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Come possiamo fermare l’epidemia? Semplice, restando a casa. 

Parma 13 marzo 2020 - #IoRestoaCasa è la campagna social promossa dal Consiglio dei Ministri e dal Ministero della Salute per rendere virale il messaggio che meno si avranno contatti in queste settimane, maggiore sarà la possibilità di uscire fuori da questo vortice senza fine che è il contagio da Coronavirus.

Un Conte sempre più tirato e teso ci parla dalle reti unificate per comunicarci ogni giorno misure sempre più restrittive che un’Italia, sempre più spaventata, dovrà seguire almeno fino al 25 marzo. Certo, gli italiani non sono abituati a tali restrizioni, e soprattutto ben poco sono abituati a rispettare le regole. Così diventano sempre più ferree, non sia mai che ad ognuno di noi entri in testa che dobbiamo rimanere a casa.

Detto ciò, non tutto il mal vien per nuocere… e sebbene la pausa forzata con tutta probabilità si rivelerà un danno ingentissimo all’economia italiana, europea e mondiale – nonostante l’avvento dello smart working anche in Italia che ha i suoi lati positivi – possiamo dire che qualcosa di buono, come un piccolo germoglio, a fatica si sta sviluppando. Ciò che è avvenuto in Cina è avvenuto anche in Italia: lo smog è diminuito.

Dopo quasi un mese di restrizioni, zone rosse, chiusura delle scuole e dei locali alle 18, l’inquinamento nel Nord Italia è decisamente diminuito. Varie testate hanno riportato la notizia, condividendo anche l’immagine, pubblicata su Twitter da Santiago Gassò ricercatore dell’Università di Washington e della Nasa, del satellite Sentinel 5 del programma europeo Copernicus.

Nell’immagine si vede chiaramente come i livelli di biossido di azoto, marcatore dell’inquinamento, si siano drasticamente ridotti. Greta ne sarà oltremodo entusiasta. Il traffico è calato nelle autostrade, nelle statali e nelle città, permettendo – complice il vento – di respirare un’aria più pulita, con un calo di monossido di carbonio, biossido di azoto e Pm10 in gran parte delle città del Nord Italia. Riduzione del traffico aereo, delle attività industriali, e diminuzione dell’uso del riscaldamento soprattutto nelle scuole hanno contribuito ad ottenere tale risultato.

Si può definire, però, davvero una buona notizia? Dipende tutto da come verrà riacquistata la normalità. Per quanto riguarda la salute del pianeta e la produzione costante di inquinanti, sì.
Ma bloccare una nazione avrà un costo umano ed economico ancora difficile da preventivare; è probabile che le risorse previste per combattere il cambiamento climatico, ora vengano dirottate per risollevare intere nazioni.

Riusciremo a ripartire con modelli produttivi e organizzativi – vedi smart working – rispettosi dell’ambiente e sostenibili? Si riuscirà a mantenere livelli di pulizia e qualità dell’aria rispettosi della salute di ogni persona? Questa crisi mondiale, riuscirà ad insegnarci qualcosa di nuovo per abbondare vecchie e dannose abitudini?

Ancora non lo sappiamo.
Ai posteri l’ardua sentenza.

Eleonora Puggioni

 

 

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La psicosi da Coronavirus ha manifestato i suoi sintomi e come se fossimo alle porte di un fallout nucleare abbiamo iniziato a depredare i negozi dai beni primari, spalmato litri di gel disinfettanti su mani che evidentemente non abbiamo mai lavato e adoperato mascherine che come hanno spiegato migliaia di volte: “Alle persone sane non servono. Servono per proteggere le persone malate e servono per proteggere il personale sanitario”.

La manifestazioni del COVID-19 però non sono affatto finite, il virus ha iniziato ad attaccare la nostra mente che, dopo incessanti news al limite tra il ripetitivo e il catastrofico, comincia a soffrire di classismo immunitario. Questa particolare patologia sociale porta con sé vari effetti dannosi: arroganza, sufficienza emotiva e una grandissima perdita di sensibilità verso il prossimo. I ricercatori hanno riscontrato che questa forma corrotta di classismo tende a diffondersi più facilmente in ambienti ad alta concentrazione, in particolare nei social network.

