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Terza ed ultima conferenza della rassegna TERRITORI 2.0, ideata dall'associazione Intesa San Martino di Pama: l’economia solidale come concreto aiuto ai produttori agricoli locali.

Parma -

Vi è un’etica ed una morale che inducono un sempre maggiore numero di famiglie, ad acquistare prodotti locali da piccoli produttori locali, al fine di consumare alimenti dalla certa filiera produttiva e sicura genuinità. Parma in questo si dimostra da sempre innovativa, essendo stata in Italia, la patria del primo Gruppo di Acquisto Solidale (GAS) ed ora, anche, sede dell’associazione di produttori Io Mangio Locale. 

L’economia solidale posta all’attenzione dalla rassegna TERRITORI 2.0 ideata e promossa dall’associazione Intesa San Martino, ha visto nella terza ed ultima conferenza svolta all’interno della Biblioteca Sociale Roberta Venturini, due realtà che dal territorio, fanno oramai scuola a livello nazionale.  

Laura Paduano Presidente di Io Mangio Locale, dopo la coraggiosa scelta di cambiare vita per dedicarsi ai frutti della propria terra, espone i risultati vissuti direttamente, sul campo, che si dimostrano incoraggianti e positivi per un futuro dal consumo alimentare etico e mirato all’acquisto di prodotti cosiddetti a km zero. Ciò, in quanto dettati dal frutto del lavoro di piccoli produttori locali che, come in Io Mangio Locale, si contraddistinguono per l’elevata accortezza del proprio raccolto venduto ad un equo prezzo.

Micaela Sini Scarpato Presidente del Distretto di Economia Solidale del territorio Parmense (DES) esalta invece l’esperienza vissuta direttamente all’interno dei GAS in cui, da anni e anni con la propria famiglia, ha diversificato la propria tabella alimentare variandola con logica e per stagione, a tante persone del luogo che, grazie alla sua intraprendenza e visione, hanno scelto poi di seguirla, sposando la filosofia dell’economia solidale. L’idea si basa sull’acquisto in gruppo di discreti quantitativi di merce, acquistati da produttori altamente selezionati, biologici e dei quali si è certi del naturale prodotto comprato, senza interazioni di chimici o conservanti spesso abusati dall’industria alimentari e poco salutari per l’uomo. 

Tante le curiosità emerse in seguito al racconto delle due vivaci relatrici che, incalzate dalla brava e giovane giornalista Eleonora Puggioni, come dalle tante domande giunte spontanee dal pubblico, hanno informato la variegata platea di curiosi accorsa all’interno della Biblioteca Sociale di via Venezia. 

Andrea Coppola    

Pubblicato in Economia Parma
Giovedì, 07 Febbraio 2019 11:02

Lo stress da lavoro fa ingrassare

Lo stress da lavoro fa ingrassare, lo sostiene uno studio. Il corpo, in particolare quello delle donne, tende ad accumulare grasso se sotto pressione legato all'attività lavorativa

Pressione, agitazione, ansia da prestazione sono solo alcune delle sensazioni spiacevoli che possono manifestarsi nella vita quotidiana di un lavoratore. A volte si pensa che questi disagi nascano da cause di tipo fisico, ma in molti casi il responsabile è semplicemente lo stress.

Scadenze, ritardi, pressioni dai capi, screzi con i colleghi possono infatti portare a quello che viene definito stress da lavoro correlato o, semplicemente, stress da lavoro.

Quando la pressione sul posto di lavoro si fa sentire, il corpo, in particolare quello delle donne, tende ad accumulare grasso. Dunque, se abbiamo un lavoro particolarmente stressante, aspettiamoci di vedere qualche chiletto in più sulla bilancia. Secondo i ricercatori della University of Gothenburg, in Svezia, infatti, esiste un forte legame tra un impiego che mette sotto pressione, anche dal punto di vista psicologico, dove spesso non abbiamo abbastanza tempo per portare a termine tutti i compiti, e l'aumento di peso corporeo.

Il team ha preso come campione un gruppo di individui di 30 e 40 anni per un periodo di tempo pari a 20 anni, riprendendo dunque lo studio quando i partecipanti avevano rispettivamente 50 e 60 anni.

