Bologna, 9 gennaio 2026 - La Legge di Bilancio viene presentata, come ogni anno, con toni trionfalistici e slogan rassicuranti. Si parla di sostegno alle famiglie, di rilancio dell’economia, di attenzione ai più fragili. Ma se si va oltre la superficie comunicativa, emerge un quadro ben più problematico: una manovra che distribuisce micro-interventi senza affrontare le grandi emergenze strutturali del Paese.
Non è una questione ideologica. È una questione di priorità.
- Sanità pubblica: la grande assente
La prima, macroscopica criticità è la sanità.
A fronte di un Servizio Sanitario Nazionale in evidente sofferenza – liste d’attesa fuori controllo, personale allo stremo, reparti che chiudono, pronto soccorso in collasso – la manovra non stanzia risorse strutturali adeguate.
- Si continua a tamponare, mai a risolvere.
Qualche fondo, qualche intervento spot, ma nessun vero piano di rilancio del personale, nessun investimento massiccio sulle condizioni di lavoro, nessuna inversione di rotta sulla fuga di professionisti verso il privato o l’estero.
Se la sanità pubblica crolla, non crolla un servizio qualsiasi: crolla un pilastro costituzionale.
- Lavoro pubblico: retorica del “valore” senza valore economico
Tutti a parole riconoscono l’importanza dei lavoratori pubblici.
Nei fatti, però, la Legge di Bilancio continua a trattarli come un costo da comprimere e non come una risorsa da valorizzare.
I rinnovi contrattuali vengono finanziati al minimo sindacale, con aumenti che non recuperano neppure lontanamente l’inflazione reale.
Il risultato è semplice: stipendi fermi, motivazione in caduta libera, amministrazioni sempre più svuotate di competenze.
Un Paese che mortifica il lavoro pubblico si condanna da solo all’inefficienza.
- Welfare: bonus a pioggia, visione zero
Altro grande limite della manovra è l’approccio al welfare:
una somma di bonus, contributi una tantum, misure frammentate che danno l’illusione di fare molto, ma in realtà non costruiscono nulla di solido.
Famiglie, disabili, anziani non autosufficienti, lavoratori fragili: tutti ricevono qualcosa, ma nessuno riceve una risposta strutturale.
È la politica del cerotto su una frattura esposta.
- Dove andrebbero investite davvero le risorse
Se si volesse davvero incidere, le priorità dovrebbero essere chiare:
- Sanità pubblica
- assunzioni vere, non simboliche
- adeguamento salariale del personale sanitario
- investimenti su sicurezza, turni, carichi di lavoro
- Lavoro pubblico
- rinnovi contrattuali che recuperino l’inflazione reale
- valorizzazione delle professionalità
- stop alla precarizzazione mascherata
Welfare strutturale
- non bonus, ma servizi
- non misure spot, ma reti di protezione stabili
Prevenzione e sicurezza sul lavoro
- controlli veri
- formazione seria
- sanzioni efficaci
Perché ogni euro non speso in prevenzione, si paga moltiplicato in emergenza.
Il problema di fondo: manca il coraggio politico
La verità, scomoda ma evidente, è che questa Legge di Bilancio non sceglie, galleggia.
Non scontenta troppo nessuno, ma non cambia nulla.
È una manovra di gestione, non di visione.
E il Paese, oggi, non ha bisogno di contabilità creativa.
Ha bisogno di decisioni nette, investimenti coraggiosi e scelte impopolari ma giuste.
Perché continuare a rinviare i nodi strutturali significa una cosa sola:
scaricare il conto su lavoratori, cittadini e servizi pubblici. Come sempre.













































































