Regione Emilia-Romagna

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Regione Emilia Romagna

Sito Ufficiale: http://www.regione.emilia-romagna.it/

Ricostruzione. Riapre al culto il Duomo di Santa Maria Maggiore di Mirandola (Mo). Il recupero e i lavori di messa in sicurezza finanziati dalla Regione con 6,2 milioni di euro. Domani, sabato 21 settembre, alle ore 18 la cerimonia ufficiale e la Messa solenne per la riapertura dell'edificio religioso che sette anni fa venne gravemente danneggiato dal sisma. Sono 286 le chiese aperte a cui si aggiungono 63 edifici per i quali si stanno ultimando i lavori.

Bologna -

Dopo sette anni torna alla città un luogo di culto, ma anche un importantissimo bene artistico e architettonico, centrale per la comunità locale e regionale. Sarà inaugurato domani, sabato 21 settembre alle ore 18, a Mirandola, nel modenese, il Duomo di Santa Maria Maggiore lesionato gravemente dal sisma del 2012. Conclusi i complessi lavori di consolidamento, miglioramento sismico e restauro, il Duomo sarà riaperto al culto con una messa solenne celebrata dal vescovo emerito della Diocesi di Carpi, monsignor Francesco Cavina, alla presenza del presidente della Regione e commissario delegato alla Ricostruzione, Stefano Bonaccini, dell’assessore regionale alle Attività produttive, Palma Costi e delle autorità locali.

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Il Duomo danneggiato nel 2012

L’intervento di miglioramento sismico e restauro è stato completamente finanziato con risorse della struttura commissariale regionale per 5 milioni e 397 mila euro. Il Duomo, tra il 2012 e 2013, è stato anche oggetto di opere provvisionali e interventi urgenti di messa in sicurezza per quasi 815 mila euro garantendo la salvaguardia dell’edificio. Complessivamente, le risorse investite sull’edificio religioso principale di Mirandola arrivano a circa 6,2 milioni di euro.

“E’ anche sull’impegno di tutti per veder rinascere un luogo così importante che si misura la forza della comunità locale e di tutta quella regionale - afferma il presidente Bonaccini -. Veder ripartire i centri storici, a cominciare proprio da monumenti e chiese, è l’obiettivo che ci siamo dati in questa fase finale della ricostruzione, dopo aver praticamente completato quella di abitazioni, scuole e imprese. Riportarli a piena vita e farlo insieme vuol dire ricucire fino in fondo l’anima e l’identità dei nostri territori. E questa inaugurazione è importante anche perchè diamo testimonianza del buon lavoro di squadra svolto da istituzioni, tecnici, sindaci, amministratori e istituzioni religiose. Collaborare su un obiettivo condiviso permette di raggiungere questi risultati, che, lo ripeto, sono di tutti, a partire dai cittadini di queste terre che non si sono mai fermati un minuto”.

Opere pubbliche e chiese
Piani delle opere pubbliche e dei beni culturali (municipi, teatri, strutture di bonifica, ospedali, edifici a uso pubblico, storici ed edifici religiosi) comprendono 1.659 interventi per quasi 1,4 miliardi di euro. La maggior parte degli interventi (1.227) sono finanziati da risorse che provengono da fondi del Commissario, mentre gli altri interventi (432) sono finanziati da assicurazioni, donazioni e risorse proprie degli enti locali.

Per gli edifici di culto danneggiati sono stati stanziati 315 milioni di euro, di cui 273 milioni provenienti da fondi del Commissario e 42 milioni provenienti da assicurazioni, donazioni e risorse proprie delle diocesi. Guardando allo stato di attuazione, risultano aperte 286 chiese, mentre per altre 63 i lavori sono in corso e se ne attende quindi la riapertura entro poco tempo. Per i rimanenti interventi sono in corso le progettazioni o sono in fase di approvazione. Inoltre, nei mesi successivi alle scosse erano stati subito riaperti al culto 64 chiese (con una spesa di oltre 15 milioni di euro) con interventi di messa in sicurezza: per assicurare la continuità di culto erano stati realizzati 15 edifici provvisori con una spesa di quasi 4 milioni di euro.

