Trabucco sembra mettere in contrapposizione l’antimodernismo di Pio X con il
tomismo del predecessore Leone XIII, semplicemente perché quest’ultimo non riuscì,
seppur con un papato molto lungo, ad arginare totalmente gli albori della deriva
modernista. Durante il conclave del 1903 la questione modernista sicuramente aleggiava e
il Professor Trabucco lo lascia intendere chiaramente nel secondo capitolo. La diplomazia
di Leone XIII funzionò a geometria variabile nei confronti del modernismo – appare
intendere Trabucco – con uno schema ideologico intelligente che di fatto aprì all’azione
del successore Pio X. Le estreme conseguenze del positivismo e della secolarizzazione
divennero parti di un composto esplosivo, totalmente privo di una dimensione deista e
dogmatica. La formazione del clero pretesa da Pio X si basava anzitutto su una puntuale
risposta intellettuale al fuoco di sbarramento che la secolarizzazione ed il modernismo
cattolico avevano predisposto. Dalla lettura del Professor Trabucco, il quale enuclea
soprattutto le encicliche e le lettere pastorali più importanti di Leone XIII,
l’ammorbidimento dell’impostazione ecclesiastica viene visto come una progressiva
retrocessione dell’impatto teologico del clero sulla società. La risposta verso il modernismo
doveva essere puntuale e totale in ogni luogo in cui esso si fosse manifestato come lettura
interpretativa del dogma della Chiesa ed il capitolo terzo descrive proprio questa
condizione. Il capitolo quarto apre ad una discussione tremendamente attuale: quando il
modernismo svuota la fede, lasciando al soggetto l’interpretazione del dogma, si rischia di
isolare il principio fideistico della Chiesa, quale istituzione fondativa del principio cristiano
evolutosi da San Pietro ad oggi. Secondo la lettura del Professor Trabucco, la razionalità
non deve essere conseguentemente contrapposta alla fede, bensì deve partire da un
principio a prospettiva autolimitante. Diversamente la religione ricadrebbe in una
dimensione antropologica, totalmente critica verso una ragione che si ferma di fronte alla
irrazionalità, la quale deve essere comunque rielaborata attraverso il logos razionale. La crisi
della morale odierna passa lungo gli elementi condannati dalla Pascendi dominici gregis, i quali
si sono evoluti nell’entropica volontà di non cedere all’ammissione estensiva del Mistero
incarnato. Oggi come oggi, il concetto del Prometeo liberato dalle proprie catene grazie
alla tecnologia, frutto dell’opera stessa dell’uomo, ha distrutto pezzo dopo pezzo
l’immagine di questo Mistero che raccoglieva in sé tutti i colori dello Spirito Santo. Lo
stesso Nietzsche confermava questa visione apocalittica: è l’uomo stesso ad aver eliminato
Dio dalla propria dimensione reale e lo ha fatto passando sopra al corpo del Cristo risorto.
Se oggi vediamo il ministero della fede alla stregua di una psicologia dello Spirito, significa
che si è puntato a declassare ad una realtà sanitaria le incertezze dell’uomo, il quale, prima
del modernismo e del positivismo, in qualche misura riconosceva i propri limiti, gli stessi
limiti che l’uomo greco ammetteva nel concetto del métron, della misura. Nell’elaborazione
filosofica del Professor Trabucco il modernismo in altre parole traluce un
giustificazionismo sull’interpretazione soggettiva dell’uomo per mediare tra la minaccia
crescente dell’ateismo e la volontà ostinata di dare la propria interpretazione del Mistero,
trovando un porto sicuro ad ogni deriva modernista.
Il capitolo quinto cerca di trattare il mantenimento del concetto di dogma al di sopra
dell’idea antropocentrica dell’adattamento a tutti i costi da attuare per la comprensione ed
il compiacimento altrui. La conformazione del cristiano alla propria natura di fedele non
deve trovare dei compromessi per mercanteggiare la propria fedeltà a principi adattivi e
adattabili utili ad una terza parte. Il concetto del “mercato dell’anima” è sicuramente
profetico, considerando l’attuale contesto storico in cui l’uomo, indipendentemente dalla
propria sfera sociale, deve potersi sentire libero ideologicamente. È un fatto sociale:
quando l’uomo è stato assecondato da un’altra entità per non far perdere a quest’ultima il
principio di relazione interessata, esso ha perso il fondamento stesso della sua libertà. Il
Professor Trabucco interpreta questo pericolo nelle parole di Pio X. Paradossalmente, su
diversi assiomi e in un contesto molto diverso, Nietzsche lo aveva capito molto prima di
Papa Sarto.
Il capitolo sesto impatta moltissimo sul lettore. La tematica è spinosa e complicata.
