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Alessandro Lucino torna in libreria con il suo primo thriller dal titolo “L’assassino senza volto”. Dopo l’esordio con il romanzo di formazione “La Sfera di Glasbal”, edito da Maria Margherita Bulgarini, il giovane scrittore, classe 1994, cambia genere e propone al suo pubblico un libro ricco di suspense, capace di trascinare il lettore, pagina dopo pagina, in una trama mai banale. Dubbi ed enigmi condiscono un percorso misterioso, rinchiuso in un volume pubblicato da Libromania, marchio Dea Planeta Libri. La prevendita, cominciata il 10 settembre su Amazon e IBS, ha già regalato risultati inaspettati. Oggi l’uscita del cartaceo negli store fisici e online permetterà agli amanti dei thriller di avere nelle proprie case un’ opera che terrà compagnia al lettore in maniera avvincente dalla prima all’ultima pagina.


LA TRAMA – Mark Forks è un professore della Queen High School di Londra e si ritrova coinvolto in uno sconvolgente caso d’omicidio. Il miliardario Frederick Ivanov Thompson è stato ritrovato senza vita nel suo appartamento e quell’omicidio brutale è stato spiegato dettagliatamente poco tempo prima in una lettera indirizzata a Mark Forks. Nonostante le indagini della polizia, il killer colpisce altre due volte. Chi è l’assassino? E cosa vuole dal professore? Alessandro Lucino racconta la genesi del suo libro, nata da un approccio diverso rispetto al suo precedente impegno letterario: “Ho dovuto prima studiare e poi scrivere”, racconta l’autore che poi continua: “Alcuni elementi come lo svolgimento delle indagini, l’analisi grafologica o l’esecuzione di un’autopsia, hanno richiesto il confronto con dei professionisti. Dare credibilità a una storia di pura fantasia, seguendo dei paletti invalicabili che compongono lo svolgimento delle indagini vere e proprie, credo sia stato l’ostacolo più grande nella stesura de L’assassino senza volto”.

PERCHÉ LEGGERLO - Una certezza: la noia non è un elemento contemplato in questa storia. Il desiderio dello scrittore è che “L’assassino senza volto” possa suscitare delle emozioni nelle persone che lo leggeranno e possa soddisfare le loro aspettative. E magari sorprenderli. Proprio nella classica filosofia dei thriller in cui vengono sviluppate alcune tematiche attraverso concetti di azione e reazione dei protagonisti: “La morte è un elemento fondamentale e caratterizzante del romanzo. Morte intesa non come cessazione della vita ma come risoluzione dei problemi. E poi la malinconia del pensiero, il riscatto sociale, la dimostrazione e la personificazione della crudeltà umana, le migliaia di sfaccettature del male. Il delirio di onnipotenza. Mi sento però di dire che è l’amore il filo conduttore che tiene unita la storia. L’amore per la bellezza della vita, in primis”.

L’AMORE NELLA VITA E NELLA STORIA – E di amore vero si tratta per lo scrittore. Non solo per lettere e parole ma anche per la sua compagna. La giornalista e influencer Elisabetta Galimi. Da Sportitalia e Rai Sport, la splendida Elisabetta continua a seguire il calcio con enorme passione. E tra un occhio alla Champions della sua Juventus e la lettura di una pagina del romanzo del suo Alessandro, Elisabetta trova il tempo di postare fotografie ultra cliccate dai fans di internet. Ultima delle quali, uno scatto in maglia bianconera, beneaugurante in vista del big match che vedrà gli uomini di Allegri affrontare i campioni d’Europa del Chelsea, in un martedì di vigilia per i suoi colore del cuore ma già giornata di fuoco per la sua dolce metà, nelle librerie italiane con il thriller “L’assassinio senza volto”.

Pietro Razzini

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Zona Contemporanea edizioni presenta: "I colori della Fragilità",  Il nuovo romanzo di Teresa Giulietti

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"Fabio ha dieci anni, è introverso ma con una spiccata fantasia. Le sue passioni sono i fossili, i libri e sognare cosa farà da grande. Su un quaderno scrive il diario delle sue vacanze in colonia nell'estate del 1979 e ci racconta dei suoi giochi e delle sue noie, del suo entusiasmo e delle sue paure, dei suoi amici a volte veri e a volte immaginari.

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La nuova indagine del commissario Cataldo, uscito dalla penna del giallista modenese, si svolge tra Sestola e Modena, con incursioni in Trentino e a Roma. E al lettore parrà di riconoscere, oltre ai luoghi della città, anche qualche personaggio o, almeno, qualche sua caratteristica. Abbiamo intervistato l’autore

MODENA

Di Manuela Fiorini

Si intitola “Sporchi delitti” la nuova avventura che vede protagonista il Commissario Cataldo, il personaggio nato dalla penna del giallista modenese Luigi Guicciardi. E, anche in questa nuova indagine, non poteva mancare la città di Modena, non solo un semplice sfondo, ma una città reale, con qualche sfumatura creativa per “esigenze letteraria”, ma viva, cupa, misteriosa. Una città che il lettore riconoscerà nei quartieri, nelle vie, ma che ha comunque un elemento diverso. Tuttavia, l’azione si svolge con incursioni a Sestola, località turistica dell’Appennino modenese, in Trentino e a Roma, dove Cataldo si recherà seguendo il suo infallibile intuito per risolvere tre delitti. 

