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Si è conclusa in bellezza giovedì scorso al Centro culturale di Langhirano la nona edizione dell'iniziativa nazionale di promozione della lettura Il Maggio dei Libri con la presentazione del libro "Come clessidra d'acqua" della poetessa reggiana Simona Sentieri, pubblicata da Abao Aqu.

Ad introdurre l'incontro è stato l'editore Emanuele Ferrari, il quale, spiegando come il nome della casa editrice derivi da quell'animale immaginario descritto da Borges nel suo "Manuale di zoologia fantastica", capace di "mostrarsi solo a chi è sensibile al valore dell'animo umano", ha sottolineato come il valore aggiunto della silloge poetica di Simona stia proprio nell'essere un innovativo "incontro tra parola e immagine", tra i versi della poetessa e le fotografie dell'artista Debora Costi, esposte per l'occasione.

Entrambe infatti riescono inconsapevolmente a raggiungere il medesimo obiettivo, pur affrontando un viaggio diverso, quasi contrario. Mentre le parole vanno alla ricerca di un tempo intimo e umano, affrontando un percorso ciclico che parte e torna al mare, toccando le cime più alte dell'Appennino Tosco-Emiliano, le fotografie invece partono dalle profondità del cielo notturno di montagna, per arrivare alla vastità delle onde, riuscendo a comunicare le stesse sensazioni con un linguaggio diverso. Il risultato di questa ibridazione tra arti, accompagnata nell'occasione dalle musiche di Francesco Bergonzani, è un libro-viaggio, una sorta di "guida", che accompagna il lettore-viaggiatore alla scoperta di un contatto sincero con il tempo della natura e del mondo, un tempo quest'ultimo che ha la facoltà di condensarsi in un solo attimo, fuori da ogni schema logico e condiviso, intimamente proprio. Una serata dunque all'insegna della contaminazione tra parole, immagini e musica, per una celebrazione dell'arte, intesa come luogo democratico "in cui tutti possono entrare senza chiedere permesso".

Proprio sull'onda del successo riscontrato la mostra allestita con le opere fotografiche di Debora Costi e i versi di Simona Sentieri rimarrà visitabile presso il Centro culturale di Langhirano fino al 12 giugno durante gli orari di apertura della biblioteca; inoltre sarà disponibile fino a mercoledì 15 giugno anche il mercatino dei libri usati, ultimissima occasione per i lettori più accaniti.

 

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L’Oratorio di San Quirino accoglie la raccolta fotografica di Elisa Morabito dedicata agli spazi carcerari collocati all’interno della Chiesa di San Francesco.

La mostra, che resterà aperta sino al 9 giugno, è organizzata da Associazione Culturale San Rocco – Accademia dell’ascolto in collaborazione con Associazione San Cristoforo, un pezzo di strada insiemeAllarm Morabito e ...and Arts eventi con il patrocinio del Comune di Parma e della Camera Penale di Parma.

Le immagini esposte, oltre settanta, propongono scorci, tracce e segni della memoria del luogo che superano il concetto di reportage per raggiungere punte di espressività artistica particolarmente riuscite nell’evocazione di storie trascorse tra quelle mura. 

I suggestivi scatti, stampati in diverse misure, sono raggruppati a sezioni ognuna delle quali propone una riflessione mirata ad accompagnare il visitatore in un percorso visivo-metaforico suggerendo contenuti dal valore etico oltre che estetico.

La sequenza dei contrasti buio / luce e monocromo / colore sottolineano la forza dei messaggi possibili contenuti nella parola “libertà”, elemento vitale con il quale tutti siamo chiamati a confrontarci individualmente e collettivamente. 

Sabato 8 giugno, alle ore 10, la mostra ospiterà l’incontro “Libertà è partecipazione”, con interventi di persone e testimonianze appartenenti al sistema detentivo.

 

Oratorio San Quirino - Via Ospizi Civili , 1 - PARMA

25 maggio – 9 giugno 2019

 

Orari dapertura 

Venerdì: ore 18 - 21

Sabato e domenica: ore 10 – 21

Evento e testi a cura di: Alessandra Toscani

 

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Tra tutte le foto che hanno ricevuto almeno 10 voti dagli utenti sul sito www.touringclub.it, la giuria tecnica del Touring Club Italiano ha scelto le 10 più meritevoli, per la sezione "Community". Fra i vincitori spicca anche il parmigiano Matteo Manghi con una foto al Collegio Maria Luigia di Parma.
 
