Visualizza articoli per tag: Formula uno

Domenica, 27 Maggio 2018 19:42

F1, Monaco: Ricciardo principesco!

L'australiano domina tutto il weekend. In gara resiste a Vettel andando oltre i problemi tecnici che ne limitano l'andatura. Oggi il Principe di Monaco è lui! Vettel è secondo: dopo la sciagurata Barcellona la Ferrari torna sul podio. Un Verstappen da incubo rovina la festa Red Bull.

di Matteo Landi

La Red Bull torna in alto. Lo fa su un tracciato cittadino che premia la guida dei piloti ed il carico aerodinamico. In regime di monopolio gomme, a Monaco, pista in un cui la potenza del motore trova un'importanza limitata, Ricciardo domina in un lungo ed in largo l'intero weekend. Una gara che ha consacrato fra i grandi della categoria un pilota troppo spesso sottovalutato, anche dalla stessa Red Bull. Gli austriaci hanno sempre creduto in lui ma, appena il presunto campione del futuro baby Verstappen ha fatto capolino nella massima Formula, le priorità del loro management sono cambiate. E mentre l'australiano macinava punti e chilometri dall'alto della sua affidabilità condita da una brillantezza mai accompagnata dall'irruenza, tallone d'Achille del compagno Verstappen, quest'ultimo firmava un rinnovo plurimilionario con il team fondato da Dietrich Mateschitz. Ricciardo è stato alla finestra, ad osservare i tanti errori compiuti quest'anno dal compagno di squadra, ed a Monaco ha piazzato la mazzata al morale del figlio d'arte Verstappen, il quale nel frattempo sprecava ogni chance di doppietta, altamente probabile viste le prestazioni delle vetture Red Bull sul budello di Montecarlo, andandosi a schiantare in prova.

Verstappen, quando cresci? Red Bull, ci pensa Ricciardo.

Costretto a partire ultimo, Verstappen è risalito fino al nono posto finale, con sorpassi puliti e mai fuori dalle righe. Una domenica positiva per il processo di maturazione del giovane olandese (che ricordiamo avere in F1 già 65 gare sulle spalle), negativa dal punto di vista del risultato perchè con una Red Bull così, per qualsiasi pilota, l'obiettivo minimo deve essere il podio. Ricciardo invece non ha sbagliato niente, domando un problema alla power unit che lo ha costretto, dopo solo un terzo di gara, ad un ritmo blando dettato anche dall'esigenza di dover effettuare l'intero Gp con un solo cambio gomme. Vettel, partito secondo, è stato l'ombra dell'australiano per l'intera gara. A Monaco difendersi è molto più semplice di attaccare. Lo sa Vettel, che ha sperato nella sbavatura che Ricciardo non ha mai fatto.

Una Mercedes altalenante soffre Monaco e le ritrovate Pirelli "tradizionali"

E Hamilton? Dopo la gara spagnola Pirelli è tornata alla versione "standard" delle gomme, il battistrada ridotto tornerà per il GP di Francia e quello di Gran Bretagna, e la Mercedes è tornata a soffrire, più della vetture concorrenti, di un graining che ha limitato non poco le performance di Hamilton. L'inglese, nonostante il problema occorso a Ricciardo che limitava il ritmo dei primi due, non ha mai costituito una seria minaccia per Vettel ed alla fine della corsa ha dovuto difendere il podio dal rientrante Raikkonen e da Bottas. I finlandesi sono giunti al traguardo in quarta e quinta posizione, con l'alfiere Ferrari davanti al pilota Mercedes.

Leclerc sfortunato. Ocon, vergogna!

In generale è stata una gara a tratti soporifera per gli spettatori, svegliati solo dal botto terrificante che Leclerc, in crisi con i freni, ha inflitto al posteriore della Toro Rosso di Hartley. Il monegasco di casa Alfa Romeo-Sauber è stato autore di una gara convincente, seppur sfortunata. Un bel voto zero va a Esteban Ocon. Il sesto posto finale ottenuto dal francese è un ottimo risultato per la Force India che tuttavia avrebbe potuto conquistare qualche prezioso punto in più. Il pilota francese, che corre con "cartellino" Mercedes, durante la gara è stato tutto tranne che un ostacolo per Hamilton e Bottas. Quando l'inglese ed il finlandese hanno avuto la necessità di sopravanzarlo, nonostante le note difficoltà di sorpasso che l'angusto tracciato cittadino del Principato offre ai piloti, Ocon si è smaterializzato. Che brutta immagine! Se si pensa a tutte le critiche che Ferrari ha dovuto sopportare per i "giochi di squadra" di cui ha beneficiato in alcune occasioni il suo pilota leader, beh, allora che dire della poco "trasparente" situazione creatasi nel Gran Premio di Monaco fra i piloti Mercedes ed il pupillo Force India, fra l'altro motorizzata proprio dal costruttore tedesco?

Gasly regala ossigeno a Toro Rosso

Oltre a Daniel Ricciardo, eroe di giornata, ha brillato Pierre Gasly. Il francese ha conquistato una settima posizione che rappresenta oro per la classifica del team Toro Rosso, adesso 7imo nel mondiale costruttori al pari di Haas, quest'ultima impalpabile a Monaco. Nell'universo Red Bull, mentre tengono banco le vicende contrattuali di Ricciardo e le vicissitudini di Verstappen, si sta facendo spazio a suon di sprazzi prestazionali molto convincenti il 22enne di Rouen. Se Verstappen non dovesse fare pace con se stesso, e con il mondo,gli uomini di Horner hanno già la soluzione pronta. Intanto in Toro Rosso si godono lui ed una power unit Honda clamorosamente affidabile alla faccia di una McLaren che, nonostante il cambio di fornitura, continua ad accusare problemi di tenuta. Ma non era Honda l'origine di tutti i mali?

Dopo la claustrofobica Montecarlo si va in Nord America

Con Monaco già alle spalle la classifica piloti recita Hamilton a quota 110 punti, davanti a Vettel, secondo con 96 punti e Ricciardo terzo a 72. Il campionato è ancora lunghissimo e parlare di lotta per il mondiale, reduci da quanto successo nella passata stagione, è prematuro. Il campionato 2018 era iniziato con due vittorie consecutive della Rossa e di Vettel. Il tedesco è poi rimasto a secco per 4 gare di fila, lasciando spazio a Ricciardo ed Hamilton. I tre leader del mondiale hanno ottenuto 2 vittorie ciascuno. Se il campionato sarà una lotta a tre prepariamoci ad una calda estate. Fra due settimane il Circus sbarcherà in Canada, su un tracciato in cui conterà trazione e potenza. Un ottimo banco di prova per capire il reale potenziale di Ferrari e Mercedes e se Red Bull è uscita definitivamente dal ruolo di outsider di lusso.

Pubblicato in Motori Emilia
Domenica, 13 Maggio 2018 19:56

F1, Spagna: Pirelli show per Hamilton

Pirelli cambia le gomme prima del weekend di gara e la Mercedes domina. Ferrari sprofonda. Campionato falsato? A Maranello adesso devono alzare la voce.

di Matteo Landi

A fine gara Hamilton ha ringraziato la squadra che gli ha fornito una vettura velocissima, dimenticando volontariamente di menzionare Pirelli. Durante i test invernali, disputati proprio sulla pista catalana, la Mercedes non riusciva a gestire adeguatamente le sue gomme: la vettura tedesca portava al blistering le Pirelli evidenziando una formazione di vesciche che andava a compromettere le prestazioni delle frecce d'argento e la durata delle gomme stesse. Per contro Ferrari aveva lavorato bene sul proprio telaio raggiungendo un feeling ideale fra esso e gli pneumatici. Dopo 4 gare bellissime, vissute con una lotta al vertice che ha fornito risultati eccellenti per Ferrari, a Barcellona lo spettacolo subisce una pesante battuta d'arresto con Hamilton che domina una gara soporifera. Merito di Pirelli che prima della gara, nonostante le squadre avessero già scelto la combinazione di mescole da portare in pista in Catalogna, decide di far debuttare uno pneumatico dal battistrada ridotto nello spessore di 0,4 mm. Una scelta che rende più difficile il surriscaldamento della gomma e la formazione di blistering. Ed in Spagna il campionato volta faccia. La Ferrari perde la sua superiorità prestazionale e già in qualifica si ritrova dietro alle due Mercedes. Non solo, questa modifica improvvisa portata dalla Pirelli stravolge il proverbiale equilibrio mostrato fino a Baku dalle vetture Rosse, e Vettel deve addirittura disputare il suo giro veloce con le teoricamente meno prestazionali gomme soft in luogo delle supersoft. In gara Ferrari sprofonda, lontana parente della formidabile Rossa vista nell'inizio di mondiale e Vettel, secondo ma ben lontano dal leader Hamilton, si ritrova costretto ad eseguire una sosta in più rispetto a Bottas e Verstappen che alla fine gli terminano davanti. Risultato: Hamilton si invola nel mondiale, Vettel giunge solamente quarto al traguardo e campionato decisamente falsato da una scelta discutibile di Pirelli.

Mercedes-Pirelli, la storia si ripete. Ferrari, adesso alza la voce!

Nel 2013 proprio Mercedes e Pirelli eseguirono un vietatissimo test privato. La squadra tedesca risolse i suoi problemi di gestione degli pneumatici e, nonostante fu palese la violazione, la Federazione di fatto non comminò alcuna sanzione al team teutonico. Maggio 2018, il rapporto Mercedes-Pirelli sembra più....saldo che mai. Con la complicità della Federazione Internazionale. Queste gomme con battistrada ribassato saranno protagoniste di altre due gare quest'anno e Ferrari può già mettere in bilancio una minus valenza inattesa fino a pochi giorni fa. A Maranello adesso devono alzare la voce. In caso contrario il peso politico Mercedes, di questo passo, schiaccerà ancora le ambizioni iridate degli uomini di Marchionne. Fra due settimane Pirelli tornerà agli pneumatici "convenzionali" e le vetture, su una pista storica e particolare come quella di Montecarlo, torneranno a mostrare le loro "reali" prestazioni.