Tre donne uccise da una mano misteriosa, tre donne che non si conoscevano, ma che in comune avevano l’essersi separate dai mariti, l’aver effettuato interventi di chirurgia estetica in una rinomata clinica privata della città e, soprattutto, a loro modo si assomigliavano.

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Abbiamo incontrato Luigi Guicciardi per parlarci di questa nuova avventura del Commissario Cataldo. 

Dopo il mondo del calcio, che faceva da cornice a Nessun posto per nascondersi, in questa nuova avventura il commissario Cataldo ha a che fare con un'indagine complessa che, oltre alla “sua” Modena, lo porterà a Sestola, in Trentino e a Roma. Come mai hai deciso di “ampliare gli orizzonti” del commissario?

“Ha contribuito indirettamente anche una ricorrenza. Cade quest'anno, infatti, il ventennale della nascita narrativa del mio protagonista, che esordì nel 1999 con La calda estate del commissario Cataldo, interamente ambientato a Guiglia: un romanzo che mi diede molte soddisfazioni, visto che fu tradotto anche in inglese e in tedesco. Ho pensato quindi di riportare Cataldo a indagare in Appennino, questa volta a Sestola, in una sorta di chiusura del cerchio. Per quello che riguarda, invece, la deviazione in Trentino, mi sono avvalso del fatto che ho un piccolo appartamento là, precisamente in Val di Fiemme, e quindi conosco direttamente quei luoghi. Anche stavolta però, come nella maggioranza delle indagini precedenti, è Modena a rivestire il ruolo di location principale: la Modena della ricca borghesia, con zone peraltro che non avevo mai trattato prima, come il Villaggio Zeta”.

 

Nel Prologo uno dei personaggi dice: “L'amore. È sempre questo il principio di tutte le cose. Ma quello che non ho capito è che è anche la fine di tutto.” In questa frase è racchiusa la soluzione del giallo, anche se il lettore non lo capirà fino alla fine. All'autore invece chiedo: in che modo l'amore, solitamente protagonista di racconti e romanzi “romance”, può diventarlo anche di un giallo?

“Non va dimenticato che, fin dal celeberrimo “Odi et amo” di Catullo, poeti e narratori ci hanno detto che l'odio e l'amore possono avere la medesima radice, che l'odio, cioè, può essere a volte amore rovesciato, ribaltato. E come si può maturare ed essere felici con l'amore, così si può anche uccidere per amore, se in amore si viene traditi, o se l'amore ci viene sottratto con la violenza. Infatti “nel cuore le cose non finiscono mai”: che è anche il sigillo con cui si chiude questa storia e questa indagine”.

 

Attraverso i tuoi libri abbiamo assistito alla “crescita” del commissario Cataldo. In questa ultima avventura, come nella precedente, lo troviamo nella sua piena maturità, “alle soglie della pensione”. In che modo Cataldo è “maturato” nel corso dei libri? Chi è il commissario Giovanni Cataldo di Sporchi delitti rispetto a quello dei romanzi precedenti?

“In tanti anni, naturalmente, Cataldo è cambiato molto. S'è trasferito da Catania a Modena, da quarantenne schivo e un po' romantico, per fare carriera e per lasciar decidere alla vita su una storia d'amore in crisi, ma condizionato all'inizio dalla nostalgia per la sua terra, di cui rimpiangeva i profumi, i colori, il mare, la cucina. Poi, via via, s'è inserito sempre più nella realtà modenese, s'è innamorato, disamorato, sposato con un'infermiera conosciuta a Carpi, ha avuto due figli, finché sua moglie l'ha lasciato per un avvocato calabrese ed è partita portandoseli via con sé. Ora Cataldo, in Sporchi delitti, è un uomo solo, al culmine della maturità professionale ma incupito da questa pena segreta: è meno dinamico, quindi, ma più riflessivo, deduttivo, esperto. Ed è un uomo, soprattutto, che cerca di tenere a bada i ricordi e i rimpianti proprio con il lavoro, di cui ha umanamente bisogno”.

 

Anche in questo romanzo Cataldo è affiancato da colleghi più giovani. Dobbiamo pensare a un “passaggio di testimone”? Andrà davvero in pensione il nostro commissario?

“I colleghi più giovani hanno almeno due funzioni: quella di rimarcare per contrasto, con la loro minore esperienza, la superiorità deduttiva di Cataldo (che deve restare pur sempre il protagonista), e quella di costituire la necessaria “spalla” per i dialoghi, numerosi e necessari in un tipo di Giallo come il mio, che si presenta già come “sceneggiato”. Quanto alla pensione, direi che non è ancora il momento: non tanto per l'età anagrafica del personaggio, quanto per la simpatia con cui i lettori ancora adesso lo seguono, e il piacere con cui tuttora ne scrivo”.

 

Ancora una volta nel libro c'è tanto di Modena e dei modenesi: i luoghi, i nomi, gli scorci... Il lettore “modenese”, leggendo, ha l'impressione di conoscere qualcuno con quel “nome e cognome”, così come riconosce i luoghi citati, anche se “c'è qualcosa di diverso”. Che cos'ha la Modena di Cataldo di diverso da quella reale?