Dopo molti dibattiti, la giuria - composta da Stefano Brambilla, giornalista del Touring Club Italiano, e dai fotografi professionisti Saul Ripamonti, Michele Morosi, Andrea Forlani e Francesco Tomasinelli - ha stilato la classifica. Le dieci fotografie premiate ritraggono monumenti di Roma, Bari, Venezia, Parma, Palermo, Ascoli Piceno, Urbino, Civate (Lc) e si possono sfogliare nel sito del Touring Club Italiano.
 
I vincitori riceveranno bellissimi premi: smartphone Sony Xperia, trolley e borse di Valigeria Roncato, voucher fotografici di Pixcube.it, volumi illustrati del Touring Club Italiano.
 
La foto di Matteo Manghi
 
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È in corso a Milano fino al 2 giugno, presso la Fondazione Sottazzani, la mostra World Press Photo 2019. Per il 25° anno consecutivo, la galleria di corso Como 10, presenta uno dei più prestigiosi premi di fotogiornalismo al mondo.

Il concorso è aperto ai fotografi provenienti da tutto il mondo che nel corso dell'anno precedente alla premiazione (2018), con creatività e competenza, abbiano fotografato un avvenimento o sviluppato un progetto di forte rilevanza giornalistica. Sin dalla sua fondazione nel 1955, il World Press Photo contribuisce alla storia del miglior giornalismo visivo mondiale.

I premi sono suddivisi in otto categorie distinte in “scatti singoli” e “storie”. Le categorie sono: Attualità (Contemporary Issues), Ambiente (Environment), Notizie Generali (General News), Progetti a Lungo Termine (Long-Term Projects), Natura (Nature), Ritratti (Portraits), Sport, Spot News.

Il prestigioso premio World Press Photo of the Year 2019 è stato assegnato al fotografo John Moore (Stati Uniti), nella categoria "Spot News" per la foto della bambina honduregna che piange ai piedi della madre fermata dalla polizia di frontiera tra Messico e Stati Uniti. Tra i sei finalisti candidati i fotografi anche il parmigiano Marco Gualazzini.

Mohammed Badra (Siria), nominato nella categoria "Spot News" con un’immagine che racconta la guerra civile siriana a Ghouta; l’italiano Marco Gualazzini nella categoria "Ambiente" sulla crisi idrica del lago Ciad; Catalina Martin-Chico (Francia / Spagna) nella categoria “Contemporary Issues” un’ex combattente delle FARC incinta dopo lo scioglimento del gruppo; Chris McGrath (Australia), nella categoria "Notizie generali" mentre trattiene la stampa dopo l’omicidio di Khashoggi a Istanbul; e Brent Stirton (Sudafrica), nella categoria "Ambiente" con la foto di una donna dell’unità antibracconaggio nel Parco naturale Phundundu in Zimbabwe.

Per la 62esima edizione del concorso fotografico, la World Press Photo Foundation ha introdotto un nuovo importante premio: il Premio Storia dell’anno (World Press Photo Story of the Year). Insieme alla Foto dell’anno, questo nuovo premio valuta la scelta delle immagini che compongono una storia e la loro sequenza. Lo ha vinto il fotografo Pieter Ten Hoopen (Paesi Bassi/ Svezia), finalista nella categoria "Spot News" per uno scatto sulla carovana dei migranti diretta dal Centro America negli Stati Uniti. Candidati finalisti sono stati i due italiani Marco Gualazzini, finalista nella categoria "Ambiente" con un reportage sulla crisi umanitaria del bacino del Ciad e Lorenzo Tugnoli, nella categoria "Notizie generali" con un reportage commissionato dal Washington Post sulla crisi umanitaria in Yemen.

