Visualizza articoli per tag: Formula uno

Martedì, 08 Gennaio 2019 22:31

Ferrari-Arrivabene: il divorzio è servito

Ferrari comunica il cambio al vertice: addio Arrivabene, Binotto è promosso. Adesso un pò di stabilità sembra fondamentale.

di Matteo Landi

Il comunicato della Scuderia Ferrari è arrivato ieri sera, sciogliendo anche gli ultimi, flebili, dubbi. Maurizio Arrivabene non è più Team Principal della squadra di Maranello, incarico che ricopriva dal 24 novembre 2014 quando prese il posto occupato, per pochi mesi, da Marco Mattiacci. Quattro campionati gestiti da colui che ha dedicato gran parte della sua vita al marketing di Philip Morris. Dopo le ultime due stagioni in cui la Ferrari si è riaffacciata ai piani nobili della classifica, assaporando il gusto delle vittorie di tappa ma rimanendo a bocca asciutta alla voce "titoli mondiali", risulta semplice attribuire la colpa delle sconfitte ad Arrivabene. Il Team Principal è il responsabile della squadra ed in quanto tale è giusto che si faccia carico degli insuccessi. Ed il bresciano, infatti, non si è mai tirato indietro, mettendoci la faccia dopo ogni gara andata storta. Talvolta prendendosi anche responsabilità non sue. Parliamoci chiaro, se Vettel non avesse compiuto quei tre-quattro svarioni imperdonabili adesso saremmo qui a commentare l'addio dell'ormai ex Team Principal? Se oggi è facile ricordare quanto non ha funzionato negli ultimi anni in Ferrari, sarebbe tuttavia duopo rammentare che durante la gestione del bresciano la Scuderia ha ottenuto ben 14 vittorie, un bottino di tutto rispetto che avrebbe potuto condurre ad altri traguardi se durante il suo percorso di crescita la Ferrari non avesse incontrato la schiacciasassi Mercedes, dominatrice dell'era turbo ibrida. Al di là delle apparenze e delle facili sentenze è probabile che la separazione sia la naturale conseguenza di vociferati attriti interni, specialmente con l'attuale successore Mattia Binotto, e dell'inconciliabile divergenza che ormai sembrava esserci fra le prospettive dei vertici Ferrari e quelle dello stesso Arrivabene. Quel che è certo è che dalla morte di Marchionne a Maranello le idee sembrano poco chiare. Conseguenza normale dell'addio di un uomo di spessore come l'ex Presidente Ferrari. Le redini della Scuderia passano così, come detto, a Mattia Binotto. In Ferrari dal 1995 è stato ingegnere motorista nell'epoca d'oro di Schumacher. La scalata dell'ingegnere meccanico, laureato a Losanna, è poi divenuta verticale con la fiducia accordatagli da Marchionne, che nel 2016 lo fece subentrare a James Allison nel ruolo di direttore tecnico. Senza più Arrivabene e con al timone Binotto la Ferrari si troverà, nella stagione che inizierà a marzo, nella difficile situazione di dover puntare al titolo per forza di cose. Se nonostante il cambio al vertice a Maranello dovessero risultare secondi quale altra testa salterà? Nel 1999, al termine del Gran Premio di Malesia, dopo la squalifica delle Ferrari l'allora Team Principal Jean Todt rassegnò le dimissioni. Arrivato in Ferrari nel 1993, il francese fu determinante nel processo di crescita di una squadra allo sbando. Quando tutto sembrava converge verso un tanto sospirato titolo mondiale arrivò prima l'infortunio di Michael Schumacher, poi quella brutta vicenda post gara che sembrò tarpare definitivamente le ali agli uomini di Maranello. Per l'allora Presidente Montezemolo non ci furono dubbi: le dimissioni erano da respingere, la Ferrari aveva gli uomini giusti per tornare alla vittoria che prima o poi sarebbe arrivata. Con ancora al comando Todt, in appello, la Scuderia riuscì ad annullare la squalifica, facendo addirittura passare per incompetenti i commissari che avevano escluso le Rosse, ed al termine del campionato arrivò il primo titolo mondiale costruttori di sei consecutivi. Continuità, serenità ed armonia furono i collanti di un team formidabile. Oggi non sappiamo se Mattia Binotto sarà l'uomo della provvidenza ma un pò di stabilità è ormai necessaria se a Maranello vorranno definitivamente uscire dal ruolo di outsider. In bocca al lupo Mattia!

Pubblicato in Motori Emilia
Giovedì, 03 Gennaio 2019 06:36

Schumacher, 50 anni di Leggenda

Oggi il sette volte campione del mondo compie 50 anni. A cinque anni dal brutto incidente di Meribel le condizioni del tedesco restano riservate. Per festeggiarlo, in fondo, basterà guardare dentro ognuno di noi. Auguri Michael!

di Matteo Landi

Ci sono persone che, seppur mai incontrate, hanno fatto parte della nostra vita. La loro esistenza si è incrociata per lunghi tratti con la nostra, scandendone momenti irripetibili, accompagnando le nostre giornate, le nostre domeniche pomeriggio per anni. Il nome Schumacher è sinonimo di sussulto interiore per gli appassionati di corse automobilistiche. Per i ferraristi è un mito nato nel 1996, filtrato, in un pomeriggio di giugno, da nubi d'acqua mentre superava in modo magistrale gli avversari, entrando forse per la prima volta nel cuore dei tifosi del Cavallino Rampante. Quel giorno, a Barcellona, il tedesco della Ferrari colse la sua prima vittoria con la Scuderia. Nei bar della penisola un nuovo personaggio entrava a far parte di discussioni domenicali solitamente incentrate sul calcio. Quel tedesco di Kerpen, due volte campione del mondo con la Benetton, si era preso un impegno: riportare in alto, ai livelli che le spettano di diritto, la casa di Maranello. "Ce l'ha fatta con una marca di maglioni" diceva qualcuno "perchè dovrebbe fallire?". Intanto, al volante di una recalcitrante Ferrari, Michael pose i primi tasselli di una storia divenuta poi leggendaria ed irripetibile. Quella pre-Ferrari ebbe origini rocambolesche, per gentile "concessione" di Bertrand Gachot: il pilota belga che nel 1991, arrestato in seguito ad una violenta lite con un tassista londinese, cedette il sedile in Jordan al quasi sconosciuto Michael Schumacher. L'esordio era di quelli tosti, sulla pista di Spa-Francorchamps, il tracciato più ostico della stagione. Pronti-via ed il giovane tedesco si piazza settimo in qualifica, fra lo stupore generale. La prima gara del futuro stritolatore di record si rivelò sfortunatissima, con la sua Jordan in panne poche centinaia di metri dopo il via, causa rottura della frizione. Poco importa, le fondamenta della leggenda era state poste. In questo 3 gennaio Michael Schumacher compie 50 anni. A più di 5 anni dal noto incidente sugli sci che lo ha gravemente infortunato la famiglia continua a stringersi nel più stretto riserbo. La moglie Corinna rasserena chi ha a cuore la vicenda del marito: "potete stare certi che si trova nelle migliori mani. Vi preghiamo di comprendere se stiamo seguendo i desideri di Michael e teniamo un argomento così sensibile come la salute nella privacy". Vederlo, sentirlo, in fondo non ce n'è bisogno perchè Michael è, e resterà per sempre, dentro tanti di noi. Dalle celebrazioni con il suo classico saltello sul podio dopo un trionfo, alle sue lacrime quando eguagliò il numero di vittorie di Senna, prima di ergersi al top nella classifica di tutti i tempi con 91 vittorie. Dai successi che lo rialzavano dopo inevitabili tonfi nei suoi primi anni in Ferrari, al giorno che divenne, dal podio, direttore d'orchestra di un gruppo quasi infallibile di uomini. Dall'addio alla Rossa nel 2006, al ritorno in Mercedes che ci consegnò un Michael più che 40enne veloce ma umanamente fallibile e per questo ancor più leggendario. Oggi, 3 gennaio 2019, per celebrare i 50 anni di una vita sfociata nel mito basterà guardarci dentro: aprendo i cassetti della memoria lo festeggeremo come quel giorno del 1996 a Monza, quando il v10 cantava e la folla applaudiva. Auguri Campionissimo, auguri Michael!