“In Sporchi delitti c'è la Modena della ricca borghesia, di gente che ha i soldi e anche una certa cultura. E oltre al centro storico, come ti ho detto, ci sono zone che non avevo mai trattato prima, come il Villaggio Zeta, via del Sagittario e via dello Zodiaco. E circa l'impressione di conoscere qualcuno con “quel nome e cognome”, hai ragione, ci sono personaggi nuovi e in parte allusivi, come per esempio un giornalista sportivo di TRC, un politico locale d'area cattolica (entrambi con cognomi... modenesissimi), e persino una lettrice di tarocchi. Quanto ai luoghi di Modena, posso dire che ultimamente non c'è sostanziale differenza fra la città reale e quella di Cataldo: Modena si mantiene bella e attrattiva nel suo centro storico, coi monumenti e i teatri, mentre le periferie si sono imbruttite: penso alla Sacca o alla Madonnina. Nei primi romanzi della serie, invece, c'era molta differenza tra la Modena reale e quella di carta, dal momento che il punto di vista di Cataldo nel descrivere la città era quello di un siciliano “esterno”, che doveva quindi vederla necessariamente con curiosità, stupore e un po' di ignoranza. Ora invece, dopo vent'anni, l'ottica di Cataldo coincide del tutto con la mia, e realtà e fiction combaciano quasi completamente”.

 

Infine... una curiosità da lettore. Come nasce un'avventura del commissario Cataldo? A che cosa ti ispiri? C'è già qualcosa di nuovo che... bolle in pentola e che ci puoi rivelare?

“Le mie storie nascono da uno spunto imprevedibile, offerto di volta in volta da una notizia di cronaca, dai fotogrammi di un vecchio film, dal ricordo di una pagina letta, da una vecchia memoria di famiglia... Poi, una volta presa forma la trama, giro per Modena per trovare le location più plausibili per le storie. Quanto alla classica “pentola”, qualcosa di nuovo sta già “bollendo”. Nel prossimo romanzo Cataldo indagherà nei ricordi di un gruppo di vecchi amici che hanno fatto la maturità classica insieme; un cadavere li riporterà a confrontarsi col loro passato. Il titolo potrebbe essere, appunto, Un conto aperto con il passato, adatto a questa atmosfera memoriale di indagine a ritroso, ed è anche un verso che mi ha colpito di una canzone di Giusy Ferreri”.

 

E, se volete conoscere di persona il Commissario Cataldo e il suo autore, “Sporchi delitti” sarà presentato mercoledì 22 maggio, alle ore 17, presso la Sala Campori della Biblioteca Estense, a Modena; sabato 15 giugno, alle 18.30, presso la Libreria Ubik di via dei Tintori, sempre a Modena; domenica 7 luglio, alle 20.30, presso il chiostro della Biblioteca di Guiglia, nell’ambito della rassegna “Un chiostro di autori e libri”.

 

SCHEDA DEL LIBRO

Luigi Guicciardi

Sporchi delitti

F.lli Frilli Editore

Pag 272 - € 14

 

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Nel 17° libro che vede protagonista il commissario uscito nel 1999 dalla penna di Luigi Guicciardi un serial killer miete vittime illustri nel mondo del pallone. E, ancora una volta, a fare da sfondo è Modena, ma il volto "bene" della città della Ghirlandina ha anche un lato oscuro.

Di Manuela Fiorini

MODENA – Il corpo di Lorenzo Mistero, medico sociale della Modenese Calcio, squadra che milita in serie B, viene trovato nel Parco Ferrari di Modena. Sul cadavere ci sono evidenti segni di tortura. Chi poteva odiarlo tanto da ucciderlo in maniera così brutale? Per scoprirlo viene chiamato il commissario Giovanni Cataldo, che si troverà a indagare nel mondo del calcio modenese, tra luci e ombre. Le cose si complicano, tuttavia, quando viene ucciso anche il bomber brasiliano della squadra, idolo dei tifosi, ma, soprattutto, delle tifose e fidanzato con la figlia del ricco sponsor. È questa la trama di Nessun posto per nascondersi, 17° romanzo che vede protagonista l'investigatore nato dalla penna di Luigi Guicciardi, modenese, insegnante di liceo, critico letterario e con una passione per il giallo. Lo abbiamo incontrato per farci raccontare come nasce questa nuova avventura, qualche curiosità sulla trama e anche qualche anticipazione per il futuro.

In questo nuovo romanzo il commissario Cataldo si trova a indagare su una serie di omicidi che coinvolgono il mondo del calcio modenese. Come mai hai scelto questo contesto? C'entra qualcosa il tuo essere tifoso o le recenti "disavventure" del Modena Calcio?
"Le recenti disavventure del Modena Calcio non hanno influito, dal momento che questo romanzo l'ho ideato e scritto molto prima che il Modena F.C. dichiarasse fallimento e di conseguenza venisse radiato dal calcio professionistico. E ciò risulta evidente anche dalla peculiarità della trama: nel mio giallo si parla della Modenese Calcio, che milita nel campionato nazionale di serie B, ha appena sfiorato i play off per la promozione in A, ha un ricco sponsor, fior di calciatori anche stranieri, e così via. Una società ben strutturata, insomma, con un organico importante, che una serie di delitti viene a insanguinare in modo tragico e inaspettato. C'entra molto, invece, il mio essere tifoso di calcio, che seguo da sempre con passione e che finora mi mancava come location per i miei gialli con Cataldo. Credo inoltre che avesse ragione Desmond Morris, che in un suo saggio di molti anni fa, La tribù del calcio, definì questo sport una vera e propria "visione del mondo", in quanto richiede ai suoi praticanti quelle stesse qualità o caratteristiche umane che sono fondamentali per la vita – quotidiana e sociale – di ognuno di noi".

