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Appare ancora lontana la possibilità di riconquistare la leadership in quota di volume di vino esportato. Ancora una certa sofferenza per i vini in bottiglia.

Roma - L'export in valore continua la sua "cavalcata" vincente, anche se il ritmo è un po' rallentato. Nei primi sette mesi del 2016, attestandosi ad oltre 3 miliardi di euro, gli incassi segnano, infatti, un ulteriore +1% rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso e, con un po' di ottimismo, si può ben supporre che a fine anno potrebbero arrivare sulla soglia dei 5,5 miliardi di euro, mettendo così il sigillo all'ennesimo record.

Ma se dal lato "valore" si è fatta ormai l'abitudine ad avere delle progressioni, sul fronte volumi la situazione appare più incerta. Gli 11,5 milioni di ettolitri esportati, infatti sono in linea con quelli dei primi sette mesi del 2015 e si può comunque considerare un buon segno nella misura in cui si assiste, quantomeno, ad una frenata della riduzione dei volumi che ha caratterizzato tutto il 2015.

Appare, quindi, lontana la possibilità dell'Italia di riconquistare la leadership mondiale degli esportatori in volumi, nonostante la Spagna stia mostrando una battuta d'arresto rispetto allo scorso anno.

La nota positiva arriva dal fatto che la flessione dell'export italiano di vini comuni sfusi, si sta arrestando. Mentre c'è una certa sofferenza dei vini in bottiglia soprattutto Igp.

Vino-export-ott2016

(Fonte Ismea 21 ottobre 2016

Domenica, 18 Settembre 2016 08:52

Vino, rotte digitali per Vinitaly in Cina

Mantovani (VeronaFiere): Disponibili a realizzare con settore multipiattaforma per l'e-commerce e diffusione cultura del vino italiano.

Verona - Passa anche dal digitale la prossima sfida del vino italiano in Cina. «Con 688 milioni di naviganti in rete, di cui in gran parte nativi digitali e 659 milioni di utenti social, il web infatti è sempre più uno strumento fondamentale per colmare il gap che ci separa dagli altri Paesi competitor, Francia in primis. E Vinitaly, da 50 anni promotore dell'internazionalizzazione del sistema vino con azioni mirate di marketing mix, intende accettare questa sfida accanto e al servizio delle aziende vitivinicole made in Italy». Così Giovanni Mantovani, direttore generale di Veronafiere intervenendo oggi a Shanghai all'evento "E-commerce: the new gateway for italian wine in China", organizzato da Ice, Italian Trade Agency con l'Ambasciata d'Italia nella Repubblica Popolare Cinese, il ministero dello Sviluppo economico e il ministero delle Politiche agricole per sostenere le aziende italiane già presenti sui canali online AliBaba e per avviare ulteriori campagne di sensibilizzazione destinate ai consumatori cinesi. «Oltre alla Vinitaly international Academy, che in Cina ha già formato dieci ambasciatori del vino italiano – ha proseguito Mantovani – Vinitaly è disponibile a realizzare, in partnership con i principali attori del settore vinicolo, la multipiattaforma Italian Wine Channel, per ampliare la commercializzazione online attraverso i canali più innovativi e diffondere una più puntuale conoscenza delle peculiarità dei vini e dei vitigni italiani».
Sul fronte del mercato, in attesa di perfezionare il proprio vitigno, fa passi da gigante la domanda mondiale di vino in Cina, oggi 4° principale buyer al mondo e secondo tra i Paesi extra-Ue, dietro solo agli Usa. Nei primi 4 mesi di quest'anno la domanda di vino in Cina ha segnato una crescita impressionante, con un +41,7% che equivale a quasi 10 volte più degli Usa (+4,5%). La Germania (-6,2%) è a un passo e tutto fa prevedere che a fine di quest'anno lo storico buyer europeo venga superato e lasciato sul posto dal sempre più enoappassionato Paese del Dragone. L'Italia è partita tardi rispetto alla Francia, di gran lunga Paese top exporter con il 43% di quote di mercato e oggi sta pagando anche gli accordi di sistema tra Camberra e Pechino che hanno favorito l'exploit nel 2015 (+111%) del prodotto australiano, secondo Paese fornitore, davanti a Cile, Spagna e Italia, ancora ferma a poco più del 5% del mercato. Ma la situazione sembra cambiare, nei primi mesi di quest'anno l'Italia tiene il passo degli altri competitor con performance che sfiorano una crescita del 30%, più di tutti gli altri in termini percentuali.
(Verona Fiere 7 settembre 2016)

Domenica, 11 Settembre 2016 09:30

Vino, l'Italia riconquista la leadership mondiale

Vendemmia abbondante e di qualità: 48,5 milioni di ettolitri. Sorpassate Spagna e Francia. Ministro Martina: "dobbiamo diventare leader anche per valore"