Pubblicato in Motori Emilia
Domenica, 25 Novembre 2018 19:00

F1, l'ultima notte di Abu Dhabi

Hamilton chiude in bellezza. Vettel, secondo, va sul podio nella sfortunata gara di addio alla Rossa di Raikkonen. Alonso lascia la F1. Negli Emirati Arabi si chiude un'epoca.

di Matteo Landi

Terminata la gara Hamilton, Vettel ed Alonso intrattengono il pubblico di Abu Dhabi con burnout e "donuts". Il fumo sprigionato dai loro pneumatici ed il rombo delle power unit chiudono questa stagione. Oggi Alonso non ha colto neanche un punto, ma gli sfidanti 2018 decidono di omaggiarlo facendolo partecipare alla festa. L'ultima gara del campionato ha segnato lo spartiacque fra la Formula 1 moderna e quella contemporanea. Il non ritorno di quella F1 che tutti ricordano come ruggente. Il pilota spagnolo, due volte campione nel mondo (2005 e 2006 con Renault) lascia la categoria, deluso da una McLaren che, da quando nel 2015 lo ha nuovamente accolto nelle sue fila, non ha saputo graffiare. "Domineremo" disse Ron Dennis, allora team principal della squadra inglese che nella stagione del ritorno di Alonso iniziò una collaborazione, ai posteri infruttifera, con Honda. Invece, per la squadra di Woking, arrivarono solo delusioni. Nonostante queste, nonostante le sconfitte, il Circus della F1 saluta un Alonso mai domo, sempre combattivo, in pista e nelle dichiarazioni. A dimostrazione che il sacro fuoco delle corse arde ancora in lui, pronto a sprigionarlo altrove, alla ricerca della vittoria nella 500 miglia di Indianapolis che metterebbe la ciliegina sulla torta di una carriera, per tanti suoi colleghi, invidiabile. Il non ritorno di una F1 ruggente, dicevamo, non solo per l'addio (o sarà solo un arrivederci? Schumacher insegna...) di Alonso ma anche per il saluto di Kimi Raikkonen alla Ferrari. Il finlandese non lascerà la F1, ma dalla prossima stagione sarà la chioccia di Giovinazzi in Alfa Romeo-Sauber. Gli svizzeri, ampiamente finanziati dal marchio fondato a Milano, sono stati la squadra che ha mostrato maggiori progressi rispetto al 2017, tanto da classificarsi ottava fra i costruttori, davanti a Toro Rosso-Honda e Williams-Mercedes. Riesce comunque difficile pensare che Raikkonen possa ancora affacciarsi nei piani nobili della classifica. Eppure, come da lui dichiarato, il finlandese si troverà in una situazione assolutamente confortevole: continuerà a correre nella massima formula, con meno attenzione mediatica, meno pressioni e meno...conferenze stampa. Comunque andrà Kimi sarà per sempre ricordato dai fans della Rossa per il titolo da lui vinto nel 2007, ad oggi l'ultimo conquistato da un pilota Ferrari, per il suo "attaccamento alla maglia", come dimostrato più volte – a parte le varie occasioni in cui ha sacrificato gli interessi personali a quelli della squadra basta affacciarsi sulla sua pagina Instagram per capirlo – per il suo essere unico, pur cercando di non esserlo.

Baci e abbracci per Alonso, Vandoorne, Ericsson e Sirotkin.

Sì, Abu Dhabi 2018 rappresenta un momento di passaggio per tanti: saluti anche per Ericsson, cercherà fortuna in Indycar, e per Vandoorne, talento privato della possibilità di esprimersi al meglio a causa di una McLaren che riesce nell'impresa di far disinnamorare della F1 sia il grande Alonso che il giovane belga, prossimo Formula E driver. La massima Formula si priverà solo momentaneamente di Ocon, rimasto senza sedile, ma visto che il cartellino è in mano a Toto Wolff c'è da credere che lo ritroveremo presto a competere con Hamilton e compagni. In quanto a Sirotkin, il russo rischia di rimanere negli annali della F1 con le misere statistiche di questo campionato – un solo punto conquistato – in quanto il suo sedile sarà occupato da qualcuno che ha già scritto la storia.

Kubica: il ritorno che scalda i cuori

Al posto di nomi che non vedremo più, il prossimo campionato ne ritroveremo infatti uno grosso, uno che conta davvero: quello di Robert Kubica. Correrà con la Williams e calcherà di nuovo i circuiti di quel grande Circus che abbandonò dopo il terribile incidente di cui si rese protagonista durante il Rally di Andora nel febbraio del 2011 e che rischiò di compromettere definitivamente la sua carriera. Quella del polacco è una storia che scalda i cuori e poco importa se guiderà una, si presume, modesta Williams: è un incitamento a non mollare mai, un esempio. E attenzione, Kubica non ha intenzione di tornare per fare la comparsa ma per continuare una carriera che si prevedeva sfolgorante. E sa essere ancora veloce, rinforzato nella tempra da difficilissimi anni di riabilitazione.

Hamilton chiude in bellezza. Vettel è secondo davanti a Verstappen

Abu Dhabi 2018, ultimo giorno di scuola per tutti, anche per il fresco campione del mondo Lewis Hamilton, che chiude da primo della classe. Per l'ultima di campionato, a titoli già assegnati, Mercedes decide di tornare a dotare le sue frecce d'argento dei famigerati cerchi forati dopo averne fatto a meno nelle ultime gare. Ed Hamilton vince dominando. Merito suo, impeccabile per tutta la stagione, ma merito anche della tanto discussa soluzione Mercedes? I fatti dicono che senza di essa i piloti della squadra anglo-teutonica hanno sempre faticato. Anche oggi, se Bottas non avesse accusato problemi ai freni, avrebbero potuto portare a casa una sonante doppietta. Invece sul podio sono finiti Vettel e Verstappen. Per il tedesco è un altro importante step, necessario per mettersi alle spalle una seconda parte di stagione difficile, per l'olandese si tratta di un'altra conferma. Nel 2019, se Honda compierà ulteriori progressi, c'è da scommettere che a lottare per il titolo ci sarà anche il, fino ad ora, compagno di Ricciardo. Quest'ultimo ha lasciato la casa austriaca con un buon quarto posto: adesso potrà dimenticarsi gli screzi con Marko e soci per dedicarsi alla nuova avventura targata Renault.

Raikkonen: addio alla Rossa con un ritiro ma terzo nel mondiale!

Avrebbe meritato ben altra conclusione il campionato di Raikkonen: la sua gara è durata solamente sei giri, poi noie elettriche lo hanno costretto a lasciare, per sempre, il sedile della Rossa. Nonostante tutto Kimi potrà ricevere il premio che spetta al terzo classificato nel campionato piloti, a dimostrazione di quanto soddisfacente sia stata la sua stagione: 12 podii, come Vettel, ed il ritorno alla vittoria con la Rossa. Adesso spetterà al giovane Leclerc, oggi ottimo settimo al traguardo, non far rimpiangere ai fans della Rossa il glorioso finlandese.

Il campionato 2018 va in archivio, fra gioie, dolori, polemiche, addii e speranze

Con la gara disputata negli Emirati Arabi si chiude un campionato combattuto ed avvincente, che ha visto la Ferrari passare dal ruolo di prima attrice a quello di inseguitrice. Con un Hamilton mai così forte: veloce ed affidabile. Non si può dire la stessa cosa di Vettel, protagonista di grandi cavalcate – vengono in mente, su tutte, le belle vittorie conquistate in Bahrain e Belgio, in momenti importanti della stagione – e brutti errori, vedi i vari testacoda compiuti da Monza in avanti e soprattutto la vittoria gettata al vento in Germania. Per sempre rimarranno dubbi sulla totale legalità delle monoposto Mercedes, senza dimenticare l'aiutino Pirelli delle gomme con battistrada ridotto, arrivato durante la fase calda della stagione per risolvere problemi riscontrati da Hamilton e Bottas. Non ci dimenticheremo delle penalità inflitte, giustamente, al pilota di punta Vettel, da commissari talvolta troppo docili con i piloti Mercedes. Tuttavia chiudere con le polemiche non sarebbe giusto nell'anno in cui si è celebrato il quinto titolo conquistato da un Hamilton, al pari di Fangio, dietro al solo Schumacher fermo a sette. Chissà che in un prossimo futuro non vedremo a bordo di una F1 il figlio di Michael, Mick Schumacher, fresco campione europeo di F3. Nell'attesa di scoprire nuovi talenti, chissà che Giovinazzi non ci faccia tornare a gioire di nuovo per un pilota italiano in un campionato 2019 che si preannuncia interessante, con Ferrari che vorrà sfidare ancora Mercedes e Red Bull pronta ad entrare in gioco se Honda non tradirà la loro aspettative. Buonanotte al Mondiale 2018 e buon riposo ai 20 piloti che hanno animato il campionato appena concluso. Marzo 2019 arriverà presto.

