Avvistamento eccezionale di una migrazione di oltre 64mila tartarughe. Il video è stato girato lungo la Grande Barriera corallina. Una enorme colonia di esemplari mai vista fino ad ora è stata ripresa da un drone vicino Raine Island in Australia.

Come anticipato alcuni giorni fa, presso la caserma dei Carabinieri di Sorbolo sono stati installati alcuni nidi a uso e consumo delle rondini e dei rondoni.

L'iniziativa era stata promossa da un gruppo di naturalisti, appartenenti al gruppo di tutela di rondini e rondoni di Parma, accolta favorevolmente dalla stazione locale dei Carabinieri.

Nelle scorse ore si è pertanto proceduto alla installazione dei tre nidi grazie all'ausilio di una squadra di Vigili del Fuoco.

Nei mesi scorsi, nel periodo soggetto alle restrizioni governative conseguenti alla diffusione pandemica del virus Covid 19, l’Autorità Distrettuale del Fiume Po – Ministero dell’Ambiente ha avviato anzitempo una ricerca scientifica volta ad analizzare la qualità delle acque del Fiume Po alla luce del mutato impatto ambientale sulla risorsa idrica.

Mercoledì, 20 Maggio 2020 05:58

Le api blu credute estinte esistono ancora!

Gli scienziati fortunatamente si sbagliavano: le “api blu” (Osmia calaminthae) esistono ancora. Un rarissimo esemplare è stato avvistato lo scorso marzo in Florida

Dal Museo di storia naturale della Florida, giunge una meravigliosa notizia inerente il mondo della natura, e nello specifico quello degli insetti: le api blu, credute estinte, sono in realtà vive, vegete e più abbondanti di quanto gli scienziati potessero immaginare e sperare. In realtà, non si tratta propriamente di un’ape, ma di un insetto appartenente alla specie Osmia calaminthae.

Si torna a parlare di problema siccità, eppure siamo appena nel mese di maggio. Il nostro fiume PO a causa della mancanza di piogge negli ultimi mesi si è ritrovato con il livello idrometrico più basso degli ultimi 10 anni. Le ultime piogge sono state una manna dal cielo, ma fino a quando si potrà andare avanti con le poche risorse idriche che abbiamo? Un problema, quello della siccità, da non sottovalutare viste anche le ultime misurazioni dell'autorità di bacino che ha stimato un calo del 30-40% di acqua nel fiume PO.

Possono finalmente partire i lavori per il recupero del Teatro Nuovo di Mirandola. La consegna del cantiere è avvenuta oggi, giovedì 7 maggio 2020. Presenti per l’occasione in piazza Costituente di fronte a quello che uno dei simboli della città dei Pico, i rappresentanti delle imprese costituenti l'ATI (Associazione Temporanea di Imprese formata dall’affidataria Edilstrade Building, Kairos Restauri e Mei Tecnologie e Costruzioni), con i tecnici di cantiere; il direttore dei lavori, l’ArchItetto Henry Gallamini; il Coordinatore per la sicurezza in fase di esecuzione, l’Architetto Michele Maini; il collaudatore, l’Ingegner Mauro Cuoghi; il RUP dell'intervento, l’Architetto Michela Di Leva. In rappresentanza dell’Amministrazione comunale, il Vicesindaco e Assessore alla Qualità urbana, Ricostruzione e Sviluppo sostenibile, Letizia Budri, mentre per il consiglio del condominio dei palchettisti, la presidente: l’Avvocato Lucia Bocchi.

Dopo la formale stipula del contratto ai primi di marzo, vista la rapida evoluzione dell'emergenza sanitaria in atto da Covid-19, si era optato per posticipare la consegna. Scelta comunque rivelatasi azzeccata considerato anche stop che con il DPCM del 22 marzo, sarebbe stato comunque sancito di lì a poco – fa notare l’Assessore Budri - a seguito della riapertura delle attività di costruzione disposta a partire dal 4 maggio, oggi è stato finalmente sottoscritto il verbale di consegna. Un momento molto atteso a cui seguirà già nei prossimi giorni, l’avvio dei lavori le di accantieramento che, come concordato, garantiranno la continuità delle attività attualmente in essere in affaccio su piazza Costituente.

Le settimane appena trascorse – prosegue la Vicesindaco - hanno permesso di adeguare le procedure di cantiere ai protocolli per la salute e sicurezza dei lavoratori, in modo da consentire lo svolgimento delle opere nel rispetto delle stringenti misure previste. Le lavorazioni a seguito delle misure anti contagio Covid-19 risentiranno inevitabilmente di un rallentamento nella produzione, ma l'auspicio è quello di confermare un cronoprogramma che non vada di troppo oltre i 730 giorni preventivati. I lavori, finanziati con i fondi della ricostruzione post-sisma, sono stati aggiudicati per 2.976.637€, che insieme al 1.491.958,53€ a disposizione dell'Amministrazione, concorrono a quadro economico totale di 4.468.596,08€.

Slittano a Luglio e Agosto i contributi di Bonifica e Consorzio Fitosanitario per l’anno in corso

Parma, 30 Aprile 2020 – Il Consorzio della Bonifica Parmense svolge attività indispensabile per la gestione della risorsa idrica nel comprensorio, la propria funzione è ritenuta primaria e nonostante il protrarsi dell’emergenza Covid-19 l’ente mantiene inalterata la propria operatività per la difesa idraulica e idrogeologica del territorio e per garantire il necessario apporto irriguo per il comparto agricolo, agroalimentare e zootecnico.

La massima efficienza del Consorzio, tuttavia, è direttamente subordinata alla corresponsione del contributo stagionale dei propri consorziati al fine di poter svolgere il proprio compito. Oggi la governance del Consorzio, consapevole della gravità della situazione in cui tutti noi ci troviamo, ha deciso di posticipare il bollettino e la relativa quietanza ai prossimi mesi di Luglio e Agosto anziché quelli primaverili come da prassi consolidata nel tempo in modo da ridurre eventuali difficoltà. Le scadenze degli avvisi cosiddetti “bonari” sono stati dunque prorogati al 10 Luglio p.v. (prima ed unica rata) e 10 Agosto (seconda rata).

Per informazioni Numero Verde 800-012191 lunedì-venerdì 8-14 o all’indirizzo web https://portale.bonifica.pr.it per interagire direttamente con il Consorzio.

Per la quota/parte del Consorzio Fitosanitario ulteriori informazioni presso Consorzio Fitosanitario Provinciale di Parma: l’ufficio addetto alle variazioni è aperto dal lunedì al venerdì 8,30 alle 13 e solo il lunedì dalle 14,30 alle 16,30 – tel. 0521-292910.

Si ricorda che la Bonifica comprende 160 mila consorziati titolari di immobili, 325 mila ettari di territorio presidiato di cui 114 mila di pianura- 1500 km di rete di canalizzazioni, 10 impianti idrovori, 5 casse di espansione per la protezione dagli allagamenti, 22 impianti e pozzi per la pratica di irrigazione e 350 km di strade di Bonifica nel nostro Appennino.

 

I misteri dell'accelerazione degli elettroni radioemittenti sulla cresta di una colossale onda d'urto cosmica scoperta dalla rete di telescopi LOFAR.

C’è un giovane studente di dottorato dell'Università di Bologna (che collabora anche con l'Istituto Nazionale di Astrofisica, INAF) alla testa di un gruppo internazionale di astronomi che ha scoperto, nell’ammasso di galassie Abell 2249, uno degli shock intergalattici più estesi ed elusivi mai osservati nel cielo fino ad oggi. Gli esperti guidati da Nicola Locatelli lo hanno chiamato “Cornetto Relic”, il che rievoca la sua forma a mezzaluna.

Locatelli sta prendendo parte al progetto MAGCOW finanziato con i fondi europei Horizon 2020 per lo studio dei campi magnetici nelle regioni più vaste e rarefatte dell’Universo. I dati che hanno portato a questo risultato sono stati ottenuti durante una survey realizzata con il potente telescopio europeo Low Frequency Array (LOFAR), la più estesa rete per osservazioni radioastronomiche in bassa frequenza al mondo attualmente operativa. Lo studio è stato accettato sulla rivista MNRAS Letters.

Abell 2249 è un agglomerato di centinaia di galassie immerse in una “bolla” di decine di milioni di anni luce di gas rarefatto e caldissimo, costituito da protoni ed elettroni non legati tra di loro (cioè dal cosiddetto plasma). Come in altri grossi ammassi dell'Universo, il gas può essere talvolta solcato da gigantesche onde, sollevate ogni qual volta ammassi più piccoli si imbattono nel maggiore venendone attratti dalla forza di gravità.

Quando le onde generate dallo scontro viaggiano più veloci della velocità del suono del plasma (cioè a diverse migliaia di chilometri al secondo) formano degli shock, ovvero delle onde d'urto. Ciò che le rende particolari è il fatto che molti elettroni liberi del gas vengono accelerati fin quasi alla velocità della luce e che, grazie alla presenza di campi magnetici, emettono onde radio che possono essere catturate dai radiotelescopi sulla Terra.

In queste circostanze, uno shock intergalattico diventa un “relitto radio”, uno dei fenomeni complessivamente più potenti dell'Universo. In Abell 2249 non era però ancora nota l'esistenza di alcun relitto radio, nonostante questo ammasso fosse un candidato ideale per ospitarne uno. E proprio grazie a LOFAR è stato possibile scoprirlo e studiarlo.

