Occupazione in crescita e nuovi progetti di green-economy: se ne è parlato agli Stati generali ieri a Bologna. Ecco alcuni dati significativi che riguardano l'Emilia-Romagna.

Bologna, 3 maggio 2017

Sono oltre 33mila le imprese dell'Emilia-Romagna che hanno investito, fra il 2010 e il 2015, nella green economy.
In percentuale, si tratta di un 27,7% che sarà ulteriormente implementato nei prossimi mesi. Perché sono sempre di più le aziende che progettano di puntare a al settore del 'verde'.

Il vantaggio di queste scelte riguarda prima di tutto l'occupazione.
Significativamente, sul totale dello scorso anno, le assunzioni nel comparto sono state l'11,3%.
Sono questi alcuni fra i dati incoraggianti che si riferiscono alle politiche "verdi" in Emilia-Romagna emersi durante gli Stati generali della green economy che si sono svolti ieri all'Opificio Golinelli a Bologna.

Il presidente della Regione, Stefano Bonaccini, e gli assessori Palma Costi (Attività produttive, piano energetico, economia verde), Paola Gazzolo (Ambiente), Simona Caselli (Agricoltura) e Raffaele Donini (Trasporti, reti, infrastrutture) hanno illustrato le azioni per un modello di crescita sostenibile. Le stesse che costituiscono la spina dorsale del programma di governo della Giunta. Un programma che punta a un nuovo sistema produttivo in cui la sostenibilità ambientale è connaturata alla sostenibilità sociale (con al centro il Patto per il Lavoro), all'attrattività degli insediamenti produttivi per una sempre maggiore competitività delle aziende, senza tralasciare la messa in sicurezza del territorio e la valorizzazione delle risorse naturali. Ricerca, innovazione ed efficienza energetica, economia circolare e qualificazione ambientale, eco-innovazione in agricoltura e produzioni bio; mobilità sostenibile, sono i pilastri dell'azione regionale a sostegno della green economy.

La crescita in regione è testimoniata da alcuni dati. Ad esempio, con il 10,79% l'Emilia-Romagna ha un percentuale maggiore di brevetti verdi rispetto all'Italia (6,01%). Un forte impulso arriverà dall'approvazione del Piano energetico regionale (Per) che ha l'obiettivo della riduzione delle emissioni del 20% al 2020 e del 40% al 2030 rispetto ai livelli del 1990; l'incremento al 20% nel 2020 e al 27% nel 2030 della quota di copertura dei consumi attraverso l'impiego delle fonti rinnovabili; l'aumento dell'efficienza energetica al 20% nel 2020 e al 27% nel 2030.

Su questo punto, le parti sociali intervenute (Confindustria Emilia-Romagna, Tavolo permanente per l'economa, Cnr Bologna e organizzazioni sindacali) hanno sottolineato in modo unanime l'importanza del percorso partecipativo che la Regione ha messo in atto sul Per come modello di confronto sulla green economy. 

A.K.

In un periodo di siccità diffusa nel nostro territorio il laboratorio tecnico-scientifico permanente del Canale Emiliano Romagnolo si arricchisce di una sezione dedicata ai manufatti dedicati alle reti consortili per la consegna dell'acqua irrigua.

Bologna, 19 Aprile 2017

Acqua Campus, laboratorio tecnico scientifico del Canale Emiliano Romagnolo a Mezzolara di Budrio (Bo) presenta un nuovo utile progetto. I ricercatori del CER infatti hanno ideato una vera e propria sezione innovativa dedicata in modo specifico alle reti di consegna delle acque irrigue, consegna che - proprio grazie alle nuove sperimentazioni pratiche in campo - è volta alla massima efficienza che in questo caso significa risparmio idrico e utilizzo sostenibile delle tecnologie più avanzate. Le diverse tipologie di reti di consegna saranno di sicuro interesse per i Consorzi di bonifica che in queste ore stanno perfezionando i progetti di sviluppo del Piano di Sviluppo Rurale nazionale. A breve saranno installate strumentazioni tecnologicamente innovative come una paratoia automatica telecontrollata, gruppi di consegna automatizzati dotati di sensori per il rilievo di parametri ambientali e di tutte le soluzioni tecniche all'avanguardia per la gestione da remoto. Inoltre anche grazie alla collaborazione fattiva con partner di certificata eccellenza qualitativa leader del settore che hanno fornito le apparecchiature, sarà assicurato il progressivo aggiornamento di tutte le attrezzature in mostra per garantire le soluzioni più vantaggiose e sostenibili.

Tutti i parlamentari del Parmense, assessori e consiglieri regionali, sindaci e istituzioni locali, consorzio di bonifica e portatori di interesse insieme per fare rete all'insegna di modelli di sviluppo per le Terre Alte, le loro comunità, l'economia.

Parma, 13 aprile 2017

Beni comuni, banca della terra, mercati competitivi, imprese sociali, connessione alla rete, progettualità idrica, turismo naturalistico e presa di coscienza collettiva di tutte quelle opportunità reali che potrebbero migliorare la vita delle comunità insediate nelle Terre Alte della nostra montagna ed evitare o mitigare il progressivo spopolamento che sta interessando un po tutto il nostro Appennino. Tra gli antidoti più concreti spicca la condivisione di modelli di sviluppo comuni e replicabili, in qualche modo resilienti che rappresentano una precondizione per una economia del tutto sostenibile.

Alla tavola rotonda, moderata dal giornalista Andrea Gavazzoli, parteciperanno - al centro polivalente Le Ciliegie di Casarola di Monchio (PR) venerdì 14 Aprile 2017 a partire dalle ore 11 - gli onorevoli Patrizia Maestri, Giorgio Pagliari e Giuseppe Romanini, i sindaci Giuseppe Del Sante (Corniglio) Claudio Moretti (Monchio delle Corti), il presidente della Provincia Filippo Fritelli, i consiglieri regionali Barbara Lori, Alessandro Cardinali, Massimo Iotti, i presidenti dei Parco dell'Appennino Tosco Emiliano Fausto Giovannelli e del Ducato Agostino Maggiali, il direttore generale del Consorzio di Bonifica Parmense Meuccio Berselli, il presidente Unione Montana Parma Est Giordano Bricoli, il presidente del Consorzio Montano di Secondo Grado Giorgio Riani. Conclusioni di Paola Gazzolo Assessore Regionale all'Ambiente, Difesa del Suolo, Costa, Protezione Civile, Politiche Ambientali e della Montagna.

appennino-parmense-svilupposostenibile

 

Tutti i parlamentari del Parmense, assessori e consiglieri regionali, sindaci e istituzioni locali, consorzio di bonifica e portatori di interesse insieme per fare rete all'insegna di modelli di sviluppo per le Terre Alte, le loro comunità, l'economia.

Parma, 12 aprile 2017

Beni comuni, banca della terra, mercati competitivi, imprese sociali, connessione alla rete, progettualità idrica, turismo naturalistico e presa di coscienza collettiva di tutte quelle opportunità reali che potrebbero migliorare la vita delle comunità insediate nelle Terre Alte della nostra montagna ed evitare o mitigare il progressivo spopolamento che sta interessando un po tutto il nostro Appennino. Tra gli antidoti più concreti spicca la condivisione di modelli di sviluppo comuni e replicabili, in qualche modo resilienti che rappresentano una precondizione per una economia del tutto sostenibile.

Alla tavola rotonda, moderata dal giornalista Andrea Gavazzoli, parteciperanno - al centro polivalente Le Ciliegie di Casarola di Monchio (PR) venerdì 14 Aprile 2017 a partire dalle ore 11 - gli onorevoli Patrizia Maestri, Giorgio Pagliari e Giuseppe Romanini, i sindaci Giuseppe Del Sante (Corniglio) Claudio Moretti (Monchio delle Corti ), il presidente della Provincia Filippo Fritelli, i consiglieri regionali Barbara Lori, Alessandro Cardinali, Massimo Iotti, i presidenti dei Parco dell'Appennino Tosco Emiliano Fausto Giovannelli e del Ducato Agostino Maggiali, il direttore generale del Consorzio di Bonifica Parmense Meuccio Berselli, il presidente Unione Montana Parma Est Giordano Bricoli, il presidente del Consorzio Montano di Secondo Grado Giorgio Riani. Conclusioni di Paola Gazzolo Assessore Regionale all'Ambiente, Difesa del Suolo, Costa, Protezione Civile, Politiche Ambientali e della Montagna.

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Le innovazioni su tecnologia e risparmio idrico in agricoltura, cura e salvaguardia del territorio nelle lezioni dei laboratori scolastici della Bonifica. Intervenuto anche il sindaco di San Secondo Dodi.

Parma, 11 Aprile 2017

Per l'Istituto Tecnico Galilei-Bocchialini, che conta quasi 1300 studenti (tra Parma e San Secondo) e che comprende un importante indirizzo di specializzazione in Agraria (comprensivo delle più attuali declinazioni di approfondimento a carattere ambientale e di applicazione tecnologica al comparto), l'importanza di confrontarsi periodicamente ed in modo produttivo con chi gestisce direttamente il territorio ed i suoi equilibri idraulici può risultare del tutto strategica.

Coloro che diventeranno, in breve tempo, i primi attori del domani di un comparto come quello agroalimentare – che nel territorio della pianura padana è essenziale per economia ed occupazione – hanno avuto l'opportunità di apprendere numerose ed utili novità per quella che sarà la loro professione all'interno dei laboratori del progetto Acqua e Territorio Lab.

I laboratori interattivi – che presentano alcune lezioni a carattere tecnico-scientifico in classe ed un simposio riassuntivo finale con esperti – fanno parte infatti di un progetto ormai collaudato nei diversi istituti della regione, già operativo da due anni e ideato da ANBI Emilia Romagna (l'associazione che unisce i Consorzi di bonifica) in collaborazione con il CER (Canale Emiliano Romagnolo) e con il patrocinio del Ministero dell'Istruzione dell'Università e della Ricerca-Ufficio Scolastico Regionale e Regione Emilia Romagna.
Così, nei giorni scorsi, grazie all'interessamento del docente dell'istituto e agronomo Giacomo Corradi le quarte classi hanno partecipato ad un incontro formativo completo sul valore dell'acqua per il nostro territorio organizzato dal Consorzio della Bonifica Parmense insieme ad ANBI E CER.

All'incontro è intervenuto anche il sindaco di San Secondo Parmense Antonio Dodi che non ha mancato di sottolineare come "l'estesa rete del Consorzio locale sia riuscita in molte occasioni ad arginare gravi fenomeni alluvionali e come oggi sia assolutamente essenziale per il mantenimento delle economia della Bassa grazie all'irrigazione.

Un'irrigazione che cambia, si adegua e perfeziona anche in conseguenza alle drastiche variazioni climatiche globali che influenzano pesantemente gli equilibri precostituiti: "Oltre l'80% del cibo della nostra terra – ha commentato il ricercatore del CER Gioele Chiari – è frutto dell'apporto di risorsa idrica che la rete di bonifica assicura alle colture".
Un dato assai importante che – come ha ribadito il coordinatore di ANBI Emilia Romagna Antonio Sangiorgi – "fa si che la nostra regione, a differenza della gran parte delle altre, sia considerata nei fatti un territorio al 100% di bonifica".

Il Consorzio di Bonifica Parmense è intervenuto con il presidente Luigi Spinazzi che ha approfondito – attraverso una dettagliata panoramica delle attività quotidiane svolte dall'ente che guida – tutte le sfere di azione reale in cui la Bonifica è impegnata: dalla difesa idraulica e prevenzione del dissesto idrogeologico al il risparmio idrico in agricoltura, fino al l'attualissimo laboratorio Bonifica Lab che, grazie al coordinamento dell'esperto Riccardo Franchini e all'ingegnere ambientale Elisa Trombi, consente di poter disporre di una vera e propria stazione ecologica itinerante che può effettuare analisi in tempo reale in tutto l'ampio sistema della rete di bonifica che, nel Parmense, raggiunge i 1500 km complessivi.

(Fonte: ufficio comunicazione Consorzio della Bonifica Parmense)

Domenica, 09 Aprile 2017 09:45

Di che rinnovabili parliamo


Di Paolo Errani – Roma 4 aprile 2017 - Secondo uno studio pubblicato di recente dal World Energy Council ("Variable Renewables Integration in Electricity Systems 2016 – How to get it right")

con il supporto del Centro Elettrotecnico Sperimentale Italiano (CESI, società italiana di testing e consulenza ingegneristica) "le energie rinnovabili, incluso l'idroelettrico, contano a livello mondiale per il 30% del totale della capacità di generazione installata e per il 23% della produzione totale di energia elettrica e con nuove tecnologie, nuove prassi operative e policy aggiornate ci può essere un incremento ulteriore."

