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Se ne discute a San Felice sul Panaro il 14 luglio

Pubblicato in Ambiente Modena

L'emergenza sanitaria ed il lockdown dei mesi scorsi hanno portato ad una drastica riduzione dei consumi, incidendo pesantemente sulle vendite al dettaglio delle imprese reggiane. Nel secondo trimestre dell'anno, infatti, si è assistito ad un crollo delle vendite, con una flessione dell'11,6% rispetto allo stesso periodo del 2019.

Giovedì, 19 Dicembre 2019 10:46

Quanti botti per queste Sante Festività?

Osservatorio Economico Vini Speciali dal 1991 (OVSE).  Spumanti: stima consumi&valori&tipologia in Italia durante le Sante Feste. Una economia importante e un segnale per il Paese.

In 30 giorni volano 77 milioni di tappi + 3,7/3,9 straniere. 870 mio/€ la spesa totale degli italiani. Comolli: ”Rispetto allo scorso anno 2,4 milioni di bottiglie in più pari ad un 3,3% di incremento volumi e una spesa globale di +4,4% dovuto solo alle bottiglie nazionali. Plusvalenza e forbice molto ampia fra prezzo all’origine e fatturato al consumo per etichette italiane: 280 milioni di euro in cantina diventano 630 milioni sul mercato. Per Champagne volumi in crescita, fatturato in calo”.  

Cresce ancora il consumo in Italia di vini spumeggianti, ritorna importante un consumo concentrato e stagionale, sempre al vertice la Gda nelle vendite ma con il prezzo medio più basso. Secondo anno di ripresa per horeca, aumento del consumo off-premise, non esplodono i rosè, bene i veri vini biologici certificati ma in abbinata stretta con il nome della cantina, sempre più brut e mono dolci. Purtroppo ancora carenze conoscitive alla mescita, meno consumatori giovanissimi, più consumi nella terza età, prezzi al consumo generalmente stabili, un po’ in calo alcuni Prosecco Doc. Ancora poco evidenti certe docg e doc di alta qualità;  boom di etichette di vitigni autoctoni e innovativi con belle scoperte dal sud Italia, purtroppo con un consumo “vicinale e prossimale”. Questo in sintesi la previsione dei consumi di fine anno di OVSE-CEVES, stima dettata da esperienza e dati raccolti dagli operatori economici sul mercato.

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 APPROFONDIMENTO
Nei fatidici 30 giorni che oramai dal 1991, anno su anno, l’osservatorio economico internazionale prende a riferimento (dal primo ponte feste dicembre alla chiusura della settimana di Epifania), gli italiani berranno qualche bottiglia in più rispetto alle festività del 2018-2019. Una media di poco più di 2,5 milioni di bottiglie al giorno. Per la sola serata di fine anno voleranno 44-48milioni di bottiglie, altre due concentrazioni per Natale e per Epifania. In termini di tipologia di consumo grandi differenze: tradizione per Natale con più vini dolci e dry, per Epifania più vini Rosè anche ancora molto pochi rispetto ad altri paese, mentre una festa di capodanno con più vini secchi e brut. In totale circa 77 milioni le bottiglie made in Italy stappate per un valore alla produzione di circa 280 milioni di euro a fronte di una spesa degli italiani di 630 milioni di euro.

Saranno solo 3,7-3,9 milioni le bottiglie straniere, stappate soprattutto in ristoranti delle metropoli e in veglioni di locali notturni e in località di vacanza, per una spesa al consumo di altri 240 milioni. In crescita le bottiglie stappate di Champagne. Oltre 870 milioni di euro verranno spesi in bollicine per le festività 2019-2020. “Segnale di speranza e di voglia di vivere si direbbe…per dimenticare e guardare oltre una crisi politica perenne, un lavoro precario e latitante, vertenze industriali, vendite lente nei negozi ”è il commento di Giampietro Comolli, economista esperto di vini spumanti e presidente dell’Osservatorio Economico fondato nel 1991 con Fregoni e Niederbacher. Rispetto all’anno precedente Ovse rileva una crescita dei consumi nazionali del 3,3% (2,4 mio/bott in più), secondo anno consecutivo, dopo un lustro ad andamento piatto.