Raikkonen si ritira: ben 2 problemi di affidabilità in solo weekend

In Ferrari devono comunque fare mea culpa per i preoccupanti problemi di affidabilità mostrati dalla monoposto di Raikkonen. Il finlandese ha vissuto una battuta d'arresto che mina le sue chance iridate e le ambizioni di classifica costruttori di Ferrari, adesso seconda e lontana da Mercedes. Alla Ferrari n. 7, durante le prove, avevano già dovuto sostiture il motore termico: adesso risulta impensabile per Raikkonen arrivare al termine del campionato senza incorrere in penalità. E siamo solo alla quinta gara.

Verstappen sul podio ma ancora graziato. Grosjean da pazzi!

Nessuna sanzione per Verstappen, ottimo terzo in Spagna, ma ancora protagonista di episodi negativi come la tamponata rifilata a Sirotkin che ha compromesso l'integrità dell'ala anteriore della Red Bull. Il danno non ha rallentato l'olandese, fortunato e graziato, ancora, dai commissari. Evidentemente le lotte della seconda parte dello schieramento assorbono le energie degli stewart, pronti a sanzionare Vandoorne per un banale e irrilevante taglio di curva ma insensibili alle manovre del pupillo Red Bull. Si spera invece che diano una punizione esemplare a Grosjean: al primo giro il pilota Haas ha perso la vettura ed è andato in testacoda, rigettandosi pericolosamente in pista in mezzo al gruppo delle monoposto. Per Hulkenberg e Gasly il contatto con la monoposto americana è stato inevitabile, con ritiro per le 3 vetture. Poteva andare molto peggio. Nel 2012 il pilota francese venne squalificato per una gara in seguito all'incidente al via del Gp del Belgio. Sei anni dopo si meriterebbe un'analoga sanzione.

Ferrari: tieniti stretto Leclerc! Magnussen: gran sesto posto

In Ferrari, nonostante un Gran Premio decisamente amaro, possono sorridere per le prestazioni di Leclerc, pilota dell'Academy in forza al team Alfa Romeo-Sauber. Il monegasco è andato ancora una volta a punti dopo una gara in cui ha duellato con piloti ben più esperti di lui ed il decimo posto fa seguito all'incredibile sesto di Baku. Gran gara anche di Magnussen: il danese ogni tanto spegne il cervello, come in prova quando ha ostacolato in pieno rettilineo proprio Leclerc, ed è un peccato perche l'ottimo feeling con la sua Haas gli permette prestazioni notevoli come il sesto posto al traguardo della gara odierna.

Williams, crisi infinita

Crisi nera invece per la Williams: il glorioso e plurititolato team inglese non riesce ad abbandonare le zone meno nobili della classifica. In qualifica occupa costantemente le ultimissime posizioni ed in gara non è che vada molto meglio. Il debuttante Sirotkin non può certo fornire indicazioni alla squadra tali da farle risalire la classifica. Stroll è al secondo anno in F1, l'anno scorso beneficiava della presenza in squadra del maturo Massa. Il 2018 rischia di diventare l'anno nero della storia della squadra inglese e le prospettive future appaiono ben poco rassicuranti, con sponsor sul piede di partenza. Vedere in pista il terzo pilota Kubica sarebbe bellissimo, ma non a queste condizioni: le scarse prestazioni offuscherebbero inevitabilmente gli sforzi compiuti dal polacco per tornare al volante di una F1 in un Gran Premio. Fra due settimane Monaco ospiterà il grande Circus iridato. Con gomme dal battistrada "ordinario" e sullo storico tracciato cittadino ne vedremo delle belle. Dopo la pagina nera scritta in Spagna la Formula 1 ne ha terribilmente bisogno.

Pubblicato in Motori Emilia
Domenica, 29 Aprile 2018 20:06

F1, Azerbaijan: botta e risposta

Vettel domina fino all'ultima safety car, provocata da un brutto incidente fra i piloti Red Bull. Poi il tedesco sbaglia e ne approfitta un opaco Hamilton. Campionato incerto, ma il tema è: chi fermerà Verstappen?

di Matteo Landi

Nel 2016, per molto meno, il povero Daniil Kvyat fu licenziato in tronco dalla Red Bull e retrocesso in Toro Rosso. Era il Gp di Russia ed aveva costretto al ritiro Vettel dopo due contatti nel corso del primo giro di gara. La sostituzione del pilota russo con il giovane Max Verstappen era nell'aria da tempo e Red Bull prese l'occasione al balzo per promuovere l'olandese in "prima squadra". Chissà cosa avrà pensato Kvyat questa domenica, guardando in tv un Gp d'Azerbaijan stravolto dall'incidente fra Verstappen e Ricciardo che ha obbligato la race direction a neutralizzare la gara con l'intervento della safety car. A pochi giri dalla fine Bottas era in testa, ma doveva ancora fermarsi per il suo pit stop, Vettel avrebbe riconquistato la testa di una gara che aveva dominato fin dal sabato con una pole position autoritaria ed annichilente per la concorrenza.

La safety car stravolge la gara. Vettel fa un solo piccolo errore, Hamilton ne approfitta e vince.

Nella prima parte di gara il pilota Ferrari ha corso in modo magistrale, nessuna sbavatura, mentre Hamilton arrivava lungo un paio di volte perdendo secondi preziosi e Bottas arrancava. Al 30esimo giro, al momento del pit stop di Vettel, il finlandese conquistava la leadership e, mostrando un passo decisamente veloce, riusciva a mantenere invariato il vantaggio di circa 12 secondi sul tedesco. In Ferrari attendevano la sosta del pilota Mercedes per riconquistare la testa della gara ma la safety car, entrata in pista al 40esimo giro, ha permesso a Bottas di mantenere comunque la prima posizione. Vettel ed Hamilton non potevano far altro che copiare la scelta del finlandese in modo da avere pneumatici freschi per gli ultimi giri di gara.

Al 48esimo giro, all'uscita della safety car, è stato scontro diretto fra i due Mercedes e Vettel.

Il tedesco ha tentato il sorpasso sul leader Bottas, arrivando leggermente lungo e ritrovandosi addirittura quarto con un pneumatico "spiattellato". L'unico errore di un weekend altrimenti perfetto per il quattro volte campione del mondo. Non chiamiamo in causa la dea bendata: la sfortuna non c'entra. A Baku cause e conseguenze sono parse chiare a tutti. Anche ad Hamilton, che sornione ha approfittato dell'errore di Vettel e della foratura che ha privato Bottas di una meritatissima vittoria. Quest'ultimo aveva appena pestato un detrito rimasto in pista dopo in numerosi scontri accaduti in una domenica ricca di colpi di scena. L'ultimo dei quali, l'incidente fra Ricciardo e Verstappen, a dire il vero piuttosto prevedibile.

Qualcuno fermi Verstappen

Al di là della vittoria di un Hamilton non incisivo, della foratura di Bottas e del piccolo ma determinante errore di un Vettel quasi perfetto, a Baku è bene che gli addetti ai lavori pongano l'attenzione sul "problema Verstappen". L'olandese, coccolato dagli uomini Red Bull, eletto a nuova star senza troppi meriti sportivi, ravviverà anche le gare ma è un pericolo per l'incolumità degli altri piloti. Per "Versbatten" è stata una gara condotta con il coltello fra i denti ed il suo avversario principale stavolta è stato il compagno di squadra Ricciardo: sorpassi e controsorpassi decisi, difese strenue ai limiti del consentito. Un limite che ha ampiamente varcato a pochi giri dalla fine della gara quando Ricciardo si apprestava ad un facile sorpasso in pieno rettilineo: l'olandese ha cambiato traiettoria due volte, a più di 320 km/h e Ricciardo non ha potuto evitare lo scontro con il compagno. Risultato per Red Bull: zero punti. Dispiace dirlo ma la casa austriaca si è volontariamente procurata una situazione che la sta privando di risultati importanti, difendendo, fino ad ora, l'operato di un Verstappen giovane, promettente e veloce, ma troppo arrogante ed ultimamente incline ad errori che addirittura declassano la percezione del valore di un pilota che al suo arrivo in Red Bull, nel 2016, colse una stupefacente vittoria che lasciò sbalordito l'universo della massima Formula. Dalle stelle alle stalle, è proprio il caso di dirlo. Adesso in Red Bull si leccano le ferite e Ricciardo farà bene a trovarsi, per i prossimi anni, una sistemazione fuori dalla sua attuale squadra, in un team che riconoscerà il suo valore più di quanto (poco) stanno facendo adesso i "bibitari".

Raikkonen e Perez benedicono la safety car

Oltre ad Hamilton, hanno approfittato dell'ultima safety car Raikkonen e Perez. Il primo ha dato un senso ad un weekend ricco di sbavature ed errori, dai "lunghi" del sabato che lo hanno relegato alla sesta posizione in griglia di partenza, ad un primo giro di gara poco convincente in cui si è, senza colpa, scontrato con Ocon. Dopo il contatto con il giovane pilota francese Raikkonen è sprofondato in fondo al gruppo per poi risalire fino al sesto posto, divenuto secondo al traguardo grazie a fatti di gara già citati. Un podio che portato un piccolo sorriso amaro alla Ferrari, altrimenti solo quarta con Vettel, superato negli ultimi km di gara da un consistente Perez che, al volante della sua Force India, non sarebbe mai arrivato così avanti in caso di gara lineare. Ma tant'è.