L'accelerazione di elettroni da parte di onde d'urto astrofisiche è nota da decenni, a partire dallo studio dei resti di supernova, ed è spiegata da un meccanismo proposto per la prima volta da Enrico Fermi nel 1949”, ricorda Franco Vazza, Principal Investigator del progetto MAGCOW finanziato da Horizon 2020, nonché ricercatore presso l’Università di Bologna e associato INAF, “tuttavia, nel caso degli shock negli ammassi di galassie, un grosso problema energetico dà sempre filo da torcere agli astronomi: la potenza osservata in praticamente tutti i relitti radio è così elevata da richiedere che qualche ulteriore meccanismo, tuttora ignoto, abbia operato prima del passaggio dello shock, per pre-riscaldare gli elettroni, come nei warm-up sportivi”.

L’evocativo nome “Cornetto” è stato scelto perché è uno delle forme mancanti nel censimento di questi grandiosi oggetti astrofisici: il Cornetto Relic promette di essere il prototipo di una classe di giganteschi relitti radio fin qui passati inosservati da parte di tutti i telescopi radio, per motivi di sensibilità, che invece il LOFAR potrebbe aver iniziato a scoprire con regolarità.

Il primo autore dello studio, Locatelli, spiega: “La novità introdotta da questo lavoro è che il Cornetto Relic emette tutta la sua enorme potenza a partire da un’area abbastanza estesa nel cielo (circa mezza Luna), da apparire debole alle nostre antenne, ed essere in compenso facilmente spiegabile dal classico meccanismo à-la Fermi, senza richiedere nessun ingrediente aggiuntivo. La 'forza' del Cornetto starebbe quindi ironicamente nella sua ‘debolezza’”.

Proprio legandosi a questo concetto, Gianfranco Brunetti dell'INAF di Bologna, coordinatore del consorzio italiano LOFAR, precisa: “Il punto è capire quanto comuni siano questi relitti di bassa brillanza, in tal senso LOFAR apre una finestra di osservazione nuova che ci permette di testare i meccanismi di accelerazione di particelle negli ammassi. Il nostro studio ha permesso di porre vincoli molto più stringenti che in passato sui parametri fisici del relitto e sull'efficienza di accelerazione delle particelle".

LOFAR è un potente strumento di ultima generazione costituito dall’insieme di 25 mila antenne raggruppate in 51 stazioni radio sparse per mezza Europa, frutto di una grande collaborazione. Ricordiamo che l’INAF guida un consorzio nazionale e dal 2018 al 2022 ha pianificato di investire in LOFAR circa 2,5 milioni di euro partecipando con il suo personale anche allo sviluppo della nuova generazione di dispositivi elettronici allo stato dell’arte che equipaggeranno il radiotelescopio e al software che regola il funzionamento del telescopio. LOFAR è concepito per catturare le onde radio alle frequenze più basse captabili da Terra, 10-240 MHz (mega-Hertz). L'emissione radio prodotta dai relitti, non a caso, è tipicamente molto più intensa alle basse frequenze (poche centinaia di MHz), ovvero quelle per le quali LOFAR è stato progettato.

Lo studio di oggetti come il Cornetto richiede un notevole tempo di utilizzo dei telescopi e di calcolo, ed è necessario l'impiego di grandi team per l'analisi dei dati. Le antenne di LOFAR producono un’immensa quantità di dati e in questo caso l’elaborazione e l’analisi è stata eseguita utilizzando i nodi di calcolo italiani.

Con questo studio, gli autori sono convinti di aver dimostrato che l'accelerazione da shock “classica” possa operare efficacemente anche sull’enorme scala dei milioni di anni luce tra le galassie, e che sia questa in effetti la prima volta che possiamo osservare direttamente questo fenomeno, mentre accade.

L’articolo “Discovering the most elusive radio relic in the sky: Diffuse Shock Acceleration caught in the act?” di Nicola T. Locatelli (Università di Bologna, INAF – Istituto di Radioastronomia) et al. è stato accettato per la pubblicazione sulla rivista Monthly Notices of the Royal Astronomical Society Letters. Allo studio hanno contribuito anche K. Rajpurohit, D. Dallacasa, A. Bonafede, C. Stuardi ed E. Bonassieux (per l’Università di Bologna, tutti finanziati dal progetto Horizon 2020 DRANOEL), F. Gastaldello e M. Rossetti dello IASF di Milano.

Finora potevamo solo supporlo, ma adesso vi è la conferma: il cambiamento climatico fa male alla salute. A sancirlo è l'Organizzazione Mondiale della Sanità, che ha radunato un team di climatologi nell'IPCC, il Gruppo Intergovernativo sul Cambiamento Climatico, che hanno analizzato lo scenario sulla base di dati ed evidenze.

L'aumento delle temperature gioca un ruolo fondamentale su molti aspetti della salute umana, impattando non solo sulla qualità della vita, ma anche sulla mortalità. I dati parlano chiaro: nella tremenda estate del 2003, una delle più calde della storia, si sono avuti circa 70mila decessi nei soli Paesi di Italia, Spagna e Francia. Nel 2010 non è andata meglio alla Russia, che ha contato circa 52mila morti.

Secondo l'OMS, entro la fine del secolo avremo ben 250 giorni di afa in Italia. Già oggi si segna un aumento della temperatura media terrestre di un grado centigrado rispetto al secolo scorso. Per far comprendere come un solo grado sia capace di influenzare fortemente la salute si è ricorso all'esempio della normale febbre e di quanto incida il fatto che la temperatura corporea salga anche di soli dieci decimi.

A livello di salute in senso stretto, tenderanno sempre più ad aumentare le malattie cardiovascolari e quelle respiratorie, con disturbi e patologie anche mentali e legate alla riproduzione. Ancora, cosa da non sottovalutare sebbene considerata un effetto secondario, la tropicalizzazione del clima tenderà a portare anche malattie e patogeni tropicali, come la febbre Degue e la Zika, diffusesi nel nostro Paese attraverso la temibile zanzara tigre.

Durante il Cop21 di Parigi, il meeting internazionale sulla crisi climatica, sono emersi tre possibili scenari da qui fino alla fine del secolo:
1. nessuna misura di contenimento adottata rispetto al presente, ed un aumento della temperatura terreste stimato fino a 6,4° entro la fine del secolo
2. una progressiva riduzione delle emissioni di CO2 e un aumento della temperatura di 2°
3. uno stop immediato alle emissioni di CO2,e un conseguente aumento della temperatura di solo 1°
Siamo di fronte a numeri e scenari decisamente preoccupanti, destinati a crescere in maniera esponenziale se non si cambia rotta e lo si fa in maniera compatta e decisa, globalmente.

Per fortuna, la sensibilità internazionale a livello politico, finanziario e professionale sta virando rotta verso un modello di crescita più sostenibile, così come affermano anche le ricerche di settore di ING Italia, la banca olandese che da sempre si fa promotrice di azioni mirate a contrastare il cambiamento climatico e ad adottare un modello di economia circolare.
Solo optando per un cambio radicale di mentalità si sarà certi di fare qualcosa per evitare un potenziale disastro ambientale, modificando le proprie abitudini e gli stili di vita, nell'ottica di un rinnovamento globale che coinvolge tutti.

Coldiretti, rischio idrogeologico su terreni aridi. In regione piogge regolari, a tratti intense, ma non dureranno.
Parma 20 aprile 2020 - Il maltempo è atteso nelle campagne per combattere il rischio siccità e non lasciare l’Italia a secco in un 2020 segnato fino a ora da precipitazioni dimezzate, ma la pioggia però per portare benefici deve cadere in modo costante e prolungato. Al momento in Emilia Romagna le precipitazioni sono per lo più regolari e a volte intense nelle zone di montagna, con una caduta media di pioggia di 20 mm.

Ma la pioggia durerà meno di una settimana e quindi non sarà, con ogni probabilità, sufficiente a garantire le campagne contro il rischio siccità. È quanto afferma Coldiretti in riferimento al ciclone che ha investito la Penisola con l’allerta della Protezione civile per il rischio meteo-idrogeologico ed idraulico.
 
Una situazione che mette in pericolo le forniture alimentari alle famiglie italiane in piena emergenza coronavirus – continua la Coldiretti – con laghi, fiumi e invasi a secco nel momento in cui le colture hanno bisogno di acqua per svilupparsi. Siamo di fronte alle evidenti conseguenze dei cambiamenti climatici anche in Italia dove l’eccezionalità degli eventi atmosferici è ormai la norma, con una tendenza alla tropicalizzazione che – precisa la Coldiretti – si manifesta con una più elevata frequenza di manifestazioni violente, sfasamenti stagionali, precipitazioni brevi ed intense ed il rapido passaggio dal sole al maltempo, con sbalzi termici significativi che compromettono le coltivazioni nei campi con costi per oltre 14 miliardi di euro in un decennio, tra perdite della produzione agricola nazionale e danni alle strutture e alle infrastrutture nelle campagne.
 
Il cambiamento climatico si abbatte – conclude la Coldiretti – su un territorio reso fragile dal dissesto idrogeologico con 7275 i comuni complessivamente a rischio per frane o alluvioni (il 91,3% del totale) dove vivono 7 milioni gli italiani.
 

 

 

Una storia di collaborazione in massima sicurezza all’apparenza semplice ma che, in tempo di Coronavirus, diventa oltremodo straordinaria da divenire modello.

All’apparenza questo gigantesco tubo – indispensabile per il completamento e la successiva messa in funzione di un’opera idraulica strategica per il nostro territorio nel Comune di Reggio Emilia al confine con il Comune di Bagnolo in Piano – potrebbe non rappresentare un’eccezione strutturale per chi è abituato a realizzare questo tipo di interventi per il Consorzio di Bonifica.