A fronte di un quasi stazionare valore unitario in cantina all’origine si riscontra un incremento di prezzo medio sul mercato del 4,4% (+0,40 cent a bottiglia): incremento dovuto esclusivamente alle etichette nazionali più conosciute. Valori al consumo stazionari, se non in calo, per le etichette top di Champagne.  OVSE raccoglie dati da fonti certe, operatori, fatture, bolle, doc trasporto, prenotazioni ai tavoli, commesse e spazi destinati eventi.
 

“Forse c’è un eccesso di ricarico in horeca, rispetto al prezzo sulla scaffale e online!“ dichiara Comolli. Emerge che il Franciacorta, il Valdobbiadene, il Trento sono i vini più richiesti, di fascia alta, per le grandi cene. Con i dolci c’è il dualismo Cartizze sia brut che dry, e  il tradizionale Asti. Crollo delle etichette poco note e non chiare nell’origine e nella marca, anche se copie di note. L’Universo Prosecco catalizza l’attenzione di 7 consumatori su 10. “Azzardando la stima – dice Comolli – si stapperanno circa 48-50 milioni di bottiglie Prosecco docg-doc, 10-11 milioni di metodo tradizionale classico fra Franciacorta, Trento, Alta Langa, Alto Adige, Oltrepo’, poi 6 milioni di Asti, 1 milione di autoctoni regionali e circa 8-10 milioni di altre tipologie compreso Durello, Nebbiolo, Lambrusco”.

Circa 20-22 milioni di italiani consumatori di vino, arriveranno a consumare durante le feste circa 1,9 bottiglie a testa. Le Festività 2019-2020 si caratterizzano per un gran numero di nuove etichette di vini spumanti da territori e vitigni autoctoni. La biodiversità spumantistica nazionale si arricchisce in 2 anni di 120-140 etichette delle aziende vitivinicole a sud degli appennini tosco-emiliani. Sul mercato troviamo bollicine a base di uve di Zibibbo, Ortrugo, Fiano, Catarratto, Bombino, Susumaniello, Monica Sarda, Nerello Mascalese, Bellone, Biancolella, Pecorino, Frappato, Passerina ma anche i più noti e già sperimentati Vermentino, Nebbiolo, Pigato, Malvasia di Candia,  Aglianico, Inzolia, Erbaluce, Falanghina….

“E’ evidente – chiosa Comolli – che c’è voglia di bollicine. Il consumo regionale chiede anche una produzione locale. E’ la sostanziale differenza dell’Italia con Spagna che ha 1 sola DocSpumante nazionale, la Francia che ne ha 6, quasi tutte metodo tradizionale classico. Questa orizzontalità produttiva è un patrimonio eccezionale, ma ha anche forti difficoltà di penetrazione, di conoscenza, di destinazione ampia. Sono produzioni di nicchia che restano tali, ma valorizzano ospitalità, accoglienza. Gli spumanti d’Italia sempre più attrazione, buongusto e bellezza per i turisti stranieri. Non solo vino da bere!”
 
Il boom delle bollicine tricolori ha inizio dal 2005 con la nascita del Forum Spumanti d’Italia a Valdobbiadene che per 10 anni ha parlato con una voce unica,  evidenziando le differenze tipologiche e esaltando diversità identitarie e di metodo, coinvolgendo e informando centinaia di MW, sommelier, opinion leader del mondo che così hanno “conosciuto” la varietà e qualità dei vini spumeggianti italiani. E’ da li che è partita anche la scelta di puntare su Valdobbiadene/Cartizze/Asolo Docg e Prosecco Doc per creare un brand nazionale, forte, trainante, autoctono, indipendente da modelli e mode, senza scimmiottare nessuno. Si è sdoganato, come dico, il “metodo italiano” che è una produzione autonoma e unica al 100%.