Roma, 6 settembre 2016 – "Una buona vendemmia che mantiene valori quantitativi da record superando le previsioni di Spagna (42,9 milioni di hl) e Francia (43 milioni di hl). Dopo un andamento primaverile non sempre favorevole l'estate si sta chiudendo con ottime condizioni. Il miglior battesimo per l'Osservatorio del Vino, promosso da UIV e ISMEA che, quest'anno per la prima volta, diffonde le previsioni vendemmiali raccogliendo l'eredità della ventennale collaborazione tra questi due soggetti. I dati rilevati, sono frutto di una ricognizione puntuale effettuata tra il mese di agosto e i primi di settembre in tutte le zone vitate del Paese, integrati, grazie all'Osservatorio, in un sistema organico e strutturato di monitoraggio della produzione e dei mercati interno ed internazionale che rappresenta un punto di svolta per il sistema vitivinicolo italiano".

Con queste parole Antonio Rallo, Presidente Unione Italiana Vini, commenta i risultati della ricognizione operata tra il mese di agosto e la prima decade di settembre sul territorio nazionale da Unione Italiana Vini e Ismea con la collaborazione del Ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali, presentati oggi in una conferenza stampa organizzata al Mipaaf. Sono intervenuti: Antonio Rallo, Presidente Unione Italiana Vini; Paolo Castelletti, Segretario Generale Unione Italiana Vini; Raffaele Borriello, Direttore Generale ISMEA. Il compito di chiudere l'incontro è stato affidato all'On. Maurizio Martina, Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali.

"L'Italia si conferma primo produttore di vino al mondo per quantità – commenta il Ministro Maurizio Martina. Un dato importante, soprattutto tenendo conto della grande qualità che sappiamo sviluppare in tutti i territori delle nostre regioni. Ora dobbiamo diventare leader anche per valore. Una sfida alla nostra portata, che vogliamo e dobbiamo vincere insieme ai produttori, continuando a investire su qualità e innovazione. Il Governo fa la sua parte. Nel nostro piano di ricerca per le biotecnologie sostenibili c'è un Focus specifico dedicato alla vite, così come la viticoltura sarà protagonista nella crescita dell'agricoltura di precisione in Italia. Agiamo poi sulla semplificazione per le aziende e sul fronte della promozione e della tutela. Anche sul web. Proprio il 9 settembre il nostro Paese sarà protagonista sulla piattaforma di e-commerce Alibaba in occasione della giornata dedicata al vino. Un segnale importante che ci dimostra le potenzialità di questo settore e le occasioni da cogliere sui mercati internazionali. Abbiamo un sistema vitivinicolo da oltre 14 miliardi di euro, con un export che nel 2015 ha toccato il record dei 5,4 miliardi e che nei primi cinque mesi del 2016 ha registrato un trend in crescita. Non solo numeri – conclude Maurizio Martina - ma tradizione, legame con il territorio, eccellenza, una biodiversità che vanta oltre 500 vitigni coltivati. È questo che rende il sistema Italia unico al mondo. È su questo che dobbiamo costruire il successo dei prossimi anni".

"Anche quest'anno, il vino italiano conferma la propria leadership mondiale per quantità prodotta - aggiunge Raffaele Borriello, Direttore Generale ISMEA. I dati previsionali ISMEA-UIV indicano una produzione 2016 di 48,5 milioni di ettolitri, in contrazione del 2% rispetto al 2015. La qualità attesa si presenta buona in molte aree del Paese, grazie al favorevole decorso climatico. Ci sono quindi tutti i presupposti affinché, anche la nuova campagna prosegua gli ottimi risultati già raggiunti dal settore negli ultimi anni. Oltre al dato produttivo, ciò che appare determinante per le sorti del settore è il percorso di crescita sui mercati internazionali. Su questo fronte, dopo l'ennesimo record in valore del 2015, esistono margini per guardare con ottimismo anche all'anno in corso visto che i dati dei primi cinque mesi indicano una crescita dell'export sia in volume sia in valore, che lascia presagire il raggiungimento di un ulteriore record in chiusura d'anno dopo quello del 2015".

"Dalle basi spumante alle uve bianche che si stanno raccogliendo in questi giorni – precisa Antonio Rallo - tutti i valori fanno presagire un'ottima qualità del vino confermando prospettive eccellenti anche per le rosse, seppur l'ultima parola sarà data al momento della raccolta. Ora però dovremo essere bravi e capaci nel tradurre una buona annata, in vigna e in cantina, in una altrettanto eccellente stagione commerciale sui mercati interno e internazionale. La qualità della vendemmia è un'ottima premessa competitiva purché non rimanga da sola. Abbiamo le migliori condizioni per imprimere al nostro export un ulteriore salto in avanti".

"I dati sull'esportazione dei primi cinque mesi dell'anno (+3,8% a valore su gennaio) confermano il trend di crescita annua attorno al +5% - spiega il Presidente Rallo - ma dobbiamo fare di più per trasformare il rinnovato primato produttivo mondiale anche in un'eccellente performance commerciale, semplificando e razionalizzando l'offerta del prodotto secondo il modello seguito prima dal Prosecco e oggi dalla DOC Pinot Grigio delle Venezie, dove l'integrazione della filiera produttiva non ha sacrificato le specificità territoriali".