Questi nuovi sintomi si manifestano in modo innocuo, solitamente attraverso commenti e post. Così quando Facebook ci pone il fatidico quesito “A cosa stai pensando?” i nostri neuroni perdono il controllo, le sinapsi si invertono e un grande desiderio sorge nella mente dell’opinionista del web. Le mani sembrano controllate da una forza superiore, cominciano a scrivere autonomamente, senza controllo alcuno la tastiera diventa un pianoforte e noi diventiamo Beethoven durante la composizione della Sinfonia n. 3 in mi bemolle maggiore. Poi lo spasmo finale, quello più doloroso: Pubblica.

Gli effetti di questa crisi epilettica sono tanti e distinti, ma son tutti ben riassunti nella frase “Tanto muoiono solo i vecchi e i malati”. Opinionisti e grandi pensatori non sembrano immuni e persino il direttore di Sky Tg24 Giuseppe De Bellis mostra chiari segni di debolezza: “il COVID19 non è nocivo, colpisce solo gli anziani o quelli che sono già malati”. Tra i pochi rimasti lucidi - qui lo dico e qui lo nego - vi è Vittorio Feltri che attraverso un tweet commenta: "Contrordine: non è vero che non esista il razzismo. C’è e colpisce i vecchi. La prova consiste nel fatto che il virus uccide le persone su di età e ciò sembra consolare chi ha paura di Corona. Finché crepano i Matusalemme non è il caso di allarmarsi” - che Feltri abbia ricevuto un vaccino prima di noi?

Fabio Manis

 

 

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Le strade che spesso si presentano nella vita, ci riportano a percorsi differenti rispetto alla formazione avuta o alle iniziali aspettative. Ancor più nella carriera in cui, l’indole e la vocazione sono fattori primari per l’avvio di una professione ma, il caso, spesso, ci guida e la fa da padrone. Come una laurea in giurisprudenza che, partendo da un impensabile autodromo, ci proietta poi in prestigiosi studi televisivi al fianco di noti personaggi del panorama artistico, politico e giornalistico nazionale.

Ed è una storia dai tratti bizzarri e dai risvolti realistici che l’acuto Luca Sommi, ospite del secondo incontro di questo Febbraio Italiano - ideato da Intesa San Martino sull’onda di Parma 2020 – racconta tra aneddoti curiosi quanto proficui: la sua esperienza in questa affascinante professione di giornalista. Dicono che per definizione il caso non esista e, se ciò fosse vero, forse frutto di un chiaro destino già scritto, ci si ritrova a dover intervistare il più irriverente critico nazionale – dal nome Vittorio Sgarbi – la cui comune passione per le arti e la letteratura, non passa inosservata e diviene spunto per una interessante amicizia e una proficua collaborazione lavorativa. Partendo dai dialoghi sul Mazzola – in arte Parmigianino – passeggiando tra le eleganti strade del ducato parmense, ne venne fuori un programma in tre puntate che l’emittente locale TvParma si volle accaparrare per trasmetterlo in esclusiva.

L’ascesa era dunque vicina, la carriera autoriale bussava alle porte e, sulla spinta del Baudelaire – la cui rivista da Sommi ideata “I Fiori del Male” è ispirata – giunsero i soggiorni romani ad accrescere la professione nel campo autoriale. Santoro, Daverio, Gomez sono solo alcune delle grandi firme giornalistiche che lo hanno affiancato e formato in questa carriera se pur già ricca, desiderosa di sempre maggiori successi.

Ed è questo che il Febbraio Italiano si prefigge, dinanzi agli studenti del Corso di giornalismo dell’Università di Parma, raccontando le storie più belle affinché possano fungere da ispirazione per le giovani generazioni, coinvolgendo chi, dal territorio, è partito arrivando a grandi livelli. Ciò inoltre coinvolgendo anche la collettività che, spesso, sull’onda della ricerca della notizia, diviene attore involontario all’interno dell’inchiesta giornalistica che ne deriva.

All’interno dell’ottima cornice della Biblioteca Sociale Roberta Venturini di Via Venezia, la kermesse prosegue lungo tutto il mese di febbraio e si appresta ad accogliere lunedì 17.02 alle ore 18.30 il direttore Michele Brambilla, oggi in pectore al quotidiano Il Resto del Carlino e il consorzio QN, ma con una importante parentesi quadriennale alla direzione della Gazzetta di Parma.
Andrea Coppola

 

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In un’epoca in cui la sovrapproduzione è diventata sfrenata e senza limiti, anche nel campo dell’informazione ci si deve confrontare con una bulimia che ha cambiato le sorti del giornalismo e della comunicazione. Le notizie, servite in tempo reale ma sempre più fugaci, entrano in una giostra che non si ferma mai e che, al contrario, va sempre più veloce.

