Poi con il passare del tempo, la società si è evoluta e quindi il sistema Giustizia involontariamente si è adeguato alla debacle umorale e comportamentale.
Ancora, al giorno d’oggi, ci sono gli strascichi del recente referendum sulla separazione delle carriere e con la vittoria del no, osannata dalla sinistra politica, qualcuno aveva maldestramente pensato che la questione sarebbe finita lì e tutto sarebbe rimasto come prima.
In realtà tale considerazione mi ha fatto nascere il legittimo sospetto che chi l’ha pensata non conosce il carattere rancoroso dell’italiano medio cui noi apparteniamo.
Chiaramente, all’esito del referendum, sia all’interno dell’avvocatura e sia all’interno della Magistratura ci sono state varie rese dei conti.
E su tutto un ufficio legislativo del Ministero della Giustizia che emana un giorno sì e l’altro pure, norme che lasciano a desiderare e spesso ammantate da sani e incontrovertibili illegittimità costituzionali, segno inequivocabile che chi le scrive o è accecato dalla ideologia politica o non è del mestiere, come dice Checco Zalone.
Ma il dato preoccupante è cosa bolle in pentola nelle Magistratura.
Nei giorni scorsi si è aperto un feroce dibattito in relazione alla nomina, alla scuola Superiore delle Magistratura, dell’Avv. Prof. Mauro Palladini che ha il vistosissimo ed imperdonabile difetto di non essere di sinistra.
Apriti cielo.
Mezza ANM ha cominciato una battaglia, neanche tanto sottile, contro questa nomina accusando la scuola stessa e relativa elezione di poca trasparenza e tante altre amenità che molto probabilmente sfoceranno in ricorsi al TAR proprio per delegittimare chi invece eletto democraticamente dal comitato direttivo.
Perché eleggere chi non di sinistra e addirittura in odore di destra qualcuno in qualche posto nevralgico diventa sempre una recrudescenza della guerra tra guelfi e ghibellini perché siamo ancora fermi lì.
Ne è conseguito un “manifesto” di Magistrati, circa 200 nomi importanti, di solidarietà al nuovo direttore e guarda caso molti dei firmatari erano in odore del sì all’ultimo recente referendum.
Ne consegue che c’è una vistosa spaccatura di sistema perché sono venute alla luce le criticità e contrapposizioni ataviche in seno a chi governa la Magistratura stessa e trovando nell’esito dell’ultimo referendum sì/no sulla separazione delle carriere, l’occasione di togliersi qualche sassolino dalla scarpa andando perfino a rinvangare cose ai tempi di Romolo e Remo e lasciando basiti la stragrande maggioranza dei Magistrati che si dissociano da questa pantomima.
In realtà appare del tutto evidente che non regge non tanto il sistema Giustizia, ma la dialettica tra le parti (tutti colleghi tra loro) quasi fossero tutti donne che ricordano anche il primo biberon freddo ricevuto.
Ma attenzione: la reazione di solidarietà’ al nuovo Direttore è nata, appunto quale reazione, alle insinuazioni operative quando in realtà sono ideologiche di preclusione ad opera di chi gravita in seno alla Magistratura nell’area della non destra.
Ne consegue che non accettando un personaggio come Palladini (a leggere il suo curriculum si rimane storditi) non si è entrati nel merito della sua preparazione ed efficienza ma delle sue idee politiche.
Ed è grave se queste riserve sono effettuate pubblicamente da Magistrati che dovrebbero evitare – in linea teorica- un coinvolgimento emotivo nelle decisioni, figuriamoci se ammantati da ideologia politica perché forse fa sorgere il legittimo sospetto che le decisioni in favore/sfavore dell’utente siano prese in base agli umori, non in base alla legge e al diritto, delegittimando la Magistratura stessa.
Da giusnaturalista convinto ritengo da un lato che avevano ragione i nostri avi nel ritenere che i panni sporchi si lavano in famiglia, ma dall’altro che si deve restituire la regalità alla professione di Magistrato (idem a quella dell’avvocato sia ben inteso eh?) per non far sorgere l’amletico dubbio in capo all’utente finale come scritto sopra.
“Molti giudici sono così fieri della loro incorruttibilità che dimenticano la giustizia“ affermava Oscar Wilde.
Non vorrei che avesse ragione.
(immagine generata con AI)
(*) autore.
Filippo Teglia
Foligno - avvocato cassazionista penalista, pubblicista, giurista e docente universitario a contratto











































