Pubblicato in Motori Emilia
Domenica, 11 Novembre 2018 22:23

F1, Brasile: ad Hamilton piace vincere facile

Gioia incontenibile a fine gara per l'inglese che vince, di fortuna, e consegna il titolo costruttori alla Mercedes. Weekend dominato dai dubbi e dalle scelte scellerate dei commissari. Vettel delude, Raikkonen salva la faccia alla Ferrari e va sul podio.

di Matteo Landi

Dopo il titolo mondiale conquistato da Hamilton, in Brasile, arrivano altre gioie per il team Mercedes. Con una gara di anticipo sul termine della stagione la squadra teutonica afferra il quinto mondiale costruttori consecutivo. Non è un record, a Maranello erano riusciti a vincerne addirittura sei, fra il 1999 ed il 2004. Ma fa comunque impressione. L'era turbo-ibrida, iniziata nel 2014, è un affare esclusivamente Mercedes e l'unico che è stato capace di interrompere l'altro dominio, quello di Hamilton, fu nel 2016 l'allora compagno di marca Rosberg. In Brasile va in archivio un gran premio avvincente. Tre marche, Mercedes-Red Bull-Ferrari, che si sfidano a muso duro: sorpassi, ruotate e strategia. Avremmo voluto parlare solo di questo ed invece, dopo la storia dei cerchi forati (ancora la Federazione non ha sciolto i dubbi e Mercedes per non rischiare reclami ha deciso di farne a meno anche in Brasile), altre nubi si addensano sopra il mondiale 2018. La solita storia, ormai vien da dire, che vede gli stessi commissari bacchettoni con alcuni piloti ed alcune squadre e decisamente "molli" con altri, vedi Hamilton, Bottas (ricordate le prove di Spa?) e la stessa Mercedes.

Hamilton da sanzionare, ma la scusa è pronta e servita

In Sud America ad approfittare della benevolenza degli stewart è stato Hamilton. Il vincitore del Gp del Brasile, partito da una pole position meritata per la velocità espressa al sabato ma regalata dalla Federazione, o chi per essa, che non è intervenuta nei confronti del campione del mondo in carica, nonostante durante le qualifiche si fosse reso protagonista di ben due "impedimenti": uno, opinabile, nei confronti di Raikkonen e l'altro nei confronti del povero Sirotkin costretto ad andare persino sull'erba per evitare un disattento Hamilton. Se la condotta del pilota inglese non ha danneggiato particolarmente il pilota Ferrari, è difficile stimare il tempo perso dal finlandese per evitare il pilota Mercedes, il discorso è totalmente diverso per il caso Hamilton-Sirotkin. Il pilota Williams non era nel suo giro veloce, ed è questa la "motivazione" trovata dai commissari che non hanno comminato alcuno sanzione ad Hamilton. Ma qual'è lo scopo delle penalità? Sanzionare solo chi danneggia il giro di qualifica ad altri o anche chi crea situazioni di pericolo? Viene in mente la qualifica dell'ultimo Gp d'Austria, con Vettel arretrato di tre posizioni in griglia per aver intralciato Sainz nel suo giro veloce, peraltro già compromesso alla prima staccata dal pilota iberico. In quel caso la decisione dei commissari arrivò puntuale come le tasse per Vettel. Il pilota tedesco la meritò e la scontò, senza troppe scusanti. Ancora una volta invece i commissari si attaccano ad inutili cavilli per evitare di rallentare la marcia trionfale dell'armata Mercedes. Paradossale che la reprimenda sia arrivata per Vettel, con tanto di multa da 25.000 euro, irrequieto durante la procedura del peso. Come dire...sono più importanti la forma e la "facciata" della sostanza. Ma questo weekend la faccia l'ha persa l'intera F1.

Ocon sperona Verstappen ed Hamilton vince. Senza merito.

Le cose non sono migliorate il giorno della gara, quando Verstappen, leader e pronto a prendersi una meritata vittoria, è stato inspiegabilmente speronato dal doppiato Ocon, pilota Force India dell'accademia Mercedes. L'olandese è riuscito comunque ad arrivare secondo ma con l'incidente le porte per la vittoria si sono spalancate per Hamilton, gioioso a fine gara per il titolo mondiale costruttori vinto dal suo team. La squadra anglo-tedesca l'ha indubbiamente meritato, per quanto mostrato nell'arco dell'intera stagione, ma qualche ombra sull'andamento di questo combattuto campionato rimarrà per sempre.

Vettel in affanno. Che fine ha fatto il campione pre-Monza?

Qualche ombra permane anche sulla situazione di Vettel. Il pilota Ferrari, velocissimo durante le qualifiche, è parso sottotono durante tutta la gara. Scattato dalla prima fila ha subito perso la seconda posizione a vantaggio di Bottas. Il tedesco avrebbe potuto sfruttare a suo favore l'essere partito con gomme più dure e durevoli rispetto a quelle montate dalla diretta concorrenza, malgrando lo start non eccezionale la vittoria sembrava quindi alla portata. Ed invece sono bastati pochi chilometri per rendersi conto che il tedesco non sarebbe stato della partita. Verstappen prima e Raikkonen dopo hanno sfilato il pilota secondo nel mondiale. Un problema ad un sensore potrebbe aver rallentato la marcia di Vettel ma il sesto posto finale lascia un pesante interrogativo: il Vettel pre-Monza è davvero tornato nello scorso Gp del Messico o in Ferrari devono iniziare a preoccuparsi? In questa stagione, al tedesco, resta solo una gara per convincere Arrivabene che il campione è intatto. Altrimenti chiuderemo il 2018 con un dubbio che ci accompagnerà fino al marzo 2019.

Raikkonen salva la Ferrari e va sul podio

La prossima stagione la Ferrari farà a meno di Raikkonen, in favore di Leclerc. Avranno fatto bene a Maranello a privarsi dei suoi servigi? In Brasile il finlandese si è reso autore di una gara solida e consistente. Tanto che al 35esimo giro Vettel, tornato davanti al compagno di squadra dopo il pit stop, ha ricevuto l'ordine di farsi da parte per lasciarlo passare. Poco dopo Raikkonen si è sbarazzato di Bottas issandosi in zona podio. Per racimolare punti e podii la Ferrari, in questo finale di stagione, si sta affidando al pilota di Espoo, prossimo al passaggio in Sauber. Fortuna che l'acquisto 2019, Charles Leclerc, si continui a dimostrare veloce ed incredibilmente concreto, se si pensa che è solo nell'anno del debutto. Alla bella terza piazza di Raikkonen il pilota monegasco ha risposto con una eccellente settima posizione, il primo degli altri dopo Mercedes, Red Bull e Ferrari.

Ricciardo d'orgoglio!

Non voleva correre le ultime due gare. Sconsolato ed arrabbiato per i continui problemi tecnici, Ricciardo, è poi tornato sui suoi passi, onorando il contratto in essere. A Interlagos ha insaccato l'ennesima penalità per sostituzioni impreviste sulla sua vettura e, dalla 11esima posizione in griglia, si è rimboccato le maniche. Per una volta la sua vettura non lo ha tradito e l'australiano ha sfoggiato la sua immensa classe. Sorpassi all'esterno, all'interno, ruotate. Fosse partito più avanti, forse, avrebbe vinto. Il quarto posto finale a 5 secondi da Hamilton la dice lunga. Ricciardo non sale sul podio da fine maggio, quando vinse il Gp di Monaco. Da allora tante sfortune gli hanno tolto il sorriso, costringendolo per il 2019 alla fuga nel team ufficiale Renault. Oggi non ha potuto bere lo champagne ma ha mostrato, se ce ne fosse bisogno, che la sua classe è intatta.

Abu Dhabi chiuderà il 2018

Ad Abu Dhabi, fra due settimane, andrà in scena l'ultima tappa del mondiale 2018. Una gara decisiva per l'assegnazione della terza posizione nel mondiale piloti, al momento brandita da Raikkonen, e per Force India e Alfa Romeo-Sauber in lotta per la settima posizione nel campionato costruttori. A titoli assegnati sarà, inoltre, importante vedere se a Maranello saranno capaci di una reazione. I tifosi Ferrari se lo augurano: occhi puntati su Seb quindi, con un pensiero grande e tanta commozione per l'ultimo Gp in Rosso di Raikkonen, ultimo campione del mondo al volante di una vettura del Cavallino.