Le persone con un lavoro più stressante avevano aumentato di peso in modo considerevole, di circa il 10%, durante il corso della ricerca. Un risultato rilevato in particolare tra le donne, dove la percentuale ha raggiunto anche il 20%.«Siamo stati in grado di osservare l'impatto di una professione stressante nel peso corporeo delle donne, mentre negli uomini non abbiamo notato nessuna associazione tra la tensione sul posto di lavoro e l'aumento di peso», ha dichiarato Sofia Klingberg, leader dello studio. «Non abbiamo esplorato le cause di ciò, ma siamo convinti si tratti di una combinazione di problemi al lavoro e un maggiore livello di responsabilità anche a casa, da parte dell'universo femminile. Questa combinazione rende difficile alle donne trovare il tempo di fare attività fisica e vivere una vita salutare».

I ricercatori non hanno trovato nessuna associazione con altri fattori come l'educazione accademica, la qualità dell'alimentazione e altri elementi dello stile di vita. La ricerca, è stata pubblicata nella rivista scientifica International Archives of Occupational and Environmental Health.

Lo stress da lavoro, evidenzia Giovanni D'Agata, presidente dello "Sportello dei Diritti", viene sperimentato da quelle persone che sentono le richieste del mondo lavorativo superiori a quello che sono le loro capacità di fronteggiarle con conseguenze nell'ambito psicofisico e sociale.

In Europa questa condizione sembra interessare almeno un lavoratore su quattro e una delle conseguenze più negative per le aziende è l'assenteismo che provoca ritardi nello svolgimento quotidiano delle mansioni e ovviamente perdite economiche ingenti. Ma il vero e grande problema sono le persone con stress da lavoro correlato che stanno male sia a livello fisico che a livello psichico. Molto spesso preferiscono ricorrere a negazione o psicofarmaci pur di non ammettere che il problema va affrontato e risolto.Uno studio dell'Università Bocconi di Milano ha dimostrato che per le donne c'è anche un problema ulteriore: lo stress è provocato dalla difficoltà di conciliare l'impegno professionale con la vita familiare nel 50% dei casi. Ricordiamo che anche fare la mamma è un lavoro a tempo pieno...

(5 febbraio 2019)

Snack al supermarket: via dalle casse dei supermercati. Regno Unito: uno studio ha convinto il Dipartimento della Salute a bandire caramelle, cioccolate e merendine varie vicino alle casse dei market perché costituirebbero un quinto dei prodotti ipercalorici acquistati. Lo "Sportello dei Diritti": si faccia anche in Italia

Le strategie messe in atto dall'industria alimentare, e in particolare delle grandi catene dei supermercati, sono troppo spesso in netto contrasto con le raccomandazioni dei nutrizionisti e degli esperti di salute, di mangiare sano, di ridurre l'apporto di grassi e calorie, e in generale di restare in forma. Basti pensare che solitamente in tutti i market, per la verità piccoli e grandi, troviamo una sfilza di snack ipercalorici ben allineati all'altezza o in prossimità delle casse: l'idea è che, finito di fare la spesa, nell'attesa di essere serviti, la nostra attenzione venga rapita da coloratissimi pacchetti di cioccolati, caramelle e altre merendine tutt'altro che salutari.

E aggiungerle alla lista della spesa diventa praticamente automatico. Un problema legato al sovrappeso e all'obesità che, secondo gli esperti, può essere parzialmente risolto eliminando quei determinati prodotti dalle vicinanze delle casse. Uno studio condotto presso l'Università di Cambridge e pubblicato nella rivista scientifica PLOS Medicine, ha considerato 30mila famiglie, scoprendo che, rimuovendo gli snack dalle casse, la loro spesa comprendeva un quinto in meno dei prodotti ipercalorici rispetto al normale. «Vedere che un cambiamento così piccolo può fare una differenza tanto grande nelle diete delle persone è veramente incoraggiante», ha dichiarato la dottoressa Jean Adams a BBC News. Come strategia parallela, si potrebbero rimpiazzare questi prodotti con promozioni e offerte più salutari, per attirare la clientela ad acquistare più frutta e verdura, per esempio.

«Per resistere alle promozioni dovremmo essere tutti supereroi!», dice la dottoressa Alison Tedstone. «Ma tante di queste offerte sono pensate per farci spendere in alimenti che non ci servono affatto. Dobbiamo limitare questo genere di promozioni per ridurre il consumo di calorie in eccesso e combattere il problema dell'obesità. E nel frattempo risparmiare denaro».