Tali risultati nell'immaginario collettivo potrebbero facilmente essere associati a sterminati campi fotovoltaici o foreste di pale eoliche.
In realtà, esaminando la ripartizione per fonte rinnovabile della produzione di elettricità, si scopre che il ruolo dell'idroelettrico è ben saldo al 70%, seguito a grande distanza dal 16% dell'eolico, dal 9% delle biomasse e dal 5% del fotovoltaico. (Percentuali calcolabili da quelle del grafico qui sotto, che è fornito dalla rete di esperti e portatori di interessi nel campo delle rinnovabili riuniti sotto il nome di REN21.)

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Fig.1 Ripartizione per fonte energetica della produzione di elettricità a livello mondiale. Stime a fine anno 2015. Fonte: Renewables 2016 Global Status Report, Renewable Energy Network for the 21st Century (REN21), 2016.


Se poi si considerano i consumi energetici mondiali nel loro complesso, ossia tenendo conto anche di quelli ad oggi non ancora alimentati dall'elettricità (e.g. riscaldamento degli edifici, acqua calda sanitaria, cottura dei cibi, ecc.), ecco che il ruolo delle biomasse diviene preponderante.
Infatti, quando parliamo di "energia rinnovabile" senza meglio specificare, c'è un buon 50% di probabilità che stiamo parlando di legna e sottoprodotti di agricoltura ed allevamento!
È un dato di fatto di cui abbiamo già discusso in occasione del Workshop di Ekoclub presso la manifestazione Fare i conti con l'Ambiente-Ravenna2016.
Per la precisione le fonti rinnovabili oggi come oggi coprono circa il 19% dei consumi energetici globali. E di tale percentuale ben più del 50% è dovuto alle biomasse, di cui la gran parte sono legna e sottoprodotti di agricoltura ed allevamento; mentre l'idroelettrico vale un buon 20%. Le altre fonti rinnovabili hanno solo un ruolo marginale.

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Fig. 2 Copertura percentuale dei consumi energetici mondiali. Stime a fine anno 2015. Fonte: Renewables 2016 Global Status Report, Renewable Energy Network for the 21st Century (REN21), 2016.

Infine, è interessante notare che, sempre secondo le stime del REN21, confrontando i dati 2013-2014 con quelli 2014-2015 le rinnovabili hanno conquistato in un anno appena lo 0,1% della copertura dei consumi energetici mondiali, senza minimamente scalfire il ruolo dei combustibili fossili, ma limitandosi a sottrarre tale fettina di mercato alla produzione elettronucleare.

Insomma, c'è ancora molto lavoro da fare!

(Ekoclub International - sezione Energia)

Una straordinaria e spettacolare operazione di dragaggio del Po a Boretto consentirà alle imprese agricole di poter contare in anticipo sulle acque irrigue per le colture. Emilia Centrale e AIPO hanno collaborato per liberare gli impianti idrovori del Consorzio da una vera e propria penisola di 200 mt di sabbie e fanghi che impedivano il completo sollevamento delle acque per la distribuzione irrigua.

Borett, 4 aprile 2017

Il caldo da record del mese di Marzo e dei primi giorni di Aprile, secondo soltanto a quello del 2012 con punte di 26 gradi e 13-15 millimetri di pioggia caduta rappresenta un fatto eccezionale che ha significato quasi l'80% di precipitazioni in meno rispetto alla media del periodo. Un dato assolutamente non sottovalutabile soprattutto per le nostre colture in cui la siccità potrebbe diventare preoccupante se la tendenza non s'invertirà a stretto giro di posta fra la fine del mese in corso e quello di Maggio. Per queste ragioni la richiesta irrigua da parte delle imprese agricole reggiane è diventata sempre più crescente e il Consorzio di Bonifica dell'Emilia Centrale si è reso subito interprete delle necessità manifestata con un'utile operazione straordinaria, anche spettacolare nella forma, per incrementare in modo rapido e proficuo la quantità di acqua disponibile per le nostre colture tipiche. In stretta sinergia e sotto alta sorveglianza di AIPO si è provveduto, mediante l'impiego di un'imponente draga, a spostare fisicamente una ingente quantità di sabbie dall'alveo del fiume Po che avevano creato una caratteristica penisola di quasi 200 metri di lunghezza. Questo corposo tratto di fanghiglia limacciosa impedivano che i due impianti idrovori di sollevamento dell'Emilia Centrale a Boretto potessero derivare i flussi per poi, attraverso la fitta rete di bonifica in gestione ai due Consorzi dell'Emilia Centrale e di Terre di Gonzaga, consegnarli alle aziende agricole reggiane, modenesi e mantovane che ne avevano e ne hanno tutt'ora necessità. L'operazione è durata circa tre giorni e ora il punto di insabbiamento e deposito che ostruiva la derivazione è stato completamente liberato a beneficio delle pompe idrovore che hanno ripreso a pieno ritmo la loro funzione garantendola fornitura della risorsa idrica in un comprensorio di circa 140mila ettari vocato a produzioni di pregio (Parmigiano Reggiano, vino, pere ecc.).

(Fonte: Consorzio Bonifica Emilia Centrale)

Uomo e Ambiente. Occorre rivedere le azioni di prevenzione e correggere rapidamente le storture del passato. Siamo tutti chiamati a dare il nostro contributo per riportare equilibrio, per una più tranquilla condivisione degli spazi ed un migliore utilizzo delle risorse.

di Fabio Massimo Cantarelli Roma 24 febbraio 2017 -
La comunità internazionale, scientifica e politica, è divisa sul tema del riscaldamento globale. La maggiore contrapposizione è quella che vede da un lato i sostenitori della teoria che l'Uomo con le sue attività è il primo responsabile dell'innalzamento della temperatura media globale e che tale innalzamento ha solo conseguenze negative nell'immediato e catastrofiche nel futuro, e dall'altro quelli che osservano che nel lungo periodo geologico sia da considerarsi nella norma una variazione di 4-5 °C della temperatura media globale, ma soprattutto che nell'immediato non sono riscontrabili conseguenze negative, né prevedibili con la dovuta accuratezza quelle per il futuro. A sostegno delle tesi di questi ultimi ci sono ad esempio i dati del International Disaster Database che mostrano una chiara inversione di tendenza a livello globale negli ultimi 15 anni riguardo sia al numero dei disastri naturali sia al numero delle persone coinvolte.

A sostegno delle tesi dei primi abbiamo invece i dati di NOAA, NASA e IEA sull'aumento delle temperature medie e delle emissioni climalteranti di origine antropica. Et cetera. Il dibattito è rovente e non desideriamo alimentarlo qui. Ci preme piuttosto proporre una riflessione a lato della diatriba.

A pochi giorni di distanza dalla constatazione che il 2016 è stato l'anno più caldo di sempre (tra quelli registrati), superando anche il 2015 che stabilì il precedente primato, dalla California e più precisamente da Oroville, arriva la notizia dell'evacuazione di oltre 200.000 persone per la falla che stava minando la stabilità della più grande diga degli USA.

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Dall'alto dei suoi 234 metri la diga di Oroville, indispensabile per alimentare buona parte della ricca pianura agricola californiana, era stata, soltanto pochi mesi prima, oggetto di svariati servizi giornalistici per testimoniare l'abbassamento del livello idrico del bacino a seguito di 5 anni consecutivi di siccità. Il lago di Oroville, 33 km quadrati (un po' meno di un decimo del Lago di Garda), a seguito delle abbondanti piogge si è rapidamente riempito e dopo una settimana di frenetici tentativi per regimare l'abbondanza d'acqua, le autorità hanno dovuto procedere con l'apertura, per la prima volta dalla sua inaugurazione (1968) di un canale di emergenza, oltre al canale principale aperto in precedenza ma non sufficiente a ripristinare il livello di sicurezza all'interno del bacino, il quale però non ha retto la furia dell'acqua e si è danneggiato mettendo a rischio la stabilità della diga stessa. Immediato l'allarme e il conseguente trasferimento di 200.000 persone in luoghi di maggiore sicurezza.

Un ennesimo episodio che sembrerebbe rinforzare la teoria che promuove la radicalizzazione degli eventi atmosferici come prova degli effetti del riscaldamento terrestre.

Ma se a livello globale occorre il contributo di tutte le Nazioni che fanno uso di combustibili fossili, così come espresso nelle varie conferenze sull'Ambiente (vedi COP 21 Parigi), cercando di operare per il mantenimento dell'innalzamento della temperatura media entro gli 1,5 °C; a livello locale, occorre fare una più rigorosa riflessione sull'impatto delle opere dell'Uomo in relazione ai rischi di ogni specifico ambiente.

L'esempio ce lo hanno drammaticamente proposto sia il caso Oroville sia il caso Abruzzo.

In entrambi i casi, le dighe in questione, quella di Oroville e di Campotosto sono a rischio sismico indotto dall'Uomo.
Per quanto riguarda la diga californiana, nel 1975, a seguito di un rapido svuotamento e di un successivo altrettanto rapido riempimento, ne conseguì un terremoto di magnitudo 5,9 che gli esperti hanno collegato al fenomeno sopra descritto. Per la più nostrana diga Abruzzese invece, proprio nei giorni in cui i soccorritori tentavano l'impresa di portare in salvo le vittime di "Rigopiano", il Vice Presidente della Commissione Grandi Rischi lanciava l'allarme di un pericoloso rischio sismico per la più grande diga nazionale. Una spada di Damocle che andava a aggiungersi alla disastrosa e interminabile sequenza sismica del centro Italia (oltre 50.000 scosse dal 24 agosto) , sul quale era calata la più grande nevicata della storia locale con muri di neve di oltre 4 metri che tutto hanno ricoperto isolando decine di villaggi e comunità già provate. Una nevicata catastrofica, culminata nella tragedia di Rigopiano, dove una valanga di straordinaria violenza (fronte di 300 metri e una massa pari a 4.000 TIR) si è abbattuta, alla velocità di 100 km/h sul resort dei Vip spostandolo di oltre 10 mt.

Ecco quindi l'importanza di prevedere ogni rischio, prima di realizzare opere di grande impatto ambientale, pur nell'urgenza di risolvere problemi contingenti; ma anche l'importanza di revisionare durante tutto l'arco di vita delle medesime opere i rischi ad esse associati tenendo conto delle mutate condizioni ambientali, nel più ampio senso del termine: sistema idrogeologico, eventi meteorologici, utilizzo del territorio per scopi agricoli, industriali o urbani.

Non è solo in fase di progettazione che ogni soggetto, privato e pubblico, ha il dovere morale di indagare ed eventualmente suggerire l'innalzamento dei fattori protettivi, per quanto attiene la loro specialità e competenza, specie in quelle zone ove la terra, oltre che frutti pregiati, potrebbe generare energia distruttiva. Ed è fondamentale che non siano mai trascurate le opportune operazioni di manutenzione ed adeguamento da parte dei soggetti gestori.

Il rapporto tra l'Uomo e le sue attività e l'Ambiente non è di conflitto a patto che ogni intervento sulla Natura non sia a sua volta "snaturante" per l'Ambiente; altrimenti, presto o tardi, la resa dei conti arriverà.

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201702-26-Ekoclub-2948Pubblicazione11Ekoclub International -
Associazione nata negli anni 70 per ricostruire un modo corretto di vivere e pensare la natura. Fondata da profondi conoscitori dell'ambiente e delle sue più sane tradizioni, liberi da preconcetti e lontani da visioni disneyane. Assolutamente senza scopo di lucro e confermata tra le ONLUS, annovera tra i suoi iscritti diverse decine di migliaia di persone, con tendenza alla crescita. Attualmente il presidente è l'avvocato Fabio Massimo Cantarelli ed il vicepresidente dott. Roberto Lancini.
Fiore all'occhiello dell'associazione è l'oasi di Canneviè, che è lo sforzo maggiore profuso da Ekoclub per l'ambiente: un posto sicuramente da vedere e vivere. La differenza di Ekoclub da altre associazioni ambientaliste è la centralità dell'uomo rispetto all'ambiente e di conseguenza la sua possibilità di raccogliere i frutti vegetali ed animali della terra, con rispetto e per reale necessità.

Ufficio Stampa
Imprenditore on line
Ferdinando Vighi
Tel: +39 0521 1744919 Mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. 

Linee guida per un uso sostenibile dei prodotti fitosanitari. Nuova edizione delle Linee guida per un uso sostenibile dei prodotti fitosanitari.

Le "Linee guida per un uso sostenibile dei prodotti fitosanitari", presentate a livello nazionale nel 2011 e successivamente divulgate a livello regionale e locale a partire dal 2012, si sono imposte negli anni quale documento di riferimento di attività finalizzate al miglioramento delle conoscenze e dei comportamenti di agricoltori, tecnici e consulenti.

20170202-syngenta-cover1Nate da un intento comune, da parte di soggetti appartenenti al settore pubblico e privato, di esporre in una visione coerente le rispettive esperienze, le Linee guida hanno assolto al compito di avviare un processo di sviluppo verso un'agricoltura più consapevole e responsabile, in armonia con quanto previsto dall'assetto normativo in evoluzione (Direttiva 128/2009/CE e PAN). Attraverso una raccolta ragionata di obblighi, consigli e buone pratiche si è promosso concretamente l'uso sicuro e sostenibile dei prodotti fitosanitari in azienda agricola.

