Una giornata ideale per concludere questo periodo di feste e fare un pieno di arte, storia, curiosità e bellezza, tra ideali, impeto giovanile, crescita e maturità artistica e personale.
C’è stato un periodo nella storia italiana in cui certi artisti erano considerati “scomodi”, perché le loro scelte politiche si intrecciavano inevitabilmente con un capitolo della storia che molti avrebbero voluto dimenticare.
Ma la storia è storia e, benché la politica italiana si sia macchiata di scelte “sbagliate”, non si può cancellare quanto prodotto e, concedetemi la licenza, non si può fare di tutte le erbe un “fascio”.
Già Vittorio Sgarbi, nel suo volume Arte e Fascismo, presentato a Parma nel ’24, illustrava come il periodo “nero” della storia italiana sia stato a lungo infossato, quasi a volerlo rimuovere. Eppure, nonostante tutto, quel ventennio fu animato da menti fervide e da giovani artisti che diedero avvio alle avanguardie. Sgarbi, nel suo volume, parla proprio di chi ha vissuto quell’epoca ed è stato dimenticato.
Giacomo Balla era tra questi.
Nato a Torino nel 1871 e morto a Roma nel 1958, rimasto orfano di padre in giovanissima età, inizia a lavorare presso lo studio fotografico Bertieri, mentre si dedica alla pittura. È grazie a quell’esperienza che apprende l’importanza della luce e delle ombre, che diventeranno il suo segno distintivo e quasi un’ossessione, tanto da essere definito “artista del notturno”.
Balla sperimenta ogni tecnica possibile: usa persino il lucido da scarpe per ottenere un nero più nero del nero.
I suoi dipinti sono innovativi e sperimentali. Ne è un esempio “La pazza”, dipinta in controluce, dove emerge chiaramente un tratto nuovo nello studio della luce: lo sguardo dell’artista è quello di un pittore, ma anche di un fotografo.
Tra gli amici di Giacomo Balla spiccano nomi altisonanti, che tutti conosciamo fin dai tempi della scuola. Mentre si ritrovavano a discutere di idee e ideali, probabilmente non erano consapevoli di star lasciando una pietra miliare nella storia dell’arte: quella che, con Filippo Tommaso Marinetti, divenne il Manifesto futurista.
Da giovani impetuosi avevano voglia di rivoluzionare tutto, ed è così che i nomi di Balla, Boccioni, Marinetti, Sironi sono passati alla storia.
La vita, per il Futurismo, non è contemplazione né tenerezza, ma dinamismo, forza e velocità, come dimostra Dinamismo di un cane al guinzaglio.
Il soggetto non è il soggetto:
il movimento stesso diventa soggetto.
Questo dinamismo, presente nella Pinacoteca Agnelli Fiat, che presso il Lingotto di Torino espone l’opera Velocità astratta del 1913, perché “l’automobile in corsa è più bella della Nike di Samotracia”.
Come tutti i giovani, però, anche Balla attraversa momenti bui e difficili. Nel 1914 mette all’asta tutte le sue opere e dichiara: “Balla è morto”. Voleva archiviare il passato e spostarsi verso il nuovo. La sua adorata moglie Elisa interviene bloccando l’asta e l’artista riprende a creare, consegnando nel 1915 il Manifesto della ricostruzione futurista dell’universo: “L’arte è tutto il mondo che noi viviamo”.
Con questa dichiarazione esplora ogni campo, aprendo le porte a tutte le avanguardie mondiali e precorrendo, con il suo Primo Carnera, anche Warhol e Lichtenstein.
La mostra “Giacomo Balla. Un universo di luce”, realizzata con oltre 60 opere provenienti dalla GNAM di Roma, a cura di Renata Cristina Mazzantini e Cesare Biasini Selvaggi, conduce il visitatore in un percorso che va dall’avanguardia futurista a una figurazione innovativa del periodo post-1930.
A completare l’esperienza, un video immersivo realizzato con tecniche di intelligenza artificiale dedicato al polittico Villa Borghese – Parco dei Daini e la proiezione del film BALLA. Il Signore della Luce di Eleonora Zamparutti e Piero Muscarà.
Giacomo Balla è stato a lungo dimenticato, ma è grazie alle figlie Luce ed Elica Balla, entrambe artiste, se oggi è stato possibile riscoprire l’uomo e il maestro: hanno voluto restituire dignità e valore al nome dell’amato padre.
E nella nebbia del crepuscolo parmense ritorno verso casa con gli occhi pieni di colori, luci, ombre e storie di vita, come il ciclo “Dei Viventi”, ideato nel 1902, che si inserisce ancora oggi in modo estremamente attuale nel contesto sociale.
Perché, a ben guardare, ovunque si vada si incontrano esseri umani, ognuno con le proprie caratteristiche e sfaccettature, come La pazza, I malati, Il contadino e Il mendicante.
E Balla, sovvertendo i codici iconografici, dà voce agli emarginati della società moderna, trasformando il dolore individuale in una riflessione universale.

(alcune immagini, opere, sono tratte dal Web)