La enologia spumantistica italiana è diventata un pilastro dell’economia nazionale, con una bilancia export e un contributo al Pil di non poco conto: un valore totale annuo all’origine su 2,2 mld di euro che superano i 6,1 mld di euro al consumo finale.

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Pubblicato in Agroalimentare Emilia

In Italia il cibo gettato via ogni anno equivale ad un punto del PIL nazionale, con l'82% dello spreco rappresentato dal cibo che si getta in casa.

A Natale lo sperpero è al massimo, soprattutto in Italia dove in occasione delle feste si esagera con cibi e vini. «Queste celebrazioni hanno così un effetto dannoso sul pianeta di cui stiamo consumando le risorse a tempo di record» avvertono gli analisti di Ener2Crowd, invitando i cittadini a rendere le feste più eco-sostentibili.

(AJ-Com.Net) - ROMA, 13 DIC 2019 - Lo spreco alimentare somma annualmente in Italia 17 miliardi di euro, pari all'1% del pil, di cui 14 miliardi di euro dissipati per il cibo già prodotto e gettato via e 3 miliardi di euro per lo spreco di filiera e distribuzione.

Si tratta per l'82% di alimenti gettati via dai consumatori e per il 18% di scarti del processo di produzione e di trasporto. A metterlo in evidenza è Ener2Crowd ( www.ener2crowd.com ), la prima piattaforma italiana di lending crowdfunding energetico.

Se analizziamo poi i dati del periodo natalizio scopriamo che tra Natale e Capodanno si getteranno via oltre 500 mila tonnellate di cibo, corrispondenti ad oltre 80 euro per gruppo familiare che vanno in fumo inutilmente, portando anche ad un'impennata del livello di inquinamento «perché ogni tonnellata di rifiuti alimentari produce 4,2 tonnellate di CO2» spiegano gli esperti di Ener2Crowd.

Eppure, dalla scelta dei cibi alle decorazioni, dai mezzi di trasporto all'illuminazione, il Natale può essere occasione per mettere in atto e diffondere pratiche sostenibili, puntando sulla sensibilità ambientale e sulle tecnologie per ridurre gli sprechi, anche energetici.

«Mai prima d'ora abbiamo avuto così tante prove del fatto che essere sostenibili è anche economicamente vantaggioso per le aziende» sottolinea Niccolò Sovico, ideatore, co-fondatore e ceo di Ener2Crowd.

Se poi in Italia ogni cittadino dedicasse l'esatto valore dello spreco alimentare di 12 mesi ai progetti Ener2Crowd pensati per il progresso del Pianeta, questi rappresenterebbero un tesoretto di circa 13 miliardi di euro in grado di crescere del 6% all'anno.

«Come consumatori, dobbiamo usare il nostro potere di spesa per mostrare alle aziende che è nel loro interesse realizzare prodotti sostenibili» ricalca Giorgio Mottironi, co-fondatore e chief sustainability officer di Ener2Crowd, che per questo Natale suggerisce di regalare e regalarsi un «lending crowdfunding energetico».

La proposta ai cittadini è quella di diventare greenvestor, optando -ad esempio- per il progetto Ener2Crowd legato al relamping realizzato da Samso SpA con la nuova tecnologia a led in grado di portare ad una riduzione annua di 365 tonnellate di emissioni di CO2, pari all'effetto che avrebbe la piantagione di 36.500 alberi. 

(Foto di Francesca Bocchia - Accensione albero di Natale a Parma) 

Nonostante il positivo andamento del comparto alimentare e della grande distribuzione, prosegue, anche se con minore intensità, la flessione delle vendite del commercio al dettaglio in provincia di Reggio Emilia. 

Reggio Emilia 29 agosto 2019 - Dopo un inizio d’anno in cui la diminuzione aveva raggiunto l’1,4%, nel secondo trimestre 2019, infatti, il calo registrato dalle vendite degli esercizi in sede fissa si è attestato allo 0,4% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.
Secondo l’analisi dell’Ufficio Studi della Camera di Commercio, l’andamento è da attribuire ad una crescita di tre punti percentuali della quota di imprese che, rispetto al periodo aprile-giugno 2018, ha rilevato un andamento positivo delle vendite, mentre si è ridotta la percentuale di intervistati che ha registrato una diminuzione.


