Lunedì, 14 Aprile 2025 18:50

Analisi congiunturale dell'economia parmense: il punto della situazione e le prospettive per il futuro In evidenza

Scritto da Francesca Caggiati*

A Palazzo Soragna, sede dell'Unione Industriali di Parma, si è tenuta nei giorni scorsi la seconda edizione dell'incontro "Analisi congiunturale dell'economia parmense”.

L'evento, organizzato dall'UPI in collaborazione con l'Università di Parma, e moderato da Claudio Rinaldi, direttore della Gazzetta di Parma, ha offerto un'analisi dettagliata dell'andamento economico locale.

L'analisi congiunturale, curata da Valentina Ruberto, responsabile dell'Ufficio Studi dell'Unione Parmense degli Industriali, e dal team dell'osservatorio economico permanente, ha presentato i risultati dell'ultima rilevazione, fornendo una "fotografia aggiornata delle performance delle aziende associate e del contesto produttivo di Parma e provincia” con i forward per l'anno in corso, al netto dei dazi americani di cui si è iniziato a parlare dopo le rilevazioni. L'indagine, basata su indicatori chiave e tendenze settoriali, si propone come uno strumento di lettura fondamentale per interpretare l'evoluzione del mercato.

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Dopo l'introduzione di Gabriele Buia, presidente dell'Unione Parmense degli Industriali e la relazione di Valentina Ruberto, sui risultati dell'analisi, Pier Luigi Marchini, professore ordinario di Economia Aziendale presso l'Università di Parma, ha commentato le evidenze raccolte, focalizzandosi sugli investimenti realizzati dalle aziende.

Un momento di approfondimento è stato dedicato al tema degli investimenti e dell'innovazione come fattori di successo per la crescita delle imprese, con interventi di Andrea Ragaini (Banca Generali) e Marcello Demeglio (Tim Enterprise) che ha sottolineato l'importanza dell'utilizzo di nuove tecnologie e intelligenza artificiale per rendere le imprese sempre più competitive e al passo con i tempi.

Confronto con il contesto nazionale e internazionale

Federico Fubini, inviato ed editorialista di Economia del Corriere della Sera, ha esteso l'analisi al contesto nazionale e internazionale. Il suo intervento più accademico e con un taglio politico ha messo in relazione le dinamiche economiche locali con le tendenze più ampie a livello nazionale e globale, alla luce della situazione americana e dei dazi paventati da Trump.

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Un folto pubblico ha partecipato alla presentazione pubblica dei dati (Ph. credits UPI)

Guardiamo al futuro: quale potrebbe essere l'impatto dei dazi americani sull'agroalimentare italiano e parmense

Condivido qui una personale analisi e scenario futuro, nel caso di conferma dell'introduzione di nuovi dazi da parte degli Stati Uniti, che da un lato rappresenta una “minaccia” per l'economia italiana, in particolare per il settore agroalimentare, pilastro del nostro export. Queste nuove tasse infatti colpiranno direttamente prodotti di eccellenza che rappresentano un vanto del Made in Italy e un motore di crescita per molte regioni, tra cui l'Emilia-Romagna e in particolare la provincia di Parma.

Conseguenze generali per il settore agroalimentare italiano

Come conseguenza si avrà un aumento dei prezzi per i consumatori statunitensi, rendendo i prodotti italiani meno competitivi sul mercato americano. Anche se, essendo in molti casi prodotti di nicchia e rivolti ad un target alto spendente, il rincaro potrebbe essere interamente assorbito dal mercato oppure ripartito tra produttore, importatore e consumatore finale, in percentuale variabile. Questo per evitare cali di competitività e una diminuzione delle esportazioni verso gli Stati Uniti, e prevenire conseguenze negative per le aziende italiane, soprattutto le piccole e medie imprese (PMI) che spesso dipendono fortemente dal mercato americano.