"Recuperano i volumi, aumentano i vini a DO e, questi, sono indubbiamente elementi positivi accanto però ad una crescita ancora inferiore rispetto ad altri competitor internazionali e realizzata in prevalenza grazie agli spumanti – conclude Antonio Rallo. Un successo, quello delle bollicine, che deve continuare ma non può, da solo, supportare la crescita delle nostre esportazioni. Poi dobbiamo guardare con nuova attenzione al mercato interno che, ricordiamolo, rappresenta ancora il primo mercato per il nostro vino assorbendo il 50% del prodotto. Le imprese devono tornare ad investire sul consumatore italiano".

Previsioni vendemmiali 2016 in sintesi
A livello territoriale si evidenzia una sostanziale disomogeneità di situazioni tra regioni confinanti e all'interno delle stesse. Tra le prime 4 grandi regioni produttrici la Sicilia mostra una flessione (-15%), mentre in lieve crescita si stimano le produzioni di Veneto (+2%), grazie all'entrata in produzione dei nuovi impianti (soprattutto del Prosecco), Puglia (+2%) ed Emilia Romagna (+5%). Al Nord, poi, si assiste ad un lieve recupero produttivo del Piemonte dopo due anni scarsi (+5%), a cui si affianca la decisa crescita della Valle d'Aosta (+17%) ed una stabilità della Liguria. Anche in Friuli Venezia Giulia i nuovi impianti fanno restare la produzione 2016 molto al di sopra della media degli ultimi 5 anni, sebbene con una lieve flessione sul precedente (-4%). Lombardia (-13%) e Trentino Alto Adige (-9%), invece, hanno sofferto maggiormente le incertezze climatiche. Scendendo lungo la Penisola si evidenzia l'arretramento di Toscana (-8%) ed Umbria (-8%) a fronte di segni lievemente positivi per Lazio, Abruzzo e Marche. Annata da dimenticare per i volumi della Campania (-20%), regione che ha sopportato molte avversità climatiche durante tutto l'arco dello sviluppo vegetativo. Buona la vendemmia anche in Molise, Calabria e Basilicata dove le prime stime si collocano su terreno positivo rispetto a quella dello scorso anno. Stabile la Sardegna.

Vino-produzioni-regione-vendemmia2016-ismea

Domenica, 04 Settembre 2016 11:00

Grandi vignaioli, per ogni stagione.

Vendemmia 2016 e condizioni climatiche. Come affrontare questa delicata fase di trasformazione delle uve. Viaggio nelle cantine di Emilio Coloretti (La Reggiana), Matteo Vingione (Puianello) e Mario Pojer (Pojer e Sandri).

di L'Equilibrista - Reggio Emilia 30 agosto 2016 - Si potrebbe dire che la vendemmia sia una vera e propria scommessa. Sono infatti molteplici le condizioni che devono essere ottimizzate per garantire un risultato di qualità e, in vigna più di ogni altro prodotto agricolo, l'andamento climatico influisce in modo determinante sul risultato finale.

Solo la sapiente abilità dei vignaioli, frutto di esperienza, tecnica e sensibilità enologica, è in grado di governare il complesso sistema bio-climatico che sovrintende la maturazione dell'uva.
E, si sa, la vendemmia è un momento particolarmente delicato in grado di condizionare le seguenti operazioni di cantina.
Ogni anno quindi l'enologo si trova ad affrontare una nuova sfida, che fa di questo mestiere uno dei più affascinanti e "magici".

E' opinione comune che la vendemmia 2016 darà frutti di grande qualità e le produzioni d'uva stimate indicano un aumento del 5% rispetto all'anno precedente.

Per tastare il polso della situazione a operazioni di vendemmia già avviate abbiamo deciso di incontrare tre realtà in rappresentanza della collina, della pianura e della montagna.

Il denominatore comune delle giornate trascorse con gli enologi, hanno confermato come il clima delle ultime annate sia stato particolarmente influente e, più in generale, le vendemmie tendono a anticipare sempre di più, nell'agostamento, il soleggiamento "ogni dieci giorni fa progredire di un grado Babo le uve, portando a rischi altissimi con produzioni che già a Settembre potrebbe essere prossime ai 13 gradi di alcol potenziale e che in un Lambrusco" come commenta l'enologo Matteo Vingione di cantina Puianello, "toglierebbe acidità al mosto, caratteristica che questo straordinario vitigno autoctono non può perdere a scapito di caratteristiche proprie di vini ben più strutturati, radicati in ben diverse zone italiane".