Oggi tutti possono accedere ad una mole enorme di informazioni grazie alla rete; info reali, utili, facilmente fruibili ma anche false, ingannevoli, superficiali o fuorvianti. I bollettini delle vendite dei giornali, tranne qualche eccezione, registrano sempre più un andamento negativo che, a seconda delle testate, va dal 5 al 15%. Gli italiani dedicano sempre meno tempo alla lettura; si ricerca un’informazione immediata che sappia rispondere in meno di tre minuti all’esigente curiosità che non lascia spazio all’approfondimento.

L’avvento delle tecnologie ha mutato profondamente il metodo e il tempo di fruizione del messaggio: se i giornalisti con il cartaceo sono legati ai limiti dettati dal format del giornale e dalle sue tempistiche, con il digitale si apre un oceano di possibilità comunicative con il costante aggiornamento della pagina e la condivisione dell’articolo da parte di tutti i soggetti presi in causa. Non solo, dunque, cambia il concetto di notiziabilità, cioè la capacità di un evento di assumere significativa rilevanza in un dato momento, ma cambiano completamente le dinamiche tra giornalista e lettore. Il rapporto tra giornalista e pubblico man mano diventa più stretto e l’aumento esponenziale delle interazioni dirette mutano il modo di percepire l’informazione stessa: avere l’opportunità di commentare un articolo rende possibile la partecipazione attiva dell’utente; è lo stesso pubblico che produce informazioni. Il lettore vuole essere informato 24 ore su 24, 7 giorni su 7, con una preferenza verso l’articolo più aggiornato.

La rincorsa alla notizia in esclusiva diventa vitale e il web si trasforma in un far-West in cui il più veloce a sparare si conquista quel pezzo di terreno, e spesso non è importante che la notizia abbia fondamento, l’importante è colpire il lettore. Più informazioni, più veloci, adesso, subito, ora! Non c’è tempo per sfogliare il giornale, si può leggere velocemente il titolo e se proprio è interessante, basta utilizzare tre minuti del proprio tempo per leggere l’articolo. 

Ma chi si nasconde dietro le informazioni che pretendiamo gratuite e sempre aggiornate? Come viene visto ora il mestiere del giornalista, cosa ci si aspetta e come si diventa uno degli attori principali nel panorama della comunicazione? Come è cambiata questa professione negli ultimi anni? E quali sacrifici bisogna fare per seguire tale aspirazione? Per addentrarci meglio in questo mondo, Intesa San Martino organizza per il secondo anno il ‘Febbraio Italiano – il giornalismo si racconta’, ciclo di conferenze che lungo tutto il mese di febbraio vedrà la partecipazione di noti giornalisti del panorama locale e nazionale. Ogni evento, gratuito e aperto a tutti, si svolgerà nella Biblioteca Sociale Roberta Venturini, in via Venezia 123/b, Parma.

L’iniziativa inizierà lunedì 3 febbraio alle ore 18.

Eleonora Puggioni

 

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I ragazzi, oggi più di ieri, nell’età adolescenziale vivono in un mondo fondato non tanto di fantasia e spensieratezza - come dovrebbe essere - quanto piuttosto su forme di disagio, ormai talmente diffuse da far parlare con maggior frequenza di disagio giovanile.

Parma 15 gennaio 2020 - Nella società contemporanea, i giovani, in generale, hanno sempre meno rispetto per le regole, e sono sempre più tentati dal proibito. In alcuni casi si può verificare un’altra forma di violenza, più sottile, come quella del cyberbullismo, ossia il bullismo online dove i ragazzi, nascondendosi dietro un computer o un cellulare, deridono, insultano, minacciano la vittima prescelta. Talvolta giungono persino a rubare l’identità della vittima creando un profilo falso col quale postano immagini, video o pettegolezzi imbarazzanti che, il più delle volte, sono anche invenzioni create dal bullo stesso. All'origine, probabilmente, vi è l’assenza del ruolo educativo dei genitori di oggi, quelli cresciuti tra gli anni settanta e gli anni ottanta, che finiscono sempre più spesso per sottrarsi alla propria funzione educativa. Così i loro figli si stanno rassegnando a crescersi da soli attraverso il web e la tecnologia.