Un portavoce del Department of Health and Social Care inglese ha confermato l'intenzione da parte dei ministri di allontanare questo genere di snack e promozioni dalle prossimità delle casse, al fine di «scoraggiare la clientela a comprare prodotti di cui non hanno bisogno». Per Giovanni D'Agata, presidente dello "Sportello dei Diritti", un'intenzione che dovrebbe essere presa in considerazione anche in Italia.
(3 gennaio 2019)

MERCATO CAMPAGNA AMICA - al Barilla Center arriva la fattoria con varietà curiose di animali di bassa corte - sabato 22 dicembre. Prosegue la sottoscrizione stop al cibo anonimo con le firme eccellenti del mondo della cultura e dello spettacolo.

Sabato 22 Dicembre il mercato di Campagna Amica al Barilla Center, in Largo Calamandrei a Parma, diventa una fattoria con l'arrivo in città di animali di bassa corte dell'azienda agricola Latusi Gabriele di Noceto.

Un motivo di attrazione per grandi e piccini per conoscere e vedere da vicino non solo gli animali più noti allevati tradizionalmente in aia, ma anche varietà tra le più curiose e particolari, come la gallina nagasaki cosiddetta "bassotta giapponese" e la gallina padovana coronata; l'anatra pinguino con il corpo estremamente eretto e il collo sottile teso verso l'alto; e ancora: l'anatra mandarino dagli splendidi colori e l'anatra Carolina detta anatra sposa (aix sponsa) per il suo abito definito poeticamente "nuziale". Tutti potranno così conoscere nuove varietà di animali e fare un tuffo nelle atmosfere della campagna e delle tradizioni contadine che faranno da sfondo alla raccolta firme per smascherare il cibo anonimo con la petizione europea "Scegli l'origine, stop cibo anonimo", condivisa da consumatori, istituzioni e rappresentanti del mondo dello sport locali, che hanno già sottoscritto la petizione per chiedere all'Europa l'obbligo di indicare in etichetta l'origine di tutti gli alimenti che mettiamo in tavola.

Sabato 22 dicembre sarà la volta di esponenti territoriali del mondo della cultura e dello spettacolo a scendere in campo per sottoscrivere le petizione. Hanno già confermato la loro presenza: l'arpista Carla They, la paesaggista, documentarista e scrittrice Anna Kauber, il Direttore artistico del Teatro del Cerchio Mario Mascitelli, la cantante e attrice Mascia Foschi, il DJ Robi Bonardi, l'attrice e danzatrice-coreografa Loredana Scianna, la Referente per l'Ufficio scolastico di Parma (ex provveditorato) Simonetta Franzoni, il Prof. Filippo Arfini Università di Parma; il Direttore dell'Archivio di Stato di Parma Graziano Tonelli, il Consigliere regionale Alessandro Cardinali; il Consigliere provinciale Gianpaolo Artoni.

Un fronte unito, insieme ai cittadini consumatori, che appoggia la petizione con la convinzione che i cittadini hanno il diritto di essere protetti e di ricevere informazioni accurate sul cibo che scelgono di acquistare. Chiedono quindi all'Europa di proteggere la nostra salute e di prevenire le frodi alimentari. Potranno unirsi anche tutti quei cittadini che ancora non hanno firmato, recandosi nello spazio informativo di Coldiretti, allestito ad hoc nel Mercato, dove saranno accolti da Coldiretti Donne Impresa Parma per sottoscrivere la petizione, e fare anche acquisti direttamente dai produttori agricoli delle loro eccellenze alimentari, dei prodotti da forno e dolci della tradizione locale, da mettere in tavola per le feste natalizie. Uno spazio sarà dedicato all'esposizione e degustazione dei dolci della tradizione natalizia e dei prodotti da forno del nostro territorio: panettoni e pandori con grano Giorgione e tutti prodotti italiani e la tipica spongata di Busseto oltre al pane di grano antico e lievito madre.

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Pubblicato in Dove andiamo? Parma

Perché le donne incinte devono limitare l'assunzione di riso! Allerta europea del Ministero della sanità belga

Le donne incinte dovrebbero limitare il consumo di riso e alimenti a base di riso, che contengono arsenico inorganico, per impedire il trasferimento placentare per il feto, ha raccomandato Lunedi il Consiglio Supremo della Sanità (CSS) belga in un nuovo avviso.