Senza contare che il dilavamento degli acini può contribuire per contro ad un abbassamento del grado zuccherino e potrebbe dare inizio a muffe o ristagni pericolosi al piede della pianta. Si inizia quindi a pensare all'utilizzo di "pareti vegetative anche fino ai 2,50 mt utili a riparare dal sole e facendo iniziare le vendemmie meccanica alle 6.30 e cercando di ultimarle intorno alle 10 del mattino e altri 7-8 gradi riusciamo a risparmiarli" come testimonia l'enologo Emilio Coloretti di Cantina Reggiana, che ci ricorda anche che una prossima strategia di difesa sarà quella di iniziare ad utilizzare Lambrusco Marani grazie alla sua base di forte acidità oppure il Lambrusco Montericco anche lui dotato di buona acidità e maggiore freschezza.

I rischi sono sempre piuttosto elevati perché se si decidesse per una raccolta anticipata, la fase fenolica non sarebbe completata ed in collina, con l'ulteriore limite dell'irrigamento che condiziona maggiormente le tecniche colturali rispetto le più comode vigne di pianura, i rischi aumentano e con essi la probabilità di una irregolarità della raccolta. Le piante infatti, non producendo più foglie giovani per fare la fotosintesi e con queste temperature, stentano a portare a termine la piena maturazione.

Entrambe le cantine della provincia reggiana quindi rilevano il problema che sta toccando anche il mercato dei vini sfusi che, senza l'adeguata acidità, non spumano debitamente generando una mancata o cattiva rifermentazione dovuta essenzialmente alla shock termico. Temperature così alte, infine, costringono la pianta a utilizzare le sostanze azotate per contrastare il caldo eccessivo a scapito della produzione e con un gran dispendio energetico destinato alla "sopravvivenza" piuttosto che alla produzione.

E' questa una delle ragioni che sta portando a un mutamento delle tecniche colturali sempre più orientate a limitare la defogliazione per consentire alle foglie più piccole di progredire e alle più grandi di proteggere i grappoli dal sole, "si ricorre anche alla confusione sessuale per confondere il maschio ed evitando una massiccia produzione con le femmine tenendo sotto controllo la loro proliferazione" come indicato da Mario Pojer di cantina Pojer e Sandri, che punta sulla qualità assoluta grazie a pigiature naturali e numero di bottiglie limitate per tenere sotto controllo la qualità e limitare i rischi di errore in vigna.
Grande impegno e onerosi investimenti che hanno portato questo produttore a spostare gli allevamenti del suo pregiato pinot nero verso zone più fresche e meno calde per garantire un prodotto di struttura senza perdere freschezza e vigore.

uva Poyer-Sandri

Strategie e futuro
Pojer e Sandri è una cantina con vigneti posizionati sulla collina di S. Michele-Faedo, su un substrato limoso di derivazione calcareo ad una altitudine variabile dai 250 ai 750 mt. s.l.m. e i recenti rialzi interessano anche coltivazione di uve rosse nella parte più bassa e varietà a frutto bianco in quota. I Cabernet con Merlot e Lagrein vanno a costituire infatti il loro "Rosso Faye", il vino di alta gamma dell'Azienda e a testimonianza della ricerca di qualità e intuito per i tempi che cambiano, sempre più in quota si coltivano Chardonnay e Pinot Nero con il preciso intento di produrre "bollicine"metodo classico in versione Extra Brut e Rosè Brut.

Anche i laboriosi enologi emiliani non stanno a guardare e coltivando uve diverse, spumanti a metodo classico, malvasia , metodo charmat e i già citati lambruschi nelle versioni in purezza grasparossa, barghi e montericco, vanno a diversificare la produzione.
E ancora, la cantina Reggiana sta promuovendo la riscoperta del vitigno spergola con l'omonima "Compagnia della Spergola" per incentivare un prodotto locale fresco e di tradizione che possa fronteggiare il rialzo termico e offrire un prodotto dalle spiccate doti di freschezza e acidità.
La ricerca di una adeguata acidità resta fondamentale per la longevità e la freschezza del vino e come ricorda ancora Matteo Vingione di cantina Puianello, "questa vendemmia si prevede di una buona produzione evidenziandosi più o meno in linea con l'anno scorso nonostante una vendemmia di sette giorni in ritardo e questo perché abbiamo preservato la connotazione di freschezza e di sana acidità dei nostri prodotti". "Già dai primi giorni di Settembre, anticipando i tempi, avremo un' ottima raccolta di Malvasia ed intorno al 20 Settembre quella dei Lambruschi sarò completata, cosa che prima, quaranta anni fa", ricorda da bambino l'enologo Vingione, "passavano tranquillamente a Ottobre".

Cambiamenti radicali e scelte in vigna che obbligano queste grandi cantine a scelte decisive e di carattere, sacrifici e investimenti in tempi non facili e per questo, come dal cuore dell'Emilia fino all'alto del Trentino, i vignaioli continuano a lavorare incessantemente per garantire prodotti buoni contribuendo perciò a mantenere la produzione vinicola italiana ai vertici mondiali per qualità.