Ma in tempo di virus Covid-19 le cose sono mutate rapidamente e anche un lavoro di questo tipo può diventare una vera e propria impresa da portare a termine per le maestranze. Le difficoltà tecniche operative però hanno consentito di individuare nuove soluzioni pragmatiche ed un modello di condivisione proprio con le aree più colpite della Lombardia dove i gravi effetti della pandemia in corso hanno bloccato la gran parte delle attività del settore.

Così lo staff tecnico dell’Emilia Centrale, unito nello spirito solidale agli operai della ditta bresciana A.M.G. Impianti, che avevano l’incarico della produzione di una grande ed indispensabile pompa idraulica presso l’impianto Rotte, nel Comune di Reggio Emilia e al confine con il Comune di Bagnolo ha trovato una nuova soluzione per ultimare l’opera in tempo utile.

Tre settimane fa, venuto a conoscenza che, proprio a causa dell’emergenza Covid-19, la ditta bresciana avrebbe preventivamente chiuso la produzione per tutelare la sicurezza sanitaria dei propri lavoratori, il Consorzio ha immediatamente fatto pervenire un carico di mascherine di protezione FFP2 direttamente dal magazzino dell’Emilia Centrale consentendo in questo modo alla ditta di riprendere la produzione.

Così, grazie ad un lavoro di squadra tra Consorzio, AMG Impianti, Elettromeccanica Manfredini di Soliera (MO) e Galvan Tubi di Modena è stato possibile trasportare due parti di tubo su tre da Brescia sino a Modena, nella sede di Galvan, unica azienda che poteva effettuare il trattamento protettivo di zincatura finale.

In un clima di garantita sicurezza del personale la sinergia collettiva e la solidarietà che si sono instaurate tra i lavoratori di tutte le aziende coinvolte e le maestranze consortili ha fatto sì che tutti i pezzi del gigantesco tubo fossero ritirati e consegnati presso l’impianto di Rotte per procedere all’assemblaggio grazie ad una delle squadre consortili.

Una storia all’apparenza semplice ma che, in tempo di Coronavirus, diventa oltremodo straordinaria da divenire modello.

Giovedì, 09 Aprile 2020 14:34

La Bonifica unisce l’Italia

Piacenza, aprile 2020 - La natura non si ferma con le sue ricchezze e criticità e la produzione alimentare deve continuare.
Per questo, anche oggi, il lavoro del Consorzio di Bonifica di Piacenza prosegue nel rispetto delle restrizioni imposte dal Governo per la gestione dell’emergenza sanitaria e con l’adozione dei criteri di tutela e prudenza.

A continuare sono il presidio del territorio, delle dighe e degli impianti - di difesa ed irrigui - e l’operatività dei cantieri prevalentemente con personale interno e mezzi propri.

Per quanto riguarda i distretti di pianura (Arda, Tidone, Trebbia-Nure) sono in corso la preparazione della rete dei canali irrigui con attività di sfalcio, spurgo e risagomatura e l'esecuzione dei lavori di costruzione delle prese irrigue stagionali in alveo.

Diversi i cantieri aperti tra cui: la ristrutturazione e manutenzione degli impianti irrigui di San Nazzaro (Monticelli d'Ongina) e Pievetta (Castel San Giovanni) entrambi posti sull'argine maestro del Po; la posa di oltre 800 metri lineari di condotte utili all'efficientamento della distribuzione dell’acqua; la sostituzione di una paratoia (Monticelli d'Ongina) strategica per l’irrigazione della bassa Val d'Arda.
Per tutto il territorio di pianura prosegue anche la manutenzione di opere, manufatti e del reticolo idraulico utili sia allo scolo che alla distribuzione.

Per quanto riguarda i distretti di montagna (Est e Ovest), dopo aver completato due importanti interventi di prevenzione del dissesto idrogeologico in comune di Ferriere e di Coli (Ciregna, Grondone e Punta Tapparello le località), proseguono le progettazioni esecutive relative sia agli interventi in programma per l’anno in corso sia quelle relative ai 26 progetti finanziati dalla regione Emilia Romagna tramite il programma PSR il cui esito positivo è notizia dello scorso ottobre.

E’ il Presidente del Consorzio di Bonifica di Piacenza, Fausto Zermani a concludere: “E’ praticamente con la nascita dell’uomo che è iniziata l’attività di bonifica dei territori ed è dall’epoca dei romani che sono state create le prime e vere grandi opere (canali, reti di fognature...). Da allora tante cose sono cambiate ma i valori sono rimasti gli stessi e il nostro compito è ancora quello di proteggere, conservare e custodire. Anche oggi, come ieri: la Bonifica unisce l’Italia”.

Australia, squalo uccide ranger nella Grande Barriera Corallina del Queensland. Un 23enne è stato sbranato e ucciso nel Queensland Parks. Questo è il quarto attacco di squali in Australia in tre mesi

"C'era un mare di sangue mentre quella bestia si accaniva su quel poveretto". Eccolo il racconto dell'orrore visto dagli altri colleghi. Dieci metri più avanti, uno squalo aveva appena finito di attaccare un giovane ferendo in modo grave." E' successo ieri vicino a North West Island, 75 chilometri a nord-est di Gladstone., in Australia. Un gruppo di ranger, incaricati alla conservazione della fauna selvatica che lavorano per il Queensland Parks and Wildlife Service decidono di farsi una nuotata dopo una giornata di lavoro. Vanno in barca e si tuffano in mare. All'improvviso si materializza uno squalo. Il pesce vede i nuotatori e attacca l'ultimo a salire in barca. Si accanisce contro un uomo, lo azzanna alle gambe e alle braccia e lo trascina per decine di metri. Poi lo lascia. Il giovane ranger di 23 anni muore per le gravi ferite riportate nell'attacco.

La Premier Annastacia Palaszczuk dello stato del Queensland ha dichiarato che la vittima di 23 anni ha lavorava per il Queensland Parks and Wildlife Service. "Ancora una volta una famiglia là fuori è in lutto per un giovane che ha tragicamente perso la vita in un orribile attacco di squalo", ha detto ai giornalisti.

La polizia ha riferito che l'uomo era in acqua e mentre tornava a una barca noleggiata dal servizio quando è stato attaccato vicino all'isola nord-occidentale, 75 chilometri a nord-est di Gladstone. Ha subito gravi ferite alla gamba e al braccio ed è morto in ospedale poche ore dopo. Il sergente maggiore Tony Anderson, detective, ha dichiarato che il ranger ha svolto lavori di manutenzione prima dell'attacco. La vittima è stata l'ultima persona fuori dall'acqua.

"Alla fine della giornata c'erano quattro persone che nuotavano sul retro di una barca, rinfrescandosi dopo una giornata di lavoro", ha detto ai giornalisti. Con la memoria si corre alla ricerca degli attacchi precedenti. Quello di oggi è il quarto attacco di squalo dall'inizio dell'anno in Australia, e il terzo nella regione nord-orientale del paese in tre mesi. Dal 2018, dopo un'ondata di incidenti con squali sulla Grande Barriera Corallina, evidenzia Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, il governo di questo stato federato ha lanciato un progetto di "reti intelligenti" come misura del controllo non letale di questi animali marini in alcune regioni. Ecco il video: https://www.youtube.com/watch?v=3mN2uYE0AW8

(7 aprile 2020)

di redazione Parma 26 marzo 2020 - La finanza green coinvolge sempre più banche e investitori, così come confermato anche dall’ultima analisi di The Innovation Group, società di servizi di consulenza e di ricerca di mercato, che prende in considerazione i trend relativi ai mercati offrendoci un quadro più chiaro della situazione e delle prospettive future.

Ad oggi, l’interesse per tutto ciò che è green sembra crescere anche nel settore finanziario, anche se i numeri sono ancora ridotti rispetto a quelli degli investimenti tradizionali. Basta prendere in considerazione il comparto dei green bond che, seppur in crescita con un aumento del 45% nel 2019 rispetto all'anno precedente, risulta comunque poca cosa rispetto ai bond tradizionali. Certo, il paragone deve essere preso con le pinze, più che altro perché ci troviamo di fronte a un ambito nuovissimo che ancora non coinvolge appieno la totalità degli investitori, anche se ha dati e potenziale di crescita assai elevato.

In Italia il mercato dei green bond ha un discreto successo. Secondo il Sole 24 Ore, a novembre 2019 risultavano emessi green bond per un valore di 5,4 miliardi di euro, collocando il nostro Paese al sesto posto in Europa per le emissioni di titoli verdi dopo Francia, Germania, Olanda, Svezia e Spagna.

Secondo l'analisi di The Innovation Group, nello scenario attuale le banche e gli investitori puntano su aziende capaci di dimostrare la sostenibilità del proprio operato, caratterizzate da un social impact investing, ovvero un impatto sociale positivo. In tale frangente, meno interessanti divengono le realtà poco virtuose, mentre vengono escluse del tutto le situazioni catalogate come a zero impatto sociale, come il comparto della produzione di armi e di tabacco.

Nell'ottica di un'economia e una finanza sostenibili, alcune aziende come la banca ING, si sono dirette verso un cambio radicale dei modelli tradizionali. Nello specifico, ING si dimostra come una delle banche più attente all'eco-sostenibilità, promuovendo attivamente iniziative e ricerche di settore.

Sul campo, la banca olandese si è impegnata nel definire specifici obiettivi aziendali volti ad arginare e contrastare il fenomeno dei cambiamenti climatici. Uno di questi è il cosiddetto “Progetto Terra”, che prevede la cessione di finanziamenti solo a quelle aziende che si impegnano a sostenere un impatto sociale positivo, eliminando progressivamente i finanziamenti alle centrali termoelettriche a carbone entro il 2025.