L'impatto si estenderà progressivamente su tutta la filiera, dai produttori agricoli ai trasformatori alimentari, fino ai distributori e ai rivenditori. E di certo non mancheranno, come già successo in altre circostanze, le speculazioni. Anche il tasso di cambio delle valute e quindi il rapporto dollaro/euro inciderà inevitabilmente su questi equilibri. Quindi una eventuale riduzione delle vendite all'estero, non è detto che si traduca parallelamente in una eguale diminuzione della produzione o problemi di sostenibilità economica per le aziende italiane.

Infatti, i dazi potranno innescare un meccanismo di riposizionamento sul mercato americano e aumentarne la marginalità e saranno anche motivo di sviluppo di nuove strategie di export su nuovi mercati esteri, come quelli medio orientali, salumi e alcolici a parte ovviamente.

Impatto sui prodotti tipici parmensi

Parma, cuore pulsante dell'eccellenza agroalimentare italiana, potrebbe apparire vulnerabile a questa situazione. Prodotti simbolo come il Parmigiano Reggiano, il Prosciutto di Parma, il Salame di Felino e il Culatello di Zibello: sono tutti a rischio? Dipende come verranno riassorbiti i nuovi costi. Certo una flessione verso altri prodotti analoghi potrebbe esserci e gli americani potrebbero optare per salumi, vini e formaggi interni. Solo marginalmente comunque in quanto già oggi fanno parte di due target di mercato diversi. Chi non ha mai acquistato i nostri prodotti per via del prezzo, con i dazi sarà ulteriormente dissuaso nel farlo, chi è già clienti non alto spendente, acquisterà meno quantità. Chi sostanzialmente è ricco e cliente affezionato dei prodotti della food valley italiana per antonomasia, continuerà con gli stessi comportamenti di acquisto. Anzi i nostri prodotti diventeranno ancora di più uno status symbol.

Strategie di mitigazione e possibili soluzioni: l'approccio necessario è multifattoriale

Come accennato i dazi rappresentano sicuramente una sfida, ma anche una grande opportunità che per essere colta appieno deve tenere conto di più variabili :

  • sostegno istituzionale: il governo italiano e l'Unione Europea dovranno impegnarsi attivamente in negoziati con gli Stati Uniti per risolvere le controversie commerciali e rimuovere o quantomeno arginare i dazi. La Premier Meloni è in partenza per gli Stati Uniti proprio nei prossimi giorni. Sarà fondamentale un'azione diplomatica forte per proteggere gli interessi in particolare del settore agroalimentare italiano;
  • diversificazione dei mercati: le aziende italiane devono investire nella diversificazione dei mercati, cercando nuove opportunità di esportazione – indipendentemente dalla situazione contingente tra l'altro - in paesi non soggetti a dazi americani;
  • promozione e comunicazione: sarà necessario intensificare gli sforzi di promozione e comunicazione per valorizzare l'unicità e la qualità dei prodotti italiani, sensibilizzando i consumatori americani e rafforzando l'immagine del Made in Italy e quindi lavorando sul posizionamento dei prodotti;
  • innovazione e digitalizzazione: le aziende, per arginare i dazi, hanno un'ulteriore spinta ad investire in innovazione e digitalizzazione per migliorare l'efficienza produttiva, ridurre i costi di trasformazione e realizzazione dei prodotti.

L'applicazione dei nuovi dazi americani rappresenta quindi una minaccia relativa per l'economia italiana e in particolare per il settore agroalimentare parmense. Se le aziende avranno un approccio strategico e si porranno le basi per un impegno congiunto da parte delle istituzioni e delle imprese, non solo è possibile mitigare gli effetti negativi e proteggere l'eccellenza del Made in Italy, ma focalizzandosi sulle nuove sfide che si possono aprire anche in altri mercati di sbocco potrebbe rappresentare una nuova opportunità da cogliere.

 *Francesca Caggiati - giornalista stampa specializzata ARGA/UNARGA delegata per Parma e provincia

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