Pubblicato in Agroalimentare Emilia

Dopo le avvisaglie dell'anno scorso, infatti, a partire dall'ultima vendemmia uno dei vini italiani più venduti al mondo è andato in crisi.

Per questo sei grandi produttori (Cantina di Carpi e Sorbara, Cantina di S. Croce di Carpi, Cantina Formigine Pedemontana, Emilia Wine di Scandiano, Cantine Riunite & Civ di Campegine e Cantina Sociale di S. Martino in Rio) hanno elaborato, condiviso e sottoscritto un documento di azioni e impegni con cui intendono valorizzare le produzioni di Lambrusco, tutelando il reddito dei loro soci. Poiché queste sei cantine lavorano complessivamente oltre 2,1 milioni di quintali di uva (cioè il 70 per cento dell'uva lavorata dalla cooperazione, la quale a sua volta trasforma il 90 per cento delle uve modenesi e reggiane) e producono oltre un milione di ettolitri di Lambrusco, si può affermare che le loro decisioni siano destinate a influenzare notevolmente il futuro del vino simbolo dei nostri territori.

«Negli scorsi anni il Lambrusco si vendeva bene, poi pian piano su qualche mercato ha iniziato a essere sostituiti da prodotti più economici. Qualche altro mercato, come Brasile e Russia, è andato perso per ragioni geopolitiche – spiega il promotore del documento Carlo Piccinini, presidente di Confcooperative Modena e vicepresidente della Cantina di Carpi e Sorbara – Oggi ci troviamo con più Lambrusco di quanto il mercato possa assorbire, perciò i prezzi sono rapidamente crollati».

Nel documento le sei cantine cooperative propongono una serie di interventi per cercare di risolvere i problemi più immediati. Se la produzione sarà abbondante, si potrà stoccare dal 5 al 10 per cento del prodotto. Ciò significa che una parte del vino non sarà immediatamente commercializzata con la denominazione Lambrusco; in base all'andamento del mercato si deciderà se liberarlo, oppure declassarlo a vino da tavola.

Un prezioso aiuto per la raccolta dati e i controlli potrà venire dal Consorzio di tutela, da sempre impegnato nella valorizzazione del Lambrusco.
Per migliorare ulteriormente la qualità del prodotto, le sei cantine cooperative applicheranno volontariamente vincoli più stringenti delle norme relative alI'Igp, le quali contengono misure non sempre efficaci contro le falsificazioni. «In qualità di produttori – dichiara Piccinini - sentiamo la responsabilità di garantire al consumatore la genuinità del Lambrusco che versa nel suo bicchiere».

Oltre a ciò, la Cantina di Carpi e Sorbara, Cantina di S. Croce di Carpi, Cantina Formigine Pedemontana, Emilia Wine di Scandiano, Cantine Riunite & Civ di Campegine e Cantina Sociale di S. Martino in Rio sono convinte che il Lambrusco non debba competere unicamente sul prezzo, ma essere promosso in modo più adeguato sui mercati puntando a costruirsi un'immagine di prodotto d'eccellenza.

«Forse anche per il Lambrusco è venuto il momento di valutare il passaggio dell'intera produzione a Dop. Questo – argomenta Piccinini – consentirebbe maggiori controlli e, quindi, garanzie a tutta la filiera, dal viticoltore al consumatore. Inoltre proteggerebbe più efficacemente la denominazione Lambrusco da attacchi come quello sferrato nei mesi scorsi dall'Ue, che voleva rivedere le norme sull'etichettatura delle denominazioni d'origine e aprire la strada a lambruschi prodotti in altri Paesi».

La quiete di uno dei tanti agriturismi dei colli piacentini e i nuovi vini 50 Vendemmie della Cantina Valtidone hanno conquistato i tanti ospiti intervenuti all'evento organizzato in collaborazione con l'associazione degli agriturismi Terranostra di Coldiretti.

"Vogliamo che questa serata, rappresenti l'inizio di una fattiva collaborazione – hanno spiegato il presidente di Terranostra Piacenza Carlo Pontini, e i rappresentanti della cooperativa valtidonese Mario Zilioli e il sommelier Giovanni Derba – per promuovere il nostro splendido territorio, i suoi agriturismi e le eccellenze agroalimentari della nostra provincia. Il turismo enogastronomico è uno dei motori della vacanza made in Italy e Piacenza e il suo territorio possono giocare un ruolo da protagonisti mettendo a sistema le eccellenze del tessuto economico piacentino".

Il settore agrituristico piacentino, con circa 170 strutture agrituristiche che rappresentano il 14% dell'offerta agrituristica regionale rappresenta, nei fatti, un'opportunità per il consumatore di conoscere le tradizioni del territorio. La Cantina Valtidone, che nel corso del 2016 festeggia i suoi 50 anni di attività, è in prima fila per la promozione del territorio e la collaborazione instaurata è un ulteriore passo in avanti in questa direzione.
La bella serata ha permesso ai tanti ospiti di apprezzare i prodotti della nostra terra e le eccellenze gastronomiche piacentine, a partire dai salumi dop di cui Piacenza si fregia, accompagnate dai due vini della Cantina Valtidone nati per celebrare i 50 anni di attività: il Gutturnio 50 Vendemmie, un rosso frizzante dal colore brillante e dal profumo fragrante e il Malvasia 50 Vendemmie, un frizzante secco nato da uve Malvasia di Candia.

