Mercoledì, 07 Gennaio 2026 08:07

Conformismo materialista. Ma conviene? In evidenza

Scritto da Marco Santoro

Di Marco Santoro (*) 6 gennaio 2026 - In ogni epoca, in ogni società, hanno spiegato i più grandi sociologi e politologi, c'è sempre un'élite al Potere, anche nelle società che si presentano come democratiche, come quella attuale occidentale, che forma ormai un unico grande sistema sociale interconnesso, con un'unica élite finanziaria al Potere e tante declinazioni locali, vieppiù discendenti e subalterne, di esso. In ogni epoca e in ogni società l'élite ha bisogno di quadri intermedi per la gestione del sistema sociale e il controllo delle masse, che altrimenti potrebbero diventare antagoniste.

Secondo Marx esse lo sono sempre in modo strutturale, in quanto portatrici di interessi economici e umani opposti a quelli della classe/élite dominante.

Marx aveva individuato il ruolo dell'ideologia dominante, prodotta dalla classe/élite dominante, come mezzo di controllo sociale interno, ovvero quello che l'élite esercita attraverso la stessa mentalità e la psicologia delle persone. Ma Marx aveva almeno sottovalutato, o non poteva vedere, nell'Ottocento, il ruolo (sempre più) decisivo dell'ideologia/cultura dominante nel funzionamento del sistema sociale, cosa che gli studiosi successivi e gli sviluppi storici, fino ad oggi, si sono preoccupati di mostrare.

Oggi, con la scolarizzazione statale obbligatoria di massa, che si avvale della manualistica dell'editoria capitalista, e con i mass media, sempre più diffusi e pervasivi, onnipresenti e quasi onnipotenti, con la ricchezza diffusa in Occidente, che compra le anime e permette i vizi e il narcisismo, il controllo sociale interno alle persone si rivela estremamente efficace e l'élite non deve faticare più di tanto, con la sua  pletora di specialisti, giornalisti, intellettuali e vasti quadri intermedi che lavorano quotidianamente per essa alla costruzione dell'opinione pubblica e dell'ideologia diffusa.

Un altro limite della teoria di Marx sul controllo sociale capitalista sta nel fatto che lui, da materialista, vedeva solo gli interessi materiali della classe dominante, veicolati, nascosti e mistificati dall'ideologia dominante. In realtà l'élite capitalista ha sempre avuto in Occidente, dal Settecento, quando è andata al Potere dapprima in alcuni paesi, poi, nel corso dell'Ottocento nel resto d'Europa, ha sempre avuto un'ideologia con finalità spirituali,  e segnatamente anticristiane. Essa ha operato per la laicizzazione e la scristianizzazione dell'Occidente, ovviamente facendole passare per un progresso e una liberazione.

L'élite occidentale è essenzialmente, costitutivamente,  anticristiana.

Praticamente ha legato e rese schiave le anime, e le ha mandate all'inferno illudendole con le idee di libertà, intelligenza e felicità. L'élite conosce il funzionamento spirituale e quindi psicologico delle persone, sa quali sono le dinamiche di fondo, anche se poi ha diffuso, come elemento della sua ideologia, solo la Psicologia materialista. Essa sa che insegnare e coltivare il vizio e l'amor proprio, o narcisismo, fin dall'infanzia, e poi ancor più dall'adolescenza, renderà gli individui schiavi delle loro passioni, e dei demoni che le amplificano, per tutta la vita. Le tossicodipendenze infatti difficilmente si curano (ma nulla è impossibile a Dio). Dunque l'élite ha finalità spirituali non sante, tutt'altro, con la sua ideologia ed ha avuto, soprattutto dalla metà del Novecento in poi, i mezzi economici e tecnologici per diffonderla a livello di massa.  Essa ha così  distrutto e screditato le tradizioni culturali precedenti (cosa denunciata dagli intellettuali migliori più diversi tra loro, da Pasolini, a Marcuse, a Giovanni Paolo II, ecc.), ha messo le masse in balìa dell'ideologia del peccato, che lo promuove e lo legittima in tutti i modi oggi possibili, da quelli pseudo scientifici della cultura accademica prezzolata, alle modalità emozionali dei prodotti mediatici, come film, serie e programmi televisivi, video musicali, video e messaggi sui social, ecc., prodotti di quella che la Scuola di Francoforte ha chiamato l'industria culturale.

Ma gli esseri umani sono anime, hanno un'identità propria, profonda, irriducibile, quindi sussiste in essi una possibilità di libertà a prescindere dal condizionamento sociale. Per ritrovare la propria identità profonda bisogna rientrare in sé stessi, nella propria anima, cosa possibile, che si ottiene con la vera meditazione e la vera preghiera.

Dunque,  chi invece aderisce all'ideologia dominante, chi è conformista con l'attuale cultura radical chic, fa anche una scelta,  per soddisfare le sue basse passioni personali, dall'amore al denaro, che compra tutto e tutti, e compra pure il cosiddetto Amore, al sesso ormai droga di massa (do you know S. Freud?), alla vanagloria chiamata successo, ecc. Le passioni danno soddisfazioni che sono tutte surrogate del vero Amore, che è spirituale e che è l'unica cosa che soddisfa veramente l'anima, che è spirituale.

Il vero Amore viene da Dio, che è Amore e che ci aveva creati per farci vivere con Sé. Ma Lui è Spirito, non materia. E questo alle masse non viene più detto ed esse, corrotte, hanno preferito crederci, salvo poi essere infelici e precarie, destinate alla morte non solo terrena, cosa che esse, in quanto anime, profondamente avvertono, il che se da un lato le lega ancor più alle loro dipendenze, ai loro idoli affettivi e materiali, con il loro bene/piacere palliativo ed effimero, dall'altro scatena, in un quadro esistenziale, sociale e internazionale sempre più degradato e pericoloso, le ansie, le paure, le nevrosi, le angosce, l'aggressività, la violenza, l'insoddisfazione costante disperata.

"Solo un Dio ci potrà salvare", ha scritto Heidegger.

(immagine creata con AI)

(*) Marco Santoro

2° classificato a concorso Professore/ricercatore di Pedagogia generale e sociale c/o Università dell'Aquila 2002.

Già Cultore di Storia della Pedagogia e Pedagogia sociale c/o Università di Cassino

Docente di Filosofia e Storia nei Licei

Professore a contratto all'Università di Cassino. Autore di pubblicazioni scientifiche.

 

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