Domenica, 12 Aprile 2026 08:24

Istituzioni Totali Oggi In evidenza

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di Raffaele Crispo ed Elvis Ronzoni Parma, 12 aprile 2026 -

“Gli ospedali psichiatrici non mutano nella loro realtà restando, purtroppo, luoghi destinati ad escludere e segregare le parti più deboli della società, i poveri, gli ammalati, gli indifesi, gli indesiderati”.

Con queste parole pronunciate tanti anni fa da Mario Tommasini si è aperto l’incontro dal titolo Istituzioni Totali Oggi, Basaglia e Tommasini un’eredità da rinnovare, organizzato sabato 11 aprile dal CIAC e dalla Fondazione Tommasini presso l’Auditorium dei Missionari Saveriani.

Un incontro che ha avuto una grandissima partecipazione non solo perché ha trattato un argomento quale quello dei CPR d’Italia, fortemente attuale, ma anche perché lo ha coniugato con tutto l’impegno che in passato Basaglia e Tommasini hanno profuso per la chiusura dei manicomi.

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A Parma, e non solo è sempre molto vivo il ricordo dell’energico e combattivo “Mario”, e nel ventennale della sua scomparsa sono tante le occasioni e le opportunità che la fondazione a lui intitolata ha organizzato per tener vivo e ricordare il suo pensiero e la sua azione. Inizialmente ci sono stati i saluti del Presidente del CIAC Emilio Rossi e della Presidente della Fondazione Tommasini Marcella Saccani, i quali nell’introdurre il dibattito hanno ripercorso alcuni momenti salienti della lunga carriera politica di Tommasini. A tal uopo sono stati raccontati alcuni aneddoti ed episodi che ben fan capire quanto Tommasini si sia speso per le persone più fragili ed indifese non solo per i pazienti dei manicomi ma di tutta la società civile. Il primo intervento è stato fatto da Gianfranco Schiavone consigliere dell’Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione e Presidente di ICS di Trieste, il quale ha presentato l’ultimo rapporto del Tavolo Asilo Immigrazione “CPR d’Italia: Istituzioni Totali” che è stato pubblicato lo scorso gennaio. Trattasi del secondo rapporto di monitoraggio eseguito da tale Tavolo, dove risulta ancora una volta l’incompatibilità dei CPR con i principi dello Stato di diritto e la loro inefficacia nei risultati. I Centri di Permanenza per il Rimpatrio sono ormai luoghi di sospensione dei diritti fondamentali caratterizzati unicamente da degrado, isolamento e spersonalizzazione.

Da ciò è nato il parallelismo tra i manicomi e i CPR perché anche questi non sono più riformabili e dovrebbero essere chiusi definitivamente escludendo la detenzione amministrativa dalle politiche migratorie e adottando nuovi modi per essere accoglienti, inclusivi e rispettosi della dignità umana. Schiavone ha fatto presente tutti gli ostacoli e le assurdità che sono emerse in questo rapporto che fa la summa di tante visite effettuate presso i diversi CPR presenti sul territorio italiano. Le relazioni che sono state scritte alla fine di ogni visita si concludono con la lista dei detenuti che hanno perso la vita all’interno della struttura; dati impressionanti che sono le risultanze di sopralluoghi “a sorpresa” non preannunciati. In alcuni rapporti si legge che “gli ospiti dei CPR” vivono in condizioni di detenzione simili a quelle dei reclusi del 41 bis. Schiavone nelle sue amare conclusioni ha detto che non ha senso chiedersi quale fosse il CPR migliore perché tutti hanno lo stesso degrado dovuto a carenze strutturali e alla mancanza di servizi basilari.

È stato denunciato anche il forte abuso di psicofarmaci, di sedazioni piuttosto anomale e dei tanti suicidi che avvengono in questi centri. Ciò mostra l’inefficacia di tale sistema e la bassissima incidenza di rimpatri rispetto ai numerosi provvedimenti di allontanamento.

Alle parole di Schiavone hanno fatto eco le analisi presentate da Nicola Cocco, medico infettivologo che ha esordito proiettando brevissimi filmati che sono stati fatti presso alcuni CPR. Dai video si evincono le condizioni disumane nelle quali sono costretti a vivere gli ospiti di questi centri e la patogenicità dei luoghi. Cocco fa parte della rete “mai più lager, no ai CPR” e in quanto tale ha invitato tutti a considerare queste strutture come luoghi di tortura, di isolamento e di abusi. Come medico ha denunciato anche l’abuso di medicinali e i tanti casi di autolesionismo che vengono anche sottovalutati.

