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Mercoledì, 04 Settembre 2019 15:29

La Luna nell’obiettivo, tra effimero ed eterno

Dal 17 ottobre al 24 novembre 2019, 170 fotografie vintage degli archivi NASA in “The Bright Side of the Moon” allo Spazio BDC28 di Parma nell’ambito di ColornoPhotoLife.

Parma -

Effimero ed eterno: due aggettivi che trovano una perfetta sintesi nell’immagine dello sbarco sulla luna, piccolo passo per l’uomo, grande passo per l’umanità, ancora oggi considerato letteralmente incredibile dai dietrologi dello spazio e comunque capace di incarnare, per la maggior parte dei terrestri, l’idea di qualcosa di lontano ma non troppo, tecnicamente intangibile eppure prepotentemente concreto grazie a una copertura mediatica di carattere globale. Di più, universale. 

L’intreccio di tutti questi elementi, la superficie pallida inquadrata senza pudore e senza veli in una sorta di voyeurismo galattico, giustifica e offre lo spunto per riflettere sull’allunaggio e sul recente passato dell’uomo oltre l’orbita familiare attraverso gli scatti in mostra dal 18 ottobre al 24 novembre 2019 – con vernissage alle 21:00 del 17 ottobre - allo Spazio BDC28 di Parma, riuniti sotto il titolo di “The Bright Side of the Moon - fotografie vintage dagli archivi Nasa”. Organizzata a margine della decima edizione di ColornoPhotoLife, in programma dal 18 al 20 ottobre alla Reggia di Colorno e dedicata  al tema “L’effimero e L’eterno”, l’esposizione celebra i 50 anni dello sbarco lunare di Neil Armstrong e soci con 170 fotografie vintage degli archivi NASA relative ai primissimi lanci e training (1950 - 1966) e alle missioni dei programmi Mercury (1960 - 1963), Gemini (1964 - 1966) e Apollo (1966 - 1972), oltre a 2 roadbook di Apollo 13 e Apollo 15.

Inaugurato ad Artefiera a Bologna nel Gennaio 2016, BDC – Bonanni Del Rio Catalog è il progetto di Lucia Bonanni e Mauro Del Rio riunisce l’insieme delle attività e delle produzioni organizzate dalla coppia relative all’arte contemporanea: una serie in divenire di eventi, oggetti e luoghi, ognuno identificato da un numero progressivo. Il quartiere generale di BDC è BDC28, chiesa sconsacrata nel centro storico di Parma, dove si sviluppa la più lunga ed elegante via porticata della città. Qui, nel Seicento una confraternita legata alla Chiesa di San Benedetto fondò l’oratorio di Santa Maria della Pace.  Agli inizi del Novecento l’istituto religioso fu sconsacrato, quindi riconvertito a officina meccanica, e in seguito a garage, finché nel 2015 è stato recuperato e riaperto alla città di Parma con il progetto BDC. Oggi è un centro dedicato all’arte contemporanea: fotografia, disegno, musica live, performance, incontri.

Proprio qui, BDC49 - The Bright Side of the Moon apre uno scorcio interplanetario portando a Parma un frammento del ruolo della fotografia nel programma spaziale americano degli anni ’60 e ’70, parte integrante del proposito scientifico delle missioni ma anche strumento indispensabile per cogliere e mostrare a tutti un momento capitale nella storia del mondo, fuori dal mondo. Non è eccessivo considerare la fotografia come un elemento chiave nell’operazione mediatica che gli istituti della NASA realizzarono al fine di catturare l’attenzione del pubblico e risvegliare un sentimento collettivo di partecipazione al piano di esplorazione dello spazio. Gli scatti qui esposti, presentati nei più grandi musei del mondo e attualmente in mostra al MET di New York, sono gli stessi originariamente usati dalla NASA sia come oggetto di studio e approfondimento scientifico, sia come documentazione ufficiale da sottoporre agli investitori, oltre che ovviamente per scopi pubblicitari e di divulgazione.

