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Di Mario Vacca Parma, 28 novembre 2021 - In tema di società di capitali la domanda più frequente che mi viene indirizzata riguarda la possibilità, in capo allo stesso soggetto, di poter ricoprire il ruolo di amministratore o presidente del CdA e contemporaneamente collaboratore dipendente della stessa.

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Domenica, 21 Novembre 2021 05:54

Colpo di coda di fine anno per i contributi Covid

Di Mario Vacca Parma, 21 novembre 2021 - Al fine di sostenere gli operatori economici maggiormente colpiti dall'emergenza epidemiologica «Covid-19»,

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Di Mario Vacca Parma 14 novembre 2021 - Con un provvedimento, firmato dal direttore dell’Agenzia delle Entrate, sono state definite le regole per beneficiare dei fondi a sostegno dei contribuenti colpiti dall’emergenza Covid-19 che hanno attivato la partita Iva tra il 1° gennaio e il 31 dicembre  2018 e la cui attività di impresa è iniziata nel 2019.

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Mercoledì 3 novembre si è tenuta presso l’Acetaia Leonardi con sede in Formigine (Mo), la finale del contest “Balsamicando 2021” per cuochi professionisti organizzato dalla federazione Italiana cuochi.

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ASSOCIAZIONE ESPERTI DEGUSTATORI ACETO BALSAMICO TRADIZIONALE DI MODENA DOP
Il fascino del balsamico seduce anche i più giovani: oltre la metà dei partecipanti ha meno di 30 anni. Il 40% dei partecipanti, in totale 65, è composto da donne. Il presidente dell’Associazione e del Consorzio Produttori Antiche Acetaie, Gambigliani Zoccoli: “Non solo possessori di batterie ma tante nuove persone che si affacciano a questo mondo dopo anni di lavoro culturale operato dal Consorzio e dalla Associazione”

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L’idea del Consorzio di Tutela dell’Aceto Balsamico di Modena IGP: fare cultura di prodotto, sfruttando le potenzialità della realtà virtuale. Sono infatti oltre 170 milioni gli utenti VR in tutto il mondo.

 

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Tris di Medaglie e ingresso nei Top50 per l’oro nero
dell’Aceto Balsamico del Duca agli “Oscar” del gusto
Agli International Taste Awards l’azienda di Spilamberto (Modena) conquista un oro con l’Extravecchio Dop Luxury Edition e due argenti con gli Igp


Spilamberto (MO), 4 febbraio 2020

Una medaglia d’oro e due d’argento, più l’ingresso nei migliori 50 prodotti d’eccellenza: per l’Aceto Balsamico del Duca, la prima edizione degli International Taste Awards – gli “Oscar” del gusto andati in scena giovedì scorso a Montichiari (Brescia), che hanno messo a confronto oltre 600 prodotti provenienti da 31 Paesi di tutto il mondo - si è conclusa con un trionfo. Al termine degli assaggi condotti da un panel tecnico di tutto rispetto formato da ben 160 degustatori professionisti, l’azienda di Spilamberto guidata da Mariangela Grosoli ha conquistato la medaglia d’oro per il suo Aceto Balsamico Tradizionale di Modena DOP Extravecchio Luxury Edition, che è entrato anche nella speciale classifica complessiva dei Top50 Award, l’olimpo dei prodotti di qualità internazionali.

E non è tutto: il 30 gennaio, alla cerimonia di premiazione degli International Taste Awards 2020 l’Aceto Balsamico di Modena IGP 1891 ha ottenuto la medaglia d’argento, così come la versione Solo Modena. “Una grande soddisfazione – sottolinea Mariangela Grosoli, che ha ritirato il premio nel seicentesco Palazzo Monti della Pieve a Montichiari – per un riconoscimento che premia gli sforzi e l’impegno di un’azienda che fa del rispetto della qualità la sua cifra distintiva quotidiana”.

Patrocinato dalle Camere di Commercio italiana ed estere e dall’Enit, e ideati dal degustatore professionista Simone Massenza, gli International Taste Awards 2020 rappresentano il primo concorso aperto a qualunque prodotto gastronomico di qualità, che seleziona e promuove il lavoro dei migliori produttori, artigiani, agricoltori e allevatori mondiali. “Abbiamo cercato di far emergere il buono, l'eccellenza, il meglio in termini assoluti nell'immenso e variegato mondo del food & beverage - dichiara Massenza - indipendentemente dalla dimensione aziendale o dalla notorietà, valutando tutti gli aspetti fondamentali nel giudizio di un prodotto, l'assenza di difetti e il suo equilibrio, il piacere che sa offrire, oltre alla qualità degli ingredienti ed alle tecniche di produzione. Tra i vincitori ci sono volti, famiglie, micro-imprese che svolgono un lavoro incredibile mantenendo vive radici e tradizioni e salvaguardando prodotti che meritano di essere premiati”.
 