Pubblicato in Motori Emilia

Cerchi forati sì, cerchi forati no. La Federazione gioca a nascondino con la soluzione tecnica Mercedes ed intanto Hamilton conquista il quinto titolo iridato. Come Fangio. Alle spalle del solo Schumacher. Siparietto dei commissari a parte, Hamilton merita eccome il titolo 2018. Ferrari fa doppio podio: Vettel è secondo davanti a Raikkonen in una domenica da non dimenticare.

di Matteo Landi

Solo la matematica separava Hamilton dal suo quinto titolo mondiale. Un campionato che fino al Gp del Belgio del 28 di agosto sembrava potesse rimanere aperto sino all'ultima curva dell'ultima gara e che, invece, ha trovato un epilogo vincente per il pilota Mercedes con ben due gare di anticipo sul termine della stagione. Nel mezzo troppi errori da parte della diretta concorrenza targata Ferrari. Una luce che a Maranello si è spenta in quel primo giro del Gp d'Italia, che avrebbe dovuto mettere le ali a Vettel ed invece lo ha spedito all'inferno. Si è riaccesa con la bella vittoria di Austin ad opera del pilota più maturo del box, quel Raikkonen che rimane l'ultimo iridato della casa del Cavallino Rampante. Da quando è iniziata l'era turbo-ibrida la Mercedes ha dominato la scena ed i suoi piloti vincono ininterrottamente i mondiali dal 2014. Dall'anno della svolta regolamentare ad oggi in Ferrari hanno lavorato sodo, compiuto progressi pazzeschi. Non è ancora sbiadito il ricordo delle due Rosse che arrancavano sui rettilinei, umiliate anche dalle Force India. Quanti progressi fino a questa stagione, in cui la Mercedes ha messo in campo ogni arma per battere una Ferrari che si è azzoppata da sola. E forse è questo ciò che brucia di più. Oggi Hamilton raggiunge Fangio, a quota 5 titoli mondiali. Il pilota che porta il n°44 ha complessivamente meritato l'alloro che lo proietta fra i grandissimi della specialità. Dietro solamente a Michael Schumacher ed ai suoi 7 titoli mondiali. Alla fine della corsa messicana Hamilton sorride, salta dalla gioia, malgrado abbia appena terminato una delle peggiori gare della sua carriera: 4°, dietro ai due ferraristi ed a quasi un giro di distacco dal vincitore Verstappen.

Hamilton fa cinque ed eguaglia Fangio. Peccato per quelle ombre

Una gara in cui l'inglese ha costantemente sofferto di problemi alle gomme, dopo che i suoi tecnici hanno deciso di abbandonare ancora una volta, per non rischiare eventuali reclami che avrebbero potuto mettere in discussione l'esito di gara e mondiale, la soluzione dei "cerchi forati". In Messico il comportamente della Federazione ha raggiunto il ridicolo. Prima del Gp degli USA la Ferrari aveva richiesto un chiarimento in merito ai fori individuati sui cerchi Mercedes (soluzione simile a quella bandita a Red Bull nel 2012): una soluzione che permette alle frecce d'argento di evitare un eccessivo surriscaldamento delle gomme, oltre a marginali vantaggi aerodinamici. Il "balletto" della Federazione è stato assurdo ed offensivo nei confronti dei competitors della Mercedes e degli appassionati: prima la soluzione è stata approvata e dichiarata "limitatamente illegale", poi bandita ed infine in Messico permessa, lasciando alle squadre l'onere di sporgere reclamo qualora Mercedes avesse optato per il suo utilizzo. Cosa non avvenuta con il risultato che Hamilton e Bottas sono entrambi sprondati con il passare dei giri. Considerando i benefici che dal termine dell'estate questi famigerati cerchi hanno portato alle vetture anglo-teutoniche, senza dimenticarsi l'ormai quasi dimenticata storia degli pneumatici con battistrada dallo spessore ridotto portati da Pirelli a campionato in corso, il titolo di Hamilton è meritato ma porterà per sempre con sé delle ombre. Che gli uomini di Charlie Whiting avrebbero potuto evitare con una gestione più "professionale" di quanto già citato. Detto questo è bene ribadire che Hamilton avrebbe molto probabilmente vinto lo stesso il titolo perchè, a differenza dei diretti avversari, l'inglese non ha mai sbagliato, prendeno punti preziosi anche nelle giornate storte.

In Messico Red Bull mette le ali

In Messico la squadra terza forza del campionato ha...messo le ali. Su un tracciato posto a più di 2.000 metri di altitudine, situazione che assottiglia il gap fra le power unit, Red Bull ha ottimizzato il rendimento di telaio e sospensioni, mettendo in mostra le proprie qualità aerodinamiche. Sabato Verstappen puntava a diventare il più giovane poleman della storia. Tutto sembrava venirgli incontro. Pochi avrebbero pensato che a rovinargli la festa sarebbe stato il compagno Ricciardo. L'australiano, estromesso dalle riunioni tecniche, il pilota che conta più ritiri stagionali per motivi tecnici ed in Renault dal 2019 (per la disperazione), ha tirato fuori il coniglio dal cilindro stampando un giro epico. A poco è servito ai fini della gara, visto che si è ancora una volta ritrovato costretto alla resa con il motore in fumo. Ma è stato importante per il suo morale, nuovamente scalfito dalla perentoria vittoria del compagno Verstappen. L'olandese ha approfittato di una partenza poco felice di Ricciardo ed ha preso il comando difendendosi egregiamente da Hamilton. La lotta per la vittoria è finita lì. Nel finale la bella rimonta di Vettel avrebbe potuto mettere un pò di pepe alla gara ma l'ennesima virtual safety car ha di fatto chiuso le ostilità.

Ferrari, un doppio podio che addolcisce la giornata

La Ferrari, nella gara che spegne i sogni iridati di Vettel, è riuscita a portare entrambe le macchine sul podio. Bene sia Vettel che Raikkonen, entrambi autori di prestazioni convincenti in una domenica che nei primi giri sembrava potesse diventare nera ed invece ha "avvicinato" nel mondiale costruttori la Casa di Maranello al leader Mercedes. 55 punti separano ancora le due contendenti. Sembrano tanti, e forse lo sono, ma con ancora 86 potenziali punti da assegnare la lotta rimane aperta. E se in Mercedes avranno anche nelle ultime due gare i problemi di gomme verificatisi nel continente americano la Ferrari potrebbe chiudere la stagione con qualche altra soddisfazione. Intanto celebriamo Lewis Hamilton da Stevenage, capace, in carriera, di vincere 71 gare, ottenere 81 pole position e ben 5 titoli iridati.

Alfa Romeo-Sauber a punti ed è ottava nel mondiale. Vandoorne: finalmente una buona domenica

Detto delle prime tre squadre del campionato meritano di essere menzionate la bella prestazione ottenuta dal duo Alfa Romeo-Sauber, con Leclerc settimo ed Ericsson nono e la finalmente consistente gara di Vandoorne, addirittura ottavo. Parlare con entusiasmo di un risultato al margine della zona punti è abbastanza imbarazzante per McLaren, un marchio storico plurititolato, ma tant'è. Il pilota belga, velocissimo nelle categorie propedeutiche, era approdato in F1 nel 2016, sempre con McLaren. Ha avuto la sfortuna di guidare per la squadra inglese nel suo periodo più difficile, dovendo inoltre affrontare la scomoda convivenza di box con Alonso. Al termine del campionato Vandoorne si trasferirà in Formula E: è riuscito a lasciare un piccolo segno prima dell'abbandono della massima Formula ma il suo talento avrebbe meritato molto di più. In una F1 che, come in Messico, vede ben 11 vetture staccate di almeno due giri dal vincitore chiedere di più risulta difficile per pilota di media classifica.

Fra due settimane sarà Gp del Brasile

Dopo due domeniche consecutive di gare il Circus si prende quella che una volta era la consueta pausa agonistica e tornerà fra due weekend in Brasile. Su un circuito ricco di storia e tradizione sarà interessante vedere come si svolgerà la sfida al vertice. Un Hamilton saziato dall'ennesimo titolo conquistato ed un Vettel, libero da una pressione che quest'anno si era fatta asfissiante, dovranno comunque continuare a lottare per l'ultimo importante obiettivo: la conquista del titolo costruttori. Una competizione poco sentita dagli appassionati, un titolo determinante per l'economia della squadra che lo conquista. Ai tempi in cui la Williams correva al vertice, il patron Frank lo considerava l'obiettivo principale della stagione. Per la Ferrari sarebbe un toccasana ed il risultato che concretizzerebbe il suo ritorno ai livelli che contano. Ah, a Maranello manca dal 2008!

Pubblicato in Motori Emilia
Lunedì, 22 Ottobre 2018 00:19

F1, Stati Uniti: reazione KIMI-ca!