"I 50 Vendemmie – spiegano Mario Zilioli e Giovanni Derba – nascono da un progetto che ci ha visto selezionare uve da vitigni di mezzo secolo di vita, proprio per celebrare al meglio i nostri 50 anni di attività. Ne sono scaturiti, grazie a un pregevole lavoro partito fin dalle vigne, due vini spettacolari e unici, che ci permettono nel migliore dei modi di promuovere sia la nostra Cantina sia tutta la Val Tidone.
Ringraziamo Terranostra e Coldiretti per averci coinvolto in questa iniziativa, che rientra senza dubbio nello spirito di promozione del territorio che anima da sempre la nostra Cantina".

L'export in valore continua la sua "cavalcata" vincente e nei primi tre mesi del 2016 e segna un ulteriore +3% rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso. Gli incassi da vendite di vino oltre i confini nazionali si sono attestate a 1,23 miliardi di euro.

Ma se dal lato "valore" siamo ormai abituati ad avere delle progressioni, sul fronte dei volumi la situazione appare più incerta. I 4,6 milioni di ettolitri esportati, infatti, sono solo di poco inferiori a quelli del primo trimestre dello scorso anno. La leggera flessione può essere comunque considerata un buon segno, rispetto alla riduzione dei volumi che ha caratterizzato tutto il 2015.

Tale risultato in termini quantitativi è legato a performance differenti tra i diversi segmenti. Un deciso passo indietro lo hanno fatto i vini comuni (-7%) soprattutto se venduti sfusi (-14%), mentre è sempre con il vento a favore la domanda estera di vini italiani a denominazione: +7% a volume e +11% a valore. Sono soprattutto gli spumanti Dop a determinare tale risultato, ma anche i vini fermi e frizzanti hanno contribuito in modo positivo.

Gli spumanti, nel complesso, meritano, come accade da tempo, un discorso a parte. Si confermano, anche nel primo trimestre 2016, la locomotiva dell'export italiano con la voce "Altri spumanti Dop", quella che comprende il Prosecco, che arriva ad un +33% a volume e +31% a valore.
Di tutt'altro tenore la situazione dell'Asti che perde terreno sia in termini quantitativi che di introiti.

Molto variegato anche il quadro nei diversi Paesi clienti: gli Usa, con oltre 800 mila ettolitri, mantengono i livelli del primo trimestre del 2015, ma con una progressione dei corrispettivi del 5%. Questo, in un contesto estremamente dinamico per la domanda di vino da parte del mercato a stelle e strisce. Secondo i dati forniti da Ihs-Gta, infatti, da gennaio a marzo 2016 le importazioni complessive di vino da parte degli Usa sono state pari a 2,8 milioni di ettolitri (+8%), con una spesa cresciuta proporzionalmente.

L'Italia resta leader tra i Paesi fornitori Usa anche se, della maggior domanda, si è avvantaggiato soprattutto il Cile (+37%).
Sul fronte passivo della bilancia commerciale del vino italiano si è assistito, invece, ad una forte contrazione della domanda. Le abbondanti disponibilità interne (l'Istat ha diffuso un dato produttivo, ancora provvisorio, superiore ai 48 milioni di ettolitri), hanno fatto sì che il ricorso all'estero sia stato quasi dimezzato rispetto al primo trimestre del 2015, con un risparmio del 10%. Una dinamica da imputare all'aumento delle importazioni di spumanti, a fronte di un deciso calo delle importazioni di vini sfusi.
(Fonte Ismea Roma 16 giugno 2016)

Domenica, 06 Marzo 2016 09:42

Calici dal mondo al 50esimo vinitaly

A Veronafiere dal 10 al 13 aprile 2016. Grandi vini di Francia, Spagna, Portogallo, Australia, Argentina, Ungheria, Ucraina, Romania, Georgia, Azerbaijan, Svizzera, Regno Unito, Serbia, Slovenia, Croazia e anche Cina nei padiglioni, nelle esclusive degustazioni di Vinitaly e nel Taste and buy.

Verona, 3 marzo 2016 – Vini da tutto il mondo al 50° Vinitaly dal 10 al 13 aprile 2016 (www.vinitaly.com), nel Padiglione Vininternational, a Vinitalybio e Vivit, nelle executive class della Vinitaly International Academy e nelle grandi degustazioni di Tasting Ex... press. Molte le occasioni di contatto con i buyer internazionali negli stand e negli incontri b2b di Taste and buy.