Quest'anno, il concorso ha visto la partecipazione di 4.783 fotografi da 129 Paesi diversi che hanno presentato un totale di 78.801 immagini. Una giuria indipendente composta da esperti del settore e presieduta da Whitney C. Johnson, vicepresidente della sezione Esperienze Visive ed Immersive presso National Geographic, ha selezionato 43 candidati provenienti da 25 differenti nazioni: Australia, Belgio, Brasile, Canada, Repubblica Ceca, Egitto, Francia, Germania, Ungheria, Iran, Italia, Messico, Paesi Bassi, Norvegia, Filippine, Portogallo, Russia, Sud Africa, Spagna, Svezia, Syria, Turchia, Regno Unito, Stati Uniti, e Venezuela. Tra questi vi sono 14 donne (32%), dato che rappresenta un significativo aumento rispetto al Photo Contest del 2018, che aveva il 12% di candidati donne.

Galleria fotografica a cura di Francesca Bocchia

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Dove la musica e le parole non riescono ad arrivare, entra in gioco Valentina Carpin con le sue fotografie. Ma raccontiamo la sua storia dall' inizio.

Di Nicola Comparato Felino 27 aprile 2019 - Valentina Alessandra Carpin nasce a Rho (MI) i'11 Ottobre 1985.

Fin da piccola si sente a suo agio tra diapositive, rullini e stampe presso l'agenzia "FarabolaFoto" di Milano dove lavorava sua madre, "costretta" a portare Valentina e la sua sorellina sul posto di lavoro quando i nonni e il papà erano impegnati.

Valentina si diploma nel 2005 presso l'istituto Ipsia Piero Sraffa in Fotografia, conseguendo poi la specializzazione in Fotografia Digitale nello stesso anno. Sucessivamente svolge uno stage formativo presso la "FarabolaFoto" (MI) approfondendo le sue specializzazioni in Grafica Pubblicitaria. Comincia a Lavorare presso la ex "ClicPhoto" a Milano come collaboratrice, ottenendo fin da subito pubblicazioni su riviste quali "Bella" "Novella 2000" "Chi" e varie riviste sportive.

Oltre a questo collabora per i cataloghi "Caleffi" e per alcune aziende di profumi.

Ma non finisce qui. All' inizio del 2007 diventa collaboratrice nel foto giornalismo con conferenze stampa per personaggi famosi quali "Stefano Accorsi, Carolina Kostner etc.."
Intervista anche personaggi sconosciuti ma che realizzano ad esempio profumi per personaggi famosi come "Laura Bossetti Tonatto" che ha creato profumi per la Regina Elisabetta e per i nostri Vip Italiani.

Inoltre, fotografando i piccoli artigiani, Valentina Carpin è andata alla scoperta delle nostre campagne e dei prodotti tipici della nostra Italia.

In quegli anni ha eseguito a livello grafico e fotografico, ritocchi dell'immagine per le foto dei vip sui magazine.

Valentina si è recata in vari luoghi della Lombardia e del Piemonte eseguendo servizi di reportage per immortalare ville e giardini per conto di riviste e magazine dedicati al nostro paese, ma secondo il parere di Valentina, il suo reportage più bello è stato quello ad Helsinki (Finlandia), città che tutt'ora ha nel cuore e che visitava ogni estate, dove ha stretto anche molte amicizie.

Nel 2009 si trasferisce a Parma per completare i suoi studi universitari, ma incontrando l'amore e con la nascita di suo figlio nel 2011, il suo percorso si ferma per qualche anno.
Riprende la sua attività nel 2016 come fotografa di eventi (matrimoni , battesimi, cresime e compleanni), eseguendo servizi innovativi, facendo reportage completi dell'evento e non le classiche foto posa di rito.

Infatti, grazie ai suoi set fotografici, fu contattata da un'importante fotografo specializzato in matrimoni a livello internazionale per seguire un corso di aggiornamento in Inghilterra. Ma purtroppo il lavoro di suo marito non glielo permise, essendo lui a quel tempo un militare.
L'attuale ritorno di Valentina a Parma dopo quasi 10 anni le sta dando la possibilità di rimettersi in gioco e di ricominciare laddove aveva lasciato.

La fotografia è da sempre il suo hobby, il suo lavoro, il suo sfogo, il suo modo di esprimersi, e non può proprio farne a meno. Negli anni in cui non ha potuto lavorare, il suo bellissimo bambino e i monti dell' Alto Adige sono stati i suoi soggetti più fotografati e più amati.