Positivi, come si è detto, gli andamenti delle vendite sia della grande distribuzione organizzata che del commercio al minuto alimentare. Quest’ultimo, con una crescita dell’1,3%, ritrova finalmente il segno “più” dopo diversi trimestri in flessione. Per ipermercati, supermercati e grandi magazzini, invece, l’andamento positivo ha già caratterizzato gli ultimi nove mesi, fino a segnare un +2,1% tra aprile e giugno di quest’anno.


In controtendenza appaiono invece i dati degli esercizi di commercio di prodotti non alimentari, che incidono sfavorevolmente sul trend delle vendite complessive al dettaglio.
Da diversi trimestri, nella nostra provincia, l’andamento del dettaglio specializzato non alimentare continua a posizionarsi in territorio negativo, anche se con valori più contenuti rispetto ai periodi precedenti: nel secondo trimestre di quest’anno, infatti, le vendite hanno registrato un -1,9%, dopo il -2,5% del periodo gennaio-marzo.


Complessivamente le attese dei commercianti per la seconda parte del 2019 si orientano, in due casi su tre, verso una stabilità nelle vendite, anche se il 21% ipotizza una diminuzione nei tre mesi successivi. La disaggregazione per tipologia di negozio mostra, però, previsioni diversificate: oltre il 60% degli intervistati di tutte le tipologie ritiene che, nel trimestre luglio-settembre, le vendite non subiranno sensibili variazioni, ma solo per la grande distribuzione organizzata è positivo il saldo fra chi prevede aumenti e chi contrazioni.


A fine giugno di quest’anno erano 4.646 le imprese del settore del commercio al dettaglio registrate in provincia di Reggio Emilia, il 2,1% in meno rispetto all’analogo periodo del 2018.

Quasi la metà dei dettaglianti svolge attività di commercio non alimentare (2.242 imprese; -2,3%) e 525 sono esercizi non specializzati della grande distribuzione organizzata (-3,5%); i negozi di alimentari sono 709 (-0,1%), gli ambulanti sono 770 (-6,4%), mentre l’attività di commercio al dettaglio fuori da negozi, banchi e mercati (attraverso internet, o mediante l’intervento di un dimostratore oppure per mezzo di distributori automatici) è svolta da 270 imprese, le uniche a registrare un incremento sensibile (+10,2%) su base annua. Infine, sono 130 (-1,5%) le aziende di commercio al dettaglio di carburante.

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Pubblicato in Economia Reggio Emilia

Conoscere e riconoscere gli elettrodomestici più energivori, cioè quelli che consumano più corrente, è il primo passo per sapere come risparmiare. Gli split dell'aria condizionata sono gli indiziati numero uno quando ci si mette in cerca dei responsabili delle bollette più salate, anche se è sufficiente adottare alcuni accorgimenti per migliorare la situazione: si può sfruttare, per esempio, la funzionalità di deumidificazione al posto di quella di raffreddamento. I risultati che si ottengono sono gli stessi, ma i consumi diminuiscono di quasi un terzo.

La lavatrice

Anche la lavatrice "mangia" un sacco di energia, e in più consuma anche grandi quantità di acqua. D'altro canto non si può fare a meno di questo elettrodomestico, fermo restando che la scelta dei modelli di ultima generazione permette di approfittare delle classi di efficienza energetica più elevate. Per limitare i consumi è opportuno anche provvedere a una manutenzione accurata e costante nel tempo, tramite la pulizia del cassettino per i detersivi e del filtro. Inoltre, ogni volta che se ne ha la possibilità vale la pena di sfruttare i programmi a basse temperature, possibilmente non sopra i 40 gradi, e quelli con lavaggio a freddo.