In Texas, a poche settimane dal suo prossimo addio alla Rossa, Raikkonen torna alla vittoria. Una gara epica, di una domenica struggente. Vettel fallisce ma Hamilton non riesce a chiudere i giochi.

di Matteo Landi

Osannato, criticato, amato, sottostimato. Oggi Kimi Raikkonen, il pilota più venerato del globo, nonostante non manchino i detrattori, ha messo tutti d'accordo. Da quanto ha ricevuto la notizia del suo prossimo abbandono forzato della Ferrari il finlandese ha messo le ali. Quasi a voler dimostrare al mondo che Arrivabene e compagni hanno sbagliato a metterlo da parte in favore di Leclerc. Sul podio di Austin il pilota Ferrari sorride mentre gli altoparlanti scandiscono l'inno finlandese. Il box Rosso è in delirio. La Ferrari quest'anno ha ottenuto altre cinque vittorie, tutte ad opera di Vettel, ma questa ha un sapore diverso. Ha il sapore del ritorno alla serenità. Il pilota tedesco della Ferrari oggi ha sbagliato. Ancora una volta, ed il fatto diventa di gravità assoluta per uno sportivo di livello come lui se si evidenziano ben due errori in un weekend di gara. Il primo è arrivato durante le prove libere, quando non ha adeguatamente rallentato in regime di bandiera rossa beccandosi una penalità di tre posizioni in griglia di partenza. Il secondo in gara: Vettel, scattato dalla quinta piazza, ha cercato una rimonta immediata che si è spenta contro le ruote di Ricciardo. Il pilota Ferrari è finito in testacoda (come da tradizione, visto quando successo a Monza ed a Suzuka) autocostringendosi ad una rimonta che è culminata con la quarta posizione finale. Abbastanza per rimandare la festa mondiale di Hamilton. Poco per l'umore nero che il tedesco non riesce a schiarirsi. Nell'attesa che Sebastian ritrovi se stesso la Ferrari festaggia il ritorno al trionfo di Raikkonen, autore di una delle migliori gare della sua carriera. Con la 21esima vittoria il pilota di Espoo diventa, in quanto a trionfi di tappa, il finlandese più vincente nella storia della Formula 1. Alle sue spalle, a quota 20, lascia un certo Mika Hakkinen. Giusto per far capire la portata del risultato ottenuto quest'oggi dal pilota che nel 2014 tornò in Rosso dopo la sua ultima stagione in Lotus, che gli consegnò, in Australia, quella che fino ad oggi era la sua ultima vittoria nella massima formula. Un ventunesimo trionfo che cade esattamente 11 anni dopo il giorno che lo consacrò campione del mondo. Una coincidenza che rende quasi magico quanto accaduto oggi in Texas.

Se Vettel cade, Raikkonen giganteggia

Prima del weekend tutti attendevano la riscossa di Vettel. In caso di debacle del tedesco erano pronti i festeggiamenti per il quinto titolo mondiale di Hamilton. Entrambe le cose non sono accadute, per merito di Raikkonen e Verstappen. E per demerito, come detto, di Vettel. Il finlandese di casa Ferrari non ha commesso il minimo errore. Correndo con grinta fin dal via. Allo spegnersi dei semafori ha subito sopravanzato Hamilton, mettendosi a dettare il passo. La gara si è accesa quando l'inglese è entrato ai box al termine dell'11esimo giro e, sfruttando il regime di virtual safety car, è tornato in pista staccato di pochi secondi dal leader. Quando 10 giri dopo Raikkonen effettua la sua sosta Hamilton torna in testa ma con il passare dei giri diventa chiaro che l'inglese non sarebbe riuscito a gestire le sue gomme fino al termine della gara. Costretto ad un altro pit stop Hamilton rimonta furioso. La gara diviene una lotta di nervi sul filo dei centesimi di secondo. A pochi km dal termine Raikkonen, un incredibile Verstappen (partito 18esimo) ed Hamilton sono racchiusi in appena 2 secondi. Chi attendeva la resa del 39enne ferrarista, vista la velocità espressa dai suoi inseguitori, ha dovuto ricredersi. Raikkonen ha tenuto meravigliosamente a bada Verstappen che, a sua volta, ha impedito ad Hamilton di cogliere una seconda posizione che gli avrebbe consegnato il quinto titolo mondiale.

Verstappen show: rimonta dalla 18esima posizione e sale sul podio

Se l'impresa di Raikkonen porta con sé del romanticismo struggente, quella di Verstappen è quasi altrettanto storica. L'olandese aveva malamente fallito le qualifiche, distruggendo una sospensione contro un cordolo, e regalandosi, si fa per dire, la 18esima posizione in griglia di partenza. Peggio per lui ma bene per lo spettacolo che ha offerto in una domenica per lui indimenticabile quasi quanto una vittoria. Sorpassi ed una strenua difesa su Hamilton nel finale. Nel giorno dell'ennesima debacle tecnica dello sfortunatissimo compagno Ricciardo, Verstappen colora questa F1, che per un giorno assomiglia più ad una gara motociclistica, per i distacchi esigui e la tensione vissuta, che ad una delle brutte gare di F1 vissute quest'anno. Ad Austin ha vinto Raikkonen, ha brillato Verstappen ed ha trionfato lo spettacolo.

I commissari vedono (solo) Rosso

Peccato che, nel momento in cui la massima formula ritrova le battaglie che fanno appassionare i tifosi, i commissari continuino a macchiare questo campionato con sprazzi di protagonismo non richiesto. Si arriva in Texas ed ecco che diviene legale l'illegalità "limitata" dei cerchi delle vetture Mercedes. Giudizio incredibilmente espresso dagli stessi commissari che creano un precedente pericoloso e graziano il team diretto da Toto Wolff. Durante il fine settimana passano poi dal segnalare, e sanzionare, il comportamento di Vettel durante le prove al graziare Bottas ed Ocon, entrambi rei di aver rallentato eccessivamente nel corso di un giro di rientro in qualifica. Senza contare che il pugno duro promesso a chi avrebbe oltrepassato i limiti della pista durante la gara si è visto nei confronti di alcuni come Vandoorne o Sainz ma non con il big Hamilton. Una F1 in costante cerca di spettacolo avrebbe bisogno, alla base, di una credibilità che Whiting e compagni sembrano minare pericolosamente.

Prossima tappa: Gp del Messico

Nonostante le scelte dubbie dei commissari e l'ennesima giusta sanzione comminata ad un Vettel ancora falloso, oggi, 21 ottobre 2018, ci ha pensato Kimi Raikkonen a rasserenare l'ambiente in quel di Maranello. Proprio lui, il pilota che al termine del 2018 si troverà costretto a passare in Alfa Romeo-Sauber. Nei prossimi due anni, al volante di una vettura molto probabilmente non da vertice, si troverà costretto a fare a ruotate per raggiungere la zona punti. Nell'attesa è riuscito a regalare a lui ed a noi un ultimo romantico ruggito. Il prossimo weekend si correrà ancora, con il Gp del Messico. Dopo la festa Rossa i festeggiamenti mondiali di Hamilton sembrano scontati.

Pubblicato in Motori Emilia
Domenica, 07 Ottobre 2018 12:13

F1, Giappone: Game Over

Hamilton domina il weekend giapponese ed è ad un passo dal quinto titolo mondiale. La Ferrari si lecca le ferite e deve ritrovare una serenità perduta. Raikkonen e Vettel chiudono in quinta e sesta posizione un weekend da incubo. Camilleri, dove sei?