La stessa OMS ha detto che la detenzione fatta per motivi di immigrazione ferisce a lungo e nel tempo anche a distanza di molti anni. Così anche Cocco ha invitato tutti a aderire alla campagna abolizionista dei CPR perché sono da considerarsi luoghi ove il razzismo viene istituzionalizzato, dei veri e propri lager.

Al termine di questi due interventi si è aperta un’interessante tavola rotonda alla presenza della medica Alice Corsaro e della psichiatra Maria Inglese che parlando delle loro professioni e facendo appello alla loro esperienza hanno contestato tutto ciò che non funziona nell’organizzazione dei CPR, riportando l’esperienza, ormai triennale dell’hub di Martorano. Nella denuncia delle due dottoresse sembravano riecheggiare le parole di Basaglia che parlando dei manicomi li definiva luoghi di coercizione. Alla tavola rotonda erano presenti anche Michele Rossi direttore del CIAC, considerato uno dei luoghi che meglio ha raccolto l’eredità del grande “Mario” e Susanna Tomaselli, della Fondazione a lui intitolata che nel ricordare il valore e l’eroicità di Tommasini ha ricordato le prossime iniziative organizzate dalla Fondazione tra cui quella di sabato 18 aprile, a vent’anni esatti dalla sua scomparsa, quando presso la Fattoria di Vigheffio si terrà una grande festa nel suo ricordo.

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A Mario Tommasini

Manchi a tutti carissimo Mario

per il tuo essere unico e visionario,

sin da bambino eri contro le ingiustizie

e soffrivi per gli inganni e le altrui furbizie.

Già da giovane rappresentavi lo spirito emiliano

essendo stato un eroico e valoroso partigiano

e nella lotta e negli incontri clandestini

si intravedeva già l’audacia del Tommasini.

Eri sempre attento a ciò che ti accadeva intorno

e ti facevano soffrire i lamenti dall’ospedale di Colorno

così iniziasti la tua lunga battaglia

anche grazie alla forte intesa con Basaglia.

Molte vite sembravano assenti e spente

sol perché erano dei malati di mente,

per loro a Vigheffio apristi “la fattoria”

che allora sembrava una vera pazzia.

Fosti paladino della chiusura dei vecchi manicomi

dove le persone non avevano né nomi né cognomi

lì le condizioni di vita erano a dir poco disumane

a causa di costrizioni forzate e insane.

Ti adoperasti affinché i brefotrofi fossero svuotati

e tutti gli orfani venissero dalle madri naturali amati

anche in questo campo facesti meraviglie

affidando i bambini abbandonati alle famiglie.

Tanta energia per liberare ogni carcere minorile

e rendere la gioventù di molti più civile

per te non c’era rieducazione dietro le cancellate

che ostacolavano alle nuove vite di essere riprogettate.

Quanta sensibilità per i ragazzi meno abili e non fortunati

eliminando per loro percorsi particolari e differenziati,

ma, come gli altri cominciarono le scuole a frequentare

per condividere esperienze ed insieme studiare.

Ti preoccupasti di dare un lavoro ai detenuti in semilibertà

affinché potessero esprimersi con tutte le loro capacità

creando dal nulla l’innovativa cooperativa Sirio

che alla nascita sembrava, per molti, essere un delirio.

Istituisti il primo servizio di medicina del lavoro

e anche quello fu un tuo personale capolavoro

perché sia i mestieri che la salute sono un tesoro

e tu donasti ad entrambi garanzia e decoro.

Organizzasti appartamenti protetti per gli anziani

così che anche loro potessero avere fiducia nel domani

e ti battesti in modo proverbiale e senza eguali

per la creazione dei piccoli e preziosi orti sociali.

Geniale fu l’idea dei comitati anziani di quartiere

dove ritrovarsi era sempre una gioia e un piacere

e ancor di più lo fu la realizzazione del borgo di Tiedoli come comunità

per far nascere una nuova forma di assistenza, condivisione e solidarietà.

Lottavi sempre come un guerriero

e venivi spinto solo dal tuo pensiero,

avevi diversi oppositori ma mai nemici

e tra gli studiosi e politici annoveravi amici.

Ti caratterizzava una gioiosa e singolare irruenza

ma eri mosso in ogni gesto dalla tua coscienza,

non bramavi per incarichi e poltrone

e ti impegnavi con spirito di abnegazione.

Ti fu conferito il premio Schweitzer e il Sant’Ilario

per il tuo essere al di fuori dell’ordinario

ora ci sono un premio e una fondazione a te dedicati

per tramandare foto, articoli, documenti e filmati.

Godiamo ancora del tuo entusiasmo e delle tue capacità

e per aver conferito alle nostre vite maggiore civiltà

sarai per sempre da tutti ricordato

e giammai potrai essere dimenticato.

...

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