La collezione privata include nel complesso un numero impressionante di fotografie prodotte dalla NASA dall’inizio del programma Mercury. L’autenticità degli scatti è comprovata non solo dalla tipologia di pellicola scelta e dal carattere fotografico usato, ma anche avvalorata dal timbro dell’ente spaziale. In bianco e nero o a colori, queste fotografie sono tutte testimonianze dal pregio inestimabile: le prime erano, infatti, normalmente prodotte durante il periodo di training precedente l’operazione spaziale, mentre quelle a colori furono scattate nella fase del lancio e della missione. Oltre a vantare un indiscutibile valore scientifico, storico e culturale, questi scatti possiedono un’intrinseca e intramontabile qualità artistica che documenta la bellezza della Terra e degli altri oggetti celesti, catturando allo stesso tempo il coraggio e l’audacia dello spirito umano.

La mostra – a ingresso gratuito - è aperta tutti i venerdì, sabato e domenica, dal 18 Ottobre al 24 Novembre 2019, dalle 16:00 alle 20:00.

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Si è chiuso con un grande successo di pubblico, l’omaggio che Modena ha reso a Franco Fontana (1933), uno dei suoi artisti più importanti e tra i più conosciuti a livello internazionale.

Modena -

Sono state, infatti, 23.529 le persone (per una media giornaliera di 226) che hanno ammirato la mostra, curata da Diana Baldon e dallo stesso Franco Fontana, ospitata da FONDAZIONE MODENA ARTI VISIVE, nelle tre sedi della Palazzina dei Giardini, del MATA - Ex Manifattura Tabacchi e della Sala Grande di Palazzo Santa Margherita.

Il pubblico è stato per il 41,6% del totale proveniente da Modena, il 13% dalla sua provincia, il 14,2% dalla regione Emilia-Romagna, il 28,6% dall’Italia e il restante 2,6% dall’estero.

Per poter soddisfare le continue richieste del pubblico, gli organizzatori hanno dovuto richiedere una ristampa del catalogo, edito da Franco Cosimo Panini.

Particolarmente significativo è il dato relativo ai gruppi scolastici. Sono state 52 le classi, per un totale di 1.215 alunni e di 148 accompagnatori, che si sono lasciati affascinare dagli scatti del maestro modenese.

Le foto della mostra a cura di Francesca Bocchia

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Sabato, 10 Agosto 2019 19:12

Il poeta Giorgio Montanari

“Ho creato la mia prima filastrocca-poesia alle scuole elementari. I successivi testi, scritti al liceo e all’università, furono pensati per canzoni che poi raramente venirono realizzate dal vivo dalla mia band. Ho tenuto segreti tanti miei componimenti per anni fino a quando, nella primavera 2018, ho rotto la timidezza. Mandai la raccolta che componeva “Finzioni di Poesia” al mio attuale editore, con cui da quel momento in avanti ho stretto una collaborazione proficua e ricca di emozioni” (Giorgio Montanari)

Di Nicola Comparato Parma 10 agosto 2019 - 

Il poeta Giorgio Montanari, nato a Parma il 18 luglio 1982, dopo il diploma di maturità scientifico-linguistica e la laurea specialistica in Trade Marketing e Strategie Commerciali, nell’anno 2007 comincia la sua avventura lavorativa nel settore export e marketing per prestigiose aziende italiane. Dal 2005, in contemporanea, collabora con alcune importanti testate giornalistiche nazionali. Da sempre innamorato dell’arte in tutte le sue forme (musica, pittura, fotografia, teatro, letteratura), pubblica il suo primo libro, dal titolo “Finzioni Di Poesia” nel 2018. L’anno seguente l’autore dà alla luce la sua seconda raccolta poetica “Nella Purezza” (con illustrazioni di Luca Soncini e prefazione di Antonio Spagnuolo) ed il suo libro illustrato per bambini (“Pizza Story”, con disegni di Marianna Salerno). Alcuni suoi testi sono presenti sul “Catalogo dei primi baci” (2011) del pittore siciliano Massimo La Sorte, sull’antologia “Marche, Omaggio In Versi” (2018), sulla posterzine “Radici” (2019). Tra i suoi poeti preferiti possiamo citare per primi i “poeti maledetti” francesi (il classico poker Baudelaire, Rimbaud, Verlaine, Apollinaire) ma anche tante raccolte poetiche internazionali (Borges, Bukowski, Pacheco) o italiane (Antonella Anedda, Franco Arminio, Pier Luigi Bacchini, Erri De Luca, Mariangela Gualtieri, Giuseppe Ungaretti), che l'autore ha saputo apprezzare nel corso del tempo.