Ancora una volta a fare da sfondo alle indagini è una Modena riconoscibilissima per chi ci è nato, ma anche per chi è stato solo "di passaggio" in città. Nelle intenzioni dell'autore, che Modena è quella di "Nessun posto per nascondersi"?
"È una Modena reale, contemporanea, ma al tempo stesso diversa da quella dei romanzi precedenti, quando il lettore era chiamato a viaggiare tra le comunità di recupero dei tossicodipendenti, i profughi di guerra, i rancori universitari, il vizio del gioco, l'usura, il mondo dorato dei gioielli e del collezionismo, e via via delle gallerie d'arte, dei licei e delle parrocchie. Qui c'è una Modena abbiente: per interrogare i calciatori o il presidente della squadra Cataldo va in viale Reiter, in viale Vittorio Veneto, in largo Aldo Moro, nei palazzi più belli. Però c'è anche la periferia, la Madonnina, la Crocetta, quartieri meno eleganti. Una pittura di Modena, del resto, che di romanzo in romanzo cambia, si evolve o si involve, così come cambia lo stesso commissario, che invecchia di anno in anno. Non va dimenticato che questo è il 17° giallo della serie che ho cominciato nel '99, e le varie "puntate" rappresentano anche lo sviluppo di questa città".

In questo tuo ultimo romanzo troviamo ancora Lea Ghedini, la giovane ispettrice che ha fatto da coprotagonista a Cataldo nel libro precedente "Una tranquilla disperazione". Se le avventure di Cataldo fossero una serie TV, potremmo dire che il personaggio di Lea diventerà un "regular"?
"Potrebbe, ma direi di no, che non è conveniente. Cataldo è più convincente come uomo solo, sempre più malinconico e riflessivo, che tiene a bada i ricordi familiari e i rimpianti sentimentali col lavoro, in cui ha raggiunto il culmine della maturità professionale, soprattutto per l'esperienza sviluppata e la conoscenza ormai completa che ha di Modena e dei modenesi. La sua infatuazione per Lea Ghedini, difficile e tardiva, è di quelle che difficilmente hanno un futuro".

Calciatori, procuratori, allenatori, sponsor, ricchi industriali...si potrebbe dire che "il riferimento a fatti, personaggi realmente accaduti non è puramente casuale?
"Infatti. Di là da quella foglia di fico che è la dichiarazione preliminare – cautelativa e di prammatica – che si tratta di un "romanzo di finzione", si sa che si parte spesso da persone reali e conosciute, che poi s'incarica di modificare (poco o tanto) quel fenomeno psicologico particolare che è la fantasia di ogni scrittore".

Una curiosità sui cognomi dei tuoi personaggi. Alcuni sono prettamente modenesi, come Pellacani, Aggazzotti, Tarabini, Parmigiani, altri sembrano riflettere le caratteristiche del personaggio, come Mistero, Pivello...un caso oppure no?
"Il battesimo onomastico di un personaggio è sempre un'operazione calcolata. E nel caso di questo romanzo, molti cognomi – come Mistero, Pivello, Riso, Parmigiani e altri ancora – per associazione d'idee, sinonimia, assonanza o altro alludono a quelli reali dell'organigramma del Modena F.C. negli anni tra il 2012 e il 2014. Ovviamente lascio al lettore modenese, che abbia memoria e sia anche tifoso, la possibilità di identificarli, se avrà voglia di farlo".

Come nei precedenti romanzi che vedono protagonista il commissario Cataldo, anche in "Nessun posto per nascondersi" la trama è molto complessa, i personaggi sono delineati nella loro personalità e psicologia, ci sono elementi di indagine, di anatomopatologia forense, di medicina...Come nasce un'avventura del Commissario Cataldo? Come ti documenti per descrivere le parti più complesse?
"Tutto nasce da uno spunto imprevedibile, offerto di volta in volta da una notizia di cronaca, dalla sequenza di un vecchio film, dal ricordo di una pagina letta, da una vecchia memoria di famiglia... Poi, una volta presa forma la trama, giro per Modena per trovare le location più plausibili alla storia: per esempio, per la Modena-bene, viale Moreali o Montale; per la Modena popolare o imbarbarita, certe periferie come la Madonnina o la Sacca... Per i dati tecnici di medicina legale, di balistica o altro, ricorro invece alla consultazione di manuali specialistici o alla benevolenza di qualche conoscente, che di mestiere fa l'armiere o il medico di base (e che regolarmente ringrazio in nota)".

Recentemente, hai partecipato con tuoi racconti ad alcune antologie, tra le ultime "L'anno di fuoco – Modena nel Sessantotto" e "Giallomodena". Che cosa "bolle in pentola" per il futuro? Avremo altre avventure di Cataldo oppure hai intenzione di esplorare altri contesti?
"Il prossimo romanzo vedrà ancora Cataldo indagare nella Modena-bene. In particolare, si parlerà di chirurgia estetica e ci sarà anche uno spazio concesso per la prima volta a Sestola, la "perla dell'Appennino". E le vittime, ahimè, saranno tutte donne: sarà un giallo sul tema tristemente attuale del femminicidio".