L’evolversi dai genitori, per i giovani del terzo millennio, non significa più ottenere soltanto l’indipendenza ma distaccarsi completamente da loro, trovandosi senza punti di riferimento. Tutto questo, però, ostacola il processo di soggettivazione e di costruzione del sé in quanto è proprio attraverso l’identificazione con le figure di accudimento - quali appunto i genitori - che il ragazzo struttura le basi delle propria identità. Pertanto, sembra che i genitori siano venuti meno al loro ruolo a causa di un processo di regresso collettivo in atto che è collegato al nostro modello produttivo e sta portando a un appiattimento dell’intera società su un registro adolescenziale. Con la sua identità mutevole, il giovane rappresenta il consumatore perfetto per la società dei consumi nella quale viviamo e che ci vuole tutti adolescenti.

Ed è per questo che, mentre i ragazzi bruciano le tappe, i genitori regrediscono comportandosi sempre di più come i propri figli. Così al ruolo dei genitori subentra quello della rete, del web, perché è proprio in rete che molti di questi ragazzi costruiscono le loro identità. Ma si tratta di identità surrogate che sono in grado di produrre fenomeni anche molto gravi. Gli specialisti ci dicono che non ci si deve approcciare all'adolescenza di oggi pensando ai tempi passati. Esiste un gap insanabile tra una generazione e l’altra, l’evoluzione cammina troppo velocemente, per cui anche i ragazzi stessi hanno difficoltà ad adattarsi, ma sicuramente lo fanno con molta più velocità rispetto a noi adulti. E’ una rincorsa continua e, nella rincorsa, gli adulti di riferimento non riescono quasi mai a prenderli, se non quando cadono e si fanno male, mentre dovrebbe essere il contrario: l’adulto dovrebbe rimanere una guida per un figlio. Se non si riesce più a ricoprire questo ruolo li perdiamo, perché vanno avanti da soli rischiando di incagliarsi nei pericoli della rete che troppe volte non siamo neanche in grado di riconoscere. 

Diventa dunque necessario intervenire per colmare questa profonda discrepanza che si è venuta a creare. Un ruolo importante è rivestito anche dalle associazioni, le quali, tramite progetti, eventi, conferenze portano in superficie determinate dinamiche al fine di sensibilizzare la cittadinanza. Intesa San Martino giorno dopo giorno, attraverso l'impegno di ogni singolo volontario, porta avanti gli obiettivi di comunità, crescita e cultura: perché solo attraverso la cultura la comunità può tendere davvero ad una crescita individuale e collettiva.

Rino Basili, Segretario Intesa San Martino

 

 

 

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Ed eccoci qui, siamo a Natale. Gli addobbi natalizi riscaldano con la loro luce le vie gelide della città, l’odore dei caminetti accesi si irradiano per chilometri trasportando la memoria a tempi antichi e il chiacchiericcio della gente risuona allegro nelle strade del centro. Un abete si staglia orgoglioso nel centro della piazza che, come un faro nella notte, va ad indicare il punto nevralgico della città: la piazza principale.

Gli occhi dei bambini trasformano questo periodo nel momento più magico dell’anno: le canzoncine di Natale, l’aspettativa dei regali, il profumo dei dolci preparati dalla nonna, dormire fino a tardi e stare al caldo sotto le coperte. Ogni giorno si carica di emozione per il momento in cui finalmente verranno scartati i regali; spesso c’è una lunga preparazione: bisogna comportarsi bene “perché solo i bravi bambini avranno tanti regali”, poi verrà il momento della letterina con un lungo elenco di tutti i desideri per quell’anno. La sorpresa di vedere comparire tanti pacchetti ne accrescerà l’emozione e l’attesa sarà il momento più bello perché si caricherà di grandi aspettative, fino al momento in cui finalmente si vedrà cosa si nasconde quella carta colorata.
I bambini vivono questo momento a pieno perché hanno il grande potere di meravigliarsi, sorprendersi e godere della bellezza che hanno la capacità di vedere.

