto nel mondiale praticamente in tasca in Force India dovranno rivedere le regole di ingaggio dei loro piloti: si ringraziano per aver dato pepe ad una gara che, lotta mondiale Hamilton-Vettel a parte, stava poco entusiasmando ma la rivalità Perez-Ocon è diventata pericolosa per loro e per gli altri piloti. Due incidenti in una sola gara sono decisamente troppi, considerando anche che sono entrambi avvenuti ad alta velocità ed il secondo ha azzoppato le speranze della squadra indiana, solo nona al traguardo con Ocon, ed ha lasciato in pista tanti pericolosi detriti obbligando la direzione gara all'ingresso della safety car. Serve una doccia fredda ai due piloti Force India, adesso arrivano Monza e le velocità record, i nervi dovranno essere ben saldi.

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Domenica, 30 Luglio 2017 18:07

F1, Ungheria: Budafest Ferrari!

Vettel e Raikkonen fanno doppietta. Hamilton quarto dietro a Bottas. La Ferrari festeggia una vittoria di squadra lanciando un segnale importante: il mondiale è possibile!

di Matteo Landi

Dopo la disfatta in terra inglese urgeva la riscossa. Doppietta, come a Monaco, su una pista che per tanti aspetti somiglia a quella del Principato. Dopo una qualifica dominata, Vettel e Raikkonen hanno tagliato il traguardo nell'ordine ma il risultato finale è frutto di un gioco di squadra che ha visto il finlandese vestire i panni dello scudiero del quattro volte campione del mondo tedesco, quest'ultimo alle prese per circa 40 giri con un problema allo sterzo che ha tenuto con il fiato sospeso l'intero box Ferrari.

Vettel parte in testa, domina, soffre e vince

Mentre le Mercedes si avvicinavano alle fuggitive Rosse, Vettel conduceva la sua monoposto tenendola lontana dai cordoli, per evitare che il problema allo sterzo si aggravasse. Raikkonen, alle sue spalle, si è quindi trovato nella più scomoda delle situazioni: da una parte non poter attaccare il suo compagno in lotta per il mondiale, dall'altra difendersi da Bottas, prima che il box Mercedes obbligasse il suo pilota a cedere la posizione ad Hamilton, quarto e poco incisivo fino a quel momento. Raikkonen non solo non ha ceduto un millimetro all'inglese, ma lo ha costretto alla resa finale, quando Hamilton consapevole del suo destino ha deciso di restituire il favore a Bottas. Il finlandese di casa Mercedes è andato quindi a festeggiare sul podio dopo una delle corse più strane della sua vita. Ma per la Ferrari poteva essere un dominio schiacciante.

Verstappen fa danni e viene penalizzato: che novità!

Al primo giro la safety car ha tenuto il gruppo compatto dopo che Verstappen ha colpito duramente il compagno Ricciardo, costringendolo al ritiro. L'olandese ha poi dovuto scontare una penalità di dieci secondi, escludendosi di fatto dalla lotta per la vittoria. Il destino gioca strani scherzi, dopo varie vicissitudini con i piloti Ferrari i commissari decidono di sanzionarlo quando danneggia il compagno di squadra. Doppia beffa quindi per la Red Bull che questo weekend ha schierato una vettura veramente veloce ma incapace di non andare oltre al quinto posto finale dell'indisciplinato olandese.