Questo approccio è ancora attuale e gradito dagli utilizzatori, come confermato dalle continue richieste della versione cartacea delle Linee guida I^ edizione.

Dopo cinque anni dalla prima edizione il Servizio Fitosanitario dell'Emilia Romagna, l'Università Cattolica del Sacro Cuore, OPERA, Horta e Syngenta Italia hanno costituito un gruppo di lavoro per realizzare una versione aggiornata che tenesse conto dei risultati raggiunti e dei progressi nell'implementazione della sempre più articolata e complessa normativa del settore.

La nuova versione delle Linee guida (II^ edizione – Dicembre 2016) mantiene la struttura "per fasi" del ciclo di vita del prodotto fitosanitario, dall'acquisto e trasporto fino alle operazioni successive al trattamento. I diversi capitoli sono sviluppati per punti chiave e priorità, integrati con diagrammi di flusso e quadri riassuntivi degli aspetti strutturali e comportamentali. L'aggiornamento è stato esteso anche alla sezione "Elementi preliminari" e agli "Allegati" che raccolgono nozioni utili e approfondimenti per meglio comprendere le indicazioni riportate nel testo.

La novità di questa versione del manuale riguarda il contenuto ma soprattutto il contesto che ha subito analoghe se non più radicali evoluzioni. Se nel 2011 la maggior parte dei potenziali utenti non era ancora consapevole delle esigenze formative e delle ingenti implicazioni pratiche indotte dall'applicazione del nuovo quadro normativo, oggi l'adozione di soluzioni concrete e di comportamenti virtuosi diventa vincolante per adempiere agli obblighi di legge. L'ulteriore necessità di espandere le attività di supporto e la dotazione tecnologica delle aziende ha guidato alcune Regioni a destinare specifici finanziamenti all'interno dei Piani di Sviluppo Rurale.

Per migliorare ulteriormente la gestione dei prodotti fitosanitari in tutte le aziende agricole, favorendo la massima diffusione e integrazione delle conoscenze, si è aggiornata anche la modalità di divulgazione e fruizione dei contenuti. Oltre alla consueta distribuzione di un certo numero di copie stampate, le Linee guida saranno infatti disponibili in versione digitale che potrà essere liberamente accessibile nei siti di tutte le istituzioni coinvolte. Inoltre, per chi volesse utilizzare i contenuti adattandoli alle diverse realtà locali o sviluppando approfondimenti specifici, è concessa ed auspicata la creazione di opere derivate, purché non finalizzate a scopi commerciali (per maggiori dettagli, fare riferimento alla licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 4.0).

Versione digitale disponibile al link:
https://www.syngenta.it/linee-guida-uso-sostenibile 
http://www.opentea.eu 
http://operaresearch.eu/en/home/ 
http://agricoltura.regione.emilia-romagna.it/fitosanitario/temi/difesa-e-diserbo 
http://www.horta-srl.com/ 

 

Martedì, 23 Agosto 2016 11:20

Sacchi neri a pifferai magici

Se fosse così facile come nelle fiabe, non saremmo qui a parlarne un giorno sì e l'altro pure.

di Aldo Caffagnini - Non esiste il pifferaio suadente che ammaestri i sacchi dei rifiuti o, meglio ancora, i latori degli stessi, convincendoli al rispetto delle regole.

Nella raccolta differenziata, Parma brilla a livello nazionale per i risultati sorprendenti del suo sistema (oltre il 75% di RD), tali da richiamare commissioni internazionali interessate a simili percentuali e da rinvigorire tutto il Movimento sostenitore della strategia "Rifiuti Zero", che oggi l'Europa reclama a gran voce, promuovendo al tempo stesso l'economia circolare: ogni genere di rifiuto rappresenta un errore di progettazione e non un destino ineluttabile; ogni oggetto deve poter essere recuperato e reimmesso al consumo attraverso le operazioni ormai note della riparazione, riuso, riciclo.

E' la lezione partita molti anni fa da Capannori (Lucca) e che oggi coinvolge 224 comuni italiani (4,7 milioni di abitanti) di tutti gli schieramenti politici, riuniti in Zero Waste, il movimento guidato da protagonisti assoluti come Rossano Ercolini, Paul Connett, Enzo Favoino, Patrizia Lo Sciuto.

Ma, ovviamente, non esistono sistemi perfetti e occorre tempo per raggiungere l'eccellenza (un valore prossimo al 100% di riciclo effettivo), considerato che senza il contributo legislativo nazionale e regionale, il traguardo non sarà facilmente raggiungibile nel breve periodo.
Va anche sottolineato che da quando a Parma è stato attivato il Porta a Porta sono stati introdotti diversi aggiustamenti per far fronte alle criticità emerse ed adattare il sistema alle esigenze dei cittadini dei vari quartieri (vedi ad esempio le eco station o i ritiri più frequenti in centro).

Il Porta a Porta (con tariffazione puntuale) è l'unico strumento davvero vincente se lo scopo concreto delle amministrazioni locali è quello di azzerare i rifiuti.

Il Porta a Porta affida la prima differenziazione dei rifiuti ai cittadini, che diventano "esperti di rifiuti", o meglio di materiali da scartare, indirizzando ogni oggetto e materiale al suo flusso specifico.

Una ricetta semplice che porta con sé 3 risultati eclatanti: si incrementa il tasso di riciclo, cala in modo drastico il rifiuto residuo, si verificano importanti benefici ambientali, oltre ad una sensibile riduzione dell'importo della Tari.

L'incremento dei materiali riciclati ha come diretta conseguenza maggiori introiti nelle casse comunali: i materiali prodotti dal Porta a porta hanno molto valore, perché sono più puliti e di conseguenza più pagati dai Consorzi del riciclo (Co.Re.Pla., Co.Re.Ve., etc.).
Il calo del rifiuto residuo fa risparmiare tanti soldi, perché diminuiscono in modo importante i conferimenti in discariche ed inceneritori e l'ambiente tira letteralmente un sospiro di sollievo, poichè si riducono gli inquinanti prodotti sia dall'una che dagli altri.

Ma nel Porta a Porta i pifferai non sono certo previsti.
Se un cittadino non rispetta le regole il sistema ovviamente ne risente.
Il sacco abbandonato, come i mozziconi buttati a terra o i rifiuti gettati dai finestrini sono gesti di inciviltà dei singoli, non imputabili al sistema adottato.
Con pazienza certosina va intercettato chi per motivi vari (per es.,utenti evasori) ostinandosi a non rispettare le regole, fa pagare alla collettività la propria personale indifferenza.

In materia di rifiuti oltre che richiamare la responsabilità dei produttori di imballaggi e beni di consumo, sicuramente occorre rimarcare il senso di responsabilità civica di ognuno di noi.

E per gli irriducibili del degrado nessun magico pifferaio, ma solo salate sanzioni.

Aldo Caffagnini Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

Domenica, 24 Luglio 2016 10:15

Clima, si predica bene ma si razzola male

I negoziatori sull'accordo segreto del TTIP riuniti a Bruxelles stanno di fatto proponendo un testo che presenta scappatoie rispetto alla promessa fatta dai paesi del G20 di azzerare i sussidi ai combustibili fossili entro 10 anni.

di Virgilio, 20 luglio 2016 -
I negoziati europei del TTIP (Trattato Transatlantico sul Commercio e gli Investimenti) continuano a fare discutere e questa volta in materia di clima. Secondo quanto è trapelato dagli incontri del 14esimo round di Bruxelles incentrato sull'energia, i negoziatori stanno di fatto proponendo un testo che presenta scappatoie rispetto alla promessa fatta dai paesi del G20 di azzerare i sussidi ai combustibili fossili entro 10 anni.

A rivelarlo è stato il sito specializzato rinnovabili.it su segnalazione del "The Guardian " che ha attentamente monitorato gli incontri di Bruxelles su uno dei più grandi segreti degli ultimi anni, quella proposta di Trattato di libero scambio che dovrebbe creare il più grande e appetibile mercato mondiale unendo USA e UE.

Alcuni passaggi del testo in discussione potrebbero permettere all'UE di continuare a sovvenzionare l'energia fossile. Una situazione che farebbe decadere le promesse sul clima stipulate alla COP21 di Parigi solo pochi mesi fa (dicembre 2015).

La sintesi dei punti contestati riportati da Rinnovabili.it

Le scappatoie sui sussidi alle energie fossili
Riguardo al taglio dei sussidi, la bozza riporta che ciò rappresenta obiettivo comune a UE e USA, ma è subordinato a "considerazioni sulla sicurezza delle risorse" e deve essere accompagnato da "misure per alleviare le conseguenze sociali associate con l'azzeramento dei sussidi". In pratica, il primo passaggio può essere impugnato dai paesi più dipendenti dall'energia fossile – che avrebbero così una scappatoia per non onorare i propri impegni sul clima – mentre il secondo passaggio potrebbe spalancare la porta a nuovi sussidi, stavolta mascherati adeguatamente.
Per Colin Roche di Friends of the Earth si tratta di una palese foglia di fico: "Prevenire la distruzione del clima dovrebbe essere la priorità numero uno, i sussidi ai combustibili fossili dovrebbero essere il nemico numero uno".

Il TTIP rende il commercio più importante del clima
Rispetto al secondo punto controverso, il Guardian riporta un passaggio dell'articolo 5 della bozza del capitolo sull'energia del TTIP, classificata come confidenziale e datata 23 giugno. Nel testo si legge: "Nello sviluppo dei sistemi di supporto pubblico, le Parti terranno in considerazione in modo appropriato il bisogno di ridurre le emissioni di gas serra e quello di limitare le alterazioni del commercio per quanto possibile".
L'equiparazione di clima e esigenze commerciali non è affatto un buon punto di partenza: tutto sta nell'interpretazione che ne verrà data. Certo una formulazione tale del testo del TTIP sembra escogitata ad arte per aprire vie di fuga dagli impegni sul clima, lasciando lo scettro al commercio e al modello imperante di crescita economica. La vaghezza del testo di sicuro non aiuta a ribaltare lo status quo.

(Fonti: Rinnovabili.it e The Guardian)

Limitato l'uso solo per attività professionali. Rinnovata l'autorizzazione per altri 7 anni invece degli attuali 15.

di Lamberto Colla - Parma, 22 aprile 2016 – Il bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto.
Come spesso accade sulle questioni delicate e dove una parte è particolarmente "forte" l'UE riesce a non decidere compiutamente. E' stato così per gli OGM e ora così è per l'utilizzo del Glifosato, da più parti e in diversi continenti ritenuto pericolosissimo.

Sulla materia però L'UE è in buona compagnia, infatti, se per l'EFSA (l'agenzia europea per la sicurezza alimentare) il prodotto è da considerarsi "non cancerogeno", per l'organismo internazionale IARC (International Agency for Research on Cancer) è considerato come "probabile cancerogeno per l'uomo".

Il Parlamento Europeo, con 374 voti favorevoli, 225 contrari e 102 astenuti, ha approvato solo parzialmente la richiesta di fermare l'autorizzazione all'uso dell'erbicida, approvata lo scorso 22 marzo in Commissione Ambiente. L'europarlamento ha richiesto alla Commissione Europea di limitare a 7 anni, invece degli attuali 15, il rinnovo dell'autorizzazione, raccomandando agli Stati membri di limitare o vietare la vendita del glifosato per usi non professionali. La Commissione Europea dovrebbe anche rivalutare l'approvazione in attesa della presentazione all'Agenzia europea per le sostanze chimiche (ECHA) di un fascicolo sulla classificazione armonizzata del glifosato.

Sulla base dell'incertezza scientifica per l'Adoc (associazione per la difesa e l'orientamento dei consumatori) "è importante che venga al più presto accertata la reale pericolosità dell'erbicida e del suo potenziale cancerogeno verso l'essere umano. Certo è che a seguito di questa risoluzione, molto criticata, ad uscirne sconfitti non sono solo gli ambientalisti e gli agricoltori biolgoici, che chiedevano a gran voce di vietare il rinnovo dell'autorizzazione all'uso e alla vendita degli erbicidi a base di glifosato, ma anche i consumatori europei, il cui diritto alla salute e all'informazione sulla pericolosità immessi nell'ambiente sono stati ancora una volta non rispettati a livello europeo.".

Tutto sommato ben venga questa prima presa di posizione del Parlamento Europeo e chissà che, prima o poi, un risultato certo e utile per i cittadini e la loro salute si possa raggiungere.

Il 19 Marzo 2016 il Sig. Andalini ha ricevuto dalla Camera di Commercio di Ferrara il "Riconoscimento alla Fedeltà al Lavoro e al progresso Economico. Un premio prestigioso per chi ha riservato la propria vita al lavoro e allo sviluppo dell'impresa.