Recensione:

“Leggendo i testi di Giorgio Montanari si ha a che fare con una persona decisa a descrivere ogni attimo della sua vita, ma capace di calarsi nei panni degli altri e diventare un tutt’uno con ciò che lo circonda. Anche il lettore può immedesimarsi nelle parole scritte dal poeta. L’autore con i suoi versi sembra quasi voler comunicare il modo in cui si sente a vivere in questo mondo. Dalla tristezza, alla felicità, dalla solitudine, al romanticismo.”

Voto 10

Per maggiori informazioni:

Il sito di Giorgio Montanari

http://www.giorgiomontanari.it 

 

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Mostre, seminari, talk, eventi, letture portfolio e workshop. Il fine settimana appena trascorso ha visto la IV edizione del Pontremoli Foto Festival, un progetto ideato, realizzato e diretto da Lunicafoto con la direzione artistica a cura di Ottavio Maledusi e Maurizio Rebuzzini. 

Foto a cura di Francesca Bocchia 

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Il fotogiornalista Erberto Zani, www.erbertozani.com , è stato premiato al PX3-Prix de la Photographie Paris con un Gold Award nella categoria Press/General News, per il reportage, realizzato recentemente in Uganda, sulla produzione cinematografica di Wakaliwood (un'anteprima del servizio fotografico verrà pubblicato sul catalogo PX3 2019 in uscita nel prossimo autunno).

Wakaliwood non è solo una piccola industria di film di azione a basso budget, ma è anche un esperimento artistico e sociale. All'interno della bidonville di Wakaliga, una delle aree più povere di Kampala, il regista e fondatore del progetto Isaac Nabwana ha creato in oltre dieci anni di attività dozzine di film: lavorando con attori alle prime armi, soprattutto giovani provenienti da tutta l'Uganda, Nabwana si prefigge anche il compito di tenerli lontani da alcol e droga attraverso allenamenti fisici quotidiani e lo scambio di idee per nuove sceneggiature.

Tra i vari aspetti singolari di Wakaliwood c'è sicuramente il "Wall of Fame" (Muro dei Famosi), noto anche come "Wall of deads" (Muro dei morti), una lista di persone straniere che hanno partecipato con piccoli ruoli e sono tutte immancabilmente morte nella finzione dei vari film di Nabwana.

https://px3.fr/winners/px3/2019/10476/ 

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Si è conclusa in bellezza giovedì scorso al Centro culturale di Langhirano la nona edizione dell'iniziativa nazionale di promozione della lettura Il Maggio dei Libri con la presentazione del libro "Come clessidra d'acqua" della poetessa reggiana Simona Sentieri, pubblicata da Abao Aqu.

Ad introdurre l'incontro è stato l'editore Emanuele Ferrari, il quale, spiegando come il nome della casa editrice derivi da quell'animale immaginario descritto da Borges nel suo "Manuale di zoologia fantastica", capace di "mostrarsi solo a chi è sensibile al valore dell'animo umano", ha sottolineato come il valore aggiunto della silloge poetica di Simona stia proprio nell'essere un innovativo "incontro tra parola e immagine", tra i versi della poetessa e le fotografie dell'artista Debora Costi, esposte per l'occasione.