Il Sodalitium Pianum di Mons. Umberto Benigni, detto anche l’Abetaia e nato nel 1913, fu
un sistema di diffusione di bollettini, prima ciclostilati e poi stampati, i quali producevano
allarmi più o meno fondati, individuando persone e montando accuse verso di esse per la
difesa dell’ortodossia. Silvio Tramontin, uno dei maggiori storici della chiesa
contemporanea, definisce il Sodalizio come una «massoneria culturale» con tutta una rete
informativa derivata. Agli occhi degli storici il Sodalitium si inquadra in un contesto molto
controverso, occhi tuttavia che devono guardare e condurci ad una contestualizzazione
del programma di questa organizzazione – è definibile come tale – già all’epoca denunziata
dal card. Gasparri durante il procedimento di beatificazione di Pio X, ponendola più come
limite alla stessa che come virtù probante. Per usare un concetto caro a Reinhart Koselleck
dobbiamo comunque evitare «il corto circuito tra linguaggio concettuale e storia politica»,
cogliendo gli elementi di discussione fatti emergere dal Professor Trabucco e calando
quanto da lui sostenuto all’interno di una dimensione scientifica. In altre parole, non è
possibile dal testo di Trabucco cogliere degli elementi di giudizio definitivi e permane la
difficoltà di orientarsi tra le righe di una delle pagine della storia di Pio X forse più discusse.
Sempre Koselleck aggiunge che «la storia può essere scritta solo se si esamina la
corrispondenza tra i reperti concettuali del passato e i reperti reali che devono essere
ricavati metodologicamente.» Di conseguenza, i tratti descritti dal Professor Trabucco
relativamente al Solidazio appaiono forse troppo orientati, ma per l’appunto debbono
essere contestualizzati al cospetto di un’epoca in cui probabilmente solo questa istituzione
avrebbe potuto garantire determinate barriere a quella deriva che ancora oggi si manifesta,
deriva che ai tempi di Papa Sarto si era cristallizzata nel modernismo.
Il capitolo settimo pone le basi storiche del papato di Pio X e di quello del
successore Benedetto XV. Il confronto è impari, perché la situazione è diversissima.
Benedetto XV dovette mediare con il modernismo nel bel mezzo dei campi di battaglia
della Prima Guerra Mondiale, molto più impegnato ad osservare il mondo di fronte all’“inutile strage”
che a fare argine all’onda modernista. Questo il Professor Trabucco lo riconosce e lo tratteggia in un’epoca di forte crisi sociale dovuta al conflitto in corso.
Il capitolo ottavo si concentra sui due successivi papati, quelli di Pio XI e di Pio
XII. Usando la visione storico-interpretativa richiamata in precedenza, ricalcante l’analisi
della contemporaneità in cui Papa Ratti e Papa Pacelli si inserirono, vale la pena porre
assoluta attenzione alla crescente deriva sociale e politica che aprì al cosiddetto
«neomodernismo»: il mondo a cui si affacciarono questi due papi venne terribilmente
modificato e plasmato da due guerre mondiali e dal periodo dei totalitarismi, in cui solo
una politica papale accorta avrebbe consentito la sopravvivenza del concetto evangelico
posto in posizione antitetica agli orrori del periodo compreso tra le due guerre mondiali.
La verità oggettiva reclamata da Pio X non poteva essere più accolta senza tener conto di
quanto accadde tra il 1914 e il 1945 in un periodo che Eric Hobsbawm definisce come la
“seconda guerra dei trent'anni”. Il cattolicesimo e la Chiesa dovettero confrontarsi con
dottrine totalitarie che, da una parte, utilizzarono i dogmi cristiani come significanti dello
spirito del sacrificio degli eserciti e, dall’altra, sfruttarono gli stessi dogmi in maniera
funzionale ai propri scopi. Il Professor Trabucco su questo è inflessibile nel notarne una
conferma sostanziale del mutamento che tuttavia, ad una attenta concettualizzazione
storiografica, sembrava e sembra quasi inevitabile. La questione sociale dell’epoca
considerata, quando non si integrava a quella militare, era soprattutto quella sociale,
operaia. L’ombra del comunismo era di gran lunga più estesa di quella del modernismo.