Parma, 25 Marzo 2016

Il 19 Marzo 2016 rappresenta una data da ricordare per il Pastificio Andalini, una data che segna il riconoscimento della passione da sempre profusa nel lavoro.
La Camera di Commercio di Ferrara ha deciso di consegnare il "Riconoscimento alla Fedeltà al Lavoro e al Progresso Economico" proprio al Sig. Andalini, per il suo costante impegno rivolto alla crescita del settore e dell'azienda.
Si tratta di un premio prestigioso riservato a coloro che hanno dedicato la propria vita al lavoro ed allo sviluppo dell'impresa diventando delle vere e proprie eccellenze, portavoce del made in Italy.
Ed infatti, dal 1956 la famiglia Andalini produce con entusiasmo e impegno ottima pasta all'uovo e di semola, una specialità biologica preparata secondo la più autentica tradizione emiliana. Quella del Pastificio non è solo una filosofia di lavoro, piuttosto una missione: produrre una pasta che abbia i plus del prodotto "artigianale", realizzato con le migliori materie prime, con il sostegno e le garanzie delle tecnologie industriali.
Una missione che ogni giorno viene portata avanti da tutta la famiglia e dalle persone che operano nell'azienda, per fornire prodotti che racchiudano il massimo del sapore e della qualità.

Siglate in Ateneo due convenzioni per progetti che coinvolgono i Dipartimenti di Bioscienze e di Chimica. Obiettivi: individuazione di migliori tecnologie per la produzione di biometano da biogas e sviluppo di una tecnologia di trasformazione e riutilizzo della plastica da raccolta differenziata attualmente non recuperabile (Plasmix)

Parma, 22 marzo 2016

Firmate questa mattina due convenzioni tra l'Università di Parma e IREN S.p.A. per progetti di ricerca sulla filiera del recupero dei rifiuti che coinvolgono i Dipartimenti di Bioscienze e di Chimica.

Nella Sala del Consiglio del Palazzo Centrale dell'Università di Parma le convenzioni sono state firmate dal Rettore Loris Borghi, dal Presidente di IREN Francesco Profumo e dai Direttori dei Dipartimenti di Bioscienze e di Chimica, Nelson Marmiroli e Maria Careri. All'incontro hanno preso parte anche l'Amministratore delegato di IREN Rinnovabili Carlo Pasini, intervenuto anche in rappresentanza dell'Amministratore Delegato di IREN Ambiente Roberto Paterlini, e il Pro Rettore Carlo Quintelli.

La collaborazione si fonda su progetti di ricerca volti a una maggiore sostenibilità della filiera del recupero dei rifiuti, a beneficio dell'ambiente e dei cittadini. I filoni di ricerca principali saranno due. Il primo avrà come obiettivo l'individuazione delle migliori tecnologie di produzione di biometano da biogas, nella prospettiva di un miglioramento ambientale di processo e prodotto; la collaborazione prevede infine uno studio di fattibilità tecnico-economica per la realizzazione e gestione su scala industriale di un impianto di "up-grading" di biometano su impianti IREN già esistenti.

Il secondo avrà come obiettivo la scelta di una tecnologia di trasformazione del Plasmix (gli scarti derivanti dai processi di selezione degli imballaggi in plastica) in un combustibile liquido con caratteristiche simili al gasolio, la realizzazione di un impianto pilota basato su questa tecnologia e la sua gestione e caratterizzazione durante un periodo di prova. L'obiettivo strategico di IREN Ambiente è di dotarsi della base di conoscenza necessaria a sviluppare una dotazione impiantistica tale da permettere il recupero della frazione di plastica da raccolta differenziata attualmente non recuperabile (Plasmix). I due progetti segnano l'inizio di un'ampia serie di iniziative già concordate che si potranno dispiegare nei prossimi mesi e che includeranno altri aspetti fondamentali della filiera rifiuti.

Gli accordi siglati oggi, certamente rilevanti per l'intero territorio, contribuiranno anche a livello nazionale al potenziamento delle azioni di ricerca congiunte pubblico-privato, nella direzione sostenuta dal Rettore Borghi e dalla nuova governance dell'Ateneo di una sempre più costante interazione tra Università e realtà produttive esterne.

Al termine dell'incontro è stato osservato un minuto di silenzio in memoria delle studentesse Erasmus vittime dell'incidente di Tarragona.

Foto di Francesca Bocchia

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Dal Governo confermati quasi 400 milioni di euro. L'assessore Gazzolo: "Misure importanti, che consentono di operare in modo strutturale". Polveri sottili fuori limite per 14 giorni consecutivi: scattano le misure emergenziali in tutti i Comuni capoluogo sopra i 50mila abitanti.

Di A.K.

Bologna, 3 febbraio 2016

I fondi sono stati stanziati. Da questo momento in poi si dovranno attuare le misure che non solo dovranno fronteggiare l'emergenza aria inquinata, ma risolverla in modo strutturale.
Lo ha annunciato l'assessore regionale alle Politiche ambientali Paola Gazzolo al termine del Tavolo per la qualità dell'aria che si è svolto ieri a Roma. "Abbiamo analizzato i provvedimenti da assumere nel medio e lungo termine - afferma Gazzolo - . Si tratta di misure importanti per interventi strutturali e non solo emergenziali per migliorare la qualità dell'aria. Una più immediata efficacia delle azioni antismog necessita di interventi omogenei sull'intero territorio nazionale e le decisioni assunte oggi vanno proprio in questa direzione". 
Sono stati confermati i 376,5 milioni di euro messi a disposizione per il miglioramento della qualità dell'aria e a breve verrà convocato il Tavolo del bacino Padano per l'attuazione di misure coordinate.

Nel dettaglio si tratta di 12 milioni di euro per incentivare il trasporto pubblico locale, 6 milioni per la mobilità condivisa e 35 per la mobilità casa-scuola, casa-lavoro. 50 milioni derivano dal Fondo Kioto, 252 milioni saranno destinati alle esigenze di miglioramento energetico delle scuole, a cui si aggiungono 21,5 milioni per la riqualificazione energetica degli edifici della Pubblica amministrazione. Rimangono da quantificare le risorse derivanti per gli incentivi al cosiddetto "conto termico". 
Il Comitato di coordinamento ambientale sarà convocato periodicamente, con cadenza possibilmente mensile, per tenere monitorati in modo coordinato i decreti attuativi delle risorse complessive i cui stanziamenti sono di competenza di diversi Ministeri.

I dati Arpae sulla qualità dell'aria in Emilia-Romagna


Tra il 20 e il 30 gennaio tutta la Pianura Padana è stata interessata da un episodio di inquinamento particolarmente intenso: in diverse zone della Lombardia e del Veneto sono stati registrati valori di PM10 prossimi a 200 ug/m3 per diversi giorni consecutivi. L'Emilia-Romagna è stata interessata in modo più marginale, ma le concentrazioni sono state comunque superiori al limite di legge (50 ug/m3) per l'intero periodo su gran parte del territorio. Una situazione simile a quella normalmente registrata nei mesi di gennaio dal 2012 al 2015.
Questo episodio è legato alla presenza di un'area di alta pressione sull'Europa sud occidentale. Nella Pianura Padana i venti sono stati deboli e la situazione è stata aggravata da temperature particolarmente elevate (+ 3°C rispetto al clima), che hanno pesantemente influito sull'accumulo degli inquinanti. 
Ieri si è verificato a Modena il superamento per 14 giorni consecutivi del limite di legge per le polveri (PM10), con la conseguente estensione dei provvedimenti di limitazione della circolazione (la cosiddetta "domenica ecologica") alle aree urbane di tutti i Comuni capoluogo e dei Comuni con popolazione superiore a 50.000 abitanti, e l'introduzione di ulteriori misure emergenziali, fino alla successiva verifica di martedì prossimo, previste in questi casi: la riduzione delle temperature di almeno un grado centigrado negli ambienti di vita riscaldati (fino a massimo 19°C nelle case, negli uffici, nei luoghi per le attività ricreative associative o di culto, nelle attività commerciali; fino a massimo 17°C nei luoghi che ospitano attività industriali ed artigianali). Sono esclusi da queste indicazioni gli ospedali e le case di cura, le scuole ed i luoghi che ospitano attività sportive. Vietato l'utilizzo delle biomasse (legna, pellet, cippato, altro) in sistemi di combustione del tipo camino aperto. Saranno inoltre potenziati i controlli sui veicoli circolanti sulla base delle limitazioni della circolazione in vigore. 
Secondo le previsioni meteo, verso sera il transito di una veloce onda depressionaria favorirà un generale ricambio della massa d'aria presente sulla Pianura Padana, determinando una sensibile diminuzione delle concentrazioni di PM10 su tutto il territorio regionale.

Domenica, 31 Gennaio 2016 09:30

La "Forestale" entra nella Benemerita

La forestale cambia casacca. Le perplessità di questa operazione e le preoccupazioni per il futuro contrasto agli ecoreati. Il decreto governativo sancisce il passaggio ma la strada non è libera da ostacoli.

di Virgilio, 27 gennaio 2016 - La "Forestale" non ci sarà più. Lo storico Corpo di Tutela Ambientale entrerà a fare parte dell'Arma dei Carabinieri e in parte sotto il comando della Guardia di Finanza.

Due Forze di polizia dello Stato di altissima specializzazione che, con competenze diverse, in qualche misura sconfinavano negli ambiti di sorveglianza del Corpo Forestale.

Dispiace sempre quando un pezzo di Storia del nostro Paese viene immolato sull'altare della efficienza e dell'organizzazione, a patto che questa sia la reale giustificazione.
Auguriamoci che queste donne e uomini della "forestale", portatori sani di altissime specialità, oltre a quelle più strettamente legate al nome del corpo, possano proseguire con la medesima efficacia al contrasto delle eco-mafie e a tutti i crimini ambientali, piuttosto che ai crimini verso la salute e il benessere animale e la tutela, nel senso più ampio del termine, dell'ambiente.

La preoccupazione diffusa, almeno stando ai vari commenti qua e là pubblicati, sta proprio nella diffidenza circa la destinazione degli interventi, il timore che possa alleggerirsi l'azione determinata di contrasto ai crimini ambientali.
Una preoccupazione condivisa alla quale aggiungo la mia personale perplessità legata a quando e in che termini questo passaggio verrà attuato compiutamente affinché, nel periodo di transizione, non si determini uno scollamento di coordinamento tra le diverse armi e un pesante alleggerimento delle azioni fin qui condotte dal Corpo Forestale dello Stato.

La perplessità per il passaggio, soprattutto del maggiore contingente, al comando dell'Arma sta nella militarizzazione del corpo, è soprattutto connessa agli impiegati civili di cui il CFS è dotato a differenza dei Carabinieri.

Un passaggio che potrebbe trovare alcuni ostacoli nell'obiezione di coscienza ad esempio oltre ai più tradizionali problemi connessi a aspetti sindacali.

Un negoziato che non fa sperare in una soluzione a breve.
Il timore, secondo quanto scrive Roberta De Carolis su GreenMe.it nasce da "I retroscena dietro la decisione si basano su questioni meramente economiche. L'accorpamento potrebbe causare la perdita di posti di lavoro e la ricollocazione di alcune risorse fondamentali. Il Corpo Forestale dello Stato ha avuto sempre un ruolo centrale nella lotta agli ecoreati e alla salvaguardia delle Riserve, problematiche che ora appaiono quindi minacciate".

Ma nello stesso articolo si cita anche la posizione di Legambiente che appare più ottimistica. "Ci auguriamo – ha commentato infatti il direttore dell'associazione Stefano Ciafani – che questo cambiamento sia sfruttato nel modo più utile per realizzare finalmente un Corpo di Polizia specializzato nel contrasto delle illegalità ambientali".

Più preoccupato il WWF invece che si è mostrato perplesso e "auspica che i pareri obbligatori previsti da parte delle Camere e del Consiglio di Stato possano portare ad una serie di correttivi importanti. La repressione dei reati ambientali è certamente garantita all'interno dell'Arma dei Carabinieri, scrive l'organizzazione, ma con personale che potrebbe non essere più sufficiente. Inoltre la gestione delle Riserve Naturali dello Stato potrebbe soccombere in virtù di altre urgenze."

Dobbiamo quindi ancora una volta confidare sulla saggezza dei nostri parlamentari e sul senso di responsabilità dei tutori ambientali, le donne e gli uomini del CFS ai quali comunque va un ringraziamento per il lavoro svolto a favore della comunità.

Tonello (Coldiretti), non ci sta e interviene in merito alle notizie di annullamento delle elezioni della Bonifica Centrale dell'Emilia Romagna. "Siamo pronti a mettere in atto le azioni legali più utili a tutelarci" è la conclusione del direttore della Federazione Regionale Coldiretti.

di Virgilio, Reggio Emilia 20 gennaio 2016 -
Monta il caso sulle notizie di una ipotesi di commissariamento o di proroga del vecchio organo della Bonifica Centrale dell'Emilia Romagna.
Diverse testate avevano annunciato che "Le elezioni del consiglio di amministrazione - scriveva Reggionline.com il 13 gennaio scorso - del consorzio di bonifica dell'Emilia Centrale (vinte dalla lista di Ugo Franceschini - leggi) non sono valide. Troppe le irregolarità emerse. Questa la decisione del comitato organizzativo dell'Ente, dopo i reclami presentati da 4 candidati."