 
 
 
 

 

La titolare del Dicastero delle Politiche Agricole: “Massimo impegno per le DOP e le IGP: lavoriamo per evitare ogni tipo di slabbratura tra sistema produttivo ed istituzionale”

Importante endorsment quello lanciato ieri dalla Sen. Teresa Bellanova, Ministra delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali all’Aceto Balsamico di Modena IGP, in occasione della presentazione dell’Atlante Qualivita Food, Wine & Spirits 2020, tenutasi ieri all’Hotel Quirinale a Roma.

“Dobbiamo fare una grande campagna di promozione – ha spiegato la Ministra – e la voglio fare non come singola ma come struttura: ho già chiesto a tutti gli altri componenti del Governo che hanno competenze in materia, di fare insieme una campagna di comunicazione sui mercati ricchi del mondo, a partire dagli USA; dove andiamo a difendere le nostre produzioni e anche a farne conoscere la qualità, perché noi investiamo su prodotti di eccellenza se li facciamo conoscere e se li mettiamo a valore. Detto questo – ha aggiunto la Bellanova - mi ha lasciata un po’ sconcertata la sentenza di questi giorni relativa all’aceto balsamico: senza lanciare allarmismi, voglio rassicurare che stiamo lavorando per avere chiarezza, perché riteniamo che non debba esistere nessuna slabbratura tra sistema produttivo e il sistema istituzionale a tutti i livelli”.

Per l’intervento della titolare del Dicastero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali sull’Aceto Balsamico di Modena, parole di ringraziamento giungono da Mariangela Grosoli, Presidente del Consorzio di Tutela dell’Aceto Balsamico di Modena IGP: “esprimiamo grande soddisfazione per l’interessamento che la Ministra Bellanova ha mostrato per il nostro settore, per il forte supporto e per le idee concrete che ha lanciato in nostro favore. Cogliamo l’occasione per ringraziarla del sostegno finora riservatoci ed auspichiamo che anche le Istituzioni regionali e locali possano seguirci in questo percorso importante che stiamo facendo con tutti i nostri soci per tutelare in primis il prodotto e la Denominazione e le migliaia di posti di lavoro e l’economia che ne consegue. Oggi il valore del comparto è stimato in oltre un miliardo di euro”.
Il Direttore del Consorzio Federico Desimoni commenta: “Questa situazione torna ad evidenziare come, anche in Europa, si stiano affrontando due visioni strategiche, quella Italiana che pone al centro un concetto elevato di qualità strettamente connesso a prodotti con una forte identità culturale, storica, tradizionale e territoriale e, altri Stati membri, che vorrebbero una deregulation totale a favore di produzioni senza identità e senz’anima. Protagonisti di questo confronto sono i Consorzi di tutela italiani e il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali che, con il grande supporto operativo dell’Ispettorato Repressione delle Frodi e Controllo Qualità, cercano di difendere i valori e la visione del sistema Italia. L’operato dei Consorzi e delle autorità pubbliche è stato, fino ad oggi, il vero perno della tutela del made in Italy di qualità ed i successi ottenuto sono certamente da ascriversi alla loro azione perseverante. Oggi più che mai, il sistema Italia deve sostenere i Consorzi e promuovere, anche a livello politico-istituzionale, la loro azione che, in fondo, è un’azione a difesa del patrimonio nazionale, dei consumatori e di un mercato etico e trasparente”.

Al talk show che ha accompagnato la presentazione della decima edizione dell’Atlante realizzato dalla Fondazione Qualivita in collaborazione conOriGIn Italia e Federdoc ed edita a cura dell’Istituto dell’Enciclopedia Italiana Treccani, sono altresì intervenuti Paolo De Castro Coordinatore S&D ComAgri del Parlamento europeo, Cesare Mazzetti Presidente Fondazione Qualivita, Riccardo Ricci Curbastro Presidente Federdoc, Cesare Baldrighi Presidente OriGIn Italia, Massimo Bray Direttore Generale Istituto della Enciclopedia Italiana e Mauro Rosati Direttore Fondazione Qualivita.