Gli esperti consigliano anche alle giovani madri di moderare l'uso di questi prodotti durante i primi mesi di vita del bambino. L'arsenico è uno dei più comuni metalloidi ed è probabile che abbia effetti avversi significativi sulla salute umana nell'esposizione acuta o cronica.

Tuttavia, è anche un contaminante naturale presente in alimenti come il riso, afferma il CSS. L'esposizione alimentare all'arsenico è quindi inevitabile. Sebbene non esista una soglia minima di tossicità e certezza circa gli effetti tossici dell'arsenico nei neonati o nei bambini, la CSS formula diverse raccomandazioni per evitare di superare i livelli accettabili di esposizione. Consiglia, tra l'altro, di garantire un'alimentazione equilibrata e variata dei bambini, non di sostituire le fonti di amido (pane, cereali) con cibi solidi fatti solo di riso, per evitare i biscotti di riso come snack regolari o anche non sostituire latte materno o vaccino con bevande di riso.

Il consumatore medio italiano, evidenzia Giovanni D'Agata, presidente dello "Sportello dei Diritti", ha un livello di esposizione all'arsenico inorganico che non è trascurabile ma inferiore alla dose di riferimento stabilita dai tossicologi, con 0,11 mg per chilogrammo di peso corporeo al giorno, rispetto a un intervallo da 0,3 a 8 mg che può diventare problematico.

(17 dicembre 2018)

Sabato, 15 Dicembre 2018 07:18

Il Sale italiano in mani francesi?

La saga del sale italiano. La più grande salina d'Italia in Puglia (800.000 ton/anno) passa di mano a una multinazionale del sale europea e mondiale. Il sale e' un prodotto strategico per il belpaese. Il sale italiano può essere riconosciuto made in Italy . Alcuni siti e saline devono essere igp.

Di Giampietro Comolli - Le più grandi saline marine d'Europa di Salins spa, leader europea e co-leader mondiale nella commercializzazione di sale industriale, sale stradale e sale alimentare. Una asta di vendita del credito gestito da Monte Paschi Siena, banca finanziata dallo Stato e dal Governo Renzi, in assoluta forma riservata e a chiamata, ha assegnato a Salins spa tramite la controllata Cis oltre 500 ettari di sale marino italiano, inseriti in un contesto di 4000 ettari di parco e riserva, in zona altamente turistica.

I sindacati dei lavoratori, gli ex titolari di Atisale-Salapia Sale spa detentori della concessione Demaniale fino al 2029 e autori del forte crack debitorio che ha portato l'impresa al concordato e alla cessione del 100% pacchetto azionario, al pegno fideiussorio delle azioni e alla garanzia delle proprietà personali dei soci tutto verso Mps, hanno scritto lettere di fuoco e le maestranze sono entrate immediatamente in sciopero.

Come Ceves – centro studi attivo nelle ricerche tecniche-scientifiche-economiche sul #saleitaliano per valorizzarlo rispetto ad altri sali mondiali – chiediamo al Governo, al Demanio, alla Regione Puglia, al Comune di Margherita, a Coldiretti di attivarsi per una verifica delle procedure e delle azioni avviate, affinché il #saleitaliano non faccia la fine dello #zuccheroitaliano che negli anni '80-'90 passò di mano non con una cessione di impresa, ma anche in quel caso attraverso meccanismi di debiti e crediti contratti con Banche e scambi finanziari per necessità e interessi ben lontano dalla tutela dello zucchero italiano. Sollecitiamo quindi che un bene collettivo dello Stato italiano non sia ceduto a chi ha una leadership che potrebbe inficiare la "italianità", l'origine e la provenienza del sale tricolore compreso il coinvolgimento diretto delle miniere di salgemma di Volterra.

Anche attraverso il #saleitaliano può passare la valorizzazione dell'agroalimentare e del made in Italy dell'enogastronomia per tutti i risvolti culinari, ricette, cucina che implica, come segnalano a Ceves da tempo i più importanti chef e cuochi italiani all'estero e in Italia, costretti ad acquistare sali di altri paesi sostenuti da campagne di qualità, di sostenibilità, di pregio ben orchestrate, ma spesso non inerenti alle caratteristiche alimentari, cosmetiche, salutari che le recenti ricerche e analisi scientifico-universitarie stanno avvalorando e dimostrando.