"In mancanza di informazioni documentate – ha detto Mauro Tonello e riportato in un post di "Bonifica e Suolo" il profilo facebook della lista n° 2 – non ritengo sia opportuno per la nostra organizzazione esprimersi sull'operato del Comitato Amministrativo della Bonifica. Prendo atto con disappunto che c'è invece chi ritiene di essere bene informato e si sta prodigando a divulgare notizie in merito a delibere alle quali la lista Bonifica e Suolo non ha ancora potuto accedere. Prendo altresì atto con stupore che alcuni parlamentari che si appellano all'alto senso civico sulla correttezza delle forme di partecipazione e parlano in riferimento alle elezioni della bonifica esplicitamente di "annullamento", "modalità scorrette ed uso improprio delle deleghe", di "livello di degenerazione che deve essere rigettato ....", non citano mai nomi e fatti precisi nonché la fonte di tali informazioni. C'è anche chi già , attraverso sue note ufficiali, essendo evidentemente a conoscenza delle decisioni del Comitato Amministrativo del Consorzio di Bonifica dell'Emilia Centrale, che, ripeto, ad oggi non sono ancora divulgate malgrado l'esplicita ed ufficiale richiesta del capolista di Bonifica e Suolo, accusa apertamente la Lista 2 e Coldiretti di aver commesso irregolarità e di aver fatto votare povere persone defunte.
Tengo a sottolineare – ha concluso Tonello – che da parte nostra non abbiamo dato numeri, né ci siamo messi a conteggiare le schede, ma ci siamo limitati a prendere atto di come è stato gestito il momento elettorale e dei numeri che sono stati forniti non dalla commissione elettorale ma dagli organi di stampa. Tra l'altro aggiungo che, se risultassero confermati tali numeri, lo scarto tra le 2 liste risulterebbe minimo e allora come si fa a stabilire che, come apprendiamo sempre dalla stampa, i voti che risulterebbero irregolari sono andati tutti alla lista numero 2 dato che il voto è segreto? A difesa della onorabilità e rispettabilità di Coldiretti, dei suoi soci e, prima di tutti, di coloro che si sono impegnati a vario titolo in questa competizione elettorale a partire dai componenti della Bonifica e Suolo, siamo pronti a mettere in atto le azioni legali più utili a tutelarci".

Troppe chiacchere sul Consorzio di Bonifica, "Non c'è ancora nessuna delibera e nessun verbale del Comitato Amministrativo del Consorzio di Bonifica dell'Emilia Centrale in merito alla decisione sui risultati elettorali del consorzio stesso. È questa in sintesi la risposta ottenuta dal candidato della lista "Bonifica e Suolo", Ugo Franceschini, che ha presentato richiesta di visione del verbale della riunione del Comitato Direttivo che annulla le elezioni. Lo comunica Coldiretti Reggio Emilia sottolineando che il direttore generale del Consorzio, avvocato Domenico Turazza, ha comunicato "che la delibera del Comitato Amministrativo n. 5/2016 del 12 gennaio 2016, recante determinazioni in ordine al reclamo sulle operazioni elettorali e, più in generale, in ordine all'accertamento dei risultati delle elezioni, è in corso di stesura e verrà pubblicata a termini di statuto entro 15 giorni dalla sua adozione, vale a dire entro il 27 gennaio p.v."

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Mauro Tonello: Nato a Codigoro (Ferrara) il 9 aprile 1960, imprenditore agricolo, conduce a Codigoro un'azienda agricola di 150 ettari, coltivata con produzioni estensive a indirizzo orticolo e cerealicolo.
E' presidente di Coldiretti Emilia Romagna dal 1999.
E' vicepresidente nazionale dell'organizzazione e presidente di Unci-Coldiretti.

Domenica, 03 Gennaio 2016 09:18

El Niño, e le inquietanti analogie col 1998

Allerta della NASA sui potenziali effetti de El Niño che sembrerebbe la replica del 1998. Pochissime le differenze e perciò elevatissima probabilità di vedere replicati gli effetti distruttivi.

di Virgilio Parma 03 gennaio 2016
El Niño è un fenomeno climatico periodico che si verifica nell'Oceano pacifico centrale con le acque più calde che si muovono verso est in direzione delle Americhe, a partire da dicembre fino alla primavera, e si ripete mediamente ogni 5 anni, una volta ogni due - sette anni.

Una combinazione di fattori climatici potentissima in grado di modificare la normale e consueta circolazione d'aria del pianeta innescando fenomeni estremi in ogni parte del globo.

Molto probabilmente, i primi effetti catastrofici si sono manifestati, per quanto riguarda l'europa, con particolare forza devastante in Scozia e Inghilterra nei giorni scorsi e registrata dalle cronache come "la peggiore alluvione degli ultimi 70 anni" .

Visto dallo spazio, l'attuale El Niño è un 'gemello' di quello che nel 1998 provocò fenomeni meteorologici estremi come la 'Grande tempesta di ghiaccio' su New York e tutto il Nord Est degli Stati Uniti e, nell'estate del '98, la violenta ondata di caldo in Europa. Lo indicano le immagini catturate quest'anno dal satellite Jason-2, che rivelano come El Niño in arrivo continui a 'crescere' mostrando molte analogie con quello record di 18 anni fa.

L'unica differenza è nel fatto che nel 1997 il calore della superficie dell'oceano era più intenso, mentre nel 2015 il calore è meno intenso ma più esteso.

La maggior parte degli effetti sugli Stati Uniti è prevista all'inizio di quest'anno.
"I meteorologi del National Oceanic and Atmospheric Administration, scrive la Nasa sul suo sito WEB, prevedono un turno di El Niño in un prossimo futuro, inaugurando diversi mesi di condizioni relativamente fredde ed umide in tutto il sud degli Stati Uniti, e condizioni relativamente calde e asciutte sulla Stati Uniti settentrionali" .

Martedì, 15 Dicembre 2015 12:40

Presentati i progetti dei "Parchi del Ducato"

Sabato 12 dicembre si è tenuta la conferenza stampa di presentazione sul tema "7 GRANDI PROGETTI -1.500.000 €. PER BIODIVERSITA' E SVILUPPO SOSTENIBILE", organizzata dai Parchi del Ducato per illustrare i Progetti finanziati grazie al Piano di Azione Ambientale 2014/2015 della Regione Emilia Romagna. -

Parma, 15 Dicembre 2015 -

Nei giorni scorsi si è tenuto l'incontro sul tema "7 GRANDI PROGETTI -1.500.000 €. PER BIODIVERSITA' E SVILUPPO SOSTENIBILE", un appuntamento organizzato dai Parchi del Ducato per illustrare i Progetti finanziati grazie al Piano di Azione Ambientale 2014/2015 della Regione Emilia Romagna.

In questa occasione, il Presidente dell'Ente Parchi Agostino Maggiali ha ricordato come "tutti gli interventi previsti in questa nuova tornata di investimenti si pongono come obiettivo comune quello di rafforzare il ruolo dei Parchi come motore di sviluppo sostenibile e di tutela della biodiversità, in un quadro di relazioni istituzionali sempre più "inclusive".

L'idea che i Parchi "ingessino" i territori è ormai sempre più un vecchio ricordo, - ha spiegato Maggiali - e la presenza oggi di tanti amministratori locali, testimonia una volta di più la consapevolezza crescente che l'idea di uno sviluppo socio-economico equilibrato e duraturo non può prescindere dalla "dimensione ambientale". Infine, il Presidente Maggiali ha posto l'attenzione su quanto questi interventi servano come slancio per accrescere le capacità di realizzare obiettivi comuni che fondano sviluppo e tutela ambientale per la valorizzazione del patrimonio naturale come "bene comune".

A completare il quadro è stato un excursus dei singoli interventi progettati, con un focus su localizzazione, finalità specifiche, contenuti progettuali e costi. Un lavoro che si è potuto realizzare grazie agli sforzi dei Responsabili dell'Area Comunicazione Marco Rossi e dell'Area Lavori Pubblici Michele Zanelli.

In chiusura l'Assessore Regionale all'Ambiente Paola Gazzolo ha sottolineato che – l'entusiastica partecipazione di tanti amministratori locali è un segnale che evidenzia la capacità dell'Ente di Gestione dei Parchi dell'area vasta Emilia Occidentale di coinvolgere nelle sue scelte strategiche tutti i territori.

L'Assessore Gazzolo ha ricordato il ruolo di coordinamento, indirizzo e finanziamento svolto dalla Regione a favore delle sue Aree Protette e l'importanza dei tanti strumenti legislativi e di pianificazione che riguarderanno materie legate allo sviluppo sostenibile, come la riforma della Legge sul Turismo, il Piano Aria, la legge sui Rifiuti, la Conferenza sulla Montagna e tanto altro ancora.

In rappresentanza degli amministratori locali presenti, sono intervenuti, sollecitati dal giornalista Andrea Gavazzoli, Claudio Moretti Sindaco di Monchio delle Corti, l'Assessore del Comune di Piacenza, Giorgio Cisini, Paolo Canepari Assessore di Salsomaggiore, Romeo Azzali, Sindaco di Mezzani.

Erano presenti all'incontro anche i tre Consiglieri Regionali Iotti, Lori e Cardinali i sindaci di Collecchio, Bianchi, di Tizzano Val Parma, Bodria, di Corniglio Giuseppe Delsante, di Fornovo Taro, Grenti, il Consigliere provinciale di Parma delegato ai Parchi, Cantoni, diversi Assessori e consiglieri dei Comuni di Sissa-Trecasali, Salsomaggiore e altri.

La difficile convivenza tra "Bio" e "No Bio". Valentino Mercati, patron di Aboca azienda specializzata in prodotti officinali "Bio" di Sansepolcro, denuncia la difficoltà di produrre, seguendo i rigorosi disciplinari di agricoltura biologica, negli ambienti ove la agricoltura convenzionale fa uso massiccio di prodotti chimici.

di Virgilio Parma, 6 dicembre 2015.
Si è appena concluso il summit di Parigi tutto dedicato al clima #Cop21 e, al di là delle buone intenzioni, quello che è evidente è il precario stato di salute del pianeta. Senza pensare ai catastrofici scenari che, dopo ogni summit, vengono diffusi è fuori dubbio che occorre un progetto globale per riportare indietro la lancetta del tempo.

Il riscaldamento dell'atmosfera, sostengono gli scienziati, è stato di 2 gradi rispetto il periodo preindustriale e, considerando che il differenziale termico che ha condotto all'ultima glaciazione è stato di 5 gradi si può ben comprendere quanto sia importante procedere con un programma di "modernizzazione" degli impianti ma anche delle piccole e grandi consuetudini che coinvolge ciascuno di noi per i prossimi 20 anni.

Molto probabilmente anche le produzioni zootecniche entreranno nel mirino della riduzione delle emissioni e la agricoltura convenzionale dovrà anch'essa adattarsi alla nuova era.

La pratica dell'agricoltura biologica è già indirizzata a questo cambiamento appartenendo infatti a quelle misure orientate alla salvaguardia ambientale e non invece, come comunemente viene ritenuto, a una qualificazione del prodotto in quanto tale che, per entrambe delle modalità di coltivazione adottate, deve essere rispettata.
Ma si sa, l'aria ha molta difficoltà a rispettare i confini e, in balia delle correnti, funge da vettore traslocando dal polline ai virus e qualsiasi altro agente chimico che fosse stato disperso nell'aria.

Ecco quindi che le molecole chimiche possono essere facilmente rinvenute nelle produzioni "Bio" coltivate a poche centinaia di metri dalle produzioni ottenute con pratiche di agricoltura tradizionale.

Ed è su questo fattore che si incentra lo sfogo di Valentino Mercati, fondatore di Aboca, azienda toscana che fonda la sua reputazione proprio sulla rigorosa applicazione della agricoltura biologica, riportato nei giorni scorsi da repubblica.it
Come infatti riportato nell'articolo di Maurizio Bologni del 30 novembre scorso dal titolo "Lo schiaffo di Aboca: "Troppi pesticidi nelle terre toscane, ce ne andiamo"", intervenendo a Città di Castello a un convegno su tabacco e territori biologici, il patron di Aboca avrebbe gelato la platea sostenendo che «Siamo circondati da coltivazioni come quella del tabacco ad alto tasso di uso di pesticidi e chimica, incompatibili con le nostre produzioni rigorosamente biologiche» e in seguito avrebbe aggiunto che «Le regole ci sono, ma in agricoltura spesso non vengono rispettate, Comuni e Asl non intervengono».

In sintesi sarebbero queste le principali motivazioni che avrebbero indotto l'azienda toscana a espandersi con le coltivazioni biologiche addirittura in Marocco.
Una scelta strategica che è stata ben delineata anche da un comunicato stampa della azienda stessa che di seguito riproponiamo integralmente.