Ho trovato nell’archivio personale di Mons. Giuseppe Ceccotto, cappellano militare capo
della Divisione Lupi di Toscana nella Seconda Guerra Mondiale, un bellissimo libello del
1944 intitolato Direttive sociali pontificie, nel quale si riportano in sostanziale continuità i
pontificati di Leone XIII, Pio XI e Pio XII, e quindi le encicliche Rerum Novarum,
Quadragesimo Anno, e il radiomessaggio pel cinquantenario della Rerum Novarum,
nonché la lettera ai venticinquemila operai convenuti da ogni parte d’Italia a Roma nella
Festa di Pentecoste 1943. Mons. Ceccotto leggeva questo testo per la stessa motivazione
per cui la questione operaia stava aprendo alla necessità di rispondere con profonda
comprensione al fedele lavoratore, prima che al lavoratore fedele. Sempre dalla medesima
libreria mi è stato fatto dono di un altro testo di Mons.
Carlo Salotti intitolato Le crisi dellasocietà contemporanea.
Se queste erano le letture di un sacerdote dell’epoca, le quali configurano uno spaccato culturale ottimale per comprendere i riverberi dell’epoca, risulta più che comprensibile come non fosse solo il modernismo il pericolo maggiore a cui Pio XI e Pio XII dovettero far fronte.
Il capitolo nono pone in realtà esistenziale tutto ciò che si struttura nel concetto di
immutabile. L’evoluzione del popolo della Chiesa richiamerebbe per molti versi alla
progressiva snaturalizzazione della verità in quanto tale. Se dal punto di vista storico la
verità è sotto la lente di ingrandimento del fatto in sé e di chi lo osserva e lo comprende,
dal punto di vista filosofico essa si sostanzia nell’essere che la pronuncia e che la osserva.
La domanda che ancora oggi mette in difficoltà il credente è l’attualità di ciò in cui crede
per rimanere all’interno del proprio contesto sociale. La forza del credere come
movimento attivo dell’essere si è da sempre misurata con il recepimento della credenza
all’interno dell’ambito sociale in cui essa si sviluppa. La comprensione di una Chiesa, come
quella che Pio X desiderava, non può essere piena nel periodo odierno in cui il soggetto
viene prima dell’oggetto e ne diviene concepimento e misura. Occorre, di conseguenza,
proseguire nello studio delle fonti, in particolare, per capire quale fu l’impatto delle misure
di restrizione e di contenimento del modernismo grazie all’organizzazione messa in atto
da Papa Sarto. Occorre, poi, riapprezzare l’approccio richiamato dal vate di tutti gli storici
Marc Bloch, puntando a proseguire nella ricerca storico-scientifica all’interno delle diocesi
italiane per comprendere dalle fonti i movimenti politici, sociali ed economici ed arrivare
a conclusioni quanto più vicini alla verità storica, all’interno di contesti perimetrati e
soprattutto verificabili attraverso i documenti storici. Non dimenticando – citando sempre
Bloch – che la critica della testimonianza, che lavora su facoltà psichiche, sarà sempre arte
di finezza.
Il capitolo decimo è l’ultimo di questo lavoro. Dispiace terminare la lettura ma il
Professor Trabucco ha dichiarato, sin dalle prime righe, che il suo sarebbe stato un lavoro
breve. Davvero questo libello apre a scorci i quali dovranno essere rianalizzati dagli
studiosi. La riflessione odierna di fronte al nichilismo a cui siamo giunti oggi parte anche
da Pio X. Termino questo scritto qualche settimana dopo la Conferenza tenutasi a Sedico
il 6 giugno 2026, proprio in occasione della presentazione del volume qui trattato. Da relatore,
nel mio blocco degli appunti, ho riportato un illuminante sillogismo del professor
Castellano, riassumibile in “soggettivismo-relativismo-agnosticismo-nichilismo”. Va
capito che il processo di progressiva perdita di Dio e, prima ancora, la rivalutazione critica
dei dettami ortodossi della Chiesa tridentina, avvenuta nel XIX secolo, rimanderebbero a
quello che sta progressivamente accadendo oggi, con una società agitata dal turbine di un
progressivo rimescolamento valoriale. Non si tratta di comprendere solamente cosa sia
giusto o cosa sia vero, bensì cosa serva veramente all’essere umano per perpetrare la sua
esistenza. Sopravvive nel tempo ciò che rispetta un equilibrio, secondo misura; la misura
massima è quella della sopravvivenza. Pio X non vide quello che creò la società del XX
secolo con la Prima e la Seconda guerra mondiale. Pio X e Leone XIV, con tutti i papi che
si sono frapposti, non si possono comprendere nella loro specifica proiezione verso
l’evoluzione del mondo se non si parte da “dietro”, individuando i motivi della lotta al
modernismo la quale aveva forse individuato l’ingrediente della fatale condizione odierna:
la perdita del rispetto storico del costituito in forza di un bene superiore.












































