In cucina: il frigo e la lavastoviglie

In cucina è opportuno badare sia al frigo che alla lavastoviglie. Il frigorifero consuma tanto per la semplice ragione che non può essere spento. Ecco perché la sola via che si può percorrere in vista di consumi ottimizzati consiste nel compiere un investimento iniziale basato su un prodotto di classe energetica elevata. Un esempio di frigorifero che si contraddistingue per un rapporto qualità prezzo eccellente e che in più consuma "il giusto" è HDCN 204WD / 1 Frigorifero Combinato 340Lt No Frost Bianco Classe A++. Per quel che concerne la lavastoviglie, si calcola che si riesca a risparmiare quasi la metà di energia evitando di usare la funzione di asciugatura: soprattutto quando fa caldo basta aprire lo sportello per far sì che i piatti e le pentole si asciughino da soli.

Le abitudini casalinghe da correggere

A incidere sulla bolletta elettrica, comunque, non sono solo gli elettrodomestici energivori: anzi, si stima che essi influiscano solo per un decimo dei costi complessivi. Ecco perché non è sufficiente comprare degli elettrodomestici di alta classe energetica se tali acquisti non sono abbinati a quelli di lampadine a basso consumo. Inoltre, vale la pena di perdere un po' di tempo per individuare una tariffa di consumo in linea con le proprie esigenze e adeguata alle proprie preferenze. Sul web si possono trovare comparatori gratuiti grazie a cui è facile scoprire le tariffe più convenienti per le forniture di energia elettrica.

Una casa su misura, all'insegna del risparmio

In sintesi, per una casa davvero su misura e poco energivora sono numerosi gli aspetti che è opportuno valutare, specialmente nel corso della stagione estiva, quando il gran caldo induce ad azionare al massimo i ventilatori o gli impianti di aria condizionata. Una maggiore attenzione nei confronti degli sprechi di cui ci rendiamo protagonisti tutti i giorni non solo può far bene al nostro portafoglio, ma ha un effetto positivo anche nei confronti dell'ambiente e della salute del pianeta che lasceremo in eredità ai nostri figli e ai nostri nipoti.

Pubblicato in Ambiente Emilia

Snack al supermarket: via dalle casse dei supermercati. Regno Unito: uno studio ha convinto il Dipartimento della Salute a bandire caramelle, cioccolate e merendine varie vicino alle casse dei market perché costituirebbero un quinto dei prodotti ipercalorici acquistati. Lo "Sportello dei Diritti": si faccia anche in Italia

Le strategie messe in atto dall'industria alimentare, e in particolare delle grandi catene dei supermercati, sono troppo spesso in netto contrasto con le raccomandazioni dei nutrizionisti e degli esperti di salute, di mangiare sano, di ridurre l'apporto di grassi e calorie, e in generale di restare in forma. Basti pensare che solitamente in tutti i market, per la verità piccoli e grandi, troviamo una sfilza di snack ipercalorici ben allineati all'altezza o in prossimità delle casse: l'idea è che, finito di fare la spesa, nell'attesa di essere serviti, la nostra attenzione venga rapita da coloratissimi pacchetti di cioccolati, caramelle e altre merendine tutt'altro che salutari.

E aggiungerle alla lista della spesa diventa praticamente automatico. Un problema legato al sovrappeso e all'obesità che, secondo gli esperti, può essere parzialmente risolto eliminando quei determinati prodotti dalle vicinanze delle casse. Uno studio condotto presso l'Università di Cambridge e pubblicato nella rivista scientifica PLOS Medicine, ha considerato 30mila famiglie, scoprendo che, rimuovendo gli snack dalle casse, la loro spesa comprendeva un quinto in meno dei prodotti ipercalorici rispetto al normale. «Vedere che un cambiamento così piccolo può fare una differenza tanto grande nelle diete delle persone è veramente incoraggiante», ha dichiarato la dottoressa Jean Adams a BBC News. Come strategia parallela, si potrebbero rimpiazzare questi prodotti con promozioni e offerte più salutari, per attirare la clientela ad acquistare più frutta e verdura, per esempio.

«Per resistere alle promozioni dovremmo essere tutti supereroi!», dice la dottoressa Alison Tedstone. «Ma tante di queste offerte sono pensate per farci spendere in alimenti che non ci servono affatto. Dobbiamo limitare questo genere di promozioni per ridurre il consumo di calorie in eccesso e combattere il problema dell'obesità. E nel frattempo risparmiare denaro».