Duomo Mirandola  2018.jpg

L’intervento sul Duomo
Il progetto di restauro e miglioramento sismico del Duomo di Santa Maria Maggiore, chiesa e campanile, è stato curato dallo Studio Comes di Sesto Fiorentino, in particolare dall’architetto Carlo Blasi e dall’ingegner Susanna Carfagni. Il restauro si è svolto sotto la supervisione della Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio per Bologna e province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara. Tra i principali interventi eseguiti lo smontaggio delle porzioni di copertura e di muratura rimaste, con il recupero dei materiali preesistenti; il raddrizzamento delle pareti nonché, la ricostruzione e il consolidamento di pareti e volte; la realizzazione di una nuova copertura sulla navata centrale con capriate in legno e acciaio e tavolato microlamellare; il consolidamento di volte, murature e coperture con tiranti metallici; il consolidamento del campanile con fasciature in fibra di vetro e cavi di acciaio; il restauro di superfici interne e intonaci; il restauro di archi ed elementi in muratura esterni del campanile; il rifacimento della parte alta della facciata; la realizzazione di nuovi impianti, fra cui quello di riscaldamento a pavimento.

La storia
La chiesa di Santa Maria Maggiore ha un impianto originario tardo-gotico. Fautori della costruzione furono Giovanni e Francesco I Pico. Iniziata verso il 1440, venne portata avanti da Giovan Francesco I Pico e nel 1470 dai fratelli Galeotto e Anton Maria. Varie modifiche e restauri, ultimati nel 1885, comportarono la ricostruzione dell’attuale facciata in forme quattrocentesche e pseudo-rinascimentali. L’interno era a tre navate con volte a crociera costolonate e conservava pregevoli dipinti, affreschi e monumenti funebri, fra cui due preziose ancone lignee dorate opere della scuola di Paolo Bonelli e due pale d’altare di Sante Peranda. Il campanile è alto 48 metri. La parte inferiore è tardo-quattrocentesca.

 

Giovedì, 19 Settembre 2019 15:39

Alla scoperta dell'Alta Val d'Arda

Viaggio nella storia e cultura del territorio dall'epoca romana al Novecento attraverso monumenti e siti archeologici. Dalla Regione oltre 456 mila euro per completare il circuito storico-archeologico per l'Appennino piacentino. Corsini: "Un viaggio nel tempo per promuovere e rendere sempre più forte e competitiva la nostra montagna". 

Bologna -

Dal borgo medievale di Castell’Arquato alle Antiche fornaci di Ponte dell’Olio alla scoperta di storia, cultura e natura dell’Alta Val d’Arda nella provincia di Piacenza. 
La Regione Emilia Romagna investe oltre 456mila euro per completare il circuito storico e archeologico che si sviluppa lungo diverse località e siti dell’Appennino piacentino. Con le risorse appena concesse salgono a circa un milione e 350mila euro i contributi destinati al progetto, attraverso la programmazione dei fondi europei Por-Fesr.

I lavori, che saranno conclusi entro l’anno, puntano a promuovere i territori delle Valli dell’Arda e del Nure creando un percorso turistico di qualità, che nel raggio di pochi chilometri, lega i borghi medievali di Castell’Arquato e Vigoleno,all’Abbazia di San Salvatore di Tolla e al sito archeologico di Veleia Romana, fino allo storico complesso industriale delle Antiche Fornaci di Ponte dell’Olio, per raccontare la storia e le tradizioni del territorio dall’epoca romana a quella contemporanea.

“Grazie a queste risorse aggiuntive verrà portato a termine un progetto di promozione turistica di grande rilievo- afferma l’assessore al Turismo, Andrea Corsini-, un vero e proprio viaggio nel tempo alla scoperta delle eccellenze storiche, culturali e monumentali, dei territori montani del piacentino. Come Regione abbiamo sostenuto questo progetto con più di 1 milione e 350 mila euro, fondi europei che hanno permesso di coprire l’80% dei costi dell’intero intervento, perché crediamo nell’Appennino come importante risorsa turistica.  Valorizzare questi territori con percorsi ad hoc, facendo rete e aumentando la qualità dell’offerta turistica e dei servizi, è il modo migliore per rendere sempre più forte, attrattiva e competitiva la nostra montagna. Un territorio da scoprire e promuovere, sempre più apprezzato dai turisti che nei primi sei mesi di quest’anno, rispetto al 2018, ha fatto registrare aumenti del 4,8% degli arrivi e del 9,7% delle presenze e lo scorso anno ha contribuito a far sfiorare all’Emilia-Romagna la cifra record di 60 milioni di presenze”. 