Ferrari, la riscossa dopo il duro lavoro

La Ferrari nei primi giri si è dimostrata imprendibile, ha capitalizzato il potenziale che quest'anno esprime sui tracciati lenti, evidenziando un carico aerodinamico delle sue vetture superiore alla concorrenza e senza il problema allo sterzo subito da Vettel avrebbe vinto la gara lasciando gli avversari a distacchi siderali. Com'è maturata tale superiorità? Prima del Gp d'Austria una richiesta di chiarimento della Mercedes aveva indotto la Federazione ad obbligare la Ferrari a modificare il fondo delle proprie monoposto. Sarà stato un caso ma proprio da quella gara le vetture di Maranello hanno mostrato prestazioni altalenanti. Fino al Gran Premio ungherese, in cui la squadra italiana ha nuovamente modificato, con successo, il fondo delle sue vetture. Una soddisfazione in più per gli uomini di Arrivabene, un segnale importante dato alla Mercedes che teme sempre più la squadra del Presidente Marchionne, finalmente festoso all'interno del box Rosso. Sotto al podio si è lasciato andare a dichiarazioni d'affetto anche nei confronti di Raikkonen, veramente in palla quest'oggi, e c'è da credere che la line-up Ferrari il prossimo anno non subirà cambiamenti, rimanendo cari al motto "squadra che vince non si cambia".

Alonso, il campione finalmente gioisce

Con i ferraristi ha gioito un altro grande di giornata, Fernando Alonso. Sesto al traguardo, al volante di una McLaren a suo agio sulla tortuosa pista magiara, ha messo in mostra la grinta dei giorni migliori, regalandosi addirittura il giro più veloce della corsa. Una piccola soddisfazione ma una vera impresa per questa McLaren. Adesso la Formula 1 va in vacanza, la rivedremo l'ultimo weekend di Agosto. Con questa vittoria Vettel porta a 14 punti il vantaggio su Hamilton, recuperando in parte quanto aveva perso nel fine settimana di Silverstone. Un mese per radunare tutte le forze residue e capitalizzarle prima del rush finale. Servirà la migliore Ferrari per tenere testa a questa Mercedes. Intanto Vettel e Raikkonen hanno dato un segnale di forza importante: il sogno iridato è possibile.

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Hamilton domina, Bottas secondo. Ferrari si arrende alle gomme ma si prende il podio con Raikkonen. Vettel solo settimo mantiene la leadership nel mondiale per un solo punto

di Matteo Landi

Se volessimo vedere il bicchiere mezzo pieno potremmo dire che la Ferrari esce sconfitta dal Gran Premio più sfortunato dell'anno ancora in testa al campionato piloti. Il cuscinetto di 20 punti che Vettel aveva di vantaggio su Hamilton prima della gara inglese ha assorbito il colpo inferto alle ambizioni iridate del tedesco e adesso è necessario guardare con ottimismo al Gran Premio d'Ungheria. Tutto vero, ma è altrettanto vero che la batosta inglese non può non aver segnato il morale degli uomini di Maranello. Battere Hamilton in casa era quasi impossibile ma due Ferrari sul podio era un obiettivo realistico, a pochi giri dal traguardo. Poi Vettel ha subito il crollo prestazionale delle sue gomme, seguito dalla foratura/delaminazione del pneumatico anteriore sinistro, le cause non sono ancora chiare, che lo ha costretto ad un rientro lento ai box e ad un misero settimo posto finale. Quasi in contemporanea la dea bendata ha definitivamente voltato le spalle a Raikkonen, lasciando anch'egli praticamente su tre ruote a pochi km dall'arrivo. Sorte evitata da Verstappen: in Red Bull hanno optato per un pit stop a due giri dalla fine ed il podio è tornato al finlandese di casa Ferrari. Una piccola gioia di fronte alla doppietta Mercedes.

Hamilton dominatore assoluto. Vettel litiga con Verstappen.

Hamilton stavolta ha dominato. Inarrestabile, senza sbavature, ha lasciato gli altri a scannarsi per le posizioni alle sue spalle. E che duelli! Uno su tutti quello Verstappen-Vettel. Il tedesco, terzo in qualifica, al via si era lasciato sopravanzare dal giovane olandese, e mentre Raikkonen in seconda posizione cercava di non perdere il contatto dal poleman Hamilton, i due hanno dato vita ad una lotta memorabile non priva di scorrettezze da parte del solito Verstappen che, quando vede rosso, perde la testa. Vettel con un sorpasso coraggioso era riuscito a sopravanzarlo ma il pilota Red Bull, uscendo dal tracciato, gli si era rifiondato davanti. Strano che i commissari non abbiano neanche aperto un'indagine. Risultato? Vettel per evitare l'ennesima lotta infruttuosa ha preferito cambiare le gomme prima dell'olandese, riuscendo a sopravanzarlo quando quest'ultimo ha effettuato la sua sosta. Strategia ottima nell'immediato che ha però mostrato le sue lacune nella parte finale di gara quando Bottas con gomme più fresche ha passato il tedesco involandosi verso la seconda posizione finale.