Entrambe infatti riescono inconsapevolmente a raggiungere il medesimo obiettivo, pur affrontando un viaggio diverso, quasi contrario. Mentre le parole vanno alla ricerca di un tempo intimo e umano, affrontando un percorso ciclico che parte e torna al mare, toccando le cime più alte dell'Appennino Tosco-Emiliano, le fotografie invece partono dalle profondità del cielo notturno di montagna, per arrivare alla vastità delle onde, riuscendo a comunicare le stesse sensazioni con un linguaggio diverso. Il risultato di questa ibridazione tra arti, accompagnata nell'occasione dalle musiche di Francesco Bergonzani, è un libro-viaggio, una sorta di "guida", che accompagna il lettore-viaggiatore alla scoperta di un contatto sincero con il tempo della natura e del mondo, un tempo quest'ultimo che ha la facoltà di condensarsi in un solo attimo, fuori da ogni schema logico e condiviso, intimamente proprio. Una serata dunque all'insegna della contaminazione tra parole, immagini e musica, per una celebrazione dell'arte, intesa come luogo democratico "in cui tutti possono entrare senza chiedere permesso".

Proprio sull'onda del successo riscontrato la mostra allestita con le opere fotografiche di Debora Costi e i versi di Simona Sentieri rimarrà visitabile presso il Centro culturale di Langhirano fino al 12 giugno durante gli orari di apertura della biblioteca; inoltre sarà disponibile fino a mercoledì 15 giugno anche il mercatino dei libri usati, ultimissima occasione per i lettori più accaniti.

 

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L’Oratorio di San Quirino accoglie la raccolta fotografica di Elisa Morabito dedicata agli spazi carcerari collocati all’interno della Chiesa di San Francesco.

La mostra, che resterà aperta sino al 9 giugno, è organizzata da Associazione Culturale San Rocco – Accademia dell’ascolto in collaborazione con Associazione San Cristoforo, un pezzo di strada insiemeAllarm Morabito e ...and Arts eventi con il patrocinio del Comune di Parma e della Camera Penale di Parma.

Le immagini esposte, oltre settanta, propongono scorci, tracce e segni della memoria del luogo che superano il concetto di reportage per raggiungere punte di espressività artistica particolarmente riuscite nell’evocazione di storie trascorse tra quelle mura. 

I suggestivi scatti, stampati in diverse misure, sono raggruppati a sezioni ognuna delle quali propone una riflessione mirata ad accompagnare il visitatore in un percorso visivo-metaforico suggerendo contenuti dal valore etico oltre che estetico.

La sequenza dei contrasti buio / luce e monocromo / colore sottolineano la forza dei messaggi possibili contenuti nella parola “libertà”, elemento vitale con il quale tutti siamo chiamati a confrontarci individualmente e collettivamente. 

Sabato 8 giugno, alle ore 10, la mostra ospiterà l’incontro “Libertà è partecipazione”, con interventi di persone e testimonianze appartenenti al sistema detentivo.

 

Oratorio San Quirino - Via Ospizi Civili , 1 - PARMA

25 maggio – 9 giugno 2019

 

Orari dapertura 

Venerdì: ore 18 - 21

Sabato e domenica: ore 10 – 21

Evento e testi a cura di: Alessandra Toscani

 

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Tra tutte le foto che hanno ricevuto almeno 10 voti dagli utenti sul sito www.touringclub.it, la giuria tecnica del Touring Club Italiano ha scelto le 10 più meritevoli, per la sezione "Community". Fra i vincitori spicca anche il parmigiano Matteo Manghi con una foto al Collegio Maria Luigia di Parma.
 
Dopo molti dibattiti, la giuria - composta da Stefano Brambilla, giornalista del Touring Club Italiano, e dai fotografi professionisti Saul Ripamonti, Michele Morosi, Andrea Forlani e Francesco Tomasinelli - ha stilato la classifica. Le dieci fotografie premiate ritraggono monumenti di Roma, Bari, Venezia, Parma, Palermo, Ascoli Piceno, Urbino, Civate (Lc) e si possono sfogliare nel sito del Touring Club Italiano.
 
I vincitori riceveranno bellissimi premi: smartphone Sony Xperia, trolley e borse di Valigeria Roncato, voucher fotografici di Pixcube.it, volumi illustrati del Touring Club Italiano.
 