Menta Bio AceroBio
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Aboca e la ricerca di nuove coltivazioni biologiche
Nel merito del dibattito sull'ipotesi espressa dal Presidente di Aboca S.p.A. Società Agricola, Valentino Mercati, di delocalizzare la produzione agricola dalla Valtiberina in altre parti d'Italia e del mondo va sottolineata la particolare posizione del Gruppo nel contesto mondiale.

Aboca è infatti una grande azienda agricola che conta oltre 800 dipendenti e un fatturato previsto per il 2015 di circa 120 milioni di euro (180 milioni di euro previsti nel 2016) e che ottiene dall'agricoltura biologica i complessi molecolari vegetali per il settore farmaceutico in cui opera attraverso processi di trasformazione ad elevata tecnologia.
A supporto delle crescite previste il Gruppo prevede investimenti per adeguamenti produttivi per oltre 40 milioni di euro nei prossimi tre anni, tutti concentrati nello sviluppo del sito produttivo di Pistrino di Citerna in Valtiberina.

Di pari passo si pone il problema di adeguare la produzione agricola per continuare a garantire la qualità delle materie prime e ciò comporta la necessità di poter pianificare l'espansione delle coltivazioni in aree di produzione agricola difese dall'inquinamento esterno sia dell'aria che delle acque e in zone dove il substrato dei suoli abbia un equilibrio di microflora e microfauna tali da assicurare il perfetto metabolismo delle sostanze vegetali in coltivazione.
Queste particolari esigenze pedologiche possono essere soddisfatte solo se le singole unità di coltivazione si estendono per almeno 100 ettari al fine che possano essere difese da inquinanti esterni.

La possibilità di ampliamento, nel territorio valtiberino, non è possibile date le limitate aree territoriali disponibili per l'agricoltura biologica. Nasce da qui l'intenzione di incrementare lo spostamento delle coltivazioni sia in Valdichiana sia in altre parti del mondo.

La ricerca di questi nuovi terreni si sviluppa su due indirizzi.

Da una parte riuscire a coltivare su grandi superfici con tecniche di agricoltura avanzata, dall'altra riuscire a utilizzare terreni non contaminati da OGM né da inquinanti chimici. Queste sono due esigenze contrapposte, ovvero trovare terreni non inquinati e disporre di manodopera specializzata di cui l'agricoltura biologica necessita, ed è proprio questo quello che Aboca sta cercando di fare.

L'intento dell'azienda è infatti di eliminare l'impatto chimico nell'agricoltura italiana perché questa è la prima leva per il successo economico di questa attività nel mondo.
Il successo internazionale che l'Italia sta avendo con le sue produzioni biologiche lo stanno dimostrando.

La nota di Pino Agnetti, promotore dell'appello "Parma non è una discarica. Rifiutiamoci!". Agnetti: "Siamo gli unici a chiedere un cambiamento radicale sul fronte dei rifiuti". -

Parma, 29 settembre 2015 -

"Avere raggiunto e superato le 2.000 firme in poche settimane rappresenta un risultato del tutto insperato per una campagna nata unicamente "dal basso" e che non ha ricevuto, né cercato l'appoggio di nessuno. Se non quello dei cittadini di ogni idea ed estrazione sociale a cui attraverso il mio appello ho inteso dare ancora una volta voce. Nel frattempo, la situazione sul fronte dei rifiuti a Parma è ulteriormente degenerata. Ciò anche a causa di una serie di interventi puramente "pubblicitari" quali le ormai famose "casette". Che nessuno utilizza, ma che in compenso graveranno sempre sulle nostre tasche al pari di un altro "flop annunciato come "l'ecowagon". In questa stessa linea alla "non vedo e non sento", ma spreco (soldi pubblici) e getto fumo negli occhi (dei cittadini), si inserisce anche il recente premio per il Comune più virtuoso in tema di rifiuti ritirato dall'assessore Folli. Un riconoscimento che, in realtà, sa di sonora beffa per i parmigiani costretti ogni giorno di più a vivere in una città ridotta a una pattumiera a cielo aperto. Su questo come su altri fronti, Parma si trova dunque in pieno "codice rosso" e non è chiedendo dei semplici correttivi - tipo l'introduzione dei "cassonetti intelligenti"- che si può pensare di cambiare davvero le cose. Il problema può essere risolto solo affrontandolo nelle sue molteplici facce: dalle bollette astronomiche (tanto più inaccettabili considerando anche la presenza del termovalorizzatore o inceneritore che dir si voglia) agli orari e alle modalità della raccolta; dal decoro urbano all'igiene pubblica, per finire con un diverso approccio anche sul terreno della prevenzione e della repressione dei comportamenti incivili. Minacciare infatti nuove sanzioni contro chi non sa più come e dove mettere i rifiuti di casa, mentre al termine del mercato bisettimanale della Ghiaia i dintorni della Pilotta si trasformano in una scena di degrado orripilante dà la misura di una politica anche in questo caso completamente sbagliata e inadeguata. Ciò che pertanto noi chiediamo è un radicale cambiamento di "sistema" in fatto di raccolta differenziata. Che, pur da salvaguardare come filosofia di base, va però adeguata e sviluppata evitando di farne un obiettivo astratto a cui sacrificare ogni volta gli interessi e i bisogni quotidiani della gente. Siamo gli unici a Parma a chiedere questo e continueremo a farlo finché non sarà davvero possibile additare la nostra città come un modello da seguire e da imitare. Per il momento, siamo diventati solo l'esempio, tristissimo e amaro, di come si possa ridurre una delle più belle città d'Italia e d'Europa a una discarica! Una vergogna e un danno anche d'immagine enormi e che i parmigiani non possono più tollerare. Con l'orgoglio che ci deriva dall'essere stati i primi a dire "no!" e dall'avere a cuore solo il bene di Parma, noi pertanto andiamo avanti."

Pino Agnetti, promotore dell'appello "Parma non è una discarica. Rifiutiamoci!"

Numero firmatari dell'appello: 2.005

On line la sesta edizione del report “Sulle tracce dei rifiuti”: dati e mappe per scoprire dove va a finire la raccolta differenziata, già arrivata a quota 51,6% nel bolognese, che alimenta l’economia circolare del recupero e dà lavoro a 17.000 dipendenti in 188 impianti

Bologna - 25 Settembre 2015 -

L’argomento raccolta dei rifiuti e riciclo è sempre all’ordine del giorno e richiama numerose polemiche sulla corretta gestione di raccolta e smaltimento.

Saperne di più non è solo un diritto, ma è anche è possibile: è online la sesta edizione del report “Sulle tracce dei rifiuti” stilato da Gruppo Hera: dati e mappe per scoprire dove va a finire il materiale raccolto.

Il segreto è controllare la filiera del riciclo, tracciarla così da garantire l’effettivo recupero della raccolta, rendendo al contempo chiaro l’intero preocesso che si attiva grazie soprattutto all’impegno ed allo sforzo dei cittadini, ma anche al contributo del Gruppo Hera. Si tratta di numeri arrivati già a quota 51,6% nel bolognese, un risultato che alimenta l’economia circolare del recupero e fornisce lavoro a 17.000 dipendenti in 188 impianti.

Un ottimo traguardo che mira a svilupparsi sempre di più. Sono questi gli obiettivi di “Sulle tracce dei rifiuti”, il report con cui il Gruppo Hera illustra ogni anno mette in evidenza i dati sull’effettivo avvio a recupero dei rifiuti raccolti in modo differenziato.

logo gruppo hera

Uno sforzo di trasparenza per mettere in luce il forte impegno dell’azienda sul fronte della sostenibilità, che si snoda durante tutto il processo di gestione dei rifiuti, dalla raccolta fino al recupero finale: una filiera chiave della cosiddetta economia circolare e della green economy.

Il recupero della raccolta differenziata sale a quota 94,3% nel 2014, percentuali anche quest’anno verificate dall’ente di certificazione indipendente DNV-GL, che tengono conto dei risultati raggiunti in Emilia-Romagna, Marche e nel Nord Est.

Nel report sono riportate 8 mappe, una per ciascun materiale raccolto, che permettono di scoprire quali e dove sono i principali impianti che si occupano del recupero finale. In totale gli impianti coinvolti sono ben 188, di cui 6 nel bolognese, gestiti da 167 aziende, 46 delle quali con sede nel territorio servito dal Gruppo Hera.

Dati che evidenziano un elevato grado di avanzamento nella transizione da una economia lineare, in cui i prodotti sono destinati a diventare rifiuti e a finire in discarica, a un’economia con più recupero, per questo detta “circolare”.

Queste attività si accompagnano alle altre iniziative del Gruppo che promuovono il riuso di prodotti, quali “FarmacoAmico” e “CiboAmico”, che nel 2014 hanno interessato beni per un valore complessivo di circa 380.000 euro, e “Cambia il finale”, che ha consentito di recuperare e riutilizzare oltre 450 tonnellate di ingombranti.

Dall’analisi dei dati, al primo posto per percentuale di recupero si colloca il ferro. Anche del verde occupa una quota importante: nel 2014 nel territorio gestito da Hera il 99% di sfalci e potature hanno trovato nuova vita negli impianti di compostaggio producendo fertilizzanti e terricci o, in misura minore, negli impianti a biomasse ricavandone energia rinnovabile. La plastica, in particolare, viene recuperata all’80,7%, mentre la carta al 96,4%. L’organico, invece, si attesta al 91,1%, ed i metalli contenuti negli imballaggi in alluminio, acciaio e banda stagnata, al 92,9%.

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Il miglioramento della percentuale di rifiuti recuperati è legata anche ai buoni progressi della raccolta differenziata: nelle province dell’Emilia-Romagna servite da Hera il dato ha già raggiunto nei primi 8 mesi del 2015 il 56%. Nel bolognese ad agosto 2015 la raccolta differenziata è arrivata al 51,6%, anche grazie ai primi risultati dei progetti nel capoluogo.

Ma è anche da sottolineare il risparmio che la raccolta differenziata riesce a comportare: fino a 25 euro all’anno a fronte di una qualità più elevata.

Ecco come commenta Stefano Venier, Amministratore Delegato del Gruppo Hera: “Siamo l’unico gestore a pubblicare un report di questo tipo in Italia, uno strumento di trasparenza verso i cittadini che si aggiunge alla rendicontazione che il Gruppo porta avanti da anni con il Bilancio di Sostenibilità – e continua – I risultati positivi sui quantitativi recuperati e sulla differenziata dimostrano l’impegno sempre maggiore del nostro Gruppo nel migliorare l’efficienza di tutta la filiera del riciclo, settore chiave della green economy. Questi risultati sono stati possibili grazie alla realizzazione sul territorio di una decina di impianti esclusivamente dedicati a queste filiere, come ad esempio i biodigestori, che recuperano la frazione organica e producono energia elettrica, e impianti di selezione a lettura ottica per i rifiuti secchi. La volontà è di ridurre sempre di più i conferimenti in discarica: siamo partiti 12 anni fa dal 49% e oggi siamo già scesi al 12,9% (la media nazionale è il 38%) ma non vogliamo fermarci e al 2019 l’obiettivo è di arrivare al 6,8%”.

Domenica, 20 Settembre 2015 09:58

Emilia, tre alluvioni in due anni.

A una settimana dalla piena del Nure, si cerca ancora il corpo di Filippo Agnelli di Bettola, travolto dal fiume insieme al figlio Luigi, ritrovato invece senza vita, così come Luigi Albertelli di Pontedellolio. E mente si fa la conta dei danni e il premier Renzi annuncia lo stato di emergenza, ricordiamo anche le alluvioni che, nel 2014, hanno colpito anche Parma e Modena.

Piaenza - Nelle due ore che Matteo Renzi ha trascorso a Piacenza, lo scorso 17 settembre, il premier ha potuto valutare di persona, sorvolando la zona con un elicottero, l'entità dei danni causati dallo straripamento del Nure che, una settimana fa, ha travolto due intere valli e provocato la morte di due persone. Si tratta di Luigi Albertelli, 56 anni, guardia giurata di Pontedellolio, e Luigi Agnelli, 43, di Bettola, entrambi travolti dalla furia delle acque. E' ancora disperso, invece, Filippo Agnelli, 67, padre di Luigi, che si trovava insieme al figlio quando la loro auto è stata travolta dalla furia delle acque.

Durante il summit in Prefettura, al quale hanno partecipato anche il Presidente della Regione Emilia Romagna Stefano Bonaccini, l'Assessore regionale alla difesa del suolo Paola Gazzolo e i sindaci dei Comuni colpiti, il Presidente del Consiglio ha dichiarato che "appena ci sarà la possibilità tecnica, dichiaremo lo stato di emergenza". "Il governo", ha aggiunto Renzi "farà la propria parte sia per i Comuni con la deroga al Patto di Stabilità, sia per i cittadini, con aiuti dal punto di vista fiscale". E mentre il presidente della Regione Bonaccini promette risorse straordinarie, oltre ai 2 milioni di euro già stanziati per la ricostruzione dei paesi alluvionati, ricordiamo che il disastro che ha colpito il piacentino è solo l'ultimo in ordine di tempo, che l'Emilia ha dovuto sopportare.