Ancora, ING ha deciso di stanziare ben 100 milioni di euro per le scaleup, ovvero quelle startup ad alto tasso di innovazione che hanno già penetrato il mercato, ma puntano ad un'espansione più ampia ed hanno bisogno di maggiori capitali. Lo ha già fatto con l'olandese Black Bear Carbon, che ricicla pneumatici usati per ottenere il nero di carbone; e con la Milgro, una società di consulenza che aiuta i propri clienti ad avere una maggiore attenzione e cura della gestione delle risorse, a partire dagli sprechi d'acqua

Giù l'inquinamento in Cina a causa del coronavirus. Lo mostrano i dati pubblicati dalla Nasa.

Una decisa diminuzione dell'inquinamento in Cina è «parzialmente legata» al blocco delle attività causato dall'epidemia di coronavirus. Lo afferma la Nasa, che ha pubblicato i dati satellitari delle concentrazioni di biossido di azoto nell'atmosfera. La differenza nelle immagini scattate dagli apparecchi in orbita intorno la terra è impressionante: da vaste zone colorate di giallo o marrone, ovvero molto inquinate, si è passati alla quasi totalità del Paese in azzurro.

Fei Liu, ricercatrice del Goddard Space Flight Center dell'Agenzia spaziale statunitense e specializzata in qualità dell’aria, ha osservato: «È la prima volta che vedo questo effetto di ripulitura dell’aria in un’area così vasta». Qualcosa di simile era stato osservato ai tempi della crisi economica del 2008, ma l'impatto era stato sicuramente più contenuto. Il miglioramento è dovuto a un mix di fattori: le limitazioni alla circolazione dei veicoli dovute al blocco delle città, lo stop prolungato agli stabilimenti produttivi con l'estensione delle vacanze di Capodanno, e così via. Fei fa notare che la concentrazione di biossido di azoto cala di norma in questo periodo festivo, ma riprende al momento del normale rientro al lavoro.

Quest'anno non è stato così, evidenzia Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti” perché molte città in tutta la nazione hanno preso provvedimenti per minimizzare la diffusione del virus.

(1 marzo 2020)

 

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L’autorità distrettuale di bacino convoca l’osservatorio siccità il 6 marzo. Livelli del Grande Fiume sotto la media stagionale, precipitazioni assenti e temperature in aumento: il Segretario Generale Meuccio Berselli organizzerà la prima seduta per monitorare la situazione. 

Parma, 19 febbraio 2020 – La totale assenza di precipitazioni nei mesi di gennaio e febbraio e la presenza di temperature più alte rispetto alla media stagionale hanno portato al peggioramento delle portate idrologiche dei corsi d’acqua. I livelli idrometrici del fiume Po sono sotto la media stagionale: la situazione della disponibilità di risorse idriche, anche in vista dell’inizio imminente inizio della stagione irrigua, va costantemente monitorata. Il Segretario Generale dell’Autorità Distrettuale di Bacino del fiume Po Meuccio Berselli convocherà il prossimo 6 Marzo la prima riunione dell’Osservatorio sulle crisi idriche per ottimizzare la gestione delle risorse e predisporre le azioni necessarie per affrontare la situazione.

Il bollettino di portata – comunicato da Berselli a seguito del monitoraggio effettuato dal Dirigente Tecnico dell’AdbPo Silvano Pecora – fa registrare livelli idrometrici nelle cinque stazioni del fiume Po inferiori alla media stagionale (Piacenza: 0.22 metri; Cremona: -6.05 metri; Boretto: -1.85 metri; Borgoforte -0.92 metri; Pontelagoscuro: -4.65 metri). Anche se nel mese di gennaio i livelli erano superiori alla media, ora si stanno progressivamente riducendo: negli ultimi due mesi infatti il contributo delle precipitazioni è stato quasi totalmente assente. Nelle prossime settimane non si prevedono precipitazioni, se non di scarsa entità e comunque non da influenzare l’incremento della falda: potrebbero verificarsi ulteriori riduzioni dei livelli idrometrici, nell’ordine del 20%.

Anche i livelli dei grandi laghi sono sotto osservazione: il lago di Iseo ed il lago di Como sono infatti già al di sotto dei valori stagionali. Il contributo nivale è praticamente assente nelle zone appenniniche mentre quello alpino si ridurrà ulteriormente a causa dell’innalzamento delle temperature e dell’assenza di precipitazioni. Dopo una discesa momentanea, infatti, nei prossimi giorni sono previsti aumenti compresi tra i 5 e gli 8 gradi centigradi.

Durante la prima seduta dell’Osservatorio sulle crisi idriche dell’Autorità Distrettuale di Bacino del fiume Po verrà effettuata la verifica aggiornata dei livelli idrometrici, oltre all’esame analitico di tutti i dati tecnico-scientifici raccolti negli ultimi giorni nei vari bacini e sottobacini del territorio per prepararsi alla gestione delle risorse idriche nei prossimi mesi.

 (Foto copertina di Paolo Panni per ADPO)

In allegato il documento tecnico della situazione idrometrica

Carabinieri Forestali sequestrano una vasta zona collinare disseminata di carcasse di auto e rifiuti a Campora. Si ipotizza la realizzazione di una discarica abusiva.

Parma, 12 febbraio 2020. I Carabinieri Forestali della Stazione di Langhirano con il supporto del Nucleo Investigativo di Polizia Ambientale, Agroalimentare e Forestale hanno sequestrato un vasto appezzamento con decine di rottami di auto e rifiuti a Campora in comune di Neviano degli Arduini.

Negli ultimi mesi i Carabinieri Forestali hanno avviato una campagna di controllo, negli ambienti naturali, per individuare abbandoni di rottami di auto e rilasci di rifiuti di grosse dimensioni.

Nel corso di verifiche svolte nel comune di Neviano degli Arduini, anche con la collaborazione della locale Stazione dell’Organizzazione territoriale, in località Campora è stata individuata una vasta area dove si è riscontrata la presenza di oltre una sessantina di automezzi, attrezzature agricole e rimorchi in completo stato di abbandono. Dispersi sul terreno, inoltre, sono state rinvenute parti smontate di automezzi e mezzi agricoli, cerchioni, mozzi, ammortizzatori, radiatori, parti di motori, parti di scocche e carrozzerie, parti elettriche, pneumatici esausti, rottami di varia natura e consistenza (parti di tubazioni, profilati, bancali, lamiere, cavi metallici ed elettrici, elettrodomestici in disuso).

Vista la situazione caratterizzata da un accumulo sistematico, non occasionale, di una ingente quantità di rifiuti eterogenei in un’area ben determinata, alla luce anche della definitività del loro abbandono e il forte degrado dello stato dei luoghi per effetto della presenza dei materiali in questione, i Carabinieri Forestali hanno ipotizzato la realizzazione di una “discarica non autorizzata”.

Si è proceduto al sequestro preventivo dell’intera area e dei rifiuti ivi collocati, tenuto anche conto che la norma prevede, in caso di sentenza di condanna, la confisca dell'area sulla quale è realizzata la discarica abusiva. I soggetti responsabili sono stati identificati e della notizia di reato è stata informata la Procura.

 
 

 

Presentazione oggi a Monticelli d’Ongina (PC) da parte dell’Autorità Distrettuale del fiume Po insieme ai partner di progetto Università di Roma “La Sapienza”, Arpae Emilia-Romagna – Struttura Oceanografica Daphne e Agenzia Interregionale per il fiume Po (in allegato la scheda tecnica)

Monticelli d’Ongina (PC), 12 Febbraio 2020 – La presenza delle più piccole particelle di materiale plastico (delle dimensioni di un millimetro fino a livello micrometrico) dette anche microplastiche – e la loro potenziale concentrazione nelle acque del Fiume Po saranno, da oggi, al centro di un focus di approfondimento scientifico che consentirà di poter contare su una ricerca ufficiale realizzata con campionamenti di prelievo eseguiti lungo il corso del fiume e non in un solo tratto. L’idea progettuale denominata “Manta River Project” nasce da un’esigenza molto concreta che tra i suoi principali obiettivi avrà quello di raccogliere dati essenziali per una successiva indagine mirata sui possibili effetti nella catena alimentare delle microplastiche su raccomandazione comunitaria.

Capofila dell’iniziativa è l’Autorità Distrettuale del Fiume Po - Ministero dell’Ambiente che nell’arco dei prossimi 4 mesi – insieme a partner di settore particolarmente qualificati quali Università La Sapienza di Roma, Arpae ER Struttura Daphne e Aipo – effettuerà periodici campionamenti di monitoraggio in punti strategici dell’alveo: Isola Serafini (PC), Boretto (RE), Pontelagoscuro (FE), e nel Delta Po di Goro.

Alla presenza del primo cittadino di Monticelli d’Ongina, nel Piacentino, Gimmi Distante – che ha salutato i presenti e introdotto l’incontro all’interno della Sala Biblioteca del Municipio – il Segretario Generale del Distretto del Po Meuccio Berselli ha approfondito l’esigenza oggi quanto mai imprescindibile di ottenere in tempi utili “ricerche attendibili che possano contare su collaborazioni di alto livello in grado di poter offrire alla comunità un panorama fedele alla realtà dei diversi contesti esaminati lungo il corso del fiume apportando così un sufficiente livello di chiarezza per non alimentare fuorvianti fake news”.