di Matteo Landi

Quando Philip Morris ha deciso di apporre "Mission Winnow" sulla carrozzeria della Ferrari probabilmente aveva idee diverse per il debutto in pista del suo slogan. La squadra di Maranello si presentava a Suzuka con propositi bellicosi e vincenti ma ne esce con ossa decisamente rotte. Nessuno ne parla ma, sarà un caso, da quando se n'è andato Marchionne nella Scuderia le cose non vanno più per il verso giusto. Non ci riferiamo alla singola scelta strategica errata, in Ferrari sembra che abbiano smarrito la retta via. Un concatenarsi di eventi iniziato dal quel primo giro folle di Vettel a Monza. La Ferrari arrivava sulla pista lombarda forte del successo di Spa e inagurava il weekend monzese con una sonora doppietta in qualifica. Poi l'errore di Vettel in gara e da lì in poi è stato dominio Mercedes. Non di Hamilton, ma della squadra teutonica, in tutto e per tutto. A Suzuka il team di Maranello chiude con un quinto e sesto posto, con Raikkonen davanti a Vettel, che profuma di resa. Definitiva. Inutile cercare le motivazioni della sconfitta in una domenica in chiaro-scuro (più scuro che chiaro). Tutto è iniziato da un sabato da film dell'orrore. Di quelli con tendenze splatter. Gli errori compiuti dal muretto box e dallo stesso Vettel nella fase decisiva delle qualifiche dimostrano che, contrariamente a quanto dice un Arrivabene sempre pronto a parlare alle telecamere nonostante un animo annebbiato dall'insuccesso, in Ferrari il clima non è sereno. Quando i due del Cavallino si sono presentati con gomme intermedie all'uscita della pit lane, con tutti gli altri piloti pronti ad andare a cercare il giro veloce su gomme da asciutto, il pensiero comune è stato: "azzardo disperato". Perchè c'era una reale minaccia di pioggia ma, uomini di Arrivabene a parte, tutti sapevano che avrebbero avuto il tempo di stampare almeno un giro cronometrato su pista asciutta. E tutti gli altri, appunto, avevano ragione. La ciliegina sulla torta l'ha poi messa Vettel. I piloti Ferrari sono subito tornati ai box per cambiare gomme, ma ormai stava iniziando a piovere. Mentre Raikkonen si impegnava a chiudere un giro in condizioni precarie, afferrando una preziosa quarta posizione, Vettel divagava fuori pista, cogliendo una pessima nona posizione, trasformatasi in ottava con la penalità di Ocon. Dopo il primo giro di gara di Vettel, eroico e bellissimo, la speranza di lottare con le Mercedes era ancora viva ma, si sa, quanto si rincorre è più facile incappare in "imprevisti". Ed il solito Verstappen è lì pronto a regalartene qualcuno. Almeno un paio, considerando l'intera coppia di piloti Ferrari.

L'incidente con Verstappen che archivia definitivamente i sogni di gloria

Da ottavo a quinto in un batter d'occhio. Vettel ha appena compiuto un piccolo miracolo. Quanto viene richiesto ad un quattro volte campione del mondo. Con le due Mercedes a dettare il passo, Raikkonen si appresta ad attaccare Verstappen per portarsi alle spalle del duo d'argento. Improvvisamente il pilota Red Bull sbaglia, arriva lungo e rientrando in carreggiata porta fuori pista Raikkonen. Al giovane olandese gli verranno affibbiati cinque secondi di penalità da scontare durante l'unico pit stop. Sanzione giusta ma inutile: la vettura di Raikkonen nel contatto ha riportato ingenti danni, tali da costringerlo ad una gara da comprimario. Incattivito dalla notizia della penalità subita, Verstappen chiuderà poi la porta in faccia a Vettel, spendendolo in testacoda. Il tedesco avrebbe potuto attendere e tentare un più facile sorpasso sul rettilineo principale ma la velocità con cui è arrivato all'interno della Red Bull era tale da giustificare il tentato sorpasso. Adesso è facile gettare la croce addosso al pilota Ferrari: ha fatto quello che ogni racer avrebbe dovuto fare e di tutti gli attacchi portati in quella curva quello sull'olandese è stato l'unico conclusosi con un contatto. Il sesto posto finale del tedesco, amaro e inutile bottino in ottica mondiale, è da considerarsi ottimo vista la 19esima posizione in cui era sprofondato dopo l'incidente. Se adesso sono tutti pronti a "sparare" contro il pilota Ferrari invitiamo a riflettere su quanto potrà diventare pericoloso l'atteggiamento arrogante di Verstappen, recentemente colpevole anche di un brutto fallo su Bottas in quel di Monza.

Hamilton: ad un passo da Fangio

Se dalla terza posizione in giù se ne son viste delle belle che dire della gara in solitaria delle due Mercedes? In Giappone Hamilton ha fatto quello che ha voluto. Al volante di una perfetta Mercedes ha ristabilito le gerarchie nel box tedesco. Se Bottas in Russia lo aveva di fatto battuto, a Suzuka Hamilton è parso di un altro pianeta. "Sotto pressione non sbagliamo mai", aveva sostenuto il pilota inglese sabato pomeriggio. Considerazione ridicola a dire il vero, visto il vantaggio di 50 punti in classifica mondiale su Vettel prima della gara odierna. Adesso che il suo margine sull'inseguitore è salito a ben 67 punti di pressione non vogliamo più sentire parlare. Lo stesso vale per gli uomini del Cavallino. A fine gara Arrivabene incita i suoi a continuare a lottare, sarebbe bene ritrovassero prima l'armonia persa nella difficilissima estate 2018. Fra due settimane il carrozzone della Formula 1 farà tappa ad Austin. La matematica potrebbe consegnare ad Hamilton un titolo di fatto già suo. Poco più di un mese fa era impensabile.

Grazie Suzuka! Coraggio Ricciardo!

Il ritorno su una pista "vera" ci ha riconsegnato la lotta in pista. Stendiamo un velo pietoso sulle penalità elargite quasi a caso dai commissari. Inutile nel caso di Verstappen, comunque sul podio. Abbiamo finalmente visto (fortuna che le telecamere puntavano principalmente dalla terza posizione in giù) vere battaglie in pista, non sempre dettate dall'utilizzo del DRS. Certo, le rimonte di Vettel e Ricciardo hanno dato un contributo importante allo spettacolo ma anche senza queste avremmo assisitito ai bei sorpassi di Alonso, Leclerc e di quasi tutti i piloti alle spalle del duo di testa. Tornando a Ricciardo, il suo urlo di rabbia e dispiacere del sabato pomeriggio ha condito il suo assurdo fine settimana: ancora appiedato dai soliti problemi tecnici si è ritrovato costretto a partire dalla 15esima posizione. Prima della gara il suo sguardo era insolito. Ormai, consapevoli del suo passaggio in Renault dal 2019, in Red Bull gli hanno chiuso le porte delle riunioni tecniche. Il sospetto che il miglior materiale finisca sulla vettura gemella (?) di Verstappen è reale. Nonostante questo, oggi l'australiano si è impegnato in una rimonta da sottolineare, conclusa con la quarta posizione finale, poco lontano dalla Red Bull del compagno partito ben più avanti a lui. Un bel modo per ricordare al mondo della massima Formula che, inconvenienti a parte, il campione Ricciardo, nonostante le sfortune e lo sconforto, è intatto.

Pubblicato in Motori Emilia
Domenica, 30 Settembre 2018 18:18

F1, Russia: il Campione è servito

Hamilton vince ma viene fischiato. Bottas gli cede platealmente la vittoria. Vettel è terzo, davanti a Raikkonen. In Mercedes perdono la dignità, in Ferrari, forse, il mondiale.

di Matteo Landi

Prima della cerimonia del podio il Presidente russo Putin si complimenta con Hamilton, fresco vincitore di un Gran Premio che da una direzione netta alla lotta per il titolo mondiale. Poco più in là, in disparte, si disseta Bottas. Il finlandese ha appena completato una sonante doppietta Mercedes ma il suo volto è scuro. Sul podio i due piloti della squadra anglo-tedesca vengono fischiati. L'atmosferma ricorda quella del post-Austria 2002. Allora dominavano le Ferrari e la Scuderia chiese a Barrichello di lasciare la vittoria al caposquadra Schumacher. Oggi, come sedici anni fa, gli ordini di scuderia non sono vietati. Certo lasciano l'amaro in bocca. Questo pomeriggio Mercedes ce lo ricorda scrivendo un altro capitolo nero della storia del motorsport, obbligando Bottas a sacrificare la sua gara prima rallentando Vettel, come già a Monza nei confronti di Raikkonen, poi chiedendogli di cedere il passo al team mate Hamilton. Adesso il quasi cinque volte campione del mondo può vantare ben 50 punti di vantaggio su Vettel. Avesse concluso la gara al secondo posto ne avrebbe avuti comunque 43. Tre punti in più rispetto alla vigilia della gara russa, profondamente meritati, considerando quanto Vettel gli ha reso la vita difficile. Con la gara odierna, invece, i punti guadagnati dal leader mondiale sul rivale sono ben dieci: di questi, sette sono frutto del sacrificio di un Bottas così tanto veloce da spiazzare la sua stessa squadra, costretta a ricorrere a modi leciti, ma inguardabili, per piegare il pilota di Nastola.