SCHEDA DEL LIBRO
Luigi Guicciardi
Nessun posto per nascondersi
Fratelli Frilli Editori – collana I Tascabili
Pag 300 - € 12,90

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Giovedì, 21 Dicembre 2017 09:23

Romanza Noir debutta al Teatro Pavarotti

L'antologia di racconti ispirati alla figura del "tenorissimo" e firmata da tredici autori è stata presentata nel ridotto del Teatro Comunale di Modena che porta il suo nome. Una presentazione – rappresentazione che ha visto alcuni attori prestare la voce ai personaggi del libro e la presenza di Nicoletta Mantovani.

Di Manuela Fiorini – MODENA – Debutto in grande stile per "Romanza Noir" l'antologia di racconti ispirati alla figura di Luciano Pavarotti nel decimo anno della sua scomparsa. E la location non poteva essere che il Teatro Comunale "Luciano Pavarotti" di Modena, dove lo scorso 18 dicembre si è tenuta una presentazione -rappresentazione che ha visto alcuni attori prestare la propria voce ai personaggi dei racconti.

Presente anche Nicoletta Mantovani, vedova del Maestro, in rappresentanza della Fondazione Luciano Pavarotti. Parte del ricavato della vendita del libro, infatti, andrà proprio a sostenere i giovani talenti della musica, giovani a cui viene offerto "un palcoscenico" e la possibilità di farsi notare da talent scout di tutta Europa.
"A Luciano questa idea di racconti ispirati a lui sarebbe piaciuta", ha detto Nicoletta Mantovani, "perché non solo è un'idea innovativa, ma anche perché lui amava i gialli, quelli di Agatha Christie in particolare, ma anche la serie del Tenente Colombo".

Modenese l'editore, Damster, e tutti modenesi, o quasi, i tredici autori che hanno dato vita a storie eterogenee che spaziano dal giallo puro al noir, dal mistery alla commedia nera, e dove Luciano Pavarotti è presente anche solo con una canzone, una "comparsata", o come semplice evocazione.

I racconti sono racchiusi in una "cornice" narrativa in cui si immagina un lungo viaggio notturno da Roma a New York da parte di Luciano Pavarotti, in compagnia di uno degli "amici della briscola".

Il grande tenore non dorme e non lascia dormire, così l'amico propone di "fare un gioco": raccontarsi delle storie con "dentro" proprio il Maestro. Nella cabina di prima classe di avvicenda quindi una serie di personaggi, dalla hostess bella e misteriosa a una coppia di amici scrocconi e da un comandante alto e biondo, che porta il nome di un famoso giocatore di basket e che si fida troppo del copilota (ed entrambi del pilota automatico).

L'antologia è curata da Maurizio Malavolta, che è anche uno degli autori, insieme a Eliselle, Manuela Fiorini, Fabrizio Fangareggi, Enrico Luceri & Sabrina Marchesi, Sara Magnoli, Angelo Martinelli, Luca Martinelli, Fabio Mundadori ed Enrico Solmi e fa parte della collana Comma21, dedicata al giallo e al noir.

Il libro si può acquistare sul sito www.damster.it , nei principali bookstores on line e in libreria.

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( foto di Claudio Vincenzi )

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CASTIGLIONE DEI PEPOLI (BO) – Torta grassa e pappa al pomodoro come antipasto, tortellini in brodo e strapponi al ragù di cipolle come bis di primi, costolette con sugo di sedano come secondo e, a seguire, i dolci: la tradizionale bracciadella e le "pesche" in versione tradizionale, al limone e alle castagne. Modena e Bologna si incontrano a tavola, alla Taverna del Cacciatore di Lucia Antonelli, la "regina del tortellino", per il primo appuntamento di Brividi a cena – A tavola con gli scrittori, la rassegna che abbina letteratura gialla di qualità e ricette della tradizione promossa dalle Edizioni del Loggione, in collaborazione con l'Unione dei Comuni dell'Appennino bolognese.

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La serata, che ha visto tra i commensali anche il sindaco di Castiglione dei Pepoli, Maurizio Fabbri, ha alternato ai piatti di Lucia Antonelli alcune letture tratte dal libro, Misteri e manicaretti dell'Appennino bolognese, un'antologia di diciannove racconti gialli ambientati in altrettante località montane bolognesi, da parte di Manuela Fiorini e Roberta Brintazzoli, autrici de L'eredità e Sussurri nel bosco. In comune, i due racconti hanno l'ambientazione, Castiglione dei Pepoli, appunto, con fulcro il Cimitero sudafricano per la storia raccontata da Fiorini e il Santuario di Boccadirio per Brintazzoli, e una ricetta della tradizione, che viene citata nei racconti e "svelata" dagli chef con la ricetta al termine della lettura.

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Una formula vincente, come dimostra la grande partecipazione di questo primo appuntamento. La rassegna proseguirà il 14 luglio al Ristorante Sapori di Tolè di Vergato, il 21 luglio all'Agriturismo La Prada di Grizzana Morandi, il 27 al Ristorante Opificio Facchini di Borgo Capponi, a Castel d'Aiano. Il 4 agosto l'appuntamento invece è all'Agriturismo Le Querce di Rioveggio di Monzuno. Si riprende poi il 1° settembre all'Agriturismo i Castagneti di Monteacuto Vallese, il 5/9 all'Agriturismo Cà di Fos di Ronchidoso di Gaggio Montano, l'8/9 al Ristorante La Piazza di Castel di Casio, ultima tappa golosa, il 16 settembre, all'Agriturismo Al di là del Fiume di Marzabotto.