Il sale alimentare, da non confondere con quello per uso chimico e industriale, non è un nemico della salute se consumato con misura, con dosi e in modi corretti essendo sia un condimento a tavola ma anche un coadiuvante terapeutico per certe cure dell'organismo umano, dallo stress alla salute dermatologica, dalle vie respiratorie alla stanchezza congenita.

Il recente DL del Sanato a tutela dell'agroalimentare italiano dovrebbe interessarsi anche del #saleitaliano e anche aggiornare, rispetto ai tempi e modi di gestione monopolistica, le norme di qualità e qualificazione del sale per consumo umano oramai entrato nel libero mercato e soggetto a una ampia concorrenza. Non è possibile che nei supermercati italiani ed europei ci siano sali confezionati e commercializzati integrali-grezzi a disposizione di un consumatore spesso non informato provenienti da altri continenti, sia marini che di miniera, con il 93% di purezza tecnica quando le norme di produzione nazionale prevedono un minimo del 97%.

Stiamo verificando l'importanza salutistica e sanitaria dei diversi limiti. Inoltre perché il sale purissimo, bianco, grosso a fiocchi o a chicchi made in Italy ha un prezzo medio al consumo di 2-3 euro al chilo nei migliori casi e tutti i sali di importazione partano da 5 euro e fino a 40 euro al chilo? E' evidente che non si vuole limitare il libero mercato, ma lo stesso vale anche nella leale concorrenza, a difesa dell'antitrust e sulla corretta informazione al consumatore.

Come Ceves chiediamo una "etichetta parlante" sulle confezioni, un trattamento normativo uniforme fra sale nazionale e estero, oltre a vedere se è possibile identificare, tracciare e certificare altri siti produttivi nazionali meritevoli del riconoscimento Dop o Igp o di Presidio come già avviene per due sole parti ristrette delle saline di Trapani e di Cervia. Come Ceves abbiamo valutato tutte le saline attive in Italia e si potrebbero riconoscere, con un grande valore aggiunto anche per il territorio locale come parchi, ambiente, paesaggio, terme, musei e altre attività agricole, almeno altri 10 siti meritevoli di una Igp all'interno anche di più grandi saline marine e minerarie.

L'auspicio è che si intervenga prima possibile per salvare il #saleitaliano prima che finisca , anche svenduto, in mani straniere (800.000 ton/anno di estrazione potenziali di Atisale-Salapia sale spa su un totale nazionale di 2,2 mio/ton/anno è una bella fetta) che non garantirebbero gli attuali posti di lavoro, il valore aggiunto territoriale, una libera concorrenza, la certezza dell'origine italiana del sale nelle confezioni commercializzate con marchio italiano, ma di contenuto assai dubbio e proveniente da chissà quale luogo magari anche più inquinato e meno controllato di quello delle coste italiane, del mar Mediterraneo.

Il messaggio è anche indirizzato a Coldiretti e Slow Food notoriamente paladini di queste realtà produttive di nicchia: un valore aggiunto che deve restare al made in Italy anche per il "sale da cucina" come chiedono i ristoratori italiani.

Giampietro Comolli
Presidente Ceves-Ovse - Economista Agronomo Enologo Giornalista - Libero Docente Distretti Produttivi-Turistici

 

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Pubblicato in Agroalimentare Emilia
Venerdì, 14 Dicembre 2018 11:23

Mercato Campagna Amica al Barilla Center

MERCATO CAMPAGNA AMICA AL BARILLA CENTER -  SABATO 15 DICEMBRE PROTAGONISTA UNA PICCOLA ARCA DI NOÈ - CON LA PECORA CORNIGLIESE CHE ARRIVA IN CITTÀ E I PASTORI CANTORI DEL TERRITORIO DELL'APPENNINO

Proseguirà la sottoscrizione della petizione europea per dire stop al cibo anonimo con firme eccellenti del mondo delle Istituzioni

Sabato 15 dicembre al Mercato di Campagna Amica presso il Barilla Center a Parma, atmosfere prettamente natalizie e suggestioni legate alle tradizioni locali con protagonista una piccola Arca di Noè per conoscere da vicino la pecora cornigliese dell'allevatore Ettore Rio, della zona di Monchio, che cura un gregge transumante di oltre cinquecento esemplari.