Bottas: ancora una gran gara.

Il pilota Mercedes, dopo una qualifica infelice, condita da cinque posizioni di penalità scontate in griglia a causa della sostituzione del cambio, è riuscito a rimontare dalla nona posizione mostrando di meritare la conferma in Mercedes almeno per un altro anno. Per la squadra tedesca la situazione non potrebbe essere migliore: un pilota, Hamilton, destinato a giocarsi il titolo, l'altro, Bottas, pronto a rubare punti agli avversari ed a "coprire" le giornate no del plurititolato compagno di squadra. Che a Silverstone ha dovuto ancora ringraziare i commissari che hanno deciso di graziarlo nonostante in qualifica avesse ostacolato Grosjean nel suo giro veloce.

Hamilton graziato dai commissari. Avrebbe vinto comunque.

Neanche una reprimenda per l'inglese ma è lecito pensare che a parti invertite gli stessi commissari non sarebbero stati così magnanimi con il povero Grosjean. Peso politico? Voglia di non rovinare la festa ai fans di Hamilton (meravigliosamente in Pole Position)? Non si sa, quel che è certo è che in passato per molto meno illustri colleghi avevano ricevuto un trattamento ben diverso. Vedi Alonso a Monza nel 2006, quando fu retrocesso al decimo posto in griglia per un presunto rallentamento ai danni di Massa. Giusto per prendere d'esempio il precedente più eclatante. Ed Alonso allora, come Hamilton oggi, lottava per il mondiale. Detto questo, anche con una penalità Hamilton avrebbe probabilmente vinto, vista la sua netta superiorità. Una superiorità ben assistita da una Mercedes che ha battuto la Ferrari senza appello. Non potremo mai sapere come sarebbe andata se Vettel non si fosse ritrovato bloccato dietro Verstappen, ma la storia non si fa "con i se e con i ma" ed adesso a Maranello più che leccarsi le ferite dovranno lavorare ancor più "a testa bassa", riprendendo il motto di Arrivabene. In Ferrari possono comunque sorridere per la prestazione di Raikkonen. A volte abulico, altre lottatore, altre ancora solido ma poco incisivo. L'ultimo campione del mondo Ferrari stavolta ha corso come ai bei tempi ed avrebbe meritato senz'altro il secondo posto. Il podio rende comunque merito alla bella giornata del pilota finlandese nel giorno in cui Vettel non ha saputo e potuto concretizzare.

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Domenica, 09 Luglio 2017 17:39

F1, Gp d'Austria: Bottas e risposta!

Hamilton non corre alla Hamilton. Vettel concreto e veloce ma Mercedes risponde con Bottas. Adesso sono in tre a lottare per il titolo? Intanto Vettel, secondo, vola a +20 nel mondiale

di Matteo Landi

Una settimana iniziata con Vettel convocato dai vertici della Federazione Internazionale, a render conto della ruotata rifilata ad Hamilton a Baku, e finita con un secondo posto in Austria a pochi decimi da Bottas. Nessuna vittoria sul campo ma un trionfo per il morale. Nessuna sanzione aggiuntiva lunedì scorso, sarebbe stato assurdo considerando che per lo stesso "fallo" era già stato penalizzato durante la scorsa gara (con Hamilton clamorosamente illibato per i commissari), e quest'oggi 6 punti guadagnati da Vettel sul rivale per il titolo, adesso staccato di venti punti. Non tanti, se si considera che una vittoria ne assegna ben 25, ma abbastanza per il morale, appunto, se il pilota Ferrari si confermerà affidabile come fino ad ora è stato in questo campionato.