Il costo per ogni cena è di 30 euro, inclusa una copia del libro.
Info e programma completo su www.loggione.it 

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Martedì 11 aprile, alle 20.30, la rassegna "La Scrittura si tinge di giallo" si conclude con l'ultimo romanzo, il sedicesimo, di Luigi Guicciardi, che vede il protagonista alle prese con una serie di morti sospette. E, a fare da sfondo, una Modena più cupa e misteriosa di come la conosciamo.

Di Manuela Fiorini

Modena, 10 aprile 2017

Una morte che ha tutta l'aria di essere dovuta a un malore, un gioco erotico finito male, un suicidio assai anomalo e un delitto del passato che ritorna con i suoi fantasmi. E, a fare da sfondo, una Modena più cupa, arrabbiata e misteriosa, diversa, ma assai simile a quella che conosciamo. C'è tutto questo, e molto altro, nell'ultimo romanzo, il sedicesimo con protagonista il commissario Cataldo, del prolifico autore modenese Luigi Guicciardi, che martedì 11 aprile, alle 20.30, sarà alla Rocca di Vignola per l'appuntamento conclusivo della rassegna La scrittura si tinge di giallo. In questa nuova avventura, Cataldo indagherà insieme alla giovane poliziotta Lea Ghedini, sua allieva di un tempo. Il romanzo, infatti, si apre con la morte misteriosa proprio della madre di Lea.

Abbiamo fatto due chiacchere con l'autore.

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In questo nuovo romanzo che rapporto c'è tra Cataldo e Lea?
"È un rapporto particolare e un po' complesso. Lei vede nel suo superiore il professionista esperto, maturo, che incute soggezione, ma che al tempo stesso è disponibile all'aiuto, al coinvolgimento umano, alla critica diretta, a volte anche al rimprovero, però sempre costruttivo. Lui invece vede in lei – oltre alle doti professionali – qualcosa di sé quand'era all'inizio della carriera: la voglia di progredire, l'impegno nel lavoro, il desiderio di guadagnarsi sul campo stima e consenso. Alla fine però in lui comincerà ad affiorare, seppur inconsapevolmente, un atteggiamento diverso, di cui l'ultima scena può esser già indicativa".

Come è cambiato Cataldo in questo libro rispetto ai precedenti che lo vedono protagonista?
"In questo romanzo, il sedicesimo della serie, Cataldo torna a investigare dopo una forzata convalescenza a Serramazzoni, imposta da una grave ferita riportata, a cui si è aggiunta la separazione dalla moglie, che lo ha lasciato per un avvocato calabrese e si è portata con sé i due bambini. Ora, quindi, è un uomo solo, più malinconico e riflessivo, che tiene a bada i ricordi e i rimpianti col lavoro e con una relazione che trascina un po' stancamente. Sul piano professionale, invece, è al culmine della sua maturità, soprattutto per l'esperienza sviluppata e per la conoscenza ormai completa che ha di Modena e dei modenesi".

Nel libro si riconoscono diversi luoghi di Modena, ma che Modena è quella di Cataldo?
"È appunto una Modena contemporanea, realistica, al cui mosaico ogni nuova inchiesta aggiunge un tassello in più: c'è stata, via via, la Modena popolare delle comunità di recupero dei tossici, dei profughi di guerra, del vizio del gioco e dell'usura, quella dorata dei gioielli e del collezionismo, poi quella dei rancori accademici, della chirurgia plastica, delle gallerie d'arte, dei licei e delle parrocchie, e ora quella della piccola borghesia e delle periferie (la Madonnina, la Sacca, la Crocetta). È una città che è cambiata, in tutti questi anni, di pari passo con l'evolversi e il mutare del protagonista che tante volte l'ha attraversata...".

Una tranquilla disperazione: come mai questo titolo? Possiamo dire, a posteriori, che nasconde il nome dell'assassino?
"È un'espressione di David Thoreau, uno scrittore americano dell'800; anzi, un ossimoro. L'ho scelto perché allude bene al fatto che nella vita s'incontrano molte persone che – dietro la maschera di comportamenti quieti e controllati – nascondono un sostrato segreto di ansie o di angosce (un po' come un altro mio titolo, Le stanze segrete, di tre anni fa). E, sì, può alludere all'identità dell'assassino...".

Cataldo in questo libro condivide la scena con Lea. La rivedremo nei prossimi romanzi?
"C'è già un giovane nella squadra di Cataldo: il sovrintendente Luca De Pasquale, di collaudata e affidabile intraprendenza. E proprio con lui, di pari grado, per gelosia e rivalità professionale, entrerà in competizione Lea, che quindi continuerà la sua vita (narrativa) anche nel prossimo romanzo".

Luigi Guicciardi
Una tranquilla disperazione
Cordero Editore – Collana Mosaico
232 pag – 15 euro

Presentazione martedì 11 aprile, ore 20.30 c/o Rocca di Vignola nell'ambito della rassegna La scrittura si tinge di giallo.

Pubblicato in Cultura Modena

Una Modena in giallo tra delitti, segreti e trame nei dieci racconti dell'antologia Giallomodena. Venerdì 31 marzo, alle 21, presso la libreria Mondadori Victoria di via Ramelli 101, la presentazione del libro, edito da Damster.

