Modena, 23 dicembre 2025 – La Federazione UIL Scuola RUA di Modena interviene su quanto emerso all’Istituto tecnico “Fermi” (sede di via Luosi), dove nei bagni della scuola sarebbero comparse scritte riconducibili al fenomeno della cosiddetta “lista degli stupri”, con riferimenti a studentesse e docenti.
«Siamo di fronte a un episodio gravissimo, che non può essere liquidato come una bravata – dichiara Dario Catapano, segretario territoriale della Federazione UIL Scuola RUA di Modena –. Quando sui muri di una scuola compaiono messaggi che evocano violenza sessuale, il tema non è solo disciplinare: è culturale, educativo, sociale. E c’è un rischio evidente di emulazione, come dimostrano i casi già registrati in altre città. Ogni gesto di questo tipo manda un segnale intimidatorio e mina la sicurezza percepita delle studentesse e dell’intera comunità scolastica».
Secondo la UIL Scuola RUA, questi episodi richiedono una risposta che unisca fermezza e prevenzione. «È giusto rimuovere subito le scritte, accertare i fatti e individuare le responsabilità – prosegue Catapano – ma sarebbe un errore pensare che tutto si risolva con la cancellazione di una scritta da un muro. Qui c’è una emergenza educativa che riguarda stereotipi, linguaggi, dinamiche di branco, cultura del possesso e del disprezzo. La scuola non può essere lasciata sola a gestire il “dopo”».
Il sindacato sottolinea inoltre il contesto politico e normativo in cui gli istituti si muovono. «Mentre nelle scuole crescono segnali di sessismo e violenza simbolica, la politica continua a frenare percorsi strutturati su affettività, rispetto e consapevolezza, rivendicando il principio del consenso informato come chiave di accesso – aggiunge Catapano –. La trasparenza verso le famiglie è un valore, ma se si traduce in un ostacolo sistematico o in un clima di diffidenza verso qualunque progetto su questi temi, il risultato è che la prevenzione si indebolisce e si interviene solo quando il danno è già fatto».
La Federazione UIL Scuola RUA di Modena auspica che, a fronte di fatti così allarmanti, si apra un confronto serio tra istituzioni, comunità scolastiche, famiglie e territorio, per rafforzare strumenti di educazione al rispetto, al consenso e alla responsabilità, anche digitale. «Servono continuità, formazione e supporto – conclude Catapano –. La scuola è il primo presidio educativo del Paese: se la si mette nelle condizioni di agire solo con procedure e divieti, poi non possiamo stupirci quando la violenza entra nei bagni, nei corridoi e nelle chat».












































