La foto di Matteo Manghi
 
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È in corso a Milano fino al 2 giugno, presso la Fondazione Sottazzani, la mostra World Press Photo 2019. Per il 25° anno consecutivo, la galleria di corso Como 10, presenta uno dei più prestigiosi premi di fotogiornalismo al mondo.

Il concorso è aperto ai fotografi provenienti da tutto il mondo che nel corso dell'anno precedente alla premiazione (2018), con creatività e competenza, abbiano fotografato un avvenimento o sviluppato un progetto di forte rilevanza giornalistica. Sin dalla sua fondazione nel 1955, il World Press Photo contribuisce alla storia del miglior giornalismo visivo mondiale.

I premi sono suddivisi in otto categorie distinte in “scatti singoli” e “storie”. Le categorie sono: Attualità (Contemporary Issues), Ambiente (Environment), Notizie Generali (General News), Progetti a Lungo Termine (Long-Term Projects), Natura (Nature), Ritratti (Portraits), Sport, Spot News.

Il prestigioso premio World Press Photo of the Year 2019 è stato assegnato al fotografo John Moore (Stati Uniti), nella categoria "Spot News" per la foto della bambina honduregna che piange ai piedi della madre fermata dalla polizia di frontiera tra Messico e Stati Uniti. Tra i sei finalisti candidati i fotografi anche il parmigiano Marco Gualazzini.

Mohammed Badra (Siria), nominato nella categoria "Spot News" con un’immagine che racconta la guerra civile siriana a Ghouta; l’italiano Marco Gualazzini nella categoria "Ambiente" sulla crisi idrica del lago Ciad; Catalina Martin-Chico (Francia / Spagna) nella categoria “Contemporary Issues” un’ex combattente delle FARC incinta dopo lo scioglimento del gruppo; Chris McGrath (Australia), nella categoria "Notizie generali" mentre trattiene la stampa dopo l’omicidio di Khashoggi a Istanbul; e Brent Stirton (Sudafrica), nella categoria "Ambiente" con la foto di una donna dell’unità antibracconaggio nel Parco naturale Phundundu in Zimbabwe.

Per la 62esima edizione del concorso fotografico, la World Press Photo Foundation ha introdotto un nuovo importante premio: il Premio Storia dell’anno (World Press Photo Story of the Year). Insieme alla Foto dell’anno, questo nuovo premio valuta la scelta delle immagini che compongono una storia e la loro sequenza. Lo ha vinto il fotografo Pieter Ten Hoopen (Paesi Bassi/ Svezia), finalista nella categoria "Spot News" per uno scatto sulla carovana dei migranti diretta dal Centro America negli Stati Uniti. Candidati finalisti sono stati i due italiani Marco Gualazzini, finalista nella categoria "Ambiente" con un reportage sulla crisi umanitaria del bacino del Ciad e Lorenzo Tugnoli, nella categoria "Notizie generali" con un reportage commissionato dal Washington Post sulla crisi umanitaria in Yemen.

Quest'anno, il concorso ha visto la partecipazione di 4.783 fotografi da 129 Paesi diversi che hanno presentato un totale di 78.801 immagini. Una giuria indipendente composta da esperti del settore e presieduta da Whitney C. Johnson, vicepresidente della sezione Esperienze Visive ed Immersive presso National Geographic, ha selezionato 43 candidati provenienti da 25 differenti nazioni: Australia, Belgio, Brasile, Canada, Repubblica Ceca, Egitto, Francia, Germania, Ungheria, Iran, Italia, Messico, Paesi Bassi, Norvegia, Filippine, Portogallo, Russia, Sud Africa, Spagna, Svezia, Syria, Turchia, Regno Unito, Stati Uniti, e Venezuela. Tra questi vi sono 14 donne (32%), dato che rappresenta un significativo aumento rispetto al Photo Contest del 2018, che aveva il 12% di candidati donne.