Bottas: gran gioco di squadra prima dell'umiliazione

Prima del rallentamento "volontario" del 25esimo giro, Bottas, aveva già fatto un gioco di squadra importante: al via aveva fornito la scia al compagno Hamilton, rendendo vano l'attacco di un Vettel scattato meglio dell'inglese, e dopo la sosta ai box aveva rallentato il ferrarista rendendolo vulnerabile all'attacco di Hamilton, finito alle spalle del tedesco dopo la sosta ai box e subito tornatogli davanti grazie all'aiuto del compagno di squadra. Poteva già bastare così: Bottas avrebbe vinto meritatamente guadagnandone in autostima, Mercedes avrebbe comunque ottenuto una doppietta dominante ed Hamilton avrebbe lo stesso battuto Vettel, nei punti e nel morale. Invece, oggi 30 settembre 2018, la Mercedes ha stabilito che l'obiettivo finale (ma, appunto, ne aveva bisogno?) vale più delle critiche a cui sapeva di andare incontro e della dignità dei suoi piloti. Se fino ad adesso pensando ai giochi di squadra veniva in mente quel 12 maggio del 2002, oggi la Ferrari si ritrova in buona compagnia in tema di ricordi sgradevoli. La F1 non ne beneficia e chissà che presto i nuovi proprietari di Liberty Media non prendano nuove decisioni vietando i cosidetti "giochi di squadra".

Un Vettel combattivo non è bastato: adesso è superiorità anglo-teutonica

Da parte sua Vettel ha fatto tutto il possibile per vivacizzare una gara altrimenti dominata dalle due frecce d'argento. Ha costantemente tenuto il passo dei battistrada e, grazie ad una Ferrari finalmente efficace dal punto di vista strategico, è riuscito addirittura a portarsi davanti ad Hamilton. Adesso quel che manca agli uomini di Arrivabene è una Ferrari veloce quanto lo era fino alla gara monzese. Lo dimostrano le difficili qualifiche russe, con le Ferrari incapaci di contrastare i piloti Mercedes, e l'incapacità di Vettel di avvicinarsi in rettilineo ad Hamilton prima, a Bottas poi. A Sochi, più del distacco mondiale, a ferire le ambizioni della squadra di Maranello è la ritrovata superiorità Mercedes. Risulta sempre più evidente che fin quando la Ferrari ha potuto disporre di un mezzo superiore non ne ha saputo approfittare, per errori del suo pilota di punta o per scelte strategiche sbagliate. Nonostante questo, comunque finirà il campionato, il 2018 costituirà un importante capitolo del processo di crescita di una squadra giovane e motivata.

Verstappen colora la domenica di Sochi

Se la "vicenda Bottas" ha senza dubbio costituito il lato più negativo della domenica, a colorare l'umore degli appassionati ci ha pensato Verstappen. In Red Bull stanno in qualche modo estraendo il meglio dal calvario di una relazione con Renault ormai arrivata agli sgoccioli. Il giovane olandese, al pari di Ricciardo, è dovuto partire in fondo al gruppo a causa della penalità derivante dal cambio di power unit. A differenza dell'austrialiano però, comunque ottimo sesto al traguardo, Verstappen si è prodigato in una rimonta epica che lo ha visto transitare sotto la bandiera a scacchi quinto a 31 secondi di distacco dal vincitore. Quasi un minuto prima del compagno di squadra. Partito 19esimo, al terzo giro l'olandesino era già nono, portandosi poi alle spalle di Mercedes e Ferrari al giro numero 8. Il giovane Max, quando non si lascia vincere dal nervosismo, non perde occasione per dimostrare la sua classe cristallina. Meno funambolica ma molto di sostanza è stata la gara del futuro pilota titolare Ferrari Charles Leclerc: settimo all'arrivo. Nella classifica costruttori adesso la Sauber ha solamente 3 lunghezze di svantaggio da una Toro Rosso, ottava nel mondiale costruttori, quest'oggi disastrosa.

Ancora 5 gare al termine del mondiale. Poi avremo di nuovo un italiano in F1!

Con Leclerc che nel 2019 occuperà un sedile Ferrari, in Alfa Romeo-Sauber sanno che la prossima stagione potranno comunque contare su due cavalli di razza. Nella settimana che ha preceduto il Gran Premio di Russia è stato annunciato il futuro compagno di squadra di Raikkonen: Antonio Giovinazzi. Una combinazione veramente interessante quella composta dal futuro duo del team italo-svizzero: il veterano campione del mondo 2007, ancora velocissimo, saprà sicuramente portare punti preziosi alla squadra aiutando il pilota di Martina Franca nel suo processo di crescita. Classe 1993, il pilota nostrano è stato vicecampione nella F3 europea prima di venire battuto solamente dall'attuale pilota di F1 Pierre Gasly nell'unica stagione di GP2 disputata. Finalmente l'Italia avrà, per una stagione completa, un pilota in F1. Non accadeva dal 2011. Con Leclerc in Ferrari e Giovinazzi in Alfa Sauber il Driver Academy di Maranello inizia a distribuire i primi frutti. E'ancora presto, tuttavia, per poter osservare le gesta del pilota pugliese. Cinque gare ed un lungo inverno ci separano ancora dal prossimo campionato. Fra meno di una settimana il grande Circus affronterà le prove libere del Gran Premio del Giappone. Con 50 punti di vantaggio Hamilton fa ormai la conta alla rovescia in attesa della conquista di un altro titolo iridato. Adesso per mantenere viva la speranza Vettel ha bisogno di troppe coincidenze favorevoli. Un altro titolo Mercedes sembra ormai in arrivo: l'ennesimo di un'era power unit iniziata nel 2014 e dominata. Sarebbe bello però se la F1 tornasse ad essere un pò meno scontata quindi....coraggio Ferrari e sarà quel che sarà!

Pubblicato in Motori Emilia
Domenica, 16 Settembre 2018 21:08

Formula Hamilton

Mercedes domina con Hamilton. Ferrari sbaglia strategia e Vettel agguanta un terzo posto che lo porta a -40 dalla testa del mondiale. Per gli uomini di Maranello il sogno sembra destinato a rimanere tale. Urge un cambio di mentalità.

di Matteo Landi

Al termine della gara svolta nella suggestiva atmosfera notturna di Marina Bay il cielo scuro si colora con fuochi artificiali. Gli unici effetti speciali di una domenica discretamente soporifera. Hamilton, Verstappen, Vettel recita la classifica finale. Risultato che ricalca fedelmente quanto scaturito dalle qualifiche. Se così è stato il merito è dell'inglese di casa Mercedes, sempre più in versione "Hammer", autore di un weekend da dominatore assoluto. Mai una sbavatura: dalla qualifica in cui ha rifilato ben sei decimi (6!) al rivale Vettel, ad una gara controllata dal primo all'ultimo giro. Malgrado la pressione prima del tedesco della Ferrari, poi di Verstappen. Alla perfezione assoluta di Hamilton e del team Mercedes si contrappongono un Vettel ed un box Ferrari che ancora una volta non riescono a sfruttare appieno il potenziale velocistico della loro vettura. In qualifica il pilota del Cavallino è parso nervoso, probabilmente a causa della strategia confusa impostagli dal suo "muretto". Al via della gara ha, invece, mantenuto i nervi saldi, evitando di battagliare eccessivamente con Verstappen (la notte del post-Monza deve avergli portato consiglio). Vettel è riuscito velocemente a sopravanzarlo, un attimo prima che entrasse in pista la safety car, necessaria per permettere ai commissari di rimettere il tracciato in condizioni di sicurezza dopo l'incidente fratricida della due Force India. A quel punto, con Vettel secondo a fiatare sul collo di Hamilton, la gara poteva venire incontro al pilota della Ferrari.

Ferrari: come perdere una gara (Monza, Volume II)

Con una strategia giusta Vettel avrebbe potuto conquistare la leadership e, considerando quanto la pista di Singapore sia ostile ai sorpassi, probabilmente aggiudicarsi la gara. Peccato che, nei momenti di massima pressione, quest'anno gli uomini del Cavallino difficilmente azzecchino le scelte giuste. Arrivabene ha ricordato più volte che la squadra di Maranello è giovane, ancora poco rodata se confrontata con l'armata Mercedes, e quindi più incline all'errore. Che, purtroppo, oggi come a Monza, è arrivato. Non appena Hamilton ha cominciato a fare la voce grossa, stampando temponi che hanno lievemente allontanato Vettel dagli scarichi del leader, il muretto Ferrari ha richiamato ai box il tedesco. Lì si sono spenti i sogni di gloria dei tifosi del Cavallino: il pilota della Rossa, forte di freschi pneumatici ultrasoft, avrebbe dovuto rimontare su Hamilton se non avesse incontrato sulla sua strada Perez. Il messicano si è rivelato un prezioso alleato per il pilota Mercedes che, indisturbato, ha potuto compiere il suo pit stop senza perdere la posizione sul rivale. Vettel riuscirà poi a liberarsi del pilota della Force India ma la sua gara sarà ormai compromessa, perdendo persino la posizione su un Verstappen che diventerà l'unico vero avversario di Hamilton. Per Vettel il finale di gara si rivelerà una lenta agonia, con pneumatici più soffici rispetto a quelli montati per la seconda, lunga, parte di gara dagli altri top driver. Il tedesco passerà sotto la bandiera a scacchi comunque terzo, ma staccato di ben 40 secondi dal vincitore Hamilton. Il quale adesso ha ben 40 punti di vantaggio in classifica sul pilota Ferrari. Sogni di titolo finiti per gli uomini del Cavallino Rampante? Le gare che ci separano dal termine del campionato sono ancora tante, ben sei, ma lo stato di forma del pilota di punta Mercedes consiglierebbe ad Arrivabene e compagni di vivere alla giornata, cercando delle soddisfazioni di "tappa", senza farsi vincere dalla pressione della lotta iridata. Abbiamo visto come sia dannosa per le ambizioni degli uomini di Maranello.