Di Manuela Fiorini

Modena, 30 marzo 2017

Modena come non l'avete mai vista o, meglio, letta. Una Modena in giallo, non solo perché questo è uno dei colori del gonfalone comunale, insieme al blu, ma perché "gialli" sono i dieci racconti raccolti nell'antologia Giallomodena (Damster Edizioni), che sarà presentata venerdì 31 marzo, alle 21, presso la libreria Mondadori Victoria, in via Ramelli 101. Dieci autori, dieci storie che hanno in comune, oltre al genere, l'ambientazione, rigorosamente "modenese", dall'Appennino alla Bassa, tra il nero della notte e lo sfumato della nebbia che tutto avvolge e cela un universo underground di delitti, segreti e trame. Tra gli autori c'è anche Fabio Mundadori, che è anche il curatore della collana #Comma21 che include titoli gialli e noir.

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Abbiamo scambiato due chiacchiere con Fabio Mundadori

Come nasce Giallomodena?
"L'idea era quella di realizzare un'antologia di racconti di genere che avessero come protagonista Modena, l'accostamento con il giallo è venuto quasi naturale essendo uno dei colori della città. Il libro sta avendo un buon riscontro di pubblico e con ogni probabilità anche nel 2017 avremo un'antologia di gialli modenesi, proprio come avviene per Bologna che da ormai tre anni ha la propria antologia "invernale" a tema; nel 2016, proprio in contemporanea con GialloModena, è infatti uscita sempre nella collana #comma21 "Le 13 Porte: lo zodiaco del delitto". Non potevamo, quindi, non avere un'antologia "modenese".

Chi sono gli autori e qual è il loro background?
"Gli autori sono Simone Covili, Fabrizio Fangareggi, Manuela Fiorini, Luigi Guicciardi, Maurizio Malavolta, Angelo Martinelli, Giovanni Mistrulli, Fabio Mundadori e Enrico Solmi. Come si può rilevare dalle loro biografie, i background sono i più diversi, anche se principalmente, la maggior parte di loro ha un passato da autore di storie gialle, noir o thriller".

Qual è l'idea di Modena che avete voluto suggerire nel libro?
"È un'idea che vale per tutta quella che viene chiamata "provincia italiana": non importa quanto una città appaia tranquilla, dietro all'immagine pubblica che dà di sé ce n'è sempre una privata, densa di segreti inconfessabili, rancori sopiti e desideri di vendetta pronti a esplodere e venire allo scoperto quando meno te lo aspetti".

Il libro fa parte della Collana #comma21, come mai questo nome e quali titoli/generi raccoglie?
"#comma21, che proprio in questi giorni a spento la prima candelina, è la collana "nera" di Damster Edizioni, casa editrice anch'essa modenese, che raccoglie storie di genere noir, giallo e thriller. Il nome viene per assonanza dal noto comma 22, lo ricordate: "Chi è pazzo può chiedere di essere esentato dalle missioni di volo, ma chi chiede di essere esentato dalle missioni di volo non è pazzo" che è a propria volta nasce dal paradosso di Epimenide di Creta che da cretese diceva che "I cretesi sono tutti bugiardi", un'affermazione che nega e conferma se stessa senza possibilità di soluzione. La frase di Epimenide trasmette un po' la stessa sensazione che ci prende quando ci troviamo di fronte a un enigma apparentemente irrisolvibile, proprio come nei gialli".
Ma c'è un secondo aspetto che ha contribuito a dare il nome alla collana, come molti appassionati del genere sanno, l'autore Van Dine stilò una sorta di elenco di regole che devono essere rispettate se si vuole scrivere una storia di genere mistery, queste regole sono venti. Ebbene la ventunesima è appunto pubblicare in questa collana che è appunto il #comma21"

AA.VV.
Giallomodena
Collana #comma21, Damster Edizioni
Pag 200 - € 14
www.comma21.it 
www.damster.it 

Presentazione: venerdì 31 marzo, ore 21, c/o Libreria Mondadori Victoria, via Ramelli 101 (presso Cinema Multisala Victoria).tel 059/454622, Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. 

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Pubblicato in Cultura Modena

Sabato 25 marzo, alle 17, presso la libreria Emily Bookshop a Modena il giornalista e scrittore romagnolo presenta il suo ultimo libro, un "fantasy a Km zero" dove personaggi storici, fantastici e animali si alternano nel dipingere una favola che è metafora del nostro tempo.

Di Manuela Fiorini

Modena, 23 marzo 2017

In "Noa. La grande truffa" (Sensoinverso Edizioni), un'orda agguerrita di castori, al soldo della terribile Castoro De' Boschi, vuole invadere l'Emilia Romagna. E lo fa cominciando dalla Diga di Ridracoli che, minata alla base, riversa le acque sul territorio, minacciando tutta la regione. La minaccia è reale, anzi surreale! Al punto che, da un paese lontano lontano, oltre l'Oceano, arriva anche la donna più potente del mondo, la Presidente Himmary. A darle man forte e trovare un modo per sconfiggere l'orda barbarica di animaletti agguerriti, ci sono, tra gli altri, la Sfoglina di San Giovanni in Persiceto, il Duca di Bettola, due dottoresse gemelle, Marzia e Miriam Galapagos, una giornalista e persino un legionario romano. A fare da sfondo, ci sono luoghi reali e riconoscibilissimi della regione, da Piacenza a Rimini. I comprimari hanno soprannomi improbabili ed evocativi, mentre, di tanto in tanto, una citazione musicale o l'incursione di un personaggio noto, da Bono Vox ai Rolling Stone, passando da Woody Allen, (in versione Jazz), ricordano la formazione dell'autore, il giornalista e scrittore Stefano Andrini, che sarà presentato sabato 25 marzo, alle ore 17, presso la libreria Emily Bookshop di via Fonte d'Abisso 9/11, a Modena, in collaborazione con l'associazione culturale I Semi Neri.

