Domenica, 11 Gennaio 2026 06:30

La Biblioteca del lavoro: Serge Latouche In evidenza

Scritto da Francesca Dallatana
La Biblioteca del lavoro: Serge Latouche Steve Mc Curry

Visione futura. Future tense.

Di Francesca Dallatana Parma, 11 gennaio 2026 -

Il futuro del lavoro è collegato direttamente a una riorganizzazione sociale.

Lavorare meno, lavorare diversamente”: Futuribile, ma non impossibile. Forse percorso obbligato, seppure necessariamente graduale. 

Di ozio creativo ha parlato e scritto Domenico De Masi, sociologo del lavoro scomparso nel 2023.  Per ozio creativo lo studioso intendeva un lavoro taylormade, cioè pensato a misura del lavoratore e dei suoi talenti.

Non funziona esattamente così il mercato del lavoro. Per molti il tempo di lavoro è  costrizione e fatica psicologica.

Il manifesto della decrescita firmato da Serge Latouche non si discosta molto dall’auspicio del sociologo italiano. Prova a declinare il pensiero ideale ispirato alla decrescita e alla delocalizzazione in possibilità di realizzazione. “Lavorare meno, lavorare diversamente o non lavorare affatto”, pubblicato da Bollati Boringhieri in Italia nel 2023 a seguito della pubblicazione francese del 2021, è un progetto sociale e politico teso a delineare una possibile nuova società non più incarcerata nella gabbia stretta di un lavoro imposto e fagocitante.

Serge Latouche affonda la penna nel calamaio del suo background culturale, forte in economia e ispirato dalla filosofia della liberazione dall’obbligatorietà omologante del consumismo.

Non di immediata consultazione, il libro. E’ un saggio che apre punti interrogativi sugli scenari proposti e molte domande sulla qualità della vita attuale dei lavoratori e dei cittadini.

E’ un libro impegnativo, questo. Non solo per l’approccio dalle solide fondamenta culturali.  Realistico per la descrizione a presa diretta della società attuale. Visionario per un futuro difficile da realizzare ma possibile se attrezzati di lucidità, senso della realtà e fiducia nelle potenzialità intellettuale di cittadini consapevoli.

Tra i pensatori maggiormente citati, André Gorz, fondatore dell’ecologia politica, scomparso nel 2007: ingegnere, filosofo, studioso capace di sconfinamento tra una disciplina e l’altra e di potente visione proiettata al futuro.

Lavorare meno.

Lavorare meno presuppone di imparare a vivere diversamente. E un diverso mercato del lavoro. Quello attuale è molto contraddittorio. Le discriminazioni in ingresso e nel corso del lavoro rappresentano barriere e ostacoli non facilmente superabili. Ci sono disoccupati che non riescono a rientrare nel mondo del lavoro. E ci sono lavoratori impegnati per oltre quindici ore al giorno.

“Tutti devono potersi guadagnare la vita lavorando ma lavorando meno e meglio pur ricevendo per intero la propria parte di ricchezza socialmente prodotta.”, parola di André Gorz.

Si chiama diritto alla dignità. E partiamo da qui.

Fra gli effetti macroscopici della globalizzazione, l’autore  ne coglie  diversi e ne indica uno come elemento da debellare: l’iper-consumismo. Superare l’inutilità dell’acquisto attraverso il perseguimento del consumo essenziale significa spogliare i beni di consumo dall’effetto marketing che inducono all’acquisto, al consumo, allo spreco.

Ci si avvicina al consumo essenziale attraverso una riflessione consapevole che accompagna il cittadino-lavoratore a scegliere il proprio stile di vita, i propri acquisti e le modalità di utilizzo delle risorse, che non sono solo materiali.

Le risorse sociali sono le più importanti dello stile di vita e di consumo che si profila nel manifesto di Serge Latouche. Le risorse sociali riportano al centro il localismo, la valorizzazione della rete di relazioni espresse e latenti. “Una nuova dimensione culturale può creare sinergie economiche”, suggerisce l’autore.