Il 13 ottobre 2014, l'esondazione del torrente Baganza ha mandato sott'acqua la zona sud ovest di Parma, per fortuna, senza fare vittime tra le persone, ma provocando ingenti danni, soprattutto nel quartiere Montanara e nella zona di via Po, dove un mix di acqua e fango ha invaso garage e scantinati, arrivando fino ai piani più bassi delle case.

Foto Francesco Ficcarelli FB baganza

Il 19 gennaio 2014, invece, nel modenese, l'onda della piena causata dalle forti piogge ha aperto una falla nell'argine del fiume Secchia, che ha cominciato a defluire sommergendo 10.000 ettari di territorio colpendo otto Comuni della zona della Bassa, già provati dal terremoto del 2012. Per 48 ore, Bastiglia e Bomporto sono rimaste sott'acqua, con almeno duemila persone bloccate ai piani alti delle case, mentre altrettante sono state evacuate dalla Protezione Civile a mano a mano che le acque del fiume invadevano il territorio. Quasi duemila anche le aziende colpite, milioni i danni subiti dall'economia e dai cittadini che, in poche ore, si sono visti portare via i sogni di una vita. C'è stata anche una vittima, il volontario Oberdan Salvioli, 43 anni, trascinato via dalle acque, mentre tentava di aiutare i suoi concittadini alluvionati.

Alluvione MO CV gde

Se, poi guardiamo a quanto è accaduto nel resto d'Italia, è evidente che i fenomeni si stanno facendo sempre più frequenti e con effetti sempre più disastrosi sulla popolazione.

Da un lato c'è il clima, che sta cambiando velocemente e riserva sempre più spesso precipitazioni abbondanti rilasciate in poco tempo, che vanno a ingrossare i fiumi e i corsi d'acqua. Dall'altro c'è la mano dell'uomo, sempre più indiscriminata quando si tratta di urbanizzazione, a discapito dell'ambiente. Infine, c'è la scarsa attenzione alle opere di manutenzione e controllo dei letti dei fiumi e dei torrenti, dei fossi, degli argini, delle casse di espansione, insieme al consolidamento delle frane e di briglie di contenimento del terreno, oltre, ovviamente, al rispetto delle leggi di tutela del suolo e dell'ambiente.

La parola che si sente pronunciare sempre più spesso, i cui effetti sono, purtroppo, sotto gli occhi di tutti, è "dissesto idrogeologico". All'inizio dell'anno, il rapporto presentato dall'Unione Bonifiche dell'Emilia Romagna ha evidenziato come la nostra regione abbia visto aumentare il rischio del 10% rispetto al 2014 e che, per prevenire altri eventi disastrosi, sarebbero necessari ben 894 interventi, per un importo superiore al miliardo di euro.

Studio statistico dell'Arpa sulle precipitazioni nelle zone colpite: "Un evento assolutamente eccezionale". Notevoli i danni anche nel parmense. Le piogge hanno avuto tempi di ritorno stimati anche superiori a 500 anni (nel parmense 20 anni).

Bologna 17 settembre 2015

Un evento climatico assolutamente eccezionale, quello manifestatosi nel piacentino, con tempi di ritorno anche superiori ai 500 anni in termini di intensità delle precipitazioni.
Un'analisi statistica del servizio IdroMeteoClima dell'Arpa Emilia-Romagna ha prodotto un resoconto di severità delle precipitazioni, effettuato mettendo a confronto le piogge osservate e i riferimenti storici disponibili.

Dall'analisi dei risultati si evince come l'evento di pioggia abbia interessato principalmente i bacini del Trebbia, Nure, Chiavenna, Arda e Taro, facendo registrare valori di precipitazione rilevanti per tutte le durate, con tempi medi di ritorno superiori a 50 anni.

Le piogge hanno avuto tempi di ritorno stimati anche superiori a 500 anni in diverse località e sui diversi bacini, su diverse tempistiche di cumulazione delle piogge.
Alcuni esempi: sul Trebbia a Cabanne i tempi di ritorno sono stimati superiori a 500 anni per piogge cumulate a 1 e 3 ore, comunque superiori a 200 anni su un tempo di accumulo di 6 ore. Sul Nure, per esempio a Farini, i tempi di ritorno sono stati superiori a 500 anni per tutti i tempi di cumulazione, da 1 ora a 24 ore.
Per quanto riguarda il bacino del fiume Parma, le intensità delle precipitazioni non hanno superato i 20 anni di tempo di ritorno, ma sono state comunque significative.

Bignami (FI): Danni non solo a Piacenza, intervenire urgentemente anche nel parmense.
Le piogge torrenziali cadute nella notte del 13 settembre e che hanno causato l'emergenza alluvionale nelle zone del piacentino, avrebbero generato "criticità" anche "nell'Alta Val Ceno, nel parmense, nei comuni montani di Bardi, Varsi, Varano de' Melegari e Bore". E' quanto segnala Galeazzo Bignami (Fi) in una interrogazione alla Giunta.
"Allagamenti, esondazioni di canali e smottamenti- precisa il consigliere tratteggiando la situazione nel parmense- avrebbero provocato rilevanti disagi alla viabilità, con conseguenze di isolamento per alcune frazioni. La scuola materna di Bardi sarebbe stata evacuata dai vigili del fuoco a scopo precauzionale e numerose utenze avrebbero interrotto i servizi".

Il concerto di Ligabue, previsto per il 19 settembre a Campovolo, sarà anche un ECoConcerto: in azione i veicoli fotovoltaici T-Riciclo per la raccolta dei rifiuti. Lo scopo è sensibilizzare il pubblico sul valore della raccolta differenziata

Reggio Emilia – 16 Settembre 2015

Mancano pochi giorni, ormai tutto!

Non sarà solo un grande concerto quello che sabato 19 settembre vedrà 200.000 fan animare il Campovolo di  Reggio Emilia pronti a cantare sulle note di Ligabue, ma anche un EcoConcerto, ovvero la sfida lanciata dalla  Multiutility  Iren  Spa  con  un  obiettivo  ambizioso:  lasciare  il  Campovolo  pulito  e  sensibilizzare il pubblico sull’importanza ed il valore della raccolta differenziata.

Per farlo Iren ha scelto di affiancarsi a Ecologia Soluzione Ambiente  Spa, azienda reggiana che opera  da  oltre  40  anni  nel  settore  dell’ambiente,  che  sarà  protagonista  del  progetto  grazie  a  T-Riciclo,  un rivoluzionario veicolo per la raccolta dei rifiuti. 

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Ecologia Soluzione Ambiente fornirà n.5 veicoli T-Riciclo a impatto ambientale zero che a partire dall’alba del  18  settembre, giorno  prima  dell’evento,  saranno  impegnati  al  Campovolo  nella  raccolta  e differenziazione dei rifiuti fino e oltre la fine del concerto di Ligabue.

L’innovazione  di  TRiciclo  è  quella  di  essere  il  primo  veicolo  fotovoltaico  integrato  a  pedalata  assistita concepito per la raccolta dei rifiuti in ambienti con spazi ridotti e problematici come concerti, parchi gioco, fiere,  impianti  sportivi,  centri  storici.  Un’intuizione  ed  un  progetto  interamente  sviluppato da  Ecologia Soluzione Ambiente, T-Riciclo è realizzato con materiali riciclati e riciclabili e caratterizzato da un design accattivante. 

“Sogna  pulito  con  il  fotovoltaico”  è  il  messaggio  che Ecologia Soluzione Ambiente vuole trasmettere nel perseguire l’obiettivo di un ambiente più sano e pulito e di una mobilità davvero sostenibile che coinvolga anche la raccolta dei rifiuti.

Lo scopo è quello di fornire tecnologia ecosostenibile per garantire sempre il miglior rapporto tra efficienza ed efficacia nei servizi alla collettività. 

Lunedì, 07 Settembre 2015 09:14

Rifiuti: Parma e Mantova, gemelli diversi


Uguale il metodo ma risultati molto differenti. Incursione a Mantova per verificare il sistema di raccolta differenziata porta a porta che Parma ha copiato senza però conseguire un risultato paragonabile.

di Lamberto Colla, Parma 7 settembre 2015 -
Parma come Mantova? Un interrogativo che vorremmo trasformare in esclamativo almeno stando a quanto osservato direttamente le scorsa settimana.

La polemica sui rifiuti non si stempera e il confronto diretto con Federico Pizzarotti, tanto auspicato da Pino Agnetti, promotore delle petizione "Parma non è una discarica, Rifiutiamoci" che dal 19 di agosto ha raccolto quasi 1.800 aderenti, non sembra venire preso in considerazione dal Sindaco di Parma.

A dire il vero il primo cittadino non sembra nemmeno accorgersi della polemica confinandola a "contrapposizioni alimentate per fare qualche copia in più". Secondo il Pizzarotti pensiero, infatti, espresso a margine della conferenza stampa che ha siglato il protocollo d'intesa con la Chiesi farmaceutici, oltre a imputare alla stampa la colpa di dare risalto a una polemica inesistente, ha difeso i risultati conseguiti e sottolineato come la metodologia utilizzata a Parma sia la medesima adottata a Mantova con risultati superiori al 70% (da RepTV).

Un'affermazione che, neanche da dirlo, ci ha incuriositi al punto da spingerci nella vicina città lombarda a verificare di persona.

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La prima impressione, entrando nel centro storico di Mantova, è stato di ordine, pulizia e per di più, quasi sapessero della nostra incursione, il servizio ambientale stava diligentemente acconciando le chiome del verde pubblico.
Turisti sparsi qua e là per il centro a immortalare gli angoli più pittoreschi della città storica, giovani e meno giovani che passeggiano tra i tavolini dei ristoranti all'ombra degli ombrelloni e sul lungolago alcuni singoli e famiglie che si godono queste ultime ore d'estate facendo picnic o semplicemente osservando alcuni pescatori al centro del bacino d'acqua di fronte al castello.

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Mi sembrava di essere su "Scherzi a Parte". In trasferta a Mantova per registrare il disordine trovo lindo come mai avrei immaginato.
Guardo a terra ma non trovo manco una carta e allora, poco prima delle 10,00, inizio la ricerca dei rifiuti a terra e nei cestini.

Niente, i cestini sono sgombri, seppure dotati di sacchetto nero e solo in prossimità di due esercizi commerciali registro alcuni cartoni.
Mi sorge il dubbio di essere arrivato nel momento sbagliato, di essere giunto proprio subito dopo le pulizie di Pasqua tanto era pulita la città.

Non rimane che confrontarsi con i residenti e i commercianti e finalmente qualche bega si riesce a scovare.

Il comune denominatore è però la puntualità e efficienza del servizio. Gli esercenti intervistati hanno tutti confermato non solo l'efficienza ma anche la puntualità e la gentilezza degli operatori ecologici. Mi informano che alle 10 raccolgono i cartoni e a mezzogiorno, fino al massimo alle 13,00 i rifiuti e alla sera l'organico e il vetro mentre al venerdi è solo il secco a venire raccolto. "Se dovessi dimenticare di esporre i rifiuti, sottolinea una panettiera, gli operatori vengono a chiedermi se non ne ho prodotti". Unico neo, evidenzia un altra addetta a un esercizio di gastronomia, "la Domenica non raccolgono ma passano al lunedi mattino presto".

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Alcuni residenti invece osservano che, effettivamente, in centro si sia raggiunto un buon livello di efficienza mentre molti problemi sono ancora riscontrabili nella periferia. "Vada a vedere sul lungolago, i cumuli di rifiuti emettono odori insopportabili e attirano i topi". Un altro residente conferma che c'è stato un sensibile miglioramento con il nuovo Sindaco (Mattia Palazzi del PD eletto nello scorso giugno) mentre poco apprezzate sono le stazioni ecologiche (tre ecoisole collocate in Piazza Virgiliana, Lungolago Gonzaga e piazzale Gramsci) soprattutto per la necessità di utilizzare le card, scomode in particolar modo per gli anziani. Quasi tutti, invece lamentano la totale assenza dei tradizionali bidoni della raccolta dei rifiuti.

L'invito a fare un sopralluogo sul lungolago Gonzaga è stato accolto ma non abbiamo riscontrato i problemi così gravi come esposti anzi abbiamo dovuto constatare che i prati verdi e rigogliosi erano anch'essi immuni da sporcizia o carte abbandonate. Non è da escludere che, in certe circostanze, possano manifestarsi condizioni di maggior degrado ma, stando le cose come osservate, a occhio e croce non credo possano essere particolarmente persistenti.

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Più che un'indagine la nostra è stata una critica osservazione del servizio senza alcuna pretesa del rigore scientifico ma che ha comunque confermato i risultati della ricerca condotta dal gestore Mantova Ambiente, su richiesta dell'Amministrazione comunale, quasi un anno fa (Ottobre 2014, quindi ancor prima delle azioni correttive introdotte dalla nuova amministrazione) e che evidenzia come la maggioranza dei cittadini intervistati sia soddisfatta del servizio:
il 65 % delle persone dichiara che il servizio corrisponde alle aspettative,
il 71 % ritiene che la raccolta funzioni e sia ben organizzata,
il 65 % ritiene la raccolta comoda e puntuale.