incontro-Noa-modena

Abbiamo fatto due chiacchiere con l'autore

Stefano Andrini

Un romanzo irreale, surreale, anzi realistico...La terribile Castoro de Boschi e i suoi castori hanno fatto crollare la Diga di Ridracoli e puntano alla conquista dell'Emilia Romagna. Come nasce Noa e che cosa si nasconde dietro a questa divertente metafora?
"In lingua maori il titolo del romanzo significa "carità" e anche "gratuità". Due termini praticamente scomparsi dal nostro vocabolario. Forse, anche per questo, siamo diventati tutti più tristi e cattivi. Guardiamo solo il male e il bene lo abbiamo relegato in soffitta tra le anticaglie. La scommessa di Noa, che pure in termini molto realistici racconta una vicenda potenzialmente drammatica, è quella di riaprire la finestra impolverata per affacciarsi su una speranza possibile. Un bambino che piange in lontananza e una tanguera capace di commuoversi non sono un omaggio all'insopportabile happy end hollywoodiano. Ma un cartello segnaletico che indica un nuovo inizio e una nuova strada. Per tutti".

Perché i castori? Ti sei ispirato a qualche episodio in particolare?
"Qualche era geologica fa mi sono divertito, complice la mia passione per il greco, a tradurre il poemetto Batracomiomachia, ovvero la guerra tra i topi e le rane. Perché, come dimostrano le favole del grandissimo Esopo, mettere al centro di una storia gli animali significa capire meglio anche gli umani. Tutti ci ricordiamo della volpe e dell'uva. Che fa riflettere più di mille libri di storia".

Hai definito Noa, un "fantasy a Km 0", ma gli elementi del fantasy classico sono del tutto stravolti. Sul Km 0, invece, si potrebbe negoziare...I tuoi personaggi si radunano da tutta l'Emilia Romagna, con citazione di luoghi reali e riconoscibilissimi, per combattere l'imminente minaccia. Come spieghi, allora, questa tua autodefinizione dell'opera?
"Il chilometro zero è volutamente una provocazione. Per indicare, con una immagine suggestiva, che il dodicesimo uomo in campo di questa squadra di eroi è proprio il nostro territorio. Certo, la gente si sposta (siamo tutti globali e globalizzati d'altra parte). Ma rimane attaccata alle sue radici e alla sua memoria. Non per una sorta di revival nostalgico alla "I migliori anni...". Ma perché quelle radici e quella memoria sono il salvacondotto per una nuova civiltà. È in quest'ottica che il mio libro sovverte i canoni del genere. La realtà sfida il fantasy e lo muta geneticamente".

In Noa fanno la loro "apparizione", come deus ex machina, ma anche come semplici spettatori di passaggio, personaggi della musica, da Bono Vox ai Rolling Stones. Un omaggio al tuo passato di dj?
"La musica è nel mio Dna fin da quando, bambino vinsi uno dei primi talent della riviera romagnola cantando 24 mila baci. Nella mia lunga esperienza di Dj in una delle prime radio libere ho imparato ad amare la musica e ho cercato di capirla. Facendo una scoperta rivoluzionaria: la musica unisce e salva. Un flusso vitale che nel libro culla e accompagna la storia fino a farla diventare la storia della porta accanto".

Noa la tanguera, la presidente americana Himmary, la villain Castoro de Boschi, la Sfoglina, l'ispettore capo Natiseau, Marzia e Miriam Galapagos...I personaggi principali sono tutte donne. Un omaggio alla femminilità in tutte le sue sfaccettature?
"ruffianeria. Semplicemente una constatazione. La nostra regione, che fin dal nome è donna, è stata plasmata nei secoli dal genio femminile. Ce lo ricordano gli aneddoti delle nonne, ce lo confermano le testimonianze delle donne di oggi. Per questo ho scelto di contrastare il male incarnato da Castoro, da una singolare compagnia dell'anello formata da donne che manco si conoscono".

Non ti sei fatto mancare nemmeno un bel viaggio nel tempo. All'epoca romana, per la precisione, dove troviamo un eroico cavaliere, Lucio Cornelio Silvio...un antenato di qualcuno che conosciamo, suppongo?
"Ogni riferimento a persone e fatti ... In realtà nel libro entra buona parte della realtà politica dei nostri giorni. Trasfigurata dalla fantasia ma abbastanza riconoscibile. Come nelle oscure profezie di Nostradamus ho immaginato rovinose cadute (che ci sono effettivamente state) e trionfi (che non sono diventati tali). Ecco se volessi dare un senso a questa storia è che un senso ce l'ha: la politica da sola è impotente. Se si illude di poter fare a meno del popolo la diga di Ridracoli diventa il nostro mar Rosso che ci travolge tutti. Dalla via Emilia al West"

INFO
Stefano Andrini
Noa, la grande truffa
Sensoinverso edizioni
82 pagg – 11 euro
Presentazione sabato 25 marzo, ore 17
c/o Emily Bookshop, via Fonte d'Abisso 9/11, Modena

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