Si tratta di un'antica razza dell'alto Appennino Emiliano impiegata per la produzione di lana, latte e carne, censita e salvata dall'estinzione grazie al lavoro di generazioni riconosciuto e sostenuto dai "sigilli" della biodiversità di Campagna Amica, tesi alla difesa e valorizzazione della biodiversità come valore non solo naturalistico e di promozione territoriale ma anche come distintività e valore aggiunto alle produzioni agricole di qualità del Made in Italy.

La visita dell'Arca di Noè sarà allietata dalle canzoni della tradizione locale con i pastori cantori del territorio dell'Appennino che accoglieranno i cittadini consumatori, famiglie e bambini coinvolgendoli con le loro melodie.

Sarà anche l'occasione per proseguire la raccolta firme per dire stop al cibo anonimo, la petizione europea "Eat original!Unmask your food" (Mangia originale, smaschera il tuo cibo), che dopo la sottoscrizione di rappresentanti del mondo dello sport cittadino, vedrà sabato 15 dicembre altre firme eccellenti del mondo delle Istituzioni. Hanno già confermato, infatti, la loro presenza esponenti del mondo istituzionale locale, tra cui l'Assessore alle Attività Produttive Cristiano Casa, la Consigliera regionale Barbara Lori, il Presidente dell'Ente di Gestione per i Parchi e la Biodiversità Emilia Occidentale Agostino Maggiali, il Prof. Filippo Arfini dell'Università di Parma, il Presidente di Terranostra Parma Luca Paolo De Martin che, insieme al Presidente di Coldiretti Parma Nicola Bertinelli, al Vice presidente Luca Cotti e al Direttore Alessandro Corsini, firmeranno la petizione per chiedere alla Commissione di Bruxelles di agire sul fronte della trasparenza e dell'informazione al consumatore sulla provenienza di quello che mangia e ottenere un'etichettatura obbligatoria che indichi l'origine di tutti gli alimenti.

Anche i cittadini consumatori che non avessero ancora firmato la petizione potranno apporre la loro firma presso lo spazio informativo di Coldiretti allestito ad hoc e fare acquisti enogastronomici direttamente dai produttori agricoli, per imbandire la tavola delle feste o fare regali di qualità per il Natale.

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L'olio di fegato di merluzzo è un'ottima fonte di vitamina D. Scopriamo come evitare pericolose carenze grazie a questo integratore alimentare

L'olio di fegato di merluzzo è un'ottima fonte di omega 3, ma al suo interno sono presenti anche altri importanti nutrienti; fra di essi spicca la vitamina D, un micronutriente spesso associato a carenze pericolose per la salute.

Vitamina D: i benefici e i rischi della carenza

La vitamina D che è possibile assumere con l'olio di fegato di merluzzo  partecipa ai processi di divisione cellulare e aiuta l'organismo ad assorbire e utilizzare il fosforo e il calcio.

Il suo ruolo nell'assorbimento e nell'utilizzo del calcio è particolarmente importante per la salute delle ossa, di cui favorisce la normale crescita sin dall'infanzia, promuovendone allo stesso tempo la solidità. Ma non solo: la vitamina D promuove anche la buona salute dei denti e favorisce il buon funzionamento di muscoli e sistema immunitario.

Si tratta di una vitamina solubile nei grassi; per questo l'organismo può accumularla nel tessuto adiposo. Tuttavia, le carenze di vitamina D sono tutt'altro che rare; nei bambini possono portare a ritardi della crescita e rachitismo, con sviluppo di gambe curve e addome sporgente, mentre negli adulti sono state associate a osteoporosi, fragilità ossea e spasmi muscolari.

Le fonti di vitamina D

La maggior parte della vitamina D presente nell'organismo umano deriva dalla conversione di una provitamina presente nella pelle. Questa conversione è resa possibile dalle radiazioni ultraviolette dei raggi del sole.

La maggior parte delle carenze di vitamina D affondano le loro radici proprio nei meccanismi che permettono la sua produzione. Infatti lo stile di vita moderno porta a passare sempre meno tempo all'aria aperta; per di più quando ci si espone al sole è opportuno proteggere la pelle proprio dai raggi ultravioletti, associati al rischio di melanoma.