L’Atlante Qualivita Food, Wine & Spirits 2020 conta 860 schede prodotto, suddivise in tre sezioni: prodotti agroalimentari (299 schede), prodotti vitivinicoli (526 schede) e bevande spiritose (35 schede realizzate in collaborazione con Assodistil), dettagliatamente descritte informazioni su metodo di lavorazione, storia, normative, caratteristiche nutrizionali e organolettiche dei prodotti stessi. Uno strumento di conoscenza che si rivolge agli italiani, consumatori consapevoli e attenti ai concetti di autenticità ed origine.

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 Lunedì 30 luglio l’oro nero protagonista di Tutto Chiaro e il 7 agosto a Uno Mattina. Le due trasmissioni del palinsesto mattutino di Rai Uno hanno dedicato spazio al prezioso alimento con servizi e la presenza in studio, nella puntata del 30 luglio, del Direttore del Consorzio di Tutela Federico Desimoni.
 

Importante passerella televisiva per l’Aceto Balsamico di Modena IGP che in una sola settimana ha per ben due volte conquistato uno spazio di rilievo in importanti trasmissioni del palinsesto estivo mattutino di Rai Uno.
 
“Quest’anno – ha commentato il Presidente del Consorzio di Tutela dell’Aceto Balsamico di Modena IGP Mariangela Grosoli – ricorre il decennale dalla registrazione della denominazione come Indicazione Geografica Protetta a livello comunitario. Un riconoscimento che ha inciso positivamente sull’intero comparto degli aceti balsamici di Modena che costituiscono un elemento di fondamentale importanza per il tessuto sociale, culturale ed economico del territorio modenese e della Regione Emilia Romagna. L’occasione che ci è stata data in concomitanza di tale ricorrenza, di portare il nostro prodotto in televisione, sulla prima rete Rai in una fascia oraria tendenzialmente favorevole e soprattutto in un contesto qualificato, è un ottimo viatico per veicolare le informazioni al consumatore in modo semplice e immediato”.
 
La prima vetrina mediatica, è stata la puntata di lunedì 30 luglio di Tutto Chiaro, programma in onda tutti i giorni sulla prima rete nazionale dalle 10.30 alle 11.30 condotto dalla giornalista Monica Marangoni insieme a Cataldo Calabretta, con la regia di Sergio Spanu e Nicola Sisto Capo Autore e Capo Progetto.
In tale occasione, l’Aceto Balsamico di Modena si è reso protagonista con un servizio girato in alcune delle più significative realtà produttrici di aceto balsamico del territorio, coadiuvato dalla presenza in studio del Direttore del Consorzio di Tutela Federico Desimoni, il quale ha risposto alle domande della conduttrice Monica Marangoni in merito alle tematiche della produzione dell’Aceto Balsamico di Modena IGP. Tra i temi trattati in studio, anche l’attualissimo e caldissimo tema delle contraffazioni, che nel caso del Balsamico – uno dei prodotti più esposti a tali frodi per la sua notorietà soprattutto all’estero dove viene esportato oltre il 90% della produzione - si sono risolte anche di recente in una serie di esiti giuridici positivi in campo internazionale, con il riconoscimento della tutela da parte di tribunali esteri. In finale di puntata, spazio anche ai consigli di abbinamento ideale del prezioso condimento, per meglio esaltarne le caratteristiche organolettiche e conferire plusvalore al piatto cui si accompagna.
Insieme al Direttore del Consorzio Federico Desimoni sono intervenuti in puntata altresì il dietista Giuliano Ubezio che ha narrato le proprietà dell’aceto e la chef Giovanna Guidetti del ristorante Osteria La Fefa di Finale Emilia (MO), che ha mostrato l’utilizzo del prezioso condimento in una ricetta preparata in real time in studio.