Cita la miriade di associazioni e imprese nate negli ultimi decenni: banche del tempo, gruppi di acquisto solidale, asili parentali, comitati di quartiere. “In sostanza – ancora Serge Latouche - tutta la nebulosa dell’economia sociale-solidale del terzo settore, dell’economia non profit o dell’altra economia. Le ricadute economiche di tutto questo sono indiscutibili ma problematiche. Oltre all’auto-impiego, si tratta soprattutto di servizi amministrativi o rivolti alle imprese, di subappalto o di servizi di prossimità per i residenti. Non sono il risultato di una dinamica integrata.” Perché collegate a finanziamenti pubblici dipendenti dai cambiamenti politici.

Una critica costruttiva orientata a portare il lettore in un più ampio terreno di riflessione e di consapevolezza. Non è sufficiente l’impegno di una parte della società per superare gli effetti nefasti della crescita e dell’iper-consumismo. Ma è fondamentale la costruzione di una coscienza collettiva su cause ed effetti della crescita incontrollata e incondizionata.

Nel terziario, settore dei servizi, ampliato dal lavoro informale di cura e dalla presenza del volontariato in ambito sociale, si verificano parecchie contraddizioni e spesso il lavoro si esprime in modalità fuori dal tracciato della legalità e dell’accettabilità. Questa parte dell’economia sommersa è un capitolo importante per diverse categorie di persone che ne beneficiano umanamente.

Non ultimo, il riferimento all’ambiente e alla crisi energetica.

Ed è così che procede il libro: una fotografia in tempo reale della società e una sua vivisezione ragionata.

Si parla di periodo di transizione per un possibile superamento della fase odierna. Il localismo e il ritorno ad un localismo ragionevole, in senso economico e sociale e produttivo. A partire dal settore primario, attraverso la valorizzazione di colture locali, ispirate alla qualità del prodotto e a quella dei lavoratori coinvolti.

La chiave di volta del futuro.

E’ la consapevolezza culturale, la chiave di volta del futuro. Il saggio dell’intellettuale francese rappresenta un ponte di avvicinamento razionale all’articolato tema che si pone entro i due poli: decrescita versus crescita.

La decrescita è un progetto sociale che vola alto ed è difficilmente raggiungibile. Così come il superamento del lavoro.

Superare il lavoro significa: farla finita con la schiavitù dell’obbligatorietà oppure appaltarlo alle macchine. Sono linee tendenziali non realistiche. Oggi. Ma sono scenari modulabili per rendere accettabili attuali situazioni di lavoro e per riportarle nell’alveo di una dignitosa qualità della vita.

L’ultimo capitolo del libro è una provocazione intellettuale. Che si aggiunge al dialogo che Serge Latouche ha innescato con il lettore, con questo contributo e con la sua opera tutta.

Il futuro delle giovani generazioni è strettamente intrecciato al livello di consapevolezza che una società sa praticare. E dipende dal ritrovare se stessi. Non lo dice in modo diritto, Serge Latouche. Ma cita una delle dipendenza della attuale società: il workaholism, la dipendenza dal lavoro, cioè la dipendenza psicologica dal lavoro e dai suoi ritmi. E’ il confine estremo della schiavitù da lavoro dipendente.

Non lavorare affatto” significa trasformare i propri talenti e le proprie aspirazioni in contenuto del lavoro; significa partire da se stessi per costruire la propria giornata di impegno professionale. Senza dimenticare che l’ozio creativo è il tempo dal quale scaturiscono gli spunti creativi forieri del cambiamento. “Non lavorare affatto” significa scegliere tempo e contenuti del proprio lavoro.

L’ozio creativo pensato da Domenico de Masi è solo uno strumento per il progetto sociale di Serge Latouche. Lavorare senza accorgersi di lavorare. Il lavoro al confine tra il gioco, gli interessi personali e il talento come fonte di una qualità della vita rispettosa delle identità. Ambizioso e con lo sguardo rivolto all’orizzonte, il progetto-decrescita. Con un obiettivo concreto: uscire dal labirinto delle schiavitù derivate dall’iper-consumismo.

Serge Latouche, Lavorare meno, lavorare diversamente o non lavorare affatto, Bollati Boringhieri, Torino, 2023

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(Link rubrica:  La Biblioteca del lavorolavoro migrante ” https://gazzettadellemilia.it/component/search/?searchword=francesca%20dallatana&searchphrase=all&Itemid=374 

   https://www.gazzettadellemilia.it/component/search/?searchword=lavoro%20migrante&ordering=newest&searchphrase=exact&limit=30)

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