Vininternational. Nel padiglione Vininternational (pad. i), quello dedicato alle aziende estere, quest'anno protagonista la Spagna, che nell''Espacio España co-organizzato da Icex (l'Istituto per il commercio estero spagnolo) torna con una grande collettiva di 18 cantine in rappresentanza di tutti i suoi territori vinicoli. Forte di 90 Dop e 41 Igp, la Spagna ne porta a Verona oltre 20, più numerose Igp: una grande occasione per chi vuole approfondirne la conoscenza e anche per parlare di affari. Per gli incontri commerciali e le attività collaterali, gli espositori spagnoli dispongono di una tasting room, inoltre partecipano a Taste and buy, il matching b2b organizzato da Vinitaly con le delegazioni commerciali selezionate da Veronafiere in 30 Paesi.

A Vininternational presenti anche cantine e vini di Francia, Australia, Portogallo, Svizzera, Regno Unito, Georgia, Azerbaijan, Serbia e per la prima volta Cina, mentre le cantine di Slovenia e Croazia continuano a presentarsi nel padiglione 6.
Vinitalybio e Vivit. Aziende estere anche tra i vini biologici di Vinitalybio (da quest'anno è collocato nel padiglione 8), dove sono presenti altri vini spagnoli, rumeni e francesi; ancora francesi e poi argentini e sloveni, invece, tra i vini artigianali di Vivit (anch'esso spostato nel padiglione 8).

Le degustazioni VIA. A Vinitaly il vino è business e anche cultura, con degustazioni ogni anno sempre più prestigiose ed uniche. Così sono pure quelle di quest'anno, con le executive class della Vinitaly International Academy organizzate dal direttore scientifico Ian D'Agata, con protagonisti i migliori vini del panorama enologico mondiale. Si inizia domenica 10 aprile con dieci annate di Pinot Gris Clos Saint-Urbain Rangen de Thann di Zind-Humbrecht, da molti considerato il più grande Pinot grigio del mondo, a partire dalla mitica vendemmia del 1983.

Lunedì 11 con Alice Feiring si va alla scoperta del fascino della Georgia, mentre nel corso di due differenti walk around tasting è possibile apprezzare tutte le sfaccettature dei grandi vini di Bordeaux e di alcuni vitigni rari di Francia. Per la prima volta a Vinitaly, sempre il giorno 11, il tasting sui vini cinesi, mentre martedì 12 aprile otto grandi vini dal mondo vengono presentati da Jean-Claude Berrouet, universalmente considerato uno dei tre più importanti enologi degli ultimi 50 anni.

Tasting Ex... press. In collaborazione con le più importanti riviste internazionali di settore tornano le degustazioni di Tasting Ex... press, che propongono quest'anno, tra le altre, una 'boutique' dell'enologia australiana (11 aprile), con vini dalla Tasmania, da Hunter Valley, Adelaide Hills e dalle altre regioni enoiche del Paese, oltre ai vini di Slovenia e Ungheria.

Il viaggio alla scoperta dei vini del mondo offerto da Vinitaly è ancora lungo. Sul sito di Vinitaly www.vinitaly.com in continuo aggiornamento il calendario delle degustazioni e le modalità di partecipazione.

Domenica, 28 Febbraio 2016 08:41

Canada loves italian wines

Oltre 300 i trader iscritti ai seminari via a Vancouver. Pronte a partire per Verona le delegazioni commerciali per il 50esimo Vinitaly. Per la prima volta Vinitaly International fa tappa in Canada al Vancouver International Wine Festival per due giorni di formazione sul vino italiano, sempre più richiesto dal mercato locale. Già selezionate da Vinitaly e Ice delegazioni di buyer canadesi per il 50° Vinitaly a Verona dal 10 al 13 aprile 2016

Verona, 24 febbraio 2016 – Sarà il Canada una delle nazioni target della 50ª edizione di Vinitaly e per la prima volta Vinitaly International fa tappa nel Paese (oggi e domani) al Vancouver International Wine Festival, dove sono stati organizzati tre Executive Wine della Vinitaly International Academy che valorizzano il grande patrimonio enologico italiano.
Coordinate dal direttore scientifico Ian D'Agata e riservate agli operatori specializzati, le iniziative educazionali della VIA in Canada, dedicate rispettivamente ai vini autoctoni bianchi, agli autoctoni rossi e al confronto fra grandi vini del nord e del sud Italia (vedi elenco sotto), vedono la partecipazione di oltre 300 trader e rappresentano l'evento di avvicinamento tra il Paese nordamericano e la cinquantesima edizione di Vinitaly, in programma a Verona dal 10 al 13 aprile prossimi ( www.vinitaly.com).

I buyer provenienti dal Canada rappresentano già il 4% dei 55.000 visitatori esteri arrivati a Verona nel 2015, a conferma di un grande interesse per il vino italiano. Grazie alle attività di incoming realizzate tradizionalmente da Veronafiere, inoltre, ogni anno buyer selezionati partecipano agli incontri b2b di Taste and buy organizzati da Vinitaly con le aziende espositrici.