Purtroppo non è semplice far fronte al rischio di carenza di vitamina D associato a questa situazione assumendo questo micronutriente con l'alimentazione. Infatti le fonti alimentari di vitamina D sono piuttosto poche; è presente nei pesci grassi (come il tonno, il salmone e lo sgombro) e se ne trovano piccole quantità nel fegato bovino, nei formaggi e nel tuorlo d'uovo. Inoltre in commercio esistono alimenti fortificati in cui la vitamina D è presente perché aggiunta artificialmente, e gli integratori di olio di fegato di merluzzo riescono ad apportarne dosi significative.

L'olio di fegato di merluzzo come fonte di vitamina D

La dose di vitamina D presente nell'olio di fegato di merluzzo può arrivare anche a 250 µg ogni 100 g di prodotto – una quantità di gran lunga superiore rispetto ai 5,4 µg che si possono trovare in 100 g di tuorli d'uovo e gli ancora più limitati 1,7 µg presenti in 100 g di tonno pinna gialla.

In realtà anche eccessi di questo micronutriente possono essere pericolosi per la salute. Favorendo l'assorbimento di dosi elevate di calcio, troppa vitamina D può portare alla formazione di depositi di questo minerale nei tessuti molli (per esempio nel cuore o nei polmoni), a calcoli e danni ai reni e a sintomi come confusione, disorientamento, nausea, vomito, stitichezza, riduzione dell'appetito, debolezza e perdita di peso.

Da questo punto di vista l'olio di fegato di merluzzo può essere considerato un prodotto sicuro. Infatti i processi di purificazione molecolare con cui viene prodotto permettono di eliminare sia eventuali contaminanti sia alcuni nutrienti, inclusa la vitamina D, che viene poi riaggiunta ai dosaggi desiderati.

La scelta migliore per sapere quanto assumerne è chiedere un consiglio al medico o al farmacista, che sapranno consigliare anche sull'eventuale presenza di controindicazioni all'utilizzo dell'olio di fegato di merluzzo.

 

Pubblicato in Agroalimentare Emilia

Scamorza bianca a fette richiamata per la presenza di possibile Escherichia coli, il Ministero della Salute lancia l'allarme. Richiamo volontario e precauzionale per rischio microbiologico. Se l'avete acquistata controllate che non siano i lotti oggetti del ritiro.

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Per due lotti di scamorza bianca a fette a marchio Coop e Cuor di Fette Parmareggio è stata appena diramata un'allerta dal Ministero della Salute perchè potrebbero contenere il pericoloso batterio Escherichia Coli produttore di tossina Shiga (STEC).

I LOTTI RICHIAMATI

L’allerta in questione, riguarda solo il lotto lotto numero 25L18341 e data di scadenza 08/11/2018; lotto numero 25L18345 e data di scadenza 12/11/2018 della COOP e il lotto numero 25L18345 e data di scadenza 12/11/2018; lotto numero 25L18345 e data di scadenza 17/11/2018 marca PARMAREGGIO.

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La scamorza a fette richiamata è stata prodotta in provincia di Reggio Emilia da Parmareggio Spa nello stabilimento di via Togliatti 34AB, a Montecavolo di Quattro Castella, (marchio di identificazione). L’avviso di richiamo precisa che la presenza del batterio è stata accertata dalle analisi dell’Istituto zooprofilattico sperimentale del Mezzogiorno a mezzo notifica rapporto prova 152853 del 15/10/2018 per l’Asl NA 2 Nord. Alcuni dei lotti sono stati richiamati in via precauzionale, in quanto si sospetta una contaminazione della materia prima utilizzata in fase di produzione.

Nell’ottica d’informazione quotidiana ai consumatori in materia di allerte alimentari, lo “Sportello dei Diritti” nella persona del presidente Giovanni D'Agata, raccomanda, a scopo precauzionale, di non consumare la scamorza bianca a fette Coop e Parmareggio con i numeri di lotto e le scadenze segnalate e di restituirla al punto vendita d’acquisto per il rimborso.

  

RICHIAMI MINISTERO DELLA SALUTE

Per visualizzare i richiami del Ministero, basta recarsi sul sito dell'istituzione e cliccare sul link "richiami di prodotti alimentari da parte degli operatori" sotto la voce "Avvisi sicurezza".