La nostra impressione, quindi, è stata assolutamente positiva e, all'apparenza, ben diverso è il risultato se confrontato con Parma dove la pulizia e l'ordine è solo un ricordo.

In conclusione se il metodo utilizzato nei due capoluoghi è analogo la differenza abissale rilevata, a tutto vantaggio di Mantova, va allora ricercata nell'organizzazione, nella vigilanza e nel controllo dell'erogazione del servizio di raccolta e, probabilmente, anche nell'educazione di alcuni nostri concittadini.

Vedere per credere! Tra l'altro Mantova è una città che val la pena, ogni tanto, di tornare a visitare.

(scorrere la pagina per guardare la galleria fotografica)

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Appendice: la novità introdotte nel 2015 dal Comune di Mantova:
Per le utenze non domestiche è già attivo dal 10/02/2015 un servizio dedicato di raccolta differenziata integrativo, a supporto di esercenti ed artigiani che necessitano di conferire i propri rifiuti differenziati in fascia oraria differente da quella prevista dal calendario di raccolta.
Due mezzi attrezzati con doppia vasca di raccolta, ECOMOBILI, passano per alcune vie del centro storico, seguendo un percorso che prevede la sosta di 10 minuti per ognuna delle 17 postazioni individuate in accordo con la Polizia Locale e i rappresentanti delle categorie commerciali (Confcommercio, Confesercenti, Confartigianato, CNA, UPA) per il ritiro delle principali tipologie di rifiuti differenziati (carta e cartone, vetro e lattine, imballaggi in plastica, organico) prodotti in eccesso rispetto alle quantità o in orari diversi da quelli del calendario di raccolta.

Ambiente. In arrivo 9 milioni per rimuovere l'amianto nelle imprese. Le risorse a disposizione con un bando della Regione. Click day il 23 settembre per la prenotazione online della domanda di contributo.

Bologna, agosto 2015

 - In arrivo 9 milioni di euro di eco-incentivi per le imprese che rimuovono e smaltiscono l'amianto presente nei luoghi lavoro. Le risorse – messe a disposizione dalla Regione Emilia-Romagna, nel Piano di azione ambientale, attraverso un bando – puntano alla qualificazione ambientale e alla tutela dei lavoratori.

A partire dal prossimo 23 settembre, una sorta di click-day, collegandosi al portale Ambiente le imprese potranno effettuare la prenotazione online della domanda di contributo.
L'iniziativa, già sperimentata negli anni scorsi, ha l'obiettivo di sostenere l'impegno di quelle aziende che mostrano di voler qualificare il proprio ambiente di lavoro attraverso la rimozione di coperture o coibentazioni contenenti cemento-amianto.

Il bando è stato costruito sfruttando anche le recenti semplificazioni in materia di aiuti di Stato emanate dall'Unione europea, con particolare riferimento al nuovo regolamento di esenzione in materia di tutela ambientale. Il contributo massimo erogabile sarà di 200mila euro per ciascuna impresa del territorio regionale.

Si tratta di contributi che verranno concessi secondo l'ordine cronologico di arrivo, verificando prima la documentazione progettuale completa che sarà richiesta unicamente a quelle imprese che si collocheranno in posizione utile in graduatoria.

In questo modo si eviterà di appesantire inutilmente di adempimenti tutti i partecipanti al "click day".

"Tutelare l'ambiente significa tutelare il lavoro, e la Regione con il bando vuole dare un segnale chiaro in questa direzione – sottolinea l'assessore all'Ambiente Paola Gazzolo – Con queste risorse vogliamo sostenere le imprese che hanno la sensibilità e la volontà di migliorare. Il provvedimento poggia sulla consapevolezza che la soluzione definitiva al problema è nella rimozione di tutto l'amianto presente nel territorio: un processo, questo, che richiede risorse e tempo".

(Fonte Regione Emilia Romagna)

Il Governo ha dato il via libera al piano nazionale che assegna all'Emilia-Romagna le risorse per interventi di prevenzione di alluvioni sulla costa, per la pianura di Ravenna, nella città metropolitana di Bologna e a Parma.
"E' una notizia straordinaria" - ha sottolineato il presidente Bonaccini -. Con questo piano sono state accolte tutte le nostre richieste per realizzare interventi strategici per la sicurezza di cittadini e imprese".

Bologna agosto - Oltre 100 milioni di euro contro il dissesto idrogeologico. Il Governo, lo scorso 6 agosto, ha dato il via libera al piano nazionale che assegna all'Emilia-Romagna risorse per interventi per prevenire le alluvioni sulla costa, per la pianura di Ravenna, nella città metropolitana di Bologna e a Parma.

Gli interventi in Emilia-Romagna


Tre le fasi di attuazione del piano nazionale a partire dalle fine del 2015. Per quanto riguarda l'Emilia-Romagna, le aree in cui partiranno i primi cantieri già finanziati sono il tratto della costa che va da Ferrara a Rimini (che avrà subito l'intero finanziamento di 18,5 milioni di euro, cui si aggiungono 1,5 milioni di risorse regionali già rese disponibili) e il territorio bolognese (che quest'anno riceverà 8,8 milioni di euro sui 24,3 totali di euro). Da subito inizieranno quindi lavori per oltre 28,8 milioni di euro.

Costa e Romagna
Viene finanziato da subito il progetto di ripascimento con sabbie sottomarine - il cosiddetto "Progettone 3" - che interesserà i tratti della costa per un totale di 18,5 milioni di euro di risorse nazionali, a cui si sommano 1,5 milioni di euro di risorse già rese disponibili dalla Regione. Gli interventi riguarderanno i Comuni di Comacchio, Ravenna, Cervia, Cesenatico, Bellaria-Igea Marina, Rimini, Riccione e Misano Adriatico. Nel 2016, inoltre, il Piano stralcio sulle aree urbane a rischio individua tra le opere strategiche anche il completamento delle casse del Senio a salvaguardia del territorio della Bassa Romagna (finanziato con 8,5 milioni).

Bologna
Il territorio della Città metropolitana di Bologna riceverà in tutto 24,3 milioni. I primi interventi, immediatamente cantierabili e finanziati con 8,8 milioni di euro, riguarderanno la messa in sicurezza della pianura bolognese, con il completamento della cassa di Bagnetto nei comuni di Sala Bolognese e Castello d'Argile (7,5 milioni di euro), la sistemazione del torrente Ghironda a Zola Predosa (560.000 euro) e interventi sulle arginature dei fiumi Reno e Samoggia (720.000 euro per tre interventi).
Nel 2016, poi, partiranno gli ulteriori interventi, per un totale di 15,5 milioni di euro, che riguarderanno la sistemazione idraulica dei principali corsi d'acqua che attraversano la pianura e la città di Bologna (Navile, Samoggia, Reno, Idice, Sillaro e Santerno). Inoltre sono finanziati il potenziamento delle pompe dell'impianto de "Il Conte" a Sala Bolognese e il completamento della cassa di laminazione del torrente Lavino in comune di Zola Predosa.

Parma
Nel 2016 sarà realizzata, inoltre, la cassa di espansione sul torrente Baganza, grazie a 55 milioni di euro, per la quale Aipo sta sviluppando la progettazione con la partecipazione di tutti gli Enti locali coinvolti, con l'obiettivo di arrivare al definitivo entro l'anno.

(Fonte Regione Emilia Romagna)

Il contatore della pagina web "Parma non è una discarica. Rifiutiamoci!" si incrementa di ora in ora. La petizione web lanciata da Pino Agnetti ha già raccolto oltre 1.200 adesioni in soli 4 giorni, numeri che l'amministrazione comunale dovrà, in qualche modo, tenere in considerazione. La polemica continua nel silenzio del Sindaco.

A seguire la dichiarazione di Pino Agnetti sui primi risultati dell'iniziativa.

"Nessun trionfalismo. - dichiara Pino Agnetti - Ma avere raggiunto e superato in appena tre giorni le mille firme al mio appello "Parma non è una discarica. Rifiutiamoci!" è un risultato che si commenta da sé. Tenuto anche conto che, "dietro", non ci sono né partiti, né lobbies e interessi d'alcun genere. Ma solo quella Parma che da troppo tempo nessuno ascolta più e alla quale, come già per piazza Duomo, mi sono impegnato a dare voce. Torno a ripetere ancora una volta che noi non siamo "contro" la raccolta differenziata. Anzi! Ma contro un "sistema" che ha chiaramente fallito e che a questo punto rischia di provocare danni irreversibili. Oggi Parma - lo dicono e lo vedono tutti! - è un immondezzaio a cielo aperto, con i crescenti problemi di igiene pubblica e di più generale degrado ambientale che ciò comporta (penso anche ai mezzi per la raccolta antiquati e altamente inquinanti nonché fonte per tutto il giorno di grave disturbo alla quiete pubblica!). Se a questo si aggiungono le bollette alle stelle, il quadro è completo. Sarebbe dunque questo il "modello" da proporre e allargare al resto del Paese? Assurdo solo pensarlo! Ancor di più, averlo scritto in una lettera ufficiale al capo del governo! Una offesa bella e buona per una città già esasperata e che, giustamente, si è sentita presa in giro. L'inciviltà (sempre da condannare e nel caso sanzionare) nasce anche da qui. Dal sentirsi completamente abbandonati come cittadini. E dal rifiuto ostinato di chi li amministra di dare loro ascolto. Né le cose potranno certo migliorare ricorrendo a dei "correttivi" - tipo le "isole ecologiche" - destinati solo ad aumentare costi e disagi per i cittadini stessi. No, ciò che serve è un cambiamento radicale. Sapendo che un degrado così, di cui i rifiuti sono solo l'aspetto più evidente, a Parma non si era mai visto. Dall'America dove si trova il sindaco Pizzarotti tace. Noi però non ci rassegniamo. E finché qualcuno non deciderà di ascoltarci, andremo avanti!".

Pino Agnetti, promotore dell'appello "Parma non è una discarica. Rifiutiamoci!"

Numero dei firmatari dell'appello: 1.200

https://www.facebook.com/pino.agnetti

https://www.facebook.com/pages/Parma-non-%C3%A8-un-discarica/1615595672035841?ref=hl

Rifiutiamoci immagine sito

 

Per il Sindaco Federico Pizzarotti Parma è un esempio da clonare a livello nazionale tanto da suggerire il suo modello al Premier Renzi, per alcuni movimenti cittadini il rischio sarebbe di fare diventare l'Italia una discarica a cielo aperto "come Parma".

di Lamberto Colla Parma 20 agosto 2015 - -
Rifiuti, croce e delizia del Sindaco di Parma Federico Pizzarotti. Dapprima la chimera di far chiudere il nuovo inceneritore di Parma, punto di forza della campagna elettorale, che lo ha fatto incoronare primo cittadino della Petit Paris, poi il duro confronto con la realtà e l'inceneritore che dà fuoco alle polveri e avvia la sua produzione a pieno regime.

Unica consolazione: i ricchi dividendi ricevuti da Iren a fronte della risibile quota azionaria detenuta dall'amministrazione comunale ducale. Milioni di euro che sono serviti per tamponare le polemiche soprattutto sull'assistenza alle famiglie.

Ciononostante, anche su pressione dei suoi alleati di GCR (Gestione Corretta Rifiuti) e sostenitori del M5S, lancia in resta, ha preso d'assedio il mostro di Ugozzolo tagliandone i viveri e i rifornimenti nella speranza di portarlo alla morte per fame.

Ma il sistema della raccolta differenziata locale sembra non essere apprezzata né dai commercianti e tantomeno dai cittadini e col passare del tempo i rumors sono sempre più intensi sino ai giorni scorsi quando, su iniziativa di Pino Agnetti, è stata aperta la pagina di facebook "Rifiutiamoci" Parma non è una discarica che in pochissime ore ha raccolto numerosi "amici", commenti e soprattutto foto degli angoli meno suggestivi della città.

PR Rifiuti Rifiutiamoci agnetti

La definitiva rincorsa ai "mi piace" sembrerebbe stata alimentata proprio dalla lettera di Pizzarotti a Renzi nella quale si suggerisce di acquisire il sistema di gestione dei rifiuti di Parma come modello nazionale.

PR Pizzarotti raccolta differenziata renzi

Apriti o cielo, in poche ore il contatore del social "rifiutiamoci" arriva a sfiorare i 400 aderenti a riprova del diffuso sentimento di intolleranza verso l'innovativo sistema di raccolta "porta a porta" istituito dal locale governo pentastellato.

E mentre da un lato s'è innescata la rincorsa a aderire alla petizione, dal lato politico, la discussione esplode anche in forza della infuocata replica dell'assessore all'ambiente Gabriele Folli alle critiche di Maestri, Ghiretti e Pellacini accusati di fregarsene "di ambiente e cambiamenti climatici".

Insomma, in quest'astate calda e afosa, gli aromi dei rifiuti si sono fatti ancora più intensi.

PR Rifiutiamoci