Viaggio nella storia: in rete le eccellenze storico-culturali del territorio    


“Viaggio nella storia: circuito storico-archeologico dell’Appennino piacentino”, guidato e realizzato dall’Unione Alta Val D’Arda insieme al Comune di Ponte dell’Olio, è un progetto che mette in relazione in modo innovativo monumenti e siti storici qualificandoli e potenziando i servizi configurandosi come un itinerario culturale, senza dimenticare tradizioni eno-gastronomiche e ambiente, dall’antichità al XX secolo
Tra gli interventi cardine il restauro e il consolidamento dei borghi medievali di Vigoleno - con interventi all’Oratorio rinascimentale della Beata Vergine delle Grazie, la sistemazione dell’ostello comunale e dei percorsi turistici pedonali - e di Castell’Arquato con il restauro del Torrione Farnese, delle Fontane del Duca oltre al recupero di un’area destinata ad ospitare manifestazioni culturali e ricreative.

Gli interventi nei siti archeologici hanno previsto a Veleia Romagna la dotazione di nuovi servizi per la visita, a cominciare da uno spazio per ospitare scolaresche e gruppi, attrezzature multimediali e un museo digitale, mentre all’Abbazia di San Salvatore di Tolla, le opere puntano alla tutela del sito e all’introduzione di servizi informativi per facilitare i visitatori. 
Infine, i lavori a Ponte dell’Olio sono finalizzati al recupero e messa in sicurezza delle fornaci costruite a fine ‘800 per trasformarle in un centro museale e documentale del territorio per i turisti oltre ad ospitare un laboratorio di produzione multimediale autogestito da giovani creativi del territorio. /Eli.Co. 

Giovedì, 12 Settembre 2019 16:31

Una manovra che può salvare la vita dei bambini

Una manovra che può salvare la vita dei bambini: al via il progetto regionale per la disostruzione delle vie respiratorie, finanziato con 100mila euro. L'assessore Venturi: "Impegnati con tutti i mezzi possibili a tutelare la sicurezza e la salute dei più piccoli". Rivolto a tutti i servizi educativi e alle scuole dell'infanzia dell'Emilia-Romagna, prevede corsi di formazione e aggiornamento specifici per addetti al primo soccorso e la realizzazione di materiale informativo.

Bologna -

Un boccone di cibo, un pezzo di gioco o un piccolo oggetto infilato erroneamente in bocca, che vanno ad ostruire le vie aeree. Secondo i dati ufficiali della Società italiana di pediatria (Sip), ogni anno circa 50 bambini in Italiamuoiono per soffocamento da corpo estraneo: il 27% dei decessi accidentali nei minori, soprattutto i più piccoli. Può accadere in qualunque momento - a casa, al parco, all’asilo, alla scuola materna - ed è quindi fondamentale che tutte le persone coinvolte nella cura del bimbo siano adeguatamente informate e preparate a gestire l’emergenza, a partire dall’esecuzione delle manovre antisoffocamento.

Perché ciò avvenga, la Regione Emilia-Romagna ha deciso di realizzare, finanziandolo con 100mila euro, un progetto specifico per tutti i servizi educativi e le scuole dell’infanzia, nell’ambito di un più ampio contesto di azioni finalizzate a promuovere la salute e la sicurezza dei più piccoli. Saranno dunque organizzati, già durante questo anno scolastico,  corsi di formazione e aggiornamento e specifici materiali informativi.