La squadra di ricercatori del Dipartimento Ingegneria Chimica Materiali Ambiente (DICMA) guidati dalla professoressa Silvia Serranti, ordinaria dell’Università di Roma La Sapienza, effettuerà le analisi con strumentazioni e metodologie tecnologicamente avanzate: “Avremo il compito di identificare e classificare le microplastiche campionate nei diversi siti sperimentando una tecnica innovativa che ha già fornito risultati promettenti: l'analisi d'immagine iperspettrale”.

La conferenza stampa di presentazione – coordinata nell’occasione dal responsabile delle Relazioni Istituzionali del Distretto del Po Andrea Gavazzoli – è proseguita con la relazione dello staff tecnico di Arpae ER con le ricercatrici Cristina Mazziotti e Margherita Benzi (Unità Coordinamento Tecnico Settore Marino Struttura Oceanografica Daphne - Laboratorio Mobile e Sensoristica) che hanno illustrato la modalità di campionamento della risorsa idrica effettuata nei vari luoghi individuati. Lo staff è coordinato dalla Dirigente Responsabile di Daphne Carla Rita Ferrari: “La Struttura Oceanografica Daphne di Arpae ha esperienza dei campionamenti delle microplastiche in mare alla luce dell'esperienza effettuata nel progetto internazionale DeFishGear e della Strategia Marina. Questo progetto è molto importante perché andiamo a rilevare le microplastiche in uno dei principali vettori dell'apporto della plastica in mare".

L’Agenzia Interregionale per il fiume Po (AIPO) infine, intervenuta con il Dirigente Settore Navigazione Interna Ettore Alberani, ha garantito il supporto logistico e l’ausilio dei mezzi più idonei al complessivo monitoraggio.

 

Riceviamo e pubblichiamo le foto della Camminata della Candelora di ieri domenica 2 febbraio a Felino.

Di Nicola Comparato  Felino 2 gennaio 2020 -  L’evento è stato organizzato da “Associazione Natura e Vita Onlus”, con sede a Felino in via Caumont Caimi 1, che si occupa della salvaguardia dell’ambiente naturale, urbano e sociale, e del miglioramento della qualità della vita. L’iniziativa, alla sua terza edizione, è nata con lo scopo di far conoscere le case coloniche attraverso i sentieri sconosciuti del meraviglioso territorio felinese, ed ha visto partecipare un folto numero di persone. L’associazione ha già annunciato che ci saranno altre occasioni per scoprire i tesori naturali del territorio durante tutto l’anno 2020. 

Ecco il programma della giornata di ieri direttamente dall'organizzazione: 

“La camminata ci condurrà alla scoperta di luoghi caratteristici, ma poco conosciuti del territorio felinese, e si svolgerà in parte su strade asfaltate e in parte su strade bianche o su terreni erbosi. 
Programma: 
ore 8:45 ritrovo in Piazza Miodini a Felino 
ore 9:00 partenza 
ore 12:15 arrivo presso la sede dell’associazione (via Caimi 1 – Felino), in cui verrà offerto l’aperitivo della Candelora.” 

Per maggiori informazioni visitate la pagina Facebook “Associazione Natura e Vita Onlus” a questo link: 

https://www.facebook.com/associazionenaturaevita/ 

La difesa del Mare parte dai fiumi. Intercettare i rifiuti plastici prima dell'arrivo alla foce consente di abbattere sensibilmente l'inquinamento marino. Il Progetto sperimentale "Un Po d'AMare", dopo Pontelagoscuro e Torino fa tappa a Parma con l'installazione delle barriere a Sacca di Colorno.
 
Di LGC Parma 23 gennaio 2020 - Dopo Pontelagoscuro (FE) e Torino, fa tappa a Parma il progetto sperimentale di prevenzione dei rifiuti marini con interventi di raccolta e recupero sul fiume Po. Si chiama 'Il Po d’AMare' ed è stato realizzato con il coordinamento istituzionale dell’Autorità Distrettuale del fiume Po e in collaborazione con Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, Castalia Operations e Consorzio Corepla.
 
Il progetto parmense è stato presentato all'interno della "Davines", la affermata azienda cosmetica di fama internazionale con sede Parma, poiché ha preso parte alla realizzazione del  progetto "Tuteliamo il Mare". A fare gli onori di casa è stato proprio il trade marketing manager dell'azienda, Mattia Tassi, il quale ha sottolineato come l'azienda abbia a cuore l'ambiente e perciò “Tuteliamo il Mare” è per Davines un progetto importante. Al progetto ha visto l’adesione di 1.800 saloni d’acconciatura italiani partner del brand attraverso i quali è stato possibile generare un fondo  di €36.413 che sono andati a sostegno dell'iniziativa . Per Davines questo progetto ha l’obiettivo di creare impatto positivo sul territorio e beneficio all’ambiente e alla comunità in senso più esteso. Un impegno coerente con i valori che da sempre guidano l’azienda e che l’hanno portata alla certificazione B Corp e ad aver recentemente trasformato il proprio statuto in Benefit Corporation, creando un nuovo modo di fare impresa sempre più urgente per il mondo di oggi, orientato alla creazione di valore per tutti.
 
E' stata quindi la volta di Meuccio Berselli, Segretario Generale della Autorità Distrettuale del Fiume PO, il quale ha evidenziato come la terza fase sperimentale del progetto sia coincidente con l'evento di Para capitale Italiana della Cultura Parma2020 potendo perciò contare su una maggior visibilità. Inoltre la sperimentazione in atto ricopre una importanza strategica  per ricavare ulteriori e qualificati dati sullo stato di salute del fiume: “Il ruolo dell'Autorità Distrettuale è di pianificare azioni che possano migliorare l'habitat del bacino idrografico. Per essere più efficaci queste azioni sono strettamente legate alla conoscenza dei dati ottenuti grazie alla sperimentazione delle barriere antiplastica come quella che realizzeremo a Colorno. Grazie ai tanti investimenti sulla depurazione finalmente la fauna ittica sta aumentando e sta migliorando al contempo anche la qualità dell'acqua. Tutto questo consente di fornire alla nostra comunità dati certi evitando così facili allarmismi. La diffusione di statistiche aggiornate consente altresì di incrementare la conoscenza complessiva dello stato di salute del Fiume Po al fine di mettere in campo strategie adeguate e azioni come quella di Colorno che in quest’ottica risultano fondamentali”.
 
Per la Fondazione per lo sviluppo sostenibile è intervenuto Giuseppe Dodaro, il quale ha evidenziato come, occupandosi di Green Economy non avrebbero potuto sottrarsi a questa iniziativa. Il dirigente ha quindi esposto le problematiche connesse al "Marine Litter" (rifiuti marini ndr) e quali le cause che  lo incrementano e tra questi, i maggior vettori sono appunto i fiumi. “Questa sperimentazione - sottolinea la Fondazione - costituisce la messa in opera di un modello virtuoso di economia circolare a rafforzamento delle misure di prevenzione del marine litter, permettendo di verificare la possibilità di ridurre su ampia scala gli impatti ambientali causati dall’inquinamento delle plastiche. Questa  terza sperimentazione del progetto “il Po d’Amare”, oltre a fornire, grazie all’integrazione dei dati sulle plastiche raccolte, un quadro più aggiornato sulle caratteristiche e le quantità di rifiuti provenienti dai fiumi, costituisce un importante attività di sensibilizzazione in merito alla problematica del marine litter. La collaborazione con Davines è un perfetto esempio di partnership fra imprese virtuose ed operatori.”
 
Ma se la Fondazione e i privati intervengono nella finanziabilità del progetto, l'Autorità Distrettuale ne verifica e controlla e analizza i dati e il COREPLA a valle si occuperà del recupero dei rifiuti plastici intercettati, occorre che qualcuno intervenga tecnicamente per progettare e perfezionare le barriere d'intercettazione. Questo compito è stato affidato a CASTALIA, che come ha esposto Lorenzo Barone Direttore Generale di Castalia Operations, spiega come il progetto possa essere replicato e  adottato anche per altri fiumi italiani creando quindi un impatto maggiore nella salvaguardia dei nostri mari: “Essendo costantemente impegnati nella ricerca e sperimentazione di soluzioni e tecnologie innovative volte alla tutela dell’ambiente marino abbiamo raccolto la sfida di ridurre l’inaccettabile quantità di rifiuti solidi galleggianti, compresi i materiali plastici, nei nostri mari. Contenere e raccogliere questi rifiuti trasportati dai fiumi prima che raggiungano il mare è una delle azioni che riteniamo fondamentali. Le sperimentazioni, già avviate sul Po ed altri corsi d’acqua minori, hanno dimostrato l’efficacia di tale approccio e ci spingono a rinnovare il nostro impegno nella speranza che tali iniziative possano essere allargate a tutti i principali fiumi italiani.”
Il dirigente quindi si addentra nella narrazione del funzionamento delle barriere e della loro storia evolutiva, peraltro non ancora conclusa ma continuo miglioramento sulla base dei dati che via via vengono raccolti.
 