Ma le passioni di Valentina non si fermano alla fotografia. I suoi svaghi sono l'equitazione, sport che ha iniziato a praticare a 6 anni, lo yoga e la cristalloterapia. Però ammette che le serate a teatro con suo marito sono il massimo e la "Bella Parma" su questo ha molto da offrire.

Ecco il link della pagina Facebook di Valentina Carpin https://www.facebook.com/FrozenPhotoEvents/ 

 

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Pubblicato in Costume e Società Parma

"L'Effimero e L'Eterno, in casa del Vate" è la mostra fotografica collettiva realizzata a conclusione del laboratorio LAB Di Cult 053 Fiaf.

“Siamo partiti con questo progetto dopo il ColornoFhotoLife, - spiega Gigi Montali presidente di Color’s Light. Abbiamo coinvolto il Vittoriale degli Italiani a Gardone, che ci ha dato il permesso di entrare e fare foto nel luoghi in cui ha vissuto D’Annunzio.” Tre uscite fotografiche e altrettanti incontri di studio realizzati con Eles Iotti, curatrice della mostra, per indagare la figura di D’Annunzio.

I 55 scatti in mostra sono stati selezionati dalla curatrice e da Gigi Montali di Color's Light, in qualità di tutor del gruppo, basandosi sulla bellezza dal punto di vista tecnico ma anche la capacità espressiva in relazione al tema affidato al laboratorio (L’effimero e L’eterno). 

Collaborano all'iniziativa il museo Renato Brozzi e il Comune di Traversetolo.

Gli autori delle fotografie esposte sono Antonella Artoni, Paolo Barbieri, Corrado Brianti, Andrea Calestani, Giovanna Cavazzini, Cristina Cozzini, Daniela Dall'Aglio, Cesara De Micheli, Antonio Fazio, Laura Lazzarini, Gigi Montali, Stefano Monteverdi, Katty Nucera, Franco Schianchi, Enrico Volpi.  

Lunedì di Pasqua, 22 Aprile, gli autori saranno in mostra dalle 17,30 alle 19,00 con il direttore del dipartimento cultura della FIAF, Silvano Bicocchi, per scambiare impressione con i visitatori.

La mostra rimarrà aperta fino al 1° maggio. Ingresso libero. Sabato 15-18, domenica e festivi 9-12,30 e 15-18,30. 

 

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Martedì 16 aprile 2019, il grande fotografo parmigiano Marco Gualazzini presenta il suo libro "Resilient" presso il Centro Sociale Venaria di Colorno. A moderare la serata, ad ingresso libero, Michele Smargiassi.

Parma -

La resilienza è la capacità di un sistema di adattarsi al cambiamento. Marco Gualazzini cerca di raccontare proprio questa capacità dell’Africa, puntando il suo obiettivo alla ricerca di storie da raccontare con le immagini. Da poco premiato per il suo reportage sulla crisi del Lago Ciad da World Press Photo 2019, collabora con le più importanti riviste nazionali e internazionali.

Martedì 16 aprile 2019, presenterà il suo libro "Resilient", pubblicato da Contrasto e arricchito dai testi di Domenico Quirico e Gianluigi Colin, presso il Centro Sociale Venaria di Colorno.

A moderare la serata, il giornalista Michele Smargiassi, inviato del quotidiano La Repubblica, dove scrive di cultura, società e politica.  
 
 
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Inaugurata da Iva Zanicchi, la mostra in corso presso Spazio Gerra a Reggio Emilia, dedicata alla canzone italiana femminile degli anni ‘70 e facente parte del circuito Fotografia Europea.  

Reggio Emilia -

Confessare un sentimento, esprimerlo per liberarsene o per riuscire a rileggerlo, cercare le parole per tradurlo e interpretarlo. Questo è ciò che la canzone ha saputo fare più e meglio di qualsiasi altra espressione artistica, diventando per almeno cinquant’anni il principale strumento di identificazione popolare per intere generazioni di italiani.