Per gli adulti non è così semplice: con gli anni questa capacità tende a perdersi e disperdersi. La vita quotidiana, lo stress del lavoro, della famiglia; i problemi, le angosce e le preoccupazioni minano anno dopo anno ciò che rappresenta il Natale. Correre a prendere i regali, correre a fare la spesa, correre a pulire casa, correre a ordinare-comprare-dotarsi di ogni ben di Dio per fare bella figura con i parenti. Che stress. Per fortuna i bambini hanno la capacità di vedere ben altre cose.

La vita è così rapida e frenetica che sembra non ci sia mai tempo per soffermarsi su ciò che è veramente importante. Fare l’albero non dovrebbe essere un compito da assolvere, ma un momento di grande condivisione: la famiglia si riunisce per passare il tempo insieme, tra una canzone natalizia e l’altra, per addobbare quell’alberello che col tempo sembra sempre più striminzito; il presepe diventa sempre più grande, aggiungendo un pezzettino ogni anno e le decorazioni diventano parte integrante della casa, dell’ufficio, del negozio in cui lavori. Il ritrovarsi tutti insieme, riuniti, magari dopo tanto tempo e dopo tanti affanni, rispondere alla classica domanda dei parenti “e il fidanzato/a? Ma quando ti laurei? E i figli?”, farsi sbaciucchiare dalla zia sempre un po’ troppo invadente, tutti questi sono momenti irripetibili dietro cui si cela la vera bellezza.

Un anno è passato, ed è di nuovo Natale. Ma cosa rappresenta realmente?
Il 25 dicembre si carica di profondo simbolismo: la nascita di Cristo rappresenta il rinnovamento, la rinascita, l’aver compiuto un passo in più rispetto l’anno precedente, l’essere cresciuto spiritualmente.

In ogni progetto di Intesa San Martino c’è la volontà di fare un percorso, di camminare passo dopo passo insieme a tutti i volontari che, quotidianamente, si spendono per la collettività, con un occhio attento sulla tutela dell’infanzia. In quest’anno abbiamo portato avanti numerose iniziative, ma il nostro sguardo mira al futuro con un sempre maggiore impegno, sempre più iniziative e progetti.

Il 25 dicembre non rappresenta la corsa spasmodica al consumismo, ma il momento in cui ti soffermi a pensare a cosa hai fatto nel tuo percorso di vita, da dove arrivi e dove stai andando; chi hai conosciuto, chi hai amato, chi hai aiutato o ignorato.

E tu, quest’anno, ti sei soffermato a pensare?

 

Eleonora Puggioni

 

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Leggere tanto per crescere meglio. Incentiviamo la lettura nell’infanzia per migliorare l’apprendimento nel domani

Immaginate un mondo senza libri: come sarebbe? I libri rappresentano la memoria dell’umanità; sin dall’invenzione stessa della scrittura si è conservata traccia del passaggio dell’uomo sulla terra grazie ai libri.
Ad immaginare un mondo tanto distopico ci pensò Ray Bradbury con il grande capolavoro degli anni ‘50 Fahrenheit 451. L’autore ci racconta un mondo grigio, desolante, senza nessuna sfumatura di colore in cui la potenza del fuoco, distruttrice e depositaria di responsabilità, opera la sua opera censuratrice, vietando all’uomo l’accesso al sapere.


Immaginate, invece, un mondo con tanti libri ma che nessuno abbia voglia o il tempo di leggere. Vi ricorda qualcosa? Sicuramente non siamo a questi livelli, ma la situazione attuale non è del tutto rosa e fiori. Secondo l’indagine Ocse, la capacità di lettura e di scrittura negli ultimi venti anni è notevolmente peggiorata: solo uno studente su 20 sa distinguere tra fatti e opinioni. I risultati dell’indagine confermano che la capacità dei ragazzi italiani di leggere, comprendere, rielaborare, riassumere, valutare e riflettere risulta molto al di sotto della media Ocse per la lettura, posizionandosi agli ultimi posti della classifica. Questo cosa significa? Che 19 studenti su 20 non capiscono ciò che leggono. Comprendere un testo (qualsiasi esso sia), riflettere anche su concetti astratti, immaginare e inventare sono tutti elementi fondamentali per la formazione di un individuo.