Infine interviene il presidente stesso del Consorzio  COREPLA, Antonello Ciotti, il quale pone subito l'accento sul progresso del riciclo e porta a esempio le "felpe", indumenti ormai in larga misura realizzati con tessuti provenienti dal recupero delle plastiche. Nello specifico, i rifiuti intercettati dalle barriere collocate a Sacca di Colorno, verranno quindi raccolti da piccole imbarcazioni e una successiva accurata selezione ne consentirà l’inserimento nel sistema di riciclo nazionale attraverso il loro invio agli appositi centri di raccolta e una parte diventeranno "contenitori" dei prodotti della stessa "Davines".
“Stimolare la ricerca per innovare ed arricchire le proposte nel campo della raccolta e del riciclo degli imballaggi in plastica, è l'obiettivo di Corepla. Con questo progetto andremo ad analizzare le fonti di provenienza, la tipologia e le quantità dei rifiuti, in plastica in particolare, trasportate in questo importante tratto del fiume Po. La plastica raccolta verrà poi selezionata per massimizzarne il riciclo sviluppando anche nuovi utilizzi del materiale riciclato. Un'iniziativa che va ad arricchire le precedenti sperimentazioni del progetto "il Po d'Amare" avviate prima a Ferrara e ora a Torino e che nel loro insieme svilupperanno con modalità fortemente d'avanguardia e in stretta collaborazione con Imprese, Amministrazioni pubbliche e Istituzioni, una puntuale informazione oltre che una maggiore salvaguardia del territorio, delle vie fluviali e del mare.”
 
In calce agli interventi, il pubblico di giornalisti e i relatori si sono trasferiti a Sacca di Colorno per una visita alle barriere d'intercettazione dei rifiuti.

 

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Venerdì, 17 Gennaio 2020 11:49

La magra del fiume PO è tipica del periodo

AGGIORNAMENTO STATO IDROLOGICO FIUME PO: Magra invernale apparentemente straordinaria, ma tipica del periodo.

Parma, 16 Gennaio 2020 - Durante i primi quindici giorni di Gennaio le portate del Po si sono ridotte di circa 30-50 metri cubi/secondo al giorno nelle principali sezioni idrometriche tra Piacenza e Pontelagoscuro (dai 1,76 metri del 24 Dicembre ai -4.00 metri di oggi, come testimoniano le immagini scattate dal reporter naturalista Paolo Panni).

La presenza dell’anticiclone continua a permanere sulle nostre regioni portando bel tempo e temperature sopra lo zero caratterizzando così la magra invernale apparentemente straordinaria, ma tipica di questo periodo. Il progressivo esaurimento delle portate ha evidenziato l’emersione di vaste parti sabbiose di alveo, tipici dei periodi siccitosi.

Dopo il passaggio della piena del Po durante il periodo natalizio, i livelli idrometrici si sono progressivamente ridotti lungo tutta l’asta principale del fiume Po, caratterizzando così la magra invernale tipica di questo periodo. Durante i primi quindici giorni di gennaio le portate si sono ridotte di circa 30-50 m3/s al giorno nelle principali sezioni idrometriche del Po tra Piacenza e Pontelagoscuro. 

E' quanto emerge dalla documentazione rilevata dalla Autorità Distrettuale del Fiume Po del 15 gennaio 2020 e riportata in allegato nella sua interezza.

(in allegato il documento in PDF scaricabile )

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Il primato di provincia più inquinata della Regione – otto gli sforamenti di Pm10 già registrati a Piacenza nei dieci giorni a cavallo del nuovo anno – preoccupa e chiama in causa senso civico e realismo politico. “Non possiamo promettere l’utopia di un mondo ecologicamente perfetto nell’immediato – commenta Katia Tarasconi – ma dobbiamo attrezzarci per gestire al meglio una situazione che da emergenziale si sta trasformando in cronica”. Il governo – precisa – “ha già attivato incentivi per l’acquisto di veicoli pesanti alimentati a metano liquido e in Regione possiamo muoverci per rendere ancora più conveniente il passaggio ad una nuova generazione di mezzi più ecologici. Aziende del comparto logistica e società di autotrasportatori sono realtà consolidate nella nostra provincia che creano migliaia di posti di lavoro e di certo non possiamo eliminare il traffico su gomma con la bacchetta magica. Per agire in modo concreto ed efficace da subito, dobbiamo investire nel futuro della mobilità pulita. A Piacenza, siamo stati pionieri con il primo distributore in Italia di metano liquido Eni sulla strada Caorsana. E oggi si contano quattro impianti in provincia. Si tratta di un innovativo sistema di alimentazione in grado di abbattere l’80% del particolato, senza contare il risparmio in termini economici per gli autotrasportatori. Già oggi il costo dell’impianto può essere ammortizzato nel primo anno e mezzo di attività e in futuro potremo abbassare ancor di più questa soglia”.

Ma per farlo occorre anche – continua Tarasconi – diffondere a tutti i livelli una cultura della mobilità sostenibile. “Il movimento giovanile innescato dall’attenzione alle tematiche ambientali – anche a Piacenza – impone alla politica di interessarsi in modo serio a questioni dal forte impatto sanitario troppo spesso rimaste sullo sfondo dell’agenda. Lo dobbiamo ai nostri giovani e a quelli che saranno i loro figli. E fare qualcosa di concreto per garantire un futuro sostenibile è il miglior modo che abbiamo per ringraziarli di averci messo in guardia”.

 

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Martedì, 07 Gennaio 2020 09:57

Ponte Dattaro, arcate quasi tutte ostruite

I cittadini  continuano a segnalare la loro preoccupazione per l'ammasso di tronchi che ostruiscono i due terzi delle arcate del ponte Dattaro. Preoccupazioni che montano da fine anno ma sembra, almeno a leggere un messaggio lasciato sulla pagina facebook della Gazzetta di Parma dall'Assessore Michele Alinovi, che ben presto verranno rimossi.

Speriamo!

(Foto trasmessa da Marilena M.)

Traffico illecito di rifiuti plastici verso la Cina:  33 denunciati dal NOE di Bologna – perquisizioni e sequestri in tutta Italia. Coinvolte due imprese parmigiane.

Bologna 12 dicembre 2019 - I Carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico di Bologna, coordinati dal Comando Carabinieri per la Tutela Ambientale e coadiuvati dai NOE territorialmente competenti, hanno dato esecuzione - in numerose province del territorio nazionale - a 33 perquisizioni delegate dalla Procura della Repubblica di Bologna – D.D.A., nei confronti di altrettante sedi aziendali e relativi legali rappresentanti di società operanti a vario titolo nel settore dei rifiuti, al fine di reperire ulteriori indizi atti a documentare una rilevante attività organizzata finalizzata al traffico illecito di rifiuti plastici dall’Italia verso la Cina.

A seguito di una stretta collaborazione con l’Agenzia delle Dogane di Parma che segnalava talune anomalie, nel corso dei mesi di febbraio e marzo 2018 il NOE di Bologna procedeva a svolgere dei mirati accertamenti nei riguardi delle società parmigiane STARPLASTICK s.r.l. e GHIRARDI s.r.l. relativamente ad operazioni transfrontaliere finalizzate all’esportazione di rifiuti plastici verso la Cina Popolare, che consentivano di constatare come le predette - sprovviste della prevista licenza di esportazione rilasciata dall’amministrazione generale cinese per la “supervisione della qualità, ispezione e quarantena (A.Q.S.I.Q.)” - si erano affidate ad un intermediario bolognese - ECOLSUN COMMERCIALE s.r.l., riconducibile alla cittadina cinese SUN Yuefen - che era in possesso della citata autorizzazione, indispensabile all’esportazione in Cina e determinante ai fini della corretta qualificazione del rifiuto, delle sue caratteristiche e quindi dell’adeguato eventuale reimpiego e riciclo.

Nel corso delle indagini è emerso che la citata ECOLSUN, grazie alla propria autorizzazione all’esportazione, pur non qualificandosi mai come detentore di rifiuto e quindi senza mai avere contezza della sua qualità, ha favorito tra il 2016 ed il 2017 ingenti esportazioni di rifiuti plastici di ogni genere provenienti da impianti italiani e diretti ad aziende cinesi verosimilmente dedite ad attività di recupero, sul conto delle quali tuttavia sono spesso mancati i previsti riscontri sull’effettivo impianto di destinazione, con inevitabile perdita della tracciabilità del rifiuto e quindi della sua reale entità e corretto reimpiego.

Le condotte illecite descritte hanno così portato alla contestazione dei reati ex art. 259 c.1 del d.lgs 152/2006 (traffico illecito di rifiuti) e del più grave reato ex art. 452 quaterdecies c.p. (attività organizzata per il traffico illecito di rifiuti), certificando l’esportazione di circa 10.000 tonnellate di rifiuti plastici per un fatturato complessivo di oltre 2.800.000 euro.

L’attività, tra le prime nel suo genere, riveste una particolare rilevanza nel settore atteso che proprio il bando della Cina verso l’importazione di numerose tipologie di rifiuti, in particolare plastici (la sola Cina assorbiva circa il 70% della plastica mondiale) avviato nel 2018 e successivamente ripreso anche da numerose nazioni asiatiche, ha comportato una evidente crisi di settore, soprattutto per i Paesi dell’Unione Europea che ne sono stati per anni i maggiori esportatori, provocando la formazione di stoccaggi fuori norma con il conseguente aumento, da parte di operatori senza scrupoli, di fenomeni di illecito smaltimento mediante operazioni transfrontaliere irregolari, abbondono di rifiuti in aree e capannoni in disuso, nonché – nei casi più gravi – ricorrendo all’incendio dei rifiuti stoccati presso gli impianti di gestione.

Ad esito delle perquisizioni svolte dai Carabinieri del NOE è stata acquisita numerosa documentazione - posta a disposizione della Procura della Repubblica/DDA di Bologna - che verrà ora analizzata allo scopo anche di ricostruire quantitativi e tipologie di rifiuti oggetto del traffico illecito.