La settimana da protagonista sul piccolo schermo dell’Aceto Balsamico di Modena IGP continua altresì mercoledì 7 agosto con l'intervista al Presidente del Consorzio di Tutela Aceto Balsamico di Modena IGP Mariangela Grosoli ed un servizio all’interno del contenitore mattutino di Rai Uno, Uno Mattina Estate, condotto da Valentina Bisti e Roberto Poletti, con la regia di Cristiana Bordin.
Ad accompagnare le telecamere della prima rete alla scoperta dei segreti del balsamico tra le attività storiche, l’inviato Francesco Gasparri; ad andare in onda, le immagini girate negli ambienti di produzione, contestualizzate in un paesaggio di rara bellezza - quali sono i vigneti da cui si trae l’uva destinata a divenire Aceto Balsamico di Modena IGP – ed accompagnate da una narrazione che pone l’attenzione altresì agli aspetti più strettamente storici di questa eccellenza tutta modenese.

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Da sempre quello che mangiamo rispecchia chi siamo e cosa la nostra società vuole regalare ai posteri. Siamo il frutto di una continua sedimentazione culturale che nata dalla storia dei conflitti e dalle lotte fra i Comuni ha portato alla costruzione del nostro Paese come lo vediamo oggi, salvando alcune eccellenze locali che oggi sono il vanto della nostra gastronomia invidiata in tutto il Mondo.

da L'Equilibrista 30 giugno 2019 - Come sappiamo IGP significa Indicazione Geografica Protetta ed indica un marchio di origine che viene attribuito dall'Unione Europea e a quei prodotti agricoli ed alimentari per i quali una determinata qualità, la reputazione o un'altra caratteristica dipendono dall'origine geografica, e la cui produzione, trasformazione e/o elaborazione, avviene in un'area geografica determinata.
Parlando di aceto balsamico IGP , almeno il 20% minimo deve essere composto da mosto cotto concentrato proveniente da uve Trebbiano, Fortana, Lambrusco, Montuni, Ancellotta ai quali viene sommato almeno il 10% di aceto invecchiato di 10 anni.

Pochi mesi fa una gestione complessa dell'informazione ha alzato un vero e proprio polverone creando non pochi problemi attorno ad un prodotto che fa parte della nostra catena alimentare e che ha tradizione e storicità e che ad oggi vanta innumerevoli tentativi di plagio e falsificazione. Si tratta dell'aceto balsamico IGP appunto. Il nodo infatti sembra proprio essere l'uso del mosto cotto ed i cosiddetti mosti concentrati che vengono prodotti in Emilia Romagna ma che troviamo anche in Puglia ed altre zone d'Italia. Quelle della Puglia ad esempio, sono uve ricche di zuccheri, soprattutto se le intendiamo come uva da tavola e quindi con un'alta concentrazione che fa si che le uve abbiano peso specifico maggiore, conferendo una resa finale più elevata tanto da poter far confondere anche gli addetti ai lavori più esperti. Queste figure devono approvvigionarsi di materia prima da destinare alla produzione di aceto balsamico di Modena IGP e le uve da tavola ad esempio, dovrebbero essere perfette per essere raccolte ed usate per il consumo ma certamente no per la produzione dell'IGP che invece richiede solo uve da mosto.

Se l'uva da tavola si vendesse al posto dell'uva da mosto, la resa sarebbe maggiore con costi minori creando un vantaggio notevole ma l'uva da tavola non può essere usata nel disciplinare perché non controllata dalla cantina e senza quindi certificazione. L'uva da mosto arriva nelle zone di produzione già sotto forma di mosto pronto per essere lavorato e quindi se ci fossero errori in questa fase si andrebbe a generare un vero circolo vizioso difficilmente imputabile e quindi altamente pericoloso e complesso.

Il prodotto arrivato dalle uve da mosto andrebbe sistemato nelle barrique per l'affinamento o imbottigliato nella zona di origine come dice l'IGP e quindi l'origine a questo punto non sarebbe così affidabile e quindi se non definibile con certezza, farebbe perdere qualità e tracciabilità ad un mosto non più idoneo per la produzione.

L'ente certificatore CSQA, a conoscenza delle possibili incongruenze, sa bene che una volta raccolta l'uva urge una comunicazione che assicuri tempistiche di comunicazione delle vendemmie fatte nei tempi minimi, ma stavolta parrebbe fossero state ritardate creando discrepanze temporali sui controlli all'origine. Errori che forse, parrebbe dalle indagini ancora in corso, avrebbero portato ad avere un mosto con uva non conforme e quindi materia prima che non risponde al disciplinare di produzione tanto da consentire l'uso di uve che non risultino fra quelle indicate perché solo uve da tavola.