Nei primi anni '70, cantanti che hanno dominato la scena televisiva e discografica si sono esibite in disarmanti interpretazioni, intense, profonde e talmente sincere da abbattere talvolta i confini fra performance e vita reale. Mia Martini, Mina, Iva Zanicchi, Ornella Vanoni, Patti Pravo… hanno saputo esprimere stati d’animo e sentimenti intensamente legati alla sensibilità femminile, impossessandosi in prima persona di melodie e testi, trasformandoli appunto in vita vissuta. Brani scritti però – sia nella composizione musicale che nei testi – esclusivamente da uomini, quali Mogol, Franco Califano, Paolo Limiti, Cristiano Malgioglio e molti altri. Brani nei quali si è quasi magicamente creata un’irripetibile fusione tra il sentire maschile e femminile, quasi non ci fossero resistenze preconcette o separazioni di genere nel momento in cui si parlava d’amore.

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Questo il tema, della mostra in corso presso Spazio Gerra a Reggio Emilia, dedicata alla canzone italiana femminile degli anni ‘70 e facente parte del circuito Fotografia Europea, fino al 9 giugno 2019.

Ad inaugurare l'esposizione, a cura di Associazione ICS – Innovazione Cultura Società, venerdì sera, una delle protagoniste di quegli anni: Iva Zanicchi, in un incontro in cui si é racconatata ai presenti.

In mostra, oltre a fotografie e filmati d’epoca e testimonianze dei protagonisti, i testi e le emozioni trasmesse dalle canzoni sono stati interpretati dai lavori di due giovani fotografe, Giulia Bersani e Alessia Leporati, che si interrogano su quanto la sincera e non filtrata confessione di sé possa essere elemento generatore di legami, relazioni e intimità tra le persone.

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ORARI

dal 20 aprile al 9 giugno
sabato e domenica › 10-19

Aperture straordinarie
22, 25, 26 aprile › 10-19
1, 2, 3 maggio › 10-19

Aperture serali
27 aprile › 10-23
4 e 25 maggio › 10-23
1 e 8 giugno › 10-23


INGRESSO GRATUITO
 
Spazio Gerra, Piazza XXV Aprile 2 – Reggio Emilia
 
Foto a cura di Francesca Bocchia
 
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Sabato 13 aprile inaugurazione al Centro Culturale Mavarta della mostra fotograficaRelazioni & Connessioni” di Fiammetta Mamoli. Un progetto a forte impatto emotivo frutto di oltre 3000 scatti: sono ritratti di uomini e donne che “raccontano” se stessi, il proprio ruolo, le proprie emozioni. La mostra, aperta fino al 10 maggio, è inserita nel circuito Off del festival Fotografia Europea di Reggio Emilia. Ingresso libero

Reggio Emlia - 

Sabato 13 aprile (ore 11.45) inaugurazione al Centro Culturale Mavarta della mostra fotograficaRelazioni & Connessioni” di Fiammetta Mamoli. La mostra, aperta fino al 10 maggio, fa parte dell’itinerario provinciale del Circuito Off del festival Fotografia Europea 2019 di Reggio Emilia.

Può la macchina fotografica essere uno strumento per entrare in contatto e stabilire connessioni intime, consapevoli e condivise tra fotografo e soggetto? Fino a che punto si è disposti a lasciarsi guardare accettando di mettersi a nudo? Il ritratto è un’immagine fotografica che restituisce la realtà oppure è una forma di rappresentazione?

Per cercare risposte a queste domande nei primi mesi del 2018 Fiammetta Mamoli ha individuato persone potenzialmente adatte ad essere coinvolte in un progetto a forte impatto emotivo, soggetti a cui ho chiesto di raccontare, meglio ancora rappresentare davanti all’obbiettivo il loro modo di intendere e vivere la relazione interpersonale. Nel corso della primavera/estate del 2018 ha ritratto 36 donne e uomini, raccogliendo più di 3000 scatti tutti effettuati con luce naturale in luoghi esterni ed interni scelti di volta in volta insieme a chi veniva fotografato. Un’esperienza molto coinvolgente sul piano emotivo in cui a colpire l’autrice è stata la sincerità priva di riserve con cui queste donne e questi uomini hanno raccontano se stessi e la propria vita, in certi casi con l’urgenza di una confessione. I legami sentimentali, gli affetti familiari, le amicizie, la vita domestica, il lavoro, le debolezze, le insicurezze, le sofferenze, le inclinazioni personali, le passioni, le paure. Sono gli scenari entro cui stabiliamo relazioni e intrecciamo legami e che fanno di noi quello che siamo.