Charles Leclerc, eroe di giornata, fa brillare la sua classe

L'eroe di giornata è Charles Leclerc, addirittura sesto con la sua Sauber marchiata Alfa Romeo e spinta dalla power unit Ferrari. Dopo un inizio di stagione interlocutorio è venuta fuori tutta la classe del giovane monegasco. Un risultato maturato grazie all'ottimo passo mostrato durante tutta la gara, tenendosi lontano dai guai e sfoderando gli artigli quando serviva, vedi l'autoritario sorpasso sul due volte campione del mondo Fernando Alonso. La Sauber, nelle mani di Leclerc, è parsa una vettura ben più veloce di quello che è. Il pilota del Ferrari Driver Academy c'ha messo del suo per portarla in alto ed il compagno Ericsson stavolta ha decisamente sfigurato nei confronti del giovane debuttante.

Ferrari veloce ma non ne approfitta. Quanto peserà?

Fra due settimane la Formula 1 tornerà in Europa per il Gp di Spagna, solitamente tappa per tutte le squadre dei primi importanti aggiornamenti tecnici. La Ferrari ha fino ad ora mostrato di essere la vettura più veloce in qualifica e la più consistente in gara. A Maranello però non ne hanno approfittato a dovere e vedremo se a fine campionato pagheranno queste piccole incertezze. La lotta fra Mercedes e Ferrari è apertissima, Hamilton adesso è leader del mondiale, con solo 4 punti di vantaggio su Vettel, mentre la Ferrari torna in testa nel costruttori sempre per 4 lunghezze. Fino ad ora il computo delle vittorie recita un 2 a 1 a favore del tedesco. Ne vedremo delle belle.

Pubblicato in Motori Emilia
Domenica, 15 Aprile 2018 18:00

F1, Cina: Ricciardo show! Verstappen crack!

Ricciardo vince con sorpassi da urlo. Vettel speronato da Verstappen, ancora una volta. Solo ottavo il campione tedesco che resta leader del mondiale. Raikkonen va sul podio e tiene alto l'onore Ferrari ma è un'occasione persa.

di Matteo Landi

La Formula 1 torna in Asia Orientale e la Ferrari ritrova i suoi fantasmi. Lo scorso anno la trasferta asiatica segnò la resa della squadra di Maranello e Vettel perse per motivi tecnici, ed incidenti, quei punti necessari a tenere aperto il sogno iridato. Anno nuovo, vita nuova. Ed invece no. Il Circus va in Cina e si materializza lo spauracchio Ferrari, quel Max Verstappen che sarà pure un predestinato, un futuro campione, ma intanto è capace di collezionare, quest'anno, figuracce epiche tornando anche alla sua specialità: non i sorpassi spettacolari, a farli ci pensa il sottovalutato compagno di squadra Ricciardo, ma l'autoscontro. Ed ancora una volta la sua vittima preferita è, da buon torello, la Rossa di Vettel. A fine gara i due si sono parlati ed il 4 volte campione del mondo, con quella calma zen che gli era mancata lo scorso anno, ha preferito tenere toni bassi nonostante l'evidente, enorme, delusione. Perchè in Ferrari ci avevano creduto. Soprattutto dopo l'ennesima prima fila tutta Rossa conquistata in un sabato da ricordare che, a livello prestazionale, ha segnato la svolta in questa Formula Hybrid: due Ferrari in lotta per la pole position, conquistata di un soffio da Vettel, con le Mercedes, incapaci di contrastare l'armata Rossa, staccate di mezzo secondo. Poco davanti alle due Red Bull, con Verstappen e Ricciardo nell'ordine quinto e sesto. Mettere a confronto la classifica del sabato pomeriggio con quella di fine gara è uno shock: Raikkonen terzo a tenere alto l'onore del Cavallino mentre Vettel, giunto solamente ottavo al traguardo, non ha potuto far altro che raggiungere in qualche modo il traguardo nonostante una vettura mal ridotta nel contatto con Verstappen. Eppure nella prima parte di gara tutto lasciava pensare che avremmo assistito alla terza vittoria consecutiva della casa di Maranello.

Ferrari sbaglia strategia. Verstappen pericolo ambulante

Al via il tedesco aveva difeso, con forse troppa "cattiveria", la posizione su Raikkonen e si era involato in prima posizione, mentre il compagno, rallentato dalla manovra di Vettel, veniva sfilato prima Bottas e poi da Verstappen. Dopo due gare vinte "di strategia" la Ferrari, al 19esimo giro, effettuava il primo errore della stagione lasciando a Bottas la possibilità di entrare ai box prima del tedesco della Scuderia italiana, offrendo il fianco all'undercut. Un giro dopo Vettel è entrato a sostituire gli pneumatici ma tanto gli è bastato per perdere la leadership. Il ferrarista aveva ancora la possibilità di dire la sua per la vittoria ma quando è entrata la safety car, necessaria per permettere la rimozione dei detriti frutto del contatto fratricida fra Gasly, penalizzato poi di 10 secondi, e Hartley, la Ferrari non ha azzardato quell'ulteriore cambio gomme fatto invece dai due Red Bull Ricciardo e Verstappen. In Red Bull hanno colto l'occasione d'oro, come Arrivabene e compagni avevano fatto a Melbourne, quando meno consapevoli dei loro mezzi avevano consegnato la vittoria a Vettel sfruttando la Virtual Safety Car. Chi di strategia ferisce, di strategia perisce e stavolta a Maranello hanno lasciato agli altri le carte migliori da giocare. Ma il patatrack è avvenuto dopo e porta, come detto, la firma di Max "Versbatten". Per Vettel la vittoria era divenuta un miraggio, forse poteva sbarazzarsi di Bottas ma difficilmente sarebbe riuscito a tenere dietro le due Red Bull che, con i freschi pneumatici soft montati durante il regime di Safety Car, erano pronte a conquistare un'inaspettata doppietta. Per concretizzare una buona strategia servono comunque degli ottimi piloti, come evidenziato da Vettel in Australia e Bahrain e come mostrato da Ricciardo in Cina. L'australiano ha rimontato caparbiamente, con sorpassi stupendi ma sempre nel rispetto degli avversari. Tutto il contrario del compagno Verstappen, il quale ha prima rischiato la collisione con Hamilton e poi ha speronato malamente Vettel: il tedesco stava già percorrendo la curva quando Verstappen alle sue spalle lo ha centrato danneggiando la fiancata della Ferrari e costringendo il ferrarista alla misera ottava posizione finale. I dieci secondi di penalità comminati al giovane olandese suonano come un insulto al buon senso: il pilota Red Bull ha perso una sola posizione finale, a vantaggio di Hamilton.

Hamilton, che succede?

L'inglese ha vissuto un fine settimana sottotono. Le ha prese da Bottas in qualifica, poco incisivo in gara, ha colto la quarta posizione finale, portandosi a 9 lunghezze nella classifica mondiale dal leader Vettel. "Ho voluto toglierti il sorriso", erano le parole che Hamilton pronunciò all'indirizzo del pilota Ferrari nella conferenza stampa post qualifiche di Melbourne: da allora è l'inglese quello che ha gioito di meno.

Red Bull, è Ricciardo il caposquadra

Chi stavolta era felice alla follia, sconfinando in una dolce commozione, era Ricciardo. Sul podio non ha retto le lacrime, prima di bere lo champagne dalla sua scarpa. E' quasi clamoroso come i vertici Red Bull continuino ad appoggiare incondizionatamente Verstappen, per inciso in questo 2018 è un pilota che neanche merita la massima Formula, rimanendo vaghi sull'eventuale rinnovo contrattuale con il forte pilota australiano. Eppure, in questo momento, è l'unico diamante che brilla fra i quattro piloti Red Bull presenti nel mondiale, tenendo in considerazione anche Gasly e Hartley, alfieri Toro Rosso. Oggi i due futuri fenomeni Verstappen e Gasly hanno compiuto errori analoghi. Se quest'ultimo può appellarsi alla sua scarsa esperienza, ricordiamoci che in Bahrain aveva ottenuto una prestazione "monstre", Verstappen ha disputato più di 60 gran premi, viene sempre osannato quando conquista un podio o una vittoria ma mai troppo criticato dalla squadra quando commette errori che privano la stessa di preziosi punti mondiali. Per contro Ricciardo da quando corre in F1 vanta una costanza impressionante, limitata quando da scarse prestazioni del mezzo, quando da problemi di affidabilità ma raramente da suoi errori. Qualunque sia la squadra che si assicurerà i suoi servigi farà un ottimo affare.

Leclerc ancora in fase tirocinio e la Sauber arranca. Renault è la prima degli altri

Top team a parte c'è da sottilineare il passo indietro compiuto in Cina dall'Alfa Romeo-Sauber: Ericsson e Leclerc hanno occupato costantemente i bassifondi della classifica, la nona posizione conquistata dallo svedese solo una settimana fa è uno sbiadito ricordo. Appiccicare sul cofano motore un marchio prestigioso non aiuta ad andare più forte e nessuno si aspettava un balzo in avanti della squadra svizzera dopo anni di vacche magre. Tuttavia ci si attendeva una spinta in più da parte del giovane Leclerc, campione in carica di F2. Questa generazione di vetture è estremamente veloce e difficile da portare al limite, lo stesso Gasly inizia solamente ora a mostrare sprazzi della sua classe, alternandoli ad errori pacchiani come quello compiuto in Cina. Hartley, velocissimo nel mondiale endurance, fatica a trovare il ritmo giusto. Vedremo quando Leclerc riuscirà ad uscire da questa impasse iniziale. Si è fatto vedere invece nelle posizioni che contano della top ten Nico Hulkenberg: il tedesco è giunto al traguardo in sesta posizione, approfittando dei problemi di Vettel e battendo Alonso e Sainz. Lo spagnolo della Renault ha conquistato la nona piazza, a pochi decimi dal sofferente Vettel, non lontano da Alonso che ha terminato in settima posizione. La zona punti non è più irraggiungile per il due volte campione del mondo che, tuttavia, rimane lontano dalle posizioni che lui e McLaren vogliono tornare ad occupare.