Per questo, sia Carabinieri che NAS, hanno controllato gli stoccaggi dei mosti e confrontato i ddt di carico arrivando a capire che le indicazioni in entrata erano di fatto diverse da quello che veniva venduto ai trasformatori come DeNigris , Dodi ed Acetum che si dimostrano locati nelle zone ammesse per la miscelazione e l'affinamento, i quali giustamente si sono trovati nella posizione di essere parte lesa perché i documenti in entrata sembrano regolarmente riportanti tipologie e quantità corrette.

Dobbiamo rilevare ad onor del vero che a prima vista, diventa difficile distinguere uve da tavola con uve da mosto e che in questi anni di alto turnover e utilizzo di manodopera a basso costo anche per le attività cruciali quali la scelta della materia prima, può essersi creato un ulteriore errore che se sommato ai già rilevati, ha portato all'errore sistemico. La sola controprova dei documenti sequestrate dalle autorità competenti riesce a dimostrare l'incongruenza ma non può nulla sul dolo delle parti che in questo caso devono ammettere solo la loro estraneità ai fatti senza per altro poter fare riferimento a null'altro al momento.

Dal punto di vista documentale sono quindi emerse discrepanze produttive perché le quantità in uscita sono diverse da quelle in entrata e fino qui abbiamo delle certezze, ma va ancora definito se per caso non fosse stata una strategia pianificata ad hoc per poter rivendere uva da tavola invenduta magari. Infatti se all'insaputa dei già citati Gruppi Acetum, Dodi e De Nigris, le fatture avessero fatto riferimento a medesimi prezzi ma applicati a diverse quantità, allora questo avrebbe permesso di far valorizzare al massimo un'uva che apparentemente avrebbe avuto un decimo del suo valore attraverso questo sistema anche se i gruppi hanno dichiarato che i prezzi sul mercato in uscita sarebbero rimasti tali quindi confermando la loro estraneità ai fatti.

Dunque parti lese perché il prezzo di acquisto non era nettamente più basso rispetto alla richiesta di mercato, tanto da avere richiamato l'attenzione e fatto scattare l'allarme da parte degli organi competenti che sono ritornati ai 3 produttori perché in parte tracciati nei volumi di vendita e perché avrebbero dovuto gestire una quantità pari a circa 8 milioni di litri, ovvero il 10% della produzione annuale di tutta la filiera, scontando un danno enorme, sia di immagine che di reale approvvigionamento.

E pensare che era dal 2008 che si parlava di questo problema, perché già da una diretta dalla Puglia su canali nazionali, un produttore illustrando il suo campo e la vendemmia all'intervistatore, mostrava fiero un carico di uva che passava alle sue spalle e confermando che l'uva in oggetto fosse da tavola e non da mosto creando non poche perplessità e confusione da parte del giornalista che aveva rivelato un certo imbarazzo vedendo come l'intervistato non avesse parole per giustificare la cosa che ormai era di dominio pubblico perché in diretta.

L'aceto di vino poi, che compone l'aceto balsamico di Modena, proveniente da regioni italiane come Sicilia, Campania o dalle altre regioni italiane, crea un precedente che andrà tenuto sotto osservazione soprattutto perché il disciplinare non indica alcuna restrizione anche sulle uve dall'estero, tanto da ammetterne l'arrivo anche dalla Cina, dai paesi dell'est o da qualsiasi altro luogo dove si coltivi la vigna ad esempio. Le uve quindi non hanno più origine territoriale mentre prima delle recenti approvazioni, le uve almeno per il mosto cotto, dovevano provenire dall'Emilia Romagna assicurando volumi minimi ma controlli più circoscritti.

L'Aceto di vino prevede che le uve possano provenire da tutto il mondo perché non ci sono controlli all'inizio della filiera ma solo una volta che questi entrano in Azienda e pronti per essere imbottigliati, pertanto il mantenimento di una armonia del gusto evitando che acidità e densità siano replicate artificialmente farà si che il ruolo delle amministrazioni e dei consorzi sarà sempre più cruciale.

Rimanere attenti e critici serve alle nostre comunità per migliorarsi continuamente evitando di cadere nell'ovvietà e dando colpe indistintamente ma riconoscendo che gli errori possono capitare a tutti soprattutto quando si cerca di lavorare nel massimo rispetto delle regole e quando si è leader di produzione in una regione che è il fiore all'occhiello dell'eccellenza italiana nel panorama enogastronomico mondiale.

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