“Conoscere i ‘cardini’ del primo soccorso è importante, per tutti gli ambiti della vita quotidiana- sottolinea l’assessore alle Politiche per la salute, Sergio Venturi-. E poiché vogliamo garantire la salute e la sicurezza di chi è più fragile e indifeso, e dunque dei bambini, dobbiamo partire dai luoghi dove trascorrono diverse ore nell’arco della giornata, i servizi educativi e le scuole dell’infanzia, e rafforzare le competenze di chi vi opera. Il progetto che siamo ben contenti di avere realizzato e finanziato va proprio in questa direzione”.

Locandine prevenzione soffocamento bimbi_rid.jpg

Il progetto, nel dettaglio
Rivolti agli addetti al primo soccorso dei servizi educativi e delle scuole dell’infanzia, i corsi di formazione e aggiornamento puntano a far acquisire – o rafforzare ulteriormente – le capacità d’intervento pratico per la disostruzione delle vie respiratorie: è fondamentale, infatti, conoscere le manovre da eseguire in caso di rischio di soffocamento in seguito all’introduzione di un corpo estraneo nelle vie aeree dei bambini. Al termine del corso sarà rilasciato un attestato valido anche nel contesto della formazione obbligatoria di queste figure.

I corsi saranno organizzati da tutta una serie di associazioni che, dopo aver partecipato a una selezione pubblica condotta dall’Azienda Usl - Irccs di Reggio Emilia (referente per l’attuazione del progetto a livello regionale), si sono aggiudicate la realizzazione. Si tratta dell’Anpas Emilia-Romagna di Bologna per i corsi nelle province di Piacenza - Parma - Ferrara - Rimini; Croce Verde di Reggio Emilia per la provincia di Reggio Emilia; Croce Rossa Italiana di Modena per la provincia di Modena; Croce Rossa Italiana di Bologna per la provincia di Bologna; Pubblica Assistenza Città di Faenza per la provincia di Ravenna; Croce Rossa Italiana di Forlì per la provincia di Forlì-Cesena. Saranno le associazioni stesse a inviare nei rispettivi territori ogni comunicazione utile agli aspetti organizzativi dei corsi (sedi, date, programma).

Non solo corsi, però. Sono stati realizzati anche materiali informativi sulla prevenzione del soffocamento da corpo estraneo e sulle principali manovre di disostruzione delle vie respiratorie, che saranno distribuiti in occasione dei corsi di formazione e aggiornamento, nelle sedi dei nidi e delle scuole dell’infanzia, e pubblicati sul sito della Regione Emilia-Romagna, a disposizione di tutti gli interessati. Si tratta di tre locandine: una sulla prevenzione del soffocamento da cibo, due sulle manovre di disostruzione realizzate in collaborazione con il 118 (di cui una per i bimbi piccoli fino a 1 anno e l’altra, quella cosiddetta di Heimlich, per i più grandi). È inoltre in corso di realizzazione un video breve, sempre sulla modalità di effettuazione delle manovre antisoffocamento.

Con una lettera inviata ai dirigenti scolastici di scuole dell’infanzia statali, ai coordinatori delle scuole paritarie d’infanzia e ai gestori delle “Sezioni Primavera” sperimentali, Regione e Ufficio scolastico regionale hanno chiesto di promuovere la partecipazione del maggior numero di addetti al primo soccorso ai corsi e la diffusione dei materiali informativi nelle scuole dell’infanzia presenti sul territorio regionale. Per favorire la partecipazione anche degli addetti al primo soccorso dei servizi educativi dell’infanzia, sono stati informati anche i Comuni e le Associazioni dei gestori privati.

La manovra di Heimlich
In caso di ostruzione totale delle vie aeree, se il bambino è ancora cosciente chi lo soccorre deve eseguire la manovra di Heimlich, che si pratica oltre i 12 mesi di età.  Dopo essersi collocati alle spalle del bimbo, bisogna cingerlo con le braccia e praticare una pressione addominale intensa sotto il diaframma, così da spingere verso l’alto l’aria residua e determinare un brusco aumento di pressione intratoracica, come un “colpo di tosse artificiale”. In genere questa manovra riesce a liberare le vie aeree dal corpo estraneo; se ciò non dovesse accadere e il bambino perde coscienza, occorre chiamare immediatamente il 118 e iniziare le manovre di rianimazione fino all’arrivo dei soccorsi. /CV

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