Pubblicato in Motori Emilia
Domenica, 08 Aprile 2018 21:56

F1, Bahrain: Vettel nella storia!

Ferrari vince ancora grazie ad una magia del pilota tedesco: riscritta la storia delle corse. Bottas e Hamilton battuti. Sfortuna per Raikkonen. Che gara stupenda!

di Matteo Landi

Domenica 08 aprile 2018, uno di quei giorni che, sportivamente parlando, ringrazi Dio di aver vissuto. Una gara che rimarrà per sempre negli annali della Formula 1, come Jarama 1981 o Montreal 2003, con Villeneuve nel primo caso e Schumacher nell'altro, eroicamente vincenti nonostante il pressante fiato sul collo dei rivali giunti al traguardo a pochi metri di distacco. Bahrain 2018, la gara che consacra definitivamente Vettel nell'Olimpo dei grandi, così da fugare ogni dubbio anche a chi lo ha sempre visto pluricampione solo grazie ai mezzi che ha guidato. Il tedesco così fa due su due e dopo un Gran Premio d'Australia vinto di strategia, con anche un pizzico di fortuna, vince oggi nonostante la strategia, folle, dell'unico pit stop, portando a compiere alle sue gomme soft quasi 40 giri. A dire il vero l'azzardo era divenuto l'unico modo per vincere la gara quando si è visto il passo velocissimo delle due Mercedes, ma per concretizzare il risultato serviva un vero maestro della guida e Vettel lo è stato. A pochi giri dalla fine la vittoria di Bottas sembrava quasi scontata, poi sono venute fuori le doti da campionissimo di Vettel e la Ferrari ha potuto ancora una volta festeggiare nonostante i pronostici fossero tutti a favore dello squadrone Mercedes e di Hamilton.

Pole position e vittoria: Ferrari e Vettel danzano nel deserto del Bahrain

Ma in qualifica era già evidente come la Ferrari, dopo lo scherzetto australe, fosse pronta a giocare ancora in attacco, con Vettel e Raikkonen capaci di strappare una clamorosa doppietta. Riuscirci poi su una pista "completa" in cui la potenza della power unit, l'efficienza aerodinamica ed una buona trazione sono caratteristiche necessarie per ben figurare aveva gettato scompiglio nel box Mercedes. Inoltre l'armata tedesca era dovuta ricorrere alla sostituzione del cambio sulla vettura di Hamilton, costretto in gara a scattare solamente in nona piazza in seguito alla penalità di 5 posizioni prevista da regolamento. Allo spegnersi dei semafori Vettel è riuscito a mantenere la testa mentre Raikkonen, partito dal lato sporco, si è visto sfilare da Bottas. Intanto Hamilton iniziava una furiosa rimonta capace di portarlo in pochi giri in top 4. Ad un certo punto la gara sembrava andare incontro all'inglese, su una strategia che prevedeva una sola sosta consapevole dell'ottima velocità della sua vettura con le più durevoli gomme medie. Chissà come sarebbe andata a Raikkonen se gli avessero montato adeguatamente le supersoft per l'ultimo stint. Non lo sapremo mai, perchè lo sfortunato finlandese alla ripartenza dalla piazzola di sosta ha incompevolmente investito un meccanico che ancora non era riuscito a sostituire la posteriore sinistra. Risultato: ritiro per Raikkonen e gamba fratturata per il tecnico Ferrari. La casa del Cavallino si è così ritrovata nel finale di gara con una sola freccia nel suo arco contro le due Mercedes che dotate di gomme più fresche sembravano potersi sbarazzare facilmente della Ferrari leader della corsa. Forse solo a Vettel poteva riuscire la prodezza di cui si è reso protagonista. Con Hamilton più staccato Bottas ha provato all'ultimo giro l'attacco decisivo ma Vettel, quasi sulle tele, lo ha respinto andando a vincere ed entrando nella storia delle corse.

Ferrari-Mercedes: 2 a 0

Due vittorie su due gare per la Ferrari, su piste totalmente diverse: il cittadino di Melbourne ed una tracciato "vero" come quello costruito nella periferia di Manama. Vincendo "di rapina" in Australia, partendo dalla pole position in Bahrain. Per ora sta vincendo sui rivali anche sul piano dell'affidabilità, vista la necessità di Hamilton di dover sostituire il cambio dopo solamente un evento e la debacle personale di Bottas quando durante le qualifiche del Gp d'Australia è andato a muro. E' presto per parlare di "lotta mondiale" ma intanto godiamoci questa Ferrari e....grazie Vettel!

Toro Rosso fa festa e Sauber porta in top ten il marchio Alfa Romeo. Red Bull, che disastro!

Tralasciando Ferrari e Mercedes il secondo Gp della stagione ci consegna tre sorprese, di cui una in negativo. E' infatti andata malissimo a Red Bull, annunciata protagonista di questo mondiale. Nei fatti non sta concretizzando. Le vetture austriache nelle prove libere avevano mostrato un passo da primato ma già sabato Verstappen ha rovinato i piani della compagine di Mateschitz andandosi a schiantare contro le barriere, determinando così la sua 15esima posizione sulla griglia di partenza. In gara non è andata meglio al giovane pilota, ritiratosi dopo un contatto con l'incolpevole Hamilton. Dopo la pessima prestazione australiana un altro passo falso per il giovane olandese che rinverdisce così il soprannome "Versbatten" a suo tempo attribuito al padre. Peccato per Ricciardo, buon quarto sabato, vittima domenica di un presunto problema elettrico dopo pochi km. Zero in casella così per Red Bull in una gara che ha visto sorridere, eccome, i cugini di Toro Rosso: primi punti in F1 per Gasly che ha caparbiamente condotto al quarto posto finale la sua vettura dotata di una rinvigorita power unit Honda che ha permesso al francese di difendersi senza problemi sugli allunghi del circuito di Manama. Chissà come si sentiranno in McLaren: anni passati ad incolpare il costruttore nipponico per gli scarsi risultati ottenuti ed ora che hanno i motori Renault si beccano manciate di secondi dal piccolo costruttore faentino. Detto di Toro Rosso l'altra bella sorpresa è la buona prestazione della Sauber colorata Alfa Romeo, addirittura a punti con il meno blasonato Ericsson. Lo svedese si è reso protagonista di una gara solida, giungendo nono al termine di una gara che non ha visto brillare il compagno di squadra, campione di F2, Leclerc. Considerando anche la quinta posizione finale della Haas di Magnussen si può pensare che in Sauber abbiano ricevuto una bella mano dalla power unit Ferrari. Un altro vanto per la casa di Maranello in un giorno che ha riscritto la storia della Formula 1.

Pubblicato in Motori Emilia
Domenica, 25 Marzo 2018 13:24

F1, Australia: Alba Rossa

Bentornata Formula 1, bentornata Ferrari! Vince Vettel, davanti ad un Hamilton velocissimo. Raikkonen va sul podio. A Maranello hanno tanto lavoro da fare ma intanto cominciano con una bella sbornia australe.

di Matteo Landi

Il tempo dei fatti è arrivato. Fiumi di parole si sono sprecati durante un inverno di ipotesi, speranze, opportunità. Ma non a Maranello. Il silenzio "assordante" dei mesi che hanno separato l'ultima gara 2017 dalla prima di questa nuova stagione, è stato rotto solo da qualche dichiarazione di Marchionne riguardo la gestione della Formula 1 da parte dei nuovi padroni di Liberty Media, tenendosi invece abbottonato quando c'era da esprimersi sulla riscossa Ferrari che i tifosi tanto invocavano. Alle parole di Vettel ed Hamilton nel dopo qualifica del sabato, con l'inglese baldanzoso e sorridente che quasi si faceva burla della mimica facciale assente di Raikkonen, il più serio dei tre durante la press conference, sono seguiti i fatti. Ed i fatti ci hanno consegnato una Ferrari protagonista, festosa con Vettel vincitore e Raikkonen terzo dietro ad un cupo Hamilton che, arpionata la prima pole position dell'anno, sperava in qualcosa di meglio. Saranno tante le pole Mercedes quest'anno, perchè è la specialità di casa Hamilton e la Mercedes va forte, tanto forte. E' senza dubbio la vettura più veloce del lotto, ma la gara si gioca domenica e con queste nuove velocissime vetture dotate di un'aerodinamica estrema, sensibile in negativo alle scie, con le quali superare è divenuto ancor più difficile, la strategia è divenuta determinante. Al termine di questo Gran Premio d'Australia si contano pochi sorpassi, ma lo spettacolo, scaturito da una lotta sui decimi di secondo, da una tensione costante, da una lotta fra uomini, non è venuto meno. Quel tipo di spettacolo che è la vera essenza della Formula 1. La pista di Melbourne è particolare, un cittadino piuttosto veloce, atipico. I responsi di questa domenica non sono da prendere come oro colato e la vittoria Ferrari non significa che a Maranello lotteranno per il mondiale ma quant'è bello vedere la Rossa tagliare il traguardo davanti a tutti, quant'è stato bello sentire l'inno italiano cantanto a squarciagola dai meccanici della Scuderia. Bentornata Formula 1, bentornata Ferrari!