Fiammetta Mamoli vive a Parma dove, fino al 2015, è stata responsabile del Sistema bibliotecario dell’Università. Da sempre appassionata di fotografia, nel 2018 ha esposto al Museo Cervi di Gattatico la mostra “Movi_Menti. Gli spazi del cambiamento”.
Questo progetto ha fornito l’occasione a W4W/Women for Women, l’Associazione di promozione culturale della quale Fiammetta Mamoli fa parte, di dare corso ad alcune iniziative rivolte agli adolescenti delle scuole di Parma finalizzate a promuovere la cultura contro la violenza sulle donne.

Ingresso libero. Info: Centro Culturale Mavarta, via Piave 2, Sant’Ilario d’Enza (RE). Tel. 0522 671858 – www.mavarta.it

Fiammetta Mamoli
“Relazioni & Connessioni” 
Dal 12 aprile al 10 maggio 2019 -  Centro Culturale Mavarta

Inaugurazione: sabato 13 aprile, ore 11.45
orari di apertura: lunedì, mercoledì, venerdì 15.00-19.00 (22 e 24 aprile, 1 maggio chiuso).

Inaugurerà domenica 14 Aprile alle ore 16.30 al Museo Guatelli la mostra fotografica “Custodi del tempo” di Gigi Montali e che vede la collaborazione di Fondazione Museo Ettore Guatelli, Colorno Photo Life, FIAF, il contributo di Coop Alleanza 3.0, Confcooperative, e il patrocinio di Parchi del Ducato, Associazione Comuni Virtuosi  e Associazione Festival della Lentezza di Colorno. 

Parma -

Una vera e propria esplorazione quella di Gigi Montali, nata dall’incontro e successiva collaborazione con Margherita Bernier, responsabile del Museo Storia e Civiltà di Varano de Melegari, prima indagatrice dei raccoglitori di oggetti parmensi attraverso la sua tesi di laurea. 

Nasce così un progetto fotografico, che è prima di tutto una scoperta di mondi e realtà con l’intento di scovare umanità anche attraverso gli oggetti che popolano e hanno popolato il nostro quotidiano

L’indagine fotografica di Montali condotta nel territorio della provincia di Parma, rivela una sorprendente presenza e vitalità: quella dei raccoglitori e dei collezionisti degli oggetti del quotidiano popolare e delle loro espressioni di vita. Un mondo, quello dei collezionisti, fatto di ricerca, di attese, di pazienza e a volte anche di ossessioni del raccogliere, ma soprattutto fatto di oggetti. 

Zibello, Bazzano, Sissa, Soragna, Sala Baganza, Coenzo…sono solo alcune delle tappe del viaggio di Gigi Montali attraverso i musei e le collezioni etnografiche del parmense. 28 immagini a colori corredate dal catalogo curato da Gigi Montali ed edito da Arti Grafiche Parma, a restituire volti, oggetti e riflessioni di uno straordinario territorio. 

Il pomeriggio di domenica 14 aprile vedrà alle 16.30 la presentazione e inaugurazione della mostra fotografica alla presenza dell’autore, Gigi Montali. 

Dalle ore 16.00 saranno i più piccoli i protagonisti del Museo con “Un mondo di storie al Museo Guatelli” una speciale visita guidata dedicata ai più piccoli al mondo di Ettore Guatelli  e letture a cura dell’Associazione Amici di Ettore Guatelli e del Museo.  La prenotazione è gradita ai recapiti del Museo Guatelli tel. 0521.333601 oppure tramite e-mail a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. (posti limitati). La partecipazione è gratuita.  

Per tutto il giorno saranno previste le visite guidate al Museo a cura dell’Associazione Amici di Ettore Guatelli. Le visite si svolgeranno dalle 10.00 alle 12.00 e dalle 15.00 alle 18.00. La prenotazione non è  necessaria. 

Sempre a partire dalle 15.00 lo spazio ristoro “La Cantina del Museo Guatelli”, proporrà merende dolci e salate, per un piacevole spuntino pomeridiano. 

Per informazioni: Fondazione Museo Ettore Guatelli tel. 0521.333601, e-mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. 

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