Camera di Commercio Reggio Emilia

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Reggio Emilia 5 maggio 2020- Dal 4 maggio, il 90% delle unità produttive insediate nella provincia di Reggio Emilia ha i battenti aperti e svolge la propria attività in ottemperanza al Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri con il quale, il 26 aprile scorso, sono state ulteriormente allentate le misure restrittive a carico delle attività d’impresa.

Sono così ripartite le attività produttive e industriali, quelle del settore manifatturiero e quello edile, insieme a tutte le attività all’ingrosso, consentendo una maggiore integrazione delle filiere che erano state già state interessate dai decreti precedenti.

Il 2019 si è chiuso con una conferma delle difficoltà del mondo dell’artigianato reggiano.

La conferma viene dalle elaborazioni dell’Ufficio Studi della Camera di Commercio, dalle quali emerge un calo dell’1% del numero di imprese artigiane presente nel Registro camerale.
In termini assoluti si tratta di 188 unità in meno, con un totale che ora si attesta a 18.453; sebbene si tratti di una flessione al di sotto della media degli ultimi anni, al calo delle imprese ha corrisposto una flessione dell’occupazione pari al -1,2%, più alta rispetto alla percentuale riguardante le imprese, con la perdita di 500 posti di lavoro su un totale occupati che si è attestato a 41.300 unità.

A contenere, almeno in parte, la riduzione del numero delle aziende del settore sono state le iscrizioni di imprese con forma giuridica più strutturata: delle 1.632 nuove aperture registrate nel 2019, 249 sono riferite a società di capitale (il 15,3% del totale), alle quali hanno fatto da contraltare solo 91 cessazioni, con un saldo positivo per 158 unità.
Alla fine dell’anno appena concluso le società di capitale artigiane sono così salite a 1.430 (il 14,4% in più rispetto al 2018) e gli addetti sono aumentati di 650 unità, raggiungendo gli 8.218 occupati.
Discorso ben diverso per le imprese individuali e le società di persone. Per le prime le nuove aperture sono state, su base annua, 1.278, mentre hanno chiuso i battenti 1.326 “botteghe” artigiane (con un saldo negativo di 48 imprese); il saldo iscritte-cessate presenta poi il segno “meno” (-85 unità) anche per le società di persone. Relativamente agli addetti, la perdita di occupati delle ditte individuali è stata pari a 569 unità e di 554 in meno per le società di persone.

Fissando l’attenzione sui diversi settori economici, è proseguito, anche nel 2019, l’andamento positivo della maggior parte delle attività del terziario. Fra i servizi di supporto alle imprese, ad esempio, sono passate da 195 a 207 le aziende che svolgono servizi di informazione e comunicazione, produzione di software e consulenza informatica, elaborazione dei dati, hosting e attività connesse.
A quota 575 (in crescita dell’1,6%) si sono poi attestate le aziende che si occupano di noleggio o di servizi integrati di supporto per le funzioni d'ufficio (ad esempio, disbrigo pratiche per conto delle imprese), mentre hanno raggiunto le 359 unità (+2,6%) le imprese che si occupano di attività professionali, scientifiche e tecniche, in particolare attività dei disegnatori tecnici e grafici, grafici per pagine web o ideatori di campagne pubblicitarie.
Registrano, infine, un incremento dello 0,4%, e raggiungono le 1.786 unità, le imprese nel segmento dei servizi rivolti alle persone. In particolare, passando da 69 a 82, sono aumentate le imprese che svolgono attività in campo sanitario e dell’assistenza sociale.

I settori che rappresentano la quota maggiore dell’artigianato della provincia di Reggio Emilia, ovvero le costruzioni (48,1% del totale artigiani) e il manifatturiero (22,6%), sono invece ancora in sofferenza: le aziende del settore edile si sono ridotte, nel 2019, di 91 unità, scendendo così a 8.880 (-1%), mentre il manifatturiero, con una flessione dell’1,7%, è passato da 4.249 a 4.176 imprese.
In calo anche le imprese artigiane che operano nel trasporti e magazzinaggio, che in un anno sono scese da 984 del 2018 alle attuali 941, con una contrazione del 4,4%; in diminuzione del 2,7% anche le attività di ristorazione (da 547 a 532 imprese). In flessione di 6 unità, infine, anche le attività connesse all’agricoltura.

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Solo cinque aziende in meno nel 2019 rispetto al 2018. In flessione, invece, industria (-2%), commercio (-1,7%), agricoltura (-2%) e costruzioni (-1%)

Il 2019 si è chiuso in equilibrio per la dinamica demografica delle imprese reggiane. Sono state infatti 3.411 le nuove iscrizioni, mentre le aziende che hanno espresso la volontà di non proseguire l’attività sono state 3.416, con un saldo annuale della movimentazione anagrafica pari a -5 unità.

Il saldo iscritte-cessate avrebbe potuto avere un risultato migliore se non ci fosse stata, nel mese di dicembre, una ripresa nel numero delle chiusure che hanno raggiunto quota 293 unità, 104 in più rispetto alle nuove aperture che si sono fermate a 189 aziende. A seguito di questi andamenti, si sono portate a 54.064 le aziende presenti nel Registro Imprese camerale alla fine dello scorso anno.

E’ quanto emerge dalla lettura che l’Ufficio Studi della Camera di Commercio ha effettuato sull’andamento demografico delle imprese della provincia di Reggio Emilia nel corso dell’anno che si è appena concluso.
Relativamente all’andamento dei diversi settori economici, le performance migliori vengono da quelli legati ai servizi. In termini assoluti hanno chiuso il bilancio anagrafico in campo positivo le attività professionali, scientifiche e tecniche che, con 43 imprese in più rispetto a dicembre 2018 (+2,2%), hanno raggiunto le 1.986 unità; seguono le attività di noleggio, agenzie di viaggio e servizi di supporto alle imprese (+38 aziende; +2,7%) che passano da 1.390 a 1.428. Il più dinamico in termini percentuali di crescita imprenditoriale è il comparto della sanità e assistenza sociale cresciuto del 5% in un anno: in particolare sono 23 in più le imprese che svolgono attività di assistenza sociale non residenziale.

I quattro settori più significativi per numerosità di imprese della provincia di Reggio Emilia (costruzioni, commercio, manifatturiero e agricoltura), però, mostrano tutti segnali di arretramento. Il saldo negativo più consistente si registra per il commercio: alla fine del 2019, con 180 imprese in meno rispetto all’anno precedente (-1,7%), il settore è sceso a 10.642 unità; il calo è da attribuire in misura maggiore all’andamento del dettaglio che, in un anno ha perso 133 aziende.

Continua il calo anche delle costruzioni: le imprese del settore scendono da 11.718 a 11.599 unità, con una flessione dell’1%; in diminuzione del 2%, poi, l’industria (attività manifatturiere ed estrattive) che, a fine 2019, contava 7.380 aziende.

Scende anche il numero di aziende agricole che, in un anno, passa da 6.052 a 5.928 unità con una contrazione del 2%.

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