Vettel veloce, fortunato e più solido di Hamilton. Mercedes superiore ma non basta

La gara di oggi è stata l'ulteriore dimostrazione di quanto i risultati dei test invernali vadano presi con le molle. Dopo le prove di Barcellona gli addetti ai lavori vedevano favorita la solita Mercedes, con la Red Bull pronta a contendere il successo allo squadrone tedesco e la Ferrari terza incomoda. Vettel e Raikkonen avevano sparato dei temponi ma tanti davano merito del risultato all'utilizzo delle gomme più morbide della vasta gamma Pirelli di quest'anno e ad un carico di carburante irrisorio. La pole position stratosferica di Hamiton sembrava dar ragione all'opinione comune. L'inglese era riuscito a stare davanti ai due piloti Ferrari di 6 decimi, un distacco abissale per la Formula 1 odierna. Ma quanto lo specialista della pole aveva messo del suo e quanto era dovuto alla velocità della sua Mercedes? Difficile da dire, considerando che è venuta meno la prestazione del compagno Bottas, a muro nell'ultima parte delle qualifiche dopo un errore pacchiano, inaccettabile da uno che guida per i campioni del mondo in carica, dominatori dell'era power unit. Sicuramente i tanti che vedevano una Red Bull in palla si erano sbagliati riguardo alle performance Red Bull, ottime ma appena inferiori a quelle Ferrari: Verstappen si è dovuto accontentare della quarta posizione ad un soffio da Vettel, Ricciardo, penalizzato di tre posizioni in griglia per non aver rallentato a dovere in prova quand'era esposta la bandiera rossa, addirittura dell'ottava posizione. Ed in gara per gli alfieri della squadra austriaca è andata anche peggio. Verstappen, poco lucido fin dal via quando ha perso la posizione nei confronti della Haas di Magnussen, nel tentativo di sopravanzare il danese ha esagerato ed è finito in testacoda. Per lui tante sbavature in una gara che ha terminato sesto. Due posizioni dietro al compagno Ricciardo: solido, veloce, mai sopra le righe, l'australiano ha cercato di artigliare il podio, ma nel finale non è riuscito a superare un Raikkonen che ha fatto le spalle larghe, facendo valere la sua grande esperienza. Il finlandese è stato il vero asso nella manica Ferrari. Ad una Mercedes che ha corso con una sola punta, Bottas è partito quindicesimo ed ha tagliato il traguardo mestamente ottavo, ha fatto contraltare una Ferrari forte della presenza al vertice di entrambi i piloti. Raikkonen è partito bene ed ha lungamente tenuto il passo del leader Hamilton. Quando il pilota Ferrari è entrato ai box per il suo cambio gomme la Mercedes ha reagito immediatamente chiamando alla medesima operazione Hamilton. Vettel, fino a quel momento terzo, si è così ritrovato in testa. Il tedesco ha tenuto un buon ritmo ma la sua sosta ai box lo avrebbe fatto finire inevitabilmente alle spalle dell'inglese e del finlandese. Questo sarebbe successo in una gara "lineare" ma Melbourne riserva spesso sorprese, e l'imprevisto, la Haas di Grosjean ferma a bordo pista in posizione scomoda dopo un pit stop maldestro, è arrivato nel momento migliore per la Ferrari. Vettel ha potuto compiere il pit stop in regime di Virtual Safety Car, e l'obbligo per tutti a procedere ad andatura limitata gli ha permesso di uscire dai box davanti ad Hamilton.

Che finale! Bentornata Formula 1!

L'ultima parte di gara è stata un concetrato di emozioni. Il tedesco è rimasto lucido mentre Hamilton gli fiatava sul collo. L'inglese non poteva credere ai suoi occhi, davanti aveva la Rossa del rivale Vettel. Forte di una Mercedes ultracompetitiva aveva ancora molti giri per compiere quel sorpasso che non gli è poi riuscito. E' rimasto costantemente negli scarichi del leader ma nel momento di massima pressione è uscito di pista perdendo due preziosi secondi. Hamilton si è messo nuovamente alla caccia di Vettel ricucendo lo strappo in pochi giri. Nel finale è arrivata la resa dell'inglese, chiamato dal suo box a tirare i remi in barca per salvaguardare gli stanchi pneumatici (questo ufficialmente, ma si ipotizza un piccolo "problema" di motore) e la gara è finita con un Vettel festoso, a pugno alto nonostante uno scomodo ed invadente Halo, con i meccanici gioiosi al muretto ed un'alba rossa quasi insperata. A Maranello dovranno lavorare molto, c'è comunque da chiudere un innegabile gap prestazionale con Mercedes, ma gli strateghi ed i meccanici del box Rosso, ed i piloti Vettel e Raikkonen, hanno dimostrato che si può indurre all'errore Hamilton, per non parlare di Bottas, e sfruttare l'ostentata sicurezza di Wolff e compagni a proprio vantaggio.

Haas è la quarta forza del mondiale, ma spreca tutto. McLaren ne approfitta ed Alonso torna a sorridere

Oltre alla lotta al vertice è da rilevare la prestazione messa in mostra da due outsiders, di cui uno di lusso: Haas e McLaren. I primi hanno conquistato in qualifica una strepitosa terza fila, con Magnussen davanti a Grosjean. In gara entrambi i piloti sono partiti alla grande: Magnussen ha lungamente occupato la quarta posizione dando filo da torcere a Verstappen, inducendolo ad un errore da principiante. L'olandese non ha perso la sua proverbiale velocità ma resta un baby fenomeno, più baby che fenomeno. Anche Grosjean al via è scattato bene e si è fatto sempre più grande negli specchietti del compagno Magnussen quando Verstappen si è tolto di mezzo. Sembrava una gran domenica da ricordare per il team americano ma è divenuta un vero incubo: al box entrambi i piloti hanno vissuto la stessa sventura con i meccanici che hanno avvitato male un pneumatico. Tradotto: ritiro per entrambi ed enorme occasione gettata al vento. Grazie anche alle disavventure Haas in casa McLaren si è vissuto il ritorno nelle posizioni che contano: i vertici sono ancora un miraggio ma, come dice Alonso, con la power unit Renault adesso possono lottare. Quinto lo spagnolo, nono Vandoorne, due vetture a punti: bene così. Male invece la ex collaboratrice degli inglesi, la Honda, nuova partner della Scuderia Toro Rosso: nei test invernali sembrava aver trovato quell'affidabilità e quella prestazione che ancora non aveva raggiunto dal suo ritorno in Formula 1 ma la prima gara del 2018 riporta i giapponesi alle tensioni vissute negli ultimi anni. Hartley ha terminato la gara in ultima posizione, 15esimo, Gasly si è ritirato. In queste condizioni è impossibile comprendere quale sia il reale valore della vettura progettata da Toro Rosso. E' certo invece che in Honda dovranno lavorare alacremente se non vogliono deteriorare il loro rapporto con il gruppo Red Bull, considerando che la possibile futura join venture con la "squadra madre" sarà fatta solo se in questo 2018 performance ed affidabilità saranno a livelli accettabili.

Prossima tappa Bahrain

Con il primo Gran Premio alle spalle si dovrà attendere due settimane per vedere all'opera le nuove monoposto sul circuito del Bahrain: una pista completamente diversa da quella australiana. Lì ci faremo un'idea più precisa riguardo le prestazioni delle diverse vetture. Mercedes sarà sicuramente competitiva, impossibile non tenere conto di quanto visto a Melbourne. In Ferrari rimangono con i piedi per terra ma adesso sono sicuri di poterli battere. Intanto godiamoci questo dolce risveglio in Rosso.

Pubblicato in Motori Emilia
Giovedì, 22 Febbraio 2018 21:55

SF71H: lo strabismo di Venere

Presentata la nuova vettura con cui Vettel e Raikkonen disputeranno il mondiale 2018. Bella, nonostante Halo, rossa e cattiva. Ed i tifosi sognano già.

di Matteo Landi

L'attesa è finita. Un mondiale sfumato, un inverno di duro lavoro nel silenzio più assoluto. A Maranello oggi si respirava un'aria diversa. La SF71H, nuova creatura realizzata dagli uomini Ferrari, è uscita allo scoperto. Doveva essere una delle Ferrari più brutte di sempre, a causa di Halo, il nuovo dispositivo posto a protezione della testa dei piloti obbligatorio per regolamento. Ed invece tolti i veli la nuova arma del Cavallino Rampante è sembrata la solita bellissima donna, con quel piccolo difetto che accentua ancora di più le sue caratteristiche migliori. Ne accentua il fascino, è lo strabismo di Venere. Marc Genè, con il suo inglese un pò maccheronico, un pò macchiettistico, ha introdotto l'evento tanto atteso dai milioni di fans sparsi nel globo. Rossa, tanto, più della vettura che l'ha preceduta. Meno bianco ed un pizzico di grigio. La vettura con cui Vettel e Raikkonen proveranno a riportare a Maranello un mondiale che manca ormai dal 2007 (2008 per il costruttori) è un concentrato di novità.

SF71H: lavoro maniacale sul versante aerodinamico alla ricerca della massima prestazione

Non si può non notare il lavoro di fino effettuato dalla squadra di Mattia Binotto sulle diverse aree della monoposto: la bocca delle pance laterali è assai complessa, un'evoluzione estrema del concetto introdotto proprio dalla Ferrari lo scorso anno sulla SF70H. Il retrotreno è stato miniaturizzato ed unitamente alle varie appendici aerodinamiche sparse sulla vettura si cerca una minore resistenza all'avanzamento, puntando sull'efficienza, in altre parole alla prestazione pura. Specialmente in qualifica, come rimarcato dal direttore tecnico Mattia Binotto. La velocità sul giro secco è stata la vera spina nel fianco della monoposto 2017 insieme ad un'affidabilità non eccellente: quest'anno saranno solamente 3 le power unit a disposizione per ogni vettura, nell'arco dei 21 gran premi previsti dal calendario 2018. Sarà una sfida incredibile per monoposto che sono chiamate ad esprimere le massime prestazioni a fronte di percorrenze superiori persino a quelle richieste ai prototipi che corrono nel mondiale endurance.