Un portavoce del Department of Health and Social Care inglese ha confermato l'intenzione da parte dei ministri di allontanare questo genere di snack e promozioni dalle prossimità delle casse, al fine di «scoraggiare la clientela a comprare prodotti di cui non hanno bisogno». Per Giovanni D'Agata, presidente dello "Sportello dei Diritti", un'intenzione che dovrebbe essere presa in considerazione anche in Italia.
(3 gennaio 2019)

Frena la crescita della spesa alimentare domestica nel terzo trimestre del 2018

La spesa delle famiglie per i prodotti alimentari registra una frenata nel terzo trimestre 2018. Il dato relativo al trimestre si riporta infatti in linea con quello dell'analogo periodo del 2017 e l'incremento complessivo dei primi 9 mesi del 2018 rispetto allo stesso periodo del 2017 si riduce di conseguenza allo 0,6%.

Infatti, dopo il +3,2% del 2017 sul 2016, la crescita della spesa nel 2018 ha accusato un graduale rallentamento e gli incrementi tendenziali, che erano del +1,4% nel primo trimestre e del +0,9% il primo semestre 2018, tendono ad assottigliarsi, tanto che si teme una chiusura dei dodici mesi in pareggio rispetto allo scorso anno. Dalla GDO giungono infatti notizie di fatturati in contrazione nei mesi di ottobre e novembre.

La composizione dello scontrino nei primi nove mesi 2018 vede una rimodulazione dei componenti alimentari rispetto allo stesso periodo dello scorso anno: in netta contrazione gli acquisti di prodotti "maturi" come farine e pasta (rispettivamente -4,7% e -1,8% in volume), sostituiti evidentemente da prodotti per "fuori pasto" (+2,7%) e "piatti pronti" (+2,2%). Gli italiani parlano sempre più frequentemente ed approfonditamente di cibo e di salute legata all'alimentazione, ma il tempo per poterlo preparare in casa resta esiguo e insufficiente, crescono pertanto gli acquisti di prodotti iper-processati, dove il richiamo al salutismo è in definitiva spesso affidato ad un claim che annuncia addizione o assenza di un solo prodotto.

(Ismea 21 dic 2018)

 

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Pubblicato in Economia Emilia
Domenica, 26 Agosto 2018 08:31

Settembre, probabile rincaro del pane.

A settembre possibili rincari del costo del pane, pasta e dei prodotti da forno come conseguenza dell'aumento del prezzo a livello globale del grano. Lo "Sportello dei Diritti" rilancia le preoccupazioni di fornai e panificatori

Lo aveva già preannunciato ad inizio agosto il Wall Street Journal, uno dei più importanti quotidiani finanziari al mondo, il possibile e rapido aumento del prezzo del grano dovuto ad un mix di inverno molto freddo ed estate bollente. Ed aveva fatto presagire che si sarebbe potuti tornare ai picchi del 2012. Diversi analisti del settore, come riportato dall'autorevole giornale americano, hanno rilevato che "ogni ulteriore calo delle forniture potrebbe condurre il mercato in condizioni di grossa scarsità di offerta", situazione nella quale il prezzo sale sempre per le leggi dell'economia. Circostanze che avrebbero avuto un conseguente effetto sui prodotti trasformati, in particolare pane e pasta.

La produzione, in particolare, sarebbe calata in Unione Europea, Russia, Stati Uniti, Canada, Ucraina, Pakistan Australia e Turchia. Tutti i grandi produttori, in pratica e non solo. Secondo le stime USA, la produzione globale di grano calerà da 758 a 730 milioni di tonnellate anno su anno.