 

Pubblicato in Cronaca Emilia
Domenica, 02 Settembre 2018 08:33

Diabete, a colazione il latte è meglio dei farmaci

Diabete, a colazione il latte è meglio dei farmaci: abbassa il livello di glucosio nel sangue. Secondo una nuova ricerca, una dose quotidiana di latte a colazione può contribuire a prevenire malattie come il diabete e l'obesità.

Il latte è pieno di risorse. Oltre ad essere un alimento gustoso e è sempre stato un elemento fondamentale della nostra dieta per la ricchezza della sua composizione in nutrienti. Ora a quanto pare rappresenta un'arma naturale contro il diabete poiché riesce ad abbassare i livelli di glucosio nel sangue.

Quando? Lo sappiamo tutti, con la prima colazione che è il pasto più importante della giornata. Per ottenere i migliori benefici sulla nostra salute, pare che non debba mancare una dose quotidiana di latte. A darci questa notizia sono i ricercatori del dipartimento Human Nutraceutical Research Unit, presso la University of Guelp, in Canada, che hanno analizzato gli effetti delle proteine del latte sul livello di glucosio nel sangue, in abbinamento con un'abbondante colazione a base di cereali, dall'alto apporto di carboidrati. In esame, oltre al glucosio, anche la sensazione di sazietà e gli effetti del latte a seguito del consumo di altri cibi durante la giornata.

Nello specifico, gli scienziati hanno osservato che la concentrazione di glucosio nel sangue sarebbe inferiore dopo una colazione a base di cereali e latte, rispetto ad una con cereali ma a base d'acqua. Inoltre, abbassare il livello di glucosio è associato alla prevenzione di malattie gravi, come il diabete e l'obesità. «Le malattie del metabolismo sono in aumento in tutto il mondo», ha dichiarato dottor H. Douglas Goff. «Il diabete di tipo 2 e l'obesità sono fonte di enorme preoccupazione per la salute degli esseri umani. Per questo vogliamo agire per sviluppare strategie alimentari che inducano la riduzione del rischio e aiutino a gestire il diabete e l'obesità, dunque permettendo agli individui di godere di una salute migliore».

Ma non è tutto. Il team ha rilevato anche che il consumo di latte con una colazione ad alto apporto di carboidrati può ridurre il glucosio anche dopo il pranzo. In più, le proteine del latte sarebbero in grado anche di ridurre l'appetito dopo il pasto, dato che la digestione delle proteine naturali contenute nel latte rilascia degli ormoni gastrici che agevolano la digestione ed enfatizzano la sensazione di sazietà.

Il latte che cos'è? Questo alimento è importante anche soprattutto per il contenuto di minerali, in particolare calcio e fosforo, presenti in un rapporto ottimale, di magnesio, zinco, rame e selenio, e di vitamine come la A, D, E e K, la vitamina C, l'acido folico e la riboflavina.

Inoltre, come dimostrato recentemente, il latte è ricco di "componenti minori", molecole presenti in piccole quantità, come i peptidi ma in grado di svolgere azioni biologiche particolarmente importanti per il benessere della persona: antiossidanti, antipertensive, antinfiammatorie, immunomodulanti e altro. Poiché svolgono "funzioni" fisiologiche benefiche per l'uomo queste molecole sono chiamate "componenti funzionali" del latte. L'industria lattiero-casearia si è molto impegnata, soprattutto negli ultimi anni, per individuare tecnologie idonee a conservare nel tempo e nelle migliori condizioni i nutrienti e le molecole funzionali presenti nel latte. Inoltre ha studiato e prodotto i cosiddetti "latti speciali", ossia alimenti funzionali adatti a tutti i consumatori, anche a quelli che hanno particolari esigenze nutrizionali.

Per Giovanni D'Agata, presidente dello "Sportello dei Diritti", questo studio conferma l'importanza di consumare il latte a colazione al fine di migliorare il processo di digestione dei carboidrati e aiutare a tenere in regola il livello di glucosio. I nutrizionisti hanno sempre enfatizzato l'importanza di consumare una sana colazione, e questo studio incoraggia gli individui ad integrare il latte nelle loro abitudini.


( 27 agosto 2018 )

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