A Maranello c'è entusiasmo. Il motto è però sempre lo stesso: "piedi per terra e testa bassa"

Una sfida che non spaventa gli uomini di Maranello. Arrivabene in parte raffredda gli animi "fino a quando non vedi la vettura scendere in pista non si sa mai quanto possa andare" in parte lascia coltivare il sogno:"i tifosi voglioni i titoli? anche noi". Giusto così, perchè la sconfitta è ammessa ma per la Ferrari l'obbligo è, e sempre sarà, provare a vincere. 22 febbraio 2018, la mente è andata ad una ventina d'anni fa quando la Ferrari usciva da anni difficili e da un mondiale, quello 1997, perso per un'inerzia in quella stregata Jerez. Era il 1998, Montezemolo non poteva più nascondersi dietro le parole e puntava deciso al mondiale dopo un digiuno che durava dal lontano 1979. Tante analogie con quel passato che poi divenne glorioso dopo due ulteriori annate sfortunate. Allora al timone della Rossa c'era un tedesco, tale Michael Schumacher, che scrisse la storia rendendo ancor più ricco il palmares Ferrari. Adesso i tifosi sperano che Vettel possa replicare anche solamente in parte il successo ottenuto dal pilota più titolato della storia. Ma sei poi sarà l'amatissimo Raikkonen, sullo sfumare della sua lunga carriera, a riportare il sorriso a Maranello, beh...ben venga.

Anche Mercedes svela la sua nuova arma

La Ferrari dovrà fare i conti con una Mercedes più agguerrita che mai. La vettura che oggi stesso hanno presentato i tedeschi si presenta apparentemente come la logica evoluzione della titolata monoposto 2017. Spaventano le forme che sono riusciti a realizzare l'ex Ferrari Aldo Costa e compagni: un posteriore così rastremato che quasi scompare nella vista dall'alto. Unitamente ad una power unit ancor più potente potrebbero assicurare ad Hamilton e Bottas prestazioni spaventose, almeno per la concorrenza. A Maranello dichiarano di aver guadagnato anche loro qualche cavallo, ma questa resta pur sempre una Formula Hybrid in cui la cavalleria la fa da padrona e gli sviluppi aerodinamici apportati a Maranello potrebbero non bastare. A Melbourne, il prossimo 25 marzo, ne sapremo di più. E chissà se la nuova Alfa Romeo Sauber motorizzata Ferrari, presentata pochi giorni fa, accompagnerà il Cavallino Rampante nelle zone nobili della classifica. Il supporto di una power unit aggiornata e la classe del debuttante Leclerc, prodotto del Ferrari Driver Academy, saranno un importante valore aggiunto per la squadra svizzera largamente finanziata da Alfa Romeo. Le prove pre-stagionali che inizieranno il 26 febbraio a Barcellona potrebbero essere l'antipasto di un mondiale da sogno.

Pubblicato in Motori Emilia

Il 22 febbraio saranno presentate Ferrari e Mercedes. A seguire tutte le altre. Il 25 marzo scatterà il primo Gran Premio dell'anno: ecco a voi cosa vi aspetterà. Buon Mondiale a tutti!

di Matteo Landi

Lo scorso campionato ci ha consegnato l'ennesima vittoria Mercedes, frutto non di una lotta interna dei piloti della casa teutonica, com'era stato dall'inizio dell'era turbo-elettrica inaugurata nel 2014, ma di una rivalità con Ferrari, tornata finalmente ai livelli che le competono. Ben cinque vittorie per la casa di Maranello che si è dovuta piegare di fronte all'affidabilità ed alle performance della Mercedes. Hamilton ha raggiunto il quarto iride in Messico, con due ben due gare d'anticipo, ma se Vettel e la Ferrari non fossero incappati nella nota, sventuratissima, trasferta asiatica chissà come sarebbe andata a finire. Con i "se" e con i "ma" la storia non si fa ma il futuro è ancora da scrivere. E l'immediato, mancano ormai due mesi circa all'inizio del mondiale 2018, parla di un nuovo regolamento tecnico che cambierà notevolmente l'aspetto delle vetture e darà ancora più importanza al fattore affidabilità. Fattore che già ha fatto la differenza nella seconda parte della stagione 2017, quando la Ferrari incappava in problemi di ogni tipo e la Mercedes viaggiava come un treno. Nel 2018 le power unit disponibili, senza incorrere in penalità, per ogni pilota scendono a 3 per tutta la stagione, in luogo delle già esigue 4 del 2017. Non un cambiamento da poco se si considera, fra l'altro, che le gare saliranno a 21, una in più rispetto alla scorsa stagione.

La novità visibile sarà invece Halo: vistosa protezione della testa del pilota che farà salire il peso delle monoposto, diminuire la visibilità degli stessi piloti ma garantirà la loro sicurezza in caso di impatto frontale con oggetti o gomme. La sicurezza ha fatto passi da gigante, in questo caso a discapito dell'estetica delle monoposto che saranno più inguardabili di un lampo riflesso in uno specchio, e se tale dispositivo fosse stato sulla Ferrari di Massa nel 2009 il pilota brasiliano non sarebbe finito in ospedale e la sua carriera, chissà, avrebbe preso un'altra piega. Halo, tuttavia, non avrebbe evitato la tragedia di Bianchi: come dichiarato anche dal padre del pilota niente avrebbe potuto evitare la tremenda decelerazione. Ed è paradossale se si pensa che proprio quel dramma ha convinto le alte sfere della Federazione ad incentivare e promuovere la ricerca di qualcosa che proteggesse l'unica parte vulnerabile dei piloti: la testa. Halo è così qualcosa di sicuramente utile ma anche il parafulmine di cartone per un'istituzione che, trovatasi sotto accusa dopo la morte del francese, ha risposto con un dispositivo che snatura "l'ordinaria" silouette delle monoposto della categoria regina.

Considerazioni estetiche a parte le nuove monoposto che saranno presentate a breve, Ferrari e Mercedes apriranno le danze il 22 febbraio, andranno sicuramente più forte delle precedenti, in virtù anche di gomme Pirelli più soffici e quindi più prestazionali e saranno le regine di un campionato che si preannuncia fra i più esaltanti di sempre se si pensa alle sfide annunciate e promesse ed ai valori in campo. Andiamo a vedere quali saranno le squadre ed i piloti che vedremo il 23 marzo a Melbourne per le prove libere che sanciranno l'inizio del campionato. Un campionato non più visibile sui canali Rai, un pugno nello stomaco per tanti appassionati che ancora oggi ricordano le parole scandite da Mazzoni mentre Schumacher tagliava il traguardo a Suzuka nel 2000 riportando "i colori dell'arcobaleno sulle insegne del Cavallino Rampante". I Gran Premi saranno invece regolarmente trasmessi da Sky che si avvarrà della rete in chiaro TV8 per qualche diretta e per le differite, come già avviene con il motomondiale.

Mercedes: Lewis Hamilton – Valtteri Bottas

E' la squadra dominatrice dell'era ibrida. Dal 2014 non perde un titolo, piloti o costruttori che sia. Lo scorso anno ha trovato finalmente una degna antagonista nella Ferrari ma ha primeggiato ancora. Hamilton ha sempre meno punti deboli e se accanto non ha un Rosberg che può destabilizzarlo non si vede come possa sfuggirgli il quinto titolo mondiale con il Bottas che abbiamo visto nel 2017: altalenante, capace di belle vittorie ma anche di brutte figure come il testacoda in regime di safety car che lo ha visto protagonista durante il Gp di Cina. Finora si è mostrato un buon pilota, capace di portare tanti punti ma non ancora in grado di lottare per il titolo. E' tutto qui quello che può fare o migliorerà? Intanto in Mercedes si accontentano di Hamilton, che non è poco. Dunque Mercedes è la principale candidata al titolo 2018.

Ferrari: Sebastian Vettel – Kimi Raikkonen

Per la prima volta dal 2014, stagione che ha inaugurato il nuovo corso della F1, la Ferrari nel 2017 ha mostrato gli artigli. Una squadra, negli ultimi anni, rivoluzionata secondo la teoria dell'organizzazione "orizzontale" voluta dal Presidente Marchionne. Durante la scorsa stagione è rimasta a lungo in corsa per il titolo con Vettel, poi disavventure tecniche hanno spento i sogni di gloria. Per puntare al titolo iridato nella stagione che partirà a marzo servirà ancora più determinazione. Servirà una vettura in grado di assicurare ottime performance ed un'affidabilità assoluta: niente può essere lasciato al caso, pena un altro secondo posto nel mondiale o giù di lì. E per i tifosi e la stessa Ferrari sarebbe troppo poco. Il 22 febbraio Ferrari presenterà la nuova arma, pochi giorni dopo sarà con le altre squadre in pista a Barcellona ed avremo i primi responsi. Ma a Maranello dovranno dimostrare di essere capaci di sviluppare, a campionato in corso, la monoposto con la stessa efficacia degli uomini Mercedes, cosa non riuscita nel 2017, per non parlare degli anni precedenti. In quanto a Raikkonen, nel 2017 è stato molto più produttivo di quanto la classifica finale del mondiale abbia recitato: avrebbe potuto vincere a Monaco ed a Budapest ma ha sempre fatto l'uomo squadra lasciando punti al compagno Vettel. Per definire il suo stato di forma e le sue chance di ben figurare, e perchè no lottare per il titolo, saranno determinanti le sue performance nelle prime gare del Mondiale che deve disputarsi: non dimentichiamoci che nel 2017, mentre Vettel era protagonista di un avvio di mondiale da favola, Raikkonen faticava non poco a trovare una "chimica" con la propria monoposto lasciando per strada punti pesanti, divenendo così non più un contendente al titolo ma il semplice scudiero di Vettel. In merito al tedesco, se avrà la vettura giusta sarà sicuramente in grado di contendere il titolo ad Hamilton. La velocità non gli manca. Se alla vettura invece mancherà qualche decimo di secondo dovrà lasciare fuori dall'abitacolo quel nervosismo che lo scorso campionato gli è costato qualche punto: Baku docet.