Ed era stata la stessa Coldiretti ad allarmarci prima di metà agosto con un comunicato che non lascia spazio a fantasie: "La siccità e il caldo hanno "bruciato" questa estate la produzione di grano in Europa del 10% rispetto allo scorso anno per effetto soprattutto del calo dei raccolti in Nord Europa, in Germania e Francia. Le stime – secondo l'organizzazione – sono ridotte ad appena 127,7 milioni di tonnellate per il grano tenero destinato a pane e biscotti nell'Unione Europea, secondo Strategie Grains, mentre per il grano duro destinato alla pasta il calo è contenuto al 4% con un quantitativo di 9,2 milioni di tonnellate a livello europeo. La produzione di grano tenero della Francia stimata pari a 35,1 milioni di tonnellate, il 4% in meno rispetto allo scorso anno, mentre in Germania, che è il secondo produttore di grano dopo la Francia, la produzione di grano si è ridotta del 20% su valori per la prima volta insufficienti addirittura per coprire i fabbisogni interni ma una forte contrazione dei raccolti si registra anche in Scandinavia".

Le conseguenze, quindi, e con molto rammarico sono abbastanza chiare: aumenta il costo del grano, quello della farina e dunque anche quello del pane, della pasta e dei prodotti da forno.

E sono proprio alcuni artigiani tra fornai e panettieri, ad esprimere nei giorni scorsi le loro preoccupazioni allo "Sportello dei Diritti" avendo appreso dai loro fornitori che da settembre le prossime forniture di farine subiranno un sostanzioso rincaro con la conseguenza, che quasi certamente, saranno costretti a ritoccare i prezzi dei loro prodotti che andranno ad incidere sulle tasche dei consumatori.

È chiaro che non avendo ancora piena cognizione dell'aumento del costo del grano e delle farine all'ingrosso ci è difficile fare delle stime su quelli che potranno essere i rincari al dettaglio, rileva Giovanni D'Agata presidente dello "Sportello dei Diritti". Tuttavia è bene raccogliere sin d'ora le preoccupazioni espresse da coloro che toccheranno per primi gli aumenti suindicati per richiedere tempestivamente gli adeguati interventi necessari perché tali costi aggiuntivi non vadano incidere su beni di prima necessità quale pane, pasta e prodotti da forno.
( 24 agosto 2018 )

Pubblicato in Agroalimentare Emilia
Domenica, 10 Giugno 2018 06:02

Consumi - Italia spaccata

2018: ancora in ripresa la spesa per i prodotti alimentari. La spesa delle famiglie per i prodotti alimentari registra nel primo trimestre 2018 un incremento del 1,4% rispetto all'analogo periodo del 2017 che segue il +3,2% già registrato nell'intero 2017 rispetto all'anno precedente.

Anche nel primo trimestre 2018 sono i prodotti confezionati a trainare la spesa (+2,3%) mentre per i prodotti sfusi (che ormai pesano solo il 33% del valore del carrello) la spesa si è contratta dello 0,5%.

I consumatori italiani nel periodo da gennaio a marzo 2018 hanno speso circa l'1,3% in più per l'acquisto di beni alimentari e l'1,9% in più per le bevande (alcoliche ed analcoliche).

Importante sottolineare che la ripresa non si è manifestata in maniera uniforme a livello nazionale: una crescita sostenuta della spesa si è registrata nell'Area Nord Est (+5%) del Nord Ovest (+3,3%) e nell'Area Centro (+5,6%), mentre una flessione della spesa ha caratterizzato i consumi nell'Area Meridionale (-1,1%).

La composizione del carrello nel primo trimestre 2018 vede una riduzione della spesa per le bevande analcoliche, per gli ortaggi (sia freschi che trasformati), e per molti prodotti da scaffale derivati dei cereali, mentre aumenta la spesa per tutti i prodotti proteici (carni pesce uova).

Tra i prodotti freschi molto bene il comparto delle uova, per le quali la spesa è aumentata nel primo trimestre del 19% dopo la già buona performance del 2017 (+4% rispetto al 2016). Il trend è in buona parte ascrivibile all'aumento dei prezzi medi (+19%) e alla maggior presenza in assortimento di uova provenienti da allevamenti "a terra" e biologici.

(In allegato il Report completo ISMEA in formato pdf)

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(Ismea 31 maggio 2018)

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