L’educazione alla lettura è un processo lento che deve essere costruito nel tempo: pertanto il momento dell’infanzia è il migliore per la costruzione di un buon legame tra bambino e libro. I bambini, attraverso le storie, il gioco e la partecipazione attiva, non solo scopriranno storie e situazioni sempre nuove e particolari, ma svilupperanno sin dai primi anni capacità cognitive, sociale ed emozionali. In un primo momento il libro sarà semplicemente qualcosa da guardare, poi verranno attivati gli altri sensi: esplorare, aprire, annusare, sfogliare, ascoltare dispiegherà davanti ai bambini un oceano di nuovi stimoli. Dall’approccio tattile e sensoriale, passeranno ad una conoscenza più profonda, scopriranno le immagini e le parole e inizieranno ad apprezzarne la ricchezza e i piaceri che derivano dalla lettura. Occorre creare attorno a loro un ambiente stimolante e accogliente in cui i libri rappresentano portali su mondi inesplorati che sapranno scoprire grazie alla guida dei genitori, della scuola e delle associazioni. Le associazioni, in questo senso, svolgono un ruolo importante: attraverso le varie iniziative portano avanti l’obiettivo di promozione della cultura e della lettura, anche dalla più tenera età.

Come Punto Parma Terre des Hommes, nato all’interno di Intesa San Martino, ci spendiamo quotidianamente nel territorio per sostenere progetti incentrati sui minori. Tante le iniziative avviate – letture animate, giochi di parole, incontri di lettura – per incentivare l’amore e la passione per i libri tra i più piccoli. Perché solo attraverso i libri e la cultura, un bambino acquisirà gli strumenti necessari per essere un adulto consapevole.
Eleonora Puggioni

 

 

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Il 25 novembre ricorre la Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza sulle donne, una data scelta non a caso: in questo stesso giorno del 1960 furono uccise le tre sorelle Mirabal che si opposero alla dittatura dominicana.

È una data importante per ricordare a tutti che il rispetto è alla base di ogni rapporto e che non possiamo continuare a veder crescere il numero delle donne che subiscono violenza sia fisica che psicologica. La violenza, però, non è solo ascrivibile alla devianza criminale e ai fatti di cui quasi quotidianamente ci mette al corrente la cronaca.

C’è una violenza di altra natura, più sottile e difficile da decifrare. Sono violenza gli ostacoli che impediscono alle donne di entrare nel mercato del lavoro e di avere continuità lavorativa, lo è quella di dover scegliere tra desiderio di maternità e carriera, la mancanza di pari opportunità nella vita sociale, economica e politica di un Paese. È violenza una cultura totalmente sbilanciata sulla donna in termini di responsabilità familiari e di carichi di lavoro da sostenere, nonché la differenza salariale tra uomini e donne a parità di condizioni.


Rappresentare l'emancipazione della donna come frutto di semplificazioni e di scorciatoie sistematicamente mediate dal potere e dal suo sistema di concessioni e di concezioni, anche questo è violenza. Lo è tutto ciò che trasforma la vita lavorativa e sociale delle donne in un campo minato, in una prova continua che spinge a mollare e a ritirarsi in una dimensione personale e professionale.
La nostra società è sempre più instabile e frammentata e la grave insicurezza che investe le nuove fasce generazionali sono il frutto di mutamenti sociali enormi: l'allentamento di legami di vicinato che da sempre hanno consolidato il senso di comunità, la precarietà lavorativa, sociale ed economica non hanno fatto che aumentare un profondo senso di solitudine.


Così spazi come la Biblioteca Sociale Roberta Venturini diventano non solo luoghi dove si fa cultura, ma punti di aggregazione in cui incontrare sempre qualcuno con cui parlare.
Karthiga, Jothika, Indhumati, Dhanalakshmi, Harini sono cinque delle oltre 1.500 ragazze scampate da una pratica crudele, purtroppo frequente nell’India meridionale: l’infanticidio femminile. La mostra allestita nella nostra Biblioteca Sociale e tratta dal reportage di Stefano Stranges, espone le vivide istantanee delle cinque ragazze, e ne restituisce un ritratto poetico di ciò che caratterizza oggi la loro vita.


L'impegno individuale si riflette in tutta la collettività; allestire mostre che sensibilizzino la cittadinanza sul delicato tema dell'infanticidio femminile è un piccolo passo che noi, come associazione, svolgiamo perchè reputiamo fondamentale parlare di fenomeni che sono distanti dal nostro quotidiano, ma che rientrano nel radicato problema sociale della discriminazione di genere.