Red Bull: Daniel Ricciardo – Max Verstappen

Doveva essere la nuova regina dell'era dei "mostri" (ricordiamo il cambio regolamentare del 2017 che ci ha riportato indietro nel tempo, a vetture più larghe dotate di gomme più ampie) ed invece è rimasta a cavallo fra il ruolo di sfidante principale della capofila Mercedes e quello della semplice comprimaria. Verstappen è la nuova stella della F1 ma ancora mostra un rendimento discontinuo e dovrebbe fare un bel bagno d'umiltà: siamo ancora davanti ad un ragazzo prodigio ma non ad un uomo. Ne gioverebbe la sua crescita professionale. Ricciardo è un top driver affermato, troppo spesso sottostimato, ha ormai la maturità per puntare al titolo. Se avrà la vettura buona sarà una vera spina nel fianco per Hamilton. Adesso Adrian Newey è totalmente concentrato sul progetto F1, dopo la divagazione chiamata "Aston Martin Valkyrie": per Ferrari e Mercedes potrebbero essere dolori.

Force India: Sergio Perez – Esteban Ocon

E' il miracolo di questa F1: budget ridotto, proprietario ricercato dalla legge, senza un rapporto diretto con un costruttore ma semplice cliente Mercedes. Eppure nel 2017 è giunta quarta nel mondiale e potrebbe ancora stupire. Perez è un pilota esperto, ha messo da parte le esuberanze di cui era protagonista in giovane età mantenendo la velocità che sempre lo ha contraddistinto. La scorsa stagione il suo compagno Ocon qualche volta gli ha fatto perdere le staffe, ma Sergio si trova di fronte ad un pilota veloce quanto lui ma con una voglia di emergere devastante. Ocon è un gioiello, Force India si è assicurata un potenziale campione. Ne vedremo delle belle.

Williams: Lance Stroll – Sergej Sirotkin

La favola Kubica, pilota velocissimo gravemente infortunato durante un rally nel 2011 che nel 2018 sembrava poter rientrare proprio con la squadra inglese in F1, è svanita. In parte: Kubica sarà il terzo pilota, andrà al simulatore e se sarà necessario sostituirà uno dei titolari. Sirotkin, il nuovo arrivo, debuttante, non è solamente un "portatore di valigia": ha in dote uno sponsor di livello assoluto come la banca russa SMP ma anche un piede pesante, come mostrato finora nelle formule propedeutiche. Il russo sarà da tenere d'occhio. In merito a Stroll che dire: ha un futuro luminoso o ha già mostrato di cosa è capace? Bollato come pilota "portasoldi", anche lui, nel 2017 è stato capace di sprazzi luminosi, vedi podio a Baku, e di subire sonore batoste dal pensionante Massa. Vedremo. Williams ha ancora la power unit Mercedes ma sembra plafonata fra la quarta e la quinta posizione del mondiale. Niente male ma neanche in linea con il curriculum della squadra inglese.

Renault: Carlos Sainz Jr. - Nico Hulkenberg

Budkowski è l'ex responsabile tecnico della Federazione ed ha fatto imbufalire l'intero Circus. Renault a parte, che si è assicurata i suoi servigi assumendolo dopo un breve "gardening leave". Polacco, conosce tutti i segreti tecnici delle squadre di F1 ed adesso Renault potrebbe beneficiarne non poco. Se a Melbourne le vetture francesi andranno forte ci saranno polemiche a non finire. Sainz e Hulkenberg sono due ottimi piloti: il primo in fase crescente, il secondo "bloccato" nella crescita da vetture mai abbastanza competitive. Entrambi, se avranno un'ottima vettura, si affacceranno più volte alle posizioni che contano. Ne siamo certi.

Toro Rosso: Pierre Gasly – Brendon Hartley

I due piloti della squadra faentina non sono mai entrati in top ten. Hanno pochissima esperienza nella massima formula ma qualche dubbio sorge spontaneo: stavolta in Toro Rosso hanno fatto scelte azzardate? Hartley è campione del mondo endurance, bocciato in passato dalla stessa Red Bull che smise di finanziargli la carriera. Ma adesso l'academy austriaca non ha niente di meglio e questa è la line-up Toro Rosso. Sia ben chiaro, Gasly è sempre stato rapidissimo nelle altre formule, ma ancora il suo potenziale è tutto da scoprire. Per quando riguarda Hartley, appunto, c'è da capire se sarà un pilota in grado di competere ad alti livelli anche nel grande Circus della F1 oppure se semplicemente è un pilota strutturato per le corse di durata. In Toro Rosso comunque le auto le sanno fare e siamo sicuri che anche quest'anno sforneranno un prodotto buono per la zona punti. Se saranno in grado di arrivare più in alto, beh, tanto di guadagnato. C'è però da considerare che nel 2018 a Faenza avranno in esclusiva le power unit Honda: lo scorso campionato i giapponesi hanno fatto importanti passi in avanti ma l'affidabilità resta un'incognita.

Haas: Romain Grosjean – Kevin Magnussen

Squadra americana, "comandante" altoatesino. Steiner, team principal Haas, ha fatto infuriare gli addetti ai lavori di oltre oceano: per lui non ci sono driver americani in grado di pilotare con efficacia una Formula 1. Punto. Quindi cosa c'è di meglio al momento di Grosjean e Magnussen? Entrambi si sono ben comportati nel 2017, hanno portato a casa punti. Quello che li viene chiesto. Ancora discontinui però, specialmente Kevin. Haas beneficia della power unit Ferrari e già questo garantisce una bella spinta. In più, compatibilmente con le loro aspettative, non hanno mai sbagliato una vettura dal loro debutto in F1, avvenuto nel 2015. Ci sono tutte le premesse perchè possano ripetersi anche nel campionato 2018, i primi test saranno fondamentali per capire se potranno puntare anche più in alto.

McLaren: Fernando Alonso – Stoffel Vandoorne

Honda bye bye ed i sorrisi sono tornati. Il direttore esecutivo Zak Brown garantisce anche una McLaren bella tappezzata di sponsor. Una bella novità dopo anni di magra. I soldi venivano garantiti da Honda, adesso non c'è più ma in McLaren si stanno attrezzando e con la power unit Renault, coniugata con un buon telaio - difficilmente lo sbagliano - Alonso tornerà a sorridere. Quanto? E' presto per dire se saranno in grado di lottare per l'iride ma qualche grattacapo a Ferrari e Mercedes lo daranno di sicuro.

Sauber: Marcus Ericsson – Charles Leclerc

La cenerentola del mondiale 2017 ha cambiato faccia: nuovo title sponsor Alfa Romeo, nuovo pilota su cui puntare in alto, il debuttante monegasco Leclerc. Le vetture svizzere saranno equipaggiate dalle stesse power unit che monteranno in Ferrari. Insomma, ossigeno puro con i contanti Alfa Romeo, richiamo mediatico che ad Hinwil non si vedeva dai tempi BMW, quelli della vittoria di Kubica nel 2008 per intenderci. Ericsson rimane in F1, nonostante le sue scarse prestazioni, prive di acuti, ma garantisce sponsor in grado di dare una mano bella grande alle economie della squadra svizzera. Il mondiale 2018 potrebbe non avere più una squadra solitaria in fondo alla classifica, staccata dal gruppo, e con Leclerc potrà affacciarsi più volte alla zona punti. Il blasone Alfa Romeo merita di più ma siamo solo agli inizi di una join venture che potrebbe portare belle sorprese.

Pubblicato in Motori Emilia

Alfa Romeo torna nella massima Formula. Sarà Alfa Romeo Sauber F1 Team. Il progetto è stato presentato questa mattina ad Arese e già fa vibrare i cuori degli appassionati.

di Matteo Landi

"Oggi ho ucciso mia madre", pensa Enzo Ferrari il 14 luglio del 1951, mentre Froilan Gonzalez taglia per primo il traguardo consegnando alla Ferrari la prima storica vittoria in Formula 1, davanti all'Alfa Romeo di Juan Manuel Fangio. Scoppia in lacrime e ripensa al suo cammino nelle corse. Dopo aver pilotato le vetture della casa del Biscione, le gestì con la sua Scuderia prima dell'investitura della carica di Direttore Alfa Corse. Poi, nel 1939, arrivò il brusco divorzio ed Enzo Ferrari continuò per la sua strada, sfidando il "mostro sacro" fondato nel 1910 a Milano. Quel giorno di luglio del 1951 Ferrari si prese una rivincita che scrisse la storia della sua squadra, della sua azienda e persino delle corse. Alfa Romeo vinse i primi due mondiali di Formula 1, fra il 1950 ed il 1951, toccando il suo punto di massima competitività. Lasciò definitivamente la categoria al termine della stagione 1985 (tralasciando la successiva breve permanenza come semplice "motorista") dopo precedenti addii e ritorni. Grazie anche a Ferrari, la casa italiana che la sconfisse circa 70 anni fa, Alfa Romeo tornerà in Formula 1. Si tratterà di fatto di un rebranding e di un apporto di capitali che trasformerà l'attuale team Sauber in "Alfa Romeo Sauber F1 Team". Alfa Romeo quindi non darà un nome diverso alle power unit Ferrari in dotazione alla squadra con sede in Svizzera, ma sarà lo sponsor principale che colorerà le monoposto in pista il prossimo anno. Uno dei più grandi successi di Marchionne, in grado di creare un'operazione che fa vibrare i cuori degli appassionati sfruttando la duratura collaborazione Sauber-Ferrari, vero ponte che ha portato al meraviglioso ritorno.

