Egregio Direttore,
il nostro è un Paese con fragilità sociali diffuse, e con nodi che, se non sciolti, rischiano di stringerci in una morsa irreversibile, tra lo spopolamento legato alla bassa natalità e alla fuga dei giovani all'estero e con una crescente sfiducia nel futuro.
Sembra che tra i dati più significativi spicchi il giudizio negativo sull'andamento dei prezzi, le categorie con i rincari più pesanti sono i generi alimentari, carburanti, pasti fuori casa, viaggi e vacanze, poi l'acquisto della casa o il pagamento dell'affitto che mette in difficoltà quasi il 50% delle famiglie, seguono le utenze, il mutuo e le spese mediche. Ne consegue una quota molto elevata di famiglie che arriva a fine mese con difficoltà e un terzo deve usare i risparmi accumulati.
Le rinunce più difficili sono quelle relative alle cure per la salute, molte le cause: sottofinanziamento del nostro Sistema Sanitario con lunghe liste d’attesa, chiusura di reparti per mancanza di personale, emigrazione di infermieri e medici verso altri Paesi, in quanto lì vengono pagati di più.
La stagnazione dei salari nel mercato del lavoro italiano continua a essere uno dei nodi più difficili da sciogliere, negli ultimi trent’anni invece sono aumentati fino a raddoppiare in molti paesi Europei. Le cause sono molteplici e strutturali, come la bassa produttività, il costo dell’energia, le inefficienze burocratiche.
Quindi bisogna agire sul cuneo fiscale perché è troppo alto, rinnovare i tanti contratti scaduti rendendo il sistema più veloce, aiutare le aziende ad essere più produttive e puntare sulla formazione dei lavoratori per dare loro più competenze al fine di guadagnare di più.












































































