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Scritto da Samuel Campanella

Quando il caldo dà alla testa: quattro film sulla follia dell'estate

Di Samuel Campanella Rimini, 13 luglio 2026 - «Il sole che regnava su quei giorni mi impediva di pensare», scrive Albert Camus ne Lo straniero. L'afa esaspera gli animi, dilata il tempo, scaturisce amori passionali. Il cinema ha spesso raccontato questa dimensione, scegliendo l'estate come momento privilegiato per raccontare crisi individuali e collettive. Non si tratta necessariamente di una follia clinica, ma di una perdita di controllo, di una frattura improvvisa tra ciò che siamo e ciò che diventiamo quando le convenzioni cedono sotto il peso dell'umidità, dell'impotenza e della frustrazione. I quattro film qui proposti attraversano epoche, generi e registi diversi, ma condividono la stessa intuizione: l'esasperazione individuale.

“Quel pomeriggio di un giorno da cani(1975) di Sidney Lumet prende avvio da una torrida giornata di agosto a New York. Il caldo diventa quasi un personaggio, amplificando il caos che si crea intorno alla rapina in banca improvvisata da Sonny, interpretato da un indimenticabile Al Pacino affiancato da un altrettanto straordinario John Cazale. Quello che inizialmente sembra essere un film d'azione si trasforma in un ritratto umano fatto di rabbia, improvvisazione e disperato amore. Ispirato a una storia realmente accaduta, il film è uno dei capolavori di Sidney Lumet.

“Un giorno di ordinaria follia” (1993) è ancora oggi una delle rappresentazioni più iconiche della ribellione al sistema capitalista. Michael Douglas, un impiegato bloccato nel traffico di Los Angeles, soffocato dall'afa e da una vita che gli appare improvvisamente insostenibile. La sua discesa nella violenza è tanto assurda quanto inquietante: una lotta contro un sistema che lo ha prima illuso e poi lentamente asfissiato. Un’opera che alterna satira sociale, azione e thriller urbano, mettendo in risalto il sottile equilibrio tra lotta personale e rabbia sociale. Nel cast anche Robert Duvall nei panni dell’agente di polizia.

“As Bestas - La terra della discordia” (2022) viaggia su un piano diametralmente opposto. Non serve una metropoli per raccontare il linguaggio umano della tensione sociale. Ambientato nelle campagne della Galizia, la calura estiva incattivisce il conflitto tra una coppia di stranieri e gli abitanti di un piccolo villaggio. Rodrigo Sorogoyen, considerato uno dei registi spagnoli più interessanti, costruisce un thriller che vive di silenzi, attese e tensioni. La violenza non arriva all'improvviso: fermenta lentamente, come la lenta arsura di un bosco che aspetta solo una scintilla.

Infine “Queer” (2024), opera di Luca Guadagnino e tratta dal romanzo omonimo di William S. Burroughs. Ambientato in una Città del Messico torrida e sospesa degli anni Cinquanta, il film vede Daniel Craig nei panni di William Lee, alter ego dello scrittore: un uomo divorato dalla solitudine, dalle dipendenze e dall'ossessione carnale per un giovane americano. Guadagnino trasforma il caldo in una dimensione sensoriale, quasi allucinante. Il desiderio, l'ossessione e la ricerca di un amore autentico e passionale si intrecciano in un viaggio dove la temperatura sembra sciogliere l'essenza stessa del tempo. La follia qui assume i contorni di uno smarrimento emotivo e identitario, profondamente legato alle dipendenze del corpo e ai suoi desideri.

(Immagine: Questa immagine ritrae una scena del film Queer (2024), diretto da Luca Guadagnino e ambientato a Città del Messico negli anni '50.  Il protagonista, William Lee, è interpretato dall'attore Daniel Craig.)

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