L’esposizione 'Le bambine salvate', promossa da Terre des Hommes Punto Parma, in collaborazione con Terre des Hommes Italia e finanziata dal bando 'Donne tutte l'anno' emesso dall'Assessorato Pari Oppurtinità del Comune di Parma, potrà essere visitata dall'11 al 30 novembre in Via Venezia 123, Parma.
Progetti del genere nascono e si sviluppano perché per ricostruire serenità ed equilibrio per il vivere sociale, per noi stessi e per chi ci sta intorno, è necessario riflettere al fine di ricercare nuovi stimoli.

Rino Basili,  Segretario di Intesa San Martino 

 

 

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C'è materia di riflessione per insegnanti, pedagogisti, genitori e si spera per i politici. Sembra che il 35% degli studenti di terza media non capisca un testo di italiano: è in grado di leggere, ma non di comprendere. Nella scuola di una volta c'era un metodo infallibile per abituare alla comprensione del testo, il riassunto, e anche il dettato era utile. Entrambi scomparsi per fare posto a test, quiz, domande a risposta multipla. 

Ma davvero la scuola di ieri, con i suoi vecchi sistemi, era da buttare? 

Che futuro ha un Paese composto da cittadini che non sanno capire un testo scritto, e quindi interpretare i messaggi della politica e dell'informazione? Privilegiando il come si insegna (la didattica) al cosa si insegna abbiamo smantellato quell'eccellenza nazionale che era la scuola. E ora, ci troviamo al centro di un'emergenza sociale. Al di là di qualsiasi ideologia, è chiaro a tutti che la criticità del Paese, prima del fisco, della gestione dell'immigrazione, della riforma della giustizia, prima del peso dell'Italia in Europa, è l'istruzione dei nostri figli. Dai quali presto dipenderemo tutti. Occorrono investimenti, una forte selezione della classe insegnante attraverso un inderogabile aumento degli stipendi, maggiori strumenti per intervenire sui comportamenti aggressivi sempre più frequenti dei ragazzi con una legge che parifichi la figura del professore a quella del pubblico ufficiale. La scuola pubblica ha rappresentato un luogo d’incontro importante fra la cultura laica e quella cattolica, ha consentito di aprire un processo di mobilità sociale per milioni di persone e ha contribuito alla crescita della democrazia e dello sviluppo del Paese. Essa deve essere riformata, per adeguarla al nuovo contesto nel quale opera, per superare ritardi e limiti (rappresentati dalle migliaia di abbandoni e dai bassi livelli di apprendimento), che rendono il diritto allo studio non garantito per fasce ancora consistenti di popolazione. I principi di fondo devono essere netti: assicurare a ciascuno le competenze fondamentali per orientare la propria vita e il proprio lavoro; formare individui liberi ed autonomi; elevare il livello culturale delle persone; concorrere in modo decisivo al rilancio dello sviluppo e dell’occupazione nel Paese che è sempre più alle prese con una crisi che evidenzia in modo drammatico il deficit di investimenti in formazione e istruzione, innovazione e ricerca. Gli studenti devono vedere garantiti e rispettati i loro diritti, in primis quello ad una partecipazione attiva alla vita della scuola, come parte integrante del percorso educativo. Solo con l'esercizio dei diritti si può costruire la cultura della partecipazione democratica e della cittadinanza attiva. Bisogna scrivere un nuovo patto tra scuola e società, irrinunciabile per non tradire le giovani generazioni: grande, infatti, è la responsabilità degli adulti e dei genitori. Garantire ad ogni bambino ed a ogni ragazzo percorsi autonomi di crescita, nel rispetto di valori condivisi e di un’etica pubblica da riaffermare e rilanciare. Perché riformare la scuola significa porre con grande forza il tema della qualità del sapere. Non certo per praticare percorsi tradizionali, che vedono il primato della quantità sulla qualità, delle nozioni sulle conoscenze, ma per fare fino in fondo dell’apprendimento un processo che si alimenta per tutto il corso della vita. E’ un sapere che forma persone in grado di pensare criticamente, di avere conoscenze e strumenti di interpretazione, di conquistare una disciplina mentale che rifiuti le certezze affrettate ed il pensiero semplificato. In questo senso anche le associazioni di volontariato svolgono un ruolo fondamentale, offrendo alla comunità strumenti e modalità di apprendimento che possano affiancarsi all'attività delle scuole. 