In aggiunta, quest'anno nell'ambito del Piano Straordinario per la promozione del Made in Italy promosso dal Mise, che di concerto con il Mipaaf ha individuato Vinitaly come fiera di riferimento per il comparto enologico, altre delegazioni commerciali dal Canada sono organizzate da Ice-Italian Trade Agency, attuatore del progetto. Questi buyer, reclutati in collaborazione con Vinitaly International, saranno impegnati in degustazioni guidate dedicate a Regioni e Consorzi di tutela sia presso gli stand istituzionali che nel nuovo spazio tasting di Ice.

Il Canada è un mercato a cui gli espositori di Vinitaly guardano con attenzione, lo hanno dichiarato nella customer satisfaction realizzata a conclusione di Vinitaly 2015. Nel Paese il consumo di vino aumenta a un ritmo accelerato rispetto al resto del mondo, tanto che tra il 2012 e il 2016 è previsto in crescita di oltre il 14%, cioè tre volte più della media globale e con un orientamento verso i prodotti premium.

Salgono anche i vini italiani, con un incremento del 2,5% in quantità per quasi 64,6 milioni di litri e del 9,2% in valore per un totale di oltre 276,2 milioni di euro nei primi 11 mesi del 2015. Tra i vini italiani, aumenta la richiesta di vini biologici e sostenibili e cresce il successo del Prosecco, ma sono Pinot Grigio, Sangiovese, Bardolino, Valpolicella, Barbera e i vini rossi in genere a rappresentare la zoccolo duro delle importazioni dall'Italia; bene anche i super premium come Brunello e Barolo.

VINI PRESENTATI AGLI EXECUTIVE SEMINAR
(programma su www.vinitalyinternational.com/sites/default/files/programma_vini_vancouver_en.pdf)

Italy's Indigenous Whites, con protagonisti Valdobbiadene Superiore di Cartizze DOCG, Vespaiolo Breganze DOC, Ribolla Gialla Venezia Giulia IGT, Roero Arneis DOCG, Soave Classico DOC, Lugana Riserva DOC, Vermentino di Sardegna DOC, Pecorino IGP, Malvasia Isonzo DOC, Greco di Tufo DOCG, Moscato d'Asti DOCG e Passito di Pantelleria DOC.
Italy's Autochthonous Reds con focus su Lambrusco di Sorbara DOC, Grignolino d'Asti DOC, Rosato Veneto IGT, Nero D'Avola Terre Siciliane IGT, Pelaverga Colline Saluzzesi DOC, Ciliegiolo Maremma Toscana IGT, Chianti Rufina DOCG, Schioppettino Colli Orientali del Friuli DOC, Negroamaro Salento IGT, Pugnitello Toscana Rosso IGT, Montepulciano d'Abruzzo DOC, Barolo DOCG e Aglianico del Vulture DOC.

Italy's Great Wines: Evolution North to South che propone il confronto tra Trento DOC, Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore DOC, Friulano Colli Orientali del Friuli DOC, Lambrusco Sorbara DOC, Cerasuolo di Vittoria Classico DOCG, Chianti Classico DOCG, Rosso del Veronese IGT, Brunello di Montalcino DOCG, Taurasi DOCG, Barolo DOCG e Isola dei Nuraghi IGT.

(Fiere Verona 24/2/2016)

Pubblicato in Agroalimentare Emilia

"Quanto poco fa preannunciato da Paolo De Castro in merito alla proposta di ritiro da parte del direttore generale Joost Korte dell'atto delegato sul vino, è una notizia di importanza straordinaria per i produttori di vini fondamentali per la nostra identità e per il nostro export".

Ad affermarlo sono i senatori Pd Leana Pignedoli, Stefano Vaccari e Giorgio Pagliari che proseguono "distretti come quello del Lambrusco hanno un impatto socio economico dirompente, non solo nelle province di Reggio Emilia, Modena e Parma ma anche a livello nazionale. Il Lambrusco ha fatto una strada ineguagliabile, si è conquistato un posizionamento importante attraverso un processo di miglioramento di qualità, di organizzazione sia per la valorizzazione di un fattore di competizione dell'Europa vitivinicola nel mondo".

"Nell'incontro che si è tenuto poche settimane fa ad Arceto di Scandiano - proseguono i parlamentari emiliani - abbiamo proposto un'azione comune a vari livelli al Ministro Maurizio Martina e a Paolo De Castro, coordinatore per il Gruppo dei Socialisti e Democratici della Commissione Agricoltura e sviluppo rurale dell'Europarlamento, per sostenere i produttori in questa importante battaglia. Questo primo successo, se confermato, sarebbe un importante volano per dare il via a nuovi progetti per il comparto. Per tutelare e affermare nostro Made in Italy ci servono sempre più garanzia di alta qualità, organizzazione, sistemi".

(uff. stampa Gruppo PD Senato Repubblica - 23 febbraio 2016)

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