Galleria fotografica a cura di Francesca Bocchia

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Dove la musica e le parole non riescono ad arrivare, entra in gioco Valentina Carpin con le sue fotografie. Ma raccontiamo la sua storia dall' inizio.

Di Nicola Comparato Felino 27 aprile 2019 - Valentina Alessandra Carpin nasce a Rho (MI) i'11 Ottobre 1985.

Fin da piccola si sente a suo agio tra diapositive, rullini e stampe presso l'agenzia "FarabolaFoto" di Milano dove lavorava sua madre, "costretta" a portare Valentina e la sua sorellina sul posto di lavoro quando i nonni e il papà erano impegnati.

Valentina si diploma nel 2005 presso l'istituto Ipsia Piero Sraffa in Fotografia, conseguendo poi la specializzazione in Fotografia Digitale nello stesso anno. Sucessivamente svolge uno stage formativo presso la "FarabolaFoto" (MI) approfondendo le sue specializzazioni in Grafica Pubblicitaria. Comincia a Lavorare presso la ex "ClicPhoto" a Milano come collaboratrice, ottenendo fin da subito pubblicazioni su riviste quali "Bella" "Novella 2000" "Chi" e varie riviste sportive.

Oltre a questo collabora per i cataloghi "Caleffi" e per alcune aziende di profumi.

Ma non finisce qui. All' inizio del 2007 diventa collaboratrice nel foto giornalismo con conferenze stampa per personaggi famosi quali "Stefano Accorsi, Carolina Kostner etc.."
Intervista anche personaggi sconosciuti ma che realizzano ad esempio profumi per personaggi famosi come "Laura Bossetti Tonatto" che ha creato profumi per la Regina Elisabetta e per i nostri Vip Italiani.

Inoltre, fotografando i piccoli artigiani, Valentina Carpin è andata alla scoperta delle nostre campagne e dei prodotti tipici della nostra Italia.

In quegli anni ha eseguito a livello grafico e fotografico, ritocchi dell'immagine per le foto dei vip sui magazine.

Valentina si è recata in vari luoghi della Lombardia e del Piemonte eseguendo servizi di reportage per immortalare ville e giardini per conto di riviste e magazine dedicati al nostro paese, ma secondo il parere di Valentina, il suo reportage più bello è stato quello ad Helsinki (Finlandia), città che tutt'ora ha nel cuore e che visitava ogni estate, dove ha stretto anche molte amicizie.

Nel 2009 si trasferisce a Parma per completare i suoi studi universitari, ma incontrando l'amore e con la nascita di suo figlio nel 2011, il suo percorso si ferma per qualche anno.
Riprende la sua attività nel 2016 come fotografa di eventi (matrimoni , battesimi, cresime e compleanni), eseguendo servizi innovativi, facendo reportage completi dell'evento e non le classiche foto posa di rito.

Infatti, grazie ai suoi set fotografici, fu contattata da un'importante fotografo specializzato in matrimoni a livello internazionale per seguire un corso di aggiornamento in Inghilterra. Ma purtroppo il lavoro di suo marito non glielo permise, essendo lui a quel tempo un militare.
L'attuale ritorno di Valentina a Parma dopo quasi 10 anni le sta dando la possibilità di rimettersi in gioco e di ricominciare laddove aveva lasciato.

La fotografia è da sempre il suo hobby, il suo lavoro, il suo sfogo, il suo modo di esprimersi, e non può proprio farne a meno. Negli anni in cui non ha potuto lavorare, il suo bellissimo bambino e i monti dell' Alto Adige sono stati i suoi soggetti più fotografati e più amati.

Ma le passioni di Valentina non si fermano alla fotografia. I suoi svaghi sono l'equitazione, sport che ha iniziato a praticare a 6 anni, lo yoga e la cristalloterapia. Però ammette che le serate a teatro con suo marito sono il massimo e la "Bella Parma" su questo ha molto da offrire.

Ecco il link della pagina Facebook di Valentina Carpin https://www.facebook.com/FrozenPhotoEvents/ 

 

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Pubblicato in Costume e Società Parma
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