Belluno, 30 marzo 2025 - Il problema principale della montagna veneta non è la mancanza di un’ulteriore figura istituzionale, ma l’assenza di strumenti efficaci per contrastare spopolamento, marginalizzazione economica e mancanza di servizi essenziali.
La creazione di un assessorato ad hoc rischia di tradursi in un’ennesima casella nell’organigramma regionale, priva di risorse adeguate e con competenze che si sovrappongono a quelle già esistenti, senza incidere davvero sulle questioni fondamentali.
Allo stesso modo, il Registro pubblico dei crediti da carbonio generati su base volontaria nel settore agro-forestale, istituito con la legge n. 41/2023 di conversione del decreto-legge n. 13/2023, non è lo strumento che può risollevare la montagna veneta. In teoria, questo registro dovrebbe incentivare la tutela e la valorizzazione delle foreste attraverso la certificazione e la commercializzazione di crediti di carbonio derivanti dalla capacità degli ecosistemi di assorbire CO₂.
Tuttavia, si tratta di una misura che si muove su un piano troppo teorico e burocratico, distante dai problemi concreti delle comunità montane. La creazione di un mercato volontario dei crediti di carbonio, infatti, non garantisce né un reddito certo per i proprietari forestali, né un impatto strutturale sulla gestione sostenibile del territorio, perché la domanda di tali crediti è incerta e il loro valore economico spesso insufficiente a compensare gli investimenti richiesti.
Se si vuole davvero rilanciare la montagna veneta, servono riforme più incisive e pragmatiche. È necessario, ad esempio, un deciso intervento sulla fiscalità, con un regime agevolato specifico per le imprese e le attività economiche che operano in contesti montani, riducendo il cuneo fiscale per chi assume e lavora in queste aree. Occorre rivedere le norme urbanistiche e ambientali per incentivare il recupero dell’edilizia rurale e delle seconde case senza ostacoli burocratici insensati.
Va garantita una dotazione finanziaria adeguata per i comuni montani, magari attraverso una revisione dei criteri di riparto del Fondo di solidarietà comunale, che oggi penalizza proprio le realtà più piccole e periferiche. Infine, servono politiche per il lavoro e la scuola che rendano la montagna un luogo attrattivo per le giovani famiglie, con incentivi per chi si trasferisce e l’istituzione di presidi scolastici adeguati, evitando accorpamenti che costringono i ragazzi a spostamenti infiniti. Più che nuove poltrone o registri di dubbia utilità, la montagna veneta ha bisogno di scelte politiche coraggiose, capaci di ribaltare la logica dell’emergenza e restituire a queste terre una prospettiva di sviluppo autentica e duratura.
Autori:
Prof. Avv. Augusto Sinagra (Giá Ordinario di Diritto dell'Unione Europea presso l'Universitá degli Studi "La Sapienza" di Roma. Direttore della Rivista della Cooperazione giuridica internazionale fascia A)
Prof. Daniele Trabucco
(Professore strutturato in Diritto Costituzionale e Diritto Pubblico Comparato presso la SSML/Istituto di grado universitario "san Domenico" di Roma. Dottore di Ricerca in Istituzioni di Diritto Pubblico).












































































