Secondo quanto emerso nelle ultime ore, la cooperativa MD Service avrebbe avviato la procedura di licenziamento collettivo comunicando l’impossibilità di individuare soluzioni alternative per i lavoratori coinvolti. Una situazione che arriva dopo mesi di progressivo ridimensionamento delle attività del sito e di forti preoccupazioni sul futuro del magazzino.
«Ci troviamo di fronte a una vicenda estremamente grave — dichiara Cristiano Manuele, segretario provinciale del PSI Parma — perché ancora una volta a pagare il prezzo più alto sono i lavoratori e le loro famiglie. Novanta posti di lavoro che rischiano di sparire in poche settimane rappresentano un colpo durissimo non solo per chi vive direttamente questa situazione, ma per l’intero tessuto sociale ed economico della città. Le istituzioni e le aziende coinvolte non possono sottrarsi alle proprie responsabilità».
La chiusura sarebbe legata allo spostamento delle attività verso il centro logistico di Anzola dell’Emilia, recentemente riattivato. Una scelta industriale che, secondo il PSI Parma, riapre il tema del sistema degli appalti e delle conseguenze che troppo spesso ricadono esclusivamente sui lavoratori.
«Da troppo tempo — afferma Michele Rignanese, segretario cittadino del PSI Parma — assistiamo a dinamiche in cui i cambiamenti organizzativi ve
ngono gestiti scaricando i costi sociali sulle persone. Dietro numeri e procedure ci sono lavoratori che hanno garantito per anni il funzionamento di queste strutture e che oggi si ritrovano improvvisamente senza certezze. È necessario aprire immediatamente un tavolo istituzionale serio per cercare ogni possibile soluzione occupazionale e tutelare la dignità di queste famiglie».
Il PSI Parma esprime inoltre preoccupazione per il clima con cui sarebbe stata gestita la comunicazione della chiusura del sito. Durante l’annuncio ai lavoratori, infatti, davanti ai cancelli del magazzino era presente un ingente schieramento di forze dell’ordine, una situazione che ha inevitabilmente alimentato tensione e amarezza tra i dipendenti.
«Comprendiamo la necessità di garantire ordine e sicurezza — aggiunge Cristiano Manuele — ma immagini come queste danno la misura della drammaticità sociale che si sta vivendo. Quando decine di famiglie ricevono notizie così pesanti, la priorità dovrebbe essere il dialogo e la ricerca di soluzioni condivise, non la sensazione che un problema occupazionale venga affrontato esclusivamente sul piano dell’ordine pubblico».
Il PSI Parma chiede infine che venga garantito un confronto trasparente con lavoratori, istituzioni e territorio, affinché si possano individuare strumenti concreti per limitare l’impatto sociale della chiusura.
«In momenti così delicati — conclude Manuele — serve responsabilità da parte di tutti: imprese, istituzioni e parti sociali. Parma non può permettersi l’ennesima crisi occupazionale affrontata nel silenzio o con decisioni calate dall’alto».











































