Raikkonen e Bottas: poca gloria per i compagni dei grandi rivali

Se per Vettel non è stata una domenica indimenticabile, diversamente non si può dire per Raikkonen e Bottas. Il primo ha tentato una strategia diversa da quella del compagno Vettel, ma fondamentalmente è stato il quinto posto realizzato in qualifica a tarpargli le ali. Il secondo è arrivato al traguardo quarto, appena davanti al finlandese di casa Ferrari, a ben 52 secondi dal compagno di squadra Hamilton. Una vera disfatta per Bottas, passato dal ruolo di "maggiordomo" di Hamilton a Monza, a quello di semplice comparsa a Marina Bay. La conferma di Bottas in Mercedes anche per il 2019 non può che essere vista come il tentativo di Toto Wolff di mantenere un clima sereno all'interno del team anglo-tedesco. Con una Ferrari molto veloce in Mercedes hanno attinto da qualsiasi risorsa per mantenere la leadership. La classifica sta dando pienamente ragione al team dominatore dell'Era turbo-ibrida.

Leclerc, concreto e veloce. Perez: un folle a Singapore

Detto della lotta al vertice c'è da rimarcare la bella gara di Leclerc, ottimo nono con la sua Alfa-Sauber, e la domenica da incubo di Perez. Un tempo era solito commettere molti errori ma con la maturità aveva messo da parte certe intemperanze dimostrandosi uno dei piloti più solidi del Circus. Oggi ha dato prova di cosa non deve fare un pilota di Formula 1: subito dopo la partenza ha spinto sul muro il compagno di squadra Ocon, costringendolo al ritiro immediato, poi durante la gara, non riuscendo ad avere la meglio sulla lenta Williams di Sirotkin ha deciso di rifilargli una decisa ruotata in pieno rettilineo. Roba da bandiera nera, che puntualmente non è arrivata dai commissari, sempre pronti ad affibbiare drive through, mai inclini alla mano pesante con chi veramente sgarra.

Russia e poi Giappone, verso il rush finale

Adesso il grande Circus lascerà l'estremo oriente per calcare la pista di Sochi fra due settimane. Dopo la, a dir poco, blanda gara di Singapore arriva una pista che è già stata teatro di corse non certo esaltanti. Sarà, ancora una volta, fondamentale la qualifica. Fortuna che solamente una settimana dopo tornerà la "tradizionale" Suzuka, vera e propria università del motorsport a quattro ruote.

Pubblicato in Motori Emilia
Martedì, 11 Settembre 2018 21:32

Grazie Kimi!

La Ferrari comunica che Raikkonen lascerà la Scuderia al termine di questa stagione. Il finlandese tornerà in Sauber. Uno scambio che decreta la fine di una bella storia. Benvenuto Charles Leclerc!

di Matteo Landi

Finirà la carriera dove l'aveva iniziata. Era il 4 marzo del 2001 e Kimi Raikkonen si apprestava a disputare con la Sauber il suo primo Gran Premio di F1. Con solo 23 gare disputate nelle formule propedeutiche il finlandese ottenne dalla Federazione una superlicenza provvisoria. Quella domenica il pallido ragazzo di 21 anni transitò sotto la bandiera a scacchi in sesta posizione garantendosi il primo punto iridato. Un risultato importante per la modesta Sauber, da urlo per un debuttante. La leggenda narra che il giovane Kimi prima della partenza si fosse permesso persino un pisolino all'interno dell'abitacolo. Roba da Iceman, appunto. Fu l'inizio di un'avventura che consegnerà alla Ferrari l'ultimo titolo mondiale piloti, nel 2007, al termine di un campionato che visse un'accesissima battaglia fra Raikkonen, erede in Rosso del sedile che fu del grande Schumacher, il debuttante Hamilton ed il già due volte campione del mondo Alonso. Oggi, 11 settembre 2018, la Ferrari comunica che il prossimo anno il finlandese sarà "scambiato" con il giovanissimo Charles Leclerc, quest'anno al debutto su Alfa Romeo-Sauber. Il pilota di Espoo in qualche modo rimarrà in famiglia, visti i colori dell'attuale vettura svizzera motorizzata Ferrari. Troverà una Sauber profondamente diversa rispetto a quella che lo portò al debutto, allora ancora guidata dal patron Peter Sauber.

Ultimi sprazzi di un'Era che non ci sarà più

Raikkonen, ultimo pilota di un'Era che vive e vivrà ancora grazie a lui. Piloti con personalità da vendere, senza bisogno di Instagram (a dire il vero Kimi si è da poco convertito ai social, ma con uno stile tutto suo), Twitter e Facebook. Il suo addio alla Formula 1 avverrà, crediamo, al termine del campionato 2020, visti i suoi 2 anni di contratto con la scuderia elvetica. Avrà 41 anni. Uno "sfumare" di carriera che permetterà a Kimi di correre a modo suo, lontanto dalla "politica" che per forza di cose vive in Ferrari, e dai riflettori puntati su chi corre per un top team. In fondo sono anni che ribadisce il suo amore per la guida e la "sofferenza" nei confronti di tutto quel che in F1 la contorna, dalle conferenze stampa agli incontri con gli sponsor. I 7 Gp che lo separano dal suo addio alla Rossa saranno le sue ultime chance di vittoria, considerando che in Sauber difficilmente potrà salire sul podio.

I sacrifici che non potranno essere chiesti

Il suo saluto era nell'aria. Visto a posteriori l'andamento del Gp d'Italia, con i mancati giochi di squadra attuati da Arrivabene e compagni, risulta più chiaro. Come potevano chiedere al loro ultimo campione del mondo, ormai in partenza, di sacrificare una delle sue ultime possibilità di vittoria per favorire il compagno Vettel? E forse, adesso, il tedesco dovrà giocarsi il mondiale senza troppi aiuti da parte del team-mate Raikkonen. Se Kimi gli regalerà qualcosa, probabilmente, lo farà spontaneamente. Una difficoltà in meno per Hamilton, per la prima volta nell'era turbo-ibrida al volante di una vettura non superiore alla diretta concorrenza Ferrari. Quasi un incubo per Arrivabene, ma questo è il prezzo che dovrà scontare in previsione di uno "svecchiamento" nel suo parco piloti che forse, visti gli ultimi accadimenti e la velocità ancora espressa da Raikkonen, poteva essere rimandato almeno un anno. Ma tant'è, e nel 2019 il promettente Leclerc coronerà il suo sogno. Sarà il secondo pilota più giovane della storia del Cavallino, dopo Ricardo Rodriguez. In Ferrari riusciranno a chiudere un cerchio che la tragedia di Bianchi aveva interrotto. Non a caso il monegasco futuro pilota del Cavallino ha subito ricordato il compianto Jules, pilota del Ferrari Driver Academy, futuro campione inespresso, che se ne andò il 17 luglio 2015 dopo mesi di coma in seguito all'incidente di cui fu vittima nel Gp del Giappone del 2014. 11 Settembre 2018, per il motorsport sarà ricordato con il giorno del saluto della Ferrari al veterano Raikkonen, e viceversa. Una storia con ancora qualche paragrafo da scrivere e tanti capitoli intensi alle spalle. Vittorie e dispiaceri. Abbandoni, quello che al termine del 2009 vide il finlandese lasciare il sedile ad Alonso, e nuovi abbracci, vedi il ritorno in Rosso dalla stagione 2014. "Leave me alone", gracchiò Kimi nel team radio leggendario che precedette la sua prima vittoria in Lotus nel Gp di Abu Dhabi del 2012. Lo faremo più avanti Kimi. Adesso facci sognare ancora un pò.

Pubblicato in Motori Emilia