Bottas è in giornata: non basta un gran Vettel. Hamilton, guardati le spalle!

A Spielberg il tedesco ha compiuto un'ottima gara: dopo una buona partenza dalla prima fila ha controllato la seconda posizione senza problemi, subendo nella prima parte di gara il passo più veloce del poleman Bottas ma rimontandolo nel finale, con tanto di arrivo quasi in volata. Niente ha potuto però contro il finlandese di casa Mercedes, parso imbattibile fin dal via scattando così bene da far erroneamente pensare ad una partenza anticipata. Nel finale Bottas, in crisi con le gomme, ha subito il ritorno di Vettel ma è rimasto freddo non concedendo al rivale il minimo spiraglio. Davvero una gara superlativa per un pilota che, teoricamente, torna in corsa per il titolo. Con la vittoria odierna si trova ora a 15 punti da Hamilton, con l'inglese che torna a sentire sul collo il fiatone di un compagno di squadra, considerato troppo spesso la vittima sacrificale del tre volte campione del mondo. Nelle ultime gare Hamilton ha invocato più volte l'aiuto del compagno contro il rivale Vettel, come risponderà la Mercedes alle prossime richieste del suo campione?

Hamilton penalizzato prima del via. Freni a fuoco nelle libere. Mercedes vince ma mostra le crepe

La squadra campione del mondo in carica sta mostrando più crepe del solito a dimostrazione che, con un avversario di pari livello, anche i dominatori della Formula Ibrida possono sbagliare . Si spiega anche così la sostituzione del cambio avvenuta prima della gara costata ad Hamilton una penalità di 5 posizioni sulla griglia di partenza. L'inglese, partito ottavo dopo una qualifica infelice, è parso poco incisivo. Alle prese con problemi agli pneumatici causati dall'assetto che egli stesso ha scelto per la sua vettura, ha faticato ad avere la meglio su vetture meno veloci della sua ed una rimonta che in altri tempi avrebbe compiuto in pochi giri stavolta non si è mai concretizzata. Negli ultimi giri è arrivato a ridosso della terza posizione occupata da Ricciardo, ma l'australiano si è difeso tenacemente conquistando il quinto podio consecutivo.

Ricciardo ormai è una certezza. Toro Rosso, quanti problemi!

La Red Bull non può contare su un mezzo particolarmente performante ma il Ricciardo 2017 è un pilota che ottimizza tutte le situazioni che gli si presentano, capace di imprese che, se compiute dal baby prodigio Verstappen, otterrebbero bel altra attenzione da parte di media ed addetti ai lavori. Per contro il giovane olandese è incappato nell'ennesima gara sfortunata, conclusa pochi metri dopo la partenza: speronato da Alonso, a sua volta centrato da Kvyat quando il pilota della Toro Rosso ha perso il controllo della sua monoposto alla prima frenata dopo il via. A Faenza, considerando anche i malumori di un Sainz stanco di correre a centro gruppo, l'aria che si respira non è delle migliori e la trasferta austriaca non ha fruttato alcun punto mondiale.

Raikkonen da una mano a Vettel ma corre lontano dai primi

Deluso è anche Kimi Raikkonen, solo quinto al traguardo, senza lo smalto dei giorni migliori. E' però stato fondamentale per il secondo posto di Vettel quando alla partenza ha reso difficile la vita a Ricciardo: se il pilota Red Bull avesse passato entrambe le Ferrari, cosa che sembrava nelle sue corde, per Vettel sarebbe stato tutt'altro che facile superare in pista l'australiano che ha viaggiato per tutta la gara poco distante dal ritmo del tedesco. Incidenti, sorpassi e polemiche in Azerbaijan, lotte sul filo dei centesimi in Austria. Nel giro di due settimane la Formula 1 ha mostrato tutta la sua essenza. Fra una settimana il grande Circus incontrerà la tradizione di Silverstone per il decimo Gran Premio dell'anno, spartiacque di questo campionato e, chissà, delle sorti del mondiale.

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