 

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I lavori di regimazione del reticolo idraulico minore realizzati sulle arterie viarie della Val Ceno: Monte Ralli-Franchi, Ralli-Pereto-Metti, Cà Mortarelli, Salvi e Zani-Orsi-Zermani


Parma, 9 Dicembre 2019 –
Un contributo fondamentale per la messa in sicurezza del territorio montano della Val Ceno. I tecnici del Consorzio della Bonifica Parmense hanno infatti portato a termine i lavori di regimazione del reticolo idraulico minore lungo le strade comunali Monte Ralli-Franchi, Ralli-Pereto-Metti, Cà Mortarelli, Salvi e Zani-Orsi-Zermani, nel Comune di Bore.


Tutti gli interventi sono stati messi in atto nell’ambito del progetto ‘S.O.S. Bonifica’, attraverso il quale il Consorzio della Bonifica Parmense mette a disposizione del territorio collinare e montano della provincia di Parma mezzi d’opera e risorse umane per provvedere ad una costante manutenzione della corretta regimazione dell’acqua nelle cunette e nei fossi adiacenti alle strade comunali e vicinali ad uso pubblico. 

 

Il monitoraggio esatto sulla rete di canali consegna un conto salatissimo alla Bonifica dell’Emilia Centrale:  20 milioni di euro di danni stimati

Ammonta a 240 mila euro la sola spesa straordinaria per l’energia utile ad azionare gli impianti idrovori per “smaltire” oltre 100 milioni di metri cubi di acqua transitati nelle canalizzazioni consortili nei giorni di piena. Uno scenario climatico atipico, ma purtroppo sempre più frequente a cui dare risposte adeguate

REGGIO EMILIA – (Lunedì 9 Dicembre 2019) - Forse lo scenario non sarà proprio quello apocalittico immaginato da Ridley Scott per un distopico Novembre 2019 nel capolavoro di fantascienza “Blade Runner” datato 1982, ma il periodo appena terminato e iniziato proprio ai primi del mese scorso ha fatto registrare valori di precipitazioni abbondanti e soprattutto decisamente superiori alla norma del periodo: oltre 200 mm contro una media annua di 750 mm.

Un dato oltremodo inconsueto che si può annoverare tra i record delle ripercussioni territoriali in conseguenza ai picchi climatici del nuovo millennio è quello relativo alla quantità di acqua scolata nella rete del Consorzio di Bonifica dell’Emilia Centrale : oltre 100 milioni di metri cubi , di cui ben 65,73 per sollevamento meccanico grazie agi impianti consortili; una manovra estremamente provvidenziale quanto onerosa visto che il consumo di 1,254 milioni di kwh ha generato un costo straordinario di circa 240 mila euro solo in pochi giorni di attività. Questa enorme quantità di risorsa idrica - gestita in modo mirato dal personale del Consorzio attivo full time 24 ore su 24 - è risultata assolutamente fuori-scala, corrispondente a 9 volte il volume d’invaso irriguo della stessa rete consortile. E l’impatto si è dimostrato quanto mai distruttivo, le conseguenze sull’intero sistema di canalizzazioni del comprensorio della Bassa, vista la violenza e la modalità temporale della caduta delle piogge, sono ora evidenti e sommano una lunga catena di danni che, dopo un minuzioso monitoraggio dei tecnici consortili, si stima attorno ai 20 milioni di euro.


La criticità più evidente che emerge da questo tipo di evento atmosferico - che purtroppo si palesa in modo ormai quasi endemico periodicamente sulla nostra pianura - è che il sistema di bonifica, creato sapientemente in questa forma un centinaio di anni fa, oggi fa conti salatissimi con questi fenomeni violenti. La rete (nata come irrigua e successivamente impiegata anche nella funzione di scolo), guadagna l’annuale manutenzione ordinaria, ma avrebbe necessità “straordinaria” di consolidamento e potenziamento proporzionale all’entità dei gravi impatti delle calamità degli ultimi anni.
Uno scenario a dire il vero non unico nel complesso sistema degli equilibri ambientali, antropici, territoriali del nostro paese, ma a cui è essenziale dare adeguata evidenza in tempo utile per agire in prevenzione, un’evidenza rimarcata costantemente a tutti gli organismi e ed enti territoriali che operano nel settore e sovraordinati.


Di seguito un elenco di alcuni tra i danni principali evidenti del dopo-piena individuati e stimati nelle ultime ore dall’equipe di monitoraggio del Consorzio lungo i 3600 km di canali consortili: Canalazzo di Brescello a Brescello, Canale Castelnuovo Basso a Gualtieri, Cavo Naviglio a Reggio Emilia e Correggio e Canale di Casalpò a Castelnuovo Sotto.

 

Cronologia degli eventi

La fase più critica si è verificata nella nottata tra sabato 16 e domenica 17 novembre, con precipitazioni di 80 mm in pianura che hanno generato un repentino rialzo dei livelli dei canali di scolo. A partire dai ricettori secondari, fino ai primari, tutto il reticolo idrografico ha da subito mostrato una notevole difficoltà di deflusso delle acque verso valle siccome l’apporto delle piogge cadute è stato superiore alla normale portata dei canali ed alla capacità di pompaggio degli impianti. Da subito sono state messe in campo tutte le azioni per fronteggiare l’evento, con l’attivazione di tutti gli impianti idrovori di scolo alla massima potenza e portata per un pompaggio complessivo pari a 160.000 litri al secondo. In particolare, sono stati attivati gli impianti di Boretto Scolo, Torrione, Mondine, San Siro, Rodanello, Diversivo Bresciana, e in via del tutto eccezionale è stato attivato l’impianto irriguo di Santa Maria della Fossa per consentire l’invaso di un canale irriguo come cassa di espansione.


Per laminare il picco massimo dell’onda di piena ed evitare tracimazioni dei canali è stato necessario allagare quattro casse di espansione di cui: Cavo Naviglio a Correggio, Torrente Tresinaro a Cà De Frati, Cavo Parmigiana Moglia Bacini Bagna e Valletta. Parallelamente per rallentare il decorso verso valle del Cavo Lama a Carpi e del Canale di Canale di Risalita sono stati invasati diversi tratti ad uso irriguo. Lo staff - coordinato in loco dall’ ingegner Paola Zanetti - è stato costantemente impegnato a presidiare e tenere pulite, con i mezzi del Consorzio, le zone critiche normalmente situate in corrispondenza di ponti e sifoni per consentire il transito delle acque piovane, Le azioni coordinate tra attivazione impianti e manovre degli scaricatori presenti sulla rete idraulica hanno permesso di contenere i livelli all’interno delle arginature modificando gli assetti della rete in funzione del diverso comportamento dei canali.


L’evento è stato gestito h 24 per circa due settimane sul territorio e in sala telecontrollo, da oltre cento persone che si sono turnate, a cui va il sincero apprezzamento per il lavoro svolto. Data la concomitanza delle piene di Secchia e Po e le piogge dei giorni successivi, gli impianti idrovori hanno funzionato per circa 2 settimane di cui i primi 3 giorni alla massima potenza con un volume di acqua complessivamente pompato pari a 65,73 milioni di m.c., a cui devono aggiungersi i 35 milioni di m.c. circa scolati per gravità, che portano a circa 100 milioni di metri cubi la massa d’acqua smaltita dalla rete consortile. Questa enorme quantità di acqua che si è riversata nei canali, pari a 9 volte il volume d’invaso irriguo della rete consortile, ha determinato danni molto ingenti alle arginature dei canali, già fortemente sollecitate dagli eventi di piena primaverili oltre che per la presenza di animali selvatici, tra cui nutrie e gamberi, che sono stati sommariamente stimati in quasi 20 milioni di euro.

 

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Giovedì, 05 Dicembre 2019 06:34

Piacenza, aggiornamento maltempo

Piacenza, 4 dicembre 2019 - L’intensa ondata di maltempo che ha colpito il nostro territorio nell’ultima settimana, sommata alle piogge scese in autunno, hanno reso ancora più fragile il nostro territorio montano e gli smottamenti nei diversi comuni ne sono la prova.

E’ il Presidente del Consorzio di Bonifica di Piacenza, Fausto Zermani a fare il punto della situazione: “In fase di avvio, e in corso, gli interventi sulle strada di Balzago (in comune di Bobbio) e di Avemagna (in comune di Farini); quasi terminati i lavori a Ottone Soprano; riaperta, a senso unico alternato con limitazione ai mezzi pesanti la strada per Proverasso (Ferriere); in programma i lavori per Santa Franca (Farini)”.

STRADA PER LAGOBISIONE
A Balzago di Bobbio è stato rilevato nei giorni scorsi un cedimento del rilevato stradale ed è in corso un intervento in somma urgenza per il ripristino e la messa in sicurezza.
Ad oggi è stata delimitata la zona di pericolo e la strada risulta percorribile.

STRADA VILLANOVA- AGLIO- PRADOVERA
Ad Avemagna di Farini una colata di fango aveva in parte invaso la strada e, al fine di mettere in sicurezza la viabilità rurale della zona, sono iniziati (e ancora in corso) gli interventi di regimazione sia delle cunette sia della scarpata adiacente alla carreggiata.
La strada è transitabile.

STRADA PER OTTONE SOPRANO
Quasi ultimati gli interventi lungo la strada che collega Ottone Soprano ai Semensi e Monfaggiano (Ottone) a completamento di quanto iniziato in somma urgenza già dalle prime ore di domenica 24 novembre. La strada è percorribile.

STRADA DI PROVERASSO (Ferriere)
Riaperta dalle prime ora di questa mattina, mercoledì 4 dicembre, la strada di Proverasso. Qui si può circolare a senso unico alternato con limitazione ai mezzi pesanti.

STRADA DI SANTA FRANCA (Farini)
Ancora chiusa alla circolazione la strada di Santa Franca. Qui, gli interventi sono in programma ma non ancora iniziati. Non ci sono persone isolate.