Alfa Romeo: cuore da corsa

Se si pensa ad Alfa Romeo ed alle corse vengono senz'altro in mente le cavalcate agli inzi degli anni 2000 di Fabrizio Giovanardi con la sua rossissima 156, stupendo vincitore nell'Europeo Turismo. Senza dimenticare il titolo vinto da Nicola Larini nel 1993 nel tedeschissimo DTM: l'italiana Alfa fece irruzione nel prestigioso campionato battendo, con l'affascinante 155 V6 TI, l'armata Mercedes. Ma andando più indietro nel tempo non si può dimenticare la bella pole position conquistata da Bruno Giacomelli, nel Gran Premio Usa-Est del 1980, sfociata in una gara conclusa anzitempo per problemi al motore. Una storia in chiaro-scuro quella che la casa del Biscione ha vissuto negli anni '80 in F1, terminata con la fornitura del motore alla Osella, benchè lo stesso fosse stato rinominato con il nome della scuderia per evitare danni d'immagine ad Alfa Romeo. Ma che F1 ed Alfa Romeo siano una cosa sola lo dice la storia della stessa categoria, nata contemporaneamente alla doppia affermazione mondiale della casa milanese, vincitrice per altro di 10 gran premi. Se la Ferrari è regina e principale attrice della massima formula, si può dire che Alfa Romeo sia la "madre" della stessa categoria. Così viene naturale pensare che l'anomalia non stia nel ritorno Alfa Romeo in F1, quanto nella sua assenza dal lontano 1985 come costruttore totale e dal 1988 come fornitore di motori.

La presentazione ad Arese

Questa mattina è avvenuta la presentazione del progetto e della nuova livrea presso il Museo dell'Alfa Romeo di Arese. Sono intervenuti Sergio Marchionne, Pascal Picci, Jean Todt e il grande capo Chase Carey, spendendo parole entusiaste. L'avvento del marchio Alfa Romeo nella massima Formula ha senz'altro portato freschezza alla Formula 1, a pochi giorni dalla minaccia di abbandono della Ferrari se le regole future non saranno gradite dalla casa di Maranello. Minaccia che, visto il nuovo ingresso, adesso si fa inconsistente. I piloti Marcus Ericcson ed il fenomeno del Ferrari Driver Academy, vincitore dell'ultimo campionato di F2, Charles Leclerc hanno sollevato il velo che copriva una vecchia Sauber tinta dai nuovi colori Alfa Romeo Sauber F1 Team: tanto bianco con un posteriore rosso, il cuore, su cui campeggia in bella evidenza il marchio Alfa Romeo. A proposito di piloti: peccato per Giovinazzi, terzo pilota Ferrari e membro della stessa Academy. L'italiano ha debuttato quest'anno in F1 disputando un paio di GP in sostituzione del titolare Sauber Pascal Wehrlein. Le sue possibilità sono state di fatto annientate dagli sponsor portati dal già titolare Ericcson. Peccato, ma questo non deve abbassare l'entusiasmo che si è creato intorno a questo magico ritorno.

2018, nuova frontiera della casa del Biscione

Adesso ci aspetta un campionato in cui coabiteranno nuovamente Ferrari ed Alfa Romeo, seppur con diverse ambizioni, come nei primi anni '50. La nuova entrata dovrà fare i conti con la gestione Sauber, diretta da un Frederic Vasseur entusiasta di una join venture che porterà la sua squadra sotto i riflettori dopo anni disgraziati. La casa elvetica ha infatti terminato il campionato 2017 all'ultimo posto, scontando anni di vacche magre in cui i piloti paganti sono stati l'unico modo per attirare le risorse necessarie a chiudere un budget che raramente ha previsto lo sviluppo della vettura necessario per tenere il passo della concorrenza. Il prossimo anno Alfa Romeo Sauber correrà con i propulsori Ferrari 2018, già questo un passo in avanti considerando che nella stagione appena trascorsa la squadra elvetica si è avvalsa di unità motrici datate 2016 e quindi obsolete. Ci sarà da vedere poi quale sarà l'apporto Alfa Romeo a livello tecnico ma l'entusiasmo è alle stelle e l'energia positiva che genererà questo accordo non potrà che far bene a tutta la scuderia. Bentornata Alfa Romeo e in bocca al lupo!

Pubblicato in Motori Emilia
Domenica, 26 Novembre 2017 19:03

F1, Abu Dhabi: Bottas brilla nei titoli di coda

Vince il finlandese di casa Mercedes davanti ad Hamilton. Vettel va sul podio. Arrivederci F1, è stato un 2017 da urlo

di Matteo Landi

Sotto ai fuochi artificiali il campione del mondo Hamilton ed il vincitore dell'ultimo Gran Premio stagionale Bottas escono fuori pista, sulle distese infinite di asfalto, per fare burnout, fra il fumo degli pneumatici consumati dopo gli ultimi km del mondiale e le luci artificiali di Yas Marina. Felipe Massa li accompagna nei festeggiamenti facendo anche lui "ciambelle" dopo un decimo posto ed una buona gara che sanciscono il suo definitivo addio alla massima Formula. A differenza dello scorso anno stavolta non ci saranno ripescaggi per lui. Se ne va dopo una carriera di alti e bassi, vittorie strappalacrime come quella del Brasile 2006 e momenti difficili come la molla presa in testa in Ungheria nel 2009 e quel "Fernando is faster than you" scandito dal box Ferrari che, nel Gran Premio di Germania 2010, lo relegò per sempre al ruolo di gregario dell'allora team mate Alonso. Fra i festeggiamenti dei vincitori ed i saluti dell'ultimo brasiliano sulle piste della Formula 1 - dal prossimo anno ci sarà un vuoto incolmabile nella lista degli iscritti - fa capolino Vettel, terzo, sorridente ma un pò frastornato dal pesante distacco subito dal duo Mercedes: 19 secondi dal vincitore Bottas sono un divario troppo grande per chi ha lottato per il mondiale con Hamilton, da quest'anno quattro volte mondiale come il tedesco di casa Ferrari. Buon per Vettel che ha conservato il secondo posto in campionato. Meritatamente, visto che con la sua Ferrari, sventure tecniche a parte, ha seriamente impensierito la leadership Mercedes dopo anni di dominio incontrastato della casa teutonica.

Abu Dhabi: luci e fuochi d'artificio, non in pista

Non c'è molto da dire in merito all'ultima gara della stagione. E, dopo un campionato spettacolare come quello che abbiamo appena vissuto, dispiace. Meno male che come al solito a centro gruppo se le sono suonate di santa ragione perchè là davanti, ritiro di Ricciardo a parte, ci sono state poche emozioni e Bottas, Hamilton, Vettel, Raikkonen e Verstappen sono arrivati nello stesso ordine in cui sono partiti. Peccato per l'australiano, baciato dalla sfortuna in questo finale di stagione, che ha subito l'onta del definitivo sorpasso di Raikkonen in classifica mondiale. Hamilton, Vettel, Bottas, Raikkonen, Ricciardo e Verstappen, recita la tabella punti del 2017, a voler rimarcare il tema della stagione: Mercedes e Ferrari in lotta tra loro con Red Bull prima degli altri, pronta ad approfittare delle giornate storte delle due squadre di vertice.

Le sentenze dell'ultima gara: Renault sesta nel mondiale, Toro Rosso si lecca le ferite

Il Gran Premio di Abu Dhabi ha consegnato il sesto posto nella classifica costruttori alla Renault che, proprio grazie ad un sesto posto conquistato negli Emirati Arabi dal suo pilota Hulkenberg, ha superato la Toro Rosso all'ultimo tuffo. A Faenza hanno confermato per il 2018 l'attuale coppia Gasly-Hartley, capace, si fa per dire, di non ottenere neanche un punto nelle ultime tre gare. L'ultimo punto conquistato dallo junior team Red Bull risale a più di un mese fa dal silurato Kvyat. A Faenza avranno fatto una scelta improntata al futuro, scegliendo di svezzare l'attuale inesperta coppia di piloti, ma quando il prossimo anno si metteranno le mani in tasca per chiudere il budget troveranno qualcosa come circa 10 milioni in meno, quanto passa in termini di proventi F1 distribuiti alle squadre in base alla classifica costruttori dell'anno precedente. Non esattamente bruscolini per chi corre a centro classifica. Potranno però contare sulla power unit Honda, ad Abu Dhabi capace con Alonso di sverniciare la Williams-Mercedes di Massa.

Alonso nono nell'ultima gara dell'incubo McLaren-Honda

Lo spagnolo ha artigliato i due punti del nono posto chiudendo dignitosamente, ma lontano dalle aspettative, la convivenza McLaren-Honda. I giapponesi avranno di fronte un inverno per affilare le armi e preparare una più competitiva ed affidabile power unit, partendo però da una base 2017 decisamente più convincente rispetto a quella 2015 con cui tornarono nella massima formula. Se a Faenza potranno con soddisfazione giovare degli sforzi profusi dal connubio McLaren-Honda nelle ultime difficili annate, necessarie alla casa del sol levante a prendere le misure con il difficile regolamento tecnico attuale, Alonso e compagni si troveranno nella paradossale situazione di gareggiare con un motore Renault clienti. Echeggiano ancora le dichiarazioni dell'ex McLaren Ron Dennis "segnatevi bene le mie parole: torneremo a vincere assieme, e quando lo faremo domineremo", riferendosi nel 2015 alla fresca accoppiata McLaren-Honda. Ce le siamo segnate Ron, ma adesso è arrivato il momento di gettare l'appunto.

Nuovo logo, nuova Formula 1

Con l'ultimo Gran Premio della stagione se ne va l'attuale logo della Formula 1, retaggio di epoche che non ci sono più, sancendo il definitivo passaggio di consegne dal vecchio Ecclestone a Liberty Media. La prossima stagione porterà con se importanti novità tecniche, come l'obbligo di utilizzo di sole tre power unit a stagione per vettura e l'introduzione di Halo, dispositivo antiestetico necessario per la sicurezza della testa dei piloti che renderà le vetture simili a delle ciabatte infradito ma grazie al quale Massa, se l'avesse avuto, avrebbe evitato il già citato brutto infortunio del 2009. L'inverno ci dirà se la Ferrari confermerà il suo ritorno al vertice dopo un 2017 di alti, ben 5 vittorie e due doppiette, e bassi, racchiusi soprattutto nella difficile trasferta in estremo oriente. Le gioie non sono mancate per gli uomini Ferrari che adesso sono chiamati a vincere un mondiale che manca dall'ormai lontano 2007.

Pubblicato in Motori Emilia