Fornire un contributo culturale alla collettività diventa proposito e motore di Intesa San Martino, che si impegna quotidianamente nel San Leonardo. Con la profonda convinzione dell'importanza di lavorare in sinergia con le scuole e le insegnanti, l'associazione organizza, con alcune classi degli istituti del quartiere, percorsi didattici per riscoprire le bellezze artistiche della città di Parma, mostre aventi come tema la condizione dei minori anche in altri Paesi e letture animate per incoraggiare la partecipazione attiva dei bambini. Parlare di cultura e fare cultura, con uno sguardo particolare rivolto ai più piccoli diventa, dunque, uno dei nostri principali obiettivi. 

 

Rino Basili,  Segretario di Intesa San Martino 

 

 

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Parma 27 settembre 2019 - Quando si parla di biblioteca, la visione che si forma subito nella mente è un luogo silenzioso in cui si studia, non si parla e la socialità è bloccata sul nascere e zittita da un fermo “ssssh!”.

Diverso, invece, è quando facciamo riferimento alla biblioteca sociale. Per biblioteca sociale si intende un luogo di incontro dove la cultura, i libri e l’informazione fanno da comune denominatore. In questa particolare tipologia non conta tanto la tecnologia, ma il calore umano di ogni persona che ne fa parte. Diventa dunque un luogo nato per incontrare persone, fare due chiacchiere, leggere il giornale o partecipare alle conferenze culturali proposte.

Una biblioteca sociale si colloca nell’esperienza individuale come luogo quotidiano d’aggregazione, aperto a tutti, gratuito e che fa della gradevole permanenza dell’utente il suo punto forte. Non risponde semplicemente ad una esigenza didattico-informativa, ma ad un bisogno sociale, creativo, ludico e ricreativo. La gestione di solo soci volontari, inoltre, rende l’ambiente della biblioteca allegro e familiare; l’impegno individuale diventa un mattoncino per la costruzione di un progetto che si rispecchia non solo nel singolo ma nell’intera collettività. A novembre del 2018 Intesa San Martino ha dato vita alla Biblioteca Sociale Roberta Venturini, nata in memoria della moglie del presidente Pasquale Leone Galimi, prematuramente scomparsa.

Attualmente la Biblioteca conta circa 5000 testi interamente donati dalla cittadinanza ed è gestita esclusivamente da soci volontari. L’obiettivo è creare un hub culturale nel quartiere San Leonardo (Via Venezia 123/A), quartiere famoso a Parma per le sue scottanti criticità: attraverso conferenze, letture animate, eventi e incontri vuole potersi sentire parte della comunità, contribuendo alla crescita del territorio e alla diffusione della cultura. Fortemente radicata nel territorio e nel quartiere nel quale sorge, si mette a disposizione per salvare dal macero i libri ormai dimenticati o indesiderati e, per dar loro, nuova linfa vitale.

L’associazione Intesa San Martino si impegna nella raccolta di donazioni di libri di ogni genere che andranno ad accrescere il patrimonio letterario della biblioteca e che verrà messa gratuitamente a servizio della collettività. Una collettività che sempre più risulta disgregata, frustrata e tendenzialmente proiettata verso il bisogno individuale. Il ruolo delle biblioteche sociali risponde dunque ad un bisogno di socialità che sempre più si sta perdendo, anche e soprattutto nella vita dei quartieri i quali hanno cercato di conservare quel senso di comunità e relazione sociale disperso nelle grandi agglomerazioni umane.

Quasi un ritorno alle origini in cui il punto di aggregazione principale è sostenuto dal contatto e confronto umano ed è arricchito dalla cultura e dalla sua promozione. La biblioteca diviene dunque un porto sicuro in cui approdare e conoscere persone dal vissuto differente che, attraverso il confronto, non solo si arricchiscono personalmente ma che donano agli altri una piccola parte di sé. Nell’idea di prestare volontariamente e gratuitamente il proprio tempo agli altri, che sta alla base della vita della biblioteca sociale, si radica dunque la cultura del dono che, in un’epoca dominata dal consumismo, rappresenta il più antico ma più significativo valore.

 

Eleonora Puggioni
Ufficio stampa Intesa San Martino

 

 

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