Continua Fausto Zermani: “Ad oggi non si registrano altre situazioni di pericolo imminente sulle altre strade di bonifica ma va tuttavia segnalato che sono presenti cunette compromesse e alcuni tombini otturati, oltre a terreni molti intrisi. La situazione di assetto idrogeologico è ancora del tutto in evoluzione e sotto monitoraggio attento. Va prestata attenzione”.

CITTÀ DI PIACENZA E FASCIA COSTIERA DEL PO
Per quanto riguarda la zona di pianura, le piogge intense e l’innalzamento dei fiumi e torrenti di questo periodo hanno richiesto la quasi massima funzionalità degli impianti idrovori posto lungo la fascia costiera del Po attivi sia con le pompe, utili al deflusso delle acque che arrivano da monte, sia con le paratoie che, chiuse, non permettono il rigurgito del grande fiume sui territori limitrofi.
In pieno regime di difesa: Finarda (Piacenza), Armalunga (zona sub urbana), Zerbio e Fossadello (Caorso), Casino Boschi (Sarmato).

E’ ancora il Presidente Fausto Zermani a proseguire: “Gli impianti idrovori sono fondamentali per la difesa dei territori di valle. In oltre ottanta anni di funzionamento, questi, sono stati mantenuti con cura, in alcuni casi potenziati e per tutti è stato installato un sistema di telecontrollo che permette - all’ufficio tecnico del Consorzio di Bonifica di Piacenza - di monitorare 24 ore 24 i livelli e agire su paratoie e pompe”.

DIGA DI MIGNANO (comune di Vernasca) e DIGA DEL MOLATO (Nibbiano in comune di Alta Val Tidone)
Alla diga di Mignano presenti circa 950 metri cubi pari al 9.5% del volume autorizzato.
Alla diga del Molato il volume è di circa 5.3 milioni di metri cubi pari al 85% del volume autorizzato.

A chiarire le motivazioni di una differenza così significativa di volume di invaso è Fausto Zermani:
“L’invaso di Mignano è mantenuto a quote relativamente basse perché entro la metà del mese di dicembre, se le condizioni idrologiche- idrauliche lo permetteranno, è in programma lo svaso completo del bacino al fine di permettere le annuali ispezioni e gli interventi di manutenzione ordinaria agli organi di scarico profondi.
Per la diga di Molato, invece, non è previsto lo svaso, e si è preceduto al rinvaso in previsione della prossima stagione irrigua. Qui, non verrà effettuata la prassi ordinaria di svaso perché ai piedi della diga è in corso il cantiere che permetterà la chiusura dell’ultima di cinque tranche di lavori che ci porterà, il prossimo anno, al collaudo tecnico dell’opera a seguito del quale potremo invasare risorsa fino alla quota di massima regolazione per una capacità totale superiore agli 8 milioni di metri cubi, rafforzando così le funzioni irrigue, di laminazione delle piene, di produzione di energia idroelettrica in aggiunta alla consolidata attrattività turistica per famiglie, scolaresche e sportivi”.

 

Giovedì, 28 Novembre 2019 09:19

Reggio Emilia, riaprono i ponti

In considerazione del livello del Po che, all'idrometro di Boretto, è ormai stabilmente sotto i 7,50 metri la Provincia di Reggio Emilia, d'intesa con quella di Mantova, ha deciso di procedere, verso le ore 9, alla riapertura del ponte tra Boretto e Viadana. Verso le ore 15 sarà riaperto anche il ponte tra Guastallae e Dosolo. Resta invece chiusa, fino al rientro del Po sotto soglia di attenzione 3 (6,5 metri), la strada arginale.

Giovedì, 28 Novembre 2019 08:10

Piacenza, aggiornamento maltempo

Piacenza, 27 novembre 2019 - Continua l’attento monitoraggio del territorio da parte del Consorzio di Bonifica di Piacenza. 

Sorvegliati speciali Il fiume Po e le aree immediatamente vicine.

Tra gli interventi più importanti, spicca sicuramente quello a Rivo di Calendasco di ieri sera. Qui, grazie a una pompa idrovora si è proceduto allo scolo delle acque in arrivo da monte verso il Po, evitando l’allagamento delle 15 abitazioni presenti a monte delle frazione.

Da parte del personale del Consorzio continua il presidio degli impianti idrovori 24 ore 24 e la reperibilità di tecnici e operativi dislocati sul territorio.

Nella giornata di oggi, e viste le nuove piogge, è stato intensificato il funzionamento di tutti gli impianti idrovori posizionati lungo la fascia costiera del Po, attivi sia con le pompe, utili al deflusso delle acque che arrivano da monte, sia con le paratoie che, chiuse, non permettono il rigurgito del grande fiume sui territori limitrofi. In aggiunta agli impianti, attivata anche una pompa idrovora a Zerbio.

Terminato alle 15 di oggi (e iniziato lunedì alle 12) il funzionamento della pompa posizionata nell’area golenale di Caorso in soccorso ad una azienda agricola allagata.

Ecco i dati di funzionamento degli impianti idrovori:
- Finarda (Piacenza): dal primo di novembre ad oggi alle ore 15, sollevati 190 mila metri cubi di acqua di cui 140 mila da sabato.
- Armalunga (zona sub urbana): dal primo di novembre ad oggi alle ore 15, sollevati 4 milioni e 100 mila metri cubi di acqua di cui 1 milione e 630 mila sabato.
- Zerbio (Caorso): dal primo di novembre ad oggi alle ore 15, sollevati 2 milioni e 200 mila metri cubi di acqua di cui 240 mila sabato.
- Casino Boschi (Sarmato): dal primo di novembre ad oggi alle ore 15, sollevati 1 milione e 200 mila metri cubi di acqua di cui 400 mila sabato.

Ad intervenire in merito alla collaborazione adoperata, è Fausto Zermani, Presidente del Consorzio di Bonifica di Piacenza: “Ringrazio sia gli agricoltori di tutta la provincia - che, grazie alle buone pratiche agrarie, e alla manutenzione portata avanti con cura sul reticolo minore, contribuiscono all’efficienza idraulica dei territori - sia le amministrazioni comunali, la Regione Emilia Romagna, Aipo, il Servizio Affluenti Po, la Prefettura e la Protezione Civile”.

La panca intelligente con centralina meteo e monitoraggio inquinanti, pronta per progettare bellezza negli spazi urbani insieme alle Pubbliche Amministrazioni

Molto più di una panca. La novità in casa BioStile, marchio di Sipla ProSGM si chiama Surfà ed è la postazione intelligente ispirata alla natura accolta tra le innovazioni della 68^ SIA Hospitality Design vetrina dell’ospitalità Made in Italy tutti gli anni al polo fieristico di Rimini.


Surfà nasce per accogliere le sfide della città intelligente proponendosi come arredo autonomo sul piano dell’illuminazione, mettendo a disposizione degli utenti ricarica wireless e, per la prima volta, una centralina meteo e monitoraggio inquinanti per rilevare i livelli di qualità dell’aria intorno.
Si tratta di tecnologie innovative che rendono BioStile sempre più “amico” dell’ambiente e delle smart city, un modello di città che mira a diventare economicamente sostenibile ed energeticamente autosufficiente attraverso la gestione delle risorse in modo intelligente.


“Il design made in Italy e le soluzioni ingegneristiche sono alla base di Surfà, l’arredo che mixa nel suo nome la tavola da surf ed il sofà” - spiega Roberto Ghisellini ideatore di BioStile e del nuovo concept. Anche in questo caso, come per tutti i pannelli montati su arredi Biostile, è stata data rilevanza al pannello fotovoltaico, che è la panca stessa e si declina in celle dalla forma ellittica e dal colore verdeblu ispirato all’azzurro del mare e del cielo. Stiamo lavorando alla linea completa “urban & smart” ed entro il 2020 saremo pronti con nuovi arredi intelligenti da proporre alle pubbliche amministrazioni per quartieri e città”.
Ideale per spazi pubblici - parchi e piazze ad esempio - con una installazione che non richiede cablaggio elettrico aggiuntivo, Surfà riflette nel suo concept la filosofia di città positiva e sostenibile. L’arredo intelligente è realizzato in collaborazione con Sunergy, leader nella produzione di moduli fotovoltaici.


Queste sono le sue caratteristiche tecniche: raccolta dati connessioni utenti, dimensioni(190x62x41cm), due caricabatterie wireless, due caricabatterie USB (+2 opzionali), illuminazione notturna, connessione internet, raccolta dati potenza 80Wp, possibilità di riscaldamento seduta per offrire maggiore comfort nella stagione invernale.


Essenzialità, sicurezza e sostenibilità sono le carte vincenti della nuova panca BioStile. Dal punto di vista strutturale si compone dei due piedi che sorreggono la piastra in vetro composta a sua volta da rivestimento antisfondamento e sostituibile. Ciò consente di collocare panca in uno spazio all’aperto anche sprovvisto di videosorveglianza.


Surfà, infine è un arredo sostenibile in quanto rileva i parametri inquinanti grazie alla presenza di sensori. Si tratta di una nuova funzione, quella del rilevamento, da ora in avanti applicata a tutti i futuri arredi.
L’ essenza di Surfà rimane la tecnologia smart che integra ricariche wireless (senza fili) per dispositivi quali smartphone e tablet. Con il supporto strategico di VerdeBlu e AD Communications, partners per la promozione, l’obiettivo è aumentare nelle città i livelli di benessere, comfort e sicurezza, per l’uomo e per l’ambiente.

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